martedì 7 luglio 2026

Edonismo senza limitismo 2.0 e versione estesa



Spesso ho scritto a proposito dei soldi.

Personalmente non sono così povero da averne bisogno, ma la mia osservazione cade inevitabilmente sulla realtà.

Il denaro molti lo considerano uno scudo contro il disastro e un'immunità dal tragico. Un parafulmine alla disgrazia, un argine alla fragilità.

Si assiste invece a quanto sosteneva Schopenhauer con la metafora del pendolo che oscilla tra sofferenza e noia, cioè da un lato quando i beni auspicati mancano o sono persi c'è dolore, ansia e patimento e nel punto opposto quando sono raggiunti dopo un po' perdono di dare piacere, annoiano, costringendo una persona in carriera a rinnovare nuovi obiettivi, possedere nuove proprietà sempre più grandi, a guadagnare oggi in una giornata, quello che prima guadagnava in una settimana; Deve andare sempre avanti, è costretto da se stesso ad aumentare sempre più il proprio patrimonio e con esso il proprio impegno sino a che non ha più nemmeno il tempo per godersi la vita, oppure è divorato dalle preoccupazioni connesse ad ogni bene posseduto. Questo pover uomo ormai ricco è costantemente in bilico sul traballante piedistallo appena raggiunto verso un altro.

I grandi magnati sembrano quasi dei trapezisti, quando non diventano dei funambuli. 

Il pubblico pagante e sottostante applaude e nascostamente aspetta che qualcuno di loro cada per farsi quattro risate. Che teneri!

Questa corsa spasmodica a nuovi piaceri, proprietà, obiettivi in Psicologia è chiamata: adattamento edonistico. 

Ormai la Psicologia è diventata una scienza prodigiosa e insostituibile per l'umanità, cammina a pari passo e con pari dignità con la Psicoanalisi e la Psichiatria, tutte fantasiose scienze che si incaricano di capire la mente umana, perché riesce insieme alle altre a dare un nome ad ogni idiosincrasia, follia e pulsione umana, lungi però da trovarvi rimedio. 

Non è un gran problema questa incompetenza. 

Si sa che la Scienza e il Progresso non si possono fermare a prescindere che funzionino e portino reale benessere, la cosa importante è che assegnino nomi altisonanti alle cose scoperte da tale opinabile progressione, perché secondo questi sapienti il nuovo è sempre meglio.

Inoltre al popolo piacciono i paroloni.

In fondo se mai questi dottori trovassero una cura alla nevrosi, poi come farebbero ad arrivare a fine mese una volta guariti i loro pazienti? 

Sarebbero costretti a lavorare. Eh!

Pare così che la Psicologia soffra anch'essa di questo "adattamento" che definirei giusto per far dispetto a tutte le categorie di Alienisti: psicopatologico. 

Hanno bisogno sempre di nuove malattie e psicosi da catalogare, altrimenti tra loro di che parlerebbero? 

Discorrendo invece della vita, a ben vedere la nostra esistenza è per la maggior parte degli individui identificata nella volizione: "Sono ciò che desidero e ancora di più quello che acchiappo" questo sembra essere lo slogan dei nostri tempi , ma anche di quelli antichi.
Va considerato un altro dato fondamentale in questa breve analisi che ho già esposto in altri scritti.
La sessualità è di fatto spiritualità.
Qui Freud batte un colpo contro il coperchio della cassa da morto dove lo hanno sdraiato, rivendicando una parte di questo sillogismo.
Sembra una provocazione questa affermazione, ma è invece solo una constatazione.
L'Uomo passa dalla fase masturbatoria della pubertà a quella omosessuale dell'adolescenza a quella eterosessuale della maturità lungo il naturale sviluppo umano che per alcuni soggetti non è completo.
Non è propriamente un errore quello che alcune persone commettono nel fermarsi in una fase rispetto ad un'altra successiva, ma una scelta, spesso inconsapevole.
Se nel leggere qualcuno sentisse bussare nuovamente, è sempre Sigmund che rivendica dal loculo l'origine di questa idea.
Tralascio i commenti relativi a quest'ipotesi Freudiana fatta del suo più insigne allievo e padre della moderna corrente della Psicoanalisi: Gustav Jung; Questo irreprensibile clinico aveva, a dispetto delle sue belle e giuste intuizioni, dei rapporti sodomiti con le sue pazienti (alla faccia del Transfert) legandole al letto in una fase non risolta sadico-anale che lascia perplessi. Parlava bene, ma razzolava male.
Da ultimo in questa galleria di "insigni casi umani" c'è Lacan che nei suoi deliri orali espressi in un'incomprensibile e astruso discorrere faceva sembrare D'Annunzio un novellino nella sua incompiuta e letteraria fase orale-genitale. Non riporto le sue opinioni a riguardo, semplicemente perché incomprensibili.

