martedì 29 marzo 2016

Nessun dorma

Vi è una legge economica immutabile. 
La ricchezza non si crea, ma si sposta.

Quando una persona diventa più ricca un'altra da qualche parte diventa più povera. 

Su scala globale avviene che i lavoratori (produttori di merci e servizi) che hanno già poco denaro lo perdono ulteriormente a causa della diminuzione del potere d'acquisto; mentre i detentori del capitale, nel tempo, grazie alla speculazione ne hanno sempre di più (cioè paradossalmente il denaro rende altro denaro pur non essendo né una merce né un servizio, ma solo una convenzione di scambio). 

Di fatto i poveri spesano la cosiddetta svalutazione a vantaggio dei ricchi che non solo non la subiscono, ma si arricchiscono. 
Questo non si dovrebbe chiamare più semplicemente: rubare?

giovedì 3 marzo 2016

Sull'Amore.


Forse sarebbe meglio la dolcezza della serenità, piuttosto che la magia dell’amore, ma quando si ama non si pensa così. 

Si può vivere benissimo anche senza, però la vita non è un granché.  Inoltre non si può amare un po’, non si può amare al trenta percento, o si ama oppure non si ama.

Come tutte le particolarità di questo mondo, anche l’amore deve essere appreso e dunque insegnato. Esso dipende dallo stato dell’essere. Maggiore è la profondità con cui viviamo più sarà lo spessore di questo sentimento. 
Almeno se lo si vuole vivere pienamente, se lo si desidera conoscere oltre al naturale istinto che ci porta a sentirlo dentro di noi.
Spesso è una percezione indistinta, mischiata e confusa con altri sentimenti che non c’entrano nulla.

Va dunque capito, grazie ad un lavoro di raffinazione. E’ come estrarre dalle anonime pietre, l’oro.

C'è un problema; Molte nozioni al mondo si danno per scontate. Un errore in cui si inciampa spesso.
Ho notato che le persone sono convinte che sia necessario avere un’abilitazione per svolgere quasi tutto, a volte perfino per un lavoro senza importanza. Affermano che è bene frequentare corsi per qualsiasi cosa, anche per preparare il barbecue la domenica.
Per quello che è veramente fondamentale invece, sono certi di conoscercelo come scienza infusa; Per diritto naturale di nascita. 
A me sembra presuntuoso oltre che falso.

Tanti, tantissimi pensano di saper respirare, di saper camminare, di saper pensare correttamente…di saper amare. In realtà sanno veramente poco, e poco per queste cose è come non sapere nulla.
La maggioranza non è dunque padrona del proprio respiro, non è consapevole di come cammina, e si vede; Si trascinano per questo mondo tutti storti, senza eleganza né agilità. 
Sono deboli, vuoti. Hanno opinioni, certamente, ma sono prese a prestito, perché non sanno indagare la realtà dei fatti oltre le apparenze e le idee degli altri.
Percepiscono forse istintivamente questa debolezza, ma invece di affrontarla, di guarirla e trasformarla in forza la nascondono sotto una coltre di aggressività e di egoismo. 

In particolare per questa sorta di proto-umani,  i sentimenti sono funzionali principalmente alle loro ambizioni e alle loro attese. “Ti do per quanto mi dai” pare così che agiscano solo in conformità a questo principio commerciale, sovente manovrando di nascosto per ottenere più di quanto meritano.  Si comportano come ladri piuttosto che come degli onesti contadini, e alla fine restano poveri proprio perché vogliono arricchirsi in fretta e senza sacrifici. 
Non stupisce che s’invaghiscono piuttosto che innamorarsi. Non stupisce nemmeno che i sentimenti in loro cambino così tanto, così in fretta e per così poco.
 
Fuoco e fiamme nei confronti del loro partner appena conosciuto e dopo qualche anno,  mese, a volte giorni,  divengono l’uno per l’altro estranei, quando non divengono nemici.

Personalmente  ho invece sentimenti durevoli.  Quando amo, amerò per sempre. Certamente le necessità e le circostanze, a volte mi allontanano dalle persone care, ma nel fondo di me stesso, i sentimenti una volta nati, restano. 
Le follie del mondo mi turbinano intorno, ma i miei affetti restano nell'occhio del Ciclone, immutabili. E' per questo che gli do un grande valore, certamente non li confondo con gli oggetti e con i soldi.

Ricordo che da bambino amavo ogni cosa. La mamma, il papà, i compagni di scuola, gli amici con cui giocavo, perfino i semplici giocattoli mi parlavano, e ricambiavano il mio affetto.  Gli alberi erano come il tetto della mia casa, e il cielo era la mia televisione. Tutto brillava in una connessione che comunicava con me. 
Una profonda luce mi scaldava il cuore e mi accompagnava, insieme allo stupore continuo di vedere la vita svolgersi davanti ai miei occhi con le sue rivelazioni e ancora di più con i suoi misteri.

Lentamente e dolorosamente, però ho constatato che gli altri erano diversi da me.  A loro era preclusa questa percezione di unicità e non sentivano le cose e gli altri come se stessi. 
I miei genitori a volte non mi capivano, i compagni di scuola inaspettatamente erano crudeli e prepotenti, gli amici spesso mi preferivano al tornaconto. 
Banalmente direi che la rivelazione che ne ho tratto è che Il mondo umano era (lo è sempre stato?) un luogo insidioso, insensibile, irriconoscente, dominato dalla stupidità di volere sempre una soddisfazione immediata, senza alcuna visione più ampia e lungimiranza.
Ho compreso che quest’umanità non mi rappresentava completamente. Non ero certo migliore, nondimeno ero, e sono molto diverso. 

Per necessità ho fatto così l’inconcepibile. 
Ho riposto questa gemma preziosa che brillava dentro di me in un luogo sicuro; L’ho nascosta, perché non volevo che altri la sporcassero e la sfruttassero. 
Forse è capitato a tutti in qualche misura? Forse solo a me. Non saprei che dire.
In riposta a questo disagio ho edificato un muro per proteggermi e ho chiuso in una stanza, dietro ad una porta d’acciaio quello che ritenevo di valore. 
Poi, ahimè col tempo ho dimenticato dove avevo riposto la chiave per aprire quella porta.  Il tesoro non era proprio sparito con la sua chiave ma era diventato però irraggiungibile. Così per non dispiacermene ho dovuto scordare di averlo mai posseduto.

Ho vissuto per molto tempo senza quella luce, compagna della mia più profonda felicità.  Constatando saltuariamente ma amaramente che un diamante in una cassaforte non brilla più.
Sebbene è ragionevole pensare che una pietra preziosa vada custodita, non si può metterla in una cassetta di sicurezza. Deve invece essere indossata. 
E’ pericoloso, rischioso e difficile, ma cosa non lo è in questa vita di ciò che ha valore e significato?

In conseguenza alla mia rinuncia ho vissuto l'esistenza come in una sorta di distacco, ero invincibile ma solo perché non combattevo per qualcosa cui davo realmente valore. Non avevo paura,  ma solo perché non mi importava di me stesso. 
Che triste consolazione questa invulnerabilità. Che idiozia! Riderei sino alle lacrime di quel me stesso se solo non avessi dovuto condividerne il destino e comprenderne l'errore pagandone il caro prezzo.

E’ solo quando ci si libera dalla follia che si capisce di essere stati pazzi, perché nelle tenebre non si vede nulla.

Ero amato ma non amavo. E’ stato come sedersi a una tavola apparecchiata senza appetito e senza nessuno con cui fare quattro chiacchiere.
Mi facevo largo nel mondo come in una battaglia ma non sapevo per chi conquistare qualcosa. Ero un guerriero crudele, senza pietà per nessuno, soprattutto per me stesso.

