venerdì 15 giugno 2018

La mia Africa


L'Africa è un paese bellissimo ma completamente diverso dall'Europa.
Ci sono logiche tribali, superstizioni, conflitti e una mancanza d'istruzione endemica peggiore delle malattie che la tormentano.
Ci sono anche cose meravigliose come i sorrisi di un popolo ancora semplice e autentico per molti versi, una certa filosofia di vita serafica molto poetica, riti ancestrali profondi che appartengono però alla dimensione più primitiva, magica e nascosta di questo immenso continente: antico e nonostante ciò così giovane.
Sulla scorta di tali premesse e cioè che siamo sconosciuti l'uno all'altro, non fare nulla per l'Africa sarebbe meglio di fare qualcosa, perfino fare qualcosa che la maggioranza di noi considererebbe "buona".
Perché gli vogliamo vendere il nostro Inferno?
Possibile che nessuno comprende che ogni cosa che abbiamo la paghiamo con la nostra anima? Quando hai tante cose e non hai più un'anima con cui vivere che te ne fai degli oggetti? Mah!
Lungo il mio peregrinare esplorativo su questo pianeta, una volta alle pendici dei monti Virunga in Congo, incontrai uno stregone, stranamente gli fui simpatico, si sa che tra matti c'è sempre una certa intesa e condividemmo un po' di tempo insieme.
Mi disse che noi (bianchi) abbiamo un collare. Un collare come quello che si usa per i cani o per gli schiavi.
Non era una metafora, lui lo vedeva proprio.
Rimasi colpito da questa sua percezione, ma non la capii allora, dopo mi divenne, ahimè sempre più chiaro cosa intendeva.
Ogni tanto lo incontro nei miei sogni, facciamo qualche interessate chiacchierata, perfino qualche risata, specie quando gli racconto come vivo.


A parte questo aneddoto, sono convinto che lasciar vivere senza ingerenze gli africani, così come hanno vissuto per migliaia di anni, non farebbe altro che bene alla loro vita, lasciandogli le loro idee e tradizioni che spesso ai nostri occhi occidentali non hanno senso, e ci sembrano addirittura assurde e sbagliate.
Sarebbe un modo ragionevole di rispettare la loro diversità intrinseca. Insomma, dargli il tempo di comprendere le contraddizioni che li affliggono e risolverle da se stessi, se mai le riterranno tali.
Dovrebbero se desiderano un cambiamento, scegliere un modello politico e sociale che li rappresenta e non per forza di cose un sistema democratico che è nato in un contesto storico completamente diverso dal loro.
Per estirpare la guerre che devastano l'Africa, o almeno per limitarne i danni, basterebbe tanto per cominciare non vendergli le armi e le munizioni.
Certamente non sfruttarli sarebbe una buona cosa, ma non risolverebbe il loro problema attuale, perché comunque si sfrutterebbero da soli come ha dimostrato la politica africana degli ultimi trenta anni (in ogni caso lo sfruttamento c'è anche da noi ma in maniera solo più subdola).
Non bisogna essere ingenui sulla natura umana.
La speculazione dell'uomo sull'uomo non è un problema di oggi, nemmeno un problema sociale tramandato da secoli di violenza e soprusi, è una conseguenza dell'etica personale di chi detiene il potere e anche di chi da questo potere è sfruttato.
Le persone posso essere uccise, finire in prigione, torturate, ma non si possono obbligare ad essere sottomesse e schiave se non accettano questi vincoli, anche se schiavi del denaro lo siamo un po' tutti (perché di schiavitù indiretta si tratta) non è detto che gli dobbiamo fedeltà. 
Se una persona non vuole essere sfruttata può, pagandone il prezzo, disobbedire.
Non è qualcosa di straordinario che appartiene solo a Socrate e pochi altri questa emancipazione.
In America (Il paese della libertà) prima di usare gli africani come schiavi, avevano provato con i Nativi Americani, ma non ci erano riusciti; Non si facevano sfruttare, preferivano morire.
Infatti li misero nelle riserve, perché erano completamente refrattari alle norme del sistema politico ed economico dei coloni inglesi e francesi.
Ora in quelle stesse riserve, i discendenti gestiscono i Casinò, figurarsi come si sono ridotti.
I loro antenati certamente li guarderanno dalla Grande Prateria con commiserazione, forse con il viso rigato da una lacrima.
Il Grande Spirito (che non si chiama così) ormai non ha più un popolo che gli parla e lo ascolta. Restano solo gli ultimi guerrieri sparsi nel mondo che lo rispettano e lo onorano ancora, tra un po' manco più quelli.
Alla fine il tamburo sacro smetterà di suonare per l'uomo...E saranno dolori.
Questo però è proprio un altro discorso.
Quello che invece intendevo dire è che non è proprio esente da responsabilità: l'oppresso.
La cosiddetta "povera vittima" che a un'analisi con un po' di carattere ha anche lei delle responsabilità.
Bisogna considerare con obiettività, per quanto o per cosa una persona è disposta a vendersi, e non significa nulla la morte come scusante per fare quello che ti impongono. Comunque l'adesione a una vita vessatoria e integrata in un sistema oppressivo ti farà morire come uomo, solo per farti continuare a vivere come contribuente.
Bello eh? Non è solo triste ma tragico.
Quando parlo di sistema oppressivo non parlo banalmente di regimi militari o dittatoriali. Ogni sistema è repressivo, anche la "democrazia" solo in maniera più nascosta, infatti abbiamo una miriade di leggi, regolamenti, senza parlare della coercizione più forte cioè del condizionamento subliminale al consumo; Quello è veramente come il lavaggio del cervello in un film di fantascienza, solo che una persona ormai assuefatta a comprare ciò che non gli serve veramente gli sembrerà normale farlo, addirittura divertente e si sentirà persino libera di acquistare quello che altri gli dicono sia utile e bello, mettendo a riposo la propria autonomia decisionale e d'analisi. 
Viviamo in un mondo dove si meccanizza tutto, si comprano gadget tecnologici per non fare fatica: automobili, motociclette, tapparelle elettriche, ascensori. La domotica fa risparmiare ogni sforzo anche in casa, poi le persone devono andare in palestra, perché sono fuori forma. Se non è follia...
E' pazzesco come ad ognuno sin da bambino siano instillate delle regole e dei comportamenti stereotipati, chiamati educazione, morale, legge e dopo un po' nasce dentro una sorta di ospite, un Giudice che ci tormenterà per tutta la vita. Si definisce pomposamente "coscienza morale" ma se la si analizza sino in fondo si constaterà che è un'illusione, non solo intangibile ma creata da qualcosa che non ci appartiene, non è decisa autonomamente, non è utile per vivere meglio e neppure serve per fare di questo mondo un mondo migliore. 
Quando comincia a funzionare questo meccanismo giudicante non c'è più bisogno di decidere cosa è giusto o sbagliato è già stabilito a priori. 
Non c'è più bisogno neanche di un padrone che ti dica cosa fare o cosa non fare, ubbidirai a quel poliziotto interiore che esegue pedissequamente le regole e le istruzioni stabilite da altri, intese comunemente come giuste e, colmo dei colmi, una persona crederà perfino che quelle leggi siano proprie. Le condividerà con gli altri, quando addirittura non le imporrà a propria volta, credendo di seguire un reale criterio di giustizia. 
Peccato che questo criterio dovrebbe nascere dalla propria libera riflessione ed esperienza. 
Invece già da bambini sono fornite risposte precotte, ancora prima che sorgano le domande, condizionando la ricerca del vero in una sorta di profezia/nozione auto-avverante. 
Senza dare il tempo alle reali domande di farsi strada, minando alla radice la sicurezza delle persone cioè la sicurezza di saper cercare, trovare e riconsiderare di nuovo quanto trovato, autonomamente, invece un essere umano così pervertito demanderà ai detentori del sapere la certificazione di ciò che è vero e di ciò che non lo è. 
La storia umana è l'esempio di questo condizionamento mostruoso. Questo organo impiantato nella mente umana che distorce ogni fatto evidente e rende reale invece enti che non lo sono. Ha una forte connessione con quello che è definito ego. 
Un'impalcatura necessaria per vivere in questo habitat, ma invalidente se diventa dismorfico e ipertrofico.

