martedì 26 settembre 2023

Autoritrarsi



Il processo di imitazione è la base dell'apprendimento, ma è solo l'inizio.

Va bene finché sei bambino.
Dopo potrebbe rovinarti la vita.
Un essere umano adulto dovrebbe procedere in maniera autonoma.
Diventa ciò che sei, è una strada senza indicazioni.
Questa autonomia non solo è sinonimo di maturità, ma di identità. Un'identità personale unica.
L'omologazione che si vede ormai ovunque non è solo nella moda e nei comportamenti, ma anche e soprattutto nei pensieri che non raggiungono quasi mai lo status di ragionamenti personali.
Le persone ripetono le idee di altri.
Scelgono fra queste quelle che più gli piacciono, ma questo non è ragionare.
La loro cultura è una sorta di copia e incolla, senza discernimento, senza approfondimento e in particolare senza esperienza vissuta.
Se guardiamo per semplificare all'esteriorità, cosa vediamo?
Direi banalmente che quasi tutti gli uomini oramai sono con la barba e con i medesimi tatuaggi, appaino un po' copie di fotocopie.
Altri sembrano copie della loro funzione.
I manager con il tre bottoni e il Rolex, l'alternativo con i capelli Rasta, il finto di sinistra, fintamente povero, il finto di destra ugualmente disinformato, il guru con il turbante in testa e la vestaglia, poi ci sono quelli vestiti tutti di nero che paiono sempre in lutto.
Le donne, molte delle quali asservite a un modello descritto da altri che non raggiungeranno mai, sono sempre inquiete.
Costrette a uno shopping compulsivo, un feticismo senza freni per le scarpe, tutto per adeguarsi a qualcosa che non esiste, perché non le corrisponde.
La maggioranza di loro è ossessionata dalla cellulite e dalla dimensione delle tette, all'ombra delle smagliature viste con orrore.
Avere un aspetto gradevole, ordinato e alla moda non deve però diventare un valore di merito di una persona né il suo unico obiettivo di vita.

La massima ambizione umana pare oggi avere gli addominali a tartaruga e il conto in banca a sei zeri, e se chiedi a queste persone il motivo di tanto affanno, ti diranno: "perché così sarò felice"; Salvo poi, quando e se raggiungono questa ambita meta, accorgersi dell'inganno e drogarsi.
Tutti vogliono avere, e l'essere?

E' un po' superficiale e mondano credere in queste cose.
Tutti così sfoggiano un benessere che non hanno, sia a livello materiale che a livello umano, senza parlare di quello sentimentale.

Tutti apparentemente felici eppure tutti così realmente insoddisfatti.
Come potrebbe essere diverso se nessuno è diverso?
Non è il modo di vivere, e soprattutto non è il modo di essere.
E' non solo brutto da vedersi, ma è un orribile spreco di possibilità.
L'essere originale è una chimera?
Con questi presupposti pare di si.

Anche quelli eccentrici che sembrano essere se stessi sono copie di altre copie.
La differenza è sancita da regole, e allora che distinzione è?
Perfino la cosiddetta diversità di genere sessuale è stereotipata, agli omosessuali maschi, pederasti o uranisti che siano, non piacciono le donne, ma alcuni di loro scimmiottano i comportamenti femminili, così alcune lesbiche che odiano gli uomini, fanno di tutto per somigliargli.

Dicendolo in poesia se a me piacesse inculare gli Opossum non mi sognerei di colorarmi le orecchie di nero e attaccarmi al sedere una coda.
Perché devo esibire quello che mi piace?
Sono comportamenti insinceri che si assumono per uniformarsi, perfino nella diversità.