Tutto ciò mi ha trascinato in una profonda crisi percependo dentro di me una desertica solitudine e la vacuità di ogni azione. 
Ho cercato così con arroganza la perfetta autarchia. Un’autonomia completa. Volevo bastare a me stesso. Essere il Dio della mia anima. Ovviamente ho fallito, perché è impossibile. Almeno lo è per me.  
Da questa situazione di stallo interiore e senza speranza ne sono uscito in maniera inconsapevole e fortuita. Grazie alle circostanze o più verosimilmente creando le situazioni per arrivare in fondo a questa strada senza uscita.

La vita mi ha dato una mano, alla sua maniera che di solito è una mano chiusa, un pugno che arriva dritto sul naso.
Una serie di circostanze terribili hanno improvvisamente e inaspettatamente distrutto tutto il mio mondo. 
La mia energia interiore a lungo compressa è detonata. E' stata una vera fortuna. 
Come scriveva un grande uomo di vita: “Per quel che mi riguarda, ben sapendo di essere sempre stato la causa principale di tutte le sventure che mi sono capitate, mi sono trovato con piacere in condizione di essere lo scolaro di me stesso e in dovere di amare il mio precettore”.
Sono in pratica morto non in senso letterale, altrimenti sarei il trionfo dello spiritismo, ma nel senso più ampio del termine.
Dal fondo della mia fossa sono inaspettatamente risorto, il mio funerale è stato la mia nuova nascita e con una voce diversa ho emesso il mio secondo primo vagito alla vita. 
Non avendo più nulla da perdere né da proteggere ogni difesa è crollata in me.

Togliete ad un uomo ogni speranza è conoscerà finalmente la libertà. Posso garantire che è così ma è un incontro atterrente. 
E' qualcosa che è oltre ogni umano coraggio. Abbagliante e agghiacciante nel medesimo tempo. In verità inesprimibile.

La porta d’acciaio dove avevo riposto il mio amore si è inaspettatamente incrinata. Non si è aperta, ma si è fessurata un pochino.

Una piccola apertura; Sufficiente a far filtrare uno spiraglio di luce all'interno e coglierne così il bagliore di rimando che né usciva. Questo mi ha indicato la strada che dovevo percorrere; Ciò che dovevo fare.
Ho dovuto così lavorare duramente per scardinare quanto rimaneva di questa barricata e trarne fuori faticosamente questa gemma preziosa, lavarla e lucidarla per renderla ancora presentabile.
La strada fatta è stata lunga, dolorosa ad ogni passo come un calvario ma non era che l’inizio.
Perché a che serve un diamante se non ne puoi condividere la bellezza? 
L’unico modo per non perderlo di nuovo, l’unica maniera per vederlo bene è stato donarlo a qualcun'altro. 
Se lo avessi tenuto indosso non sarei riuscito a scorgerlo bene, e gli specchi in questo mondo di sentimenti non esistono, o meglio ci sono ma si chiamano persone. 

Tutto quello che so dunque sull'amore, l’ho appreso principalmente grazie alla sofferenza e non alla gioia come si vede nei film. 
Soprattutto grazie alla Donna che è per me il naturale contrappunto a me stesso. Lei è stata, ed è il mio maestro d’amore.
Quando parlo di donna parlo di una Donna con la D maiuscola, non certo quelle che si trovano in giro e che in un modo o nell'altro si vendono al miglior offerente, il quale se ha tempo le compra con le attenzioni e le adulazioni, altrimenti se ha fretta con i soldi.  
Solo una donna completa può completarmi.
Cosa può fare un uomo? O meglio cosa posso fare io?
Amare, certamente e sperare di essere riamato. 
Più in generale direi però che se questo sentimento non è corrisposto bisogna avere le palle per lasciarlo andare.
La vita è troppo breve per trascorrerla da masochista e soffrire per qualcosa che è oltre le nostre possibilità. 
Così se hai il coraggio di dire "addio" la vita ti regalerà certamente un altro "ciao".
Bisogna perciò essere buoni con la propria vita perché siamo l'unica persona che ci può rendere felice. 
Ma visto che non si può comandare l'amore, bisogna almeno comandare a se stessi. Non è assolutamente facile, non lo è nemmeno comprendere che ogni sorriso che l'amore regala lo si pagherà, in un modo o nell'altro, e quando accade è proprio un vero inferno rosa.

Alla fine che lezione ho ricevuto da tanto patire? 
Che cosa ho capito dopo tanti severi castighi, dopo che tante lacrime si sono asciugate, cosa è rimasto scritto sulle mie guance? 
Qual è dunque il segreto che è stato sussurrato alle mie orecchie sorde? 

Per prima cosa che l’Amore non lo puoi avere stabilmente, rubare o comprare: accade. Oltre la propria volontà, oltre i meriti e le circostanze. Questa accettazione d'impotenza richiede un grande coraggio, forza e molta fiducia. 
Non nell'altro come banalmente si potrebbe credere, ma fiducia in se stesso; Nelle proprie percezioni e nel sapere di meritarselo. 
Un merito che non si accumula come in un conto corrente, perché in questo mondo non esiste alcuna contabilità retributiva sovrumana o divina. 
Esso va meritato momento per momento. 
E' sempre un nuovo inizio che non può essere confinato nelle leggi di una relazione stereotipata, nelle idee e nei desideri che mettiamo davanti ai nostri occhi e che ci nascondono la verità.

Vi è però una dimensione più profonda e sconvolgente che va oltre alla naturale relazione sentimentale. 
L'amore nella sua dimensione più vera non ha soggetto. Incredibilmente quando ami tu non esisti più. 
C'è solo la percezione fortissima di non separazione. Non è freddo e non è caldo. Non è bello né brutto. 
E' semplicemente oltre ogni categoria. 
E' sconvolgente eppure così naturale. Non tiene conto di nulla ma ti da tanto. Non c'è contabilità, paura, calcolo. 
E' azione senza nessun tornaconto. 
E' qualcosa di assurdo che invece è l'unica cosa ragionevole nella vita.
Spesso è per questo motivo che l'Amore non lo si capisce e neppure lo si riesce a vedere. 
A volte, ti passa accanto e non te ne accorgi. Ha un passo talmente leggero! 
E’ fortissimo ma fragile, va trattato con cura. E' sacro.
Allora cosa mai  bisogna fare?

Una cosa sola: -Se vuoi conquistarlo, devi arrenderti ad esso-  


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lunedì 11 gennaio 2016

Lo strano caso umano di Dio.



Pare abbia detto, contemplando la Creazione: "Mi sa che ho fatto na'cazzata".

Il problema con Dio penso sia che non ha padre né madre, non ha cugini, zii, affini, non ha nessun parente neanche amici, quindi non ha radici.

Nessuno cui rendere conto, cui ispirarsi. Ha solo figli da mantenere.
Con un background del genere non ci si deve stupire se spesso per i viventi le cose vanno come direbbe un veterenario: alla cazzo di cane.
Certo Dio è uno, ma è anche trino cioè è padre, è figlio, ma non è madre (chissà poi perché) in corrispettivo di questa figura femminile mancante c’è un piccione, detto lo Spirito Santo.
Chi, come me vive in una grande città sa quanto i piccioni siano un vero problema, in particolare per la carrozzeria dell'autovettura, ed è forse in questa triplice natura che si spiegano alcuni suoi comportamenti un po' contraddittori.

Come si è arrivati a conoscere Dio? 