"Il più pulito ha la rogna" così sintetizzava mia madre dei personaggi di tal fatta, come degna discesa della saggezza di mia nonna.
In poche righe faccio una rapida disamina (negativa) sui tentativi del Uomo di capire se stesso. Li appallottolo e li butto tutti in pattumiera. Mandando a ramengo centocinquanta anni di studi sulla natura profonda dell'essere umano.
Non per arroganza mi permetto di essere critico con questi studiosi, ma più semplicemente, perché penso che sia inutile percorrere i meandri della mente cercando di dipanarli ed espanderli. Il problema umano non è allargare la propria mente, il problema è la mente stessa.
Continuando allora la mia piccola disamina sulle fasi della vita, cito: "I gusti non si discutono" così diceva mia Nonna, e nemmeno quelli sessuali aggiungo personalmente; Però bisogna considerare obiettivamente che se tutta l'umanità fosse omosessuale ci estingueremmo in una generazione.
Non che sia un gran male, ma a me dispiacerebbe un pochino.
Dunque esprimendo il mio pensiero fuori dai denti e da un punto di vista prettamente maschile "scoreggiare sul cazzo" non aiuta la nostra specie.
Non c'è alcun giudizio di valore sul diverso tipo di genere da parte mia.
Sia chiaro. Grazie al Cielo non ho questo moralismo né sono bigotto, ma ho comunque molti altri difetti che per fortuna mi fanno compagnia.
Nella mia personale ottica queste fasi sono strade diverse da percorrere lungo il cammino della vita.
Non necessariamente andranno vissute fino in fondo, possono essere solamente considerate idealmente come tappe della psiche in crescita e se si riterrà opportuno solo contemplarle per quello che sono: momenti di un cambiamento; E giusto per capirsi, non sarà necessario a un adolescente andare per forza al liceo con i tacchi a spillo per diventare un eterosessuale adulto.
Il fatto che non si manifestino queste condizioni non invalidano la veridicità della loro esistenza lungo gli anni che ci portano allo sviluppo completo della personalità e a una completa maturità.
Il percorso della vita, della spiritualità e della sessualità coincidono, sono la stessa cosa e sono un moto circolare.
Torneremo così a essere ciò che eravamo, solamente su un piano diverso.
Dunque la sessualità a un certo punto della vita si convertirà in una sorta di distacco dal bisogno di soddisfarla e si avrà il vero sviluppo spirituale cioè il frutto diventerà maturo.

Per questo non giudico le fasi diverse con cui viviamo il sesso, perché il frutto resta frutto anche se acerbo.
Il sesso nella piena maturità dopo aver fatto il suo corso naturale perderà di significato, divenendo solamente un'esperienza ripetuta, già nota e inutile come un gioco compiuto centina di migliaia di volte; Così non farà più presa su di noi. Esisterà a livello fisico con le normali funzioni dell'apparato genitale, ma si perderà l'attrazione sessuale verso l'altro o l'altra.
Non è un sintomo di invecchiamento, ma di cambiamento.
Certamente migliaia di baci scambiati gli uni con gli altri non sono mai uguali, restano comunque belli, ma l'identificazione che generalmente se ne da: amore-passione carnale, sebbene molto forte, è un'illusione.
Esistono un amore filiale e amicale dove questa sessualità non è presente, oppure è molto sfumata e diciamo che tutti possiamo constatare che questo particolare amore appare più puro, più leggero, meno contaminato dall'interesse personale.
La relazione amorevole tra adulti consenzienti generalmente necessita di un soggetto per questo amore, ma esso esisterà sino a un certo punto della vita, vi è un limite da lasciare alle spalle, perché l'Amore ha moltissime forme non necessariamente legate alla convenzionalità di un rapporto intimo e stereotipato.
L'Amore non è soddisfazione né possesso, non è cupidigia né libidine, sebbene generalmente lo sia confuso.
Questo abbandono favorisce il ritorno a quella "purezza" propria dei primi giorni di vita, i momenti che vivevamo appena dopo la nascita, quando la sessualità era ancora latente.
Come scrivevo, l'approccio usuale e ordinario alla materialità e alla vita di relazione non è esente da grossi problemi; Pongo così l'accento sulla non-identificazione, che è un aiuto che porta inevitabilmente al distacco dai valori effimeri per concretizzarsi e cristallizzarsi in un nucleo interiore solido e libero (per quanto possibile) dai vincoli ordinari e divenire "reale relazione senza bisogno" con il mondo e gli altri. Prendendo distanza dal considerare come parte di noi enti che invece gravitano solamente intorno alla nostra vita e così si riproporzionerà più saggiamente l'ordine delle cose.
Non è rinuncia è trasformazione.
Miglioreranno anche i rapporti umani, altrimenti quando due vuoti esistenziali si incontrano, non si assisterà a una condivisione, ma a un mutuo parassitismo, a un contratto di dipendenza in cui ciascuno esige dall'altro la salvezza che non sa darsi da solo.

