Ho spesso riflessioni a proposito di cose note, altre volte inciampo in alcune contraddizioni, le mie e quelle del Mondo, in altre questioni proprio non ci capisco niente.
Riflettevo tra ieri e oggi su alcune parole di Gesù.
"Se un ladro vuole il tuo mantello dagli anche la camicia"
Certamente Gesù era una persona straordinariamente buona e generosa, ma esiste la Legge.
Se la Legge non permette il furto, dunque perché assecondare un ladro?
Pare un'obiezione ragionevole e lo è.
Bisogna però riflettere che quando si guarda alla vita lungo un piano umano, personale e ordinario sorge la divisione. Esisterà in questa dimensione il giusto e lo sbagliato, il bene e il male.
La domanda molto spesso concepita è: "Se Dio è Amore com'è scritto, allora perché nel mondo c'è tanto malvagità, egoismo, ingiustizia?"
Perché mai "Ciò che non ha Forma né Nome" permette questo se non è consono alla Sua natura?
Nulla può esistere al di là del Creatore, tutto gli appartine e se questo Principio Creativo è buono e giusto e soprattutto amorevole com'è possibile che esiste nel Creato qualcosa che non ha queste caratteristiche?
Forse il Suo Amore non si manifesta come quello umano?
Molto probabile, ma come può chiamarsi Amore quello che da Lui è permesso nel nostro Mondo che spesso rasenta l'abominio?
Queste sono le domande che mi hanno tormentato da sempre. Sono domande che ci accomunano come esseri umani; Non sono originali, ce le facciamo tutti.
Va considerato che personalmente non sempre credo a Dio: lo ammetto candidamente; Cioè quando lo percepisco ci credo, mentre in altri momenti che non lo sento presente non vi credo. Non c'è in me contraddizione, perché riesco a conciliare entrambe le cose senza difficoltà. Sono sincero in particolare con me stesso. Non mi vendo una realtà che non è presente.
Ho dunque armonizzato questa intermittenza di fede con una visione allargata. La chiamo così, è una visione che non usa la razionalità, usa un altro tipo di intelligenza.
Devo fare un doveroso preambolo: non so nulla di verità universali e leggi trascendenti, a volte dimentico perfino le regole del condominio.
Parlo e scrivo solo di ciò che vedo e ancora di più di ciò che percepisco grazie a qualcosa d'altro che non è propriamente la mia mente razionale. Non è facile spiegarlo.
E' infatti un tipo di visione che non so descrivere, non è predittiva e non è nemmeno logica, è un modo che secondo le mie parole lo definisco: Saggezza che entra in me ed è oltre me stesso.
Non mi appartiene, arriva. A volte se ne va, altre volte perdura, a volte è talmente strana che non ne parlo con nessuno.
Il secondo punto che considero importante in questa breve chiacchierata è che l'uomo comprende l'errore grazie alla sofferenza, ma questo accade anche agli altri animali e alle piante.
Tutti gli esseri hanno a che fare con questa maestra severa: la sofferenza.
Tanto che si potrebbe dire che l'Esistere è sofferenza. Questo Mondo è dolore. Non c'è scampo ad esso, solo momentanee pause.
L'Uomo è dunque un'animale che capisce solo grazie alla frusta?
Secondo me non è solo così che accade, vi è un essere umano non comune che patisce la sofferenza (come tutti), ma a differenza del uomo ordinario da valore a questa sofferenza trasformandola in conoscenza non solo esperienza, e avviene proprio perché soffre a volte addirittura volontariamente.
In generale l'essere umano quando ottiene qualcosa senza sforzo, questa cosa non vale nulla, oppure la perde o la dimentica come fosse inutile.
L'uomo comune ha solitamente molte cose cui tiene, quasi tutte per me senza senso, mentre trascura la conoscenza che è la via per emanciparsi dalle paure. Infatti solo quando lasceremo cadere le nostre paure potremo essere liberi. Non sono i soldi che danno la Libertà, anzi a volte imprigionano più strettamente, ma questo l'essere umano fatica ancora a convincersene.
Quando però l'Uomo non è in una condizione ordinaria può comprendere grazie alla sola riflessione?
No, non è sufficiente.
L'essere umano vedrà con la riflessione profonda l'errore, ma avrà bisogno comunque d'esperienza cioè dovrà comprendere il fatto con tutto se stesso. Dovrà conoscerlo con il cuore. Questo è capire sin nelle ossa.
