mercoledì 6 luglio 2016

Haiku dell'attimo presente

E tutto d'un tratto
me so' rotto er cazzo.

venerdì 17 giugno 2016

Il Fato non bussa mica alla porta.




Un paio di giorni fa ho incontrato uno sciamano.

Ero a casa di amici e mi è stato presentato così, come si presenta il proprio dentista, l’avvocato o l’amministratore del condominio.

Ero incuriosito. Abbiamo parlato per un po’ di magia, esoterismo e occultismo. Giusto quattro passi nel Mistero.
Ero particolarmente interessato al tipo di lavoro che faceva. Mi raccontò che praticava guarigioni spirituali. Riti e incantesimi, ma principalmente la sua specialità erano le predizioni. Era specializzato nel futuro. 

Gli dissi: "Secondo me il Destino è troppo crudele per cantarsela prima"
Sorrise del mio commento, forse gli piacque e dopo un po' mi chiese se volessi una sua profezia, una lettura del mio futuro.

“No, non sono  interessato” gli dissi ringraziandolo; E prevenendo (o prevedendo) la successiva domanda aggiunsi: “Non mi interessa. Non perché non sia curioso o perché non credo che sia possibile. Nemmeno per paura, ma solo perché è inutile. Non servirebbe a niente.”

Rimase stupito di questa mia affermazione. Disse: "Tutti vorrebbero conoscere il futuro e magari cambiarlo" e aggiunse “Come non servirebbe? Spiegati meglio”

Risposi al volo: “Guarda, non ti voglio stufare con una spiegazione, ma se ti va ti racconto una storia così posso farmi capire senza annoiarti”.

Poi cominciai...

Durante il proibizionismo a Chicago negli anni 30’ viveva un famigerato Gangster. Un personaggio non solo crudele, astuto, e spregiudicato, ma temerario.
Quell'uomo pareva non conoscesse  la paura.
Era scampato a decine di imboscate e regolamenti di conti e ne era sempre uscito incolume. 
Il suo sprezzo per qualsiasi rischio lo aveva reso quasi leggendario.  Era un criminale  impossibile da spaventare.

Aveva però una strana mania: odiava i fiori o meglio odiava i fiori bianchi.  
Certamente era una bizzarra idiosincrasia, ma che ormai faceva parte del suo mito. 
Bastava un mazzo di margherite, perché quell'uomo dal sangue freddo come un alligatore perdesse le staffe. Non sopportava nemmeno un semplice bouquet in una stanza.

Una notte mentre se la godeva in un locale dove facevano musica, vide una bella ragazza. 
Lei era vicino al bar e si guardava in torno con il visino un po' annoiato. Lui ne approfittò subito per offrirle da bere. 
Conversando la ragazza gli disse che era un'aspirante attrice e anche cantante e ballerina. Insomma faceva questo e quello, ma senza troppa convinzione. 
Lui invece il suo lavoro lo aveva scritto in faccia. 
Non era certo bello. Alto però, e di corporatura muscolosa. 
I tratti duri del viso incorniciavano gli occhi neri che mettevano paura agli uomini, ma che alle donne piacevano.

Cominciarono a flirtare, e dopo un'ora e alcuni drink uscirono insieme dal locale. 
La ragazza rifiutò l’invito a casa del Boss, ma lo sorprese proponendogli invece di accompagnarla al suo albergo. 
“Per un ultimo bicchiere, ma niente di più.” 
Precisò lei, sottolineando la frase con un sorrisetto.

I due gorilla arrivarono insieme, perché accompagnavano sempre il gangster.
Una volta giunti a destinazione, controllarono la stanza, e dopo qualche minuto ne uscirono. Uno di loro disse: “Neanche un fiore, capo”.
I due balordi vennero poi congedati e se ne andarono ad aspettarlo in strada, mentre loro rimasero finalmente soli. 
Musica e whisky continuarono a far compagnia a quella bella serata e nonostante quello che lei aveva detto stavano arrivando quasi al dunque ancora vestiti. Proprio sul più bello lei si scostò via. 

Prima che lui protesse protestare, lei gli chiese: “Farò l’amore con te, lo prometto, ma raccontami la storia della tua mania per i fiori. Ti prego sono troppo curiosa, continuo a pensarci”.

Il gangster con un sospiro si lisciò i capelli e gironzolò per la stanza, infine si mise comodo su una poltrona. 
Guardò fuori dalla finestra come se nel buio cercasse la pazienza. 
Si sbottonò la giacca e guardandosi la cravatta, cominciò ad accarezzarla come fosse un gatto. 
Dopo qualche secondo la fissò e improvvisamente batté i palmi sulle cosce: "E va bene..."  
Si girò indietro come per guardarsi distrattamente alle spalle e aggiunse: “A patto che resti un segreto…O ti dovrò uccidere” addomesticò quella minaccia con un mezzo sorriso che però non la rese più amichevole.

La ragazza non si spaventò, anzi fece un piccolo salto di contentezza, poi incrociando gli indici davanti alla bocca rispose: “Lo giuro”.  
Si ravvivò i capelli e si sedette davanti a lui in attesa.

L’uomo stiracchiò un poco le gambe e cominciò la storia. 
La sua voce era bassa con un leggero accento del sud che gli faceva strascicare le parole come se il discorso stesso avesse un cadavere sulle spalle che lo appesantiva.

