Spesso ho scritto a proposito dei soldi.
Personalmente non sono così povero da averne bisogno, ma la mia osservazione cade inevitabilmente sulla realtà.
Il denaro molti lo considerano uno scudo contro il disastro e un'immunità dal tragico. Un parafulmine alla disgrazia, un argine alla fragilità.
Si assiste invece a quanto sosteneva Schopenhauer con la metafora del pendolo che oscilla tra sofferenza e noia, cioè da un lato quando i beni auspicati mancano o sono persi c'è dolore, ansia e patimento e nel punto opposto quando sono raggiunti dopo un po' perdono di dare piacere, annoiano, costringendo una persona in carriera a rinnovare nuovi obiettivi, possedere nuove proprietà sempre più grandi, a guadagnare oggi in una giornata, quello che prima guadagnava in una settimana; Deve andare sempre avanti, è costretto da se stesso ad aumentare sempre più il proprio patrimonio e con esso il proprio impegno sino a che non ha più nemmeno il tempo per godersi la vita, oppure è divorato dalle preoccupazioni connesse ad ogni bene posseduto. Questo pover uomo ormai ricco è costantemente in bilico sul traballante piedistallo appena raggiunto verso un altro.
I grandi magnati sembrano quasi dei trapezisti, quando non diventano dei funambuli.
Il pubblico pagante e sottostante applaude e nascostamente aspetta che qualcuno di loro cada per farsi quattro risate. Che teneri!
Questa corsa spasmodica a nuovi piaceri, proprietà, obiettivi in Psicologia è chiamata: adattamento edonistico.
Ormai la Psicologia è diventata una scienza prodigiosa e insostituibile per l'umanità, cammina a pari passo e con pari dignità con la Psicoanalisi e la Psichiatria, tutte fantasiose scienze che si incaricano di capire la mente umana, perché riesce insieme alle altre a dare un nome ad ogni idiosincrasia, follia e pulsione umana, lungi però da trovarvi rimedio.
Non è un gran problema questa incompetenza.
Si sa che la Scienza e il Progresso non si possono fermare a prescindere che funzionino e portino reale benessere, la cosa importante è che assegnino nomi altisonanti alle cose scoperte da tale opinabile progressione, perché secondo questi sapienti il nuovo è sempre meglio.
Inoltre al popolo piacciono i paroloni.
In fondo se mai questi dottori trovassero una cura alla nevrosi, poi come farebbero ad arrivare a fine mese una volta guariti i loro pazienti?
Sarebbero costretti a lavorare. Eh!
Pare così che la Psicologia soffra anch'essa di questo "adattamento" che definirei giusto per far dispetto a tutte le categorie di Alienisti: psicopatologico.
Hanno bisogno sempre di nuove malattie e psicosi da catalogare, altrimenti tra loro di che parlerebbero?
Discorrendo invece della vita, a ben vedere la nostra esistenza è per la maggior parte degli individui identificata nella volizione: "Sono ciò che desidero e ancora di più quello che acchiappo" questo sembra essere lo slogan dei nostri tempi , ma anche di quelli antichi.
Va considerato un altro dato fondamentale in questa breve analisi che ho già esposto in altri scritti.
La sessualità è di fatto spiritualità.
Qui Freud batte un colpo contro il coperchio della cassa da morto dove lo hanno sdraiato, rivendicando una parte di questo sillogismo.
Sembra una provocazione questa affermazione, ma è invece solo una constatazione.
L'Uomo passa dalla fase masturbatoria della pubertà a quella omosessuale dell'adolescenza a quella eterosessuale della maturità lungo il naturale sviluppo umano che per alcuni soggetti non è completo.
Non è propriamente un errore quello che alcune persone commettono nel fermarsi in una fase rispetto ad un'altra successiva, ma una scelta, spesso inconsapevole.
Se nel leggere qualcuno sentisse bussare nuovamente, è sempre Sigmund che rivendica dal loculo l'origine di questa idea.