Certamente in un mondo molto vincolato alle regole, agli stereotipi e alle necessità materiali che ci spingono a essere riconosciuti dagli altri non è sempre permesso un'espressione di se completamente libera.
Le responsabilità e i doveri che sono comunque da assolvere e se non altro ci permettono di non pesare sulle altre persone, ci fanno però adottare dei comportamenti di opportunità e di consuetudine sociale che non sono sempre sinceri, ma non sono nemmeno come tradire il proprio modo autentico di essere, a patto che queste strategie di comportamento opportunistico siano fatte con consapevolezza.
La sincerità con noi stessi e con i nostri valori profondi cioè quelli che danno senso alla nostra vita non devono mai allontanarsi da noi; A volte vivere insieme agli altri ci costringe ad apparire diversi da come siamo, la cosa importante è comprendere cosa è vero e cosa invece non lo è.
E non confondere le due cose.
I valori della propria vita non sono quelli morali voluti dalla società e nemmeno quelli estorti con la paura della punizione divina instillati dalla religione.
I valori di cui scrivo sono quelli propri, magari non saranno uguali per tutti, perché sono espressione del reale se stesso di un individuo, ma saranno sinceri e continuando lungo questa strada questi valori diverranno sempre più profondi e sempre più reali.
Senza capire chi sei o meglio cosa sei, non puoi esprimere né comprendere nessuna verità, in quanto la verità è soggettiva e dipende da cosa sei, non è qualcosa di disgiunto dal tuo essere.
Qui ci sei tu e là c'è la verità: non è così.
Tu e la Verità camminano insieme, anzi sono la medesima cosa.
Una foresta dov'è facile perdersi se ci si allontana dal sentiero tracciato dal cuore.
La Verità sembra diversa tra le persone, ma solamente perché gli uomini si conoscono in proporzioni diverse.
Non c'è separazione tra essere umano e la sua verità come non esiste separazione tra una persona e la tua vita.
Si cade spesso nell'errore di volere rassicurazioni e certezze. Non si comprende sino in fondo che le certezze sono prigioni, mentre la verità ci rende liberi.
Dunque non possono essere la stessa cosa.
La Verità autentica risuona in ogni essere umano, in ogni persona, però in quella che ha tracciato il proprio cammino originale verso se stesso essa si manifesta, altrimenti resterà latente.
Essa si compie nell'azione.
Non è un pensiero o una filosofia distante dalla vita è nel fare che la verità esiste. La Verità assoluta non ho idea se c'è, perché forse è l'espressione della medesima cosa in tutti i modi di essere diversi e possibili.
Una realtà forse troppo vasta per l'essere umano.
Nondimeno la verità del nostro cuore esiste, e conoscendola conoscerai anche quello che sei.
Quando parlo di "cuore" non parlo del sentimentalismo cui generalmente si fa riferimento. E' qualcosa di più profondo, meno legato alle regole del romanticismo in cui lo si indentifica erroneamente.
Parlo cioè dei sentimenti autentici che nascono spontaneamente in noi, non condizionati dagli interessi e risuonano come una eco di qualcosa di più grande che ci accomuna se vissuto in maniera attenta e presente.
In merito propriamente alla Verità, essa è un processo non un dogma e si esprime nella ricerca, nel dubbio, nella sensibilità e infine nell'intelligenza di andare oltre l'ovvietà delle cose.
E si concretizza nel vivere e nell'agire nel presente.
Giunto in quel luogo interiore che chiamo: "Il posto delle cose vere", ogni essere umano troverà l'accordo con l'altro che ha fatto il medesimo percorso.
Le esperienze ci uniscono, mentre le idee sempre ci divideranno.
Le persone comuni valutano e giudicano dalle parole, quelle un po' più acute dai comportamenti cioè guardano le azioni che si compiono che qualificano chi le attua.
Quest'ultimo modo in linea di principio non è sbagliato, a patto però che si conosca il cuore di chi fa queste azioni che sono giudicate.
Gesù che sicuramente ha espresso molti concetti veri meglio di me, ha detto: "Senza ritrovare l'innocenza di un bambino, l'uomo non entrerà nel Regno dei Cieli".
Cos'è esattamente questa innocenza?
Non è banalmente essere onesti, rispettare le leggi e non pensare male e magari non fare male agli altri.
Non è l'innocenza giuridica che ci assolve dal non andare oltre lungo questo mistero.
Per quante azioni "buone" puoi compiere il tuo posto sarà sempre alla soglia del Paradiso e non vi potrai entrare se non torni a essere quello che sei.
Questa è parte dell'innocenza.
Essere te stesso senza ipocrisia o come si usa dire con la consapevolezza di cosa sei e perché fai quello che compi.
Ma l'innocenza del bambino è accompagnata da altro ancora. Dunque essere se stesso non è sufficiente.
E' la sospensione del pensiero auto ipnotico e l'adesione completa al tempo presente che completa questo essere innocenti.
Se c'è futuro non ci può essere innocenza, perché la programmazione ci allontana da noi stessi proiettandoci in un altro tempo di possibilità da prevedere; Inoltre i desideri, le aspettative e le paure vivono nel futuro, mentre l'uomo innocente è nel presente e così non si permette a questa spontaneità luminosa e gioiosa di esprimersi.
Nasciamo dunque illuminati, puri e liberi, dobbiamo solo fare ritorno a quello che siamo. E' un percorso semplice, ma non facile.
Sempre il Redentore ha ben espresso cosa significhi comprendere l'altro oltre le azioni che compie e l'errore in cui è facile incappare, e lo ha fatto nella parabola dell'obolo della vedova.
Quando tutti gli ebrei, il giorno del ringraziamento facevano ricchi doni al Tempio, videro la vedova donare una sola moneta d'argento e in cuor loro la criticarono.
Gesù che conosceva il suo cuore profondamente e dunque quello di ogni uomo, disse che quel misero obolo era stato il dono più prezioso, perché la vedova possedeva solo quello.
Ecco che senza conoscere le reali motivazioni e situazioni non è possibile giudicare correttamente nessun comportamento.
In tal senso bisogna procedere con se stesso, guardare oltre le azioni e comprendere la radice delle cose, senza giudizio e senza filtro.
Solo così la mente umana che è lo specchio del nostro spirito ci darà la reale immagine di cosa siamo.
Di fronte alla convenienza della menzogna, oppure alla sincerità dei nostri valori reali non bisogna mancare mai di fare la scelta giusta.
Senza spirito non ha senso vivere; E il nostro spirito si crea e cresce con la nostra adesione impeccabile ai valori di cui è fatto.
Una volta tradita la nostra energia, essa non tornerà a brillare come prima; Sarà confinata in un limite e quel limite sarà relativo a quel tradimento.

