martedì 7 aprile 2026

L' arte di vivere

 


Mi ha sempre incuriosito la drastica differenza tra le opere di un artista e la sua vita.

Picasso ad esempio ebbe la fortuna di vivere il proprio successo, diventando famoso e ricco, grazie alla sua arte dal gusto particolare e alla sua notevole sensibilità estetica, fu però anche una persona crudele.
Si dice che le donne in particolare erano affascinate dal suo carisma, ma venivano letteralmente distrutte dalla sua personalità oppressiva. Si ama una persona, ma poi si convive con il suo carattere.
Questo è tristemente vero.
Picasso fu un essere umano distruttivo, misogino, un padre anaffettivo, in poche parole annichiliva chiunque gli donasse il suo cuore.
Al di là dei facili giudizi morali, mi interessa comprendere la ragione della siderale distanza tra opera e autore.
Un altro esempio.
Leopardi fu un poeta sublime, ma era deforme e questo non è certo colpa sua, ma non si lavava.
Puzzava da spavento. Si racconta che bastava che entrasse in cucina per togliere la fame a tutti i presenti.
Era inoltre un uomo timidissimo, quasi scostante, emotivamente insicuro nonostante la cultura enciclopedica.
Fece una vita di merda per dirlo alla buona.
Questo per significare che sono moltissimi gli esempi che ci mostrano questa dicotomia tra opere e vita in moltissimi artisti, ma questo si nota anche in persone di rilievo e famose che sono di fatto insopportabili.
I grandi personaggi visti da vicino sono piccoli.
Non è solamente eccentricità e anticonformismo ciò che li caratterizza, ma un vero disagio psichico.
Ecco che pare calzante la metafora dell'ostrica per indicare come avvenga la produzione artistica cioè la perla che produce l'ostrica è in realtà la sua malattia.
Credo, azzardando che una luce più luminosa proietti un'ombra più scura, aggiungendo così un'altra metafora a questa analisi.
L'emancipazione dalla sofferenza, che personalmente considero l'unica e vera azione che abbia senso nell'esistenza, non è un percorso artistico e nemmeno intellettuale, è un'altra cosa.
L'essere umano non può far conto sulle sue doti per riuscirvi, perché la natura umana è fatta di tante cose negative, nel senso che ci sono in ogni persona caratteristiche contro la vita.
Tutto ciò che è contro la vita è male.
E questo "male" lo abbiamo dentro tutti.
Questo perché siamo miseri esseri viventi assai meschini, ma pur vivendo saper vivere è un'altra questione.
Non è automatico, non è congenito saper vivere.
Bisogna imparare a farlo.
Pochi sanno vivere pienamente, la maggioranza si arrabatta.
Oggi magari una persona è contenta e soddisfatta, ma tra dieci anni lo sarà ancora?
La sofferenza e la disillusione toccano tutti se si ha tempo sufficiente da vivere.

Si dice ed è una bellissima frase: "Bisogna fare della propria vita un'opera d'arte".
Questo gli artisti famosi e anche quelli sconosciuti si accomunano, perché non sanno farlo.
Questa "opera d'arte" da realizzare nella propria vita è il prodotto di un'altra qualità.