Tralascio i commenti relativi a quest'ipotesi Freudiana fatta del suo più insigne allievo e padre della moderna corrente della Psicoanalisi: Gustav Jung; Questo irreprensibile clinico aveva, a dispetto delle sue belle e giuste intuizioni, dei rapporti sodomiti con le sue pazienti (alla faccia del Transfert) legandole al letto in una fase non risolta sadico-anale che lascia perplessi. Parlava bene, ma razzolava male.
Da ultimo in questa galleria di "insigni casi umani" c'è Lacan che nei suoi deliri orali espressi in un'incomprensibile e astruso discorrere faceva sembrare D'Annunzio un novellino nella sua incompiuta e letteraria fase orale-genitale. Non riporto le sue opinioni a riguardo, semplicemente perché incomprensibili.
"Il più pulito ha la rogna" così sintetizzava mia madre dei personaggi di tal fatta, come degna discesa della saggezza di mia nonna.
In poche righe faccio una rapida disamina (negativa) sui tentativi del Uomo di capire se stesso. Li appallottolo e li butto tutti in pattumiera. Mandando a ramengo centocinquanta anni di studi sulla natura profonda dell'essere umano.
Non per arroganza mi permetto di essere critico con questi studiosi, ma più semplicemente, perché penso che sia inutile percorrere i meandri della mente cercando di dipanarli ed espanderli. Il problema umano non è allargare la propria mente, il problema è la mente stessa.
Continuando allora la mia piccola disamina sulle fasi della vita, cito: "I gusti non si discutono" così diceva mia Nonna, e nemmeno quelli sessuali aggiungo personalmente; Però bisogna considerare obiettivamente che se tutta l'umanità fosse omosessuale ci estingueremmo in una generazione.
Non che sia un gran male, ma a me dispiacerebbe un pochino.
Dunque esprimendo il mio pensiero fuori dai denti e da un punto di vista prettamente maschile "scoreggiare sul cazzo" non aiuta la nostra specie.
Non c'è alcun giudizio di valore sul diverso tipo di genere da parte mia.
Sia chiaro. Grazie al Cielo non ho questo moralismo né sono bigotto, ma ho comunque molti altri difetti che per fortuna mi fanno compagnia.
Nella mia personale ottica queste fasi sono strade diverse da percorrere lungo il cammino della vita.
Non necessariamente andranno vissute fino in fondo, possono essere solamente considerate idealmente come tappe della psiche in crescita e se si riterrà opportuno solo contemplarle per quello che sono: momenti di un cambiamento; E giusto per capirsi, non sarà necessario a un adolescente andare per forza al liceo con i tacchi a spillo per diventare un eterosessuale adulto.
Il fatto che non si manifestino queste condizioni non invalidano la veridicità della loro esistenza lungo gli anni che ci portano allo sviluppo completo della personalità e a una completa maturità.
Il percorso della vita, della spiritualità e della sessualità coincidono, sono la stessa cosa e sono un moto circolare.
Torneremo così a essere ciò che eravamo, solamente su un piano diverso.
Dunque la sessualità a un certo punto della vita si convertirà in una sorta di distacco dal bisogno di soddisfarla e si avrà il vero sviluppo spirituale cioè il frutto diventerà maturo.
Per questo non giudico le fasi diverse con cui viviamo il sesso, perché il frutto resta frutto anche se acerbo.
Il sesso nella piena maturità dopo aver fatto il suo corso naturale perderà di significato, divenendo solamente un'esperienza ripetuta, già nota e inutile come un gioco compiuto centina di migliaia di volte; Così non farà più presa su di noi. Esisterà a livello fisico con le normali funzioni dell'apparato genitale, ma si perderà l'attrazione sessuale verso l'altro o l'altra.
Non è un sintomo di invecchiamento, ma di cambiamento.
Certamente migliaia di baci scambiati gli uni con gli altri non sono mai uguali, restano comunque belli, ma l'identificazione che generalmente se ne da: amore-passione carnale, sebbene molto forte, è un'illusione.
Esistono un amore filiale e amicale dove questa sessualità non è presente, oppure è molto sfumata e diciamo che tutti possiamo constatare che questo particolare amore appare più puro, più leggero, meno contaminato dall'interesse personale.
