martedì 7 aprile 2026

L' arte di vivere

 

Mi ha sempre incuriosito la drastica differenza tra le opere di un artista e la sua vita.

Picasso ad esempio ebbe la fortuna di vivere il proprio successo, diventando famoso e ricco, grazie alla sua arte dal gusto particolare e alla sua notevole sensibilità estetica, fu però anche una persona crudele.
Si dice che le donne in particolare erano affascinate dal suo carisma, ma venivano letteralmente distrutte dalla sua personalità oppressiva. Si ama una persona, ma poi si convive con il suo carattere.
Questo è tristemente vero.
Picasso fu un essere umano distruttivo, misogino, un padre anaffettivo, in poche parole annichiliva chiunque gli donasse il suo cuore.
Al di là dei facili giudizi morali, mi interessa comprendere la ragione della siderale distanza tra opera e autore.
Un altro esempio.
Leopardi fu un poeta sublime, ma era deforme e questo non è certo colpa sua, ma non si lavava.
Puzzava da spavento. Si racconta che bastava che entrasse in cucina per togliere la fame a tutti i presenti.
Era inoltre un uomo timidissimo, quasi scostante, emotivamente insicuro nonostante la cultura enciclopedica.
Fece una vita di merda per dirlo alla buona.
Questo per significare che sono moltissimi gli esempi che ci mostrano questa dicotomia tra opere e vita in moltissimi artisti, ma questo si nota anche in persone di rilievo e famose che sono di fatto insopportabili.
I grandi personaggi visti da vicino sono piccoli.
Non è solamente eccentricità e anticonformismo ciò che li caratterizza, ma un vero disagio psichico.
Ecco che pare calzante la metafora dell'ostrica per indicare come avvenga la produzione artistica cioè la perla che produce l'ostrica è in realtà la sua malattia.
Credo, azzardando che una luce più luminosa proietti un'ombra più scura, aggiungendo così un'altra metafora a questa analisi.
L'emancipazione dalla sofferenza, che personalmente considero l'unica e vera azione che abbia senso nell'esistenza, non è un percorso artistico e nemmeno intellettuale, è un'altra cosa.
L'essere umano non può far conto sulle sue doti per riuscirvi, perché la natura umana è fatta di tante cose negative, nel senso che ci sono in ogni persona caratteristiche contro la vita.
Tutto ciò che è contro la vita è male.
E questo "male" lo abbiamo dentro tutti.
Questo perché siamo miseri esseri viventi assai meschini, ma pur vivendo saper vivere è un'altra questione.
Non è automatico, non è congenito saper vivere.
Bisogna imparare a farlo.
Pochi sanno vivere pienamente, la maggioranza si arrabatta.
Oggi magari una persona è contenta e soddisfatta, ma tra dieci anni lo sarà ancora?
La sofferenza e la disillusione toccano tutti se si ha tempo sufficiente da vivere.

Si dice ed è una bellissima frase: "Bisogna fare della propria vita un'opera d'arte".
Questo gli artisti famosi e anche quelli sconosciuti si accomunano, perché non sanno farlo.
Questa "opera d'arte" da realizzare nella propria vita è il prodotto di un'altra qualità.

Come al solito non ho risposte, ma domande.
Ho certamente le mie idee a proposito della Vita che cambiano però man mano vivendo. Non ho opinioni stabili a volte sposo contemporaneamente due teorie opposte. Non mi affeziono alle idee, perché la realtà di solito le distrugge.
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L'opera artistica umana più sublime e anche la più ragionevole secondo me è edificare in vita il proprio Paradiso in Terra; Non nel senso di realizzazione materiale di guadagno e ricchezza né di soddisfazioni mondane, ma nella correzione di sé cioè per meglio dire: lasciare andare le cose che fanno della vita un Inferno.