Iniziò così il racconto: “Sono sempre stato un criminale, perfino da ragazzo. Vivevo alla giornata senza genitori in periferia. 
Avevo messo su una piccola banda di bastardi, tutti ragazzi come me.
Rubavamo nelle case, ma il quartiere era così povero che a malapena riuscivo a mantenermi. 
Non sarei mai uscito dalla miseria. 
Poi un giorno, uno dei miei amici mi raccontò che ad appena cinque isolati c’era una casa di una vecchia ricca che viveva da sola.
La vecchia non si fidava delle banche e teneva i soldi in casa, sotto il letto in una scatola. 
Questo almeno era quello che gli aveva raccontato lo zio che faceva l’idraulico ed era entrato  in casa della signora una settimana prima per una riparazione.

C’era un problema.  
La donna era una maga. Una specie di strega che durante il giorno riceveva la visita di un sacco di gente importante, perché lei prevedeva la morte.
Aveva questo strano potere, capisci?  

La maga però ai suoi clienti diceva solo cosa avrebbero visto nel momento della fine. 
Non gli diceva il giorno o altro. Solo l’ultima immagine che avrebbero avuto davanti agli occhi.
Pareva poco, ma alla gente questo incuriosiva. Ci andavano e pagavano per sapere. 
La cosa incredibile è che la strega non sbagliava mai. 
Molti raccontavano la profezia ricevuta, magari ad amici e parenti. Forse per scaramanzia o per darsi importanza; Chi può dirlo? 
Però qualcuno di quei tizi moriva. Eh già! Perché in questa maledetta città non si campa molto. 
E quelli che sapevano poi davano ragione alla vecchia che ne usciva sempre alla grande, ci prendeva sempre. 
Era successo  decine di volte. Questo almeno, garantiva il mio socio.

A me parevano tutte  stronzate,  ma se mi potevano far guadagnare un bel gruzzolo… Fanculo alla vecchia. 
Quella notte stessa andammo a  fare il colpo.
I ragazzi della mia banda appena vista  la casa però se la fecero sotto. 
Era una villetta con un brutto giardino e la casa era veramente sinistra. Non so come ma metteva i brividi.

Alla fine fui l’unico che ebbe le palle di entrarci.
Scavalcai il recinto, ruppi il vetro della finestra e salii al primo piano. 
La porta della camera da letto era socchiusa e dalle finestre aperte e senza tende filtrava il chiarore della luna e dei lampioni della strada.  
Strisciai carponi sul pavimento e sollevando le coperte spiai sotto il letto. C’era veramente una valigia, non grossa, su per giù come una scatola.
Ero lì pancia a terra sul pavimento freddo divorato dalla curiosità e dalla tensione. Mi tirai fuori da sotto ma  rimanendo sdraiato aprì la valigia e vidi i soldi, tanti soldi!

Avevo il cuore in gola ma ero contento come a Natale. 
Mentre la richiudevo alzai lo sguardo e restai di sasso.  
La vecchia in vestaglia da notte era seduta sul bordo del letto e mi guardava con una minchia di faccia incazzata. 
Potevo sentirgli la puzza dei piedi da tanto le ero vicino.
Mamma mia quanto era brutta.

Dopo manco mezzo secondo fece un urlo, lungo, fortissimo. Sembrava una fottuta sirena della polizia. 
Con un balzo le fui addosso. La presi per quel collo rinsecchito, mentre la spingevo contro il materasso. 
Mentre stingevo lei aveva la bocca aperta e rantolava e si dibatteva. Dopo un po' finalmente smise di muoversi. I suoi occhi erano spalancati come due fanali, pensavo fosse morta.

Non ho mai più visto occhi simili in vita mia. 
Erano come un vetro rigato da del latte versato. Quello sguardo mi ipnotizzava e mi trapassava come una coltellata allo stesso tempo. 
Forse allentai la stretta perché d'improvviso la strega si rianimò, e stranamente mi appoggio una mano sul petto. Con un sibilo riuscì a dirmi: “Un fiore bianco, ecco cosa vedrai quando morirai”.

Te lo giuro, sentii il gelo lungo la schiena, anche se ero sudato marcio per lo sforzo. 
Mi salì dentro un odio furioso per quella maledizione a sorpresa. Strinsi con maggiore forza le mani al suo collo. Avevo gli avambracci che bruciavano, ma non smettevo di stingere e strattonare. "Crepa puttana" gridavo nella mia mente.
Mi svegliai come da un incubo e mi accorsi che la strega era finalmente morta. 
Ora sembrava un fantoccio con la bocca spalancata e la lingua penzoloni come quella di quei cani con la testa grossa e le gambe storte. Preciso a quelli pareva. 
Ero svuotato di ogni energia e respiravo a fatica, ma non riuscivo a smettere di guardarla.
La vecchia invece aveva  gli occhi all'insù come se cercasse delle zanzare sulla testata del letto“.

“Che facesti?” Chiese la ragazza interrompendolo, perché era divorata dalla suspense.

“E che dovevo fare? Prepararmi un caffè secondo te?” Disse lui sollevando le spalle mentre una smorfia gli piegava in basso gli angoli della bocca.

“Ho preso i soldi e sono scappato. Così ho iniziato una nuova vita criminale e come vedi è stato un successo. Un vero affare.

Nel mio ambiente tutti hanno sempre paura. Paura dei nemici, degli amici, delle spie. Io invece non ho paura di nessuno. Devo solo preoccuparmi dai fiori bianchi e basta. “

Rise il gangster, aprendo le braccia come in un'acclamazione. 
Poi tornò serio e senza dire nulla alzo il mento con un piccolo scatto per  pretendere quello che gli era stato promesso. 

