martedì 28 luglio 2026

Nuova visione

Ho spesso riflessioni a proposito di cose note, altre volte esploro le contraddizioni, le mie e quelle del Mondo, in altre questioni proprio non capisco niente.

Riflettevo tra ieri e oggi su alcune parole di Gesù.

"Se un ladro vuole il tuo mantello dagli anche la camicia"

Certamente Gesù era una persona straordinariamente buona e generosa, ma esiste la Legge.

Se la Legge non permette il furto, dunque perché assecondare un ladro?

Pare un'obiezione ragionevole e lo è. 

Bisogna però riflettere che quando si guarda alla vita lungo un piano umano, personale e ordinario sorge la divisione. Esisterà in questa dimensione il giusto e lo sbagliato, il bene e il male. 

La domanda molto spesso concepita è: "Se Dio è Amore com'è scritto, allora perché nel mondo c'è tanto malvagità, egoismo, ingiustizia?"

Perché mai "Ciò che non ha Forma né Nome" permette questo se non è consono alla Sua natura? 

Nulla può esistere al di là del Creatore, tutto gli appartine e se questo Principio Creativo è buono e giusto e soprattutto amorevole com'è possibile che esiste nel Creato qualcosa che non ha queste caratteristiche?

Forse il Suo Amore non si manifesta come quello umano?

Molto probabile, ma come può chiamarsi Amore quello che da Lui è permesso nel nostro Mondo che spesso rasenta l'abominio? 

Queste sono le domande che mi hanno tormentato da sempre. Sono domande che ci accomunano come esseri umani; Non sono originali,  ce le facciamo tutti.

Va considerato che personalmente non sempre credo a Dio: lo ammetto candidamente; Cioè quando lo percepisco ci credo, mentre in altri momenti che non lo sento presente non vi credo. Non c'è in me contraddizione, perché riesco a conciliare entrambe le cose senza difficoltà. Sono sincero in particolare con me stesso. Non mi vendo una realtà che non è presente.

Ho dunque armonizzato questa intermittenza di fede con una visione allargata. La chiamo così, è una visione che non usa la razionalità, usa un altro tipo di intelligenza.

Devo fare un doveroso preambolo: non so nulla. 

Parlo e scrivo solo di ciò che vedo e ancora di più di ciò che percepisco grazie a qualcosa d'altro che non è propriamente la mia mente.  Non è facile spiegarlo.

E' infatti un tipo di visione che non so descrivere, non è predittiva e non è nemmeno logica è un modo che secondo il mio modo di esprimermi lo definisco: Saggezza che entra in me e oltre me stesso. 

Non mi appartiene, arriva. A volte se ne va, altre volte perdura, a volte è talmente strana che non ne parlo con nessuno.

Il secondo punto che considero importante in questa breve chiacchierata è che l'uomo comprende l'errore grazie alla sofferenza, ma questo accade anche agli altri animali e alle piante. 

Tutti gli esseri hanno a che fare con questa maestra severa: la sofferenza. 

Tanto che si potrebbe dire che l'Esistere è sofferenza. Questo Mondo è dolore. Non c'è scampo ad esso, solo momentanee pause.

L'Uomo è dunque un'animale che capisce solo grazie alla frusta?

Secondo me non è solo così che accade, in un essere umano di un certo tipo, esso patisce la sofferenza come tutti, ma a differenza del uomo ordinario da valore a questa sofferenza trasformandola in conoscenza, e avviene proprio perché soffre. A volte addirittura volontariamente. In generale l'essere umano quando ha qualcosa senza fatica, questa cosa non vale nulla oppure la perde dimenticandola da qualche parte come le cose inutili. 

L'uomo comune ha molte cose cui tiene, tutte per me senza senso, mentre trascura la conoscenza che è la via per emanciparsi dalla paura e solo quando superiamo le nostre paure che possiamo essere liberi. Non con i soldi avremo la Libertà, questo l'umanità fatica ancora a capirlo.  

Quando però l'Uomo non è in una condizione ordinaria può comprendere grazie alla sola riflessione? 

No, non è sufficiente. 

L'essere umano vedrà con la riflessione profonda l'errore, ma avrà bisogno comunque d'esperienza cioè dovrà comprendere il fatto con tutto se stesso. Dovrà conoscerlo con il cuore. Questo è capire sin nelle ossa.

La sofferenza nel uomo perdurerà sinché non comprende. 

Non è un castigo Divino tale severità, è l'essere umano che si incarica di insegnare a se stesso e agli altri questa Verità. Perché tutti soffriamo e tutti dispensiamo sofferenza, dunque la nostra stessa ignoranza ci condanna l'un l'altro.

Va inteso un dato fondamentale. L'Uomo impara dal uomo. Non da Dio. 

Giusto per metafora, se una persona soffre di carie e continua a mangiare caramelle chi ha responsabilità del suo mal di denti?

Non certo il dentista. Non certamente perché ha commesso dei peccati.  

Ognuno troverà la risposta facilmente se ha questo problema guardandosi allo specchio. Quando smetterà di mangiare ciò che gli fa venire mal di denti, smetterà anche di soffrire. E' evidente, quasi banale. Causa-effetto. Semplice eppure lo si realizza raramente.

La riflessione è utile, solo quando è di fatto una visione; Essa mostrerà la strada che dovrà però essere percorsa. 