Chi si è immaginato che questo copione senza senso che chiamiamo vita è in realtà scritto da una Entità, e ha addirittura una sceneggiatura precisa? 
Sono stati i Messia, sono loro che hanno fatto conoscere al mondo questo grande scrittore, mica un dilettante da strapazzo che realizza un romanzo così alla buona.  Un vero artista. 
Un professionista serio, anzì serissimo, perché è noto che non ha "sense of humor" e non ride mai. 
Un tipo schivo, quasi invisibile anche se è una presenza autorelovole. Ha uno sguardo acuto visto che è onniscente, è vestito sempre bene (gli dona parecchio l'azzurro) con la barba, l'aureola. 
Di poche parole ma con tutti gli annessi e connessi. 
L'unica cosa che gli manca è il pisello in mezzo alle gambe, ma pare riesca benissimo anche senza a fare figli alla velocità di un sueper coniglio allupatissimo. 
Quindi, a parte questa appendice di volume incrementabile, particolarmente infaffidabile con il passare degli anni, per il resto ha tutto. 
Forse è l'invidia del pene che lo rende a volte così drastico e spietato? Si spiegherebbe la curiosa abitudine di mandare random terremoti e ogni genere di disatro naturale, così a muzzo. Nel tempo libero tempesta di malattie tutti i viventi, pure i neonati e poi non contento ci fa schiattare tutti. 
Non si sa perchè lo fa. Il motivo di questa furia paterna? Magari per noia. Assiso com'è nel gelido spazio siderale ci usa come una sorta di televisione multicalnale, ci guarda costantemente per lenire la sua solitudine, perfetta ma stucchevole. Farsi l'abbonamento a Sky, no? Certamente è un personaggio bizzarro e originale. Unico e contraddittorio. Non si possono giudicare queste sue stranezze, bisogna considerarlo in una prospettiva più ampia, universale direi. 
"Cosa vuoi capirne tu Visir che a malapena riesci a compilare la dichiarazione dei redditi"  penso, conversando come uno schizofrenico con me stesso .

Dio, come sappiamo si è fatto conoscere al mondo grazie ai Messia, perchè Lui con la gente normale con noi barboni insomma, non ci parla. 
Prima delle Rivelazioni la gente nasceva, scopava, rubava e si ammazzava, esattamente come adesso, ma non sapeva di vivere nel peccato. 
Ora invece lo sappiamo e possiamo per fortuna avere i sensi di colpa.

Il più importante di questi annunciatori che sono un po' dei  piazzisti divini,. Il primo della hit parade per noi occidentali è stato Mosè. 
Un inciso prima di sollevare polemiche invidiose e gratuite su questo mestiere.
Quello del Messia è un lavoraccio. Non è mica come fare il geometra al catasto. Il più delle volte butta male, è pieno di rischi. Un esempio? La prematura fine di Gesù, per non parlare del suo insegnante di catechismo: Giovanni il Battista che per non cedere alle lussuriose profferte dell'amante del Re, Erode Antipa, resta senza la testa; Non volendo perderla per quella femmina voluttuosa gli è stata  comunque tagliata. 
Ciò a riprova che la castità è una gran bella virtù, purché praticata con moderazione.
La storia ci racconta che i Messia sono stati  uomini che hanno fatto una carriera breve, e spesso anche poco remunerativa. Sono quasi sempre morti male, ma diciamo che le soddisfazioni con questo incarico si ottengono nel lungo termine, nell'altra vita (?). Quindi massimo rispetto per la loro professione orientata a prepararci al dopo. 
Eh già! Perché non lo sapete? Questo manicomio non finisce qui (credevate eh!) c'è anche il benedetto aldilà, è una storia lunga, anzì infinita. 
Una dimensione ultraterrena di cui nessuno sa un piffero, ma se ne fa un gran parlare come se fosse l'ultima località alla moda visitata per le vacanze. 
Così per occuparsi  dell'aldilà, grazie ai suoi promoter, l'aldiquà va a puttane, ma questi sono dettagli. 
Non è il caso di cavillare, perchè la storia di cui è protagnoista l'umanità, venduta a caro prezzo è a dir poco fantascientifica. 
Qualche sacrificio lo vogliamo fare per tanta fantasmagoria, o no? 
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Il primo messia che ha dato vita alle  tre principali religioni monoteiste (giudaico-cristiana-mussulmana) è stato Mr. Mosè. 

Non traiamo un superficiale giudizio da quello che queste tre religioni hanno combinato e combinano. Dimentichiamoci le centinaia di milioni di morti ammazzati, le persecuzioni, i roghi, le guerre e il fatto innegabile che tutte le religioni hanno creato più problemi di quanti ne abbiano mai risolti. Consideriamo invece magnanimamente la bellezza da dove trae origine questa fiabesca trama che ci chiama tutti a partecipare come attori o più esattamente come comparse, 
Vediamo innanzitutto i protagonisti, e soprattutto il curriculum di Mosè per capire se era un personaggio qualificato.
Bimbo abbandonato dai genitori è adottato dalla figlia sterile di un Faraone egizio, allevato dalla sorella naturale che pare gli facesse da balia con una situazione casalinga al limite dell'incesto. I suoi anni di formazione sono avvolti purtroppo nella nebbia del passato e in circostanze poco chiare. 
In età matura il nostro eroe si rende conto di non avere sbocchi di carriera, perché il posto di Faraone è destinato al suo fratellastro e prova, con qualche conflitto in famiglia a costruirsi una figura professionale autonoma. 
Vole fare -nientepopodimeno- il leader carismatico, e porca zozza paletta ci riesce, ma solo con gli Ebrei che erano nella società dell'epoca, schiavi e senza patrimonio (Da non credere visto quanti soldi hanno oggi ma guarda te come gira il mondo).

Insomma diventa il più figo degli sfigati, e come tutti sappiamo non è stato certo né il primo né l'ultimo che cavalcando il popolo dei reietti riesce a non andare a piedi. 
In ogni caso, prima di conoscere la sua origine ebrea ne aveva combinate di ogni, e stava alla grande nel palazzo reale. 
Come diventa ebreo, puttana miseria, gli arriva una sfiga dopo l'altra. Deve andare in aspettativa forzata come generale egizio e passare un po' di tempo all'estero, perdendo stipendio e benefit acquisiti. Siccome non gli bastano le rogne patite decide di prendersene un'altra per sua libera iniziativa e si sposa mettendo al mondo un figlio.  
"Allora sei de coccio!" verrebbe da pensare con la nostra modesta mente umana.
Invece Mosè pensava: "Ma come, zoccola impestata ladra, incontro la vera fede e guarda che sfortuna mi capita. Ci sarà sicuramente un malinteso" e invece di starsene buonino, si lancia su ordine della Divinità in un nuovo lavoro: diventa un agente provocatore per conto dell'Altissimo. 
Ovviamente all'inizio non se lo fila nessuno, ma niente paura, arriva Dio ad aiutarlo.  E' come nei film Marvel, avete presente quando lo sfigato di turno diventa un supereroe ecco preciso a quello, e vedremo come. 
All'inizio è ovviamente tentennante, ma Dio è un grande persuasore e lo convince. Lo trasforma allora in uno iettatore di proporzioni bibliche (è proprio il caso di dirlo) portando una sfiga dopo l'altra a chiunque gli fa girare le balle, in particolare a quel povero cristo del Faraone che gli aveva fregato il posto fisso. 
Si, proprio quel Ramses II non certo amato dalle maestranze circoncise, ma in ogni caso che non trova una corrispondenza storica (infatti ai tempi di Ramses II Israele era già costituito). Comunque sorvolando sulle interpretazioni archeologiche e rimanendo fedeli al testo dell'Esodo, egli  viene tempestato da una sfortuna dopo l'altra, insieme a tutto il popolo egizio. A parte le emorroidi a grappolo la sfiga non gli fa mancare niente. 
Il meschino arriva al punto da non poter più usare manco le mani, costantemente strette ai coglioni in un gesto apotropaico ma inelegante per un Faraone. Non può manco più lavarsi i denti né tenere lo scacciamosche e il rampino simbolo del suo lignaggio. Viveva certamente nella costante paura superstiziosa ma giustificata di un'altra maledizione. 
Esasperato così lo accontenta: "Mo' ti togli dal cazzo" pare abbia detto, ma il geroglifico che riporta la cronaca degli eventi in quel punto non è del tutto chiaro. 
Lascia raccattare a Mosè i suoi nuovi amici senza prepuzio e: "Iatavvinne". Questo fu il commiato sgarbato del grandissimo figlio di Ra. 
Poi però ci ripensa e tutti sappiamo come questo gli porterà male. "Ma lasciali perdere gli ebrei" pare gli consigliassero i sacerdoti- "quelli più che rogne non danno". Come dargli torto?