La ragazza sorrise maliziosa. 
Si alzò e si voltò sollevando il vestito sino alle cosce. Armeggiando un poco con il reggicalze.
Quando si girò verso di lui però non si era tolta ancora nulla. Aveva invece in mano un cazzo di revolver. 

Non era una cantane né un’attrice, questo ormai lo sapeva anche il Boss. 
Lei era un killer, certamente venuta da fuori per quel lavoro che nessuno voleva fare, perché nessun era mai riuscito a farlo.

Lui spalancò la bocca e guardandosi intorno cercò. 
Forse c’era un fiore che non aveva visto? La stanza era esattamente come quando era entrato. 
Allora riacquistò la sua solita spavalderia. 

Disse “Non puoi, non puoi farlo, accadrà qualcosa che te lo impedirà e la pagherai".

Fece per alzarsi dalla poltrona.  Mosse appena il busto in avanti, e lo vide. Lo vide e basta. 

Non sentì lo sparo. Non riuscì proprio a sentirlo come se la vista avesse preso il sopravvento sull'udito. Vide solamente la fiammata.  
Una lampo intenso che si apriva in mille punte dalla canna della pistola che aveva puntata in faccia.

Il suo sguardo stupefatto così vide il bagliore disegnare davanti ai suoi occhi increduli un luminosissimo fiore biancastro.

Ovviamente fu l’ultima cosa che vide.



venerdì 27 maggio 2016

La verità occupa poco posto.



Non bisogna mica esser Platone per capire com'è la vita, il mondo e noi stessi.

Non bisogna essere dei geni per vedere che ogni uomo per sentirsi libero, desidera. 
E proprio nel avere uno scopo egli trova un senso al suo esistere; Si conforma alle necessità di raggiungere una meta, e diviene schiavo della propria  libertà.

Cosa ci vuole per comprendere che non ci si può aspettare  dal mondo nessuna risposta oltre la propria? 

Perché la vita è un inganno. 
.

mercoledì 27 aprile 2016

Pensieri sparsi al vento

Questa società ci insegna ad essere dei vincenti ma solo per gli obiettivi che vuole che raggiungiamo. Considera un valore essere una persona di potere e di successo, ricca.

Dimentica però di informarci che il vincitore è sempre solo, perché unico. Omette di dire che l'uomo di potere, famoso  e ricco sono condannati all'isolamento, anche se hanno tanta gente intorno, perché temono quasi sempre che gli altri gli siano vicino per i soldi, i favori e la notorietà. 
Questi pseudo valori dunque ci accompagnano verso la solitudine e non alla felicità, perlomeno non a costruire dei rapporti significativi e reali come invece promettono.

Il nostro mondo ci incoraggia verso una competitività esasperata. 
Quando la società parla di condivisione, parla di uno slogan, di un sogno ad occhi aperti, mentre i fatti ci mostrano il contrario. E' un'ipocrisia mascherata dai buoni sentimenti verso un egoismo ancora più grande.

Chi ha la disgrazia dell'intelligenza comprende molto presto che i fatti e le persone, visti attraverso di essa, raramente ci rendono felici.
La felicità ordinaria che ogni uomo desidera è quasi sempre figlia dell'indifferenza, compagna dell'ignoranza e soprattutto orfana della sensibilità. in particolare per tutto quello che non ci riguarda personalmente.
Chi sia colpito dalla sfortuna di vedere il mondo senza metterci davanti i propri desideri lo vedrà per quello che è, ma non sarà un bel vedere. Inevitabilmente sarà sospinto verso la disillusione.



L'unico sollievo allora perverrà forse dall'ironia cui considerare se stesso e le proprie e altrui azioni come un'interminabile tragi-comica follia. 

Sarà comunque solo una boccata d'aria in questa acre vita che tutti respiriamo.


https://www.youtube.com/watch?v=k9IfHDi-2EA

venerdì 1 aprile 2016

Fiat Lux


Non per fare il figo e atteggiarsi a disilluso e miscelare così con un po' di amaro il cocktail delle mie parole, ma solo per esercitare la mia naturale attitudine ad osservare e dedurre.

Si dice che l’albero si riconosce dai frutti, e come non essere d'accordo con questo sillogismo?

Se un animale a strisce mi ruggisce contro e mi mangia una gamba è certo una tigre e non un criceto. 
Se abbaia, morde e annusa è un cane, non una lucertola. 
Così è per l'uomo. Se una persona ruba è un ladro, se fa il pane è un panettiere. Se non lavora ma è ricco e racconta un sacco di bugie, anche in questo caso non si potrà sbagliare: E' un politico oppure un prete.

Presuntuosamente indago con questo metodo semplice e pragmatico la natura di Dio cioè questa fantasiosa creazione umana, intrisa di superstizione e di poteri soprannaturali per capirne la veridicità e il Suo eventuale carattere attraverso le Sue opere. Per comprendere un essere bisogna vedere cosa fa e cosa desidera. 
Con queste due semplici coordinate si determinerà la sua posizione esistenziale.
I Promoter di questo fiabesco personaggio sostengono invece che non è possibile comprenderlo, almeno con la mente umana. 
Allora perché l'ha fatta sviluppare alla nostra specie? 
Ci avrebbe dato l'intelligenza per immaginarlo, ma non l'intelligenza per capirlo; Qual'è il senso di un tale paradosso?
Penso che invece sia una tesi molto comoda per chi di questa colossale ipnosi ne ha fatto un business estremamente remunerativo.