Conoscere la destinazione non esime dallo sforzo di camminare, tanto per usare un'altra metafora. Tutto si paga. Quando un essere sviluppa in sé una visione "allargata" le differenze e i paradossi si concilieranno.

L'essere umano comprende il valore di qualcosa dal suo costo. Questo lo si capisce facilmente e l'ho ripetuto diverse volte; Comprende l'importanza di qualcosa dalla sua mancanza. 

Dunque solo ciò che conquista può dichiararlo suo. 

In una dimensione non corporea, spirituale si usa dire in modo approssimativo, non è possibile apprendere nulla, perché si ha già tutta la conoscenza a disposizione, tranne la sperimentazione di essa. In questa particolare condizione non esiste il Tempo, il cambiamento e nemmeno la comprensione ordinaria umana che tutti abbiamo a disposizione nella vita materiale. Senza mente e memoria come nella dimensione non materiale, avremo paradossalmente una comprensione completa sempre presente. 

Mentre nella vita materiale questa comprensione dovrà essere sperimentata grazie all'esperienza, alla riflessione e da altri processi, ma personalmente credo e sento che questa "conoscenza" appresa in  Vita sia già in me e per estensione credo in ognuno. Va ricordata e riscoperta non propriamente capita.

Faccio un semplice esempio: per comprendere il valore assoluto della bontà, della compassione e dell'altruismo, cioè vivere bene, bisogna sperimentare la sofferenza che comporta il non vivere in tal modo. Una vita d'egoismo è come chiudersi in una prigione pensando che sia una comoda casa. 

Parlando in maniera umana imparare a saper vivere è il senso reale della Vita e poi? 

Ovviamente si muore.  Molto semplice.

Se dunque è vero che per comprendere dobbiamo sperimentare, la domanda ulteriore che sorge è come fare se la nostra essenza è non materiale?

Ci sarà bisogno di un ambito materiale, è evidente. Un luogo di sofferenza e questo è ancora più evidente. 

Faccio un altro esempio, ma estremo. 

Per sperimentare la crudeltà di una morte violenta bisogna essere uccisi. Se un altro essere si incarica di farci questo "favore" non è l'odio che lo muoverà, ma a livello inconsapevole l'amore. 

Si riesce a capirlo? 

Per tal motivo tutto è già stabilito. Il progetto di una vita è scritto nei minimi dettagli già prima di nascere. Avremo l'impressione di decidere e fare, mentre il Tempo passa, ma è un'illusione. La Realtà ultima è senza Tempo come lo è ogni energia che entra in un corpo fisico e in questa dimensione sperimenterà ciò che già conosce. 

Allora come diceva Gesù "Ama il tuo nemico" trova senso così come "porgere l'altra guancia" cioè è un semplice riconoscere questo insegnamento nascosto e un'accordo deciso dai soggetti che vivono una tale esperienza nel dolore che apparentemente è inflitto. mentre invece è concordato. 

Non è moralistica dunque questa benevolenza che Gesù afferma è un fatto oggettivo ed è perfettamente visibile a patto di sorvolare i fatti che ci accecano a una visione più ampia. 

Altrimenti diremo semplicemente quella persona è cattiva, perché ci danneggia e quella è buona, perché ci fa comodo. Questo è in sintesi la nostra altisonante "Giustizia" che di giusto ha solo il nome  altisonante che diamo ai nostri interessi. 

Questa prospettiva oltre se stesso di cui scrivo, dobbiamo viverla nel cuore, non è possibile concepirlo intellettualmente per vivere pienamente una tale grandezza. Sarebbe troppo facile e saremmo tutti emuli di Cristo o Buddha se avessimo da subito questa comprensione lampante e perderemmo l'occasione della conoscenza sperimentata grazie (lo dico di nuovo) alla sofferenza. 

Ci aiuta nel "cambiamento" cioè l'abbandono del falso la Verità -La Realtà per quello che è- la Realtà Ultima cioè cosa si trova oltre la distorsione soggettiva. 

E' quello che chiamo propriamente: la visione allargata che ci fa riconoscere questo "Amore" nell'esempio estremo appena descritto, un Amore sotto mentite spoglie direi, operato da un essere (l'assassino) che si fa carico di un tale peso compiendo un'azione così forte che merita invece la nostra riconoscenza.

Un sacerdote Cattolico qualche anno fa fu ucciso da un mafioso che descrivendo il momento del delitto ai Giudici raccontò che il prete gli sorrideva, mentre lui esplodeva i colpi di pistola. Inutile dire che un tale sorriso lo aveva folgorato, non cambiato, ma profondamente colpito. Era di fatto inconcepibile un tale comportamento. Secondo la mia opinione è invece in linea con la comprensione di quanto ho esposto, ma potrebbe essere ugualmente che quel uomo era profondamente buono e amava tutti i suoi simili.

Non è mia intenzione proporre alcuna Verità, dico solamente che queste riflessioni ed esperienze sono fatte per me, per aiutarmi ad aprire il Cuore che non ho così grande. Servono a me per la mia metamorfosi. 

Per questo ribadisco che probabilmente al Sacerdote ucciso bastò semplicemente "Amare il suo assassino" perché anche quel criminale era comunque un essere umano figlio di Dio. La verità soggettiva può essere profondamente diversa a secondo della persona, per comunque giungere al medesimo luogo cioè il luogo dove si fa bene per se stesso, per tutti e per ciascuno. 

