La cruda verità dell'essere o del sembrare di essere.
Del vivere o del semplice esistere.
Del vero o del falso.
Dell'autenticità pagata a caro prezzo o dalla remunerativa menzogna così ben accetta dagli altri e dal Mondo; Un Mondo che diventa man mano una scenografia che abbellisce una recita che non diverte, mentre tutto intorno è Teatro cui molti danno nome: Realtà.
La nostra vita, fatta di altri, dei loro giudizi, della loro approvazione o del loro biasimo segna e scandisce i passi con cui ci inoltriamo nel divenire.
Gli altri, gli inconsapevoli altri, ci mettono addosso etichette mentre impersoniamo personaggi.
Uscire dal personaggio è pericoloso come disattendere le etichette che sono in definitiva pretese, aspettative, doveri.
Una prigione fatta di silenzi e di parole, di sguardi ora severi oppure talvolta compiaciuti.
Questa adesione al personaggio non solo ci definisce, ma ci imprigiona. E' un confortevole supplizio.
Uscire da tale confine è dolore e sofferenza, perché nel personaggio, buono o cattivo che sia, il Mondo ci riconosce, trova senso alle aspettative, ci addita grazie a definizioni calzanti.
Il vero se stesso, la natura autentica del nostro essere così non è voluta da nessuno e forse, per molti forse moltissimi, nemmeno da se stessi.
Agli altri non interessa se le tue reazioni siano vere oppure false, basta siano credibili.
E' un calvario quello che porta all'autenticità, un'autenticità che non è mai raggiunta, semmai rinnovata.
Momento dopo momento.
La pena comminata dal Mondo per una tale arrogante libertà?
La solita, credo.
La solitudine.
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