La metamorfosi che segue il corso naturale dell'abbandonare i propri desideri primitivi e le pulsioni più ferine ci spinge verso altro pur rimanendo se stesso, perché le stagioni della vita offrono paesaggi diversi del medesimo luogo.
Solo quando non c'è più una necessità fisica e psicologica incombente e scatenante che la relazione con l'altro e perfino il possesso dei beni materiali può essere pienamente considerato; Ed è considerato compiutamente nella dimensione della Libertà. Paragono persone e oggetti solamente perché nel rapporto un pochino grezzo che le persone instaurano tra loro cioè nelle loro "importantissime" preoccupazioni questi due enti diversi sono spesso confusi.
La Libertà è invece l'aspirazione umana più vera e profonda che sorge naturalmente dalla constatazione che le cose di valore non sono cose, che le persone non sono oggetti da possedere, che la Vita stessa è un prestito e infine che l'esistenza ci da solamente il tempo di costruire in noi questa solidità, ci regala il tempo della disillusione, del disincanto e quel distacco da ciò che non ci è mai realmente appartenuto.

La gente è terrorizzata dalla propria fine, ma in definitiva non perdiamo nulla, perché nulla è mai stato veramente nostro.
Questo cambiamento interiore è quello che alcuni chiamano "La conquista della propria Anima" sebbene l'Anima com'è generalmente intesa, propriamente non esiste.
Nella concezione usuale lo Spirito che ci vivifica è confuso con la personalità cioè per come ci sentiamo e per quella forma di identità che diamo a noi stessi. Dimenticando che questi fattori sono elementi casuali e causali della vita e si formano grazie alle esperienze, all'educazione e determinate principalmente da dove nasciamo. La Società e la famiglia ci plasmano fortemente.
Come dico sempre se nascessimo in un altro luogo e in un'altra famiglia non ci riconosceremmo nemmeno guardandoci allo specchio.
Personalmente credo che quell'energia che alcuni percepiscono in se stesso e chiamano Anima sia un'altra cosa. L'Uomo è particolaristico, perché è la somma di parti diverse prive di natura intrinseca;
Esiste in quanto unione di parti cioè congiunzione di piani, frequenze, cieli o dimensioni che dir si voglia.
Ci sono così diversi corpi in noi come ad esempio è ben rappresentato nei sarcofaghi egizi (oppure nella concezione olimpica della Magna Grecia), dove nelle tombe dei Faraoni si trovano questi manufatti funebri inseriti gli uni negli altri e che infine contengono la mummia, proprio a simboleggiare questa realtà multidimensionale abitata da diversi "corpi" dentro di noi come in una Matrioska.
I cosiddetti "chakra" della tradizione indiana non sono altro che i motori di questi corpi invisibili che ci collegano a piani di esistenza diversi ma concomitanti.
Sono collegamenti a dimensioni intrecciate, sovrapposte e inter dipendenti.
Non ho propriamente una cultura dell'aldilà, nel mio modo di essere pur arrabattandomi in questo mondo moderno pieno di prodigi tecnologici sono intimamente arcaico, ho solo alcuni dati esperienziali.
Non ho un contatto diretto con la Divinità, e se mai ho un'insufficienza escatologica, questa non mi provoca alcun disagio.
Sia come sia, alcuni di questi "corpi" credo che li abbandoneremo subito dopo la morte, ovvero l'inefficienza del corpo fisico, altri dopo un po' e ancora e infine se si avrà "costruito" un corpo energetico integro si potrà accedere a piani-vita ulteriori.
Le cosiddette vite anteriori o future, nella mia realtà esistono nel medesimo presente, influenzandosi vicendevolmente.