In definitiva questo diabolico incantesimo distrugge la capacità di analisi e di osservazione di ogni un essere umano, elevando l'euristica a sistema di ragionamento e trasformando la naturale attrazione verso la scoperta e la conoscenza, in una mera curiosità e un'irresistibile attrazione al dogmatismo; con tali elementi  avremo quello che generalmente è inteso come una persona normale dotata di autocoscienza.
Peccato che questa autocoscienza in tal modo costituita è in realtà come un ingranaggio, un meccanismo non nostro, qualcun'altro che ce l'ha messo dentro (in tutti i sensi) approfittando dell'ingenuità dell'infanzia

L'euristica è sicuramente utile nello sviluppo di soluzioni rapide, anche se approssimative che devono perciò in un secondo tempo essere comprovate dai dati esperibili.  E' fondamentale nei software di interfaccia uomo-macchina e permette di utilizzare un sistema complesso in maniera intuitiva, ma elevato a sistema cognitivo distorce la capacità di comprensione, sostituendola con la capacità di utilizzo: sono due cose ben diverse. 
Si assembla in tal modo un essere umano stupido ma apparentemente sapiente. 
Questa anomalia, mina in profondità ogni controllo ed empatia col mondo in cui viviamo, nutrendo di fatto l'alienazione.

Si vive alla fine tutti in maniera più comoda ma incomprensibile. 
Infatti, nessuno conosce completamente la tecnologia che usa.  
E' un'assuefazione alla preponderanza del valore dell'utilità, rispetto al valore della conoscenza. 
Ovviamente non è possibile conoscere completamente tutta la tecnologia che si usa, ma una certa padronanza su quanto fa parte ormai in maniera tanto grande della nostra vita ci aiuterebbe ad affrancarci dalla dipendenza, quasi automatica che ne deriva dal suo utilizzo. 
Non è possibile per la società contemporanea un ritorno all'eguaglianza di queste due parti della cultura umana (conoscenza e utilizzo della tecnologia prodotta da tale conoscenza, intesa anche come autarchica costruzione e uso degli strumenti utili). Il divario andrebbe perlomeno un po' colmato per guarire l'umano dalla nevrosi. 

Tornado a un discorso più semplice, relativo alla coscienza morale come struttura che definisco "parassita" mi risulta evidente questa constatazione, perché analizzandola, mi domando: "Se sono giuste queste norme e questo Giudice dentro ognuno, inserito dalla famiglia e dalla Società (per il nostro bene ci viene detto) è un funzionario così equo, onesto e il "bene" dovrebbe esere il suo fine, com'è che siamo tutti infelici e viviamo in un mondo pieno di ingiustizie?" 
Com'è che il prodotto di tutto questa "Giustizia" e "morale" non porta reale felicità, ma ipocrisia e alienazione? 
Com'è che a ulteriore contraddizione, nel mondo queste regole esistono solo per certe persone e in certi momenti. 
Qualcosa non torna. 

A volte per comprendere qualcosa l'elevo al suo massimo potenziale per osservarne più facilmente le contraddizioni.
Un esempio? Prendiamo un principio cardine dela società, la conservazione e la protezione dei suoi individui; Essa dice che l'omicidio è un reato abietto cioè se una persona odia per dei personali motivi un'altra, non può sopprimerla. 

E' punito dalla Legge, è tormentato dalla coscienza, è condannato dai precetti religiosi addirittura al suplizio eterno.
Quando però le Nazioni (meglio sarebbe dire i capi di queste Nazioni) decidono le guerre, le medesime persone che prima erano ubbidienti a questa regola, possono uccidere, anzi devono uccidere. 
Uccideranno altre persone che tra l'altro non gli hanno fatto nessun male direttamente. Più ne ammazzano più ricevono onori e medaglie.
Una cosa da matti, vero? Eppure succede ogni giorno e nessuno coglie la follia di questo paradosso nella sua interezza.; Chi va in guerra non prova nemmeno il senso di colpa per lo sterminio reciproco, non soffre tormenti morali. Soffre di stress, di paura, di incubi, piange magari i propri compagni caduti, ma nessuno piange il nemico ucciso, Dimenticando completamente che quello che chiama "nemici" sono invece delle persone. 


E' interessante notare la differenza tra esseri umani comuni e assassini cioè chi per necessità, per profitto, circostanze o manipolato da altri, ha "passato il segno" della propria morale. 
Un confine cui una volta lasciato alle spalle, non è più possibile riconsiderare reale.  
Chi ha strappato la vita a un altro essere umano lo si riconosce dagli occhi; essi sono rivelatori di questo "passaggio". 
Ha come un sottile velo nello sguardo; Ha visto la morte, procurandola e questa immagine gli si è attaccata allo sguardo.
E' un'ombra sottile d'infinita malinconia, perché è stato e sarà per sempre l'estremo rimpianto della sua vittima.

Un mio conoscente è ebreo, ha fatto molto guerre per Israele, ucciso molti nemici. Ha compiuto atti spietati, eppure è una persona bellissima in normali condizioni. 
Ora vive in Italia, la sua pensione se la gode l'ex moglie, i figli sparsi per il mondo, e così si occupa di lavori occasionali in un paese che non è il suo. 
Tutto quello che ha fatto a cosa è servito veramente? 
Certo è convito di aver fatto bene, di essere un patriota. 
Si poterebbe anche dire, più semplicemente che ha sacrificato la propria anima per un pezzo di terra che qualcun'altro ha disegnato su una cartina geografica e che tra l'altro, ora si gode al suo posto. 
Ha soppresso delle vite che potevano essere potenzialmente degli amici in nome di etichette chiamate "nazionalità" e "religione" che li dividevano.  
E poi? Alla fine gli tocca vivere con i suoi peccati, la sofferenza procurata ad altri gli si attacca al cervello, e magari gli tornerà in mente. 
I brutti ricordi si sa che sono nemici fedeli, non ci abbandonano mai. Ci seguono come un'ombra. 
Ho il sospetto, forse più che fondato che sia stato usato da chi si gode i vantaggi dei suoi peccati, ma non ha dovuto pagarne il prezzo. Non parlo solo dei rischi connessi a un conflitto, ma delle conseguenze interiori. 
Di notte certe cose ritornano, i morti gridano, il  sonno diviene inquieto e poi di giorno si  vivrà ancora come in battaglia. 
Non è bello, e continuare a vivere così non è piacevole. 
Per cosa? Per quale soluzione? 
Comprendo bene cosa passa nella mente del mio amico e lo rispetto, ma non riesco a condividerlo, il mio pensiero si rifiuta di considerarlo normale.
L'assurdità di sprecare l'occasione dell'esistenza per procurare dolore e morte è senza senso per me; Non sono un pacifista ma mi sembra delirante uccidere in nome della Patria, dell'onore, dell'idea di essere un grande guerriero?
La guerra non ha mai reso nessuno grande. Questa è la verità.

Dunque a livello oggettivo, anche se giustificato dalle Nazioni e dalle convenzioni, le uccisioni in guerra sono comunque omicidi, ma per le persone divenute soldati non saranno considerati tali.
Allora, questo Giudice interiore come mai non si mette al lavoro? 
Soprattutto per chi lavora, quando lavora? Lavora per la Giustizia o per la Società? Forse lavora per quelli che comandano questa Società?
Puttana miseria in tal caso siamo ridotti veramente male. 

Anche quello che chiamiamo coscienza, funziona solo quando altri decidono che deve funzionare, e nel modo che ci permettono che funzioni; Quando sono premuti certi bottoni il meccanismo cui abbiamo affidato la nostra rettitudine si ferma e non c'è più giusto o sbagliato: allora non c'è mai stato, dico io.
Come poi sia possibile in tempo di pace convincersi di essere persone libere se ogni giorno si corre come deficienti ipercinetici per guadagnare dei soldi per comprare delle cose che non ti servono veramente, è per me un vero mistero. 
Nell'uomo si mette dentro un pensiero e quest'uomo smetterà di pensare in maniera autonoma. Pazzesco no?
Vengono definiti pensieri parassiti, agiscono indipendentemente dal nostro controllo cosciente come istruzioni subliminali. Così non cogliamo l'assurdità di Bolli, bollette, cellulare e la minkia di tua sorella...Tra poco gireremo con uno zaino Everest con un paio di sherpa al seguito da tante cose avremo con noi.

Invece il modo di vivere di molti che non vedono quello di cui parlo è per me è buffo come il sistema fiscale italiano e la passione delle donne per le scarpe.

