martedì 7 luglio 2026

Edonismo senza limitismo 2.0

Spesso ho scritto a proposito dei soldi.

Personalmente non sono così povero da averne bisogno, ma la mia osservazione cade inevitabilmente sulla realtà.

Il denaro molti lo considerano uno scudo contro il disastro e il tremendo. Un parafulmine alla disgrazia.

Si assiste invece a quanto sosteneva Schopenhauer con la metafora del pendolo che oscilla tra sofferenza e noia, cioè da un lato quando i beni auspicati mancano o sono persi c'è dolore e nel punto opposto quando sono raggiunti dopo un po' perdono di dare piacere.

Costringendo quella persona in carriera a rinnovare nuovi obiettivi, nuove proprietà sempre più grandi, a guadagnare oggi in un giorno quello che prima guadagnava in una settimana. Deve andare sempre avanti, è costretto ad aumentare sempre il proprio patrimonio e con esso il proprio impegno sino a che non ha più nemmeno il tempo quasi per goderseli, oppure è divorato dalle preoccupazioni. 

Questa rincorsa spasmodica a nuovi piaceri in psicologia è chiamata: adattamento edonistico. 

Ormai la Psicologia è diventa una scienza prodigiosa e insostituibile per l'umanità, perché riesce a dare un nome per ogni idiosincrasia, follia e pulsione umana lungi ancora però da trovarvi rimedio.

Pare che soffra anch'essa di adattamento psicopatologico. Ha bisogno sempre di nuove malattie e psicosi. 

