lunedì 8 agosto 2016

E' un effimero Fandango


Se cerchi una ragione non la troverai.
I tuoi  occhi spalancati non possono vedere la  semplice verità, nuda e bellissima che si mostra senza vergogna; Essi potrebbero benissimo essere chiusi, perché sarebbero ciechi lo stesso.

Nessun Dio e nessun padrone se non il desidero che ti seduce, e la paura che dipinge nella mente i timori; Essi sono veri per te come i pericoli reali.   
Le ambizioni ti conducono per mano ad un tavolo da gioco dove le carte turbinano come in una tempesta, ma la  vittoria e la sconfitta non esistono.  
Dici parole che si perderanno nel vento insieme al fiato che le ha pronunciate. 

Un’ombra bianca ti accompagna anche nel sole più luminoso, ma tu guardi sempre altrove.
Oltre la spiaggia e il mare, mentre l’onda si infrange dici “ecco l’acqua” ma non c’è limite né confine.

Chiedi un drink, ma la vita ti porterà solo un vassoio.

Volteggi in questo frivolo Fandango, quando dovresti ignorarlo.
Lascia andare, e avrai. 
Non cercare, perché hai già tutto. 

Sorridi, perché stillato il vino della vita resterà di te solo e unicamente il sedimento a vanto della cantina. 

giovedì 21 luglio 2016

La corsa è finita

Avevo percorso velocissimo questa strada in mezzo al deserto, sotto il sole e poi dentro la pioggia.

C’erano tante candele lungo quel viale che vidi e così trovai il mio posto.
Un albergo con tante stanze.
Una era per sognare, un’altra per dimenticare. Una per far festa, una per amare.
Davvero un pel posto. Nella mia stanza c’era lo specchio sul soffitto e lo champagne ghiacciato nel secchio.
Magnifico, pensai.
Sentii le campane che suonavano, mi voltai e vidi me stesso.
“Cosa ci fai qui?”
Disse: “Non l’hai ancora capito?”

Uscii di corsa e trovai tante persone. 
Alcune sconosciute, altre vecchi amici. Ballavano, bevevano, parlavano. 
La  musica era bellissima.
Chiesi: “Capitano, chi sono?”
Sorridendo mi rispose: “Sono tutti prigionieri. Qui però c’è tutto quello che puoi desiderare”
“Ma non ho nulla con cui pagare”

“Non importa, pagherai quando vorrai. Ricorda solo che da qui non te ne potrai andare mai più.

mercoledì 6 luglio 2016

Haiku dell'attimo presente

E tutto d'un tratto
me so' rotto er cazzo.

venerdì 17 giugno 2016

Il Fato non bussa mica alla porta.




Un paio di giorni fa ho incontrato uno sciamano.

Ero a casa di amici e mi è stato presentato così, come si presenta il proprio dentista, l’avvocato o l’amministratore del condominio.

Ero incuriosito. Abbiamo parlato per un po’ di magia, esoterismo e occultismo. Giusto quattro passi nel Mistero.
Ero particolarmente interessato al tipo di lavoro che faceva. Mi raccontò che praticava guarigioni spirituali. Riti e incantesimi, ma principalmente la sua specialità erano le predizioni. Era specializzato nel futuro. 

Gli dissi: "Secondo me il Destino è troppo crudele per cantarsela prima"
Sorrise del mio commento, forse gli piacque e dopo un po' mi chiese se volessi una sua profezia, una lettura del mio futuro.

“No, non sono  interessato” gli dissi ringraziandolo; E prevenendo (o prevedendo) la successiva domanda aggiunsi: “Non mi interessa. Non perché non sia curioso o perché non credo che sia possibile. Nemmeno per paura, ma solo perché è inutile. Non servirebbe a niente.”

Rimase stupito di questa mia affermazione. Disse: "Tutti vorrebbero conoscere il futuro e magari cambiarlo" e aggiunse “Come non servirebbe? Spiegati meglio”

Risposi al volo: “Guarda, non ti voglio stufare con una spiegazione, ma se ti va ti racconto una storia così posso farmi capire senza annoiarti”.