Tornando agli indiani d'America invece sono morti a milioni, ma non hanno piantato un solo bullone sui binari della ferrovia, non hanno raccolto un solo fiocco di cotone.
Non erano pronti al sacrificio solo i guerrieri, quel coraggio lo avevano anche le donne, i vecchi, perfino i bambini.
Erano persone straordinarie?
Era merito della pelle rossa?
Se così fosse i primi giorni di mare saremmo tutti dei ribelli, invece di pensare solo a gustarci la granita al cocco sotto l'ombrellone.

Forse avevano altro, o forse avevano meno oggetti e più...Trovate la risposta e avrete in regalo una vita.

Però lontano da questa gabbia di matti che chiamiamo Società Civile si finisce in uno zoo o in una cella imbottita, oppure si vive ai limiti della sopravvivenza. Non è mai facile.
Faccio un confronto tra questi Indiani d'America con gli uomini del nostro tempo che chiamarli uomini mi pare un insulto all'umanità, ed è deprimente.
Come facevano questi popoli selvaggi ad avere una tale forza, sensibilità, dignità e saggezza?
Da dove veniva quella fierezza?
Degli esseri umani veri, secondo la mia valutazione, rispetto a chi non lo è quasi più come noi tutti. Certamente il confronto è stridente. Ai nostri occhi sembrano epici ma erano solo autentici.
Però non vorrei divagare troppo.


Prima ho accennato all'etica ma vorrei chiarire la definizione, perché spesso è confusa nell'immaginario collettivo come una sorta di "manuale del bravo ragazzo" che non è proprio quello che intendo.
In generale l'etica non si forma con l'educazione e l'erudizione, centra poco con la morale, anzi ne è spesso in conflitto.
Essa si produce grazie alla saggezza e all'esperienza del singolo usata nel presente. Non è teoretica è pratica.
L'etica è un percorso personale, solitario.
Non è nell'imparare delle regole ma nel cancellarle e nello scoprire la verità, la propria verità. Momento per momento.
Grazie anche all'analisi però di una mente senza distorsioni dei fatti.
La maggior parte delle persone pensa di saper pensare correttamente. E' scontato che quello che viene in mente sia sempre coerente. Non è così.
Ci sono moltissimi vizi, errori e storture che sembrano solo apparentemente dei pensieri ragionati, ma sono invece errori plausibili, aborti spontanei di una serie di dati falsi e risultanti da processi automatici senza controllo.

Un altro piccolo esempio? L'idea che è comunemente accettata come: Tempo. 
Osserviamo l'uomo nella sua struttura meno condizionata: il bambino. Un bambino non ha passato, ed è ragionevole, perché ha vissuto poco, ma non comprende nemmeno bene l'idea di futuro, come mai? Se per tenerlo buono gli si dice: "Lo facciamo dopo" ogni trenta secondi vi chiederà: "Lo facciamo?" Non lo dice per rompere i coglioni, ma perché il concetto di "dopo" per lui sarà qualcosa di indistinto, vago. 
La sua mente che è ancora normale, non lo concepirà come qualcosa di tangibile e vero, il futuro sarà un momento che non è ancora arrivato alla sua percezione e dunque: come può esistere?  
Inoltre non capisce come sia possibile determinare ragionevolmente il suo svolgersi e accadersi, cioè fare previsioni, visto che la sua natura è di fatto indeterminabile. 
Una logica corretta, ma che non appartiene agli adulti.

Egli in maniera autentica vive nel "adesso" è così che l'umano costruisce la dimensione del gioco e della felicità.

E' la sua energia psichica e spirituale che radicandosi nel momento presente costituisce la vita, e con essa il piacere di goderne. 
Non si può apprezzare la bellezza di un quadro se si guarda verso la parete opposta dov'è appeso, tanto per dirla in metafora. 
Il bambino quando crederà al futuro, lo determinerà come succede a un adulto, certamente uno strumento comodo, ma con tale strumento sempre funzionante perderà la sua innocenza, cioè la capacità di essere felice, felice senza un motivo. 
Da quel momento avrà bisogno di un "dopo" un tempo proiettato in una futuro inesistente e come tale incontrollabile generando: ansia. 
I giocattoli per lui non avranno più un attrattiva, perché al posto di questi avrà i "desideri" che esistono però, solo nel futuro e così sarà fottuto.  
Avrà barattato la magia di essere felice senza una ragione precisa, in una felicità condizionata al desiderio e alla sua realizzazione. 
Mentre la prima condizione è soddisfacente e non costa nulla, la seconda è parziale e generatrice di sempre nuovi desideri ed esigenze e costa un tale impegno che non si comprende come l'uomo non pianga dalla mattina alla sera. 
Il Tempo (il dio Kronos degli antichi greci divoratore dei propri figli) mangerà la vita che è in definitiva la nostra possibilità di felicità e di essere.  
Un demone evocato da noi stessi proprio dall'idea di tempo, appunto.
  
Ecco il motivo, perché lo stregone africano, mentre mi salutava, dopo avermi riaccompagnato alla civiltà, mi disse: "Non credere al domani". 
Fu il suo monito, il suo regalo ma anche la mia condanna, vivendo in questo mondo ormai edificato sul futuro, mi trovo a vivere tra due mondi inconciliabili.

Questo però: la coscienza, la mente con il suo funzionamento e con il suo terribile potere,  sono argomenti che richiederebbe molto più tempo per essere raccontati, molto di più di quello che ho già monopolizzato con questo scritto.


L'ultima cosa che tengo a sottolineare è che la Società, per merito dei suoi elementi più validi e altruisti, potrebbe (ma non è ancora accaduto) proporre un'etica generalizzata, magari sensata e lungimirante, ma anche così non è sicuro che essa verrebbe accolta da tutti e ancora meno sicuro che verrebbe compresa.
Il rischio in agguato è sempre il solito, il più pericoloso per ogni pensiero nuovo  cioè che diventi invece solo mero conformismo.
Dopo questo excursus apparentemente senza capo né coda che invece mi permette di chiarire le mie affermazioni un po' drastiche, ritorno agli amici dalla pelle scura e ribadisco che lasciandoli finalmente in santa pace forse troveranno nel tempo le soluzioni che cercano, se le cercano.
Soluzioni nella misura però della loro realtà personale, senza snaturare così la loro identità etnica.
In generale ogni paese dovrebbe senza troppe ipocrisie, occuparsi principalmente di quanto avviene nei propri confini, perché innanzitutto conosce i propri cittadini, i pregi e i difetti, e soprattutto ogni gruppo sociale omogeneo deve sperimentare gli errori e conquistare le proprie libertà per dargliene infine un valore.
Senza conquista non c'è possesso, questa è una verità umana che ci accomuna e in particolare è valida per la vita interiore, la quale poi determina la realtà esteriore.
Non è dunque menefreghismo ma umiltà, lasciarli percorrere la loro strada.
Non bisogna fare l'errore (in malafede) degli U.S.A. che dicono che il mondo intero dovrebbe essere come loro, salvo poi, se così fosse che gli Stati Uniti non esisterebbero più, perché distrutti da qualcuno appunto troppo simile a loro.
C'è un proverbio arabo che amo e dice:"Spazza la tua casa e il mondo sarà pulito".
Lo facessimo tutti, su scala globale, questo mondo sarebbe un piccolo Paradiso, invece a furia di impicciarsi della vita degli altri, è un grande Inferno.
Non bisogna affermare stupidamente che siccome l'Africa è povera, allora gli africani devono essere per forza infelici, e per farli felici devono avere le cose che la produzione industriale gli offre, cioè pensare banalmente che se fossero tutti vaccinati e con una pagnotta al giorno da mangiare non ci sarebbero che sorrisi.
Ci sono invece paesi nel mondo dove le persone hanno il sufficiente (che secondo gli standard occidentali è pochissimo) ma hanno una qualità di vita buona, senza dover avere il frigo grande come un armadio e sempre pieno; Ci sono luoghi dove le persone hanno delle relazioni umane amorevoli, perfino con i parenti, e una gioia condivisa che al nostro confronto sembrano vivere in un luna park. 

Questi luoghi e persone ci sono anche in Africa e se mai un giorno qualcuno comincerà a capire qualcosa, girerà la Terra per cercare in ogni paese cos'è che funziona per rendere le persone felici e la porterà a casa propria.
Bisognerebbe importare felicità invece dei prodotti e delle materie prime.
Dunque bisogna comprendere che l'Africa è grande. 
Diversissima tra l'altro, secondo le aree geografiche e le diverse tribù e nazioni.
Ci sono aeree lussureggianti dove le persone vivono abbastanza bene, altre aree purtroppo hanno notevoli problemi di siccità e malattie, ma non necessariamente una vita più lunga è una vita con più valore. 