La sofferenza nel uomo perdurerà sinché non comprenderà quali sono le cause che la determinano e se queste cause sono reali oppure solo sue proiezioni e attaccamenti.
Non è un castigo Divino la severità con cui spesso impariamo, è l'essere umano che si incarica di insegnare a se stesso e agli altri questa Verità con forza. Perché tutti soffriamo e tutti dispensiamo sofferenza, dunque è la nostra stessa ignoranza che ci condanna.
A mio parere non ha alcun senso un Dio castigatore, perché Dio conosce esattamente cosa siamo e quanto ci ha messo a disposizione; Non avrebbe alcun senso pretendere da un uomo qualcosa che non ha. Se voleva la perfezione ci avrebbe fatto senza difetti.
Dio fa una persona zoppa e poi la punisce perché non si spiccia?
Ha senso?
Possiamo certamente correggerci su alcuni aspetti del carattere e del comportamento, ma questo richiede molta forza. Senza una potenza superiore l'Uomo può fare pochino. Non possiamo certamente incrementare la nostra intelligenza ed avere un cuore più grande di quello che abbiamo a disposizione.
A ben vedere l'Uomo è molto limitato, ha una vita breve che a volte non basta nemmeno per imparare il minimo indispensabile, ancora più spesso l'esistenza è talmente piena di tribolazioni che un individuo non ha modo di rivolgere un pensiero oltre la necessità. Alcune persone disgraziate nascono e non sono amate da nessuno, allora come pretendere che amino incondizionatamente e fioriscano se sono cresciute in un terreno tanto arido?
Va inteso un dato fondamentale. L'Uomo impara dal uomo. Non da Dio.
A volte la causa del dolore proviene da noi stessi, facciamo tutto da soli. Non abbiamo bisogno di un Mondo crudele per rovinarci la vita.
Giusto per chiarire con una metafora, se una persona soffre di carie e continua a mangiare caramelle chi ha responsabilità del suo mal di denti?
Non certo il dentista. Non certamente soffre perché ha commesso dei peccati (ammesso che esistano).
Ognuno troverà il responsabile di questo dolore se ha questo problema guardandosi semplicemente allo specchio. Quando smetterà di mangiare ciò che gli fa venire mal di denti, smetterà anche di soffrire. E' evidente, quasi banale. Causa-effetto. Semplice eppure lo si realizza raramente. Si guarda poco a se stesso per individuare la causa del male che patiamo.
La riflessione è utile? Solo quando è di fatto una visione; Essa mostrerà la strada che dovrà però essere percorsa.
Conoscere la destinazione non esime una persona dallo sforzo di camminare, tanto per usare un'altra metafora. Tutto si paga. Quando un essere sviluppa in sé una visione "allargata" le differenze e i paradossi si concilieranno. Altrimenti sarà dilaniato dalla divisione che crea con il giudizio e il pensiero.
Ogni cosa esistente nel mondo umano è stata prima pensata.
Perfino cose insostanziali come la stessa idea di Dio (che nessuno ha mai visto) determinano la vita umana e spesso i suoi conflitti. Le aspirazioni del uomo sono molte e diverse per ogni individuo, ma la più bella, profonda e vera è comune a tutti: Liberta. E' la più grande ambizione umana, perché senza libertà, senza essere padroni di se stesso, un Uomo anche se possedesse tantissime cose non saprebbe cosa farsene. Però la Libertà non esiste. In un mondo materiale dove si vive in un corpo tale stato non è fattibile stabilmente, non è una condizione la Libertà è un processo cioè l'essere umano può vivere la liberazione, ma non la Libertà. Questo processo è in armonia con la Vita che è in costante cambiamento e dovrà essere rinnovato momento per momento e lo sarà solo se comprendiamo i nemici che ci dominano e combattono contro la nostra Liberazione.
Quali e quanti sono questi nemici?
Schematicamente sono quattro. L'Illusione, l'Odio, la Rabbia e infine l'Avidità.
E' una guerra che si combatte per la propria Liberazione e in guerra l'arma più potente è l'inganno. Dunque l'Illusione è tra questi quattro nemici il più potente che permette agli altri tre di essere ancora più pericolosi.
L'illusione è di fatto il grande inganno, che più che combatterci ci fa perdere e nasconde come una nebbia l'avanzata degli altri tre guerrieri contro ognuno di noi. Questi sono i quattro frutti velenosi che se un individuo non vuole far crescere in sé dovrà troncare la radice della pianta che li produce.
