Mi ha sempre incuriosito la drastica differenza tra le opere di un artista e la sua vita.
Picasso ad esempio ebbe la fortuna di vivere il proprio successo, diventando famoso e ricco, grazie alla sua arte dal gusto particolare e alla sua notevole sensibilità estetica, fu però anche una persona crudele.
Si dice che le donne in particolare erano affascinate dal suo carisma, ma venivano letteralmente distrutte dalla sua personalità oppressiva. Si ama una persona, ma poi si convive con il suo carattere.
Questo è tristemente vero.
Picasso fu un essere umano distruttivo, misogino, un padre anaffettivo, in poche parole annichiliva chiunque gli donasse il suo cuore.
Al di là dei facili giudizi morali, mi interessa comprendere la ragione della siderale distanza tra opera e autore.
Un altro esempio.
Leopardi fu un poeta sublime, ma era deforme e questo non è certo colpa sua, ma non si lavava.
Puzzava da spavento. Si racconta che bastava che entrasse in cucina per togliere la fame a tutti i presenti.
Era inoltre un uomo timidissimo, quasi scostante, emotivamente insicuro nonostante la cultura enciclopedica.
Fece una vita di merda per dirlo alla buona.
Questo per significare che sono moltissimi gli esempi che ci mostrano questa dicotomia tra opere e vita in moltissimi artisti, ma questo si nota anche in persone di rilievo e famose che sono di fatto insopportabili.
I grandi personaggi visti da vicino sono piccoli.
Non è solamente eccentricità e anticonformismo ciò che li caratterizza, ma un vero disagio psichico.
Ecco che pare calzante la metafora dell'ostrica per indicare come avvenga la produzione artistica cioè la perla che produce l'ostrica è in realtà la sua malattia.
Credo, azzardando che una luce più luminosa proietti un'ombra più scura, aggiungendo così un'altra metafora a questa analisi.
L'emancipazione dalla sofferenza, che personalmente considero l'unica e vera azione che abbia senso nell'esistenza, non è un percorso artistico e nemmeno intellettuale, è un'altra cosa.
L'essere umano non può far conto sulle sue doti per riuscirvi, perché la natura umana è fatta di tante cose negative, nel senso che ci sono in ogni persona caratteristiche contro la vita.
Tutto ciò che è contro la vita è male.
E questo "male" lo abbiamo dentro tutti.
Questo perché siamo miseri esseri viventi assai meschini, ma pur vivendo saper vivere è un'altra questione.
Non è automatico, non è congenito saper vivere.
Bisogna imparare a farlo.
Pochi sanno vivere pienamente, la maggioranza si arrabatta.
Oggi magari una persona è contenta e soddisfatta, ma tra dieci anni lo sarà ancora?
La sofferenza e la disillusione toccano tutti se si ha tempo sufficiente da vivere.
Si dice ed è una bellissima frase: "Bisogna fare della propria vita un'opera d'arte".
Questo gli artisti famosi e anche quelli sconosciuti si accomunano, perché non sanno farlo.
Questa "opera d'arte" da realizzare nella propria vita è il prodotto di un'altra qualità.
Come al solito non ho risposte, ma domande.
Ho certamente le mie idee a proposito della Vita che cambiano però man mano vivendo. Non ho opinioni stabili a volte sposo contemporaneamente due teorie opposte. Non mi affeziono alle idee, perché la realtà di solito le distrugge.
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L'opera artistica umana più sublime e anche la più ragionevole secondo me è edificare in vita il proprio Paradiso in Terra; Non nel senso di realizzazione materiale di guadagno e ricchezza né di soddisfazioni mondane, ma nella correzione di sé cioè per meglio dire: lasciare andare le cose che fanno della vita un Inferno.
Tutto inizia con un passo, non facile, ma alla portata di un essere umano: "Rimettere i debiti che gli altri hanno contratto con noi", poi forse una forza superiore rimetterà i nostri che altrimenti non saranno pagabili direttamente, in quanto troppo grandi e generati da quelle caratteristiche "demoniache" che fanno della vita un Inferno.
I cosiddetti errori non sono propriamente il risultato delle nostre azioni, ma si trovano negli intenti profondi che ci muovono.
A volte comportamenti meschini non producono azioni nefaste mentre altre volte le migliori intenzioni creano dei disastri. Siamo un po' vittime delle circostanze.