A parte le scelte importanti la quotidianità è fatta di cose banali e dunque vivere un pochino secondo gli usi comuni è questione di buon senso e non di ipocrisia.
C'è da dire però che a volte eventi banali determinano fatti importanti e così non si è mai sicuri che le cose possono essere trascurate.
E' terribilmente complicata la semplicità della vita.

L'autenticità è un mondo principalmente interiore e tocca poco l'aspetto esteriore o fisico (sebbene a volte lo riveli) è più propriamente si esprime nel modo di comportarsi con gli altri e nel vivere la propria soggettività in maniera originale.
La sincerità adottata con la propria natura è la medesima che è adottata con gli altri, fatto salvo che tutto questo avvenga in un contesto opportuno.
Dire sempre quello che si pensa è il modo di un pazzo non di un saggio.

Però anche nella finzione sociale non bisogna mai staccarsi dal proprio centro e mai dimenticarsi che vivere in una società non significa esattamente esserne un suddito acritico.
L'adesione al nostro "centro" cioè alla nostra reale natura ci aiuta nelle scelte.
Come già detto, mentire nel rapporto con gli altri non è solo un modo di ottenere dei vantaggi, ma a volte è legato proprio alla sopravvivenza.
Dunque la domanda che un essere umano deve sempre porsi è: "Quando posso mentire e quando devo essere completamente sincero, nonostante questo non sia accettato e confligga con il mio egoismo e interesse?
Questa secondo me è una bella domanda.

Peccato però non ci sia una risposta pronta, perché si deciderà momento per momento e il nostro consigliere sarà la nostra vera natura, ma prima di fare questo bisogna conoscerla e imparare a parlarci o meglio ascoltarla.
Altrimenti sarà facile confondere ciò che è giusto con ciò che conviene.

Per dipingere il nostro personale autoritratto si dovrà prima guardarsi allo specchio e dopo questa visione interiore sincera, tratteggiare e colorare il proprio dipinto.
Questo dipinto sarà esposto a chi ha buon gusto per le cose belle e a chi vuole vederlo.
Non sarà necessariamente esibito come una bandiera a chi potrebbe fraintenderlo.
Una certa moderazione nella propria affermazione schietta è sinonimo di modestia e di intelligenza.
Invece si sceglie un modello già fatto e lo si ricalca senza estro e senza arte. Identificandosi in un'idea di se scelta a tavolino, piuttosto che una scoperta di se incontrata lungo il campo di battaglia dell'esistenza.
Non potrà mai piacere una tale opera, perché non ci somiglia.

Ognuno è così bello quando è se stesso, ed è l'unico modo di essere autenticamente felice.