Invece Mosè ha finalmente raggiunto il suo scopo.
La prima cosa che fa per il popolo sionista qual'è? 
Porta tutti a fare una bella passeggiata a zonzo per il lungomare mediorientale arido e infuocato, ma solo per quarant'anni. 
E' vero, una bella passeggiata mette di buon umore, schiarisce le idee, ma quì forse si esagera. 
Quanto doveva essere confuso? 
Anche se presumo che il suo vero problema fosse il senso d'orientamento. 

Altro che Esodo, dovevano chiamarlo INPS, perché è come la pensione, non arriva mai. 
Insomma la "Terra promessa" è e resterà per lui solo una promessa. 
Non la vedrà mai, pensa tu che inculata che si è preso, eppure gli inizi parevano promettenti e le promesse alettanti, se solamente l'Essere Celeste non fosse così procrastinatore. 
Qualcosa è andato storto? 
Secondo alcuni il rapporto privilegiato instaurato con il Grande Artefice dell'Universo si è trasformato in un matrimonio: fuoco e fiamme all'inizio e poi  solo fumo e cenere.

Come si sono conosciuti questi due?
Mosè incontra Dio (in una sorta di speed date) nel deserto, poteva magari incontrarlo al supermarket nel reparto surgelati, ma allora non erano ancora stati inventati e la gente forse, a quei tempi, si incontrava nel deserto.
Il Vecchio Testamento racconta come andò, anche se le versioni sono leggermente diverse a seconda che si legga “L’Esodo” della tradizione ebraica (Tanak) o quello della versione cristiana.

Il nostro Mosè obbedendo ad una voce nella sua mente (perché lui sentiva le voci) salì sul monte Sacro e trovò un cespuglio che bruciava, ma senza consumarsi (già esistevano gli effetti speciali come nei film di Gorge Lucas).
Cosa gli viene in mente di fare? 
Chiede: “Chi sei?”.
Ora, non vorrei sembrare polemico, ma domandare ad un rovo incandescente "chi sei?", solo perché nella testa si sente una voce che ti chiama non mi sembra indicativo di salute mentale o almeno di normalità. 
Va bene, sorvolo su questa cosa se no non si va avanti in questa storia. 
Quindi:

Mosè: “Chi sei?” (timido)
Rovo incandescente tempestato di fiamme: “Io sono colui che è” (con voce cavernosa).

Niente male come risposta, condivisibile, moderna. Cavolo però chiunque 
potrebbe dire: “Io sono quello che sono”, un’affermazione (tautologica) cui non è possibile replicare, ma che in realtà non dice nulla. Diciamo che però come biglietto da visita è strafigo.
Va bene, soprassediamo sulla logica e ritorniamo allo strano incontro.

Mosè: “Cosa vuoi da me?”.
Domanda più che legittima da fare ad un cespuglio in fiamme (Ok, Ok, non insisto).

Lichene eruttante lapilli infuocati: “Sono Dio, tu d’ora in avanti mi chiamerai Yavveh”
Un passo avanti, direi determinante, almeno abbiamo un nome, un indizio, ma le cose si fanno subito complicate.
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Mosè: “Ah! Vabbè”
Dio: “No Yavveh!”
Mosè: “Vabbè”
Dio: “Yavveh!”
Mosè: “Vabbè”
Dio: “Yavveh!”

L'incomprensione è indicativa di una certa difficoltà da parte di Yavveh alla comunicazione con l'altro, all'ascolto delle problematiche dell'umano. 
E' il limite intrinseco del linguaggio o è proprio che non si capiscono? 
Forse è la prova  di  una “sindrome del figlio unico” senza nessuna figura genitoriale di riferimento cui accennavo nel mio esordio che incide significativamente sulla capacità di relazione.
Comunque, questo tira e molla durò per quaranta giorni e quaranta notti, poi entrambi passarono al punto successivo, forse c’entra Noè, non ricordo bene, perché pioveva molto, un vero diluvio, ma alla fine è sempre la stessa storia che si ripete.
La rivelazione mistica però arriva in questo incontro puntuale come una cartella esattoriale, e Dio dice:
“Tu non avrai altro Dio all'infuori di me” (lievemente spazientito) chiudendo così la bocca a qualunque polemica e pretesa.
“Ecchecaz! Ci siamo appena incontrati”, avrà pensato Mosè, “già scattano le pretese”. Il rapporto diventa infatti immediatamente monogamico.
Manco una cenetta, un happy hours, un caffè per conoscersi e zacchete! Mosè si ritrova inguaiato. 
Dio sopra, lui sotto.
Il povero Messia però in quel frangente non dice più nulla, forte dell’incomunicabilità, e dell'umidità precedente, rinuncia subito e lascia parlare solo il cespuglio. 
Come del resto l'uomo con la donna che diciamo per "relazionarsi " con il "cespuglio" deve stare muto. 
Mi sono sempre domandato cosa spinga un maschio verso quella  barbara usanza socialmente accettata di castrazione volontaria chiamata matrimonio? 
Questa domanda però è fuori tema.
 
Tornando alla rivelazione...
Dio “ Ti darò dieci comandamenti che porterai al tuo popolo, e diverrà il popolo eletto e farete schiattare d'invidia tutti gli arabi e comanderete pure gli americani. Finché farete quello che dico Io andrà alla grande. Altrimenti so'cazzi”.
Insomma il succo del discorso è sempre quello, ubbidisci o ti tempesto di sfiga divina. Alla faccia del libero arbitrio.
Si è passati da un Faraone che era un Dio vivente, al quale Mosè poteva almeno rivolgersi (in fondo erano parenti) e si trova subito un altro padrone che per certi versi è anche peggio. Un essere invisibile, assenteista (compare quando gli pare) mai filato sino ad allora, e sordo a qualunque domanda. 

Un’Entità che appena amata comincia subito a comandare (praticamente una moglie direbbe un misogino), dimostrando col tempo (perché il carattere di Dio si vede con il tempo) un ego smisurato, vendicativo e con "nuance" di onnipotenza, un carattere forte ma dispotico. Sono tutti comportamenti privi di quella maturità che uno si aspetterebbe da un essere eterno e perfetto.
Si è vero, mi si dirà,  eravamo agli albori della razza umana e anche Dio come si dice “si stava facendo le ossa” ma non è che adesso le cose sono migliorate molto. Vabbè, Yaveh.