La relazione amorevole tra adulti consenzienti generalmente necessita di un soggetto per questo amore, ma esso esisterà sino a un certo punto della vita, vi è un limite da lasciare alle spalle, perché l'Amore ha moltissime forme non necessariamente legate alla convenzionalità di un rapporto intimo e stereotipato.
L'Amore non è soddisfazione né possesso, non è cupidigia né libidine, sebbene generalmente lo sia confuso.
Questo abbandono favorisce il ritorno a quella "purezza" propria dei primi giorni di vita, i momenti che vivevamo appena dopo la nascita, quando la sessualità era ancora latente.
Come scrivevo, l'approccio usuale e ordinario alla materialità e alla vita di relazione non è esente da grossi problemi; Pongo così l'accento sulla non-identificazione, che è un aiuto che porta inevitabilmente al distacco dai valori effimeri per concretizzarsi e cristallizzarsi in un nucleo interiore solido e libero (per quanto possibile) dai vincoli ordinari e divenire "reale relazione senza bisogno" con il mondo e gli altri. Prendendo distanza dal considerare come parte di noi enti che invece gravitano solamente intorno alla nostra vita e così si riproporzionerà più saggiamente l'ordine delle cose.
Non è rinuncia è trasformazione.
Miglioreranno anche i rapporti umani, altrimenti quando due vuoti esistenziali si incontrano, non si assisterà a una condivisione, ma a un mutuo parassitismo, a un contratto di dipendenza in cui ciascuno esige dall'altro la salvezza che non sa darsi da solo.
La metamorfosi che segue il corso naturale dell'abbandonare i propri desideri primitivi e le pulsioni più ferine ci spinge verso altro pur rimanendo se stesso, perché le stagioni della vita offrono paesaggi diversi del medesimo luogo.
Solo quando non c'è più una necessità fisica e psicologica incombente e scatenante che la relazione con l'altro e perfino il possesso dei beni materiali può essere pienamente considerato; Ed è considerato compiutamente nella dimensione della Libertà. Paragono persone e oggetti solamente perché nel rapporto un pochino grezzo che le persone instaurano tra loro cioè nelle loro "importantissime" preoccupazioni questi due enti diversi sono spesso confusi.
La Libertà è invece l'aspirazione umana più vera e profonda che sorge naturalmente dalla constatazione che le cose di valore non sono cose, che le persone non sono oggetti da possedere, che la Vita stessa è un prestito e infine che l'esistenza ci da solamente il tempo di costruire in noi questa solidità, ci regala il tempo della disillusione, del disincanto e quel distacco da ciò che non ci è mai realmente appartenuto.
La gente è terrorizzata dalla propria fine, ma in definitiva non perdiamo nulla, perché nulla è mai stato veramente nostro.
Questo cambiamento interiore è quello che alcuni chiamano "La conquista della propria Anima" sebbene l'Anima com'è generalmente intesa, propriamente non esiste.
Nella concezione usuale lo Spirito che ci vivifica è confuso con la personalità cioè per come ci sentiamo e per quella forma di identità che diamo a noi stessi. Dimenticando che questi fattori sono elementi casuali e causali della vita e si formano grazie alle esperienze, all'educazione e determinate principalmente da dove nasciamo. La Società e la famiglia ci plasmano fortemente.
Come dico sempre se nascessimo in un altro luogo e in un'altra famiglia non ci riconosceremmo nemmeno guardandoci allo specchio.
Personalmente credo che quell'energia che alcuni percepiscono in se stesso e chiamano Anima sia un'altra cosa. L'Uomo è particolaristico, perché è la somma di parti diverse prive di natura intrinseca;
Esiste in quanto unione di parti cioè congiunzione di piani, frequenze, cieli o dimensioni che dir si voglia.
Ci sono così diversi corpi in noi come ad esempio è ben rappresentato nei sarcofaghi egizi (oppure nella concezione olimpica della Magna Grecia), dove nelle tombe dei Faraoni si trovano questi manufatti funebri inseriti gli uni negli altri e che infine contengono la mummia, proprio a simboleggiare questa realtà multidimensionale abitata da diversi "corpi" dentro di noi come in una Matrioska.
