martedì 28 agosto 2012

Mare Vostrum

Surfrando sull’onda anomala dell’estate, in equilibrio precario tra crisi e calura, ho trascorso ed esaurito le mie giornate vacanziere.
Ne do un breve cenno, ma solo per amore di cronaca e per sfamare la curiosità dei miei sostenitori, sempre famelici dei dettagli della mia esistenza terrena.

Un doveroso preambolo.
La cosiddetta “recessione economica” lambisce anche i miei augusti piedi, scalzi ma ben curati, con una conseguente drastica riduzione dei giorni fruibili del mio meritato riposo.
Amputando due terzi il tempo a mia disposizione l’infame chirurgo della contingenza sfavorevole mi toglie quindi molto, ma non tutto.
Le munizioni sono poche e i nemici ormai tanti.
Non potendo così più contare sulla forza dei contanti per vincere la battaglia del bilancio mensile ho fatto affidamento sullo spirito.
Ho vissutoi miei attimi di libertà con il triplo di intensità, pareggiando i conti, alla faccia delle tasse vampiro e dei prezzi esorbitanti generati della speculazione.

Usualmente opto per lidi lontani e non battuti dalle mandrie transumanti di turisti che fotografano tutto, ma poi non capiscono nulla dei posti che visitano.
Mi piace considerarmi un viaggiatore ma quest’anno ho fatto della necessità una virtù spostando il mio itinerario verso la costa più vicina, quella ligure appunto.

“Uomo libero sempre amerai il mare” recita una famosa poesia, e così punto verso il “Tiguglio” che non è certo Rio de Janeiro ma con un po’ di fantasia la spiaggia di Paraggi diventa quella di Ipanema; una birra può trasformarsi in una Caipirina e le bagnanti tracimanti cellulite in “garote” carioca giovani e sorridenti. Guardo avanti ad un futuro che ormai non è più quello di una volta…
Pochi ma buoni, è stato così il motto dei miei giorni d’evasione.
Montando in groppa alla mia fedele superbike “Diablita”, nera come la mia anima, mi sono diretto a tutta velocità (Tutor permettendo) verso le “Five Lands” come le chiamerebbero i figli di Albione, cioè le Cinque Terre come diremmo invece noi semplici figli di N.N.

Uno zaino sulle spalle con dentro lo stretto necessario, due costumi, un pareo di Ibiza, tre magliette, due jeans e uno smoking (non si sa mai) da indossare naturalmente con le infradito (un must mi si dice). Ho dato inizio alla mia avventura minimal ma con il sapore “on the road”.
Sin da bambino ho avuto il sogno di partire in motocicletta e andare, andare e andare ancora senza meta e senza più fermarmi.
“Ma dove vai?” Mi diceva mia madre riportandomi alla realtà- “che la cena è pronta fra mezz’ora”.
Allora con la fantasia mi spingevo in questo viaggio dove le mie giornate erano trascorse come capitava ma pienamente. Godendomi ogni alba come fosse l’ultima e ogni tramonto come se la vita non finisse mai.
Talvolta la mia avventura onirica era punteggiata da fugaci e struggenti incontri con occasionali fate perchè in un illusione è sempre meglio metterci dentro un po’ di tutto.

Il sogno però è ancora lì, ma ogni tanto lo tiro fuori del baule della memoria, lo spolvero sbattendolo un po’ e ci faccio un giretto dentro, poi ritorno al mio solito penitenziario full optional.
Probabilmente non sono ancora pago della mia cella, però non sono un detenuto rassegnato.
Anzi, nel fondo della mia coscienza c’è ancora un ribelle che si morde le nocche e il desiderio dell’evasione è solo sublimato non certo cassato.
Aspetto, e cerco sempre nel muro di cinta grigio e alto una breccia per poter correre lontano.
Non amo ancora così tanto le mie catene da non sentirne il peso e poi, sono ottimista di natura, tanto c’è sempre tempo per mettersi a piangere, no?