P.S.
Alla fine di questo lungo discorso assai ragionevole devo dire le cose come stanno; Conscio di rovinarmi un eventuale applauso.
Non ce la faccio a stare zitto.
La cosa veramente divertente è che quello che chiamiamo "Io" al fondo di questa visione non esiste.
Dunque usando parole vere "conosci te stesso" è impossibile, non perché sia difficile, ma solo perché quel "te stesso" non c'è.
Questo però non lo si crede, ed è il motivo che quando lo si realizza non si può che ridere.
Questo però esula dalla vita ordinaria, perché senza ego non c'è vita.
Il nostro prezioso "Io" quello che con tanta fatica si vorrebbe incontrare ha una funzione ben precisa, lo si usa o lo si dovrebbe usare, come fosse una scala cioè utile per andare in soffitta a prendere i vestiti invernali.
Nulla di più.
I "grandi principi" compresi la morale superiore, l'etica più eccelsa e le virtù più luminose, in poche parole tutto quello che un uomo considera sacro, Dio, lo spirito e ogni forma di realtà trascendente che è primaria nei suoi concetti, ma curiosamente mette sempre in secondo piano nella sua vita, tutto queste cose non esistono propriamente.
Nulla è veramente importante, perché solo le cose inutili sono fondamentali.
Le cose che l'uomo ritiene importanti, utili, sono cose materiali cioè funzionali a qualche scopo o a qualcosa d'altro.
La realtà ultima non ha queste qualità né tantomeno queste necessità.
Parlando di questo "Tutto" il discorso diventa subito complicato e può aiutare la semplicità.
Come ben espresso prima da chi sicuramente è molto migliore di me, bisogna guardare ai bambini come fossero maestri.
Qual è il senso della vita?
Se lo chiedessimo a un bimbo direbbe: giocare, divertirsi, fare amicizia, volere tanto bene a mamma e papà, ai fratellini, agli amici e alle persone.
Volere "tanto bene" non è un imperativo morale, non lo si fa per piacere a Dio o per andare in Paradiso, ma è il modo per essere felici qui sulla Terra, adesso.
Quando vuoi bene a un altro, la prima persona che ne gode di tale sentimento sei tu.
Prima di esprimerlo questo amore lo si prova dentro.
Infatti, divertirsi insieme agli altri oppure per conto proprio con spensieratezza e guardare ciò che c'è intorno con stupore e curiosità, rende il mondo luminoso, colorato dalle emozioni più intense e fa nascere in noi la meraviglia.
Non vedo senso più bello alla nostra esistenza se non goderne.
Altrimenti che saggezza sarebbe quella dei musi lunghi e delle sopracciglia corrucciate?
Un bambino non ha la saggezza del filosofo, non ha quel tipo di saggezza intellettuale, ma ha la saggezza intelligente della felicità cioè quella di non attaccarsi alle cose a lungo, un momento piange completamente, subito dopo ride con tutto il proprio essere.
Questo non lo fa perché è generoso o altruista, lo fa perché vive sempre o quasi sempre nel presente.
Senza idea di tempo non si può sostenere a lungo un desiderio o una frustrazione.
Nella vita ci sono inevitabilmente disagi e bisogna imparare a non farne dei dolori, a non trasformarli in sofferenza e imparare da loro (i bambini) a vivere ogni cosa senza dagli troppo peso.
Solo così si viaggerà leggero. Solo così si potrà andare lontano.
E qui le parole finiscono per quello che vorrei dire ancora, perché il discorso appartiene al mondo senza oggetti che io chiamo Casa.


venerdì 1 settembre 2023

Lì o là, sempre in culo ce l'ha.



E' curioso che le persone parlano e scrivono da saggi, ma raramente la loro vita lo è.

Ogni bambino prima di diventare adulto e perdere la semplicità e l'attitudine a vivere nel presente, è felice naturalmente; Magari non sa esprimerlo con parole, ma è saggio nel vivere.
Da adulti si parla bene, ma si vive male.
Eravamo saggi senza saperlo, ora la saggezza è un ricordo, non più un fatto.
Bisogna essere onesti e riconoscerlo.
Non viviamo per diventare saggi, lo siamo già appena nati; Viviamo e impariamo per diventare stupidi.
Accumuliamo conoscenze tecniche e teoriche, ma perdiamo l'intelligenza spontanea dell'infanzia che invece ci aiuterebbe a vivere bene.
Se non lo si crede basta guardare queste creature innocenti.
Non sono avidi, litigano per un gioco e poi lo lasciano per andare a giocare con chi avevano litigato.
Non sono sempre buoni, ma almeno sono sinceri.
Non sfruttano gli altri, non hanno malizia.
Sono semplici, quello che sono lo manifestano, senza ipocrisie morali.
Non hanno nemici. Desiderano solo quello che gli serve per sopravvivere, un po' di cibo un posto caldo dove dormire e l'amore di chi gli sta intorno.
Se vedono un altro bambino la prima cosa che gli dicono è "vuoi giocare?".
Non gli interessano i nomi, le professioni, lo status sociale.