Non è importante che la piccola verità di un uomo sia la Verità assoluta, basta che cammini nella medesima direzione. E se questo procedere è nella direzione giusta ce lo dice la Vita. 

Tornando alla deduzione sottesa dall'esempio cruento, nella dimensione di causa ed effetto (Universo materiale) prendersi un simile terribile impegno è di fatto un atto di straordinario altruismo. Mi rendo conto che è difficile anche solo concepirlo, ma le cose che regolano ciò che non è visibile sono agli occhi umani spesso incomprensibili. Questo è il mio modo di vedere le cose che mi fa bene. Non è una rivelazione. A me è utile vedere le cose in questa prospettiva ed è utile perché mi rende una persona migliore. 

Comprendo invece altrettanto bene che è molto difficile per alcuni digerire un simile boccone, ma è l'unico modo per me per dare un senso reale e vero agli insegnamenti e alle parole dei saggi, dei messia e dei Maestri dell'umanità. Altrimenti trovo forti contraddizioni nelle loro parole che mi fanno perdere il segno. Così invece li capisco. 

Se si entra invece nella angusta casa del moralismo non si da spazio al Vero.

Non sto affatto dicendo che se una persona mi da un pugno, riuscirò a porgergli la porzione di mascella ancora integra per fargli finire il lavoro. Diciamo che sto procedendo in tale direzione per una maggiore comprensione, affinché una tale esperienza nella Vita materiale in questa particolare dimensione non sia più necessaria. Prima impari, prima te ne vai. 

Ho visto nei miei sogni mondi meravigliosi, chissà in che parte dell'Universo esistono? 

In quei luoghi la vita è molto bella e amorevole. Non è un piano esistenza molto diverso dall'aspetto esteriore del nostro in cui viviamo, ma rispetto al tritacarne dove mi trovo è una sorta di Paradiso. Le persone non invecchiano, perché non soffrono. C'è una tale coesione tra esseri viventi che quasi mai ho incontrato in questo Pianeta. 

Quello che qui sembra un miracolo di pace e comunione, lì è vita ordinaria.  Sono un po' i miei piccoli viaggi onirici, i miei low cost per le altre dimensioni, forse solo desideri cui non voglio dargli un gran peso.

Non vorrei che chi legge pensasse che sono chissà quale Mistico. Non si tenga conto di quello che scrivo se questo non entra nella propria esperienza. Lo dico per chiarezza.

Sono una persona come tante altre, ho solamente percezioni forse più allargate, coincidono a volte con quelle di altri, persone con cui mi sono confrontato nel mio girovagare, individui che hanno sensibilità. La cosa finisce così. 

Non gli do eccessivo peso, perché alla fine è qui che si vive ed è qui che si impara a vivere ed è ancora qui che bisogna saper imparare a donare amore e felicità a se stesso e agli altri. 

Personalmente non sono niente di speciale, magari più semplicemente sono uno sciocco. 

Le Verità trascendenti non sono mai come appaiono né come si intuiscono, perché sono immense, troppo grandi per un piccolo uomo e la prudenza e l'umiltà nel credervi e nel condividerle è quasi doverosa.

Preso atto che nessuno muore realmente e nemmeno nasce veramente, si constata che non è un gran danno questa distruzione avvenuta ai danni di un corpo fisico, fatta nell'esempio più volte citato di morte violenta. Questo non significa assolutamente che ognuno deve prendere un fucile e camminare lungo la strada  dove abita ammazzando il prossimo. 

Questo sia ben chiaro.   

Presto atto ancora di più che non esiste nessuno, cioè non esiste una  reale individualità, poiché siamo tutti la stessa cosa, dunque chi uccide chi?

Questo è una semplice realizzazione, non una scusa per far del male. 

Ogni essere vivente ha cara la propria vita e infatti essa non ci appartiene: ci è stata affidata; La sua distruzione non è compito nostro, sebbene per vivere distruggiamo la vita continuamente con quello che mangiamo e anche solo per il fatto che esistiamo. Dunque la conflittualità, il danno, il male inferto esiste, ma tutto ciò è vero in una visone apparente delle cose. 

Il male esiste e non esiste. C'è secondo me solo Amore, ma in forme cui generalmente non lo riconosciamo, dissimulato per essere credibile nella finzione della Vita umana. 

Semplificando direi che in questo Mondo è tutto finto tranne la conoscenza che se ne trae;

Nonostante la conoscenza sia già in noi, gli manca solamente la sperimentazione che avviene in un corpo e in un contesto materiale. Lo ribadisco ulteriormente.  

La mia verità soggettiva non è la Verità assoluta, che non so nemmeno cosa sia, è solamente quella verità che a me serve per realizzare la mia metamorfosi in un essere umano che sappia vivere bene e con benevolenza verso i suoi simili. 

Dunque non credo propriamente e fermamente a quello che scrivo, perché parlo di cose molto più grandi di me e più grandi di qualunque essere umano. Questo modo di vedere le cose fa bene a me, mi aiuta. E la cosa finisce lì.

Il male, nella mia personale visione non c'è, anche se nella vita umana e in generale nella vita di tutti i giorni esiste eccome. Lo vedo intorno continuamente, come negarlo?

A volte solo passare accanto ad alcune persone se ne sente la tensione, la cattiveria, l'indifferenza, l'astio per tutto e per tutti. E' come un onda di guano che arriva e mi sommerge. Per fortuna ho sempre saputo nuotare bene. 