Non c'è nulla di male dunque nel voler comprendere il Creatore guardando la Sua creazione e i Suoi scopi o almeno il risultato cui pare tendere.


Com'è fatta questa Creazione?
C'è l'’universo: immenso e freddo.
Disabitato, ma con alcuni pianeti probabilmente adatti alla vita però posti a distanze inimmaginabili. Gli alieni se esistono sono talmente lontani che è come se non ci fossero.

C'è la Terra: lussureggiante e inospitale.  
Non ci si crede? 
Gli inverni sono freddi se non si possiede  il riscaldamento, le estati torride senza l'aria condizionata.  
Ci sono le alluvioni,  in altri momenti e aree diverse, la siccità. Appena ci si sposta dalle zone civilizzate e si supera il vallo costruito grazie al duro lavoro umano per arginare le difficoltà, le cose non sono per nulla confortevoli. 
Abbandonata a se stessa perfino la Svizzera diverrebbe selvaggia.
Poi ci sono terremoti,  cicloni, tornado, uragani che flagellano il pianete senza distinzioni e in maniera imprevedibile.
Eruzioni, Tzunami, buchi nell'ozono, smottamenti, frane, fulmini e tempeste. Accadono di continuo e in ogni dove. 
Glaciazioni che arrivano lentamente ma inesorabilmente.

La Terra sembra sia un essere vivente. I suoi movimenti sono lenti ma solo perché visti da una prospettiva umana.
Non dico questo per abbracciare una bizzarra concezione aborigena, ma perché le teorie della scienza moderna indicano come sempre più probabile l'ipotesi che così è. 
Il suo sistema nervoso sarebbe composto dall'acqua, i suoi neuroni sarebbero gli agglomerati batterici nel mare che comunicano tra loro grazie alle correnti oceaniche. 
La Terra è dunque viva, ma non è mai tranquilla.
E non lo è neppure la vita biologica che vi abita.
 
L’umanità per esempio? Da quanto cammina eretto quest'uomo cerca sempre di accopparsi a vicenda, di derubarsi l’uno con l’altro, di sfruttarsi e schiavizzarsi nei modi più fantasiosi, usando le circostanze e le opportunità. Ipocritamente poi nascondendosi dietro alla morale corrente.
"L’uomo è l’uomo" si dirà, ma la vita degli altri esseri è diversa?  
Solo nell'immaginazione degli stupidi. 
Appena esci dalla città i fastidi aumentano, mosche e zanzare ti tormentano. Perfino una mucca o un cane randagio ti possono aggredire e uccidere; Non esistono esseri innocui.

Proseguendo questa passeggiata ideale verso la Natura selvaggia cosa si incontrerà?
Animali di ogni tipo e taglia, la cui unica attività è la sopravvivenza, grazie all'assassinio generalizzato. 
Una catena alimentare predatoria dove nessuno è al sicuro, in particolare l'essere umano che è uno degli animali più deboli. 
Il mondo vegetale non è esente da questa costante lotta, anzi è una competizione terribile e silenziosa per l'acqua e la luce e poi tutte queste specie arboree contro gli insetti parassiti e gli erbivori.

Maggiormente si osserverà il panorama nel dettaglio, più diventerà terrorizzante.  
La vita dei mammiferi è dura, breve e spietata ma lo è forse di più quella dei rettili e degli insetti.  
Più sono piccoli più sono incazzati. 
Se si procede nell'osservazione a livello microscopico le cose si inaspriscono ancora di più.
Virus, batteri, muffe e funghi non vedono l’ora di fare fuori tutti quanti e una volta riusciti nell'intento morire con il soggetto ospite.
Sono dei kamikaze, dei veri terroristi; A confronto di un virus, un Talebano è Ghandi con l'asciugamano in testa e la camicia da notte. 

Non bastassero le malattie terribili portatrici di una fine prematura, in ogni caso per ogni entità vivente, c'è l'inevitabile degenerazione nell'arco di poco tempo e con essa arriva,  dunque e comunque, la morte.
Di fatti la base chimica da dove trae origine la vita è la decomposizione.

Non fosse sufficiente questo a toglierci il sorriso, ecco che suppergiù ogni  26 milioni di anni avviene un’estinzione di massa o come dicono quelli che hanno studiato, una transazione biotica. 
La prossima probabilmente giungerà tra qualche migliaio di anni, giusto in concomitanza con la fine dei lavori dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria. 

L'ultima volta un asteroide spazzò via i dinosauri e quasi tutti gli animali e piante, ma è' stata solo una delle cinque grandi estinzioni (Big five) che hanno drasticamente ridotto il numero delle specie viventi a un pugno di sopravvissuti. Fu un'estinzione casuale? Per alcuni scienziati era prevedibile, perché si ipotizza una stella binaria, una nana bruna chiamata Nemesis (mai nome fu più evocativo) in orbita con il Sole. Un astro non ancora osservato, perché oscuro che lungo la sua orbita ampia ed ellittica lambisce la nube di Oort e periodicamente causa un'influenza gravitazionale deviando gli sciami di asteroidi e indirizzandoli proprio verso casa nostra (Echecaz).

Le precedenti estinzioni invece non sono avvenute con un asteroide, ma con altri metodi ingegnosi della Natura e magistralmente in linea con la sua strategia bellica.  
Le sue armi ? 
La variazione dell'asse terreste (detta Ipotesi di Shiva), i vulcani e i batteri nel fondale marino. 

