giovedì 12 febbraio 2026

Frammenti di vita




La cruda verità dell'essere o del sembrare di essere.

Del vivere o del semplice esistere.
Del vero o del falso.
Dell'autenticità pagata a caro prezzo o dalla remunerativa menzogna così ben accetta dagli altri e dal Mondo; Un Mondo che diventa man mano una scenografia che abbellisce una recita che non diverte, mentre tutto intorno è Teatro cui molti danno nome: Realtà.
La nostra vita, fatta di altri, dei loro giudizi, della loro approvazione o del loro biasimo segna e scandisce i passi con cui ci inoltriamo nel divenire.
Gli altri, gli inconsapevoli altri, ci mettono addosso etichette mentre impersoniamo personaggi.
Uscire dal personaggio è pericoloso come disattendere le etichette che sono in definitiva pretese, aspettative, doveri.
Una prigione fatta di silenzi e di parole, di sguardi ora severi, ora compiaciuti.
Questa adesione al personaggio non solo ci definisce, ma ci imprigiona. E' un confortevole supplizio.
Uscire da tale confine è dolore e sofferenza, perché nel personaggio, buono o cattivo che sia, il Mondo ci riconosce, trova senso alle aspettative, ci addita grazie a definizioni calzanti.
Il vero se stesso, la natura autentica del nostro essere così non è voluta da nessuno e forse, per molti da quello che vedo moltissimi, nemmeno da se stessi.
Agli altri non interessa se le tue reazioni sono vere oppure false, basta siano credibili.
L'autenticità è un regalo che facciamo a noi stessi.
E' un calvario quello che porta a te stesso, una completa sincerità che non è mai raggiunta, semmai rinnovata.
Momento dopo momento.
La pena comminata dal Mondo per una tale arrogante libertà?
La solita, credo.
La solitudine.

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