Viceversa senza questa "arca" costituita da questo "corpo d'oro" come definito nella tradizione Taoistica, l'energia cui diamo valore illusorio di -me stesso- si ricongiungerà all'indifferenziato: "All'Infinito da cui proveniamo" come diceva Anassimandro.
In un costante moto di diversificazione (esistenza) e ricongiunzione alla medesima fonte che alcuni chiamano: Dio, Tao, Aldilà, ha molti nomi questo Mistero che comunque resta tale.
L'Arca è un mezzo di fuga dal tritacarne di questa dimensione terrestre. Ci guadagneremo la Libertà solo grazie a un'evasione ben congeniata.
Dio se esiste è inconoscibile per l'essere umano, dunque non ha nessun senso porsi domande a riguardo né poter intercedere presso questo "Ignoto" auspicando per se un Fato migliore.
Non c'è salvezza per chi non si salva da solo.
Contraddittoriamente però ho una percezione di una tale potenza, senza che questo confluisca in verità dogmatiche religiose.
In ultimo è il Tutto che vive in uno stato di parzialità materiale nella mia vita.
In realtà la Vita abita in me e non viceversa: non la possiedo, semplicemente esiste ed esiste da sempre e sempre esisterà, poiché è al di là del Tempo.
Queste mie personalissime interpretazioni non sono solo una mia opinione, ma un fatto per me.
Le ho maturate sulla scorta della mia diretta esperienza.
Da bambino ho avuto un drammatico incidente cui sono sopravvissuto miracolosamente da morte certa, perdendo conoscenza per diverso tempo e sperimentando uno stato di premorte indefinibile, così ho visto e percepito com'è la vera condizione spirituale cioè: l'Essenza; E' diversissima da quanto generalmente si pensa e che è spiegata dalle diverse Religioni in modi diversi.
E' uno stato inconcepibile e indescrivibile.
Ho provato a parlarne con qualcuno e scriverne, ma le parole sono inadeguate a spiegare cosa è accaduto o perlomeno quello che è rimasto trattenuto una volta "riallacciato" al corpo fisico e alla mia memoria; C'è stata credo un'inevitabile distorsione nella percezione vissuta una volta riconnesso all'esistenza, perché quella condizione fuori da ogni categoria è senza mente e senza memoria.
E' fatta di una sorta di intelligenza senza nozione, si conosce tutto, ma non si è propriamente interessati a nulla.
Uno stato né caldo né freddo, dove nulla può essere aggiunto e nulla può essere tolto.
Quindi l'adattamento successivo del mio sistema cognitivo e razionale grazie al ricordo è qualcosa che ha necessariamente dei limiti, mentre l'esperienza vissuta fu immensa.
L'effetto che ne è scaturito è che da quel momento la paura della fine non mi ha più contagiato.
Sono già morto di cosa dovrei aver paura?
A conti fatti la cosiddetta "fine" non è niente di speciale.
Queste mie convinzioni fatte d'esperienza non sono in grado di provarle né mi frega farlo, dunque non ne parlo come se conoscessi chissà quale Verità rivelata da dispensare alla moltitudine.
E' il mio modo di vedere la Vita e comprenderne la sua natura. Fine. Per me sono cose vere, ma non pretendo che lo siano anche per altri e la condivisione di quanto occorsomi resta semmai confinato nel perimetro della mia sola esperienza.
A me interessa principalmente saper vivere, cioè vivere pienamente, essere uomo completamente cioè padrone di me stesso e dopo semmai abbandonare tutto questo realizzando compiutamente (impeccabilmente) il mio Destino, ovvero fare ciò che va fatto e trovare ciò che è stato preparato da incontrare. Qualunque cosa sia.
E tutto questo per cosa?
Direi: "Per niente; Semplicemente per essere la stessa cosa in tutti i modi possibili".
Il problema nella vita è che le persone si prendono generalmente troppo sul serio. Bisognerebbe ridere di più, stemperare le nostre follie con un po' di humor.
Per esempio le donne hanno certamente grandi amori, ma sebbene diversi iniziano tutti nello stesso modo; Cioè con la medesima domanda: "Ma chi cazzo è quello stronzo?".
Poi di quello "stronzo" se ne invaghiscono perdutamente.
Ecco, poi ditemi se non è buffa la Vita.

Vista in profondità l'esistenza umana appare proprio un gran fraintendimento, un'illusione, un vicendevole inganno che ci rifiliamo l'uno con l'altro. Certamente abbiamo delle conoscenze, ma a ben guardare nessuna veramente importante cioè di quello che conta non sappiamo nulla. Conosciamo bene e con competenza solo l'inutile.
Il panorama umano può sembrare desolante, personalmente lo considero invece comico.
Chi chiede sincerità, onestà, integrità è il primo a non dare queste cose e nemmeno a conoscerle, giustificandosi con se stesso e gli altri nei modi più fantasiosi.
Ci si illude da se stesso non c'è bisogno di un potere occulto mistificatore. Sbagliamo benissimo anche da soli.
Non c'è bisogno di nessuna tentazione, basta spegnere la luce e succederà il peggio.
Le sofferenze connesse all'esistere sono molte e illusorie sebbene facciano un male cane. Avvengono nel momento che ci opponiamo al cambiamento, quando cadiamo nell'identificazione, quando vogliamo possedere o temiamo la perdita; In quel momento si crea la sofferenza, ci creiamo la pena da noi stessi. E' una tragedia ridicola la vita umana ordinaria.
Non possiamo però semplicemente affermare: basta! E non desiderare più, perché Ego, Mente e Desiderio sono la stessa cosa ed esistono, perché sono la vita. La vita dell'uomo comune almeno.
Senza una mente non avremmo coscienza né ricordo della vita.
Senza Ego non respireremmo neppure.
Rinunciare all'Ego non è dunque fattibile, però questo non significa che si debba considerarlo vero.
Forse appare paradossale questo mio scrivere se non proprio contraddittorio.
E' nella visione d'insieme che si può provare a darne un cenno, è nella conciliazione degli opposti che si ha la coesione del paradosso in cui la realtà si esprime in tutta la sua completezza.
Del "dopo" non mi interessa molto e non so quasi nulla a parte le mie opinioni senza prove.
Ho scritto già molte volte di questi concetti con quasi le medesime parole e questo non perché sia rincoglionito, ma proprio nella ripetizione e nella rilettura di quanto detto che si può trovare il vero senso del mio dire. A parte i racconti di fantasia che si possono leggere d'un fiato, quando affronto le tematiche relative all'essere umano, queste hanno bisogno di essere lette molte volte per operare una trasformazione in chi le legge.
E questo non per convincere, ma perché senza cambiemento non c'è reale comprensione.
Concludendo, per molti la vita è un sentiero, per altri una competizione, per altri ancora è una corsa senza conoscere la strada.
Secondo il mio intendere se fosse realmente una strada non vi è alcun premio a fine corsa, perché la corsa è infinita, ed è infinita semplicemente perché non esiste alcun corridore.
Al fondo del Tutto c'è il Nulla.
Non un vuoto annichilente, ma uno spazio dove tutto può essere.