Poi cominciai...

Durante il proibizionismo a Chicago negli anni 30’ viveva un famigerato Gangster. Un personaggio non solo crudele, astuto, e spregiudicato, ma temerario.
Quell'uomo pareva non conoscesse  la paura.
Era scampato a decine di imboscate e regolamenti di conti e ne era sempre uscito incolume. 
Il suo sprezzo per qualsiasi rischio lo aveva reso quasi leggendario.  Era un criminale  impossibile da spaventare.

Aveva però una strana mania: odiava i fiori o meglio odiava i fiori bianchi.  
Certamente era una bizzarra idiosincrasia, ma che ormai faceva parte del suo mito. 
Bastava un mazzo di margherite, perché quell'uomo dal sangue freddo come un alligatore perdesse le staffe. Non sopportava nemmeno un semplice bouquet in una stanza.

Una notte mentre se la godeva in un locale dove facevano musica, vide una bella ragazza. 
Lei era vicino al bar e si guardava in torno con il visino un po' annoiato. Lui ne approfittò subito per offrirle da bere. 
Conversando la ragazza gli disse che era un'aspirante attrice e anche cantante e ballerina. Insomma faceva questo e quello, ma senza troppa convinzione. 
Lui invece il suo lavoro lo aveva scritto in faccia. 
Non era certo bello. Alto però, e di corporatura muscolosa. 
I tratti duri del viso incorniciavano gli occhi neri che mettevano paura agli uomini, ma che alle donne piacevano.

Cominciarono a flirtare, e dopo un'ora e alcuni drink uscirono insieme dal locale. 
La ragazza rifiutò l’invito a casa del Boss, ma lo sorprese proponendogli invece di accompagnarla al suo albergo. 
“Per un ultimo bicchiere, ma niente di più.” 
Precisò lei, sottolineando la frase con un sorrisetto.

I due gorilla arrivarono insieme, perché accompagnavano sempre il gangster.
Una volta giunti a destinazione, controllarono la stanza, e dopo qualche minuto ne uscirono. Uno di loro disse: “Neanche un fiore, capo”.
I due balordi vennero poi congedati e se ne andarono ad aspettarlo in strada, mentre loro rimasero finalmente soli. 
Musica e whisky continuarono a far compagnia a quella bella serata e nonostante quello che lei aveva detto stavano arrivando quasi al dunque ancora vestiti. Proprio sul più bello lei si scostò via. 

Prima che lui protesse protestare, lei gli chiese: “Farò l’amore con te, lo prometto, ma raccontami la storia della tua mania per i fiori. Ti prego sono troppo curiosa, continuo a pensarci”.

Il gangster con un sospiro si lisciò i capelli e gironzolò per la stanza, infine si mise comodo su una poltrona. 
Guardò fuori dalla finestra come se nel buio cercasse la pazienza. 
Si sbottonò la giacca e guardandosi la cravatta, cominciò ad accarezzarla come fosse un gatto. 
Dopo qualche secondo la fissò e improvvisamente batté i palmi sulle cosce: "E va bene..."  
Si girò indietro come per guardarsi distrattamente alle spalle e aggiunse: “A patto che resti un segreto…O ti dovrò uccidere” addomesticò quella minaccia con un mezzo sorriso che però non la rese più amichevole.

La ragazza non si spaventò, anzi fece un piccolo salto di contentezza, poi incrociando gli indici davanti alla bocca rispose: “Lo giuro”.  
Si ravvivò i capelli e si sedette davanti a lui in attesa.

L’uomo stiracchiò un poco le gambe e cominciò la storia. 
La sua voce era bassa con un leggero accento del sud che gli faceva strascicare le parole come se il discorso stesso avesse un cadavere sulle spalle che lo appesantiva.