I cosiddetti "chakra" della tradizione indiana non sono altro che i motori di questi corpi invisibili che ci collegano a piani di esistenza diversi ma concomitanti.
Sono collegamenti a dimensioni intrecciate, sovrapposte e inter dipendenti.
Non ho propriamente una cultura dell'aldilà, nel mio modo di essere pur arrabattandomi in questo mondo moderno pieno di prodigi tecnologici sono intimamente arcaico, ho solo alcuni dati esperienziali.
Non ho un contatto diretto con la Divinità, e se mai ho un'insufficienza escatologica, questa non mi provoca alcun disagio.
Sia come sia, alcuni di questi "corpi" credo che li abbandoneremo subito dopo la morte, ovvero l'inefficienza del corpo fisico, altri dopo un po' e ancora e infine se si avrà "costruito" un corpo energetico integro si potrà accedere a piani-vita ulteriori.
Le cosiddette vite anteriori o future, nella mia realtà esistono nel medesimo presente, influenzandosi vicendevolmente.
Viceversa senza questa "arca" costituita da questo "corpo d'oro" come definito nella tradizione Taoistica, l'energia cui diamo valore illusorio di -me stesso- si ricongiungerà all'indifferenziato: "All'Infinito da cui proveniamo" come diceva Anassimandro.
In un costante moto di diversificazione (esistenza) e ricongiunzione alla medesima fonte che alcuni chiamano: Dio, Tao, Aldilà, ha molti nomi questo Mistero che comunque resta tale.
L'Arca è un mezzo di fuga dal tritacarne di questa dimensione terrestre. Ci guadagneremo la Libertà solo grazie a un'evasione ben congeniata.
Dio se esiste è inconoscibile per l'essere umano, dunque non ha nessun senso porsi domande a riguardo né poter intercedere presso questo "Ignoto" auspicando per se un Fato migliore.
Non c'è salvezza per chi non si salva da solo.
Contraddittoriamente però ho una percezione di una tale potenza, senza che questo confluisca in verità dogmatiche religiose.
In ultimo è il Tutto che vive in uno stato di parzialità materiale nella mia vita.
In realtà la Vita abita in me e non viceversa: non la possiedo, semplicemente esiste ed esiste da sempre e sempre esisterà, poiché è al di là del Tempo.
Queste mie personalissime interpretazioni non sono solo una mia opinione, ma un fatto per me.
Le ho maturate sulla scorta della mia diretta esperienza.
Da bambino ho avuto un drammatico incidente cui sono sopravvissuto miracolosamente da morte certa, perdendo conoscenza per diverso tempo e sperimentando uno stato di premorte indefinibile, così ho visto e percepito com'è la vera condizione spirituale cioè: l'Essenza; E' diversissima da quanto generalmente si pensa e che è spiegata dalle diverse Religioni in modi diversi.
E' uno stato inconcepibile e indescrivibile.
Ho provato a parlarne con qualcuno e scriverne, ma le parole sono inadeguate a spiegare cosa è accaduto o perlomeno quello che è rimasto trattenuto una volta "riallacciato" al corpo fisico e alla mia memoria; C'è stata credo un'inevitabile distorsione nella percezione vissuta una volta riconnesso all'esistenza, perché quella condizione fuori da ogni categoria è senza mente e senza memoria.
E' fatta di una sorta di intelligenza senza nozione, si conosce tutto, ma non si è propriamente interessati a nulla.
Uno stato né caldo né freddo, dove nulla può essere aggiunto e nulla può essere tolto.
Quindi l'adattamento successivo del mio sistema cognitivo e razionale grazie al ricordo è qualcosa che ha necessariamente dei limiti, mentre l'esperienza vissuta fu immensa.
L'effetto che ne è scaturito è che da quel momento la paura della fine non mi ha più contagiato.
Sono già morto di cosa dovrei aver paura?
A conti fatti la cosiddetta "fine" non è niente di speciale.
Queste mie convinzioni fatte d'esperienza non sono in grado di provarle né mi frega farlo, dunque non ne parlo come se conoscessi chissà quale Verità rivelata da dispensare alla moltitudine.