Nel cuore di una persona si trova l'origine del male, come in una pianta la radice e può essere marcia o sana e non necessariamente si vedrà facilmente nei suoi frutti.
La malvagità, la pigrizia, l'avidità, l'avarizia, l'invidia, la crudeltà, la brama, la vanità ecc. ecc. chi più ne ha ne metta, edificano una prigione che a volte è perfino confortevole, ma è sempre e comunque un carcere.
Estirpare queste cose da se stesso non è possibile completamente, sono radicate profondamente e richiederebbero una sofferenza talmente insopportabile che umanamente non pare fattibile patirla, poiché l'uomo comprende l'errore attraverso la sofferenza e soffre ancora di più nel correggersi; Purtroppo non siamo molto evoluti, comprendiamo la Legge attraverso il bastone.
Dunque rimettendo ai nostri debitori i nostri crediti a nostra volta ci saranno rimessi i nostri ed è il primo passo verso il Paradiso.
Questo non lo si fa per essere buoni, ma perché è ciò che possiamo fare di buono.
Non lo si fa nemmeno per mera convenienza, ma semplicemente, perché è l'unico modo di realizzare una trasformazione profonda da un Inferno a un Paradiso nella nostra vita.
Io credo alla parola di Gesù, quando spiega la potenza rigeneratrice del perdono e la remissione dei cosiddetti peccati che personalmente considero solamente ignoranza, e vi credo non perché sono bigotto o religioso nel senso stretto, ma perché il suo insegnamento è scientifico, esatto, reale e verificabile da chiunque. Quando dice che saranno rimessi così i nostri debiti e soprattutto le nostre meschine malvagità è ragionevole, perché l'uomo deve fare il suo lavoro di uomo. Se per primo non considero l'offesa fatta da un altro nei miei confronti come un affronto, allora come potrebbe quella fatta da me produrre danno?
Non solo perché anche l'altro (si spera) farà la stessa cosa per me, potrebbe anche non farlo, ma una sorta di ordine superiore compenserà quel debito avendo io rinunciato al credito.
Forse sembra complicata e assurda questa contabilità spirituale.
Basta semplicemente provare e si vedrà che invece è proprio così che funziona.
Solo l'essere umano può accorgersi della sua stupidità.
Non può certamente andare oltre se stesso da solo, ma quello che può fare lo deve fare.
Quando Gesù dice: "vieni e vedrai", e "chi ha orecchie per intendere intenda", cosa vuol dire?
E' un invito a sperimentare.
Non è teorico il suo insegnamento è pragmatico. Questo a me piace.
Che in pace si sta meglio che nel conflitto è lampante non c'è bisogno di avvocati per convincerci.
Dovremmo saperlo tutti, ma allora perché non lo si fa?
In realtà lo si concepisce intellettualmente, ma nel cuore non lo si crede.
Nelle azioni non lo si attua.
Allora io dico: non lo si sa veramente.
Bisogna fare un passo prima di ascoltare le Sue parole, bisogna guardare dentro di se cosa siamo.
Abbiamo dentro di noi un tale marasma di ferocia assurda che quando mi sono visto per quello che ero ho veramente pensato di non meritare altro che sofferenza.
Per fortuna ho evitato di trovare delle scuse e così mi è capitata una fulminante realizzazione: La remissione del debito ai nostri debitori è il primo passo nella direzione giusta.
Lo avevo sentito e lo avevo recitato nella preghiera sin da bambino, ma l'ho capito solo oggi.
Gesù dice: "Fai e saprai".
Ed è proprio così.
Egli ha chiesto solo una cosa semplice e diretta: "Abbi fiducia nella mia parola e mettila in pratica, la tua vita sarà certamente migliore".
Fallo e vedi se funziona. Ebbene funziona.
Bisogna aver ben chiara la distinzione tra le parole e le parabole del Salvatore e la Teologia della Chiesa Cristiana. Sono due cose completamente diverse.
Gesù non parla di Angeli, non parla di Anima, non parla quasi mai di Dio.
Parla all'uomo.
Egli è un maestro (Rabbi), un maestro dell'umanità e si rivolge agli esseri umani per quello che possono fare con delle precise indicazioni su ciò che funziona per rendere la vita degna di essere vissuta.
Non chiede di rivolgere gli occhi al soffitto e invocare chissà quale Santo o credere alla superstizione.