Però, mi viene da pensare che se c’è un popolo che è stato sempre sfigato sono proprio gli ebrei.
Diciamo che ultimamente si stanno tirando su con i palestinesi ma non è che fanno chissà cosa, loro con i carri armati quelli con le fionde, è facile così fare i fighi.
Poveretti bisogna anche capirli, non hanno mai avuto una terra, le hanno prese sempre da tutti. Nelle barzellette ci fanno sempre la figura dei rabbini. Mezzo mondo non li può vedere, l'altra metà li vuol far fuori, figurati se non erano il popolo eletto che gli capitava!
Qualcuno dice che un po’ se le sono anche andate a cercare. Non si sono mai veramente integrati, con questa storia che loro sono i preferiti da Dio, e la mania per i soldi, però questa è un’altra storia,  i soliti luoghi comuni.
Meglio tornare alle tavole della Legge che mi sembrano, a voler essere buoni, un pochino contraddittorie.

Il buon Mosè prende così carta, penna e calamaio e comincia a scrivere.

I Dieci Comandamenti (wrooouum, rombo di tuono)

1° Io sono il Signore Dio tuo (è questo si era già capito).
2° Non nominare il nome di Dio invano (con i fraintesi che ci sono stati da subito si capisce il perché).
3° Ricordati di santificare le feste (e chi se ne scorda, non si vede l’ora dopo una settimana di lavoro di riposarsi in santa pace).
Ora, però viene il bello.
4° Onora il padre e la madre
Certo ma detto da uno che non li ha pare strano. Mi domando dobbiamo onorare i genitori, proprio tutti? Anche quelli che si vendono i figli, che li picchiano, li stuprano, che li condizionano con delle assurdità che gli rovineranno la vita? E poi gli psicoanalisti che fanno? 
Queste domande non sono state poste dal buon Mosè che non discuteva con il rovo, prendeva appunti e basta, senza commenti a latere.

5° (questo è forte) Non uccidere. Vero, questo è un crimine abietto, ma se per esempio mi trovo legato con una mano ad un termosifone e a pochi metri da me un pazzo sta per schiacciare il tasto “finedelmondo”, attivando tutte le bombe atomiche dell’arsenale mondiale e ucciderà tutta l’umanità ed io ho a disposizione una pistola e posso fermarlo solo sparandogli in testa (il suo dito è già sul bottone “strart”) che faccio? Gli sparo o non gli sparo?
Meglio che lasciamo perdere questa ipotesi assai improbabile. Allora parliamo degli animali. Li mangio?
Perché "non uccidere" significa "non distruggere la vita", e anche una mucca è viva, ma è viva anche una pianta e allora che faccio non mangio più? Ok ora che siamo tutti a dieta passiamo avanti.

6° Non commettere atti impuri. Quali sono? Mettersi le dita nel naso? Fare su e giù con una bella ragazza? Grattarsi il sedere? Impuri per chi? Dove? Quando?
Insomma se abbiamo delle regole sensate che siano chiare, univoche, condivise magari ci proviamo a rispettarle. Non credete? In ogni paese invece la morale cambia, quello che in un luogo è una virtù in altro è una schifezza. L'unica certezza sembra essere il dubbio. Passiamo con plastica agilità al prossimo fiabesco precetto.

7° Non rendere falsa testimonianza. Questo è giusto! Ma mi domando: anche al fisco iniquo? Alla suocera malefica? Al giudice corrotto o prevenuto? Anche se le leggi non le ho fatte io e qualche altro le ha scelte per me? Se una legge è sbagliata o se un sistema giudiziario è distorto devo essere sincero? E se sono minacciato da un criminale, da un clan mafioso, posso dire il falso o devo farmi fare a pezzi?
Alla Tim posso mentire o devo sempre rispondere sinceramente ai loro sondaggi?

8° Non rubare. Ohibò! Questa è ancora più  forte. Sono 40.000 anni che l’uomo esiste grazie ad una struttura organizzata su questo manicomio di pianeta e si sono già spartiti tutto prima.
Si sono presi la terra, ci hanno messo una bella bandiera colorata e il filo spinato, hanno detto: E’ MIA! E nessuno gli può dire più un cazzo. 
Si sono inventati le eredità e tu non puoi avere più nulla.
Il trisavolo ha recintato un appezzamento e si è messo di guardia con la carabina ed ora è tutto del bisnipote: che minchia vuoi tu!
Rubare non si può, dicono, ma allora le tasse? Gli stipendi dei parlamentari? Le buonuscita milionarie degli amministratori delegati delle aziende fatte fallire proprio da loro? 
Insomma se mandi in bancarotta una multinazionale è un’operazione di alta finanza, se una banca truffa i risparmiatori consigliandoli di comprare bond argentini è una fluttuazione del mercato instabile, se ti portano via la casa aumentandoti il tasso di interesse del mutuo con percentuali da usuraio va bene, ma se i soldi li prendo io ad una banca è un furto.
I ricchi possono rubare, ma i poveri no, questa è la cruda realtà. 
E' fantastico che l'80% della ricchezza mondiale è in mano a quindici famiglie, ma nessuno trova niente da ridire in questa sproporzione. 
Questi detentori del "quasi tutto" vivono però tranquilli, perché  sanno che possono sempre assoldare dei poveri per far fuori gli altri poveri che vogliono cambiare il loro infausto destino già segnato. 
Hanno inventato il "diritto" che però funziona solo per loro. 
Hanno creato la polizia che è celere ed efficiente solo quando sono toccati i loro interessi. 
Ai morti di fame l'unica cosa che elargiscono i tutori dell'ordine sono le manganellate, se facessero veramente il loro lavoro questi "tutori della legge" dovrebbero cominciare ad arrestarsi tra loro. 

Hanno fatto i monopoli, i cartelli, le lobby, i pedaggi, le nazioni con i confini, le televisioni private pagate da tutti, i partiti.
Insomma, si sono accaparrati tutto prima, e quando nasci l’hai già in quel posto, c’è sempre qualcuno che avanza un diritto prima di te.
Puoi provare a comprare un oggetto da un altro morto di fame come te, ma il prezzo chi lo stabilisce? Il mercato naturalmente, ma non il mercato sotto casa ma quello economico che non si capisce dove sia e come mai fa aumentare tutto senza dare spiegazioni logiche. 

Tutto deve aumentare, sempre, non si torna mai ai prezzi di prima, ma perchè? 
Nessuno trova strano che la cosiddetta "svalutazione" è spesata dal potere d'acquisto dei lavoratori e non grava sulla speculazione del capitale detenuto dai ricchi.  Cioè i poveri che hanno poco denaro nel tempo vale sempre meno; I ricchi che hanno invece tanto capitale nel tempo ne hanno sempre di più. Questo non è rubare? 

Originale, ma nessuno se ne accorge? 
Coì nasciamo tutti nudi, ma alcuni (molti) sono più nudi e lo divengono maggiormente ogni anno, e come mai? 
Perché si è sempre fatto così e i risultati sono sotto gli occhi di tutti,  forse è per questo che nessuno o quasi se ne accorge.

Bene, passiamo alla sfera privata, magari va meglio.

9° Non desiderare la donna di altri; Come se la donna fosse una proprietà, un camper. Per il rovo incandescente la donna è un camper. Casomai un uomo la donna d’altri la vuole trombare (se è carina) non desiderare, ma poi se a desiderarti è la donna? Cioè la donna può desiderare l’uomo, ma l’uomo no? Qui si fa discriminazione sessista.

10° Non desiderare la cosa di altri. Pronto? Ma come? prima si accaparrano tutto. Nasco in questo mondo di letame è sono già gravato da un debito nazionale grosso come un bubbone, ci sono vincoli, prelazioni, brevetti su ogni cosa creata, aree private, pedaggi anche per transitare nella tua stessa città e non posso manco desiderare una vita migliore? 