Nonostante tutto e tutti ho potuto trascorrere una buona vacanza e deliziarmi di paesaggi intriganti, dribblando tra le curve strette con strapiombi sul mare, godendo tramonti rossi come il mio conto in banca e dormendo in letti comodi ma non solitari. Non da ultimo accomodandomi in ristoranti che hanno deliziato il mio palato e arrotondato i miei fianchi usualmente snelli.
Ho scansato il macigno fiammeggiante del caldo torrido e luciferino che ha reso le città un girarrosto e questo aggiunge un plus valore al divertimento.
Finalmente ho riposato, compiacendomi in spiagge e mare insolitamente poco affollati.
Meno affollati del solito, ma non certo deserti, un fatto che ha generato un solo piccolo inconveniente durante la mia licenza premio dal vile giogo delle costrizioni.
Forse molti non sanno che i liguri sono affetti da una patologia endemica ma solo estiva. Un retaggio atavico oppure un effetto collaterale da over dose di Pesto, la scienza non si è ancora pronunciata.
Da questa epidemia sono contagiati molti villeggiati e in special modo i bambini che in questi ameni lidi trovano ristoro dalle fatiche scolastiche.
Gli infanti una volta contaminati vivono una strana patologia i cui sintomi sono un’emissione senza sosta di urla selvagge degne di un indemoniato sotto esorcismo.
A queste grida disumane si hanno, di rimando, quelle dei rispettivi genitori (contagiati anch’essi ma forse da un virus mutante) paragonabili invece al grido di guerra di un highlander in battaglia contro gli inglesi dopo che questi ultimi gli hanno bruciato il villaggio e trombato la moglie.
I bambini fingono di ubbidire a queste grida gutturali e terrorizzanti, i genitori fingono di redarguire i posseduti dal demonio senza in realtà scacciarlo, ma il risultato è che tutto rimane com’è cioè un gran casino fatto da loro.
La dolce musica della risacca si trasforma, alla calata di queste orde di senza dio con un serio disagio mentale, in una cacofonia distonica.
Lo spettacolo è di un’umanità in piena regressione neanderthaliana.
Si alza, in pochi minuti il livello sonoro della piccola porzione di paradiso in cui ci si godeva il sole trasformandola in un girone dantesco.
L’incredibile prodotto acustico è generato da questi ominidi instancabili che sembrano non avere polmoni ma mantici.
I decibel divengono quasi insopportabili, un amento che è proporzionale solo alla vacuità dei discorsi urlati con tanta veemenza.
Pare che l’imperativo cui la forza della natura costringe questi disgraziati non sia quello di dire qualche cosa di sensato, ma di dirlo il più forte possibile.

A questa invasione ostile si accompagnano di solito come alleati i giocatori di volley. Questi ultimi si dilettano lungo la riva in prestazioni da campionato; Lanciano per ore la palla nelle più disparate direzioni con bordate degne di una salva di cannoni di un veliero pirata.
Talvolta, questi atleti del ferragosto centrano con una schiacciata il cranio di un ignaro bagnante che si inabissa con un guaito nelle profondità del mare e di lui se ne perdono presto le tracce, tanto la sua famiglia se va bene se ne accorgerà a Natale, quando avanzerà un regalo e stupiti i superstiti ne constateranno la dipartita.
Negli autori di questi omicidi colposi non si trova traccia di alcun pentimento, a meno che non si può intendere come atto di contrizione il “Palla!” che urlano senza educazione per la restituzione dell’arma criminale finita lontano.
Il primato olimpico degli sport della spiaggia è conteso ai pallavolisti dai giocatori di volano. Un’altra sottospecie pericolosissima che si camuffa da giocatori innocui, ma appena acclimatati nell’eco sistema balneare si trasformano man mano in finalisti della Coppa Devis.
Essi, sparando colpi rovesci e dritti tremendi che sebbene di calibro inferiore alle palle da volley sono ugualmente letali. In particolare quando colpiscono le virili parti molli inguainate, senza via di fuga, nello slip di qualche preda ignara che si avventura lungo il lembo di battigia oggetto della loro discutibile prestazione atletica.
La povera creatura, ferita a morte nell’onore più caro al maschio, generalmente emette un barrito orripilante e stramazza al suolo in uno sbuffo di sabbia presto circondato da pargoli festanti che gli corrono in circolo come Zulù in un’imboscata a delle bionde esploratrici senza difesa.

Stordimento acustico e proiettili vaganti di grosso e medio calibro sono la parte d'ombra della vacanza che si estende ben oltre l’ombrellone e che evito agilmente frequentando spiagge isolate, luoghi impervi come una sorta di stambecco marino e in subordine ad orari di canicola che incenerirebbero questi primati che pare aborrano l’ombra e la protezione solare durante i loro allenamenti senza posa.
Grazie alle mie piante dei piedi ignifughe posso camminare sull’arenile ustionante senza batter ciglio e come un fachiro birmano mi dispongo al riposo dopo il bagno su solitari scogli acuminati che non riescono a trapassare il mio marmoreo posteriore aduso ad ogni angustia e forgiato in anni di versamenti all'Erario.