In realtà i cosiddetti "grandi" non accumulano virtù nella vita, cercano solo di non perderle.
Il bambino inoltre non ha paura di morire, l'adulto ne è terrorizzato.
Non solo per l'età che avanza, perché la fine non dipende dall'anagrafe e questo lo sanno tutti, ma dipende dalle circostanze; E' impaurito perché conosce il Tempo e in questo trova l'Inferno in Terra.
Se riesci a vivere senza Tempo sei come Dio.
Tutta la grande biblioteca umana trova posto nella semplicità del silenzio inesprimibile di un bambino, per noi questa dote è ormai irrimediabilmente persa.
Facciamocene una ragione.
O si torna bambini (molto raro) oppure non si vivrà la saggezza, ma si avranno solo le parole sagge che non si concretizzano in azioni.
La saggezza del uomo fatto, è un ricordo, perché non ci sono regole o strategie per vivere bene, è solamente essere felici senza ragione, senza complicazioni, senza causa, senza senso e soprattutto senza Tempo.
L'uomo adulto conosce solo surrogati di felicità che sono le soddisfazioni, grazie agli oggetti da possedere, addirittura cercando di possedere le persone.
Si identifica nelle etichette, nelle idee che sono opinioni.
Quando perde queste etichette o sono messe in discussione, sebbene siano enti irreali e definizioni arbitrarie, soffre.
Crea un mondo di oggetti e poi si sente povero.
Non é strano?
E' proprio perché non ha più quello stato naturale di purezza, di non pensiero.
Il bambino ragiona, ma non pensa. L'uomo pensa continuamente e raramente ragiona.
Se c'è qualcosa da fare per un bimbo è solo un gioco e ci si butta dentro completamente assorto, indifferente se è utile oppure è inutile, la sua azione è sempre gioiosa; Completa, totale.
Deve andare dal papà?
Ci va correndo e ridendo.
Poi se ne stacca e corre dietro a una palla.
Non c'è continuità, memoria, solo un susseguirsi di attimi nuovi.
Il bambino infatti non saluta, almeno finché non gli è insegnato con l'imposizione.
Il saluto non è altro che un riconoscimento di identità "Tu esisti".
Questo modo di sottolineare una cosa evidente e ovvia non ha senso per un bambino, e paradossalmente, lui percepisce gli altri molto più chiaramente degli adulti che invece si salutano tra loro e dicono in maniera socialmente convenzionale "Ti vedo" e non vedono proprio niente.
La parola definisce qualcosa e una volta definita questa cosa non è più ricercata.
Tutto però si trasforma e cambia. La definizione di ieri, oggi potrebbe non andare più bene.
Si dice "ti amo" e non si guarda più chi si ha davanti.
Non ci si accorge di chi realmente è oggetto del nostro amore. Perché l'altro grazie alla parola è diventato una definizione cioè un ricordo.
Si ama un ricordo e non l'attualità. I sentimenti si vivono grazie alle percezioni e questo avviene nell'unico tempo reale cioè il presente.
Da grande l'essere umano avrà obiettivi, leggi, aspettative, ordini, memoria di dolori, paure, impegni, responsabilità, desideri, volontà, idee.
Ha tante cose che lo appesantiscono e che lo spingono in un altro tempo e in un altro luogo.
Guarderà l'orologio come ad un padrone che gli ricorderà ciò che dovrà compiere e questo compito sarà inoltrarsi nel futuro.
Dimenticando però che non potrà mai essere felice se non è qui, adesso.
La felicità è sempre qui, solo che l'essere umano è da un'altra parte. Questo è il problema.

Cercherà allora la felicità tramite succedanei che sono anch'essi sempre altrove, oggetti e situazioni da raggiungere e lo spingeranno ancora più lontano, sempre più nel futuro. Ogni tanto rivivrà un passato ormai morto con i ricordi.

Non trova in questo la felicità e non la troverà, sebbene cerchi ovunque essa è esattamente dove lui è già.
Nell'unico posto dove non guarda mai.

In se stesso e nell'attimo che chiamiamo: adesso.
A me fa morir dal ridere.


mercoledì 30 agosto 2023

Considerazioni sui saldi di fine stagione



Per l'essere umano ci sono cose ingiuste al mondo.