Tempestano ogni comunicazione di pubblicità, il 90% delle cose che un uomo possiede sono solo esibizione del proprio status sociale, del proprio benessere accumulato e poi non devo desiderare? Allora, perchè tutto è messo in mostra?
Se una persona vivesse sobriamente non sarebbe oggetto di desiderio.
Poi scusate chi già possiede un oggetto (il cosiddetto proprietario) prima, prima di diventarne padrone, non l’ha desiderato?
E non era di qualcun'altro? Quanti di voi trovano per strada qualche cosa che non è di nessuno? Nessuno, appunto.
Allora che cosa facciamo? Sino al 57 D.C. potevi desiderare dopo no?
Le cose comunque appartengono sempre a qualcun'altro, perchè non le devo desiderare se ogni cosa in questa società è una seduzione? 
L'economia mondiale su cosa si fonda se non sul desiderio? 
Se veramente è un peccato il Papa non dovrebbe fare comunella con i cosiddetti grandi imprenditori. Senza parlare dello I.O.R. e del patrimonio immobiliare del Vaticano.
Ma la Chiesa desidera "solo" la tua anima, si dirà, la sua ricchezza è solo accidentale. Ma qualcuno ci crede a questa barzelletta?
L'anima, poi è mia, perchè la volete?
Vi pigliate già l'ottopermille, non pagate un euro di tasse, non producete niente e volete anche la mia anima? 
Proporrei uno scambio rivelatore delle loro vere intenzioni: vi do l'anima e voi mi date indietro  i soldi. Alzi la mano chi crede che questi prelati accetteranno?  
Basta guardare quanta gente tra le loro fila vive benissimo anche senza.
Forse sbaglio ed è solo, quando conosci i Comandamenti che diventano validi? 
Una sorta di partita I.V.A. che come l'apri sei già contemporaneamente fottuto.
.
Vorrei saperlo giusto per capire da che parte mi devo mettere con il culo a ponte in questo gran casino...
Zap!

Visir è finalmente incenerito da un fulmine, nonostante la giornata sia tersa e soleggiata, interrompendo il parto continuo di articoli senza capo né coda e pure blasfemi.



"Oh! Signur", Pare abbia detto il meschino, paraculo e selvatico prima di annichilirsi in un mucchietto di polvere fumante. 
Secondo fonti apocrife ma affidabili invece le sue ultime maschie parole sono state: "MaPorco..." 
Vabbè tanto alla fine è lo stesso.

martedì 1 dicembre 2015

Uomini e Topi.






Nei test psicologici eseguiti alle persone che hanno subito una "Flash Ball Memory" ovvero un evento traumatico sociale (attentati, calamità naturali, eventi bellici e sovvertimenti sociali profondi) si è risocontrato che i ricordi relativi a questi fatti dopo un anno cambiano del 40%.
Dopo cinque anni le differenze superano il 60%.
Anche nella vita normale, però avviene.
La memoria che ci definisce come individui, grazie alla nostra personale storia, si modifica.
Questo perché i fatti sono allocati nell'ipotalamo, ma le emozioni connesse ad essi sono sparse nella rete neuronale e sinaptica. Modificando le emozioni relative ad un ricordo si cambierà il ricordo stesso.
Tutto ciò avviene di continuo dentro di noi.
.
Ogni volta che ricordiamo di fatto rimaneggiamo il ricordo e questa manipolazione diventa la realtà del nostro passato, in una continua opera di revisione e spesso mistificazione.
Ne discende che modificando la memoria degli eventi e le nostre percezioni a riguardo, diveniamo anche una persona diversa da quella che ha vissuto quella vita, la nostra vita.
Ci affidiamo per costruire un'identità ad un ricordo inaffidabile che crediamo statico, ma in realtà è in divenire.
La vita che abbiamo trascorso non è più la nostra, e noi non siamo quella persona che l'ha vissuta.
Questo è quello che affermano le prove scientifiche.

E' già possibile con la Optogenetica cambiare drasticamente e volontariamente i ricordi, ma per motivi etici si opera per il momento solo sui topi cavia geneticamente ibridati con il DNA di un alga marina fotosensibile.
E' dunque chiaro che i ricordi non sono incisi sulla roccia, ma scritti sulla sabbia.
Presto sarà possibile scriverli sull'acqua.
Quello che chiamiamo realtà e anche l'identità che presumiamo di avere, grazie alla memoria cosa sono in definitiva?
Oggettivamente solo piccole scariche elettriche nel nostro encefalo. Tutto il nostro grande mondo è lì e da lì non ne usciremo mai.
Basta una scossa di 14 milliampere nel Claustro (una piccola area profonda del cervello) e ogni attività si interrompe.
Un'altra scossa e riprendiamo esattamente da dove avevamo interrotto, senza memoria di quanto è successo.
I neuroscienziati lo chiamano: "l'interruttore".
A quanti pensano di essere un'entità biologica senziente, gioverà sapere che le decisioni sono prese 7/10 di secondo prima che decidiamo coscientemente.
I percorsi neuronali sono già scritti. Noi li leggiamo solamente.
Il libero arbitrio è il più delle volte solo un inganno che ci rifiliamo da soli.  Un alibi, credendo di poter decidere crediamo così di essere ed esistere.


Per nostra fortuna è possibile interrompere questo automatismo, ma solo con una profonda e faticosa presa di coscienza.
Solo con un forte radicamento del nostro presente è possibile esercitare un controllo su questi processi automatici. 

"Voglio veramente quello per cui sto agendo? Perché?"
Senza queste domande, ricorrentemente espresse con forza e con una profonda osservazione vigile su tutti i processi logici che determinano le nostre azioni, siamo solo un meccanismo.
Siamo dunque per la maggior parte del tempo un orologio senza orologiaio?  


Forse siamo solo Robot che si illudono di avere un'anima.

giovedì 8 ottobre 2015

Si, viaggiare.




Mi appresto a partire per vedere forse ciò che pochi hanno visto. Bisognerà così andare dove pochi sono andati.


Sono quasi pronto. 
Zaino, dollari, passaporto e tempo libero (il più difficile da guadagnare). 
Arriverò in Thailandia, ma solo di passaggio; Poi Cambogia e infine Vietnam. Da sud a nord, da Saigon sino ad Hanoi. 
Un mese di vagabondaggio nel Sud Est Asiatico.

Lungo il delta del Mekong in barca,  attraversando le foreste di mangrovie per giungere quasi al confine Laotiano. 
Visiterò templi, città, villaggi e le rovine di una antica città Khmer nella Jungla. Mi farò i cazzi miei alla grande.
Questo il programmato, ma faccio conto soprattutto sull'inaspettato.

Perché?
Non ho una buona risposta a questa domanda.

Forse dipende da come sono fatto, se dovessi definirmi potrei dire che sono molte cose, alcune non buone purtroppo...Essenzialmente direi però che sono un uomo curioso, nei giorni migliori un fiore selvatico.

Arrivederci.






mercoledì 12 agosto 2015

Mangiare, bere, uomo, donna.