Tutto inizia con un passo, non facile, ma alla portata di un essere umano: "Rimettere i debiti che gli altri hanno contratto con noi", poi forse una forza superiore rimetterà i nostri che altrimenti non saranno pagabili direttamente, in quanto troppo grandi e generati da quelle caratteristiche "demoniache" che fanno della vita un Inferno.
I cosiddetti errori non sono propriamente il risultato delle nostre azioni, ma si trovano negli intenti profondi che ci muovono.
A volte comportamenti meschini non producono azioni nefaste mentre altre volte le migliori intenzioni creano dei disastri. Siamo un po' vittime delle circostanze.
Nel cuore di una persona si trova l'origine del male, come in una pianta la radice e può essere marcia o sana e non necessariamente si vedrà facilmente nei suoi frutti.
La malvagità, la pigrizia, l'avidità, l'avarizia, l'invidia, la crudeltà, la brama, la vanità ecc. ecc. chi più ne ha ne metta, edificano una prigione che a volte è perfino confortevole, ma è sempre e comunque un carcere.
Estirpare queste cose da se stesso non è possibile completamente, sono radicate profondamente e richiederebbero una sofferenza talmente insopportabile che umanamente non pare fattibile patirla, poiché l'uomo comprende l'errore attraverso la sofferenza e soffre ancora di più nel correggersi; Purtroppo non siamo molto evoluti, comprendiamo la Legge attraverso il bastone.
Dunque rimettendo ai nostri debitori i nostri crediti a nostra volta ci saranno rimessi i nostri ed è il primo passo verso il Paradiso.
Questo non lo si fa per essere buoni, ma perché è ciò che possiamo fare di buono.

Non lo si fa nemmeno per mera convenienza, ma semplicemente, perché è l'unico modo di realizzare una trasformazione profonda da un Inferno a un Paradiso nella nostra vita.
Io credo alla parola di Gesù, quando spiega la potenza rigeneratrice del perdono e la remissione dei cosiddetti peccati che personalmente considero solamente ignoranza, e vi credo non perché sono bigotto o religioso nel senso stretto, ma perché il suo insegnamento è scientifico, esatto, reale e verificabile da chiunque. Quando dice che saranno rimessi così i nostri debiti e soprattutto le nostre meschine malvagità è ragionevole, perché l'uomo deve fare il suo lavoro di uomo. Se per primo non considero l'offesa fatta da un altro nei miei confronti come un affronto, allora come potrebbe quella fatta da me produrre danno?
Non solo perché anche l'altro (si spera) farà la stessa cosa per me, potrebbe anche non farlo, ma una sorta di ordine superiore compenserà quel debito avendo io rinunciato al credito.
Forse sembra complicata e assurda questa contabilità spirituale.
Basta semplicemente provare e si vedrà che invece è proprio così che funziona.
Solo l'essere umano può accorgersi della sua stupidità.
Non può certamente andare oltre se stesso da solo, ma quello che può fare lo deve fare.
Quando Gesù dice: "vieni e vedrai", e "chi ha orecchie per intendere intenda", cosa vuol dire?
E' un invito a sperimentare.
Non è teorico il suo insegnamento è pragmatico. Questo a me piace.
Che in pace si sta meglio che nel conflitto è lampante non c'è bisogno di avvocati per convincerci.
Dovremmo saperlo tutti, ma allora perché non lo si fa?
In realtà lo si concepisce intellettualmente, ma nel cuore non lo si crede.
Nelle azioni non lo si attua.
Allora io dico: non lo si sa veramente.

Bisogna fare un passo prima di ascoltare le Sue parole, bisogna guardare dentro di se cosa siamo.
Abbiamo dentro di noi un tale marasma di ferocia assurda che quando mi sono visto per quello che ero ho veramente pensato di non meritare altro che sofferenza.
Per fortuna ho evitato di trovare delle scuse e così mi è capitata una fulminante realizzazione: La remissione del debito ai nostri debitori è il primo passo nella direzione giusta.
Lo avevo sentito e lo avevo recitato nella preghiera sin da bambino, ma l'ho capito solo oggi.
Gesù dice: "Fai e saprai".
Ed è proprio così.
Egli ha chiesto solo una cosa semplice e diretta: "Abbi fiducia nella mia parola e mettila in pratica, la tua vita sarà certamente migliore".
Fallo e vedi se funziona. Ebbene funziona.