Come al solito non ho risposte, ma domande.
Ho le mie idee a proposito della Vita che cambiano man mano vivendo. Non ho opinioni stabili a volte sposo contemporaneamente due teorie opposte. Non mi affeziono alle idee, perché la realtà di solito le distrugge.
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L'opera artistica umana più sublime e anche la più ragionevole secondo me è edificare in vita il proprio Paradiso in Terra; Certamente non nel senso di realizzazione materiale di guadagno e ricchezza né di soddisfazioni mondane, ma nella correzione di sé cioè per meglio dire, lasciare andare le cose che fanno della vita un'inferno.
Tutto inizia con un passo non facile, ma alla portata di un essere umano: "Rimettere agli altri i debiti contratti con noi", poi forse una forza superiore rimetterà i nostri che altrimenti non sono pagabili, in quanto generati da quelle caratteristiche "demoniache" che fanno della vita un inferno.
I cosiddetti errori non sono propriamente i risultati delle nostre azioni, ma si trovano negli intenti profondi che ci muovono.
A volte comportamenti meschini non producono azioni nefaste e altre volte le migliori intenzioni creano dei disastri. Siamo un po' vittime delle circostanze.
Nel cuore di una persona si trova come in una pianta la radice marcia o quella sana e non necessariamente nei suoi frutti.
La malvagità, la pigrizia, l'avidità, l'avarizia, l'invidia, la crudeltà, la brama, la vanità ecc. ecc. chi più ne ha ne metta, edificano una prigione che a volte è perfino confortevole, ma è sempre e comunque un carcere.
Estirpare queste cose da se stesso non è possibile completamente, sono troppo radicate e richiederebbero una sofferenza talmente insopportabile che umanamente non è fattibile, poiché l'uomo comprende l'errore attraverso la sofferenza e soffre ancora di più nel correggersi; Purtroppo non siamo molto evoluti.
Dunque rimettendo ai nostri debitori i loro debiti a nostra volta ci saranno rimessi i nostri ed è il primo passo verso il Paradiso.
Questo non lo si fa per essere buoni, ma perché è ciò che possiamo fare di buono.
Non lo si fa nemmeno per mera convenienza, ma semplicemente, perché è l'unico modo di realizzare una trasformazione profonda da un Inferno a un Paradiso.
Io credo alla parola di Gesù, e vi credo non perché sono bigotto o religioso nel senso stretto, vi credo perché il suo insegnamento e scientifico, esatto, reale cioè quando dice che saranno rimessi così i nostri debiti cioè e soprattutto le nostre meschine malvagità è ragionevole, perché l'uomo deve fare il suo lavoro di uomo.
Solo l'essere umano può accorgersi della sua stupidità.
Non può certamente andare oltre se stesso da solo, ma quello che può fare lo deve fare.
Quando Gesù dice "vieni e vedrai", "chi ha orecchie per intendere intenda", invita a sperimentare.
Non è teorico è pragmatico.
In pace si sta meglio che nel conflitto, è lampante non c'è bisogno di avvocati per convincerci.
Dovremmo saperlo tutti, ma allora perché non lo si fa?
In realtà lo si concepisce intellettualmente, ma nel cuore non lo si crede. Nelle azioni non lo si attua.
Allora io dico: non lo si sa veramente.
Abbiamo dentro un tale marasma di ferocia assurda che quando mi sono visto per quello che ero ho veramente pensato di non meritare che sofferenza.
Ho evitato di trovare delle scuse e così mi è capitata una fulminante realizzazione: La remissione del debito ai nostri debitori è il primo passo nella direzione giusta.
Lo avevo sentito e recitato nella preghiera sin da bambino, ma l'ho capito solo oggi.
Gesù dice fai e saprai.
Egli ha chiesto solo una cosa, semplice e diretta: "Abbi fiducia nella mia parola e mettila in pratica, la tua vita sarà certamente migliore".
Fallo e vedi se funziona. Funziona.
Non parla di Angeli, non parla di Anima, non parla quasi mai di Dio. Parla all'uomo. E' un maestro dell'umanità, si rivolge agli esseri umani e da precise indicazioni su ciò che funziona per rendere la vita degna di essere vissuta.
Non chiede certamente di rivolgere gli occhi al soffitto e invocare chissà quale superstizione.
Non domanda l'8 per mille e non pretende nemmeno di farsi il segno della croce, perché Lui sulla croce c'è salito e non gli è piaciuto.
Figuriamoci se vuole che qualcuno glielo ricordi.
Guardare davanti a se.
Se esiste Verità è qui, sempre e comunque, altrimenti se non è davanti ai nostri occhi non esiste verità.
Dove mai puoi trovare Verità se non in tutte le cose?
La via di Gesù è come quella delle altre guide dell'umanità è un prontuario per vivere bene. Insegna a vivere. Un manuale d'istruzioni per l'esistenza, inascoltato, frainteso, ma resta esatto.
Al Salvatore non gliene frega nulla dell'aldilà.
Così funziona, cosà non funziona.
Non c'è bisogno di Fede, ma di fare.
Il Suo insegnamento è stato travisato completamente in una forma talmente astrusa e pseudo mistica che risulta una sorta di narrazione fantasy.
Quando in realtà il problema è semplice: l'essere umano non sa vivere bene.
La condizione umana è dolore, sofferenza, ignoranza, violenza e sopraffazione.
Questo va risolto prima di pensare a questioni teologiche.
La trasformazione interiore dell'umanità sarà semmai compito di qualcosa d'altro, perché richiede una forza che l'essere umano non ha.
Il compito umano e provvedere a se stesso e a tutti gli altri in maniera buona e giusta. Sino ad ora non c'è riuscito.
Di questo si è occupato Gesù fornire istruzioni per saper vivere nel modo giusto.
Dei peccati non gli interessa, perché dichiara: "Chi ha pochi peccati, ama poco". Una frase che gela il sangue.
In Oriente si dice: "Più la stanza è pulita, più nobile sarà l'ospite che forse giungerà".
L'Uomo deve preparare la stanza, fine dei suoi compiti.
Non deve occuparsi di chi verrà, che strada farà, se dovrà pregarlo di fermarsi, e cosa gli piacerà, perché non lo può comprendere, l'uomo deve occuparsi dell'Uomo.
Se non prepara la stanza non arriverà nessuno.
Deve preparare la stanza, lo ribadisco.
Questo è alla sua portata, sebbene non lo faccia quasi mai e invece disquisisce di cose "altissime" che non sono affare suo e perde il punto.
Peccato significa: mancare il punto.
Il punto è qui davanti a te e si chiama essere umano.
Il resto è oltre e non lo possiamo nemmeno concepire.
Tutti siamo chiamati al nostro dovere cioè fare ciò che possiamo e che abbiamo davanti al nostro naso.
Non possiamo modificare il passato, il futuro non è ancora arrivato, cosa possiamo fare se non ora?
E' evidente che l'azione da compiere è adesso nel luogo dove siamo.
Ciò che è in nostro potere fare è il nostro Dovere.
Il resto non ci è richiesto, perché non avrebbe senso anche da una Divinità chiedere a una persona cose che non può fare o essere diversamente da ciò che è.
Secondo la mia idea non saranno solamente "pagati" gli errori commessi cioè si avrà l'estinzione di causa-effetto, ma saranno tolti, tratti da dentro di noi i fattori che ci hanno spinto a compiere tali errori e purtroppo, se non saranno corrette le cause gli errori si ripeteranno.
Non c'è possibilità di saldo.
Il debito continua ad aumentare se non si rinuncia al credito.