I vulcani che quando le loro eruzioni divengono gigantesche e concomitanti, inondando l'atmosfera di metano e altri gas, in una sorta di flatulenza planetaria.
Non bastassero le "puzzette" del sottosuolo, ci sono i batteri nel delicato ecosistema dei mari che appena subisce delle variazioni sensibili di ossigeno (Anossia) innesca un picco micotico cioè questi batteri si sviluppano in maniera esponenziale, emettendo acido solfidrico. Un elemento tossico per la maggior parte degli esseri viventi. 
Una miscela venefica che dopo aver eliminato quasi tutti i pesci si riversa nell'atmosfera sotto forma di gas e uccide la maggior parte degli esseri sulla terraferma, insetti compresi.
Una sorta di Auschwitz globale. 
Forse è il modo che ha il Divino "dottor Stranamore" di fare le pulizie di primavera.
  
E’ già successo così quattro volte, almeno dodici se si considerano le cosiddette "piccole estinzioni". Piccole solo perché appena un po' meno catastrofiche.

Ora, pare che questa Creazione sia meravigliosa, a volerla guardare con la pancia piena e gli occhi d'artista, ma è nondimeno ostile e spietata.
Madre Natura non è solo matrigna come sosteneva il poeta di Recanati, non è solo un gigantesco Serial Killer, Madre Natura è proprio una vera stronza.

I casi sono due.  
O Dio, che ha generato questo sistema naturale e questo mondo spietato è Egli stesso spietato, oppure nel migliore dei casi non se ne occupa, quindi è perlomeno complice.

A meno che si consideri il mondo in un'ottica trascendente e lo si immagini come uno specchio fatto per produrre negli esseri senzienti una coscienza un po' più evoluta, grazie ovviamente a continui castighi; Sarebbe così una planetaria lavatrice dove questo Essere Celeste mette la biancheria sporca a lavare. 
C'è stato sempre un gran fiorire di ipotesi salvifiche chiamate religioni che aiutano l'essere umano a sostenere una speranza ingiustificata nella vita e gli regalano un po' di tranquillità che diversamente non avrebbe. 
Sono modelli di pensiero e principi di vita affascinanti e accattivanti che non trovano, però una corrispondenza oggettiva nei fatti a disposizione. Sono nel migliore dei casi esercizi di fantasia.

Pensare che solo perché una persona è buona e leale, lo sarà anche il Mondo con lui è come credere che un leone non ti mangerà per il solo fatto che tu non lo mangeresti. E' ingannare se stessi. 
  
La fede religiosa sostiene che esiste un ordine e una legge morale nell'universo, però queste norme etiche non si realizzano nei fatti. Se esistesse una retribuzione divina lo JOR sarebbe già sprofondato nelle viscere della terra per tutte le schifezze che ha fatto e per il modo in cui investe il denaro dei cattolici (armi, speculazioni, gioco d'azzardo e pornografia). Se non si crede basta informarsi.

Qual'è il senso di trovare un senso quando non c'è? 
Personalmente trovo che sia facile rispondere. L'uomo si comporta in maniera irragionevole, perché è mosso dalla sua psicologia (psicopatologia, direi) non dalla ragione.

E' solo il puerile desiderio di dare un senso alla propria vita, perché la sua futilità ci atterrisce.

Così vogliamo un motivo a tutti i costi e quando gli eventi superano qualunque spiegazione religiosa si invoca l'imperscrutabile volontà di "vostro Signore". 
Non sarebbe più semplice ammettere che forse non c'è nessuno? Invece di arrampicarsi sui vetri per far quadrare un cerchio.
Non stupisce che le religioni hanno una simile logica delirante ma funzionante. Esse agiscono su meccanismi potenti, quali: la paura, il senso di colpa e la speranza; Trovano un terreno fertile proprio dove c'è povertà e ignoranza, ovvero dove gli elementi su cui fanno leva sono più generalizzati. 
Certamente il Mistero esiste, e non parlo solamente della dichiarazione dei redditi, perché conosciamo veramente poco della realtà. Per questo è una buona cosa essere umili, ridurre la nostra presunzione e avere così la misura della nostra abissale ignoranza.

L’essere umano che si autoproclama l’essere più intelligente del pianeta, cosa fa? 
Invece di darsi una mano a vicenda, prevenire le controversie e i problemi come sarebbe ragionevole fare; Magari chiedendo aiuto all'unica entità che può cambiare veramente la sua vita cioè quella che guarda nello specchio del bagno tutte le mattine, si appella a presunte verità intangibili di divinità invisibili. 
Quando le cose vanno male e ha qualche problema (il più delle volte per colpa di se medesimo) si rivolge così all'autore di questo planetario "Death Match" credendo fermamente, nonostante tutti i fatti gli indichino il contrario che questo Essere Soprannaturale lo aiuterà, perché è buono (almeno nell'accezione umana del termine). 
Ecco che questo pover'uomo (povero di buon senso, non certo di orgoglio) riverserà la sua fiducia in qualcosa di mai visto né sentito che dovrebbe prendersi cura di lui, perché interessato chissà poi perché, alla sua insignificante esistenza. Un'esistenza generalmente vissuta all'insegna della meschinità e dell'egoismo.

E' strano che le preghiere dei fedeli riguardano sempre i loro impicci e interessi. Non sono altruisti nemmeno con le giaculatorie. 
Pochissimi di questi seguaci davanti alla morte si ricordano che incontreranno finalmente questo fantomatico Essere che "dicono" di amare. 
Non sono coerenti con la loro fede, cagandosi addosso dalla paura invece di essere contenti. 
Non sono coraggiosi, e come potrebbero? 
Hanno sostenuto per tutta la vita una consolazione immaginaria per non vedere in faccia la verità, procrastinando la paura invece di affrontarla. Preoccupandosi, particolarmente all'ultimo momento, di quella metafisica assicurazione di eternità che chiamano anima. 