Iniziò così il racconto: “Sono sempre stato un criminale, perfino da ragazzo. Vivevo alla giornata senza genitori in periferia. 
Avevo messo su una piccola banda di bastardi, tutti ragazzi come me.
Rubavamo nelle case, ma il quartiere era così povero che a malapena riuscivo a mantenermi. 
Non sarei mai uscito dalla miseria. 
Poi un giorno, uno dei miei amici mi raccontò che ad appena cinque isolati c’era una casa di una vecchia ricca che viveva da sola.
La vecchia non si fidava delle banche e teneva i soldi in casa, sotto il letto in una scatola. 
Questo almeno era quello che gli aveva raccontato lo zio che faceva l’idraulico ed era entrato  in casa della signora una settimana prima per una riparazione.

C’era un problema.  
La donna era una maga. Una specie di strega che durante il giorno riceveva la visita di un sacco di gente importante, perché lei prevedeva la morte.
Aveva questo strano potere, capisci?  

La maga però ai suoi clienti diceva solo cosa avrebbero visto nel momento della fine. 
Non gli diceva il giorno o altro. Solo l’ultima immagine che avrebbero avuto davanti agli occhi.
Pareva poco, ma alla gente questo incuriosiva. Ci andavano e pagavano per sapere. 
La cosa incredibile è che la strega non sbagliava mai. 
Molti raccontavano la profezia ricevuta, magari ad amici e parenti. Forse per scaramanzia o per darsi importanza; Chi può dirlo? 
Però qualcuno di quei tizi moriva. Eh già! Perché in questa maledetta città non si campa molto. 
E quelli che sapevano poi davano ragione alla vecchia che ne usciva sempre alla grande, ci prendeva sempre. 
Era successo  decine di volte. Questo almeno, garantiva il mio socio.

A me parevano tutte  stronzate,  ma se mi potevano far guadagnare un bel gruzzolo… Fanculo alla vecchia. 
Quella notte stessa andammo a  fare il colpo.
I ragazzi della mia banda appena vista  la casa però se la fecero sotto. 
Era una villetta con un brutto giardino e la casa era veramente sinistra. Non so come ma metteva i brividi.

Alla fine fui l’unico che ebbe le palle di entrarci.
Scavalcai il recinto, ruppi il vetro della finestra e salii al primo piano. 
La porta della camera da letto era socchiusa e dalle finestre aperte e senza tende filtrava il chiarore della luna e dei lampioni della strada.  
Strisciai carponi sul pavimento e sollevando le coperte spiai sotto il letto. C’era veramente una valigia, non grossa, su per giù come una scatola.
Ero lì pancia a terra sul pavimento freddo divorato dalla curiosità e dalla tensione. Mi tirai fuori da sotto ma  rimanendo sdraiato aprì la valigia e vidi i soldi, tanti soldi!

Avevo il cuore in gola ma ero contento come a Natale. 
Mentre la richiudevo alzai lo sguardo e restai di sasso.  
La vecchia in vestaglia da notte era seduta sul bordo del letto e mi guardava con una minchia di faccia incazzata. 
Potevo sentirgli la puzza dei piedi da tanto le ero vicino.
Mamma mia quanto era brutta.

Dopo manco mezzo secondo fece un urlo, lungo, fortissimo. Sembrava una fottuta sirena della polizia. 
Con un balzo le fui addosso. La presi per quel collo rinsecchito, mentre la spingevo contro il materasso. 
Mentre stingevo lei aveva la bocca aperta e rantolava e si dibatteva. Dopo un po' finalmente smise di muoversi. I suoi occhi erano spalancati come due fanali, pensavo fosse morta.

Non ho mai più visto occhi simili in vita mia. 
Erano come un vetro rigato da del latte versato. Quello sguardo mi ipnotizzava e mi trapassava come una coltellata allo stesso tempo. 
Forse allentai la stretta perché d'improvviso la strega si rianimò, e stranamente mi appoggio una mano sul petto. Con un sibilo riuscì a dirmi: “Un fiore bianco, ecco cosa vedrai quando morirai”.