Bisogna aver ben chiara la distinzione tra le parole e le parabole del Salvatore e la Teologia della Chiesa Cristiana. Sono due cose completamente diverse.
Gesù non parla di Angeli, non parla di Anima, non parla quasi mai di Dio.
Parla all'uomo.
Egli è un maestro (Rabbi), un maestro dell'umanità e si rivolge agli esseri umani per quello che possono fare con delle precise indicazioni su ciò che funziona per rendere la vita degna di essere vissuta.
Non chiede di rivolgere gli occhi al soffitto e invocare chissà quale Santo o credere alla superstizione.
Non domanda l'8 per mille per avere le casse del Vaticano piene di denaro e non pretende nemmeno di fare il segno della croce, perché Lui sulla croce c'è salito e morto e non gli è piaciuto.
Figuriamoci se vuole che qualcuno glielo ricordi.
Guardare davanti a se è importante.
Se esiste Verità è qui, sempre e comunque, altrimenti se non riesco a vederla davanti ai miei occhi non esisterà realmente.
Dove mai puoi trovare Verità?
E' in tutte le persone e in tutte le cose.
La via di Gesù è in linea con quelle indicazioni date delle altre guide dell'umanità che lo hanno preceduto e successivamente hanno integrato i suoi insegnamenti in un contesto più moderno, ma la sostanza non cambia: è un prontuario per vivere bene.
Insegna a vivere.
Un manuale d'istruzioni per l'esistenza, inascoltato, frainteso, va bene, ma resta esatto.
Al Salvatore non gliene frega nulla dell'aldilà.
Così funziona qui, cosà non funziona.
Semplice.
Non c'è bisogno di Fede, ma di fare.
Il Suo insegnamento è stato travisato completamente in una forma talmente astrusa e pseudo mistica che risulta una sorta di narrazione fantasy.
Quando in realtà il problema è palese: l'essere umano non sa vivere bene.
La condizione umana imperante è fatta di dolore, sofferenza, ignoranza, violenza e sopraffazione.
Con questi presupposti come si può vivere felici?
Questo va risolto prima di pensare a questioni teologiche.
La trasformazione interiore dell'umanità intera sarà semmai compito di qualcosa d'altro e in un altro momento, perché richiede una forza che il singolo essere umano non ha.
Forse non ha forza nemmeno per se stesso, ecco perché parlo di una potenza superiore.
Ognuno può caratterizzarla secondo la propria mente, immaginarla come Dio o un Tao, oppure un'Energia vitale che permea ogni cosa, anche e più semplicemente come la Natura.
Non è fondamentale pensare a questo Mistero tutti nello stesso modo, perché le regole del buon vivere sono uguali per tutti.
Il compito umano è provvedere a se stesso e a tutti gli altri che gli sono vicini secondo misura in maniera buona e giusta.
Sino ad ora non c'è riuscito, semplicemente perché non lo ha ancora fatto. Chi lo ha fatto invece lo ha ottenuto.
Di questo impegno si è occupato Gesù, cioè nel fornire istruzioni per saper vivere nel modo giusto.
Dei peccati che l'uomo commette non gli è interessato mai molto, perché dichiara (parole Sue): "Chi ha pochi peccati, ama poco".
Una frase che gela il sangue.

In Oriente si dice: "Più la stanza è pulita, più nobile sarà l'ospite che forse giungerà".
L'Uomo deve preparare la stanza. Fine dei suoi compiti.
Non deve occuparsi di chi verrà, che strada farà, se dovrà pregarlo di fermarsi oppure se gli piacerà abbastanza il posto preparato, perché le eventuali risposte l'essere umano non le può comprendere.
L'uomo deve occuparsi dell'Uomo.
Però se non prepara la stanza non arriverà nessuno.
Deve preparare la stanza, lo ribadisco.
Questo è alla sua portata, sebbene non lo faccia quasi mai e invece disquisisce di cose "altissime" che non sono affare suo e così perde il punto.
Peccato significa proprio questo: mancare il punto.
Il punto è qui davanti agli occhi e si chiama essere umano.
Il resto è oltre.
Tutti siamo chiamati al nostro "dovere" cioè fare ciò che possiamo fare.
Non possiamo modificare il passato, il futuro non è ancora arrivato, quando possiamo fare se non ora?
E' evidente che l'azione da compiere è adesso nel luogo dove siamo.
Ciò che è in nostro potere fare è il nostro Dovere.
Il resto non ci è richiesto, perché non avrebbe senso anche per una Divinità chiedere a un individuo cose che non può fare o essere diverso da ciò che è.
Secondo la mia piccola idea non saranno solamente "pagati" gli errori commessi cioè si avrà l'estinzione di causa-effetto delle nostre azioni, ma saranno tolti, tratti da dentro di noi, i fattori che ci hanno spinto a compiere tali errori e questo è ancora più importante, perché se non saranno corrette le cause gli errori si ripeteranno.
Va inteso che non c'è possibilità di saldo.
Il debito continua ad aumentare se non si rinuncia al credito.
L'estinzione del Debito è la rinuncia al Credito.

Saranno così corrette queste cose contro la Vita semplicemente, perché mostreranno l'errore. Non è una questione morale. Non è per fare la volontà di Dio che Dio non ha bisogno dell'Uomo per attuare la Sua volontà.
Alla meglio ci fa il favore di dargli una mano.
E' l'evidenza della distruttività dentro di noi che ci libera dal male.
Il male non è conveniente, sebbene lo si creda.
Bisogna solo farne esperienza. Non c'è bisogno della Morale, è di impiccio.
L'adesione a una vita fatta per essere vissuta conviene. E' bella.