Attendo paziente, il ritorno di un nuovo Erode per la riduzione drastica di quelle bertucce maleducate che si fanno chiamare indebitamente "bambini" e che meriterebbero, nel migliore dei casi, solo frustate di ratan sul culo; Prego inascoltato anche per una pioggia di bombe al neutrone che porti all’eliminazione definitiva dei loro genitori che hanno la gravissima colpa di aver procreato simili abomini acustici, sicuramente affetti da malattie genetiche perniciose e inestirpabili.
Una genia subdola che si “attana” nei luoghi più gradevoli per uscirne all’improvviso allo scoperto e fare scempio di ogni regola cavalleresca e di condominio.

Noto che con gli anni mi sono trasformato da un fautore dell’amore universale in particolare con l’altro sesso avente un aspetto gradevole, in una sorta di dottor Stranamore, non chiedetemi però, quando e come è successo.
Un mio conoscente dice che è colpa del lavoro, ma forse divento solamente vecchio.
Alla fine mi consolo e mi dico: “Cosa si può volere di più?”
“Tantissimo”, risponde una delle mie mote personalità che zittisco con gli ammonimenti del buon Seneca: “Non si può avere tutto, ma si può rinunciare a tutto”.
“Bella roba!” Replica la medesima personalità schizoide notoriamente refrattaria alla morigeratezza.

Mi accontento invece del molto di cui posso ancora godere.
Saluto il mio filosofo preferito con la manina, mentre approfitto di una sosta dal mare per farmi una scorpacciata di granita al fico con gelato allo yogurt presso il “Tritone” di Sestri Levante.
La granita di questa gelateria artigianale, che considero un santuario, è un’esperienza che rasenta l’estasi mistica.
Per non parlare di un paio di ristoranti sul mare a Cavi dove il pesce sembra portato in tavola dal Dio Nettuno stesso.

Alla fine la vacanza è finita.
Come direbbe il mio amico stitico, quando finalmente esce dal gabinetto: “Anche questa è fatta” .

lunedì 13 agosto 2012

Sciur Padrun dalle belle braghe bianche, fora le palanche...


La base della vita sociale umana è l’economia.

C'è un tumore però che prolifera e si diffonde nel sistema economico globale odierno e non è da scovare nella produzione o nel libero mercato ma nella speculazione, ovvero nei guadagni derivanti dal denaro stesso.
Il profitto come si sa è determinato dalla somma del denaro per il saggio di interesse.

L’obiettivo per guarire o almeno migliorare questo sistema dovrebbe focalizzarsi nel ridurre il più possibile a zero il prodotto di questa moltiplicazione, cioè uno dei due fattori in parola devrebbe essere portato a zero.
Il fallimento dei sistemi marxisti di azzerare la somma del denaro agendo sul controllo della produzione e del lavoro con un sistema totalitario di controllo economico ha dimostrato nella pratica la sua inadeguatezza.
E' quindi, sull’indice di interesse che l'azione politica deve o dovrebbe fondarsi per sanare questo apparato delirante che permette alle Banche di produrre denaro facendo pagare allo Stato che ha invece il credito, il debito derivante dalla svalutazione.

Bisogna chiarire che il denaro non è una merce, ma una convenzione; la cui qualità peculiare è la non-deperibilità, una qualità appunto che lo svincola dal mercato e da ogni prodotto pur determinandone il valore.

In alternativa a questo ordine fondato sulla attuale moneta è auspicabile costituire una "nuova moneta" che non si dissolvesse in mano ai privati, ma che si esaurisse in mano alle Banche.
Questo garantirebbe un maggiore controllo sulla speculazione e relegherebbe gli Istituti di Credito a semplici comparse, indirizzando così l'economia sempre di più alll'eliminazione dei profitti di capitale, ma tenendosi ben stretto il libero mercato e il pluralismo economico.