La morte, la malattia, la sofferenza in generale sono considerate così.
Poverino, aveva tre anni, era così carino e gli è venuto un cancro al culo.
Che ingiustizia!
E' vero, rode.
Bisognerebbe secondo il pensiero "giusto" dell'Uomo vivere sino a 90 anni e più, senza un dolore né un problema ma forse non basterebbe.
Invece neanche i più fortunati lo riescono a fare.
C'è qualcosa che non va se perfino i ricchi soffrono.
Se guardiamo alla Natura si vedrà come le cose vanno nella medesima maniera.
Tutti questi eventi infausti ci sono e sono fatti naturali appunto.
Si considerano eventi naturali, però solamente perché capitano agli animali.
L'uomo non si riconosce in quel modello, perché è un modo di vivere che appartiene a loro.
L'essere umano infatti non si considera un animale, si ritiene semmai un discendente privilegiato dalla scimmia, senza sapere invece che è proprio un tipo di scimmia.
La vita degli animali in generale è difficile, ma loro paiono felici.
La legge della giungla invece dal punto di vista umano è spietata.
Aushwitz avrebbe qualcosa da dire in proposito, ma i mattoni generalmente non parlano.
Va bene.
Il mondo dunque che ha fatto l'Uomo con le sue mani è stranamente ancora profondamente ingiusto.
Sebbene vive lontano dalla Natura, e la società realizzata è senza bestie feroci (a parte alcuni esemplari di suocere allo stato brado) e perfino senza i disagi della vita selvaggia, ciò che ha sicuramente fatto è una vita per se stesso un pochino più comoda, ma questa comodità è pagata con un'esistenza piena di tribolazioni e patemi d'animo.
L'essere umano scappa dall'ingiustizia della Natura, ma crea una società artificiale ancora più ingiusta.
Quel tempo che ha in più di vita, regalato dalla tecnologia e dalla Medicina lo passa a lavorare, a cercare il parcheggio, nella paura della guerra e nel rischio della miseria sempre in agguato.
Preoccupazioni e problemi che gli rovinano anche i pochi momenti di serenità.
Povero essere umano.
Meglio che morire di fame o mangiato dal leone, si dirà.
Certamente.
La Natura è una stronza, su questo siamo quasi tutti d'accordo, ma il Mondo che ha fatto l'essere umano è pieno di azioni terribili: guerre, miseria, sfruttamento che in Natura almeno non ci sono.
Quando parlo di Natura non intendo certamente quella che si vede facendo una passeggiata all'Argentario, un paio d'ore di trekking e poi ci si riposa al rifugio bevendo un cappuccino decaffeinato con poca schiuma e si guarda il panorama.
Si fa un bel respiro e si commenta. "Che bella Madre Natura". Quella non è la Natura, è un Parco Naturale, una cosa molto diversa.
Trascorso qualche settimana in una giungla del sud est asiatico o in una foresta del centroamerica si comprenderà quello che scrivo.
Quella è la Natura nello suo vero stato primordiale e selvaggio.
Si noterà che tutto in quei luoghi è fatica e disagio.
Ogni cosa può essere pericolosa e ostile.
Per questo affermo che sebbene la Natura sia generosa con tutti gli esseri viventi, non regala niente a nessuno.
La sopravvivenza non è garantita deve essere guadagnata momento per momento. E' dura, molto dura.
Così l'essere umano ha creato un altro mondo, il suo mondo.
Mi domando: "Già che c'eravamo in questa grande opera umana non si poteva fare meglio?"
Ci stiamo lavorando! Così dicono i discendenti di quelli che decidono per gli altri i quali avrebbero dovuto risolvere le cose già cinquemila anni fa.
È continuamente ripetuto che è difficilissimo risolvere gli annosi problemi dell'umanità.
Non volete la guerra, non fate le armi.
Non volete la povertà, eliminate la ricchezza.
Non volete il furto, togliete la proprietà.
Non volete lo sfruttamento, fate studiare le persone.
Non volete le malattie, pagate i Medici finché la gente sta bene, come si ammala non li pagate più.
Se si togliessero anche le religioni che tanto hanno creato più problemi di quanti ne abbiano mai risolti, avremmo sistemato tutti i problemi. Compresi quelli della Salute Pubblica.
Per la figa ognuno pensa per se, sia chiaro.
Eh già! Qui però si semplifica.
Ci sono le grandi sinergie, le geopolitiche, i mercati dell'economia globale.
Ma se hanno recluso mezza umanità per due anni per un cazzo di virus che si sono inventati, figuriamoci se chi comanda volesse sistemare realmente i problemi lo farebbe in quindici giorni.
Le geopolitiche sono quelle dell'indice che si strofina contro il pollice; Punto.

In generale l'essere umano non considera la reale natura dei suoi problemi cioè se stesso.
Complica enormemente la situazione, perché la semplicità di una soluzione "tranchant" appare troppo facile.
Non riesce a credere che le soluzioni sono semplici, semmai adotta delle strategie di contenimento elaborate, perché altrimenti si sentirebbe stupido.
Le cause determinano i problemi, elimini le cause e verrà eliminato anche il problema.
E' però nella ricerca delle reali cause che l'uomo non guarda e così ignora la soluzione.

C'è un fortissimo impatto dell'umanità nel Mondo.
Essere "green" non serve; Infatti spesso le azioni contenitive sono peggiori delle situazioni dannose che si vogliono mitigare.
La realtà è come al solito molto più semplice.
Siamo forse semplicemente troppi.
Piuttosto che massacrarci a vicenda in un conflitto, sarebbe più utile ammettere che fare dieci figli oggigiorno come avviene nel continente africano è un atto criminale autodistruttivo, ma pare impossibile poterlo dichiarare, figuriamoci attuarlo.
Anzi il messaggio che è ripetuto dai Media e dai rappresentanti religiosi è opposto: "Fate figli". E' un consiglio talmente irresponsabile che dovrebbe far capire che chi lo promuove è in malafede oppure è un cretino.
In Africa negli anni 60' c'erano trecento milioni di persone, oggi sono quasi un miliardo.
Come ci si possa stupire che in alcuni stati africani (non tutti) ci sia poco da mangiare ha dell'incredibile.
Possibile che oggi nessuno sappia più fare le addizioni?