Della moneta che spendi sei subito pagato.
Non c'è calcolo o retribuzione futura, non c'è alcun ragioniere che segna il dare e l'avere, non c'è nessuno che ti guarda, ti spia o ti controlla.
E' evidente a te stesso. Subito.
Se sei in deficit è perché c'è l'errore.
Non serve fare i conti.
Ovvero bisogna sanare tutte quelle caratteristiche contro la Vita che ho nominato prima.
Non per amor di Dio, ma per amore di se stesso, perché altrimenti la Vita, la nostra vita sarà zoppa, inutile, brutta.
Siamo malati di cattiveria e dobbiamo curarci.
E siamo tutti malati, perché tutti soffriamo.
E' evidente.
Prendere coscienza di questo è fondamentale.
E' la cosa da fare prima di tutte le altre.
Il Paradiso inoltre non è un luogo lontano o su una nuvoletta nel cielo blu, oppure in un posto ultraterreno dove si compirà questa sorta di miracolo, ma qui e ora.

Inferno e Paradiso coesistono nello stesso essere umano, dipende da cosa prevarrà in lui.
Se l'ignoranza o la conoscenza della Vita.
Diceva bene Emily Dickinson (poetessa eccelsa che fece anche lei una vita tristissima): "Se non trovi il Paradiso qui in Terra, non lo troverai nemmeno in cielo".
Fare di se stesso un vero essere umano che sappia vivere cioè in armonia con la Vita non solo propria, ma di tutti e di ciascuno questa è secondo me la vera arte ed è a disposizione di tutti.
Questa è una cosa bellissima ed equa. E' un'arte che non si trova nei Musei.
La si trova in strada, nella piazza del mercato, in autobus, al lavoro, mentre mangi, quando sei al gabinetto e tiri lo sciacquone. Si chiama Vita.
Tutti abbiamo 24 ore al giorno, tutti possiamo riflettere e vedere il Mondo per quello che è, a patto di non dare ascolto al Telegiornale, tutti abbiamo una mente che potrebbe ragionare correttamente, tutti abbiamo a disposizione le memorie di uomini eccezionali che ci hanno preceduto e che ci hanno lasciato il dono della conoscenza, grazie alle loro parole e alle loro azioni che ci ispirano e indicano, però non accompagnano.

Bisogna camminare da soli piuttosto che seguire e credere alla tua esperienza secondo me sarà sufficiente.
Abbiamo indicazioni lasciate da uomini meravigliosi e saggi molto utili da considerare, sono però da valutare criticamente prima di prenderle con noi.
La strada è nostra, perché nostra è la responsabilità e dobbiamo costruirla e percorrerla da soli.
Questo è importante capirlo.

Leggere tutto il giorno i Vangeli non renderà una persona più vera, come pregare una statua in marmo non potrà risolvere i problemi di una persona, perché i problemi sono generati dalle sue mancanze.
Se un individuo non corregge se stesso non può chiedere a nessuno di farlo per lui.
Nessuna reliquia religiosa assolverà un individuo dal male commesso. Tutto si paga. Per questo bisogna vivere responsabilmente.
E poi basta superstizioni! Basta con questa ossessione del denaro. Un po' di contante va bene, vuoi il Rolex? Ok, ma senza esagerare.

Le parole del Cristo estratte dai Vangeli occupano a malapena due pagine; Eppure sono sufficienti per accompagnarti per una vita intera lunga cento anni.

Questa è la Sua raccomandazione secondo me: "E' nel fare Verità che esiste Verità".

Buona vita, ma buona per davvero.

martedì 31 marzo 2026

A come Amore

Cos'è Amore?

Se qualcuno lo chiedesse a me direi:
"E' un regalo che costa tutto per questo è Sacro".
Non è una cosa che ho visto.
Non è una storia che ho sentito.
Non è un modo di dire per sembrare poeta.
Questa è Verità.
Questa è la mia Verità.
Così ho scritto nel mio cuore e mai più si cancellerà.
Di questo sono certo, perché lo Spirito che guarda la mia vita ha sorriso mentre accadeva.

mercoledì 25 marzo 2026

Il passo della Passera



Questo è il passo della Passera.

La Passera quando passa va presa o non ripasserà. 

Non lo dico io, l'ha detto un vecchio che passava mentre recitava il passo della Passera che quando passa va presa o non ripasserà.

Le donne non lo dicono, i giovani non lo sanno, tutti un giorno lo conosceranno. 

E' il passo della Passera che quando passa va presa o non ripasserà.

Non è un esame che lo passa chi ripassa, non è verità.