Te lo giuro, sentii il gelo lungo la schiena, anche se ero sudato marcio per lo sforzo. 
Mi salì dentro un odio furioso per quella maledizione a sorpresa. Strinsi con maggiore forza le mani al suo collo. Avevo gli avambracci che bruciavano, ma non smettevo di stingere e strattonare. "Crepa puttana" gridavo nella mia mente.
Mi svegliai come da un incubo e mi accorsi che la strega era finalmente morta. 
Ora sembrava un fantoccio con la bocca spalancata e la lingua penzoloni come quella di quei cani con la testa grossa e le gambe storte. Preciso a quelli pareva. 
Ero svuotato di ogni energia e respiravo a fatica, ma non riuscivo a smettere di guardarla.
La vecchia invece aveva  gli occhi all'insù come se cercasse delle zanzare sulla testata del letto“.

“Che facesti?” Chiese la ragazza interrompendolo, perché era divorata dalla suspense.

“E che dovevo fare? Prepararmi un caffè secondo te?” Disse lui sollevando le spalle mentre una smorfia gli piegava in basso gli angoli della bocca.

“Ho preso i soldi e sono scappato. Così ho iniziato una nuova vita criminale e come vedi è stato un successo. Un vero affare.

Nel mio ambiente tutti hanno sempre paura. Paura dei nemici, degli amici, delle spie. Io invece non ho paura di nessuno. Devo solo preoccuparmi dai fiori bianchi e basta. “

Rise il gangster, aprendo le braccia come in un'acclamazione. 
Poi tornò serio e senza dire nulla alzo il mento con un piccolo scatto per  pretendere quello che gli era stato promesso. 

La ragazza sorrise maliziosa. 
Si alzò e si voltò sollevando il vestito sino alle cosce. Armeggiando un poco con il reggicalze.
Quando si girò verso di lui però non si era tolta ancora nulla. Aveva invece in mano un cazzo di revolver. 

Non era una cantane né un’attrice, questo ormai lo sapeva anche il Boss. 
Lei era un killer, certamente venuta da fuori per quel lavoro che nessuno voleva fare, perché nessun era mai riuscito a farlo.

Lui spalancò la bocca e guardandosi intorno cercò. 
Forse c’era un fiore che non aveva visto? La stanza era esattamente come quando era entrato. 
Allora riacquistò la sua solita spavalderia. 

Disse “Non puoi, non puoi farlo, accadrà qualcosa che te lo impedirà e la pagherai".

Fece per alzarsi dalla poltrona.  Mosse appena il busto in avanti, e lo vide. Lo vide e basta. 

Non sentì lo sparo. Non riuscì proprio a sentirlo come se la vista avesse preso il sopravvento sull'udito. Vide solamente la fiammata.  
Una lampo intenso che si apriva in mille punte dalla canna della pistola che aveva puntata in faccia.

Il suo sguardo stupefatto così vide il bagliore disegnare davanti ai suoi occhi increduli un luminosissimo fiore biancastro.

Ovviamente fu l’ultima cosa che vide.



venerdì 27 maggio 2016

La verità occupa poco posto.



Non bisogna mica esser Platone per capire com'è la vita, il mondo e noi stessi.

Non bisogna essere dei geni per vedere che ogni uomo per sentirsi libero, desidera. 
E proprio nel avere uno scopo egli trova un senso al suo esistere; Si conforma alle necessità di raggiungere una meta, e diviene schiavo della propria  libertà.

Cosa ci vuole per comprendere che non ci si può aspettare  dal mondo nessuna risposta oltre la propria? 

Perché la vita è un inganno. 
.

mercoledì 27 aprile 2016

Pensieri sparsi al vento

Questa società ci insegna ad essere dei vincenti ma solo per gli obiettivi che vuole che raggiungiamo. Considera un valore essere una persona di potere e di successo, ricca.

Dimentica però di informarci che il vincitore è sempre solo, perché unico. Omette di dire che l'uomo di potere, famoso  e ricco sono condannati all'isolamento, anche se hanno tanta gente intorno, perché temono quasi sempre che gli altri gli siano vicino per i soldi, i favori e la notorietà. 
Questi pseudo valori dunque ci accompagnano verso la solitudine e non alla felicità, perlomeno non a costruire dei rapporti significativi e reali come invece promettono.