E' un apparente contraddizione queste due verità, quella del Mondo palese e quello trascendente, ma solo se non si cambia il punto di vista, solo se si considera reale se stesso. Se si vedrà invece "me stesso" per quello che è: un mero strumento di sopravvivenza senza vera realtà ultima, allora il panorama cambia. 

L'Ego e fatto di aggregati che coesistono momentaneamente dandogli solo un'apparente sostanza. 

L'Io, è l'ombra di un miraggio. 

Al fondo non esistiamo propriamente, c'è solo il Vuoto. 

La nostra reale essenza è altrove, da dove non si è mai mossa. Dove è sempre stata e sempre sarà, perché il Tempo non esiste. Tutto vede, tutto sente eppure nulla la tange. 

Questa essenza da quello che ho percepito vuole essere la stessa cosa in tutti i modi possibili nello stesso eterno attimo. 

Preferisco però rimanere su un piano più umano citando ancora Gesù, che diceva: "Solo la Verità (conoscenza) ti renderà libero". Il Suo insegnamento appare difficile, addirittura impossibile, ma principalmente perché è considerato in maniera soggettiva e umana. 

La Libertà o meglio la Liberazione mi affascina. Lo ammetto, ha un richiamo irresistibile, essere oltre l'angusto me stesso;

Perché trasceso questo confine l'Infinito ti si presenta all'istante.

E' un lampo, e poi?

Torni lo stesso coglione di sempre. 

Troppo forte!

Ryokan Taigu

Ryokan Taigu è uno dei miei poeti preferiti. 

Ryokan significa: "Uomo buono e generoso", 

Taigu: "Stupidone" ed era un nomignolo che gli veniva dato e lui accettava come un regalo.

Tra i poeti che amo per me è forse il più amato.

Una notte mi ha fatto visita in sogno e mi ha letto una sua poesia bellissima e profonda.
Creata nuova, solo per me.

Si intitola: "Tra Moglie e Marito" così l'ha chiamata.

È una breve chiacchierata con sua "moglie" anche lei presente (ma in disparte) Taishin, anch'essa Bodhisattva Zen. E' un discorso poetico fatto con parole semplici e argute, occasioni di occuparsi l'uno dell'altro.
Il senso profondo rivela il lato nascosto della pagina su cui è stato scritto e che chiarisce la natura dell'Amore. 
In vita il loro fu un sentimento puro, perfetto, non contaminato da nessun desiderio.
 
Quando si conobbero lui aveva 68 anni, lei 26 ed era bella e incredibilmente saggia. 
Furono uniti da una connessione straordinaria e si compresero a prima vista. 
Più bella storia d'amore al mondo forse non c'è mai stata.

La poesia nel mio sogno fu recitata come una chiacchierata, un piacevole dialogo tra loro due come da una stanza all'altra come capita quando si vive assieme.

Ryokan inizia, Taishin risponde, poi lui commenta, lei aggiunge con maggiore senso e profondità, lui la loda, lei si schernisce quasi timida, lui la ama e lei lo ama.
Dirà: "Tutto quello che sono e quello che possiedo è tuo".
Lei di rimando: "Quello che mi doni e quello che possiedo e sono è di nuovo tuo".
Ryokan scherza: "Ti do, mi dai, poi ancora ti rendo e tu di nuovo mi restituisci. Non capisco più nulla in questa confusione"
Lei sorride: "Si chiama Amore questo dolce trambusto"
Il grande Sciocco conclude questa meravigliosa poesia con: "Non solo uno, ma non Due"

Significando così la loro profonda unione.
 
È stato manco a dirlo un sogno meraviglioso, un vero regalo del "grande sciocco" cui guardo con ammirazione profonda.
Un giorno forse scriverò questa poesia completamente come l'ho ascoltata, per ora la suono con la chitarra senza corde del mio cuore.
In realtà sono perplesso di poterlo fare degnamente.
Era così bella e leggera.
Lui è un Maestro ineguagliabile nel suo stile inconfondibile.
Sia come sia.
È stata meravigliosa armonia poterlo incontrare, mentre lo salutavo sempre nel sogno, lui se ne è andato con una risata, prima che finissi di dirgli grazie. 
Mentre Taishin lo aveva già preceduto allontanandosi silenziosa.
 
Non avevo nulla da dargli per ricambiare questo regalo inaspettato  e volevo dargli almeno il mio ringraziamento, ma è fuggito via prima a mani vuote.
Che simpatico!

Tanka della Vita

Come vento tra i pini passa e va

Lo Spirito ha il peso di una fiamma 

Leggero brilla e la sua luce giungerà sino alle porte dell'Universo

senza Tempo riempiendosi d'immenso brucerà all'infinito

Come uno sciocco non mi importa di nulla

Guardo le nuvole che non conoscono strade

Dove andrò sono già arrivato

Haiku

Nel centro dell'Inverno

l'incenso svanisce profumando la cornice

La finestra è appannata

Haiku

Primo giorno di Primavera

Il corpo stanco finalmente dorme

Eppure bisogna andare

Haiku

La Luna brumosa stalla nel cielo

Non c'è strada né sentiero

L'incertezza riempie il cuore di Libertà felice.

martedì 7 luglio 2026

Edonismo senza limitismo 2.0 -Versione estesa-



Spesso ho scritto a proposito dei soldi.

Personalmente non sono così povero da averne bisogno, ma la mia osservazione cade inevitabilmente sulla realtà.