Non lo dico io, l'ha detto un vecchio che passava, mentre recitava il passo della Passera che quando passa va presa o non ripasserà.

Questo è il passo della Passera. 

Un'unica perla fiammeggiante


Fare finta che la disgrazia non ci abbia colpito non è possibile.

Non la rende digeribile.
Invece far si che questo evento magari infausto porti con se delle novità è in definitiva una trasformazione che ci renderà diversi, forse migliori, è un atteggiamento corretto per vivere la realtà con una nuova prospettiva più ampia.
Questo è il modo di seguire il corso delle cose.
Non opporsi a nulla permettendo che i fatti ci cambino.
Tutto è in trasformazione, perché secondo me non esiste propriamente il Tempo, esiste solo il cambiamento.
Il dolore e la sofferenza provengono da questa opposizione al cambiamento, dal non aderire ad esso qualunque cosa porti con se; Mettendo uno status quo confortevole come valore auspicabile e positivo, mentre il disagio che è invece adattamento al nuovo come negativo.
Non è facile vivere il cambiamento come la vera realtà dell'esistenza, forse l'unica realtà, perché l'essere umano è a proprio agio nella certezza.
Ma la certezza non esiste.
E' un'illusione calmierante, sedativa quasi lisergica. 
La certezza è per sua natura statica, immobile, immodificabile dunque morta. 
La Vita è invece nel moto, nell'armonia di elementi opposti che coesistono e primeggiano momentaneamente alternandosi in questa espressione visibile di un costante movimento.
Vivere dunque la trasformazione propria della vita è seguire il corso naturale delle cose, è la spontanea adesione al divenire.
Nell'induismo esistono tre forze universali, la cosiddetta Trimurti. 
La prima forza è creativa rappresentata dal Dio Brama, la seconda è conservativa cioè operata dalla Divinità Visnù, e infine quella distruttiva: affare del Dio Shiva. 
La distruzione che generalmente è vista in maniera negativa, invece permette il rinnovamento: essere altro. 
Nel Buddismo queste tre forze sono definite come il "Triplice Gioiello" cioè il Buddha, il Sangha e il Dharma. 
Tre forze nel senso di tre moti che permettono di percorrere la Via.
Una Via che i saggi ci dicono non sia una retta ma un cerchio, perché è un'apparente percorrenza che torna all'origine.  
"Ogni cosa è già illuminata" questo per chiarirlo con le parole del Buddha stesso.
Il significato del Triplice Gioiello è molto profondo e non è certo comprensibile con una semplice spiegazione intellettuale, è certamente diverso rispetto ai concetti del induismo pur profondissimi anch'essi, ma in ogni caso l'accento del mio scrivere si pone sulla triplicità di forze che convivono insieme e ricorrono in molte fedi.
E' presente anche nel Cristianesimo con la Trinità.
Nell'Islam con Allah, Maometto e il Corano i tre pilastri della fede mussulmana.

Due parole ancora che pronuncio dichiarando la mia ignoranza nella realizzazione del Triplice Gioiello che avviene e questo lo dicono i testi buddisti, tramite L'ottuplice sentiero, esso richiama (almeno nel numero) alle otto forze di espansione e circolazione dell'Energia nel Qi Gong, le cosiddette otto perle, che si trovano in quella pratica di salute cinese come porte alla circolazione dell'Energia.
Sono otto i trigrammi del I Ching (Il Libro dei Mutamenti) taoista e fanno riferimento ancora a questo particolare numero.

Nel pensiero degli antichi possiamo trovare spunti di saggezza molto interessanti. 
Questo per significare che esistono delle corrispondenze di numeri e principi che si riscontrano in filosofie, religioni e sistemi tra loro diversi.
Gli antichi filosofi greci per esempio, avevano più o meno la stessa visione delle tre forze induiste, la creazione e la distruzione erano opera delle divinità, mentre la conservazione era una necessità umana che grazie alla razionalità e al ragionamento saggio realizzava la conservazione. In buona sostanza i greci antichi dicevano: "Oggi metto da parte ciò che mangerò domani e questo mi permetterà, agli Dei piacendo, di vivere un giorno in più senza patire la fame". Fatto salvo che la morte è certa per tutti ed essa pone il limite ad ogni questione e soprattutto a ogni umana presunzione.
Questo è banalizzando sino all'esasperazione il pensiero greco in sostanza.
Nell'antica Grecia inoltre si pregavano gli Dei non tanto per esaudire i desideri delle persone, perché la realizzazione di quei desideri erano affare dell'uomo, ma per tenere lontano gli Dei dal Mondo materiale. Infatti quando le Divinità scendevano dal Monte Olimpo sulla Terra era il caos, nel senso che gli Dei erano liberi da qualunque vincolo e Legge e così portavano scompiglio nell'ordine cui l'essere umano faceva riferimento per vivere.