Il nostro mondo ci incoraggia verso una competitività esasperata. 
Quando la società parla di condivisione, parla di uno slogan, di un sogno ad occhi aperti, mentre i fatti ci mostrano il contrario. E' un'ipocrisia mascherata dai buoni sentimenti verso un egoismo ancora più grande.

Chi ha la disgrazia dell'intelligenza comprende molto presto che i fatti e le persone, visti attraverso di essa, raramente ci rendono felici.
La felicità ordinaria che ogni uomo desidera è quasi sempre figlia dell'indifferenza, compagna dell'ignoranza e soprattutto orfana della sensibilità. in particolare per tutto quello che non ci riguarda personalmente.
Chi sia colpito dalla sfortuna di vedere il mondo senza metterci davanti i propri desideri lo vedrà per quello che è, ma non sarà un bel vedere. Inevitabilmente sarà sospinto verso la disillusione.



L'unico sollievo allora perverrà forse dall'ironia cui considerare se stesso e le proprie e altrui azioni come un'interminabile tragi-comica follia. 

Sarà comunque solo una boccata d'aria in questa acre vita che tutti respiriamo.


https://www.youtube.com/watch?v=k9IfHDi-2EA

venerdì 1 aprile 2016

Fiat Lux


Non per fare il figo e atteggiarsi a disilluso e miscelare così con un po' di amaro il cocktail delle mie parole, ma solo per esercitare la mia naturale attitudine ad osservare e dedurre.

Si dice che l’albero si riconosce dai frutti, e come non essere d'accordo con questo sillogismo?

Se un animale a strisce mi ruggisce contro e mi mangia una gamba è certo una tigre e non un criceto. 
Se abbaia, morde e annusa è un cane, non una lucertola. 
Così è per l'uomo. Se una persona ruba è un ladro, se fa il pane è un panettiere. Se non lavora ma è ricco e racconta un sacco di bugie, anche in questo caso non si potrà sbagliare: E' un politico oppure un prete.

Presuntuosamente indago con questo metodo semplice e pragmatico la natura di Dio cioè questa fantasiosa creazione umana, intrisa di superstizione e di poteri soprannaturali per capirne la veridicità e il Suo eventuale carattere attraverso le Sue opere. Per comprendere un essere bisogna vedere cosa fa e cosa desidera. 
Con queste due semplici coordinate si determinerà la sua posizione esistenziale.
I Promoter di questo fiabesco personaggio sostengono invece che non è possibile comprenderlo, almeno con la mente umana. 
Allora perché l'ha fatta sviluppare alla nostra specie? 
Ci avrebbe dato l'intelligenza per immaginarlo, ma non l'intelligenza per capirlo; Qual'è il senso di un tale paradosso?
Penso che invece sia una tesi molto comoda per chi di questa colossale ipnosi ne ha fatto un business estremamente remunerativo.

Non c'è nulla di male dunque nel voler comprendere il Creatore guardando la Sua creazione e i Suoi scopi o almeno il risultato cui pare tendere.


Com'è fatta questa Creazione?
C'è l'’universo: immenso e freddo.
Disabitato, ma con alcuni pianeti probabilmente adatti alla vita però posti a distanze inimmaginabili. Gli alieni se esistono sono talmente lontani che è come se non ci fossero.

C'è la Terra: lussureggiante e inospitale.  
Non ci si crede? 
Gli inverni sono freddi se non si possiede  il riscaldamento, le estati torride senza l'aria condizionata.  
Ci sono le alluvioni,  in altri momenti e aree diverse, la siccità. Appena ci si sposta dalle zone civilizzate e si supera il vallo costruito grazie al duro lavoro umano per arginare le difficoltà, le cose non sono per nulla confortevoli. 
Abbandonata a se stessa perfino la Svizzera diverrebbe selvaggia.
Poi ci sono terremoti,  cicloni, tornado, uragani che flagellano il pianete senza distinzioni e in maniera imprevedibile.
Eruzioni, Tzunami, buchi nell'ozono, smottamenti, frane, fulmini e tempeste. Accadono di continuo e in ogni dove. 
Glaciazioni che arrivano lentamente ma inesorabilmente.