Per mantenere stabile questo ipotetico sistema economico dovrebbe essere necessario un'altra condizione, cioè un attento controllo dell’espansione demografica che, se esponenziale come ora, incrementa l'offerta di lavoro e, per la legge della domanda ed offerta, fa e farà contrarre i salari sempre più; invece i profitti di capitale da affitti e da commercio sono e saranno ingigantiti dall'aumento numerico. Per questo sarebbe equo e giusto che siano questi ultimi a spesare gli assegni familiari e non, come attualmente aviene, il costo del lavoro.
E’ oltremodo assurdo tassare le attività produttive che sono la fonte da cui germoglia la ricchezza, quando sarebbe invece utile tassare il denaro disincentivandone così l’accumulo. In questo modo favorendone la  circolazione si incrementerebbe una distribuzione più equa del lavoro e quindi, della ricchezza stessa.

Alla luce di queste semplici considerazioni, tanto per fare un esempio, si comprende facilmente come i flussi di immigrazione sono favoriti dai grossi interessi economici ma non certo ispirati da ragioni umanitarie.
La migrazione di masse povere infatti permette impunemente l'abbattimento del costo del lavoro (con la riduzione dei salari) e la perdita dei diritti acquisiti dai lavoratori autoctoni in concorrenza con questa nuova forza-lavoro di disperati. Inoltre, con l'aumento delle persone aumenta il commercio e crescere il valore delle proprietà immobiliiari, cioè i principali pilastri su cui si sostiene la speculazione gestita dai detentori del capitale.
Tre fattori, lo ripeto, che sono: costo della mano d'opera a buon mercato e quasi senza tutela, maggior commercio e aumento del valore immobiliare che spiegnao l'attuale situazione venduta alla massa con il fantasioso nome di "crisi".
Il nostro paese è emblematico della situazione appena descritta, avendo più di altri una classe politica affetta da forte miopia ma di smodata avidità che si presta a buon mercato a favorire questi potentissimi gruppi economici.
In altre parole la manovra di prestigio operata dai detentori del capitale (Banche, Assicurazioni e alcune lobbies facenti capo a poche famiglie oligarchiche) ha reso i ricchi più ricchi e i poveri, più poveri.
Nel divario tra Prezzi e Redditi c’è abbastanza dinamite da far saltare per aria qualsiasi parlamento democratico.

martedì 17 luglio 2012

Il deserto dei Tartari





Per sfuggire al nulla, trascorriamo il tempo che il destino ci ha assegnato aggrappati all’attesa di un inverosimile evento straordinario, che possa finalmente dare un senso alla nostra vita.
Il tempo intanto si consuma sempre più precipitosamente e il viaggio si conclude.
Solo una morte dignitosa e serena potrà liberarci dall’angoscia, mettendoci in una dimensione eterna ed eroica che avevamo sempre sognato per emendarci dalla mediocrità.

giovedì 12 luglio 2012

Sull'essere Uomo

Ad ognuno tocca la sua parte su questa Terra.
A titolo personale penso sia importante per una mia buona interpretazione conoscere il personaggio che voglio esprimere visto che il copione della vita è sempre misterioso.

Non certo per mentire a me stesso o per uniformarmi ad un modello, ma perché il palcoscenico del mondo ha le sue regole e grazie alla maschera che talvolta volontariamente indosso conosco e rivelo il mio vero volto.
Ecco che mi interrogo su cosa voglia dire essere un uomo.
Quali sono le sue peculiarità virili? Che cosa ci si aspetta da lui? E ancora più importante cosa mi aspetto da me stesso?
Credo che l’uomo deve trovare il suo naturale sviluppo nel rapporto con una compagna. Senza un confronto, un paragone, un opposto non è possibile determinare nulla.
Mi pare evidente che non avrebbe molto senso definire un uomo se non esistesse una donna con cui confrontarsi,

Questa strana Chimera chiamata uomo dunque è composta da diverse qualità e si confronta e si completa  con quella sorta di alter ego, apparentemente tanto diverso che è l'essere femminile; Come fare di questo scambio vicendevole, spesso frutto di un mero mercanteggio, qualche cosa di grande, bello e anche, perché no, duraturo?

L’amore dalle radici profonde non nasce in un solo giorno e soprattutto non nasce ovunque.
Come dunque alimentare il mistero che lega un uomo e una donna nel formare una coppia?
Il segreto è, mi pare, nel rendere un poco inaccessibile ciò che credo di possedere.
Aprire gli occhi ogni mattina, ma realmente, per vedere chi ha dormito al mio fianco.
E' un gioco con me stesso, lo riconosco, ma è un artificio necessario per eludere le piccole manie che mi perseguitano e gli immensi egoismi evocati dalla mia natura umana spesso tanto immatura.