Rido (da solo). 

mercoledì 24 giugno 2026

Domani è un altro giorno



"Domani è un altro giorno" si dice spesso con un sospirone.

Il domani però non arriverà mai, perché quando accadrà si chiamerà oggi.
In ogni caso è una frase suggestiva quella che diciamo spesso e resa famosa da un film di Hollywood, perché richiama alla speranza.
Si crede al Futuro e con una certa ragionevolezza si pianifica quello che verrà, ma obiettivamente non succederà così come si crede.
Anche quando le cose vanno nel verso che vogliamo accadono sempre in maniera diversa.
La speranza è propria del nostro modo di pensare.
Il Futuro sarà sempre meglio di oggi.

Nel Futuro ci sarà salvezza secondo la Religione, avverrà la guarigione secondo la Medicina, si avrà il superamento dei conflitti sociali ci assicura la Politica.
Il meglio verrà sempre dopo, questo è lo slogan dei tempi moderni.
Sebbene queste promesse siano disattese dai fatti sotto gli occhi di tutti, non cambiano la nostra prospettiva protesa all'orizzonte che posticipata in un altro tempo al di là da venire gli ambiti traguardi.
Si corre senza preoccuparsi di conoscere la strada.
Pare un peccato veniale questo ottimismo, ma è una costante solo per una cultura come la nostra.
Ci sono popolazioni primitive per cui il futuro non esiste; è un quasi presente il Domani e questi uomini faticano a concepirlo.
Alcuni Missionari in Brasile, venuti a contatto con gli indios che morivano di febbre per un raffreddore, una malattia cui il loro sistema immunitario non era attrezzato a contrastare e portato dai bianchi, fornirono delle coperte a questi primitivi.
Infatti di notte fa molto freddo nella selva amazzonica.
Gli indios usavano la coperta per scaldarsi, ma poi la dimenticavano chissà dove al mattino, perché nella loro idea una notte non sarebbe seguita ad un altra. Era semplicemente finita.
Sarebbe tornata?
Non era nelle loro preoccupazioni.
Questa previsione che per noi è automatica per loro invece è inconcepibile.
Non è però un errore della loro mente o una mancanza di un processo cognitivo raffinato: semplicemente hanno un modello culturale diverso.
La mente umana si forma e si plasma dal condizionamento familiare e sociale già appena nati e non solo aderendo a norme e codici sociali condivisi, ma perfino nel modo di costruire il pensiero.
Altrimenti non ci intenderemmo.
Popoli diversi non parlano solamente lingue diverse, ma pensano in modi diversi. Questo retaggio che chiamiamo "culturale" è quello che crea religioni e filosofie diversissime e che permette ad alcune etnie di primeggiare in campi diversi.

La vita degli Indios è più semplicemente aderente al presente in maniera fortissima; Sono incredibilmente concentrati e percettivi, perché non si occupano di quello che verrà, ma piuttosto di quello che accade.
Questo gli permette di affinare capacità utili alla sopravvivenza nel loro ambiente difficile e talvolta ostile.
Nella Natura selvaggia il "qui e ora" è un elemento fondamentale alla sopravvivenza; Noi uomini civilizzati invece in quel contesto ci perderemmo e moriremmo in pochi giorni.
Non solamente, perché abbiamo conoscenze diverse che non sono utili nella foresta, ma perfino apprendendole non potremmo utilizzarle con la medesima efficienza.
Se sai che il giaguaro ti può sbranare non è detto che lo riesci a vedere nel fitto della giungla.
Conoscere le tracce di una preda non è riconoscerle nel terreno né ti permette di seguirle lungo un percorso che ai nostri occhi apparirebbe indistinto.
La loro adesione a ciò che li circonda è totale.
Si confondono con le foglie e gli alberi quasi fossero un tutt'uno e questo lo posso affermare, perché l'ho visto.
Quando questi nativi vengono in contatto con la Civiltà sono disorientati come bambini, e noi ugualmente lo siamo nel loro mondo.