La Terra sembra sia un essere vivente. I suoi movimenti sono lenti ma solo perché visti da una prospettiva umana.
Non dico questo per abbracciare una bizzarra concezione aborigena, ma perché le teorie della scienza moderna indicano come sempre più probabile l'ipotesi che così è. 
Il suo sistema nervoso sarebbe composto dall'acqua, i suoi neuroni sarebbero gli agglomerati batterici nel mare che comunicano tra loro grazie alle correnti oceaniche. 
La Terra è dunque viva, ma non è mai tranquilla.
E non lo è neppure la vita biologica che vi abita.
 
L’umanità per esempio? Da quanto cammina eretto quest'uomo cerca sempre di accopparsi a vicenda, di derubarsi l’uno con l’altro, di sfruttarsi e schiavizzarsi nei modi più fantasiosi, usando le circostanze e le opportunità. Ipocritamente poi nascondendosi dietro alla morale corrente.
"L’uomo è l’uomo" si dirà, ma la vita degli altri esseri è diversa?  
Solo nell'immaginazione degli stupidi. 
Appena esci dalla città i fastidi aumentano, mosche e zanzare ti tormentano. Perfino una mucca o un cane randagio ti possono aggredire e uccidere; Non esistono esseri innocui.

Proseguendo questa passeggiata ideale verso la Natura selvaggia cosa si incontrerà?
Animali di ogni tipo e taglia, la cui unica attività è la sopravvivenza, grazie all'assassinio generalizzato. 
Una catena alimentare predatoria dove nessuno è al sicuro, in particolare l'essere umano che è uno degli animali più deboli. 
Il mondo vegetale non è esente da questa costante lotta, anzi è una competizione terribile e silenziosa per l'acqua e la luce e poi tutte queste specie arboree contro gli insetti parassiti e gli erbivori.

Maggiormente si osserverà il panorama nel dettaglio, più diventerà terrorizzante.  
La vita dei mammiferi è dura, breve e spietata ma lo è forse di più quella dei rettili e degli insetti.  
Più sono piccoli più sono incazzati. 
Se si procede nell'osservazione a livello microscopico le cose si inaspriscono ancora di più.
Virus, batteri, muffe e funghi non vedono l’ora di fare fuori tutti quanti e una volta riusciti nell'intento morire con il soggetto ospite.
Sono dei kamikaze, dei veri terroristi; A confronto di un virus, un Talebano è Ghandi con l'asciugamano in testa e la camicia da notte. 

Non bastassero le malattie terribili portatrici di una fine prematura, in ogni caso per ogni entità vivente, c'è l'inevitabile degenerazione nell'arco di poco tempo e con essa arriva,  dunque e comunque, la morte.
Di fatti la base chimica da dove trae origine la vita è la decomposizione.

Non fosse sufficiente questo a toglierci il sorriso, ecco che suppergiù ogni  26 milioni di anni avviene un’estinzione di massa o come dicono quelli che hanno studiato, una transazione biotica. 
La prossima probabilmente giungerà tra qualche migliaio di anni, giusto in concomitanza con la fine dei lavori dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria. 

L'ultima volta un asteroide spazzò via i dinosauri e quasi tutti gli animali e piante, ma è' stata solo una delle cinque grandi estinzioni (Big five) che hanno drasticamente ridotto il numero delle specie viventi a un pugno di sopravvissuti. Fu un'estinzione casuale? Per alcuni scienziati era prevedibile, perché si ipotizza una stella binaria, una nana bruna chiamata Nemesis (mai nome fu più evocativo) in orbita con il Sole. Un astro non ancora osservato, perché oscuro che lungo la sua orbita ampia ed ellittica lambisce la nube di Oort e periodicamente causa un'influenza gravitazionale deviando gli sciami di asteroidi e indirizzandoli proprio verso casa nostra (Echecaz).

Le precedenti estinzioni invece non sono avvenute con un asteroide, ma con altri metodi ingegnosi della Natura e magistralmente in linea con la sua strategia bellica.  
Le sue armi ? 
La variazione dell'asse terreste (detta Ipotesi di Shiva), i vulcani e i batteri nel fondale marino. 