A ben vedere la nostra esistenza è per la maggior parte di noi identificata nella volizione: "sono ciò che desidero" sembra essere lo slogan dei nostri tempi e anche di quelli antichi.
Va considerato un altro dato fondamentale.
La sessualità è di fatto spiritualità.
Sembra una provocazione questa affermazione, ma è solo una constatazione.
L'Uomo passa dalla fase masturbatoria (pubertà) a quella omosessuale (adolescenza) a quella eterosessuale (maturità) come un naturale sviluppo che per alcuni però non è completato.
Non è propriamente un errore, ma una scelta, spesso inconsapevole.
Non c'è alcun giudizio di valore sul diverso tipo di genere.
Sono strade diverse da percorrere quando si riterrà opportuno scoprirle.
Il percorso della vita, della spiritualità e della sessualità coincidono ed è circolare.
Torniamo a essere ciò che eravamo, solamente su un piano diverso.
Dunque la sessualità a un certo punto della vita si convertirà in una sorta di distacco e si avrà il vero sviluppo spirituale cioè il frutto diventerà maturo.
Per questo non giudico, perché il frutto resta frutto anche se acerbo.
Il sesso perderà allora di significato divenendo un'esperienza ripetuta e già nota, un gioco compiuto centina di migliaia di volte e così non farà più presa su di noi.
Certamente milioni di baci non sono comunque mai uguali, ma l'identificazione amore e passione carnale, sebbene molto forte, è anch'essa un'illusione.
Amore e soggetto sono un limite da lasciare alle spalle, perché l'Amore ha moltissime forme non necessariamente legate alla convenzionalità di un rapporto.
Questo abbandono favorisce il ritorno a quella "purezza" propria dei primi giorni di vita che viviamo alla nascita, quando la sessualità non era ancora cresciuta in noi.
Come scrivevo prima l'approccio usuale alla materialità e alla vita di relazione non è esente da grossi problemi; Pongo invece l'accento sulla non-identificazione che porta inevitabilmente al distacco dai valori effimeri per concretizzarsi (cristallizzarsi) in un nucleo interiore solido e libero per quanto possibile da vincoli ordinari per divenire "reale relazione senza bisogno" con il mondo e gli altri.
Non è rinuncia è trasformazione.
Una metamorfosi che segue la naturalezza, perché le stagioni della vita offrono paesaggi diversi del medesimo luogo.
Solo quando non c'è più una necessità fisica e psicologica che la relazione con l'altro e con i beni materiali può essere pienamente considerata; Ed è considerata compiutamente nella dimensione della Libertà.
Questa è l'aspirazione umana più vera e profonda che sorge necessariamente dalla constatazione che le cose di valore non sono cose, che le persone non sono oggetti da possedere, che la Vita stessa è un prestito e infine che l'esistenza ci da solamente il tempo di costruire in noi questa solidità, ci regala il tempo della disillusione, del disincanto e quel distacco da ciò che non ci è mai realmente appartenuto.
In definitiva non perdiamo nulla, perché nulla è mai stato veramente nostro.
E' quello che alcuni chiamano "La conquista della propria Anima" sebbene l'Anima com'è generalmente intesa, propriamente non esiste.
Personalmente credo che esistono invece diversi corpi in noi, come rappresentato nei sarcofaghi egizi, strutture inserite le une nelle altre a simboleggiare questa realtà multidimensionale abitata da diversi "corpi" dentro di noi come in una Matrioska.
Sono connessioni a dimensioni intrecciate, sovrapposte e inter dipendenti.
Alcuni di questi "corpi" li abbandoneremo subito dopo la morte del corpo fisico, altri resteranno per un po' ancora e da ultimo se si avrà "costruito" un corpo energetico integro si potrà accedere a piani-vita diversi.
Altrimenti l'energia cui diamo valore illusorio di me stesso si ricongiungerà all'indifferenziato: "All'Infinito da cui proveniamo" come diceva Anassimandro.
In una costante diversificazione e ricongiunzione alla medesima fonte che alcuni definiscono Dio, Tao, Aldilà; Ha molti nomi questo Mistero che comunque resta tale.
Di queste mie convinzioni non sono certo, dunque non ne parlo come se sapessi. E' il mio modo di vedere la Vita e comprenderne la sua natura.
A me interessa saper vivere, cioè vivere pienamente, essere uomo completamente cioè padrone di me stesso e dopo abbandonare tutto questo realizzando compiutamente (impeccabilmente) il mio Destino ovvero fare ciò che va fatto e trovare ciò che è stato preparato da incontrare. Qualunque cosa sia.
E tutto questo per cosa?
Direi: "Per niente, semplicemente per essere la stessa cosa in tutti i modi possibili".
Il problema nella vita è che le persone si prendono troppo sul serio, bisognerebbe ridere di più, stemperare le nostre follie con l'humor.
Per esempio le donne hanno certamente grandi amori, ma iniziano tutti nello stesso modo; Con la medesima domanda: "Ma chi è quello stronzo?".
Poi se ne invaghiscono perdutamente.
Ecco.
Vista profondamente l'esistenza è tutto un gran fraintendimento, un'illusione, un vicendevole inganno che ci rifiliamo l'uno con l'altro.
Chi chiede sincerità, onestà, integrità è il primo a non darle giustificandosi nei modi più fantasiosi.
Ci si illude da se stessi non c'è bisogno di un potere occulto mistificatore. Generalmente facciamo benissimo tutto da soli.
Non c'è bisogno di nessuna tentazione, a molti basta spegnere la luce e succederà di tutto.
Le sofferenze connesse all'esistere sono molte e anch'esse illusorie sebbene facciano un male cane. Avvengono nel momento che ci opponiamo al cambiamento, quando cadiamo nell'identificazione, quando vogliamo possedere o temiamo la perdita; In quel momento si crea la sofferenza, ci creiamo la pena.
Non possiamo però semplicemente affermare: basta! E non desiderare, perché Ego, Mente e Desiderio sono la stessa cosa ed esistono, perché sono la vita. La vita dell'uomo ordinario almeno.
Senza una mente non avremmo coscienza della vita.
Senza Ego non respireremmo neppure.
Rinunciare all'Ego non è dunque fattibile, però questo non significa che si debba considerarlo vero.
Forse appare paradossale questo mio scrivere se non proprio contraddittorio.
E' nella visione d'insieme che si può provare a darne un cenno, è nella conciliazione degli opposti che si ha la coesione del paradosso in cui la realtà si esprime in tutta la sua completezza.
Del "dopo" non mi interessa molto e non so quasi nulla a parte le mie opinioni senza prove.
Per molti la vita è un sentiero, per altri una competizione, per altri ancora è una corsa senza conoscere la strada.
Secondo il mio intendere semmai fosse realmente una strada non vi è alcun premio a fine corsa, perché la corsa è infinita, ed è infinita semplicemente perché non esiste alcun corridore.
Al fondo del Tutto c'è il Nulla.
Non un vuoto annichilente, ma uno spazio dove tutto può essere.

Rido (da solo).