Le risorse sebbene ancora disponibili sono distribuite in maniera folle.
Semplicemente perché chi decide l'economia e il tipo di società in cui questa economia realizza i suoi personalissimi valori è folle.
Ha senso spendere miliardi per finanziare una guerra?
Ogni uomo sensato ha già la risposta.
Allora perché lo si fa?
Perché l'avidità dell'essere umano è ciò che lo porta inevitabilmente alla sofferenza.
Si dichiara di non volere la guerra e si costruiscono armi.
Se non fosse un orrore farebbe ridere una considerazione del genere. Fanno leggi pure su come e quando devi fumare una sigaretta per strada, ma le industrie che producono le armi non le smantellano con una legge. Quelle non si toccano.
Secondo la moltitudine produzione di armi e guerre non sono eventi connessi.
L'élite non ha interesse a vivere in un mondo dove la gente sta bene, è convinta che "Se stiamo bene noi, allora stanno bene tutti". Ma quel "tutti" sono solo quelli dell'élite, questo dimenticano di spiegarlo.
I limiti di una tale filosofia si evidenziano da soli.
Dicevamo?

La sofferenza dispensata dalla Natura esiste eccome, ma c'è anche molta sofferenza nella società umana, dispensata dalle azioni degli uomini, eppure è molto diversa dalla vita nella Natura.
Tutti sostengono in coro: "Si vive di più e con più risorse".
Insomma, dipende a chi lo domandi.
Certamente si sta meglio rispetto a quando si viveva sulle palafitte, ma non per tutti e così, solo alcuni godono di certe possibilità e non sempre si realizzano con certezza e se si realizzano non è certo che durano per sempre.
Le cose durano finché la fortuna e le circostanze lo consentono.

Personalmente ho visto villaggi in Cambogia dove le persone vivono ancora sulle palafitte, come migliaia di anni fa e tra l'altro in una miseria nera.
Queste persone non hanno neanche il tè da bere.
Una tazza d'acqua calda e uno sguardo al Mekong è la loro colazione all'alba quando si svegliano; Altro che cornetto vegano.
La cosa incredibile è che in quei villaggi la gente è tranquilla, non dico che sprizzano felicità dai pori, ma sono sereni
I bambini invece sono sempre felici in qualsiasi parte del mondo, almeno se hanno mangiato, se mamma e papà gli vogliono bene e se hanno un gioco da fare con gli amici.

Forse pochi sanno che un bene primario come l'acqua potabile è di pronta disponibilità solo per la metà del genere umano. Quattro miliardi di persone non hanno un rubinetto in casa dove poter bere acqua pura.
Mentre i cellulari e i relativi ripetitori sono presenti ovunque e la loro copertura è globale.
Ad Haiti uno dei paesi più poveri al mondo non c'è una rete idrica, ma le persone al mercato di Port au Prince pagano la merce con lo smartphone.
Ha senso?
Haiti è un posto fantastico, ci sono andato perché a me piace vedere com'è l'Inferno senza aspettare di morire.
E' un posto dove un bianco, un "gringo", ha una aspettativa di vita molto limitata e il voodoo è ovunque, anche dopo Papa Doc il dittatore sanguinario che con i suoi uomini spettro, i famigerati Tonton Maucutes; aveva portato la stregoneria a essere un partito politico al potere.
I risultati sono ancora sotto gli occhi di tutti con buona pace dei Satanisti che giustificano il proprio benessere a discapito degli altri.

Ritornando alle cose tangibili di questo mondo, è importante comprendere che l'acqua a disposizione in un contesto non urbano è spesso inquinata da batteri e da deiezioni di animali, senza contare che le pietre sedimentarie nei letti dei fiumi rilasciano arsenico.
I fiumi sembrano puliti, ma sono avvelenati. Questo è un problema che affligge metà del genere umano.
Dunque si può comunque bere quell'acqua, ma nel tempo ucciderà chi la beve se non si costruisce un depuratore.
Questo problema terribile dell'inquinamento dell'arsenico abbraccia particolarmente il sud est asiatico, poiché la falda acquifera principale è la falda Himalayana che ha questo inconveniente.
Una questione vitale che tocca quattro miliardi di esseri umani non suscita nessun tipo di considerazione. Non se ne parla nemmeno.
E' evidente che non si vogliono risolvere i problemi e si usano falsi problemi per giustificarsi davanti al mondo, ma in realtà non si vuole fare nulla di incisivo.
Spesso in televisione sono presenti appelli contro la malnutrizione nel continente africano, ma ad esempio in Africa la causa di morte principale è la Malaria non la fame.
Ha poco senso sfamare o istruire un bambino se poi questi morirà nell'arco di pochi anni per una puntura di una zanzara anofele.
Le opinioni della maggioranza sono talmente assurde e disinformate che non mi stupisco che le cose vadano al contrario di quanto si dichiari.
Mia nonna diceva: "La gente parla per far prendere aria ai denti".
E questo è purtroppo vero.
Invece, una persona dovrebbe alzare il culo e andare a vedere come stanno realmente le cose, e non farsela raccontare dalla televisione. Cambierebbe molto il suo modo di ragionare questa esperienza diretta.