L'uomo edifica cattedrali, moschee, sinagoghe, templi in onore di Dio e tra un impalcatura e l'altra, arrostisce i suoi simili con roghi improvvisati. Indice happening di persecuzioni con decapitazioni estemporanee. Commette stragi abominevoli e genocidi, ma sempre in nome di ottime intenzioni. 
Non contento combatte guerre sanguinose per conto di questa o quella Divinità, giustificando così la sua crudeltà. 
Per riabilitarsi saltuariamente chiede scusa dalla cima della montagna di cadaveri accumulati. Come ha fatto il Papa, ovviamente dopo centinaia d'anni, badando però nel mantenere i privilegi, le proprietà e il denaro accumulati grazie a questi  delitti.

Se dovessi assegnare il Nobel dell'ipocrisia non saprei proprio fra i tanti meritevoli a chi consegnarlo.

Questo pittoresco bipede chiede a Dio di esaudire le sue richieste, quasi sempre assurde e di liberarlo dai problemi; Quegli stessi problemi generati della sua vanità e ambizione.

Quando gli dice male, ecco che questo pellegrino senza meta si butta in ginocchio, alza gli occhi al cielo e prega con fervore a mani giunte proprio quel Creatore che avrebbe dato vita a un sistema naturale così spietato. 

Un atteggiamento che trovo divertentissimo; E' come se un ebreo chiedesse aiuto a Hitler, e già che c'è domandasse pure di scoparsi la figlia di Himmler. 

Ma per favore...

P.S. 
A volte penso che il Dio che ha creato questo mondo non sia il vero Dio, e certo non merita di essere adorato. 
La nostra essenza è libera e immortale da miliardi di anni, da quando esiste il tempo. 
E' stata imprigionata in un corpo da un meccanismo che non ha nulla a che fare con la Fonte.  L'usa ma non è.
Dunque quello che per molti è la fine per me invece è una liberazione. 
Spezzare questa catena e così finalmente andare e mai più tornare. Questa ipotesi spirituale, però la sostengo solo il giovedì, gli altri giorni della settimana penso che è tutto il solito magna-magna.


martedì 29 marzo 2016

Nessun dorma

Vi è una legge economica immutabile. 
La ricchezza non si crea, ma si sposta.

Quando una persona diventa più ricca un'altra da qualche parte diventa più povera. 

Su scala globale avviene che i lavoratori (produttori di merci e servizi) che hanno già poco denaro lo perdono ulteriormente a causa della diminuzione del potere d'acquisto; mentre i detentori del capitale, nel tempo, grazie alla speculazione ne hanno sempre di più (cioè paradossalmente il denaro rende altro denaro pur non essendo né una merce né un servizio, ma solo una convenzione di scambio). 

Di fatto i poveri spesano la cosiddetta svalutazione a vantaggio dei ricchi che non solo non la subiscono, ma si arricchiscono. 
Questo non si dovrebbe chiamare più semplicemente: rubare?

giovedì 3 marzo 2016

Sull'Amore.


Forse sarebbe meglio la dolcezza della serenità, piuttosto che la magia dell’amore, ma quando si ama non si pensa così. 

Si può vivere benissimo anche senza, però la vita non è un granché.  Inoltre non si può amare un po’, non si può amare al trenta percento, o si ama oppure non si ama.

Come tutte le particolarità di questo mondo, anche l’amore deve essere appreso e dunque insegnato. Esso dipende dallo stato dell’essere. Maggiore è la profondità con cui viviamo più sarà lo spessore di questo sentimento. 
Almeno se lo si vuole vivere pienamente, se lo si desidera conoscere oltre al naturale istinto che ci porta a sentirlo dentro di noi.
Spesso è una percezione indistinta, mischiata e confusa con altri sentimenti che non c’entrano nulla.

Va dunque capito, grazie ad un lavoro di raffinazione. E’ come estrarre dalle anonime pietre, l’oro.

C'è un problema; Molte nozioni al mondo si danno per scontate. Un errore in cui si inciampa spesso.
Ho notato che le persone sono convinte che sia necessario avere un’abilitazione per svolgere quasi tutto, a volte perfino per un lavoro senza importanza. Affermano che è bene frequentare corsi per qualsiasi cosa, anche per preparare il barbecue la domenica.
Per quello che è veramente fondamentale invece, sono certi di conoscercelo come scienza infusa; Per diritto naturale di nascita. 
A me sembra presuntuoso oltre che falso.

Tanti, tantissimi pensano di saper respirare, di saper camminare, di saper pensare correttamente…di saper amare. In realtà sanno veramente poco, e poco per queste cose è come non sapere nulla.
La maggioranza non è dunque padrona del proprio respiro, non è consapevole di come cammina, e si vede; Si trascinano per questo mondo tutti storti, senza eleganza né agilità. 
Sono deboli, vuoti. Hanno opinioni, certamente, ma sono prese a prestito, perché non sanno indagare la realtà dei fatti oltre le apparenze e le idee degli altri.
Percepiscono forse istintivamente questa debolezza, ma invece di affrontarla, di guarirla e trasformarla in forza la nascondono sotto una coltre di aggressività e di egoismo. 

