Ho spesso riflessioni a proposito di cose note, altre volte esploro le contraddizioni, le mie e quelle del Mondo, in altre questioni proprio non capisco niente.
Riflettevo tra ieri e oggi su alcune parole di Gesù.
"Se un ladro vuole il tuo mantello dagli anche la camicia"
Certamente Gesù era una persona straordinariamente buona e generosa, ma esiste la Legge.
Se la Legge non permette il furto, dunque perché assecondare un ladro?
Pare ragionevole e lo è questa obiezione.
Bisogna però riflettere che quando si guarda alla vita lungo un piano umano, personale e ordinario sorge la divisione. Esisterà in questa dimensione il giusto e lo sbagliato, il bene e il male.
Se Dio è Amore com'è scritto, allora perché nel mondo c'è tanto malvagità, egoismo, ingiustizia?
Perché mai Lui lo permette se non è consono alla Sua natura?
Nulla può esistere al di là del Creatore, e se questo principio creativo è buono e giusto e soprattutto amorevole com'è stato possibile che esiste nel creato qualcosa che non ha queste caratteristiche?
Forse il Suo Amore non si manifesta come quello umano?
Ma come può chiamarsi amore quello che da Lui è permesso nel nostro Mondo che rasenta l'abominio?
Questa sono le domande che mi hanno tormentato da sempre.
Va considerato che non sempre credo a Dio lo ammetto condidamente, cioè quando lo sento ci credo, mentre in altri momenti che non lo sento presente non vi credo. Non c'è in me paradosso, riesco a conciliare entrambe le cose. Sono sincero. Non vendo a me stesso una realtà che non è presente.
Ho dunque conciliato questa intermittenza di fede con una visione allargata.
Devo fare un doveroso preambolo: non so nulla.
Parlo e scrivo di ciò che vedo e ancora di più di ciò che percepisco con qualcosa d'altro che non è propriamente la mia mente.
E' una visione che non so descrivere, un modo che secondo il mio modo di esprimermi lo definisco: Saggezza che entra in me.
Non mi appartiene, arriva. A volte se ne va, altre volte perdura.
Il secondo punto che considero è che l'uomo comprende l'errore con la sofferenza, ma questo accade anche agli animali e alle piante.
Tutti gli esseri hanno a che fare con questa maestra severa: la sofferenza.
Tanto che si potrebbe dire che l'Esistere è sofferenza. Questo Mondo è dolore. Non c'è scampo ad esso, solo momentanee pause.
L'Uomo però è un animale che capisce solo grazie alla frusta? Secondo me non è solo questo cioè non solo capisce grazie alla sofferenza, ma da valore a questa conoscenza, proprio perché soffre. Quando ha qualcosa senza far fatica per l'essere umano non vale nulla o la perde dimenticandola.
Quando però l'Uomo non è in una condizione ordinaria può comprendere grazie solo la riflessione? No, l'essere umano vede l'errore, ma ha bisogno comunque d'esperienza cioè deve comprendere il fatto con tutto se stesso. Deve conoscerlo con il cuore. Capire sin nelle ossa.
E la sofferenza nel uomo perdurerà sinché non comprende. Non è un castigo Divino tale severità, è l'essere umano che si incarica di insegnare a se stesso e agli altri. Perché tutti soffriamo e tutti dispensiamo sofferenza.
L'Uomo impara dal uomo. Non da Dio.
Giusto per metafora, se una persona soffre di carie e continua a mangiare caramelle chi ha responsabilità del suo mal di denti?
Non certo il dentista. Ognuno trova la risposta facilmente guardandosi allo specchio. Quando smetterà di mangiare ciò che gli fa venire mal di denti, smetterà anche di soffrire. E' evidente, quasi banale.
La riflessione è importante, quando però è di fatto una visione, mostra una strada che dovrà essere percorsa.
Non esime però dallo sforzo di camminare, tanto per dirlo in metafora. Tutto si paga. Quando un essere sviluppa in sé una visione "allargata" le differenze si conciliano.
L'essere umano comprende il valore di qualcosa dal suo costo. Questo lo si capisce facilmente e l'ho ripetuto diverse volte; L'importanza di qualcosa dalla sua mancanza.
Dunque solo ciò che conquista può essere dichiarato suo.