Anche nella pratica delle Arti Marziali questa triplicità di forze consente di accedere al Potere cioè alla forza detta: Qi. 
L'espansione e la concentrazione interna favoriscono e attuano l'applicazione, grazie a tre linee di forza con direttrici opposte eppure che si esprimono nel movimento efficace. 
Questo si vede nel Kung Fu migliore, il cui significato tradotto vuole dire: cosa fatta bene. 

Sono moltissimi gli spunti di riflessione che ci mostrano come la percezione umana allargata sia iconoclasta rispetto alle concezioni comuni che distinguono e separano la realtà secondo l'utilità; Ma la Natura è più grande e più saggia dell'Uomo, poiché anche l'essere umano sebbene non lo ritenga, è strumento della Natura.
La Natura è non solo maestra di Vita, ma Vita stessa. 
Noi come specie non solo siamo parte di essa, ma servi di essa, anche se ci riteniamo padroni e questo lo crediamo grazie alla presunzione che acceca l'uomo rendendolo un idiota. 
Vivere il cambiamento anche se è difficile è aprire la porta alla trasformazione che sarà comunque buona e giusta, perché appartiene a forze che ci superano e ispirate da una saggezza superiore (la Natura) che mantiene vivo il nostro pianeta da milioni di anni. 
Alcuni definiscono questa saggezza e questa potenza: Dio; Altri la diversificano in molteplici Divinità, altri ancora la unificano nel cosiddetto Tao, oppure la colgono tramiti gli Spiriti e attraverso forze primordiali e ancestrali.
 
Anche nella scienza Fisica si riscontra che sono tre le forze che generano il moto circolare.
Il tre è un numero che chi ha una propensione per la magia definirebbe magico appunto.
Come il sette. Mentre l'otto esprime espansione e grandezza.
Il Dieci talvolta è considerato il numero di Dio e si evince come forma di perfezione nella piramide pitagorica composta da dieci punti. Sebbene l'idea di perfezione è solo umana è comunque intimamente legata alla Divinità.
Trovo interessante notare che il cerchio è sin dai primordi dell'umanità rappresentativo di un principio universale come di fatto lo è la spirale reperibile nei più antichi glifi rupestri. 
Il Mistero parla con numeri e geometrie.
Sin dai primi giorni dell'umanità vi è stata un'attrazione quasi ossessiva dell'essere umano verso il cerchio, la spirale e la sfera. Sono forme che ispirano la ciclicità e paiono indicare una sorta di moto perpetuo.
Nel cerchio i punti lungo la sua circonferenza sono equidistanti dal centro e come tutti sappiamo il rapporto tra la circonferenza e il raggio determina un numero particolarissimo: il Pi Greco.
Si trova negli antichi racconti che la Tavola Rotonda tanto per fare un altro esempio, dove sedevano i Cavalieri, cioè uomini pari tra loro, aveva e rappresentava questo significato di eguaglianza.
Nel cerchio sembra esistere una sorta di moto armonico conchiuso in sé che basta a sé stesso. Ha una completezza unica.
In alcune culture la forma dell'anima è quella di un uovo, quasi una sfera cioè un cerchio in tre dimensioni, ed è la forma più vicina all'ossessione umana della perfezione (semmai esiste) una cosa che trovo divertentissima, perché l'essere umano parla spesso di perfezione, nonostante siamo tutti pieni di difetti. Dovrebbe dedicare invece il suo tempo a correggerli, senza immischiarsi mani e piedi in questioni "Divine".
I concetti cui ho fatto riferimento sono molto simili tra loro, i nomi cambiano, certamente, ma non la sostanza delle cose. 

C'è un detto in Oriente: "Il Mondo non è altro che un'unica perla fiammeggiante" e questa perla è tenuta nel palmo di un Drago che la contempla e la protegge con saggezza e forza insieme.
Il Drago simboleggia la potenza suprema al di là del Tempo ed è custode della trasformazione che invece avviene nel Tempo ed è essa stessa Tempo.
Come detto Tempo e Cambiamento sono sinonimi sebbene personalmente preferisco definirlo solamente cambiamento, perché la mia realtà è nelle percezioni. Cerco di evitare il più possibile enti astratti.
Il fuoco che arde tale perla rappresenta la distruzione creativa, un ossimoro che definisce però la rigenerazione, grazie al cambiamento a volte drammatico che accompagna il nuovo, mentre il Drago ne permette e ne custodisce la continuità nel divenire.
La Natura autentica delle cose è quello che definisco la realtà ultima.
Una realtà cui ogni essere dovrà conformarsi.
Perché la realtà vince sempre.

giovedì 19 febbraio 2026

Come finalmente smettere di migliorarsi



Il cervello è un calcolatore.