Bisogna comprendere bene che la previsione e la preparazione al dopo è un fattore relativamente moderno, principalmente utile alla Tecnica.
Le persone che vivono nel Mondo civilizzato considerano il Progresso in termini di Tecnica e la Tecnica è quasi sempre sinonimo di comodità, produttività e conseguente consumo ed efficienza industriale.
L'uomo moderno è calato mani e piedi nel "tempo della macchina" cioè della produzione, quando non è in un altro tempo e in un altro luogo nell'ideazione del Futuro e poco, anzi pochissimo nel presente.
Lo si vede in metropolitana dove la maggioranza è persa nella contemplazione di uno smart phone e non si accorge nemmeno di pestare i piedi al vicino.
Questa "distorsione" chiamata Domani ha generato la tecnologia, ma ha portato l'essere umano a conoscere la nevrosi che è una malattia propria del mondo moderno.
Le tribù primitive non l'hanno.
Soffrono la fame, ma non la psicosi.
Non si può dare un valore positivo o negativo rispetto a queste differenze, perché sono maturate in contesti diversi e hanno funzionalità diverse.
Dunque il Futuro per noi è quasi più importante del oggi, sebbene l'unico momento in cui possiamo vivere sia l'adesso.
La Medicina si incarica di dirci che viviamo di più, ma io dico che viviamo meno intensamente.
Non soffriamo il freddo, ma soffriamo l'ansia di una vita frenetica, soverchiata di impegni burocratici, divieti, regole, leggi e tesa verso un status che a ben vedere è esagerato rispetto alle reali esigenze umane. Ci sono talmente tante regole che vivere senza permesso pare non essere più possibile.
Siamo sudditi del Troppo che esige un tributo costoso in termini di sofferenza psichica, eufemisticamente definito: stress.
Da molti questo cafarnao di oggetti e beni è confuso con il benessere, addirittura con la felicità, ma solamente perché si dispongono di molte cose non è detto che questo sia un bene. Il progresso non è certo che ci sarà amico, perché la soddisfazione effimera che promette, rispetto alla felicità autentica, auspicata dall'essere umano è cosa molto diversa.

Pare così che: «Quando l'uomo non ha più freddo, fame e paura, è scontento».

lunedì 22 giugno 2026

Magha Puja



"Quando la vista vede realmente, vede con gli occhi della Mente.

Il Cuore sente insieme al udito.
Il naso gode il profumo della compassione in ogni odore.
Il tatto è sfiorato da una brezza di Verità.
Allora il gusto del Esistere si apre in tutti i suoi infiniti sapori".


Indovina chi viene a pranzo?




L'altro ieri conversavo a pranzo con una ragazza che si occupa di economia.

Le regole che enunciava erano sicuramente esatte.
La differenza tra spese sostenute per Status e gli investimenti, sono cose da comprendere.
Propriamente l'investimento è ciò che produce denaro, mentre altri acquisti che si chiamano impropriamente "investimenti" sono più esattamente dei beni che incrementano di valore. Quei beni costosi acquistati per Status invece sono di fatto un perdita che si accetta volentieri per vanità.
Queste differenze ci dicono quanto il denaro sia presente nella vita di tutti.
Personalmente considero il denaro un elemento divisionale.
Non aiuta la coesione umana, mettendoci in competizione gli uni con gli altri.
Siamo tutti amici quando siamo al ristorante, finché non arriva il conto da pagare.
Questo per dirlo alla buona.
Dunque a chiacchere i mezzi di informazione e la religione ci esortano a una maggiore solidarietà, all'aiuto reciproco, a vivere con maggiore benevolenza, ma poi nella realtà della vita cioè la realtà economica, perché la società umana si fonda sull'economia, ci mette in gara gli uni con gli altri.
E' una contraddizione insanabile.
Inoltre il denaro non ha valore intrinseco è solo un mezzo di scambio.
Il denaro fa avere il cibo, ma non si mangia.
Il denaro nel nostro Mondo economico ti permette di comprare dei vestiti, ma non ti veste.
Non ti scalda se fa freddo a meno che lo bruci in un falò da campeggio.
Il suo valore è un'illusione condivisa e fortemente radicata nella nostra cultura e nella nostra vita.
Questo però come detto divide le persone e genera una quantità di conflitti che alla fine pare un cattivo affare per l'umanità.
Tuttavia se non esistesse il denaro la gente si scannerebbe per una bistecca.
Allora?
Il problema non è il denaro in se e per se, ma la speculazione.
Quando il denaro produce altro denaro senza fornire beni o servizi diventa un cancro per la nostra società.
Questo risulta evidente dall'aritmetica con cui lo si computa: il debito pubblico mondiale supera la ricchezza del intero pianeta. E' di fatto impagabile.
Un paradosso che evidenzia l'errore.