In una dimensione non corporea non è possibile apprendere nulla, perché si ha già tutta la conoscenza a disposizione, tranne la sperimentazione di essa. Non esiste il Tempo dunque il cambiamento e dunque la comprensione ordinaria, ammesso che questo possa esistere senza mente fisica e memoria come nella dimensione materiale, parlo invece di una comprensione sempre presente.
Mentre nella vita materiale questa comprensione sembra essere appresa dall'esperienza, dalla riflessione e da altri processi, ma personalmente credo e sento che questa "conoscenza "sia comunque già in me e per estensione credo sia in ognuno. Va ricordata e scoperta non propriamente appresa.
Per comprendere il valore assoluto della bontà, della compassione e dell'altruismo, cioè apprendere il modo di vivere giusto, bisogna sperimentare la sofferenza che comporta il non vivere in tal modo.
Parlando in maniera umana imparare a saper vivere è il senso della vita e poi si muore. Molto semplice.
Se dunque è vero che per comprendere dobbiamo sperimentare, la domanda ulteriore che sorge è come fare se la nostra essenza proviene da una dimensione non materiale?
C'è bisogno di un ambito materiale, è ovvio. Un ambito di sofferenza e questo è ancora più ovvio.
Faccio un esempio estremo.
Per sperimentare la crudeltà di una morte violenta dobbiamo essere uccisi. Se un essere si incarica di farci questo "favore" non è l'odio che lo muoverà, ma a livello inconsapevole l'amore. Si riesce a capirlo?
Tutto è già stabilito.
Allora come diceva Gesù "Amare il tuo nemico" trova senso come "porgere l'altra guancia" cioè è un riconoscere questo insegnamento nascosto nel dolore che ci è inflitto.
Non è moralistica questa benevolenza è un fatto oggettivo a patto di sorvolare i fatti che ci accecano da una visione più ampia. Sennò diremo semplicemente quello è cattivo, perché ci danneggia e quello è buono, perché ci fa comodo.
Questa prospettiva oltre me stesso però dobbiamo viverlo nel cuore non è possibile concepirlo intellettualmente per vivere pienamente una tale grandezza. Altrimenti sarebbe troppo facile e saremmo tutti emuli di Cristo o Budda.
Ci aiuta nel "cambiamento" cioè l'abbandono del falso la Verità (La Realtà per quello che è) la Realtà Ultima cioè cosa si trova oltre la distorsione soggettiva.
E' quello che chiamo la visione allargata che ci fa riconoscere questo "Amore" nell'esempio appena detto, un Amore sotto mentite spoglie operato da un essere che si fa carico di un tale peso comportando un azione così forte che merita la nostra riconoscenza. Nella dimensione di causa ed effetto (Universo materiale) prendersi un simile impegno è di fatto un atto di straordinario altruismo.
Comprendo bene che è molto difficile digerire un simile boccone, ma è l'unico modo per dare un senso reale e vero agli insegnamenti e alle parole dei saggi, dei messia e dei Maestri dell'umanità. Altrimenti si entra nella angusta trappola del moralismo.
Non sto affatto dicendo che se una persona mi da un pugno io riesco a porgergli la porzione di mascella ancora integra per fargli finire di massacrarmi. Diciamo che sto lavorando per una maggiore comprensione affinché una tale esperienza non sia più necessaria.
E' diverso e non vorrei che chi legge pensasse che sono chissà quale Santo.
Preso atto poi che nessuno muore realmente e nemmeno nasce realmente, si constata che non è un gran danno questa distruzione avvenuta ai nostri danni fatta nell'esempio fatto di morte violenta. Questo non significa assolutamente che ognuno deve prendere un fucile e girare per strada ammazzando il prossimo.
Questo sia ben chiaro.
Presto atto ancora di più che non esiste nessuno propriamente e dunque chi uccide chi?
Questo è una realizzazione spirituale, non una scusa per far del male. Ogni essere vivente ha cara la propria vita e non ci appartiene la sua distruzione sebbene per vivere distruggiamo la vita continuamente con quello che si mangia e anche solo per il fatto che esistiamo. Dunque la conflittualità, il danno, il male inferto esiste, ma tutto ciò è una visone apparente delle cose.
Semplificando direi che è tutto finto tranne la conoscenza che se ne trae;
Sebbene la conoscenza sia già in noi, manca solamente la sperimentazione di essa in un corpo e in un contesto materiale. Lo ribadisco.
Il male allora in una visione "dall'alto" non esiste, sebbene nella vita umana e in generale nella vita esiste eccome.
E' un apparente contraddizione solo se non si cambia punto di vista.
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