Un tesoriere che amministra il nostro corpo secondo tre direttive principali: efficienza, risparmio e comfort.
Generalmente le persone considerano la funzione del cervello quale pensare.
E' un errore.
Il cervello fa, non pensa. Esegue operazioni: controlla il battito del cuore, la peristalsi, il sistema endocrino. Il cosiddetto pensiero è una qualità della mente che utilizza le informazioni allocate nell'encefalo in particolare nella memoria.
Cosa sia esattamente la "Mente" non lo si sa, dipende dalla scienza che la indaga, dipende dal punto di vista che si adotta.
Non è un elemento fisiologico, ma esperienziale.
Gli scienziati la considerano però seriamente e dunque non è un dato che appartiene alla pseudoscienza.
Solamente è molto difficile definirla in maniera esaustiva. Certamente abbiamo alcuni dati su cui riflettere.
Più informazioni ha una persona a disposizione più la mente potrà accedervi, sebbene non sia garanzia di un pensiero più profondo e saggio.
I dati per essere utilizzati correttamente devono essere proporzionati all'essere cioè alla nostra esperienza.
Chi pensa più di quello che è entra in una area senza controllo, dove l'errore non è solo probabile, ma quasi inevitabile.
Ecco che nel nostro tempo dove c'è una ridondanza di informazioni e dove la tecnologia è spesso utilizzata senza conoscerne la natura, tutto questo diviene un male per l'essere umano.
La gente cammina e guarda solo il cellulare, parla e non ascolta, vede e non osserva né quasi mai contempla. Cammina spingendo un passeggino e ti passa sul piede e manco se ne accorge, oppure fa finta di non accorgersene.
Io cammino e guardo ciò che mi sta attorno, sento i miei piedi, se sono fermo non dondolo, cado semplicemtne in me stesso come sabbia che tracima.
Respiro e non penso a nulla. Percepisco ciò che è attorno a me e spengo il continuo soliloquio che proietta sullo schermo della mente sempre nuovi desideri, paure, ansie.
Parlo e mi dimentico ciò che ho detto.
Quando guardo gli altri mi viene da sorridere, quando veramente voglio ridere però guardo solo me stesso.
Sono sicuramente matto, in un mondo di persone così ragionevoli.
La maggioranza forse si considera sapiente, perché sa usare il computer oppure altri strumenti, ma in realtà non lo è.
Utilizzare con abilità le cose non significa conoscere in profondità i fatti.
Si constata così che molte persone parlano diffusamente e con competenza di cose che non conoscono minimamente.
L'area sottesa tra ciò che conosciamo e ciò che crediamo di conoscere porta l'Uomo all'arroganza propria del errore.
Dunque è bene essere informati, ma tutto questo è necessario indagarlo con l'esperienza, altrimenti si mettono le Tigri in Africa come fece Salgari che non aveva mai viaggiato in vita sua.
Si dice in Oriente: "L'erudizione senza saggezza è un carico di libri messo sulla groppa di un asino".
La domanda da porsi è: cos'è la saggezza?
E' esperienza (certamente), ma anche comprendere che la vita è breve e il tempo che passa non può ripetersi, questo comporta la necessità di essere realisti.
Le informazioni devono essere verificate.
Causa ed effetto sono da considerare obiettivamente.
Le parole rispetto ai fatti spesso sono una mistificazione.
Bisogna realizzare che l'esistenza è dolore; Questa constatazione amara, ma vera per viverla con saggezza, richiede sensibilità ed empatia.
Qualità dell'intelligenza emotiva.
Senza di essa, senza empatia, la vita si stinge, perché sono i sentimenti più che le emozioni che danno un senso al nostro vivere. Senza sentimenti la vita è come un orologio senza orologiaio.
E' solo un meccanismo, un tic-tac senza alcun appuntamento cui essere puntuali.
Personalmente credo che la vita senza poesia sia una vita sprecata.
Senza umiltà, dove spesso si è troppo affezionati alle nostre qualità, la vita diventa un bilancio sterile di un ragioniere senz'anima.
L'amore, cioè il sentimento più grande e totalizzante che un individuo può sperimentare nell'esistere, non è generalmente quello che si crede che sia,
Non è passione, non è desiderio, non è necessità psicologica, non è un rimedio alla solitudine; Questo per dire che quando si considera la nostra vita emotiva non si è molto obiettivi.
Si crede di averla questa sensibilità, ma spesso è solo egoismo ben camuffato.
E' necessario essere spietato con se stesso e non sottrarsi a un'analisi de-identificata per vedersi per quello che si è; Per cosa si è.
Questo significa imparare da se stesso. Senza riferimenti è facile perdersi, dunque bisogna conoscere bene cosa siamo, senza questo punto fermo costantemente rinnovato non si va da nessuna parte.
Aiuta la sincerità con se stesso che ritengo fondamentale e utile anche con gli altri, sebbene sia poco apprezzata; Questo perché quando i nostri segreti saranno condivisi e non saranno più nostri, perderanno la presa che hanno su di noi.