Pare crudele pensarlo, ma non è così anche se non è facile spiegarlo in quattro parole.

Le malattie ci sono dappertutto, anche da noi, dove ci sono per esempio molti più incidenti stradali. 

Ogni anno, solo in Italia, muoiono per incidenti legati alla circolazione 3.200 persone, un piccolo paese che ogni 365 giorni è cancellato dal censimento. 
Abbiamo anche altre terribli problematiche che in molti paesi africani sono sconosciute. 
Nella foresta si rischia di essere morsicati da un leopardo ma non investiti da un pony express. Ogni paese ha i suoi pro e contro.

Questo per dire che tutti in un modo o nell'altro tireremo la gambetta prima o dopo, non è poi così importante la data scritta sulla lapide, ma quanto abbiamo realmente vissuto, in fondo la fine è solo un'uscita, un'usicita da un mondo brutale per l'esattezza.
Ovviamente strappa un pezzo di cuore vedere bambini che muoiono perché non hanno un dollaro per comprare una pillola di chinino, altri denutriti; fa piangere vedere anziani senza assistenza, ma per fortuna non è così tutta l'Africa. Non è proprio com'è presentato da chi si occupa da decenni di aiuti umanitari in aree particolarmente difficili del continente nero, senza tra l'altro aver mai risolto i problemi, alla meglio li hanno solo rimandanti. 

La carità e l'assistenza ai derelitti è principalmente un prodotto della cristianità. 
Tante altre religioni (con maggiore pudore) non lo considerano un compito istituzionale cioè non è affare della religione ma del singolo l'aiuto ai bisognosi. 
Per esempio  al Golden Temple dei Sikh nella regione del Punjab in India, si sfamano ogni giorno 75.000 persone. Se ne occupano i fedeli stessi o gli occasionali ospiti. Si  mangia un pasto frugale ma sostanzioso che è servito a tutti, anche di religione diversa; Chi è sfamato può decidere liberamente di collaborare, lavare i piatti e preparare il cibo dando una mano a questa organizzazione spontanea. 
Secondo la mia opinione è qualcosa di più vicino al concetto di "vero bene", rispetto a quanto è fatto dalla Chiesa o dalle associazioni umanitarie legate alle religioni.  
La religione infatti dovrebbe occuparsi solo del personale rapporto tra Dio e l'uomo che già è un gravoso impegno, visto che quello che Dio vuole, nessuno lo sa. 
Curiosamente invece la Chiesa Cristiana e Cattolica in particolare occupandosi dei poveri oltre che fare proselitismo è la più ricca religione al mondo. 
La carità e l'aiuto veri non devono avere secondi fini, ma i preti con una mano danno il cibo e con l'altra prendono l'anima di questi poveri, li convertono o meglio li snaturano. Guadagnandoci pure, tanto per cambiare. 
Sarà' una coincidenza che proprio la religione che produce assistenza e fa assistenzialismo sia la più ricca? Quando sarebbe contabilmente ragionevole il contrario. 
Personalmente non credo alle coincidenze, certo ne ho sentito parlare, ma non le ho mai viste.
La povertà invece si emenda con l'impegno e l'istruzione, non con la minestra ai poveri fuori dal convento, badando bene nel farsi vedere dagli altri, quando lo si fa. 
Credo invece che la povertà sia un affare remunerativo e astutamente usato per scopi molto-molto terreni. 
Non ho fiducia nella Chiesa Cattolica, perché ho visto troppe volte come agisce e non posso  essere indulgente con essa. 
Un altro esempio a sostegno delle mie affermazioni? 
Don Bosco creò l'ordine Salesiano per istruire i ragazzi poveri. Infatti come potrebbe mai un povero uscire dalla povertà se non ha un'istruzione di ottimo livello? 
Già è povero se lo si lascia anche ignorante non può salvarsi né competere con i figli dei privilegiati che hanno a disposizione una buona preparazione scolastica, i soldi e le amicizie di mamma e papà. 
Oggi, invece l'Ordine Salesiano istruisce i figli dei ricchi con rette proibitive per le famiglie comuni. Anche l'Università Cattolica del Sacro Cuore è frequentata solo dai figli delle persone abbienti. 
Dunque non bisogna farsi infinocchiare dai discorsetti ipocriti del Santo Padre che elargisce con quella faccia bonaria da finto tonto; Non è certo Santo e nemmeno Padre di nessuno, visto che continua a sostenere le scelte ingiuste e discriminatorie dei suoi predecessori, dunque ne è correo. Quindi quando si permette di fare dei disocrsi ipocriti è doppiamente colpevole. 

Tornando al problema dell'Africa si constata che è lo stesso del mondo intero, solamente in alcuni casi ingigantito dalla mancanza di strategie efficaci. Il vero problema nel futuro sarà la sovrappopolazione.


Fare molti figli per gli africani è una cosa buona, ma necessariamente impoverisce il paese se le risorse sono scarse o l sono sfruttate male. 
Dunque, è bello mangiare in compagnia ma più si è meno si mangia, è una realtà che bisogna comprendere senza ipocrisia.

La primaria causa di morte invece non è l'AIDS, la fame, le guerre o gli attentati islamici: è la malaria. 
Mezzo milione di morti annuali in costante aumento. Dei 247 milioni di contagiati ogni anno il 97% è africano. 
Qual'è il senso di mandare ua scuola un bambino che non supererà i dieci anni a causa di una zanzara anofele?  Per me le strategie umane in campo operativo contro i reali problemi sembrano deliranti.
Nessuno investe seriamente contro questo problema e si lanciano campagnie umanitarie per disagi che sono comunque gravi ma non è il "problema" oggettivamente più falcidiante nonché falciforme. 

Nei paesi "ricchi" abbiamo i nostri guai, ci sono le malattie psichiche che colpiscono molte persone. In un contesto più naturale e semplice come quello di alcuni stati africani non esistono. Non c'è un Masai con gli attacchi di panico. Un Bantù con la psoriasi da stress. Un Mandingo con l'eiaculazione precoce e l'ansia del pene piccolo (beh vorrei proprio vedere...forse quest'ultimo esempio è un po' tirato per i capelli) non c'è nemmeno un Pigmeo con il complesso di inferiorità sebbene vivano vicino ai Watussi.
Pensare che solo perché un occidentale possiede un'automobile nuova nel box allora è privilegiato è un modo di guardare alla vita in maniera veramente parziale.
E' come credere che se una persona canta allora è sicuramente felice.


Bisogna cercare di capire i fatti più in profondità e non liquidare la realtà con la prima risposta che viene in mente, anche se giusta.
C'è sempre altro da capire e considerare.
I fatti hanno tanti punti di osservazione. Per fare una provocazione riporto quello che viene promosso in televisione cioè con due euro al giorno si sfama un bambino africano. Quelli immigrati illegalmente ma  adulti sono spesati da 46 euro giornalieri nei vari centri di accoglienza. Dunque in una logica allargata, ogni immigrato illegale adulto uccide 23 bambini suoi connazionali che con quel denaro potrebbero invece sfamarsi. A parte il coro di disapprovazione che una constatazione del genere solleva, il mio intento è solo di evidenziare come i problemi non siano solo interconessi ma complessi. 
Senza questa visione profonda e multi dimensionale si rischia di avere delle certezze; La cosa più stupida in cui l'uomo possa incappare nel suo cammino di vita.
Nell'idea di alcuni che si presentano al mondo con la granitica convinzione di essere i detentori della bontà, vi è il loro tentativo di vendere come fattibile la costruzione di un essere umano che assomiglia alla Chimera, un animale mitologico formato da pezzi di animali diversi che non potrebbe vivere, nemmeno se esistesse.
Secondo queste nullità proclamatesi portavoce dell'umanità è possibile avere una società dove coabitino usi e costumi e persone completamente diverse. Quando la Storia umana ci mostra che non è stato mai possibile.

Immaginano una società liberale come la Svezia, divertente come la Thailandia, sicura come l'Islanda; Abitata da gente allegra come i Brasiliani che lavorano come giapponesi, ma che hanno il gusto artistico degli italiani e l'efficienza tedesca con la serenità africana e il rispetto della natura degli indio dell'Amazzonia.
Pare fattibile un mix di elementi non solo diversi ma opposti e inconciliabili come questi? 

Per i profeti del mondo che non sta in piedi è praticamente cosa fatta, peccato che dai loro attici in centro storico non si accorgono che il mondo fuori è una polveriera pronta a detonare. 
A me pare che vogliono presentare come una soluzione un problema ingigantito.
Sono degli illusionisti ma si credono dei visionari. 