La radice del Illusione si trancia con la corretta visione e con il corretto pensiero che sono come la luce del Sole quando disperde la nebbia. La Rabbia invece è un fuoco che divampa improvviso e brucia senza discernimento ciò che ha intorno. La radice della Rabbia è il giudizio. Senza giudicare, divedere e preferire la Rabbia non può crescere. L'Odio invece è freddo, è il grande distruttore, è un fiume gelido e inarrestabile alimentato dalla mancanza di umanità, dalla perdita della compassione. Per odiare un altro uomo bisogna disumanizzarlo, non sarà più un essere umano, ma un nemico. Solo ritrovando e rinnovando in noi la compassione per l'altro e così il nostro autentico senso di umanità asciugheremo la fonte dell'Odio. Da ultimo l'Avidità, la sua arma è l'inganno che è differente rispetto all'Illusione che nasconde. L'Avidità promette molto, ma priva l'Uomo di tutto. Quello che possediamo materialmente è pagato spiritualmente. Si svela questo inganno aderendo al giusto inteso come necessario. I nostri bisogni necessari direi indispensabili a una vita dignitosa sono pochi e costano poco. Spogliarsi del superfluo ci rende ricchi per davvero, mentre l'accumulo esagerato, spasmodico e smodato è proprio di chi è povero. Più possiedi più sarai posseduto dalle cose che hai. Questi sono in sostanza i nemici della Liberazione e le loro radici che dovranno essere tagliate.
Tornando a una descrizione più attinente alla natura umana comune direi senza tema di sbagliare che l'essere umano comprende il valore di qualcosa dal suo costo.
Questo lo si capisce facilmente e l'ho ripetuto tante volte; Comprende l'importanza di qualcosa dalla sua mancanza, e questo forse l'ho detto anche di più.
Dunque solo ciò che conquista può dichiararlo suo.
In una dimensione non corporea, spirituale si usa dire in modo approssimativo, non è possibile apprendere nulla, perché si ha già tutta la conoscenza a disposizione, tranne la sperimentazione di essa. In questa particolare condizione non esiste il Tempo, il cambiamento e nemmeno la comprensione ordinaria umana che tutti abbiamo a disposizione nella vita materiale. Questo non lo penso, l'ho provato direttamente. La nostra Essenza è senza mente e senza memoria ed esiste in una dimensione non materiale, dove avrà paradossalmente una comprensione completa e sempre presente.
Mentre nella vita materiale questa comprensione sarà limitata e quel poco dovrà essere sperimentato grazie all'esperienza, alla riflessione e ad altri processi di consapevolezza.
Non c'è un reale ed effettivo trasferimento di sapere dalla vita fisica a quella incorporea, c'è solamente una condizione diversa, ma complementare. Detto con parole d'uso comune: lo Spirito conosce tutto, mentre il corpo fisico, grazie alla vita materiale lo sperimenta. Personalmente credo e sento che questa "conoscenza" che incontriamo in Vita sia già presente, è già nota e per estensione credo che esista in ognuno. Va solamente ricordata e riscoperta non propriamente capita. Non è totale ma parziale, perché un'entità umana è limitata.
Acqua e bicchiere hanno la stessa misura in questo Mondo.
Faccio un semplice ragionamento per chiarire; Per comprendere il valore assoluto della bontà, della compassione e dell'altruismo, cioè le cose che ci fanno vivere bene, bisogna sperimentare la sofferenza che comporta il non vivere in tal modo.
Una vita d'egoismo è di fatto rinchiudersi in una prigione pensando di abitare in una casa confortevole.
Parlando in maniera umana: imparare a saper vivere è il motivo per cui viviamo, e poi?
Ovviamente si muore. Molto semplice.
La gente a parole dice di saper vivere, ma basta leggere la cronaca, guardare i fatti del giorno in televisione, fare un giro in strada tenendo acceso il cervello per capire che l'umanità produce quasi solo disastri e sofferenza.
Dunque, questo presunta conoscenza nel vivere bene, dov'è?
Non è così scontato che si conosca e ancor meno che si sappia fare. Basta applicare un po' di disincanto alla nostra osservazione per accorgersi quanto le ipocrisie risultino evidenti nel non voler ammettere che non si sa vivere bene.