Non domanda l'8 per mille per avere le casse del Vaticano piene di denaro e non pretende nemmeno di fare il segno della croce, perché Lui sulla croce c'è salito e morto e non gli è piaciuto.
Figuriamoci se vuole che qualcuno glielo ricordi.
Guardare davanti a se è importante.
Se esiste Verità è qui, sempre e comunque, altrimenti se non riesco a vederla davanti ai miei occhi non esisterà realmente.
Dove mai puoi trovare Verità?
E' in tutte le persone e in tutte le cose.
La via di Gesù è in linea con quelle indicazioni date delle altre guide dell'umanità che lo hanno preceduto e successivamente hanno integrato i suoi insegnamenti in un contesto più moderno, ma la sostanza non cambia: è un prontuario per vivere bene.
Insegna a vivere.
Un manuale d'istruzioni per l'esistenza, inascoltato, frainteso, va bene, ma resta esatto.
Al Salvatore non gliene frega nulla dell'aldilà.
Così funziona qui, cosà non funziona.
Semplice.
Non c'è bisogno di Fede, ma di fare.
Il Suo insegnamento è stato travisato completamente in una forma talmente astrusa e pseudo mistica che risulta una sorta di narrazione fantasy.
Quando in realtà il problema è palese: l'essere umano non sa vivere bene.
La condizione umana imperante è fatta di dolore, sofferenza, ignoranza, violenza e sopraffazione.
Con questi presupposti come si può vivere felici?
Questo va risolto prima di pensare a questioni teologiche.
La trasformazione interiore dell'umanità intera sarà semmai compito di qualcosa d'altro e in un altro momento, perché richiede una forza che il singolo essere umano non ha.
Forse non ha forza nemmeno per se stesso, ecco perché parlo di una potenza superiore.
Ognuno può caratterizzarla secondo la propria mente, immaginarla come Dio o un Tao, oppure un'Energia vitale che permea ogni cosa, anche e più semplicemente come la Natura.
Non è fondamentale pensare a questo Mistero tutti nello stesso modo, perché le regole del buon vivere sono uguali per tutti.
Il compito umano è provvedere a se stesso e a tutti gli altri che gli sono vicini secondo misura in maniera buona e giusta.
Sino ad ora non c'è riuscito, semplicemente perché non lo ha ancora fatto. Chi lo ha fatto invece lo ha ottenuto.
Di questo impegno si è occupato Gesù, cioè nel fornire istruzioni per saper vivere nel modo giusto.
Dei peccati che l'uomo commette non gli è interessato mai molto, perché dichiara (parole Sue): "Chi ha pochi peccati, ama poco".
Una frase che gela il sangue.
In Oriente si dice: "Più la stanza è pulita, più nobile sarà l'ospite che forse giungerà".
L'Uomo deve preparare la stanza. Fine dei suoi compiti.
Non deve occuparsi di chi verrà, che strada farà, se dovrà pregarlo di fermarsi oppure se gli piacerà abbastanza il posto preparato, perché le eventuali risposte l'essere umano non le può comprendere.
L'uomo deve occuparsi dell'Uomo.
Però se non prepara la stanza non arriverà nessuno.
Deve preparare la stanza, lo ribadisco.
Questo è alla sua portata, sebbene non lo faccia quasi mai e invece disquisisce di cose "altissime" che non sono affare suo e così perde il punto.
Peccato significa proprio questo: mancare il punto.
Il punto è qui davanti agli occhi e si chiama essere umano.
Il resto è oltre.
Tutti siamo chiamati al nostro "dovere" cioè fare ciò che possiamo fare.
Non possiamo modificare il passato, il futuro non è ancora arrivato, quando possiamo fare se non ora?
E' evidente che l'azione da compiere è adesso nel luogo dove siamo.
Ciò che è in nostro potere fare è il nostro Dovere.
Il resto non ci è richiesto, perché non avrebbe senso anche per una Divinità chiedere a un individuo cose che non può fare o essere diverso da ciò che è.
Secondo la mia piccola idea non saranno solamente "pagati" gli errori commessi cioè si avrà l'estinzione di causa-effetto delle nostre azioni, ma saranno tolti, tratti da dentro di noi, i fattori che ci hanno spinto a compiere tali errori e questo è ancora più importante, perché se non saranno corrette le cause gli errori si ripeteranno.