Saranno così corrette queste cose contro la Vita semplicemente, perché mostreranno l'errore. Non è una questione morale.
E' l'evidenza della distruttività che ci libera dal male.
Il male non è conveniente, sebbene lo si creda.
Bisogna solo farne esperienza, e la morale è di impiccio.
L'adesione a una vita fatta per essere vissuta conviene. E' bella.
Della moneta che spendi sei subito pagato.
Non c'è calcolo o retribuzione futura, non c'è alcun ragioniere che segna il dare e l'avere, non c'è nessuno che ti guarda, ti spia o ti controlla.
E' evidente questa contabilità a e in te stesso. Subito.
Se sei in deficit è perché c'è errore.
Ovvero bisogna sanare tutte quelle caratteristiche contro la Vita che ho nominato prima.
Non per amor di Dio, ma per amore di te stesso, perché altrimenti la Vita, la nostra vita sarà zoppa, inutile, brutta.
Siamo malati e dobbiamo curarci.
E siamo malati, perché soffriamo. E' evidente.
Prendere coscienza di questo è fondamentale.
E' la cosa da fare prima di tutte le altre.
Il Paradiso inoltre non è un luogo lontano da dove si è o su una nuvola oppure in un posto ultraterreno dove si compirà questa sorta di miracolo, ma qui e ora.
Inferno e Paradiso coesistono nello stesso essere umano, dipende da cosa prevarrà in lui.
Se l'ignoranza o la conoscenza della Vita.
Diceva bene Emily Dickinson (poetessa eccelsa che fece anche lei una vita tristissma): "Se non trovi il Paradiso qui in Terra, non lo troverai nemmeno in cielo".
Fare di se stesso un vero essere umano che sappia vivere cioè in armonia con la Vita non solo propria, ma di tutti e di ciascuno questa è secondo me la vera arte ed è a disposizione di tutti.
Questa è una cosa bellissima ed equa, ma è un'arte che non si trova nei Musei.
La si trova in strada, nella piazza del mercato, in autobus, al lavoro, mentre mangi, quando sei al gabinetto. Si chiama Vita.
Tutti abbiamo 24 ore al giorno, tutti possiamo riflettere e vedere il Mondo per quello che è a patto di non dare ascolto al Telegiornale, tutti abbiamo una mente che potrebbe ragionare correttamente, tutti abbiamo a disposizione memorie di uomini eccezionali che ci hanno preceduto e che ci hanno lasciato il dono della conoscenza riguardo alla Vita, grazie alle loro parole che certamente ispirano e indicano, ma però non accompagnano.
Bisogna camminare piuttosto che seguire, credere alla tua esperienza sarà sufficiente.
Abbiamo indicazioni lasciate da uomini saggi molto utili da considerare, sono però da valutare criticamente prima di prenderle con noi.
La strada è nostra e nostra è la responsabilità e dobbiamo costruirla e percorrerla da soli.
Questo è importante capirlo.

Leggere tutto il giorno i Vangeli non renderà una persona più vera, come pregare una statua in marmo non potrà risolvere i problemi di una persona, perché generati dalle sue mancanze.
Nessuna reliquia assolverà un individuo dal male commesso. Tutto si paga.
Basta superstizioni.
Le parole del Cristo estratte dai Vangeli occupano a malapena due pagine; Eppure sono sufficienti.

Questa è la Sua raccomandazione: "E' nel fare che esiste Verità".

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