Se dunque è vero che per comprendere dobbiamo sperimentare, la domanda ulteriore che sorge è come fare se la nostra essenza reale è non materiale?
Ci sarà semplicemente bisogno di un ambito materiale ed è evidente che abbiamo bisogno del Mondo.
Un luogo di sofferenza dove sperimentare l'esattezza del vivere giusto cioè si comprenderà il dato corretto, cadendo nell'errore e questo è ancora più evidente del motivo dei fallimenti nonostante le decisioni che prendiamo siano sempre quelle giuste, almeno nel momento che le prendiamo. Scegliamo per il nostro meglio e invece la vita ci castiga e a volte va a rotoli. Come mai?
Si scoprirà che le cose sono diverse, ma in realtà solamente non le abbiamo viste, perché ci siamo venduti da soli una realtà che non esiste; Abbiamo agito non per il nostro bene, ma per il nostro male e quello di altri. Il male arriva pensando di far bene e il bene a volte è travestito da male.
Si considerano come un difetto le nostre imperfezioni dimenticando che proprio grazie ad esse che possiamo trovare chi ci ama veramente cioè solo per quello che siamo, per la nostra interiorità, per il nostro reale essere e non per le cose che possediamo o per la forma del nostro corpo che comunque diventerà dopo qualche anno vecchio e inutile.
Abbiamo dunque tutti bisogno di paio di occhiali per vedere meglio la Realtà, abbiamo bisogno di sbagliare e soprattutto abbiamo la necessità del confronto con gli altri lungo il divenire chiamato Vita.
Servirà comprendere sulla nostra pelle le cose che sono consone alla Vita oppure non lo sono e questo anche percependo la sofferenza nell'altro grazie all'empatia. Servirà a correggerci cioè in parole più esatte a comprendere.
Faccio un altro esempio, ma estremo.
Per sperimentare la crudeltà di una morte violenta bisogna essere uccisi. Se un altro essere si incarica di farci questo "favore" non è l'odio che lo muoverà, ma a livello inconsapevole l'amore.
Si riesce a capirlo?
Per tal motivo tutto è già stabilito. Il progetto di una vita è scritto nei minimi dettagli già prima di nascere. Avremo l'impressione di decidere e fare, mentre il Tempo passa, ma è un'illusione. La Realtà ultima è senza Tempo come lo è ogni energia che entra in un corpo fisico e in questa dimensione sperimenterà ciò che già conosce.
Allora come diceva Gesù "Ama il tuo nemico" trova senso così come "porgere l'altra guancia" cioè è un semplice riconoscere questo insegnamento nascosto e un'accordo deciso dai soggetti che vivono una tale esperienza nel dolore che apparentemente è inflitto. mentre invece è concordato.
Non è moralistica dunque questa benevolenza che Gesù afferma è un fatto oggettivo ed è perfettamente visibile a patto di sorvolare i fatti che ci accecano a una visione più ampia.
La spiritualità è solo Fisica ancora non scoperta. Gli insegnamenti dei Maestri dell'Umanità sono scientifici non dottrinali.
Altrimenti diremo secondo la morale corrente semplicemente che quella persona è cattiva, perché ci danneggia e quella è buona, perché ci fa comodo. Questo è in sintesi la "Giustizia" umana che di giusto ha solo il nome altisonante che viene dato ai nostri interessi.
Questa prospettiva oltre se stesso di cui scrivo, dobbiamo viverla nel cuore, non è possibile concepirla intellettualmente per godere pienamente una tale grandezza. Sarebbe troppo facile e saremmo tutti emuli di Cristo e Buddha se avessimo da subito questa comprensione lampante, ma perderemmo l'occasione della conoscenza sperimentata grazie (lo dico di nuovo) alla sofferenza.
Ci aiuta nel "cambiamento" cioè l'abbandono del falso, la Verità -La Realtà per quello che è- altrimenti detta la Realtà Ultima cioè cosa si trova oltre la distorsione soggettiva.
E' quello che chiamo propriamente: la visione allargata che ci fa riconoscere questo "Amore" nell'esempio estremo appena descritto, un Amore sotto mentite spoglie direi, operato da un essere (l'assassino) che si fa carico di un tale peso compiendo un'azione così forte che merita invece la nostra riconoscenza.