Mal che gli andrà, si rifugeranno (come al solito) nei loro soldi e con tanto amore per il prossimo, hanno pure incrementato grazie alle loro decisioni "umanitarie".

E' evidente che la miseria è povera di mezzi; E' chiaro che la ricchezza è spesso povera di sentimenti cioè è evidente per chi non è proprio un'idiota. 
Questo cosa suggerisce? 
Che bisogna trovare un modo di trascendere questi due modelli di Società, ma la soluzione è trascenderli non mischiarli, c'è una bella differenza.
E' principalmente un problema di prospettiva e di come si vedono i fatti da diversi punti di vista, ma non bisogna dimenticare il pragmatismo. Lucidamente si deve considerare la variabile più indeterminata quando si esercita ill buon senso: l'uomo che  è un paradosso prima di tutto.


Bisognerebbe comprendere e ammettere onestamente che tutti soffriamo su questo pianeta, solo in modi diversi.

Inoltre, come detto non sempre una vita lunga è sinonimo di una vita felice. Non sempre una vita ricca di oggetti lussuosi è sinonimo di una vita di valore. Sempre che contino ancora le emozioni vere e il tempo per godersele come un valore positivo nella computazione della qualità di vita. Pare cinico affermarlo ma non è così semplice dare un giudizio manicheo quando si parla di vita umana. 
A volte stipato nella metropolitana provo una sensazione estraniante. Non mi sento affatto un figlio prediletto della società opulenta occidentale. Semplicemente perché la ricchezza non esiste, almeno non è quella che una persona ottiene con il lavoro, infatti se smettesse di lavorare tornerebbe a ciò che è sempre stato: un povero.
Anche un africano che vive in un villaggio primitivo se non va a caccia o non coltiva, non mangia.
Non trovo abissali disparità tra me (noi) e lui (loro), quando si comprende che "chi non lavora non mangia" è un dato di fatto per ogni persona su questo pianeta; Alora non ci sono scuse. Non dipende dalla latitudine né dal colore della pelle.
Inoltre chi vive in un contesto povero può patire dei disagi materiali e chi vive in un contesto "sviluppato" subisce delle pressioni psicologiche notevoli. 
I morsi della fame sono peggiori dei morsi dello stress e dell'ansia? 
Non sono certo di aver una risposta già belle e pronta per tutti. Paradossalmente dove la vita è dura non ci sono suicidi. Nessuno si è mai domandato come mai?
Personalmente mi sento obbligato da un condizionamento chiamato "senso di responsabilità" a girare come una trottola, quando invece una parte di me chiede di esercitare questo senso di responsabilità principalmente verso me stesso, verso i miei sogni, prima di tutto, dandomi ciò che mi serve e mi rende vivo, felice e non aderire a quello che gli altri si aspettano da me, per avere la puerile sensazione di essere nel giusto, di aver fatto il mio dovere. Pare ragionevole il desiderio di vivere come si vuole ma in un contesto primitivo quest'idea non esiste, non è molto sviluppata l'idea di felicità e soddisfazione personale, perché quello che conta è la sopravvivenza del gruppo e la condivisione delle regole che generalmente sono create proprio per questo e per conferire stabilità nella tribù. 

La nevrosi generata dal conflitto tra regole sociali e desideri personali di affermazione e libertà non c'è in un contesto tribale. 
E' per me motivo di riflessione questa constatazione. Applicare dunque dei modelli occidentali non ha senso, quando nella nostra società la soddisfazione personale è elevata a valore principale, in un contesto tribale questa considerazione non ha senso. La moglie è scelta della famiglia in molti villaggi africani e se allo  sposo non gli piace se la prende lo stesso, ci fa sei o sette figli e non esiste il divorzio, l'incomunicabilità, la crudeltà mentale. Qundo un uomo ha abbastanza capre e vede una donna libera, prende lo sterco per terra e glielo spalma adosso. Fine del corteggiamento. La ragazza si dovrà sposare e non ci sono rimpianti o lamentele. A noi sembra inconcepibile ma per loro è normale. Quindi immaginiamo per estensione quanto siamo lontani dal loro punto di vista e soprattutto quanto sia perciloso interferire nella loro vita senza comprenderla profondamente. 
Molti africani, beati loro, vivono liberi da questa condanna del senso di responsabilità, cioè sono liberi dal senso di responsabilità come'è inteso nella nostra Società, si occupano di se stessi, qualche volta dei figli, ma principalmente dell'oggi e poi si vedrà...Non mi sembra una cosa terribile, ma ovviamente ha degli svantaggi come li ha vivere una vita piena di ansie per edificare il domani.
Chissà poi perché si dice il "mio" dovere? Quando in definitiva riguarda sempre gli altri. L'unica cosa che una persona vorrebbe dal "suo" dovere e che fosse di qualcun'altro, così da potersi fare i fatti propri in libertà, finalmente. 
Invece di andare in ufficio di corsa come inseguito da una loggia satanista, questo qualcuno si potrebbe fermare mezz'ora a chiacchierare con una ragazza, mangiare un gelato alle nove del mattino, quando tutti sono ai lavori forzati che con eufemismo è chiamato "im-piego". Sempre questo qualcuno potrebbe guardarsi intorno, sentendo quella strana energia che un tempo lontano, lontano, chiamava: Vita.

Insomma: guardo negli occhi gli altri e spesso non vedo più anima dentro di loro.
Mi chiedo: sono in un film horror? E palleggiando sui piedi roteo su me stesso, cercando la Maschera del cinema per farmi strappare il biglietto che non ricordo, come e perché, ho acquistato.
Magari, se fossi nato in un villaggio sperduto sulle montagne della Cina sarei più felice, forse nel coltivare thé e andare a lavoro a dorso d'asino starei meglio; Passerei le serate a guardare il fuoco e il culo della cinesina che ho preso come compagna amorevole, ma ignorante come una capra, perché altrimenti è impossibile adare d'accordo con un donna. Chi può dirlo?  
Ho deciso di amare il mio destino e se lui non mi ricambierà, poco importa. 
Il mio intento è attraversare questa valle di lacrime con una risata e poi mai più ritornare. 

Dove sono capitato? 
Sicuramente è stato un errore giudiziario intergalattico essere finito su questo pianeta, lo penso sempre; Ho fatto appello all'ingiusta sentenza, ma la mia istanza non è ancora arrivata a destinazione. Oppure La Corte Suprema delle Razze Intelligenti non mi vuole neanche rispondere, quindi mi tocca stare dove sono.
Vivo qui, ma non mi corrisponde, non mi corrisponde la Società, questo Mondo e nemmeno questo Universo. 

Se mai a qualcuno interessa conoscere la motivazione del mio occasionale malumore.

Allora, dillo che non sei mai contento...Lo ammetto, anzi lo confesso sono il Gran Sacerdote di una nuova religione senza fedeli: la tranquilla inquietudine esistenziale. 
E' questo il motivo che mi rende cauto nel voler esportare ad altri il mio mondo, così per similitudine penso che il mondo civilizzato non dovrebbe fare proseliti.

Ovviamente mi do dello stupido nel fare questi ragionamenti in pubblico, visto che non è possibile cambiare la situazione generale e per diversi e bipolari ottimi motivi, nemmeno cambiare la mia vita e non sto a spiegarne le ragioni, perché non mi basterebbe tutta la carta di questo schermo per enumerare i miei difetti e i limiti che lo impediscono.
Il mondo civilizzato mi pare un po' di plastica.
E' come i forti profumi speziati che mettono le signore non più giovani per coprire il proprio odore vagamente sepolcrale; Sentori che persistono a volte nell'ascensore, dopo che queste dame ci sono salite e tolgono il fiato; Un odore finto che disgusta anche se si chiama profumo.