Quando la neve si scioglie ci si accorge che non ha odore.

Spesso fa male questa autenticità, ma solo così è possibile essere e fare, perché fare senza essere non è fattibile in termini di realtà.
L'illusione è ovunque e lo rimarrà nell'individuo sinché la realtà non sarà scelta e voluta non perché più conveniente, ma perché vera.
Illusione e realtà coesistono nello stesso tempo, ma non sono la stessa cosa.
L'illusione è generalmente piacevole, seduttiva e confortante, La realtà è sempre cruda, diretta, direi lampante.
Meglio ancora sarebbe considerare questi opposti come una cosa sola, un'unità inscindibile che compone l'esistenza.
Qualunque cosa possa essere.
Questo sciocco parla del vivere, ma sa che non è possibile sapere veramente se la vita sia oppure non sia. Abbiate pazienza.
Questa obiettività di cui parlo richiede coraggio, una qualità che ai giorni nostri si vede poco. Meglio ancora è vivere la non-paura. Uno stato di quiete che accade quando non ci si oppone più a quello che viene.
Dunque leggere e studiare non è certo un male, ma senza quello che ho descritto come necessario, non serve a nulla.
L'uomo ordinario è come una prugna che maledice l'uomo affamato che la coglie e non il contadino che ha piantato il seme e l'albero che l'ha fatta crescere per essere mangiata.
A ben vedere se un bambino avesse la possibilità di sviluppare una mente sana, un ragionamento obiettivo e una visione lucida dell'esistenza, a dieci anni saprebbe già tutto quello che gli serve del mondo.
Nasciamo perfetti, ma mancanti solo di qualche informazione utile alla sopravvivenza, ma se vogliamo veramente crescere dobbiamo rimanere come se non fossimo mai cresciuti.
Io lo chiamo -essere baby-.
I bambini sono maestri, gli adulti invece pretendono di insegnagli, ma cosa gli insegnano?
La loro ipocrisia, le loro ansie, i desideri, l'inestinguibile brama che governa il mondo.
Infatti un bimbo da poco nato non giudica, pensa senza conoscere il linguaggio, ragione velocemente perché non vive il tempo, per lui tutto è un eterno presente. E' curioso, ma non saccente. Contende con un altro bambino un giocattolo totalmente, quasi ferocemente e un momento dopo lo lascia per correre dietro a una farfalla ridendo.
E' forte nonostante sia piccolo. La sua energia si muove libera in lui. E' totale. Parla al mondo, agli alberi, al vento, agli animali e loro lo capiscono e gli rispondono.
Non chiede a un altro bambino il nome, la professione o altro che: Giochiamo assieme?
Cos'è il gioco se non azione senza scopo?
Fare senza fare.
I saggi Taoisti cinesi lo chiamavano Wu-wei e ci dicono che questo è il punto.
Nel Buddismo è: "La dottrina del Vuoto" la suprema saggezza nella perfetta ignoranza recitata nel meraviglioso Sutra del Cuore.
Nel Cristianesimo è: "Fare Verità" evidenziata nelle parabole di Gesù.
Nell'Islam si trova nel Corano nella Sura della montagna: "Insciallah".
Ha molti nomi questa semplicità, questo abbandono.
Ha tanti riflessi questo diamante, ma questa conoscenza è sempre con noi.
La abbiamo già, ce ne siamo solo dimenticati.
Smettere di migliorarsi significa trovare ciò che siamo.
Non dobbiamo cioè imparare altro che a non perdere le qualità che abbiamo già alla nascita.
Passiamo invece la vita ad accumulare e a sovrapporre a quel diamante che siamo, strati e strati di cose.
Per far brillare questa pietra preziosa bisogna o bisognerebbe togliere e non aggiungere.
Questo i libri non lo possono insegnare, perché ce lo insegna la Vita.