Un sacerdote Cattolico qualche anno fa fu ucciso da un mafioso che descrivendo il momento del delitto ai Giudici raccontò che il prete gli sorrideva mentre lui esplodeva i colpi di pistola. Inutile dire che un tale sorriso lo aveva folgorato, non cambiato, ma profondamente colpito. Era di fatto inconcepibile un tale comportamento. Secondo la mia opinione è invece in linea con la comprensione di quanto ho esposto, ma potrebbe essere solamente che quel uomo era profondamente buono e amava tutti i suoi simili.
Non è mia intenzione proporre alcuna Verità, dico solamente che queste riflessioni ed esperienze sono fatte per me, per aiutarmi ad aprire il Cuore che non ho così grande. Servono a me per la mia metamorfosi.
Per questo ribadisco che probabilmente al Sacerdote ucciso bastò semplicemente "Amare il suo assassino" perché anche quel criminale era comunque un essere umano figlio di Dio. La verità soggettiva può essere profondamente diversa secondo la persona per comunque giungere al medesimo luogo cioè il luogo dove si fa bene per se stesso, per tutti e per ciascuno.
Se una persona soccorre un'altro in difficoltà non ha importanza a quale religione appartiene. La cosa importante è il suo fare. Ed è bene ciò che aiuta la Vita, mentre ciò che è contro la Vita è male. La vita è in tutti gli esseri, perfino nel pianeta che abitiamo che è di fatto un essere vivente. Dunque la Natura come espressione sublime della Vita è da considerare con attenzione.
Non è importante che la piccola verità di un uomo sia la Verità assoluta, basta che cammini nella medesima direzione. E se questo procedere è nella direzione giusta ce lo dirà la Vita. La nostra stessa esistenza quando è piena e felice confermerà che camminiamo nella direzione giusta anche se seguiamo una strada diversa dagli altri.
Tornando alla deduzione sottesa dall'esempio cruento, nella dimensione di causa ed effetto (Universo materiale) prendersi un simile terribile impegno è di fatto un atto di straordinario altruismo. Mi rendo conto che è difficile anche solo concepirlo, ma le cose che regolano ciò che non è visibile sono agli occhi umani spesso incomprensibili. Non è una rivelazione. A me è utile vedere le cose in questa prospettiva ed è utile perché mi rende una persona migliore.
Comprendo invece altrettanto bene che è molto difficile per alcuni digerire un simile boccone, ma è l'unico modo per me per dare un senso reale e vero agli insegnamenti e alle parole dei saggi, dei messia e dei Maestri dell'umanità. Altrimenti trovo forti contraddizioni nelle loro parole che mi fanno perdere il segno. Così invece li capisco.
Se si entra invece nella angusta casa del moralismo non si da spazio al Vero.
Non sto affatto dicendo che se una persona mi da un pugno, riuscirò a porgergli la porzione di mascella ancora integra per fargli finire il lavoro. Diciamo che sto procedendo in tale direzione per una maggiore comprensione, affinché una tale esperienza nella Vita materiale in questa particolare dimensione non sia più necessaria.
Prima impari, prima te ne vai da questa scuola severa.
Ho visto nei miei sogni mondi meravigliosi, chissà in che parte dell'Universo esistono?
In quei luoghi la vita è molto bella e amorevole. Non è un piano d'esistenza molto diverso dal nostro, ma rispetto al "tritacarne" dove viviamo è una sorta di Paradiso. In quel Mondo le persone non invecchiano, perché non soffrono. C'è una tale coesione tra esseri viventi che forse solo una o due volte ho incontrato in questa vita per pochi attimi.
Quello che qui sembra un miracolo di pace e comunione, lì è vita ordinaria. Sono i miei piccoli viaggi onirici, i miei low cost per altre dimensioni, forse solo i miei desideri cui però non voglio dargli un gran peso.
Non vorrei che chi legge pensasse che sono chissà quale Mistico. Dichiaro: Non si tenga conto di quello che scrivo se questo non entra nella propria esperienza.
Sono una persona come le altre, ho solamente percezioni talvolta più allargate, ma coincidono con quelle di altri, alcune persone con cui mi sono confrontato nel mio girovagare per il Mondo, individui che hanno sensibilità e con loro mi sono inteso perfettamente. La cosa finisce così.
Non gli do eccessivo peso, perché alla fine è qui che si vive, ed è qui che si impara a vivere, ed è ancora qui che bisogna saper imparare a donare amore e felicità a se stesso e agli altri.
Personalmente non sono niente di speciale, forse sono solo uno scioccone.