Proprio ieri parlavo con un mio amico e mi raccontava che stava soffrendo come un cane bastonato.
La sua ragazza lo aveva appena lasciato.
Va detto per la cronaca che era lontana dall’Italia già da quattro mesi e questo fa sorgere qualche perplessità sulla fedeltà reciproca, e sul valore che davano al loro rapporto.
Mi è uscita invece di getto una  frase  che può sembrare cinica, spietata, ma non è così.
E’ mera osservazione e deduzione.
Gli ho detto: “Le donne quando amano non amano proprio noi, ma quando ci lasciano è proprio noi che lasciano”.
MI ha guardato con due occhietti ancora più tristi e non mi ha creduto. Ho cercato di svisceratre la questione  come al solito in una “spiega” che deve avergli gonfiato ancora di più gli attributi, visto che non aveva più con chi svuotarli.  
Ecco la mia tiritera.
Una donna (generalizzo) quando ha un rapporto sentimentale con un uomo ama di lui ciò che quest’uomo  realizza per lei. Di quello che noi siamo come entità biologiche maschili alle donne non gliene frega niente, questo deve essere chiaro ai miei omologhi.
Ed è bellissimo che sia così ed è  anche giusto perché i maschi si comportano più o meno nella stessa maniera.
Dunque il maschio è funzionale al progetto femminile che non necessariamente deve essere un "grande progetto"  di una vita intera, può essere anche un'avventura di una serata. Lo decidono loro, non noi.
Personalmente  adoro le donne e non solo perché sono belle e quando vogliono ti mandano in Paradiso senza bisogno di morire, ma perché le trovo estremamente pragmatiche.
Sono meravigliosamente spietate e trovo una grande purezza in questo. Come guerriero le rispetto, a volte quasi le ammiro.
Infatti nonostante parlino sempre di sentimenti  per loro contano molto di più i fatti
Ed è proprio sui fatti che è opportuno chiarirsi.
Come ho già scritto in altri miei precedenti deliri, penso e credo  che la femmina abbia  due coscienze in sé,  a differenza del maschio che ne ha una solamente.
La donna ha la coscienza personale come l’uomo cioè quella che si occupa della propria soddisfazione, realizzazione, quindi di concretizzare i propri desideri,  ma ha anche una coscienza biologica.
In lei c’è una potente spinta della Natura alla conservazione della vita, visto che è l’unica che può fare dei figli. Difatti in una gravidanza biovulare quando c'è un aborto spontaneo il feto sacrificato è maschile.
La Natura investe sempre nella femmina.
Certamente  la donna una volta cresciuta non può fare tutto da sola, ed è qui che entra in gioco il maschio.
Non solo è necessario come partner per quell’attività ricreativa che tutti conosciamo, ma anche per la cura della prole generata  al seguito dell’esperienza ludica in parola se fatta per un ragionevole numero di volte  e senza le opportune cautele.  In poche parole,  quando “si fa famiglia”.
Ovviamente un essere con una coscienza non può comprendere un altro che ne ha due.
Così la donna è incomprensibile all’uomo, ogni tentativo è inutile come combattere i Borg di Star Trek,  ma la donna è anche incomprensibile a se stessa,  perché in lei queste due coscienze spesso sono in contrasto, generando quelle contraddizioni che hanno fatto scrivere tanti libri e girare molti film così romantici.
Qualche volta queste follie fanno sorridere gli uomini  ma più spesso invece gli danno una montagna di problemi se mai in questo mondo non ce ne fossero già abbastanza.
Così, finché un uomo è funzionale al progetto di una donna va tutto bene, su questo potete scommetterci.
Ci  sono donne che perdonerebbero al proprio uomo anche l’omicidio per motivi futili e abietti, ma solo se questo
uomo continuerà  a darle quello che desiderano. Alcune lo aiuterebbero perfino ad arrotolare il cadavere nel tappeto per farlo sparire,  giustificandosi moralmente con quell’invenzione meravigliosa che chiamiamo amore.
Quando parlo di desideri femminili non parlo solo di scarpe, ma di tutti quei desideri che abbracciano anche l’emotività e la profondità di una donna.
Ma cosa vogliono veramente?
La vicenda non è chiara. E' dibattuta da un paio di secoli (non molti perché prima le femmine non contavano un cazzo) senza conclusioni esaustive .
Forse la risposta è nella tanto sbandierata “sicurezza” che chiedono costantemente come fossero  un disco rotto.
Una parola però forviante per il maschio che non brilla certo di perspicacia a parte rarissime eccezioni.

L’uomo infatti si domanda: “Ma cosa casso vuol dir stà mona di sicuressa?” Lo dico in veneto che ha più Pathos.
Sono i soldi? La protezione fisica? Il supporto morale? Forse ha bisogno dell’automobile e si vergogna a chiedermela in prestito? Non gli basta la mia carta di credito e vuole la mia Fidaty Esselunga?
Tutto queste cose e niente di tutto questo.
Vogliono la sicurezza che i loro desideri saranno realizzati e che un uomo sia abbastanza autorevole da garantirglielo.
E' puerile? Molto probabile, ma si sa che l'umanità è ancora infantile per tante cose.
I desideri di una donna però sono mutevoli proprio a causa della sua doppia "anima". 
Per capire cosa le succede devi avere le antenne più grosse del radiotelescopio di Arecibo.
Un momento vole un  uomo tutto d'un pezzo, in un altro un bimbo tenerissimo. Quando gli viene voglia cerca una tigre nel letto, quando gli passa: un poeta sognatore.
Quasi sicuramente non gli dispiace ricco (equandomai)  ma lo vuole anche idealista. Bello, ma non innamorato di se stesso. Dolce, ma solo quando serve. Forte, ma giusto. Intellettuale, ma che gli tiri il pisello.
In certi momenti vuole stare da sola, perché non sopporta nessuno, specilamente un uomo.
Pare che i desideri femminili non tengano conto della realtà, ma questo lo si può dire di ogni essere umano.
Quindi?
Sono cavoli amari, perché in un modo o nell’altro siamo condannati a donarci reciprocamente la sofferenza, la disillusione e la frustrazione.
E’ evidente che questo povero uomo per farsi una trombata dovrà fare  una vita d'inferno, questa non  è una previsione ma una certezza per il maschio.
A meno che un uomo possa diventare una sorta di eroe come Che Guevara, scaltro come un avvocato di Law&Order, abile come un capitano d’industria, coraggioso come Indiana Johns,  seducente  come Casanova e fedele come un pastore tedesco (inteso come cane) non sarà facile rendere una donna soddisfatta.
Penso che ci vorrebbe il dottor Frankenstein per assemblare tanti pezzi diversi in un solo uomo e poi vedere se funziona.
Diciamo dunque la verità: “Chi può avere così tante qualità, soprattutto contraddittorie?”  Nessuno, lo dico io per tutti.
In ogni caso non ha importanza, perché non è necessario averle, basta che la donna pensi che un uomo  le abbia, oppure pensi che questo uomo possa cambiare acquisendole.
Rimarremmo stupiti nello scoprire quanti rapporti si fondano sul fraintendimento.
Si deve dunque cambiare in conformità ai desideri altrui? E' possibile?
Cito ancora l’ovvio quando affermo che nessuno cambia nessuno.
Ecco il senso del naturale risentimento che si  percepisce talvolta nella donna inframmezzato dai teneri baci che dispensa.
Non è proprio rancore, ma nella sua personale ottica avanza sempre qualche cosa.
Una sorta di insoddisfazione insanabile nei confronti del compagno; Almeno così cerca di fargli credere, esercitando un potere grazie ai sensi di colpa instillati nel partner, ma in generale con gli uomini non funziona, perché tendono ad assolversi con grande facilità.
L’uomo dal canto suo è migliore?
Manco per niente. Tra maschi siamo apparentemente più amiconi e solidali.
Le donne invece che conoscono meglio l'umanità, tra loro sono nel migliore dei casi solo complici.
Il maschio è spinto dalla biologia tramite il sesso alla continuazione di questa razza di bipedi presuntuosi che definiamo: umanità.  
Il sesso in lui è una spinta potente, quasi come il campionato di calcio e i soldi.