Va inteso che non c'è possibilità di saldo.
Il debito continua ad aumentare se non si rinuncia al credito.
L'estinzione del Debito è la rinuncia al Credito.
Saranno così corrette queste cose contro la Vita semplicemente, perché mostreranno l'errore. Non è una questione morale. Non è per fare la volontà di Dio che Dio non ha bisogno dell'Uomo per attuare la Sua volontà.
Alla meglio ci fa il favore di dargli una mano.
E' l'evidenza della distruttività dentro di noi che ci libera dal male.
Il male non è conveniente, sebbene lo si creda.
Bisogna solo farne esperienza. Non c'è bisogno della Morale, è di impiccio.
L'adesione a una vita fatta per essere vissuta conviene. E' bella.
Della moneta che spendi sei subito pagato.
Non c'è calcolo o retribuzione futura, non c'è alcun ragioniere che segna il dare e l'avere, non c'è nessuno che ti guarda, ti spia o ti controlla.
E' evidente a te stesso. Subito.
Se sei in deficit è perché c'è l'errore.
Non serve fare i conti.
Ovvero bisogna sanare tutte quelle caratteristiche contro la Vita che ho nominato prima.
Non per amor di Dio, ma per amore di se stesso, perché altrimenti la Vita, la nostra vita sarà zoppa, inutile, brutta.
Siamo malati di cattiveria e dobbiamo curarci.
E siamo tutti malati, perché tutti soffriamo.
E' evidente.
Prendere coscienza di questo è fondamentale.
E' la cosa da fare prima di tutte le altre.
Il Paradiso inoltre non è un luogo lontano o su una nuvoletta nel cielo blu, oppure in un posto ultraterreno dove si compirà questa sorta di miracolo, ma qui e ora.
Inferno e Paradiso coesistono nello stesso essere umano, dipende da cosa prevarrà in lui.
Se l'ignoranza o la conoscenza della Vita.
Diceva bene Emily Dickinson (poetessa eccelsa che fece anche lei una vita tristissima): "Se non trovi il Paradiso qui in Terra, non lo troverai nemmeno in cielo".
Fare di se stesso un vero essere umano che sappia vivere cioè in armonia con la Vita non solo propria, ma di tutti e di ciascuno questa è secondo me la vera arte ed è a disposizione di tutti.
Questa è una cosa bellissima ed equa. E' un'arte che non si trova nei Musei.
La si trova in strada, nella piazza del mercato, in autobus, al lavoro, mentre mangi, quando sei al gabinetto e tiri lo sciacquone. Si chiama Vita.
Tutti abbiamo 24 ore al giorno, tutti possiamo riflettere e vedere il Mondo per quello che è, a patto di non dare ascolto al Telegiornale, tutti abbiamo una mente che potrebbe ragionare correttamente, tutti abbiamo a disposizione le memorie di uomini eccezionali che ci hanno preceduto e che ci hanno lasciato il dono della conoscenza, grazie alle loro parole e alle loro azioni che ci ispirano e indicano, però non accompagnano.
Bisogna camminare da soli piuttosto che seguire e credere alla tua esperienza secondo me sarà sufficiente.
Abbiamo indicazioni lasciate da uomini meravigliosi e saggi molto utili da considerare, sono però da valutare criticamente prima di prenderle con noi.
La strada è nostra, perché nostra è la responsabilità e dobbiamo costruirla e percorrerla da soli.
Questo è importante capirlo.
Leggere tutto il giorno i Vangeli non renderà una persona più vera, come pregare una statua in marmo non potrà risolvere i problemi di una persona, perché i problemi sono generati dalle sue mancanze.
Se un individuo non corregge se stesso non può chiedere a nessuno di farlo per lui.
Nessuna reliquia religiosa assolverà un individuo dal male commesso. Tutto si paga. Per questo bisogna vivere responsabilmente.
E poi basta superstizioni! Basta con questa ossessione del denaro. Un po' di contante va bene, vuoi il Rolex? Ok, ma senza esagerare.
Le parole del Cristo estratte dai Vangeli occupano a malapena due pagine; Eppure sono sufficienti per accompagnarti per una vita intera lunga cento anni.
Questa è la Sua raccomandazione secondo me: "E' nel fare Verità che esiste Verità".
Buona vita, ma buona per davvero.