Non siamo felici in Europa, almeno non lo è la maggioranza, la stessa che vorrebbe aiutare gli altri a vivere felice, pare fattibile?
In realtà abbiamo solo una imperfetta ma credibile contentezza.
La potrei definire con il mio proverbiale ottimismo colorato di poesia noir: una felicità di plastica, niente di più.
Mi domando allora: "Baratterei la mia vita con una più semplice, anche se più breve?" Stocazzo, commenta sottovoce una delle mie personalità, una delle più pavide naturalmente.
In tutta onestà non è possibile farsi una domanda del genere perché sono nato in questo contesto e non è possibile uscirne. Il condizionamento culturale è troppo radicato. E questo la dice lunga sul fatto che non posso affermare di essere "meglio" o più "fortunato".
Credo sinceramente che un radicale cambiamento non sia questione di coraggio ma di struttura, di come una persona è fatta e crescendo diventa.  Modificare questo è impossibile. Anche quelli che in televisione si raccontano che hanno mollato la "civiltà" per vivere secondo natura in realtà non lo fanno veramente. Ognuno dovrebbe ammettere che ci troviamo sempre dove dovremmo essere oppure che siamo tutti nel posto sbagliato. In ogni caso un cambiamento radicale di vita mi pare impossibile.
A parte le considerazioni personali chi può dire cosa è meglio se stessp? Addirittura per un altra persona?
E' difficilissimo capire cosa è meglio per se stessi, perché i modelli di condizionamento sono così radicati che ormai non si capisce dove finisce la maschera e dove inizia il volto. Parlare al posto di un altro è in questa ottica, impossibile.
In sintesi affermo non come giudizio ma come constatazione che siamo tutti poveri in un modo o nell'altro.
Se non si comincia a comprendere questo, allora non si è compreso niente.
Trovare nel prossimo futuro una terza via è non solo auspicabile ma inderogabile, perché rispetto a queste due strade sino ad ora percorse: paesi opulenti di beni grazie alla povertà di altri paesi ma infine poveri di senso d'umanità e paesi sottosviluppati, ma direi sviluppati in maniera diversa con una certa coesione umana determinata dalla povertà, ma anche appestati da molta ignoranza. ebbene queste strade si avviano verso un vicolo cieco, perché in definitiva convergono una contro l'altra, costituzionalmente direi; E percorrendole l'umanità intera arriverà al fondo, trovandosi davanti solo un muro invalicabile, fatto proprio dalle persone da cui pensavano di allontanarsi.
Allora comprenderemo in maniera chiara, quello che viviamo già oggi in forma occulta.
Lo capiremo tutti indistintamente: bianchi, gialli, neri e perfino gli arancioni di Osho. Però sarà tardi per fare qualcosa.
Ah! Quanto mi piace fare il profeta di sventura.
Posso però garantire che nessuno sa nulla del futuro, neppure il sottoscritto. 

Faccio solo previsioni nefaste che visto come gira il mondo hanno molta più probabilità di accadere di quelle rosee.

Non ho un cuore così grande da angosciarmi per il destino della Patria e del Mondo intero che si fotta o si salvi, non dipende da quello che dico né da quello che scrivo e neppure da dove parcheggio l'automobile, che zoccola ladra non si trova più parcheggio. Forse qualche giorno di vita dopo le esplosioni atomiche che metteranno fine a questo moltitudine di esseri incompiuti, mi regalerà ampie strade a disposizione da percorrere dopo il fallout, sarebbe quasi, quasi piacevole.
A parte i catastrofismi, l'essere umano mi pare afflitto da una miopia genetica.
Guarda con compassione un cane al guinzaglio, e pensa sia prigioniero, ma lo stesso guinzaglio lega anche il cosiddetto padrone del cane.
Voglio significare e ribadire (l'ho ripetuto così tante volte che comincio a pensare di aver ragione) che senza mezzi materiali non si può esercitare nessun fine oggettivo, ma senza senso di umanità e coesione sociale, il fine determinato da questi beni materiali non sarà fonte di vera soddisfazione, perché alieno alle umane e naturali priorità psicologiche, e mi si passi il termine abusato e ancor più frainteso: spirituali.
Un po' di comfort e il contatto tra cuori e spiriti sono le uniche cose che rendono la vita degna di essere vissuta e permettono di sviluppare la vera conoscenza.
Sarebbe bello gustare la vita sui diversi piani dell'essere e della materia.
In definitiva non si può fare senza avere, ma ogni cosa che si possiede ci possiede, e spesso ci allontana dagli altri che non la possiedono.
Dunque entrambi questi mondi divisi, ma uniti in un semplicistico mondo di ricchi e poveri, in apparente conflitto sono accomunati comunque da grandi problemi, ancora in cerca di una reale soluzione.
Nei millenni questa battaglia non ha ancora conosciuto nemmeno un armistizio, allora che pace vogliamo realizzare? Nessuno ha mai risolto nulla di definitivo. L'uomo non è mai riuscito a emendarsi definitivamente dall'errore. 
C'è comunque una soluzione che come al solito è nascosta in piena vista.
Non è nelle leggi, nelle azioni da intraprendere, nemmeno nelle parole da declamare alle folle, non è nei grandi movimenti religiosi e politici; Si trova in un luogo, 
nell'unico posto dove l'uomo non guarda mai: in se stesso. 
Invece di investire in sviluppo industriale dovremmo investire in sviluppo umano.

Chi cerca veramente una soluzione alle follie che facciamo finta di non vedere ogni giorno, la troverà in una nuovo spazio interiore se vuole continuare ad esistere come specie, cioè in quel migliaio di centimetri cubi sopra il collo che dovrà decidere se usare per separare le orecchie, oppure per unire il modo intero.

Non i due emisferi del cervello fisiologicamente intesi. Immaginati di solito come un calcolatore elettronico a sinistra, e un'area dotata di intuizione a destra, ma come strumento unico di immensa potenza dotato di immaginazione creativa che permetterà di cambiare la realtà stessa. 
Non con un coercitivo e soffocante abbraccio, ma con un delicato sorriso.
Il sorriso è una cosa fantastica, come si dice: "E' una curva che raddrizza tante cose". Solo così si supereranno i problemi, perché risolverli è impossibile.
Lo dico in poesia, perché forse è l'unico mezzo di lanciar intravvedere il mio panorama.


Non intendo assolutamente banalizzare il discorso con un salvifico "vogliamoci tutti bene" ma senza voler apparire completamente rincoglionito dico che con un numero sufficiente di persone dotate di coscienza evoluta e interconnesse tra loro si potrebbe realmente grazie al potere della propria visione e volontà operare dei veri "miracoli", ma è un discorso che si sposta su un piano di comprensione ed esperienza molto sottile e su un livello diverso dalla vita intesa sul piano meramente materiale.  
Non è proprio il caso di provare a esprimerlo in un contesto scritto, vale la pena solo accennarlo per chi già ha intenzione di approfondirlo con la propria indagine personale.
Chissà se qualcuno capirà?
Non vorrei contagiarlo con con quel virus che si chiama: disincanto.
A me non danneggia perché sono un portatore sano di questa malattia incurabile, nel caso evitate di trovarmi, sono al mio solito posto: sul lato oscuro della Luna. 

martedì 22 maggio 2018

Vox calmatins in deserto vol. 1



La cosiddetta Economia oggigiorno è delirante per non dire "delinquerante".
Il potere economico non si basa più ragionevolmente sulla ricchezza, ma sul debito; E' in linea con questa ideologia criminale gravare ogni essere umano o quasi, di  esso. 

Questo principio debitorio si estende anche alle industrie e alle nazioni. Nessuno è sano ma solo contagiato in stadi diversi.
Come nasce l'idea del debito su scala globale? 
Nasce dalla necessità. 
Perché la ricchezza può essere rubata ma non il debito. 
Il debito rimane: eterno e multiforme. Figliando gli interessi legati al prestito. Forgiando in tal modo le catene che rendono tutti schiavi di qualcun'altro, tranne i pochi gestori di questo cancro.

Le Borse mondiali sono il tempio dell'assurdo dove questa tragica farsa economica si rappresenta, in quanto il valore di un'azienda è basato sul "si dice" le stime sono quanto di più opinabile e fantasioso ci possa essere. 
Dunque in questo teatro moderno si recita come nell'antichità usando maschere. 
Praticamente è un gioco di carte, dove le regole però cambiano, secondo la convenienza di pochi croupier a scapito degli investitori/giocatori (complici sacrificabili). 
Non bastasse questo, lo stesso mazzo di carte è truccato. 
In tali condizioni non è possibile sperare in una vittoria, certamente non onesta ma nemmeno fortunosa.