I vulcani che quando le loro eruzioni divengono gigantesche e concomitanti, inondando l'atmosfera di metano e altri gas, in una sorta di flatulenza planetaria.
Non bastassero le "puzzette" del sottosuolo, ci sono i batteri nel delicato ecosistema dei mari che appena subisce delle variazioni sensibili di ossigeno (Anossia) innesca un picco micotico cioè questi batteri si sviluppano in maniera esponenziale, emettendo acido solfidrico. Un elemento tossico per la maggior parte degli esseri viventi. 
Una miscela venefica che dopo aver eliminato quasi tutti i pesci si riversa nell'atmosfera sotto forma di gas e uccide la maggior parte degli esseri sulla terraferma, insetti compresi.
Una sorta di Auschwitz globale. 
Forse è il modo che ha il Divino "dottor Stranamore" di fare le pulizie di primavera.
  
E’ già successo così quattro volte, almeno dodici se si considerano le cosiddette "piccole estinzioni". Piccole solo perché appena un po' meno catastrofiche.

Ora, pare che questa Creazione sia meravigliosa, a volerla guardare con la pancia piena e gli occhi d'artista, ma è nondimeno ostile e spietata.
Madre Natura non è solo matrigna come sosteneva il poeta di Recanati, non è solo un gigantesco Serial Killer, Madre Natura è proprio una vera stronza.

I casi sono due.  
O Dio, che ha generato questo sistema naturale e questo mondo spietato è Egli stesso spietato, oppure nel migliore dei casi non se ne occupa, quindi è perlomeno complice.

A meno che si consideri il mondo in un'ottica trascendente e lo si immagini come uno specchio fatto per produrre negli esseri senzienti una coscienza un po' più evoluta, grazie ovviamente a continui castighi; Sarebbe così una planetaria lavatrice dove questo Essere Celeste mette la biancheria sporca a lavare. 
C'è stato sempre un gran fiorire di ipotesi salvifiche chiamate religioni che aiutano l'essere umano a sostenere una speranza ingiustificata nella vita e gli regalano un po' di tranquillità che diversamente non avrebbe. 
Sono modelli di pensiero e principi di vita affascinanti e accattivanti che non trovano, però una corrispondenza oggettiva nei fatti a disposizione. Sono nel migliore dei casi esercizi di fantasia.

Pensare che solo perché una persona è buona e leale, lo sarà anche il Mondo con lui è come credere che un leone non ti mangerà per il solo fatto che tu non lo mangeresti. E' ingannare se stessi. 
  
La fede religiosa sostiene che esiste un ordine e una legge morale nell'universo, però queste norme etiche non si realizzano nei fatti. Se esistesse una retribuzione divina lo JOR sarebbe già sprofondato nelle viscere della terra per tutte le schifezze che ha fatto e per il modo in cui investe il denaro dei cattolici (armi, speculazioni, gioco d'azzardo e pornografia). Se non si crede basta informarsi.

Qual'è il senso di trovare un senso quando non c'è? 
Personalmente trovo che sia facile rispondere. L'uomo si comporta in maniera irragionevole, perché è mosso dalla sua psicologia (psicopatologia, direi) non dalla ragione.

E' solo il puerile desiderio di dare un senso alla propria vita, perché la sua futilità ci atterrisce.

Così vogliamo un motivo a tutti i costi e quando gli eventi superano qualunque spiegazione religiosa si invoca l'imperscrutabile volontà di "vostro Signore". 
Non sarebbe più semplice ammettere che forse non c'è nessuno? Invece di arrampicarsi sui vetri per far quadrare un cerchio.
Non stupisce che le religioni hanno una simile logica delirante ma funzionante. Esse agiscono su meccanismi potenti, quali: la paura, il senso di colpa e la speranza; Trovano un terreno fertile proprio dove c'è povertà e ignoranza, ovvero dove gli elementi su cui fanno leva sono più generalizzati. 
Certamente il Mistero esiste, e non parlo solamente della dichiarazione dei redditi, perché conosciamo veramente poco della realtà. Per questo è una buona cosa essere umili, ridurre la nostra presunzione e avere così la misura della nostra abissale ignoranza.

