Il cervello è un calcolatore.
Un tesoriere che amministra il nostro corpo secondo tre direttive principali: efficienza, risparmio e comfort.
Generalmente le persone considerano la funzione del cervello quale pensare.
E' un errore.
Il cervello fa, non pensa. Esegue operazioni: controlla il battito del cuore, la peristalsi, il sistema endocrino. Il cosiddetto pensiero è una qualità della mente che utilizza le informazioni allocate nell'encefalo in particolare nella memoria. Personalmente non considero la Mente come una produttrice di pensiero, ma un'antenna. Essa percepisce come una radio i pensieri che sono nel campo unificato che chiamiamo esistenza.
A supporto di questa tesi quanto meno originale se non proprio bislacca c'è il fatto che capita di avere nel medesimo momento lo stesso pensiero di una persona vicina, generalmente ne ridiamo di questa situazione. Anche le scoperte scientifiche spesso sono fatte nel medesimo momento da individui diversi che nemmeno si conoscono come se la cosiddetta invenzione o intuizione scientifica sia nell'aria, si dice così.
Indiscutibilmente gli esperimenti fatti già a metà degli anni 80' con isotopi debolmente radioattivi e la tomografia assiale computerizzata, hanno dimostrato che esistono aree cerebrali particolari deputate ai diversi tipi di funzioni, al ragionamento e in particolare al linguaggio, ma questo non invalida la mia opinione; Dice semplicemente che questo processo potrebbe benissimo e comunque essere captativo piuttosto che creativo mentre sarebbe solamente utilizzata la memoria e le parti cerebrali dedicate per non far altro che un adattamento del pensiero alla logica, alla razionalità e alla memoria con cui costruiamo, comprendiamo le idee e le esprimiamo.
I pensieri non nascono nella struttura encefalica, ma in essa sono organizzati per essere intesi e condivisi, questo non significa che propriamente si creino lì.
Non è una differenza di poco conto, ma fondamentale.
I pensieri che di fatto determinano la nostra vita, perché ogni cosa fatta e creata è prima pensata, non sono in realtà nostri, ma sono ricevuti da quell'antenna che è la Mente secondo il nostro livello vibrazionale cioè in altre parole grazie allo stato dell'essere.
Una persona meschina sarà sintonizzata su un tipo di frequenza egoista, piccola e laida, così vedrà il Mondo e lo determinerà proprio in quel modo, perché è ricettiva di quella particolare frequenza.
Un Santo nel medesimo evento che vedrà l'uomo meschino, concepirà un pensiero completamente diverso.
Lo stato dell'essere è in altre parole definito come consapevolezza.
Essere dentro se stesso, percependosi senza distrazione significa essere non manipolato dai fattori esterni che fanno reagire un individuo piuttosto che farlo agire.
Si dice questo stato consapevole anche come: "Padrone di se stesso". Quando invece si hanno reazioni senza volontà, automatiche (istintive si dice erroneamente) si dirà: "Ero fuori di me".
Nel vivere ci "agganciamo" a certe frequenze, rispetto ad altre senza accorgercene e questo determina diverse condizioni che attribuiamo a fattori esteri, mentre tutto avviene interiormente.
Essere padrone di questa "sintonizzazione" non è certo facile, ma determina la qualità della vita da meccanica a consapevole.
Stupirebbe molto constatare come l'originalità e la proprietà della propria esistenza sia poco presente nel tempo che la viviamo.
E' generalmente ripetitiva, una routine di modi e pensieri che si rinnovano ogni giorno e perfino alla stessa ora. Questo non è vivere, ma esistere.
Si ha questa situazione per mantenere l'illusione cioè l'inganno della Vita rispetto alla sua reale funzione. La sua funzione è rendere palese la nostra schiavitù. Solo così nascerà in noi il desiderio alla Liberazione. E' un processo a volte lungo, a volte tormentato, ma una volta iniziato non sarà più possibile far finta di niente. Porterà inevitabilmente (a volte con tempi biblici) alla comprensione e di conseguenza all'agognata liberazione che invece per molte persone ancora inconsapevoli questa schiavitù non è nemmeno vista né è voluta la Liberazione.
Cosa sia esattamente la "Mente" non lo si sa, dipende dalla scienza che la indaga, dipende anche dal punto di vista che si adotta.