Già nei primi anni del 900' insigni economisti hanno prospettato sistemi economici diversi, dove il denaro si svaluta se è accumulato e così dovendolo spendere produce lavoro e diversifica e ridistribuisce la ricchezza.
Inutile dire che questi buoni propositi sono non solo stati disattesi, ma ignorati.
E questo perché chi detiene la ricchezza non vuole cambiare il sistema con cui l'ha ottenuta.
Visto poi che chi ha la ricchezza ha anche il potere è evidente che non è possibile cambiare il nostro tipo di società.
Qualcuno ci ha provato con qualche rivoluzione che, secondo i casi, è stata schiacciata nel sangue oppure è fallita, perché non poteva commerciare e dunque sopravvivere avendo a che fare comunque con un sistema economico globale non rivoluzionato.
La Rivoluzione sociale cioè un cambiamento rapido e radicale di un sistema comunitario deve essere planetario, altrimenti non funziona.

Questo avviene anche a livello umano.
Ci sono sicuramente al Mondo persone buone, sensibili, leali e profonde cioè consapevoli, ma la maggioranza ancora fatica a capire che avere un vantaggio a scapito di un altro non è mai un buon affare.
Generalizzato questo sistema predatorio costruisce una sorta di Inferno. Insomma crea il mondo che abbiamo.
Così se ne parla, ma non sono le parole che possono cambiare l'Uomo, ma le esperienze.
Non sono le risposte che possono rendere l'Uomo migliore, ma le domande.
Alla fine del pranzo (ottimo) abbiamo ovviamente dovuto pagarlo, ma per fortuna in parti uguali.

La Giustizia per un attimo certamente non ha trionfato, forse non ha nemmeno vinto;
Diciamo 0-0.

martedì 16 giugno 2026

Il mio caro Angelo



Scrivo allegro, ma non blasfemo.

Ogni tanto parlo con il mio Angelo Custode che tra l'altro si chiama Angelo. Non ha nemmeno le ali, perde anche un po' i capelli, ma è davvero bravo.

Una volta gli ho chiesto il motivo di questa parsimonia di originalità nella scelta del suo nome e lui mi ha detto che è perché gli piace il suo lavoro. Si identifica fortemente con il suo impegno. E' una potenza di quinta dimensione saggio e con tanta pazienza con l'energia senziente (me stesso) che gli è stata affidata da accudire.

E' dunque molto occupato con me e lavora sodo per mantenermi in salute e vivo visto che non sto mai fermo e non faccio certo una vita morigerata né priva di rischi.

Proprio ieri sera mentre stavo per prendere sonno mi è venuto un po' di nostalgia per l'amore e così mi sarebbe piaciuto innamorarmi ancora una volta.  Ubriacarmi di passione e sentire l'anima nuovamente tesa sino allo spasimo. Ho formulato questa fantasia in me senza troppe pretese.

Ho visto però che Angelo faceva una faccia strana del tipo: "Si, si aspetta e spera"

Così mi sono incuriosito e gli ho chiesto: "Scusa, perché? Non si può desiderare?"

Lui mi ha risposto serio: 

-"No non è questo, ma vedi l'Amore è come vincere al Superenalotto per risolvere il problema che hai pochi soldi, perché spendi più di quello che guadagni. Non si fa, bisogna imparare a gestire le finanze e non sperare invece nella Fortuna.

Bisogna in generale smettere di essere masochisti cioè devi smettere di rovinarti la vita da solo come non solo fai tu, ma fanno tutti su questo pianeta.

Abbandonare il giudizio sugli altri e su te stesso, questo è la prima cosa; C'è un'interessante teoria che sostiene che il giudizio è una proiezione della vergogna la quale è diversa dal senso di  colpa, poiché quest'ultimo è determinato da un'azione o un pensiero che sottintende una frase: Ho sbagliato. Mentre la vergogna è un giudizio più severo che diciamo a noi stessi: Sono sbagliato. Vale la pena riflettere su questa interpretazione per una maggiore comprensione e così vedere se questa ipotesi ci corrisponde per correggersi. E' importante anche evitare i confronti con il Destino e piano, piano liberarti da tutti quei falsi concetti che ci rifiliamo aderendo a quello che si crede e determinati da un modo di essere non consono alla Vita, avverrà un certo distacco dalle cose, una liberazione che ti farà leggero; Ma soprattutto trarre via da dentro di se i danni dei pensieri impropri che ti rovinano la vita, senza manco accorgerti che li fai, poi  la felicità così raggiunta credo basterà. 

L'amore è un Jolly che non bisogna sprecare né ci esime da questo lavoro di consapevolezza interiore e modifica (abbandono). 

Bisogna imparare a saper vivere. 

Saper vivere in armonia con gli altri e con la Natura cioè con tutto il Mondo.

Questo è il compito nell'esistenza: imparare a vivere.  Semplice, ma non facile.

Quando sei giovane l'Amore è spesso regalato e altrettanto spesso sciupato e sprecato, poi procedendo nel corso della Vita sei chiamato a comprendere il profondo masochismo e la distruttività con cui vivi.  Vedere quanto sei nemico di te stesso e così finalmente riappacificarti. Comprendere che tu e l'altro è solo una differenza apparente; Che il giudizio sugli altri è una spada a doppio filo, che mentre divide l'altro, taglia anche te stesso e questo produrrà sofferenza. Se proprio non puoi fare a meno di giudicare, aggiungi sempre un cucchiaino di bontà per addolcirlo, solo così sarai giusto.