A volte mi domando perché non estinguersi? Tanto non si risolve mai niente, i problemi sono sempre gli stessi.
E' trentamila anni che ce lo mettiamo nel culo a vicenda e non ci siamo ancora accorti che la vita così costruita è una trappola.
Certamente le cose cambiano ma non per questo sono diverse.
Sarebbe facile smettere di riprodurci, più facile certamente che smettere di fumare.
Lo metterei come slogan sui preservativi e sui pacchetti di sigarette. "Smetti anche tu, riprodurti ti fa male, il mondo ha deciso di smettere".
Il mondo, già questo incredibile mondo...
Il mondo è bellissimo, ma in particolare senza esseri umani.
Osservate con attenzione che paesaggi maestosi ci sono,  lande infinite, colori e profumi, aspre rocce e tramonti fiammeggianti che tolgono il fiato, poi mentre siete in contemplazione arriva un tizio e si mette a salutare, a fare un "selfie" a parlare al telefono, confrontate la differenza con prima e apparirà evidente che l'uomo è oramai avulso dalla Terra.
Questo però è un altro discorso.
Invece finché Excalibur avrà la durezza necessaria per duellare saremo dalla Natura chiamati costantemente alle armi.
"L'eterna tenzone del bastone" come diceva poeticamente mia nonna.
Quindi in sostanza anche  la donna è per l’uomo funzionale a qualche cosa d’altro.
La realtà rivelata del rapporto tra i sessi è troppo brutta?  Il ricatto che ci estorciamo a turno non ci fa onore?
Non c’è problema, abbiamo inventato i sentimenti.
Almeno quelli comunemente sbandierati dalle persone.
I sentimenti reali sono un'altra cosa, e come si riconoscono?
C'è un solo modo: I sentimenti veri non cambiano.
Perché invece non si vuole ammettere che piuttosto che "all’innamorato" teniamo alla soddisfazione personale tramite lui.
Sarebbe più onesto, ma è più facile mentire. 
Questo è il cosiddetto “amore umano” spogliato da tutte le falsità.
In ogni caso i sentimenti sono un lusso che ci permettiamo da meno di 5.000 anni prima la vita era troppo impegnativa per consentire una vita emotiva elaborata.
Per 200.000 anni l’uomo della preistoria a vissuto con la Natura e a contatto con  essa in modo strettissimo e difficilissimo. Non c’è paragone con il nostro odierno.
Questo connubio atavico con la Natura e le sue leggi, questa riminiscenza millenaria della pulsione a sopravvivere è ancora presente dentro ognuno.
Necessariamente l'uomo moderno è chaiamato a conciliare la dicotomia della spinta alla sopravvivenza primitiva e le regole e le relazioni interpersonali elaborate legate alla morale dell'era moderna.
Usiamo così i sentimenti come maschera per celare i nostri egoismi; Un egoismo ipertrofico che partorisce dei filgi deformi a causa del nostro ego ingigantito da una vita sempre più psichicamente e spiritualmente malata.

I paradossi che viviamo nel quotidiano dunque si incaricano di dirci che stiamo mistificando la realtà. Però, pare che a nessuno gliene fotte.
Così non vedendo cosa siamo non possiamo nemmeno trascenderci e sperare in una vita degna di essere vissuta.
Bella perché vera non solo perché ricca.
L’uomo preistorico viveva circa 18/20 anni, tutto era concentrato in poche stagioni,  a 16 anni aveva già prole, era “uomo fatto” come si dice.  
La femmina era ancora più precoce, dopo il primo ciclo già sfornava bambini a raffica, finché con molta probabilità moriva di parto. 
Se non ti ammazzava il Mammut ti faceva fuori un’infezione, la carestia, qualche virus, un'eruzione vulcanica, le frane, un'innondazione, una mini glaciazione oppure la tribù vicina.
L'umanità viveva un'esistenza breve, intensa, molto pericolosa.
Per questo motivo duravano e si riproducevano i più fetenti.
Noi siamo gli eredi di feroci assassini e sfruttatori.
Il nostro retaggio genetico è nella guerra e nella violenza. 
Chi non lo capisce, di questo mondo non capisce proprio niente.
 La vita allora era così impegnativa che non c’era il tempo per dirsi ti amo e festeggiare S. Valentino al ristorante.
In quel mondo primitivo realizzare la sopravvivenza era il primo obiettivo comune a uomini e donne e non lasciava spazio per altri desideri.
Oggi possiamo diversificare le nostre voglie, ma il valore prioritario profondo che abbiamo nelle nostre scelte arriva da lì, arriva da quel mondo molto lontano, una realtà con una forza potente costituitasi in centinaia di migliaia di anni.
Tornando al presente e con "par condicio" mi domando: cosa desidera il maschio?
E'  una facile risposta, perché è interessato generalmente a cose  più terra, terra. Sempre per la solita ragione dell’unica e sola coscienza personale molto più facile da soddisfare.
Le donne perciò sono condannate a una maggiore insoddisfazione e non parlo del fatto che non raggiungono la taglia 38, ma anche per quello che succede nel letto che è la naturale conseguenza di quello che succede fuori dal materasso.  
E’ ingenuo credere che un rapporto sessuale  avvenga durante il coito. Comincia molto, molto prima.
Questo le donne lo sanno istintivamente, perchè lo vivono come esperienza personale, ma non c'è condivisione di questo con gli uomini perché è una realtà che il maschio non capirebbe.
Se con un po' di fortuna invece la vita femminile è soddisfacente, loro trovano il piacere anche nell’intimità senza grandi acrobazie, altrimenti la cercano altrove. Su questo non trovo nulla da ridire. 

Sono troppo determinsta e materialista?
Perché mai dovrei trascurare i fatti in favore delle idee?
Questa obbiezione che sento spesso è proprio il trionfo della speranza sull'esperienza.
E' così difficile crederlo? 
Basta osservare i bambini che sono meno ipocriti.
I bambini sono buoni?
Studi psicologici rigorosi hanno dedotto che se l'aggressività infantile restasse invariata nella crescita umana ci saremmo già sterminati da secoli.
Vi è anche un gap notevole nella maturità fra i sessi.
Le bambine a tre anni hanno già capito tutto di come gira il mondo, i maschietti forse a cinquanta iniziano a ragionarci sopra.
Basta vedere come chiedono qualcosa cioè come esercitano la volontà.
I bambini gridano e si disperano per quello che vorrebbero, le bambine con due moine invece lo ottengono.
Il potere della seduzione è congeniale alla donna, è il suo sport naturale; In questo mondo non è forse tutto  una seduzione?
Un uomo nei migliore dei casi può diventare solo un discreto dilettante, ma il campionato è femminile ed è per professioniste di altissimo livello, perchè a volte su queste cose le donne si giocano la vita e quindi non ci scherzano.
Allora già pareggiare per un uomo è una vittoria incredibile.
Il problema non è però la guerra dei sessi, ma capire come funzioniamo e perché non siamo in armonia con questo funzionamento.
La Natura o Dio (per chi crede a questa fantasiosa superstizione) è un cazzo di ragioniere, non un poeta.
E’ dunque ancora un problema economico di investimenti e ricavi. 
Con queste parole epigrafiche ho terminato il simposio improvvisato per il mio amico.
"Non è meglio illudersi?" Ha chiosato il cuore (cranio) infranto.
"Già lo facciamo, e la vita è comunque una merda"
Poi, finalmente ho sintetizzato: "Meglio la realtà.  Sai, non è difficile guardarla. Il difficile è avere il coraggio di viverla."