Non è un elemento fisiologico, ma esperienziale.
Gli scienziati la considerano però seriamente e dunque non è un dato che appartiene alla pseudoscienza.
Solamente è molto difficile definirla, in particolare in maniera esaustiva.
Certamente abbiamo alcuni dati su cui riflettere.
Più informazioni ha una persona a disposizione più la Mente potrà accedervi, sebbene non sia garanzia di un pensiero più profondo e saggio.
I dati per essere utilizzati correttamente devono essere proporzionati all'essere cioè alla nostra esperienza. Questo è un modo saggio di considerare la conoscenza.
Chi pensa più di quello che è entra in una area senza controllo, dove l'errore non è solo probabile, ma quasi inevitabile.
Ecco che nel nostro tempo dove c'è una ridondanza di informazioni e dove la tecnologia è spesso utilizzata senza conoscerne la natura, tutto questo diviene un male per l'essere umano.
La gente cammina e guarda solo il cellulare, parla e non ascolta, vede e non osserva né quasi mai contempla. Cammina spingendo un passeggino e ti passa sul piede e manco se ne accorge, oppure fa finta di non accorgersene.
Io cammino e guardo ciò che mi sta attorno, sento i miei piedi, se sono fermo non dondolo, cado semplicemtne in me stesso come sabbia che tracima.
Respiro e non penso a nulla. Percepisco ciò che è attorno a me e spengo il continuo soliloquio che proietta sullo schermo della mente sempre nuovi desideri, paure, ansie.
Parlo e mi dimentico ciò che ho detto.
Quando guardo gli altri mi viene da sorridere, quando veramente voglio ridere però guardo solo me stesso.
Sono sicuramente matto, in un mondo di persone così ragionevoli.
Sintetizzando, diceva bene Platone: "L'essere umano vive come se non dovesse mai morire e muore come non avesse mai vissuto".
La maggioranza forse si considera sapiente, perché sa usare il computer oppure altri strumenti, ma in realtà non lo è.
Utilizzare con abilità le cose non significa conoscere in profondità i fatti.
Si constata così che molte persone parlano diffusamente e con competenza di cose che non conoscono minimamente.
L'area sottesa tra ciò che conosciamo e ciò che crediamo di conoscere porta l'Uomo all'arroganza propria del errore.
Dunque è bene essere informati, ma tutto questo è necessario indagarlo con l'esperienza, altrimenti si mettono le Tigri in Africa come fece Salgari che non aveva mai viaggiato in vita sua.
Si dice in Oriente: "L'erudizione senza saggezza è un carico di libri messo sulla groppa di un asino".
La domanda da porsi è: cos'è la saggezza?
E' esperienza (certamente), ma anche comprendere che la vita è breve e il tempo che passa non può ripetersi, questo comporta la necessità di essere realisti.
Le informazioni devono essere verificate.
Causa ed effetto sono da considerare obiettivamente.
Le parole rispetto ai fatti spesso sono una mistificazione.
Bisogna realizzare che l'esistenza è dolore; Questa constatazione amara, ma vera per viverla con saggezza, richiede sensibilità ed empatia.
Qualità dell'intelligenza emotiva.
Senza di essa, senza empatia, la vita si stinge, perché sono i sentimenti più che le emozioni che danno un senso al nostro vivere. Senza sentimenti la vita è come un orologio senza orologiaio.
E' solo un meccanismo, un tic-tac senza alcun appuntamento cui essere puntuali.
Personalmente credo che la vita senza poesia sia una vita sprecata.
Senza umiltà, dove spesso si è troppo affezionati alle nostre qualità, la vita diventa un bilancio sterile di un ragioniere senz'anima.
L'amore, cioè il sentimento più grande e totalizzante che un individuo può sperimentare nell'esistere, non è generalmente quello che si crede che sia,
Non è passione, non è desiderio, non è necessità psicologica, non è un rimedio alla solitudine; Questo per dire che quando si considera la nostra vita emotiva non si è molto obiettivi.
Si crede di averla questa sensibilità, ma spesso è solo egoismo ben camuffato.
E' necessario essere spietato con se stesso e non sottrarsi a un'analisi de-identificata per vedersi per quello che si è; Per cosa si è.