Il denaro molti lo considerano uno scudo contro il disastro e un'immunità dal tragico. Un parafulmine alla disgrazia, un argine alla fragilità.

Si assiste invece a quanto sosteneva Schopenhauer con la metafora del pendolo che oscilla tra sofferenza e noia, cioè da un lato quando i beni auspicati mancano o sono persi c'è dolore, ansia e patimento e nel punto opposto quando sono raggiunti dopo un po' perdono di dare piacere, annoiano, costringendo una persona in carriera a rinnovare nuovi obiettivi, possedere nuove proprietà sempre più grandi, a guadagnare oggi in una giornata, quello che prima guadagnava in una settimana; Deve andare sempre avanti, è costretto da se stesso ad aumentare sempre più il proprio patrimonio e con esso il proprio impegno sino a che non ha più nemmeno il tempo per godersi la vita, oppure è divorato dalle preoccupazioni connesse ad ogni bene posseduto. Questo pover uomo ormai ricco è costantemente in bilico sul traballante piedistallo appena raggiunto verso un altro.

I grandi magnati sembrano quasi dei trapezisti, quando non diventano dei funambuli. 

Il pubblico pagante e sottostante applaude e nascostamente aspetta che qualcuno di loro cada per farsi quattro risate. Che teneri!

Questa corsa spasmodica a nuovi piaceri, proprietà, obiettivi in Psicologia è chiamata: adattamento edonistico. 

Ormai la Psicologia è diventata una scienza prodigiosa e insostituibile per l'umanità, cammina a pari passo e con pari dignità con la Psicoanalisi e la Psichiatria, tutte fantasiose scienze che si incaricano di capire la mente umana, perché riesce insieme alle altre a dare un nome ad ogni idiosincrasia, follia e pulsione umana, lungi però da trovarvi rimedio. 

Non è un gran problema questa incompetenza. 

Si sa che la Scienza e il Progresso non si possono fermare a prescindere che funzionino e portino reale benessere, la cosa importante è che assegnino nomi altisonanti alle cose scoperte da tale opinabile progressione, perché secondo questi sapienti il nuovo è sempre meglio.

Inoltre al popolo piacciono i paroloni.

In fondo se mai questi dottori trovassero una cura alla nevrosi, poi come farebbero ad arrivare a fine mese una volta guariti i loro pazienti? 

Sarebbero costretti a lavorare. Eh!

Pare così che la Psicologia soffra anch'essa di questo "adattamento" che definirei giusto per far dispetto a tutte le categorie di Alienisti: psicopatologico. 

Hanno bisogno sempre di nuove malattie e psicosi da catalogare, altrimenti tra loro di che parlerebbero? 

Discorrendo invece della vita, a ben vedere la nostra esistenza è per la maggior parte degli individui identificata nella volizione: "Sono ciò che desidero e ancora di più quello che acchiappo" questo sembra essere lo slogan dei nostri tempi , ma anche di quelli antichi.
Va considerato un altro dato fondamentale in questa breve analisi che ho già esposto in altri scritti.
La sessualità è di fatto spiritualità.
Qui Freud batte un colpo contro il coperchio della cassa da morto dove lo hanno sdraiato, rivendicando una parte di questo sillogismo.
Sembra una provocazione questa affermazione, ma è invece solo una constatazione.
L'Uomo passa dalla fase masturbatoria della pubertà a quella omosessuale dell'adolescenza a quella eterosessuale della maturità lungo il naturale sviluppo umano che per alcuni soggetti non è completo.
Non è propriamente un errore quello che alcune persone commettono nel fermarsi in una fase rispetto ad un'altra successiva, ma una scelta, spesso inconsapevole.
Se nel leggere qualcuno sentisse bussare nuovamente, è sempre Sigmund che rivendica dal loculo l'origine di questa idea.
Tralascio i commenti relativi a quest'ipotesi Freudiana fatta del suo più insigne allievo e padre della moderna corrente della Psicoanalisi: Gustav Jung; Questo irreprensibile clinico aveva, a dispetto delle sue belle e giuste intuizioni, dei rapporti sodomiti con le sue pazienti (alla faccia del Transfert) legandole al letto in una fase non risolta sadico-anale che lascia perplessi. Parlava bene, ma razzolava male.
Da ultimo in questa galleria di "insigni casi umani" c'è Lacan che nei suoi deliri orali espressi in un'incomprensibile e astruso discorrere faceva sembrare D'Annunzio un novellino nella sua incompiuta e letteraria fase orale-genitale. Non riporto le sue opinioni a riguardo, semplicemente perché incomprensibili.