Poi, parlando in generale, una volta abbandonato il masochismo con cui convivete un po' tutti in questa dimensione e purtroppo senza accorgervene, se non vi basterà la molta felicità raggiunta....Si vedrà.

Adesso però dormi e non rompere il cazzo"-

Angelo, ma che carattere! 

Mi ricordavo che gli Angeli non hanno sesso, ma com'è?

-"Non fare il cretino, dormi!"-

Ho chiuso gli occhi e mi sono addormentato.

venerdì 17 aprile 2026

Le tre verità

   


In Oriente si dice che esistono tre verità.

  La mia verità, quella del mio nemico e infine quella degli altri.

La realtà, la realtà materiale delle cose si comprende grazie alle informazioni a riguardo di quelle cose.

  Questo solleva una domanda necessaria: cos'è l'informazione?

E' interessante e utile l'analisi sul concetto di informazione.
Cosa significa realmente informazione?
Superando a piè pari la definizione del dizionario: "Un dato o un elemento che concorre alla conoscenza" si incontrano tre tipi diversi di informazione.
Il primo tipo è l'informazione che si coglie da dati parziali, si desume, come il colpevole di un reato trovato grazie alle impronte digitali, oppure il numero degli anni di un albero tratto dal computo degli anelli del suo tronco.
Questo tipo di informazione si occupa di ciò che è stato.
Un elemento che appartiene al passato ed è compreso e trovato da dati a lui connessi sebbene diversi.

Vi è un secondo tipo di informazione cioè quella che si esprime in un'istruzione per fare qualcosa.
La ricetta di cucina che si legge è di questo tipo, ci da informazioni su come si produrrà una certa pietanza.
Questa informazione si occupa di cosa sarà il prodotto fatto da questa informazione e ancora da realizzarsi.
Mentre la prima era nel passato, questa sarà invece nel futuro.
C'è un ultimo tipo d'informazione: quella semantica, fattuale cioè che si occupa di com'è il mondo, la realtà presente.
Come sono le cose, i fatti appunto e come funzionano nella realtà odierna cioè nell'attualità.
Per esempio cosa nel mercato economico sta incrementando il valore di un titolo oppure quale titolo è soggetto a svalutazione.
Più semplicemente come si chiamano le capitali degli Stati in cui si divide il Mondo. Questa è un'informazione geografica che riguarda lo stato delle cose.
Questo tipo di informazione fattuale si può anche integrare con le prime due, ma a differenza di queste il requisito fondamentale è che sia vera oppure falsa.
Il primo tipo d'informazione non ha bisogno di questo requisito, necessita invece che vi sia una corrispondenza oppure non vi sia. Questo è il suo elemento nodale.
Nel secondo tipo di informazione non c'è necessità che sia vera o falsa, ma che funzioni oppure non funzioni. Questo è il punto.
Solo il terzo terzo tipo di informazione richiede la veridicità, perché è quella che veicola domande e risposte riguardo al nostro presente; La necessità di conoscere come si è formata questo tipo di informazione ci dirà se è vera oppure falsa.
Questa ricerca è necessaria altrimenti questa informazione sarà elusiva di una reale conoscenza.
Si riscontra fortemente nella nostra quotidianità questo terzo tipo di informazione e ci obbliga (tutti) a occuparcene se vogliamo aumentare la nostra conoscenza tramite l'informazione vera oppure diminuirla se tale informazione è falsa.
Rendersi conto del valore cruciale di quest'azione cioè di trovare il vero o il falso nell'informazione semantica è imperativo e di questo si occupa la filosofia dell'informazione, una nuova branca della filosofia.
Il più importante filosofo dell'informazione riconosciuto al mondo è italiano. Siamo i migliori benché se ne parli sempre male. A volte penso che lo si fa per invidia e questo lo scrivo con una punta di nazionalismo.
Molti magari non conoscono questo brillante filosofo, è Luciano Floridi, oggi naturalizzato negli Sati Uniti e professore a Yale da cui ho tratto alcuni spunti per riflettere su quanti tipi diversi di informazione esistono e come e perché abbiano necessità e funzionalità diverse.
Spero che a qualcuno possa interessare approfondire questa fondamentale comprensione.
Fondamentale, perché guiderà la conoscenza verso il vero.
Conoscenza (informazione) e verità devono essere sinonimi altrimenti si sviliranno entrambi in un nulla e in certi casi in un danno disastroso.
Perché fraintendendo il vero dal falso non si distinguerà più il bene dal male.

Improvvisamente mi torna in mente il consiglio che mi dava mia Nonna, quando mi vedeva pensieroso, mi tirava una gran pacca sulla schiena e diceva: "Non riflettere, splendi!".
Lo rinnovo ogni volta che penso troppo e do troppo ascolto alle parole degli altri.
Grazie, Nonna.