Questo significa imparare da se stesso, ma senza riferimenti è facile perdersi, dunque bisogna conoscere bene cosa siamo, senza questo punto fermo costantemente rinnovato non si va da nessuna parte.
Aiuta la sincerità con se stesso che ritengo fondamentale ed è utile anche con gli altri, sebbene sia poco apprezzata; Questo perché quando i nostri segreti saranno condivisi e non saranno più solo nostri, perderanno la presa che hanno su di noi.
Quando la neve si scioglie ci si accorge che non ha odore.
Spesso fa male questa autenticità, ma solo così è possibile essere e fare, perché fare senza essere non è fattibile in termini di realtà.
L'illusione è ovunque e lo rimarrà nell'individuo sinché la realtà non sarà scelta e voluta non perché più conveniente, ma perché vera.
Illusione e realtà coesistono nello stesso tempo, ma non sono la stessa cosa.
L'illusione è generalmente piacevole, seduttiva e confortante. La realtà è sempre cruda, diretta, direi lampante; A volte sconvolgente.
Meglio ancora sarebbe considerare questi opposti come una cosa sola, un'unità inscindibile che compone l'esistenza.
Qualunque cosa possa essere.
Questo sciocco parla del vivere, ma sa che non è possibile sapere veramente se la vita sia oppure non sia. Abbiate pazienza.
Questa obiettività di cui parlo richiede coraggio, una qualità che ai giorni nostri si vede poco. Meglio ancora è vivere la non-paura. Uno stato di quiete che accade quando non ci si oppone più a quello che viene.
Dunque leggere e studiare non è certo un male, ma senza quello che ho descritto come necessario, non serve a nulla.
L'uomo ordinario è come una prugna che maledice l'uomo affamato che la coglie e non il contadino che ha piantato il seme e l'albero che l'ha fatta crescere per essere mangiata.
A ben vedere se un bambino avesse la possibilità di sviluppare una mente sana, un ragionamento obiettivo e una visione lucida dell'esistenza, a dieci anni saprebbe già tutto quello che gli serve del mondo.
Nasciamo perfetti, ma mancanti solo di qualche informazione utile alla sopravvivenza, ma se vogliamo veramente crescere dobbiamo rimanere come se non fossimo mai cresciuti.
Io lo chiamo -essere baby-.
I bambini sono maestri, gli adulti invece pretendono di insegnagli, ma cosa gli insegnano?
La loro ipocrisia, le loro ansie, i desideri, l'inestinguibile brama che governa il mondo.
Infatti un bimbo da poco nato non giudica, pensa senza conoscere il linguaggio, ragiona velocemente, perché non vive il tempo, per lui tutto è un eterno presente. E' curioso, ma non saccente. Contende con un altro bambino un giocattolo totalmente, quasi ferocemente e un momento dopo lo lascia per correre dietro a una farfalla ridendo.
E' forte nonostante sia piccolo. La sua energia si muove libera in lui. E' totale. Parla al mondo, agli alberi, al vento, agli animali e loro lo capiscono e gli rispondono.
Non chiede a un altro bambino il nome, la professione o altro che: Giochiamo assieme?
Cos'è il gioco se non azione senza scopo?
Fare senza fare.
I saggi Taoisti cinesi lo chiamavano Wu-wei e ci dicono che questo è il punto.
Nel Buddismo è: "La dottrina del Vuoto" la suprema saggezza nella perfetta ignoranza recitata nel meraviglioso Sutra del Cuore.
Nel Cristianesimo è: "Fare Verità" evidenziata nelle parabole di Gesù.
Nell'Islam si trova nel Corano nella Sura della montagna: "Insciallah".
Ha molti nomi questa semplicità, questo abbandono.
Ha tanti riflessi questo diamante, ma questa conoscenza è sempre con noi.
La abbiamo già, ce ne siamo solo dimenticati.
Smettere di migliorarsi significa trovare ciò che siamo.
Non dobbiamo cioè imparare altro che a non perdere le qualità che abbiamo già alla nascita.
Passiamo invece la vita ad accumulare e a sovrapporre a quel diamante che siamo, strati e strati di cose.
Per far brillare questa pietra preziosa bisogna o bisognerebbe togliere e non aggiungere.
Questo i libri non lo possono insegnare, perché ce lo insegna la Vita.

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