"Il più pulito ha la rogna" così sintetizzava mia madre dei personaggi di tal fatta, come degna discesa della saggezza di mia nonna.
In poche righe faccio una rapida disamina (negativa) sui tentativi del Uomo di capire se stesso. Li appallottolo e li butto tutti in pattumiera. Mandando a ramengo centocinquanta anni di studi sulla natura profonda dell'essere umano.
Non per arroganza mi permetto di essere critico con questi studiosi, ma più semplicemente, perché penso che sia inutile percorrere i meandri della mente cercando di dipanarli ed espanderli. Il problema umano non è allargare la propria mente, il problema è la mente stessa.
Continuando allora la mia piccola disamina sulle fasi della vita, cito: "I gusti non si discutono" così diceva mia Nonna, e nemmeno quelli sessuali aggiungo personalmente; Però bisogna considerare obiettivamente che se tutta l'umanità fosse omosessuale ci estingueremmo in una generazione.
Non che sia un gran male, ma a me dispiacerebbe un pochino.
Dunque esprimendo il mio pensiero fuori dai denti e da un punto di vista prettamente maschile "scoreggiare sul cazzo" non aiuta la nostra specie.
Non c'è alcun giudizio di valore sul diverso tipo di genere da parte mia.
Sia chiaro. Grazie al Cielo non ho questo moralismo né sono bigotto, ma ho comunque molti altri difetti che per fortuna mi fanno compagnia.
Nella mia personale ottica queste fasi sono strade diverse da percorrere lungo il cammino della vita.
Non necessariamente andranno vissute fino in fondo, possono essere solamente considerate idealmente come tappe della psiche in crescita e se si riterrà opportuno solo contemplarle per quello che sono: momenti di un cambiamento; E giusto per capirsi, non sarà necessario a un adolescente andare per forza al liceo con i tacchi a spillo per diventare un eterosessuale adulto.
Il fatto che non si manifestino queste condizioni non invalidano la veridicità della loro esistenza lungo gli anni che ci portano allo sviluppo completo della personalità e a una completa maturità.
Il percorso della vita, della spiritualità e della sessualità coincidono, sono la stessa cosa e sono un moto circolare.
Torneremo così a essere ciò che eravamo, solamente su un piano diverso.
Dunque la sessualità a un certo punto della vita si convertirà in una sorta di distacco dal bisogno di soddisfarla e si avrà il vero sviluppo spirituale cioè il frutto diventerà maturo.

Per questo non giudico le fasi diverse con cui viviamo il sesso, perché il frutto resta frutto anche se acerbo.
Il sesso nella piena maturità dopo aver fatto il suo corso naturale perderà di significato, divenendo solamente un'esperienza ripetuta, già nota e inutile come un gioco compiuto centina di migliaia di volte; Così non farà più presa su di noi. Esisterà a livello fisico con le normali funzioni dell'apparato genitale, ma si perderà l'attrazione sessuale verso l'altro o l'altra.
Non è un sintomo di invecchiamento, ma di cambiamento.
Certamente migliaia di baci scambiati gli uni con gli altri non sono mai uguali, restano comunque belli, ma l'identificazione che generalmente se ne da: amore-passione carnale, sebbene molto forte, è un'illusione.
Esistono un amore filiale e amicale dove questa sessualità non è presente, oppure è molto sfumata e diciamo che tutti possiamo constatare che questo particolare amore appare più puro, più leggero, meno contaminato dall'interesse personale.
La relazione amorevole tra adulti consenzienti generalmente necessita di un soggetto per questo amore, ma esso esisterà sino a un certo punto della vita, vi è un limite da lasciare alle spalle, perché l'Amore ha moltissime forme non necessariamente legate alla convenzionalità di un rapporto intimo e stereotipato.
L'Amore non è soddisfazione né possesso, non è cupidigia né libidine, sebbene generalmente lo sia confuso.
Questo abbandono favorisce il ritorno a quella "purezza" propria dei primi giorni di vita, i momenti che vivevamo appena dopo la nascita, quando la sessualità era ancora latente.
Come scrivevo, l'approccio usuale e ordinario alla materialità e alla vita di relazione non è esente da grossi problemi; Pongo così l'accento sulla non-identificazione, che è un aiuto che porta inevitabilmente al distacco dai valori effimeri per concretizzarsi e cristallizzarsi in un nucleo interiore solido e libero (per quanto possibile) dai vincoli ordinari e divenire "reale relazione senza bisogno" con il mondo e gli altri. Prendendo distanza dal considerare come parte di noi enti che invece gravitano solamente intorno alla nostra vita e così si riproporzionerà più saggiamente l'ordine delle cose.
Non è rinuncia è trasformazione.
Miglioreranno anche i rapporti umani, altrimenti quando due vuoti esistenziali si incontrano, non si assisterà a una condivisione, ma a un mutuo parassitismo, a un contratto di dipendenza in cui ciascuno esige dall'altro la salvezza che non sa darsi da solo.

La metamorfosi che segue il corso naturale dell'abbandonare i propri desideri primitivi e le pulsioni più ferine ci spinge verso altro pur rimanendo se stesso, perché le stagioni della vita offrono paesaggi diversi del medesimo luogo.
Solo quando non c'è più una necessità fisica e psicologica incombente e scatenante che la relazione con l'altro e perfino il possesso dei beni materiali può essere pienamente considerato; Ed è considerato compiutamente nella dimensione della Libertà. Paragono persone e oggetti solamente perché nel rapporto un pochino grezzo che le persone instaurano tra loro cioè nelle loro "importantissime" preoccupazioni questi due enti diversi sono spesso confusi.
La Libertà è invece l'aspirazione umana più vera e profonda che sorge naturalmente dalla constatazione che le cose di valore non sono cose, che le persone non sono oggetti da possedere, che la Vita stessa è un prestito e infine che l'esistenza ci da solamente il tempo di costruire in noi questa solidità, ci regala il tempo della disillusione, del disincanto e quel distacco da ciò che non ci è mai realmente appartenuto.