E' il mio modo di vedere la Vita e comprenderne la sua natura. Fine. Per me sono cose vere, ma non pretendo che lo siano anche per altri e la condivisione di quanto occorsomi resta semmai confinato nel perimetro della mia sola esperienza.
A me interessa principalmente saper vivere, cioè vivere pienamente, essere uomo completamente cioè padrone di me stesso e dopo semmai abbandonare tutto questo realizzando compiutamente (impeccabilmente) il mio Destino, ovvero fare ciò che va fatto e trovare ciò che è stato preparato da incontrare. Qualunque cosa sia.
E tutto questo per cosa?
Direi: "Per niente; Semplicemente per essere la stessa cosa in tutti i modi possibili".
Il problema nella vita è che le persone si prendono generalmente troppo sul serio. Bisognerebbe ridere di più, stemperare le nostre follie con un po' di humor.
Per esempio le donne hanno certamente grandi amori, ma sebbene diversi iniziano tutti nello stesso modo; Cioè con la medesima domanda: "Ma chi cazzo è quello stronzo?".
Poi di quello "stronzo" se ne invaghiscono perdutamente.
Ecco, poi ditemi se non è buffa la Vita.
Vista in profondità l'esistenza umana appare proprio un gran fraintendimento, un'illusione, un vicendevole inganno che ci rifiliamo l'uno con l'altro. Certamente abbiamo delle conoscenze, ma a ben guardare nessuna veramente importante cioè di quello che conta non sappiamo nulla. Conosciamo bene e con competenza solo l'inutile.
Il panorama umano può sembrare desolante, personalmente lo considero invece comico.
Chi chiede sincerità, onestà, integrità è il primo a non dare queste cose e nemmeno a conoscerle, giustificandosi con se stesso e gli altri nei modi più fantasiosi.
Ci si illude da se stesso non c'è bisogno di un potere occulto mistificatore. Sbagliamo benissimo anche da soli.
Non c'è bisogno di nessuna tentazione, basta spegnere la luce e succederà il peggio.
Le sofferenze connesse all'esistere sono molte e illusorie sebbene facciano un male cane. Avvengono nel momento che ci opponiamo al cambiamento, quando cadiamo nell'identificazione, quando vogliamo possedere o temiamo la perdita; In quel momento si crea la sofferenza, ci creiamo la pena da noi stessi. E' una tragedia ridicola la vita umana ordinaria.
Non possiamo però semplicemente affermare: basta! E non desiderare più, perché Ego, Mente e Desiderio sono la stessa cosa ed esistono, perché sono la vita. La vita dell'uomo comune almeno.
Senza una mente non avremmo coscienza né ricordo della vita.
Senza Ego non respireremmo neppure.
Rinunciare all'Ego non è dunque fattibile, però questo non significa che si debba considerarlo vero.
Forse appare paradossale questo mio scrivere se non proprio contraddittorio.
E' nella visione d'insieme che si può provare a darne un cenno, è nella conciliazione degli opposti che si ha la coesione del paradosso in cui la realtà si esprime in tutta la sua completezza.
Del "dopo" non mi interessa molto e non so quasi nulla a parte le mie opinioni senza prove.
Ho scritto già molte volte di questi concetti con quasi le medesime parole e questo non perché sia rincoglionito, ma proprio nella ripetizione e nella rilettura di quanto detto che si può trovare il vero senso del mio dire. A parte i racconti di fantasia che si possono leggere d'un fiato, quando affronto le tematiche relative all'essere umano, queste hanno bisogno di essere lette molte volte per operare una trasformazione in chi le legge.
E questo non per convincere, ma perché senza cambiemento non c'è reale comprensione.
Concludendo, per molti la vita è un sentiero, per altri una competizione, per altri ancora è una corsa senza conoscere la strada.
Secondo il mio intendere se fosse realmente una strada non vi è alcun premio a fine corsa, perché la corsa è infinita, ed è infinita semplicemente perché non esiste alcun corridore.
Al fondo del Tutto c'è il Nulla.
Non un vuoto annichilente, ma uno spazio dove tutto può essere.
Rido (da solo).