L’essere umano che si autoproclama l’essere più intelligente del pianeta, cosa fa? 
Invece di darsi una mano a vicenda, prevenire le controversie e i problemi come sarebbe ragionevole fare; Magari chiedendo aiuto all'unica entità che può cambiare veramente la sua vita cioè quella che guarda nello specchio del bagno tutte le mattine, si appella a presunte verità intangibili di divinità invisibili. 
Quando le cose vanno male e ha qualche problema (il più delle volte per colpa di se medesimo) si rivolge così all'autore di questo planetario "Death Match" credendo fermamente, nonostante tutti i fatti gli indichino il contrario che questo Essere Soprannaturale lo aiuterà, perché è buono (almeno nell'accezione umana del termine). 
Ecco che questo pover'uomo (povero di buon senso, non certo di orgoglio) riverserà la sua fiducia in qualcosa di mai visto né sentito che dovrebbe prendersi cura di lui, perché interessato chissà poi perché, alla sua insignificante esistenza. Un'esistenza generalmente vissuta all'insegna della meschinità e dell'egoismo.

E' strano che le preghiere dei fedeli riguardano sempre i loro impicci e interessi. Non sono altruisti nemmeno con le giaculatorie. 
Pochissimi di questi seguaci davanti alla morte si ricordano che incontreranno finalmente questo fantomatico Essere che "dicono" di amare. 
Non sono coerenti con la loro fede, cagandosi addosso dalla paura invece di essere contenti. 
Non sono coraggiosi, e come potrebbero? 
Hanno sostenuto per tutta la vita una consolazione immaginaria per non vedere in faccia la verità, procrastinando la paura invece di affrontarla. Preoccupandosi, particolarmente all'ultimo momento, di quella metafisica assicurazione di eternità che chiamano anima. 

L'uomo edifica cattedrali, moschee, sinagoghe, templi in onore di Dio e tra un impalcatura e l'altra, arrostisce i suoi simili con roghi improvvisati. Indice happening di persecuzioni con decapitazioni estemporanee. Commette stragi abominevoli e genocidi, ma sempre in nome di ottime intenzioni. 
Non contento combatte guerre sanguinose per conto di questa o quella Divinità, giustificando così la sua crudeltà. 
Per riabilitarsi saltuariamente chiede scusa dalla cima della montagna di cadaveri accumulati. Come ha fatto il Papa, ovviamente dopo centinaia d'anni, badando però nel mantenere i privilegi, le proprietà e il denaro accumulati grazie a questi  delitti.

Se dovessi assegnare il Nobel dell'ipocrisia non saprei proprio fra i tanti meritevoli a chi consegnarlo.

Questo pittoresco bipede chiede a Dio di esaudire le sue richieste, quasi sempre assurde e di liberarlo dai problemi; Quegli stessi problemi generati della sua vanità e ambizione.

Quando gli dice male, ecco che questo pellegrino senza meta si butta in ginocchio, alza gli occhi al cielo e prega con fervore a mani giunte proprio quel Creatore che avrebbe dato vita a un sistema naturale così spietato. 

Un atteggiamento che trovo divertentissimo; E' come se un ebreo chiedesse aiuto a Hitler, e già che c'è domandasse pure di scoparsi la figlia di Himmler. 

Ma per favore...

P.S. 
A volte penso che il Dio che ha creato questo mondo non sia il vero Dio, e certo non merita di essere adorato. 
La nostra essenza è libera e immortale da miliardi di anni, da quando esiste il tempo. 
E' stata imprigionata in un corpo da un meccanismo che non ha nulla a che fare con la Fonte.  L'usa ma non è.
Dunque quello che per molti è la fine per me invece è una liberazione. 
Spezzare questa catena e così finalmente andare e mai più tornare. Questa ipotesi spirituale, però la sostengo solo il giovedì, gli altri giorni della settimana penso che è tutto il solito magna-magna.