La gente è terrorizzata dalla propria fine, ma in definitiva non perdiamo nulla, perché nulla è mai stato veramente nostro.
Questo cambiamento interiore è quello che alcuni chiamano "La conquista della propria Anima" sebbene l'Anima com'è generalmente intesa, propriamente non esiste.
Nella concezione usuale lo Spirito che ci vivifica è confuso con la personalità cioè per come ci sentiamo e per quella forma di identità che diamo a noi stessi. Dimenticando che questi fattori sono elementi casuali e causali della vita e si formano grazie alle esperienze, all'educazione e determinate principalmente da dove nasciamo. La Società e la famiglia ci plasmano fortemente.
Come dico sempre se nascessimo in un altro luogo e in un'altra famiglia non ci riconosceremmo nemmeno guardandoci allo specchio.
Personalmente credo che quell'energia che alcuni percepiscono in se stesso e chiamano Anima sia un'altra cosa. L'Uomo è particolaristico, perché è la somma di parti diverse prive di natura intrinseca;
Esiste in quanto unione di parti cioè congiunzione di piani, frequenze, cieli o dimensioni che dir si voglia.
Ci sono così diversi corpi in noi come ad esempio è ben rappresentato nei sarcofaghi egizi (oppure nella concezione olimpica della Magna Grecia), dove nelle tombe dei Faraoni si trovano questi manufatti funebri inseriti gli uni negli altri e che infine contengono la mummia, proprio a simboleggiare questa realtà multidimensionale abitata da diversi "corpi" dentro di noi come in una Matrioska.
I cosiddetti "chakra" della tradizione indiana non sono altro che i motori di questi corpi invisibili che ci collegano a piani di esistenza diversi ma concomitanti.
Sono collegamenti a dimensioni intrecciate, sovrapposte e inter dipendenti.
Non ho propriamente una cultura dell'aldilà, nel mio modo di essere pur arrabattandomi in questo mondo moderno pieno di prodigi tecnologici sono intimamente arcaico, ho solo alcuni dati esperienziali.
Non ho un contatto diretto con la Divinità, e se mai ho un'insufficienza escatologica, questa non mi provoca alcun disagio.
Sia come sia, alcuni di questi "corpi" credo che li abbandoneremo subito dopo la morte, ovvero l'inefficienza del corpo fisico, altri dopo un po' e ancora e infine se si avrà "costruito" un corpo energetico integro si potrà accedere a piani-vita ulteriori.
Le cosiddette vite anteriori o future, nella mia realtà esistono nel medesimo presente, influenzandosi vicendevolmente.

Viceversa senza questa "arca" costituita da questo "corpo d'oro" come definito nella tradizione Taoistica, l'energia cui diamo valore illusorio di -me stesso- si ricongiungerà all'indifferenziato: "All'Infinito da cui proveniamo" come diceva Anassimandro.
In un costante moto di diversificazione (esistenza) e ricongiunzione alla medesima fonte che alcuni chiamano: Dio, Tao, Aldilà, ha molti nomi questo Mistero che comunque resta tale.
L'Arca è un mezzo di fuga dal tritacarne di questa dimensione terrestre. Ci guadagneremo la Libertà solo grazie a un'evasione ben congeniata.
Dio se esiste è inconoscibile per l'essere umano, dunque non ha nessun senso porsi domande a riguardo né poter intercedere presso questo "Ignoto" auspicando per se un Fato migliore.
Non c'è salvezza per chi non si salva da solo.
Contraddittoriamente però ho una percezione di una tale potenza, senza che questo confluisca in verità dogmatiche religiose.
In ultimo è il Tutto che vive in uno stato di parzialità materiale nella mia vita.
In realtà la Vita abita in me e non viceversa: non la possiedo, semplicemente esiste ed esiste da sempre e sempre esisterà, poiché è al di là del Tempo.
Queste mie personalissime interpretazioni non sono solo una mia opinione, ma un fatto per me.
Le ho maturate sulla scorta della mia diretta esperienza.
Da bambino ho avuto un drammatico incidente cui sono sopravvissuto miracolosamente da morte certa, perdendo conoscenza per diverso tempo e sperimentando uno stato di premorte indefinibile, così ho visto e percepito com'è la vera condizione spirituale cioè: l'Essenza; E' diversissima da quanto generalmente si pensa e che è spiegata dalle diverse Religioni in modi diversi.
E' uno stato inconcepibile e indescrivibile.
Ho provato a parlarne con qualcuno e scriverne, ma le parole sono inadeguate a spiegare cosa è accaduto o perlomeno quello che è rimasto trattenuto una volta "riallacciato" al corpo fisico e alla mia memoria; C'è stata credo un'inevitabile distorsione nella percezione vissuta una volta riconnesso all'esistenza, perché quella condizione, fuori da ogni categoria, è senza mente e anche senza memoria.
E' fatta di una sorta di intelligenza vivida senza nozione, è come se si conoscesse tutto, ma non si è propriamente interessati a nulla.
Uno stato né caldo né freddo, perfettamente libero e lucente, dove nulla può essere aggiunto e nulla può essere tolto. Bello.
L'adattamento successivo che mi è occorso cioè del mio sistema cognitivo e razionale che provo a spiegare grazie al ricordo è qualcosa che ha necessariamente dei limiti, mentre l'esperienza vissuta è stata immensa.
L'effetto che ne è scaturito nella mia vita ordinaria è che da quel momento la paura della fine non mi ha più contagiato.
Sono già morto di cosa dovrei aver paura?
A conti fatti la cosiddetta "fine" non è niente di speciale.
Queste mie convinzioni fatte d'esperienza non sono in grado di provarle né mi frega farlo, dunque non ne parlo come se conoscessi chissà quale Verità rivelata da dispensare alla moltitudine.
E' il mio modo di vedere la Vita e comprenderne la sua natura. Fine. Per me sono cose vere, ma non pretendo che lo siano anche per altri e la condivisione di quanto occorsomi resta semmai confinato nel perimetro della mia sola esperienza.
A me interessa principalmente saper vivere, cioè vivere pienamente, essere uomo completamente cioè padrone di me stesso e dopo semmai abbandonare tutto questo realizzando compiutamente (impeccabilmente) il mio Destino, ovvero fare ciò che va fatto e trovare ciò che è stato preparato da incontrare. Qualunque cosa sia.
E tutto questo per cosa?
Direi: "Per niente; Semplicemente per essere la stessa cosa in tutti i modi possibili".
Il problema nella vita è che le persone si prendono generalmente troppo sul serio. Bisognerebbe ridere di più, stemperare le nostre follie con un po' di humor.
Per esempio le donne hanno certamente grandi amori, ma sebbene diversi iniziano tutti nello stesso modo; Cioè con la medesima domanda: "Ma chi cazzo è quello stronzo?".
Poi di quello "stronzo" se ne invaghiscono perdutamente.
Ecco, poi ditemi se non è buffa la Vita.