Le Verità trascendenti non sono come appaiono né come si intuiscono, perché sono immense. Troppo grandi per un piccolo uomo e la prudenza e l'umiltà nel credervi e nel condividerle è quasi doverosa.
Un piccolo inciso.
Preso atto che nessuno muore realmente e nemmeno nasce veramente, si constata che non è un gran danno questa distruzione avvenuta ai danni di un corpo fisico, fatta nell'esempio più volte citato di morte violenta. Questo non significa assolutamente che una persona deve prendere un fucile e sparare a chi incontra invece di dirgli buongiorno. Togliere la vita a un altro essere è cosa da evitare con tutto se stesso. Può capitare, è vero, anche per le circostanze più diverse e magari involontariamente, ma resta un atto grave.
Bisogna pregare ogni giorno perché un tale fatto non capiti.
Questo sia ben chiaro.
Preso atto ancora di più che non esiste nessuno, cioè non esiste una reale individualità, poiché siamo tutti la stessa cosa, dunque chi uccide chi?
Questo è una semplice realizzazione, non una scusa per far del male.
Ogni essere vivente ha cara la propria vita e infatti essa non ci appartiene: ci è stata affidata; La sua distruzione non è compito nostro, sebbene per vivere distruggiamo la vita continuamente con quello che mangiamo e anche solo per il fatto che esistiamo. Dunque la conflittualità, il danno, il male inferto esiste, ma tutto ciò è vero in una visone apparente delle cose.
Il male esiste e non esiste. C'è secondo me solo Amore, ma in forme cui generalmente non lo riconosciamo, dissimulato per essere credibile nella finzione della Vita umana.
Semplificando direi che in questo Mondo è tutto finto tranne la conoscenza che se ne trae;
Nonostante la conoscenza sia già in noi, gli manca solamente la sperimentazione che avviene in un corpo e in un contesto materiale. Lo ribadisco ulteriormente.
La mia verità soggettiva non è la Verità assoluta, che non so nemmeno cosa sia, è solamente quella verità che a me serve per realizzare il mio modo di essere umano completo cioè che sappia vivere bene e con benevolenza verso i suoi simili.
Dunque non credo propriamente e fermamente a quello che scrivo, perché parlo di cose molto più grandi di me e più grandi di qualunque essere umano. Questo modo di vedere le cose fa bene a me, mi aiuta. E la cosa finisce lì.
Il male, nella mia personale visione non c'è, non esiste propriamente anche se nella vita umana e in generale nella vita di tutti i giorni esiste eccome. Lo vedo intorno continuamente, come negarlo?
A volte solo passare accanto ad alcune persone se ne sente la tensione, la cattiveria, l'indifferenza, l'astio per tutto e per tutti. E' come un onda di guano che arriva e mi sommerge. Per fortuna so nuotare bene.
E' un apparente contraddizione queste due verità che coesistono, quella del Mondo palese e quello trascendente, ma solo se non si cambia il punto di vista, solo se si considera reale se stesso. Se si vedrà invece "me stesso" per quello che è cioè un mero strumento di sopravvivenza senza vera realtà ultima, allora il panorama cambia.
L'Ego e fatto di aggregati che coesistono momentaneamente avendo solo un'apparente sostanza.
L'Io, è l'ombra di un miraggio.
Al fondo di noi stessi non esistiamo propriamente, c'è solo il Vuoto.
Questo si constata scendendo profondamente in sé con una meditazione senza soggetto.
La nostra reale essenza è altrove, da dove non si è mai mossa. Dove è sempre stata e sempre sarà, perché dove esiste l'Essenza il Tempo non esiste. Tutto vede, tutto sente eppure nulla la tange.
Questa Essenza da quello che ho percepito vuole essere la stessa cosa in tutti i modi possibili nello stesso eterno attimo.
Preferisco però rimanere su un piano più umano citando ancora Gesù, che diceva: "Solo la Verità (conoscenza) ti renderà libero". Il Suo insegnamento appare difficile, addirittura impossibile, ma principalmente perché è considerato in maniera soggettiva e umana.
La Libertà o meglio la Liberazione mi affascina. Lo ammetto, ha un richiamo irresistibile essere oltre l'angusto me stesso;
Trasceso questo confine l'Infinito ti si presenta all'istante.
E' un lampo, e poi?
Torni a essere lo stesso coglione di sempre.
E' troppo forte!