In particolare per questa sorta di proto-umani,  i sentimenti sono funzionali principalmente alle loro ambizioni e alle loro attese. “Ti do per quanto mi dai” pare così che agiscano solo in conformità a questo principio commerciale, sovente manovrando di nascosto per ottenere più di quanto meritano.  Si comportano come ladri piuttosto che come degli onesti contadini, e alla fine restano poveri proprio perché vogliono arricchirsi in fretta e senza sacrifici. 
Non stupisce che s’invaghiscono piuttosto che innamorarsi. Non stupisce nemmeno che i sentimenti in loro cambino così tanto, così in fretta e per così poco.
 
Fuoco e fiamme nei confronti del loro partner appena conosciuto e dopo qualche anno,  mese, a volte giorni,  divengono l’uno per l’altro estranei, quando non divengono nemici.

Personalmente  ho invece sentimenti durevoli.  Quando amo, amerò per sempre. Certamente le necessità e le circostanze, a volte mi allontanano dalle persone care, ma nel fondo di me stesso, i sentimenti una volta nati, restano. 
Le follie del mondo mi turbinano intorno, ma i miei affetti restano nell'occhio del Ciclone, immutabili. E' per questo che gli do un grande valore, certamente non li confondo con gli oggetti e con i soldi.

Ricordo che da bambino amavo ogni cosa. La mamma, il papà, i compagni di scuola, gli amici con cui giocavo, perfino i semplici giocattoli mi parlavano, e ricambiavano il mio affetto.  Gli alberi erano come il tetto della mia casa, e il cielo era la mia televisione. Tutto brillava in una connessione che comunicava con me. 
Una profonda luce mi scaldava il cuore e mi accompagnava, insieme allo stupore continuo di vedere la vita svolgersi davanti ai miei occhi con le sue rivelazioni e ancora di più con i suoi misteri.

Lentamente e dolorosamente, però ho constatato che gli altri erano diversi da me.  A loro era preclusa questa percezione di unicità e non sentivano le cose e gli altri come se stessi. 
I miei genitori a volte non mi capivano, i compagni di scuola inaspettatamente erano crudeli e prepotenti, gli amici spesso mi preferivano al tornaconto. 
Banalmente direi che la rivelazione che ne ho tratto è che Il mondo umano era (lo è sempre stato?) un luogo insidioso, insensibile, irriconoscente, dominato dalla stupidità di volere sempre una soddisfazione immediata, senza alcuna visione più ampia e lungimiranza.
Ho compreso che quest’umanità non mi rappresentava completamente. Non ero certo migliore, nondimeno ero, e sono molto diverso. 

Per necessità ho fatto così l’inconcepibile. 
Ho riposto questa gemma preziosa che brillava dentro di me in un luogo sicuro; L’ho nascosta, perché non volevo che altri la sporcassero e la sfruttassero. 
Forse è capitato a tutti in qualche misura? Forse solo a me. Non saprei che dire.
In riposta a questo disagio ho edificato un muro per proteggermi e ho chiuso in una stanza, dietro ad una porta d’acciaio quello che ritenevo di valore. 
Poi, ahimè col tempo ho dimenticato dove avevo riposto la chiave per aprire quella porta.  Il tesoro non era proprio sparito con la sua chiave ma era diventato però irraggiungibile. Così per non dispiacermene ho dovuto scordare di averlo mai posseduto.

Ho vissuto per molto tempo senza quella luce, compagna della mia più profonda felicità.  Constatando saltuariamente ma amaramente che un diamante in una cassaforte non brilla più.
Sebbene è ragionevole pensare che una pietra preziosa vada custodita, non si può metterla in una cassetta di sicurezza. Deve invece essere indossata. 
E’ pericoloso, rischioso e difficile, ma cosa non lo è in questa vita di ciò che ha valore e significato?

In conseguenza alla mia rinuncia ho vissuto l'esistenza come in una sorta di distacco, ero invincibile ma solo perché non combattevo per qualcosa cui davo realmente valore. Non avevo paura,  ma solo perché non mi importava di me stesso. 
Che triste consolazione questa invulnerabilità. Che idiozia! Riderei sino alle lacrime di quel me stesso se solo non avessi dovuto condividerne il destino e comprenderne l'errore pagandone il caro prezzo.

E’ solo quando ci si libera dalla follia che si capisce di essere stati pazzi, perché nelle tenebre non si vede nulla.

Ero amato ma non amavo. E’ stato come sedersi a una tavola apparecchiata senza appetito e senza nessuno con cui fare quattro chiacchiere.
Mi facevo largo nel mondo come in una battaglia ma non sapevo per chi conquistare qualcosa. Ero un guerriero crudele, senza pietà per nessuno, soprattutto per me stesso.

Tutto ciò mi ha trascinato in una profonda crisi percependo dentro di me una desertica solitudine e la vacuità di ogni azione. 
Ho cercato così con arroganza la perfetta autarchia. Un’autonomia completa. Volevo bastare a me stesso. Essere il Dio della mia anima. Ovviamente ho fallito, perché è impossibile. Almeno lo è per me.  
Da questa situazione di stallo interiore e senza speranza ne sono uscito in maniera inconsapevole e fortuita. Grazie alle circostanze o più verosimilmente creando le situazioni per arrivare in fondo a questa strada senza uscita.