Nel medioevo il prestito a interesse era vietato dalla religione cristiana ed era considerato un peccato, alla stregua del furto, dell'omicidio, dell'eresia. Era sanzionato e socialmente considerato abietto e riprovevole. Questa lucidità si è persa o è stata per colpevole interesse, travisata; Per far posto ad un mondo dove con il miraggio di una ricchezza senza il merito del lavoro produttivo, chiamandola speculazione finanziaria, si mettono così le mani in tasca alle persone povere per renderle ancora più povere.
Infatti la cosa più sicura che è possibile aspettarsi da ogni investimento gestito da questi personaggi senza scrupoli è la povertà, una povertà generalizzata. 
Schiacciati dal debito come si eserciteranno le poche libertà civili a disposizione? Non avranno senso se non come slogan, quando nei fatti senza una libertà di mezzi non c'è nessuna libertà di fini concreti. 
Se muori di fame quale libertà rimane? Chiunque potrà comprare il voto "democratico" con un piatto di lenticchie. Il meccanismo di coercizione sarà quasi perfetto, perché in teoria sarai libero, ma in pratica sarà peggio di esser schiavo, perché almeno lo schiavo ha la possibilità di vedere le catene che lo legano.
A me pare strano che pochi si accorgono di questo grande inganno e acriticamente si presti il fianco, se non addirittura una certa complicità entusiastica a tutto ciò, alimentando questa mostruosità economica che divora i suoi stessi sostenitori, come il mitologico Kronos fagocitante i propri figli. 

Ovviamente, questo fiume Stige scorre sotterraneo. E' un subdolo  vampiro, ma non ha neanche l'umanità di uccidere la sua vittima; La lascia viva, incosciente e prigioniera per berne ogni giorno un po' del suo sangue, e in tale stillicidio malvagio, esegue una condanna peggiore di quella capitale.

Mi ricorda la vespa scarnificatrice che paralizza la vittima con un chirurgico colpo di pungiglione e la lascia immobilzzata ad ospitare le proprie uova, quando le larve si schiuderanno la  divoreranno viva ma inerme. 
Non c'è una cura a questa neoplasia civile, perché il problema è così ramificato che è quasi impossibile sradicarlo.

Un breve inciso per il lettore abiatuale e per il malcapitato nuovo. 
I concetti espresi sono già stati esposti in altri scritti, compreso questa freccia semantica della vespa (che non è mia, ma di Proust riferita alla sua domestica, e la si può trovare ne: La Recherche - Alla ricerca del tempo perduto-). Una freccia semantica dicevo che ho già scagliato, ma cui ho dato due diverse interpretazioni rispetto al suo autore, questo per dire che non sono rincoglionito del tutto né mi mancano le metafore per catturare l'attenizione. 
E' solo il modo di dare a tutti (vecchi e nuovi lettori) gli stessi elementi di riflessione. 
"Ma quali lettori?! Anvedi questo che si sta a inventare? Ma se non ti capisce nessuno, un motivo ci sarà?" Odo la solita voce molesta della concretezza che dal fondo della cucina mi insullta  ma con sussiego faccio finta di non sentirla.  
Rinuncio dunque alla presunzione (ahimé così ipertrofica in codesta entità biologica a disposizione della mia essenza) e faccio finta di dire qualcosa di nuovo, in nome però di una comunicazione paritaria, perché più largamente condivisa. 
E' un  mio goffo modo di sembrare umile. 
E' il mio scomposto tentativo di voler caracollare verso gli altri.

Tornando al discorsetto, direi che il  mio personale suggerimento, se mai qualcuno dei predetti lettori è stato così stoico da arrivare sin qui per leggere questa filippica, ma soprattutto per comprenderla, è di non avere debiti con nessuno, soprtattutto con se stesso.
Ridurre il più possibile eventuali mutui, dilazioni e cambiali. Non comprare qualcosa se veramente non serve (questo è difficile)  e  pagarla in contanti, evitando rate e finanziamenti. 
L'obiettivo è ridurre al minimo il circuito del denaro.

La cosa migliore sarebbe un cambio radicale del sistema sociale, ma questo è oltre le possibilità del singolo e allo stato attuale perfino della maggioranza. 
Non perché sia necessario una rivoluzione apocalittica, ma solo perché la coscienza della maggioranza schiavizzata è conforme alle regole dei propri aguzzini, altrimenti si ribellerebbe. 
E' così semplice.
La vera rivoluzione non ha bisogno di armi, ma di coscienze perché basterebbe smettere di comprare. 
Non servirebbe neanche molto tempo: due settimane o poco più, da trascorrere senza comprare nulla senza lavorare a questi apparati del potere economico. 
Si potrebbe barattare quello che si ha o si sa fare, scambiando merci e servizi con vicini e amici, almeno per quelli che non sono contadini e cioè che vivono in città senza cibo (infatti le città importanto tutto come una sorta di vivaio o meglio gabbia). 
Le città sono di fatto prigioni per condannati ai lavori forzati, mi pare evidente visto che a nessuno è concesso di procacciarsi da mangiare senza denaro, casa e  lavoro. 
La sopravvivenza  decorosa in città è negata senza denaro spendibile. Come ulteriore atto plebiscitario ognuno rinuncerà all'estinzione di qualsiasi debito o credito, riportando a zero l'orologio dell'umaità, almeno sul piano economico. Niente debiti, personali o nazionali, niente sanzioni, niente crediti, niente di niente. Si parte tutti da zero. 
Non si darà o restituirà più niente a nessuno. Ci si troverà sicuramente un po' più magri, perché non ci sarà molto da mangiare, ma come per miracolo anche ricchi, perché liberi.

Niente più debiti tra Nazioni dunque. Le Banche? Puf! Le Finanziarie? Puf! Le poche famiglie che dominano le Nazioni? Puf! Si ritroverebbero tutti con una mano davanti e una di dietro e se vogliono mangiare dovranno lavorare come gli altri. 
Gi eserciti, le fabbriche di armi, i governi e perfino le Chiese? Puf! Puf! Puf! Spariti. 
Azzerare i server economici planetari, togliere ogni pubblicità, Equtalia, Essatri, tasse, tributi e quant'altro; Finalmente liberi delle persone inutili e pericolose che gestiscono questi gioghi,  come: avvocati, soldati, poliziotti, giudici, preti, economisti, politici e sopratttutto quei fastidiosi pseudo filosofi come me.

"Sarebbe il caos!" Sento urlare, è ovviamente la solita voce dalla cucina.  
"Perché qualcuno pensa che viviamo nell'ordine?" Rispondo gridando silenziosamente nella mia testa. 
Perché questo qualcuno, pensa veramente che tra sette anni, quando saremo dieci miliardi di persone ci sarà ordine,  e poi dopo altri quindici anni,  saremo venti miliardi, e poi? 
Secondo quel qualcuno cosa succederà? E' ragionevolmente prevedibile vivere in tale sovraffolamento come nulla fosse? In una specie di brasiliana metropolitana, tutti compressi in un allegro samba appicicaticcio? Oppure ci sarà un conflitto? 
E' evidente che ci sarà una guerra. 
Una guerra non solo mondiale ma totale. 
E' quella non è forse caos? 
Almeno, quello proposto sarà deciso da chi né sopporterà le conseguenze, fatto insolito per l'umanità, dove chi soffre non è mai lo stesso di chi decide le soffrenze. 
Certamente si morirà, e allora? 
Perché, qualcuno è convinto di vivere in eterno? 
Soprattutto chiedo, ma questo è vivere?  
Almeno moriremo pacificamente e lasceremo ai "figli della ragione  e del cuore" un mondo migliore a disposizione, donato dai "filgi del dolore" quali siamo. 
Altrimenti qual'è il senso di soffrie se non per imparare, imparare a donare? 
Per quale insulso motivo avremmo tutti trasmigrato da un corpo a un altro, in tantissime esistenze senza un fine, ripetendo sempre gli stessi errori e inseguendo sempre le stesse deludenti illusioni, se non per capire che non servono? 
Il Principio Universale si manifesta sempre in modo meravigliosamente libero. 
Vuoi una cosa? Falla, Ti dice, e poi guarda cosa succede, e se ti piace. 

Il passo successivo è manifestare questa comprensione cioè il valore  sacro della rinuncia e del sacrificio. Non proprio una cosina facile, facile. 
Siamo tutti, prima o poi, volenti o nolenti, destinati a  celebrare uno straordinario atto di coraggio (per gli umani) ma non così straordinario secondo la mia modesta ragione, solo dovuto e necessario. 
Certo, ci vogliono le palle, cazzo se ci volgliono, c'è la paura, ma quella dura solo un attimo, poi arriva sempre il sole: lo giuro.  "Senza pioggia non c'è arcobaleno" lo dicono anche quelli del Meteo.