In generale riconoscere le debolezze ci rende forti.
Non della forza che ci fa vincere schiacciando il nostro autentico modo di essere. Parlo invece di quella forza (più grande) che ci fa accogliere in un abbraccio amorevole la nostra umana sensibilità e perchè no? Fragilità.
Niente come la donna amata mette in risalto i dubbi, le insicurezze e la delicatezza dell' anima di un uomo; Tanto forti presentiamo il nostro petto al mondo, ma solo perché le difficoltà e le paure le portiamo sulla schiena.
Tuttaivia so che debbo tenere per me queste incertezze.
Non per sicumera o per aderire ad uno stereotipo virile, ma perché profondamente sento che questo è giusto, mi tocca, è il senso che do all’identità maschile.
Voler portare questo fardello e riuscire qualche volta ad alleggerirlo a chi mi sta accanto è la mia speranza, il mio compito, la mia ambizione talvolta.
Penso che se condividessi le mie difficoltà con chi voglio aiutare non sarebbe in realtà un vero aiuto, poiché genererebbe un debito di riconoscenza che se compreso non renderebbe il rapporto libero.
E' in questo modo la percezione che ho della mia virilità, cercando altresì di non indulgere nell'arroganza che è sempre in agguato nella mia anima.
E' il modo, spesso frainteso e qualche volta goffo, di dire "ti amo" senza parlare.

Non è facile per me vivere come un uomo, aderendo alle continue aspettative degli altri e mantenendo integra la dignità nei confronti della mia coscienza, dei miei sogni, della mia parte più profonda e di quello spirito così spesso estraneo anche a me stesso, ma parimenti mi domando: per chi mai è facile vivere?
Come diceva chi è stato molto più saggio di me: "Ci si fa forti per portare pesi".

Rendere così leggero il passo di chi cammina con me lungo il sentiero della vita porta il mio stesso incedere ad essere più svelto e leggero, regalandomi finalmente una méta che altrimenti perderebbe di senso.
Alla fine, anche se incontrassi su questo sentiero arduo, ignoto e pericoloso un Dio o un Demone e questi mi chiedesse conto delle mie azioni e omissioni non ne proverei timore; Anzi, con sincerità e a buon diritto risponderei : "Ho fatto la parte mia, dando alle persone che amo il mio cuore e un po’ di aiuto".

E in questo folle mondo, a me pare già tantissimo.



giovedì 5 luglio 2012

Don't Stop Me Now

Sono una meteora lanciata verso il cielo.

Intorno a me velocissime scorrono le luci dei mondi, brucio come un sole, chiamatemi Mr. Fahrenheit.
Niente mi può fermare, sino al limite e poi oltre.

Abbraccio l’universo con un battito di ciglia, i miei pensieri sorgono spontanei e brillano come astri sconosciuti di una nuova galassia.
Come Lady Godiva percorro questa strada infinita libero da ogni vergogna.
Chi mi potrà mai fermare?

Giorni siete miei, anni voi mi appartenete, l’eternità mi attende mentre veloce arrivo al valore estremo.
La notte si srotola come un tappeto e scivola velocissima sotto la mia moto, sono un razzo, sono uno Sputnik flou in rotta di collisione con la follia, faccio il solletico alle stelle.
Nessuno mi può fermare.

Luci intorno a me corrono, come uno stroboscopio di tramonti blu.
Sono un angelo maledetto da Dio
Tutto si ferma.
Odo una voce cavernosa, è una Divinità che mi parla?
“Ma lo sa che andava a 270 km l’ora?”

Cazzo, la Stradale, mi sa che mi ritirano la patente.

mercoledì 4 luglio 2012

Anime Bonsai

Pin-Nao il grande maestro Taoista era intento alla cura del suo Bonsai: Pici-Nin.

Nella quiete del giardino potava i piccoli rami e poi con movimenti di libellula nebulizzava gocce d’acqua sorgiva. Tutto era pace, silenzio e profonda armonia.
Una leggera brezza di montagna soffiava da est ed era araldo dell’inverno imminente che, come poesia, suggeriva all’orecchio paesaggi innevati ancora al di là da venire.