Comunque anche l'uomo moderno nella cosiddetta società civile non ha debellato la povertà, si ammala, è comunque quasi sempre preoccupato, comunque non è libero, comunque alla fine muore.
Allora?
Non ha molto senso lamentarsi e pretendere che non venga toccato da ciò che lui stesso ha creato e soprattutto non vuole cambiare.
Ha senso lavorare 8 ore in fabbrica, un terzo della propria giornata cioè un terzo della propria vita, senza vedere la luce del sole?
Non si può fare nemmeno una passeggiata durante l'orario di lavoro, ci si chiude in ufficio o in negozio, che pare una gabbia e si ha solo la pausa caffè.
L'ebrezza della Libertà ha l'aroma e il tempo di un espresso.
Per l'essere umano tutto questo è vivere.
Poi a un certo punto esattamente due giorni prima della pensione, il Ragionier Panebianco è fulminato da un infarto.
Si accascia nel bagno mentre faceva i suoi bisogni.
Non ha fatto a tempo neanche a comprarsi la macchina nuova con la liquidazione. Tacchete.
Mentre defecava e spingeva, ostruzione improvvisa delle coronarie, infarto miocardico.
A seguire trenta secondi di dolore lancinante e oppressivo al torace che precedono l'eterno silenzio.
L'angioplastica gliela faranno nell'aldilà.
Le immagini della sua esistenza si srotolano davanti agli occhi come la carta igienica cui si è aggrappato cadendo bocconi.
Gli ultimi istanti della sua vita sono sfocati, un mix di merda e piastrelle verdi della toilette.
Qualche ostinata contrazione del corpo, sussulti insulsi in posizione fetale con le mutande abbassate.
Il corpo lotta, ma è una lotta senza senso.
E' solo l'istinto che grida contro un nemico invisibile.
La mente realizza che non c'è più scampo e si diventa un cumulo di stracci.
Finalmente via dal mondo...Verso la meraviglia.
Si muore tutti così: senza dignità, soli, inaspettatamente.

Gli amici e i parenti affranti a dire: Ah! Che ingiustizia, che sfortuna.
Ha fatto una vita infame, quarant'anni di lavori forzati, cosa si aspettava?
Secondo la mia opinione non gli è andata tanto male.
Si è risparmiato altri dieci o vent'anni di pastina sciapa, la solita partita di pallone in TV, oppure i soliti film intervallati dall'asfissiante pubblicità, poi a seguire un letto freddo senza amore, appesantito dalla consorte una sorta di station wagon parcheggiata nel lato sinistro del materasso con la maschera al Careté sulla faccia e le caviglie gonfie come Zeppelin che lo aspettano come parabordi inutili di un barca ormai naufragata da molti anni.
Un'interminabile sequela di giornate uguali che iniziano con la sveglia e terminano con la televisione.
Sicuramente siamo tutti vivi per un po' prima di morire, ma che sia un bel vivere ho qualche dubbio.

Il modello naturale degli animali appare sotto alcuni versi più umano di quello umano.
Almeno le bestie non si sposano, trovo il matrimonio una pratica crudele e pervicace come una sorta di castrazione o infibulazione, la considero cioè l'ultima forma di schiavitù socialmente accettata.
La mia domanda non è però banalmente rivolta a indicare la vita agreste come panacea del logorio della vita moderna.
La mia domanda è un'altra.
Con tutta l'intelligenza che ha dimostrato l'uomo (?), tutte le risorse messe a disposizione della tecnologia, grazie alla Scienza, alla fine il risultato è stato così misero?
Abbiamo il rischio concreto di un olocausto nucleare e di un inquinamento irreversibile, senza parlare della sovrappopolazione che generalmente porta all'orrore di un conflitto; Se mai sarà da spesare questo conto salatissimo che pare sproporzionato rispetto ai vantaggi sino ad ora goduti, mi domando: si è saccheggiato un pianeta intero in cambio di che?
E' a rischio la distruzione della Terra, si sono depauperate quasi tutte le risorse, senza parlare di tutta la Storia umana trascorsa che andrà insieme al uomo a ramengo, per cosa?

Migliaia d'anni di sfruttamento e sofferenza umana e questa piramidale nequizia cosa ha dato?
Un bilocale, un'utilitaria, un frigorifero e quindici giorni di vacanza al mare, ma solo per un quarto dell'umanità.
Nemmeno per tutti.
Minchia che affarone.