La vita mi ha dato una mano, alla sua maniera che di solito è una mano chiusa, un pugno che arriva dritto sul naso.
Una serie di circostanze terribili hanno improvvisamente e inaspettatamente distrutto tutto il mio mondo. 
La mia energia interiore a lungo compressa è detonata. E' stata una vera fortuna. 
Come scriveva un grande uomo di vita: “Per quel che mi riguarda, ben sapendo di essere sempre stato la causa principale di tutte le sventure che mi sono capitate, mi sono trovato con piacere in condizione di essere lo scolaro di me stesso e in dovere di amare il mio precettore”.
Sono in pratica morto non in senso letterale, altrimenti sarei il trionfo dello spiritismo, ma nel senso più ampio del termine.
Dal fondo della mia fossa sono inaspettatamente risorto, il mio funerale è stato la mia nuova nascita e con una voce diversa ho emesso il mio secondo primo vagito alla vita. 
Non avendo più nulla da perdere né da proteggere ogni difesa è crollata in me.

Togliete ad un uomo ogni speranza è conoscerà finalmente la libertà. Posso garantire che è così ma è un incontro atterrente. 
E' qualcosa che è oltre ogni umano coraggio. Abbagliante e agghiacciante nel medesimo tempo. In verità inesprimibile.

La porta d’acciaio dove avevo riposto il mio amore si è inaspettatamente incrinata. Non si è aperta, ma si è fessurata un pochino.

Una piccola apertura; Sufficiente a far filtrare uno spiraglio di luce all'interno e coglierne così il bagliore di rimando che né usciva. Questo mi ha indicato la strada che dovevo percorrere; Ciò che dovevo fare.
Ho dovuto così lavorare duramente per scardinare quanto rimaneva di questa barricata e trarne fuori faticosamente questa gemma preziosa, lavarla e lucidarla per renderla ancora presentabile.
La strada fatta è stata lunga, dolorosa ad ogni passo come un calvario ma non era che l’inizio.
Perché a che serve un diamante se non ne puoi condividere la bellezza? 
L’unico modo per non perderlo di nuovo, l’unica maniera per vederlo bene è stato donarlo a qualcun'altro. 
Se lo avessi tenuto indosso non sarei riuscito a scorgerlo bene, e gli specchi in questo mondo di sentimenti non esistono, o meglio ci sono ma si chiamano persone. 

Tutto quello che so dunque sull'amore, l’ho appreso principalmente grazie alla sofferenza e non alla gioia come si vede nei film. 
Soprattutto grazie alla Donna che è per me il naturale contrappunto a me stesso. Lei è stata, ed è il mio maestro d’amore.
Quando parlo di donna parlo di una Donna con la D maiuscola, non certo quelle che si trovano in giro e che in un modo o nell'altro si vendono al miglior offerente, il quale se ha tempo le compra con le attenzioni e le adulazioni, altrimenti se ha fretta con i soldi.  
Solo una donna completa può completarmi.
Cosa può fare un uomo? O meglio cosa posso fare io?
Amare, certamente e sperare di essere riamato. 
Più in generale direi però che se questo sentimento non è corrisposto bisogna avere le palle per lasciarlo andare.
La vita è troppo breve per trascorrerla da masochista e soffrire per qualcosa che è oltre le nostre possibilità. 
Così se hai il coraggio di dire "addio" la vita ti regalerà certamente un altro "ciao".
Bisogna perciò essere buoni con la propria vita perché siamo l'unica persona che ci può rendere felice. 
Ma visto che non si può comandare l'amore, bisogna almeno comandare a se stessi. Non è assolutamente facile, non lo è nemmeno comprendere che ogni sorriso che l'amore regala lo si pagherà, in un modo o nell'altro, e quando accade è proprio un vero inferno rosa.

Alla fine che lezione ho ricevuto da tanto patire? 
Che cosa ho capito dopo tanti severi castighi, dopo che tante lacrime si sono asciugate, cosa è rimasto scritto sulle mie guance? 
Qual è dunque il segreto che è stato sussurrato alle mie orecchie sorde? 

Per prima cosa che l’Amore non lo puoi avere stabilmente, rubare o comprare: accade. Oltre la propria volontà, oltre i meriti e le circostanze. Questa accettazione d'impotenza richiede un grande coraggio, forza e molta fiducia. 
Non nell'altro come banalmente si potrebbe credere, ma fiducia in se stesso; Nelle proprie percezioni e nel sapere di meritarselo. 
Un merito che non si accumula come in un conto corrente, perché in questo mondo non esiste alcuna contabilità retributiva sovrumana o divina. 
Esso va meritato momento per momento. 
E' sempre un nuovo inizio che non può essere confinato nelle leggi di una relazione stereotipata, nelle idee e nei desideri che mettiamo davanti ai nostri occhi e che ci nascondono la verità.

Vi è però una dimensione più profonda e sconvolgente che va oltre alla naturale relazione sentimentale. 
L'amore nella sua dimensione più vera non ha soggetto. Incredibilmente quando ami tu non esisti più. 
C'è solo la percezione fortissima di non separazione. Non è freddo e non è caldo. Non è bello né brutto. 
E' semplicemente oltre ogni categoria. 
E' sconvolgente eppure così naturale. Non tiene conto di nulla ma ti da tanto. Non c'è contabilità, paura, calcolo. 
E' azione senza nessun tornaconto. 
E' qualcosa di assurdo che invece è l'unica cosa ragionevole nella vita.
Spesso è per questo motivo che l'Amore non lo si capisce e neppure lo si riesce a vedere. 
A volte, ti passa accanto e non te ne accorgi. Ha un passo talmente leggero! 
E’ fortissimo ma fragile, va trattato con cura. E' sacro.
Allora cosa mai  bisogna fare?

Una cosa sola: -Se vuoi conquistarlo, devi arrenderti ad esso-  


.