L'allievo prediletto (nonché l'unico) Pi-Nin osservava il Maestro.
Poi, forte dell’ignoranza che fa sempre domandare prima di cercare di comprendere, chiese: “A che pro, Perfettissimo, ridurre ciò che è grande? Il Tao non si realizza nell’assecondare la Natura?”
Pin-Nao, taglio una foglia, e poi rispose amabilmente: “Il senso della pratica è nel conformare la realtà alla mente. Mente e Realtà non sono diversi in noi”.
Pi-Nin perplesso incalzò: “Allora perché fare?”.
Pin-Nao, trasse un profondo sospiro e rispose ancora: “Fare giova a chi fa e non è per il frutto del fare. Senza azione non si comprendono le 10.000 virtù della non-azione”.
Passarono diversi minuti nel silenzio.

Pi-Nin interuppe la pace del maestro con un'altra domanda: “Allora perché non praticare la non-azione direttamente?”
Il mastro ruggì: “E mò hai rotto il cazzo!”, e il vaso di terracotta che conteneva Pici-Nin si infranse sulla testa di Pi-Nin con inaudita rapidità e potenza…
L’allievo finalmente comprese.



New Reality Show

E' veramente curioso come l'uomo cerchi sempre una via di fuga dalla realtà.

Inventarsi storie incredibili è così perfettamente in linea con questa "grande fuga", grande solo perchè universalmente condivisa.
Da cosa fugge questo strano bipede che ospita da pochissimo questa sfera ruotante in un universo immenso?
Probabilmente da se stesso e dal suo destino ineluttabile.

Ecco che allora dipinge davanti a se stesso una scenografia di paesaggi e un caleidoscopio di personaggi che, ahimè, non esistono; Volendo in tal modo esorcizzare la fossa che lo attende sin dalla nascita su cui è già scritto il suo nome.
Fa ridere poi che i modi per arrivare a questo mesto traguardo egli li percepisce come "l'illusione della scelta".

Nella fantasia cinematografica si creano pellicole fantasy e horror. Gli interpreti sono mostri spesso affascinanti e attraggono il nostro interesse distogliendolo dalla vera mostruosità delle nostre esistenze normali.
I "non morti" sono dunque tra noi, anche se, più esattamente, dovrebbero chiamarsi "non vivi".
Anche i vampiri ci sono e non parlo solo dei dipendenti di Equitalia, ma della pletora di esistenze parassite che traggono il loro nettare vitale dalla infelicità altrui spesso determinandola direttamente.
Le streghe e gli stregoni? Sono tra noi anche loro e gettano la loro visione e percezione di modi paralleli e multi-dimensionali sugli altri, ma restano inascoltati; Alcuni di loro divengono i cosiddetti grandi comunicatori del nostro tempo e come in una malia ipnotizzano le masse per farle muovere a loro piacimento e all'unisono in guerre e scelte economiche come gli stormi di uccelli guidati da un filo invisibile.

L’uomo è una specie gregaria può seguire chiunque basta fagli credere di essere un protagonista, guai a rivelargli la sua condizione di comparsa.

Non potendo comprendere la moltitudine semi addormenta dunque crede.
Talvolta la realtà è così evidente che abbaglia questo simulacro di essere senziente che definiamo uomo, esso si ritrae, però spaventato con una smorfia attonita.
Il risultato è lo stesso: l'ignoranza.
Ribadisco che non è completamente vero che questi racconti siano del tutto di fantasia, ma indicano con l'allegoria una realtà che riconosciamo ma che non ammettiamo a noi stessi.
Le storie in questi spettacoli dark dunque additano senza accompagnare verso uno specchio che appare ai più come una finestra su un mondo fantastico.
Questo è il motivo della seduzione e dell'interesse che suscitano.
Ci si riconosce senza offendersi trasponendo le nostre miserie su una rappresentazione feticcio.

Sono caramelle per tenere buoni i bimbi, nell'attesa che essi possano crescere, ma non divengano mai adulti; così che possano giungere sereni e inconsapevoli al mattatoio.
Che dire di Dio se non che è in definitiva il più grande serial killer, alla fine ci uccide tutti senza scampo né pietà.

Come diceva Chuck Barris: Ho in mente un programma televisivo dove tre concorrenti anziani si incontrano in una stanza con una pistola carica.
A turno raccontano con onestà la propria vita, le illusioni disattese, i propri dolori generati dall'incomprensione, gli amori mai completamente ricambiati, la futilità di ogni velleità intrapresa, l’impossibilità di vedersi per quello che si è.
Vince chi non si spara un colpo alla tempia.
Il premio? Un frigorifero.