Vista in profondità l'esistenza umana appare proprio un gran fraintendimento, un'illusione, un vicendevole inganno che ci rifiliamo l'uno con l'altro. Certamente abbiamo delle conoscenze, ma a ben guardare nessuna veramente importante cioè di quello che conta non sappiamo nulla. Conosciamo bene e con competenza solo l'inutile.
Il panorama umano può sembrare desolante, personalmente lo considero invece comico.
Chi chiede sincerità, onestà, integrità è il primo a non dare queste cose e nemmeno a conoscerle, giustificandosi con se stesso e gli altri nei modi più fantasiosi.
Ci si illude da se stesso non c'è bisogno di un potere occulto mistificatore. Sbagliamo benissimo anche da soli.
Non c'è bisogno di nessuna tentazione, basta spegnere la luce e succederà il peggio.
Le sofferenze connesse all'esistere sono molte e illusorie sebbene facciano un male cane. Avvengono nel momento che ci opponiamo al cambiamento, quando cadiamo nell'identificazione, quando vogliamo possedere o temiamo la perdita; In quel momento si crea la sofferenza, ci creiamo la pena da noi stessi. E' una tragedia ridicola la vita umana ordinaria.
Non possiamo però semplicemente affermare: basta!
Non possiamo non desiderare più, perché Ego, Mente e Desiderio sono la stessa cosa ed esistono, perché sono la vita. La vita dell'uomo comune almeno.
Senza Mente non avremmo coscienza né ricordo.
Senza Ego non respireremmo neppure.
Rinunciare all'Ego non è dunque fattibile, però questo non significa che si debba considerarlo vero.
L'abbandono del Ego cui si sente spesso parlare come panacea ai mali del uomo è una stupidata. L'Ego non è possibile abbandonarlo, ma è invece nel non farsi influenzare o meglio dominare, da questo "strumento" il senso di un vivere più reale.
Come fare?
Non è difficile. Basta guardare, osservare con continuità, contemplare questo costrutto di definizioni e pian-piano si scioglieranno, evaporeranno davanti a noi, perché l'Ego è privo di sostanza e non ha natura propria.
Non bisogna opporsi ad esso, è assurdo combattere contro la nostra stessa natura sebbene illusoria, perché nessuno può vincere contro se stesso; Bisogna semplicemente comprenderne la non sostanzialità.
Non come idea, ma come percezione, come fatto.
Ogni nostra azione determina una reazione, ogni causa un effetto, allora bisogna fermarsi cioè non fare niente.
Proprio nulla. Fa ridere che la più auspicata realizzazione umana sia una cosa per cui l'essere umano non deve fare nulla per averla. L'ha già, deve solo accorgersene.
Forse appare paradossale questo mio scrivere se non proprio contraddittorio.
E' nella visione d'insieme che si può provare a darne un cenno, è nella conciliazione degli opposti che si ha la coesione del paradosso in cui la realtà si esprime in tutta la sua completezza.
Del "dopo" non mi interessa molto e non so quasi nulla a parte le mie opinioni senza prove.
Ho scritto già molte volte di questi concetti con quasi le medesime parole e questo non perché sia rincoglionito, ma proprio nella ripetizione e nella rilettura di quanto detto che si può trovare il vero senso del mio dire. A parte i racconti di fantasia che si possono leggere d'un fiato, quando affronto le tematiche relative all'essere umano, queste hanno bisogno di essere lette molte volte per operare una trasformazione in chi le legge.
E questo non per convincere, ma perché senza cambiemento non c'è reale comprensione.
Concludendo, per molti la vita è un sentiero, per altri una competizione, per altri ancora è una corsa senza conoscere la strada.
Secondo il mio intendere se fosse realmente una strada non vi è alcun premio a fine corsa, perché la corsa è infinita, ed è infinita semplicemente perché non esiste alcun corridore.
Al fondo del Tutto c'è il Nulla.
Non un vuoto annichilente, ma uno spazio dove tutto può essere.

Rido (da solo).