Con questo drastico colpo di mano si girerà finalmente pagina e su di essa si scriverà una poesia, al posto di una partita doppia. 
Che figata.  Nuove poche regole allì'insegna del vivere bene ma senza sfruttare nessuno.  
Nel momento che si interromperà qusto circolo venefico economico che come una nebbia tossica, rende ciechi cioè mette davanti alle persone degli oggetti di desiderio, quindi si vedono solo quelli, il sistema imploderà su se stesso. 
Si chiuderà dopo tanti millenni il Vaso di Pandora. Donando all'umanità salute, invece di malattia. 
Sembra il discorso di un matto, ma ho perfino ragione.  
La condizione perché funzioni e lo sviluppo e l'applicazione di quella coscienza globale di cui parlo sempre. 
Cosa intendo? 
Non è un pindarico volo della mia fantasia né un'analisi approfondita di estetica e morale. 
E' una cosa che possono capire tutti, ma proprio tutti: "Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te". 
Più basic di così... 

Per il momento, cioè sino a quando pronunzierò il mio discorso all'umanità tutta, risvegliata alla coscienza globale nel mio comunicato in mondo-visione per sancire l'inizio della fine del periodo oscuro...Che preventivo, avverà quando le vacche voleranno e i piccioni smetteranno di cagare sulle automobili appena lavate, consiglio caldamente di  non seguire il miraggio della speculazione.

A me sembra un'ottima cosa non fare investimenti, perché promettendo una ricchezza rapida, sono generalmente la primaria causa di bancarotta.
Se poi qualche simpatico burlone ha la possibilità di lanciare una bomba al Neutrone sopra la riunione plenaria del sulfureo Club Bildrberg (scritto male apposta) e anche altri ordigni letali su tutte le sue varie metastasi connesse e cioè: le Fondazioni, le Società finanziarie, i centri di pseudo ricerca economica, nonché le Società Segrete, le Banche et varie ed eventuali affini, beh! Avrà di certo  i ringraziamenti dei pochi ultimi liberi pensatori, e da parte mia un orsetto di peluche e una bottiglia di Sambuca Borghetti (la migliore). 

A parte gli scherzi, questo stato di fatto vessatorio è oggettivamente il suicidio annunciato di una società che aspiri ad un benessere che non si fondi esclusivamente sugli oggetti di consumo e che, ma questo se ne accogono sempre e solo i soliti pochi, riduce anche le persone a oggetti di consumo. 

Siamo dunque oggetti/clienti sacrificabili in questo mondo spietato così edificato per noi. 
Nel momento stesso che un essere umano non ha più nulla da spendere non ha pù diritto a vivere, purtroppo questa è la dura realtà di questa umanità disumana.

Una particolarità selettiva che si riscontra un po' anche nella Natura sul piano di competizione biologica, ma che è  molto più onesto. 
Diversamente dall'uomo, gli animali non esercitano questo conflitto con quelli della propria specie se non in casi estremi, e non sfruttano i membri della propria famiglia in maniera così diabolica come l'uomo. 
Gli altri animali infatti, sanno bene che la sopravvivenza e il benessere del singolo, rispetto a quello della specie, è un'amara  vittoria di Pirro. 

Pare invece che questi "sapientoni" che amano (?) gestire la vita degli altri, visto che la loro è così povera di significato (nonostante siano così ricchi) facciano finta di non accorgersene. 
Credo che siano affetti da una sorta di delirante euforia, grazie alla richezza con picchi di serotonina, ma anche a drastici e repentini cali dopaminici, conseguenti alle loro malattie psichiche ereditarie. 
In generale il quadro clinico di questi "grandi uomini" è di maniaci depressivi con altalenanti turbe sociopatiche.
Sono convinto che sebbene abbiano il potere di realizzarlo, non desiderano un mondo felice, vogliono solo un mondo triste e  sofferente per giustificare la loro depressione. 
Ecco tutto. 
Questa è una diagnosi però che lascio agli psichiatri, perché a differenza loro mi ritengo una persona seria, e certi azzardi vorrei evitarli.

Intuisco invece, in quella mia parte più...che questo piano mefistofelico economico è parte di un più ampio piano salvifico. 
Perché il cosiddetto Diavolo, lavora comunque per il cosiddetto Dio, anche se non se ne accorge. 
In realtà non è proprio così, ma ogni tanto mi piace visitare i luoghi comuni per provare a spiegarmi. 
Non lo descriverò questo grande progetto extraumano finale, per diverse e opportune ragioni. 
La prima ragione è che non mi piacerebbe vivere il resto della mia meravigliosa esperienza umana in una stanza imbottita rincoglionito dagli psicofamaci.
La seconda, perché non è consentito parlarne dalle forze che lo promuovono, assai severe sulle questioni sacre. 
La terza perché ovviamente sarà una sorpesa per tutti e non è carino rovinare le sorprse. 
Da ultimo, perché non sono sicuro di aver capito bene e perciò resto zitto che di cazzate ne dico già abbastanza. 
Nel caso (poco probabilie) mi sbagliassi, e come dice il sommo poeta:"Tutto andasse a puttane" ho sempre un piano B, cioè la mia astronave energetica  fatta dal corpo etereo, pronta per il balzo quantico, onde giungere alla dimensione atemporaale al di là della barriera di causa/effetto. 
Esattamente dove bazzica  quella gran zoccola di  vostra sorella, che è proprio di quella di cui stavo parlando.  
Eh! Ci siete cascati...Purtroppo non sono impazzito, cazzeggiavo solamente. 

Tornando alle persone normali e a quelle che fanno finta di esserlo, direi che aderire a questo sistema economico kamikaze, senza esercitare anche un poco di senso critico, è come interrare Plutonio radioattivo nel giardino di casa del vicino per fargli dispetto.

Comunque arriveranno le conseguenze a ricordare a chi vuole un mondo di economia e di denaro che come si è deciso di fare per gli altri, anche per loro sarà deciso, perché "Con la moneta che spendi sarai pagato".   

Abbiamo un solo pianeta abitabile per il momento, e gli esseri umani sono vicini e connessi l'uno all'altro più di quanto si possa credere o immaginare..

venerdì 4 maggio 2018

Se incontri un Buddha prima di ucciderlo offrigli una birra.



L'esaltazione dell'infanzia da parte di molti è per me incomprensibile, perché è di fatto il periodo della sottomissione, della sudditanza alla famiglia, alla scuola ai cosiddetti "grandi", grandi però solo nelle dimensioni.

E' quando diveniamo adulti se mai lo diveniamo, cioè con la maturità che ne consegue, invece il periodo che ci permette di affrontare la vita senza illusioni. Di cercare tra molte fatiche la nostra individualità, al di là dei facili modelli che ci impone questa società ipocrita, almeno in prima istanza e una volta costituita questa "individualità" trascenderla.
E' per me di valore andare verso una conoscenza di "cosa sono" e all'affermazione di questo "qualcosa" per trovare un mondo di vivere più vero, non certo più felice, ma sicuramente più autentico. E' l'unica ricerca che abbia senso nel vivere. 

Una fatica che spesso mi toglie il sorriso, ma mi regala uno sguardo diverso sul mondo, sugli altri e su me stesso. Riducendo un po' la mia granitica presunzione e accrescendo il mio senso di responsabilità personale, soprattutto facendomi più spesso domandare: perché? A volte persino: Quello che faccio mi rappresenta? 

Aprendo il mio cuore a un senso di umanità più profondo, senza sentimentalismi sdolcinati ma intensamente miei.


Una volta Sheldon Kopp ha scritto: "Non saremo mai al di là dell’errore. Nulla di importante rimane risolto una volta per sempre, finalmente e per l’eternità".
Siamo come tanti piccoli Kafka, che cercano disperatamente di comprendere le regole del gioco, perché tutto possa risolversi: il dolore, la confusione, i dubbi, la solitudine, la mancanza di senso dell'esistenza, la morte.

La vita è proprio ciò che sembra? Un fardello mutevole, ambiguo, effimero, misto? 
Ognuno deve trovare la verità procedendo lungo un sentiero solitario. 

L’universo è casuale, non guidato da leggi logiche, almeno non dalla logica umana e neppure dalla sua morale, il senso profondo del Tutto se mai esiste, ci sfugge.

Vedere questo fa paura, perché ogni nuova luce spaventa come il buio.


Andare oltre le paure è l'unico modo di andare, non c'è diverso modo di procedere per trovare la propria verità, e per fare questo ci vuole coraggio; Certamente è difficile, molto difficile, ma non ci sono alternative, perché: nulla sostituisce il coraggio.