martedì 21 maggio 2024

Ridere bene, questa è la prima cosa.



Ogni cosa è sostenuta ed è complementare al suo opposto.

Questo intendono i poeti.
La vera felicità cioè quella serenità contenta che è propria dell'essere umano sano, però trascende gli opposti.
Si è o si dovrebbe, meglio dire si potrebbe essere felici a prescindere dalle cause e dagli eventi.
Questo avviene poco o mai, perché le persone cercano la soddisfazione e in essa trovano quella felicità povera che perviene dai soldi, dagli oggetti posseduti, perfino dalle persone che si ritiene di avere.
E' comunque una felicità momentanea questa presunta felicità e anche foriera di frustrazione, sofferenza, rabbia e disappunto nel momento che questi enti ci sono tolti o vengono a mancare.
Una tale condizione di subordinazione a ciò che non ci appartiene mostra tutto il suo limite.
Questo perché, come si sa ma non si fa, la felicità è cercata fuori da se stessi e non dentro di sé.
Cosa vuol dire e come si può realizzare?
Personalmente non ho questo problema, perché l'ho risolto, in quanto l'ho trovata veramente in me stesso.
Se il corpo non ha esigenze particolari o dolori, liberata la mente dagli impicci di tutti i giorni, la realizzo facilmente.
Il mio respiro è la porta, l'attenzione è la chiave.
Mi concentro sulla mia respirazione proprio sotto il naso e poi dirigo il respiro e l'intenzione dentro di me, verso il cuore. Creo una sorta di perla fiammeggiante sotto il naso e la indirizzo al centro verde del mio petto. E' come ravvivare un piccolo falò con il soffio, questa gioia si diffonderà in tutto il corpo come un fuoco interiore.
E' la piccola scintilla che fa il grande incendio.
Così è possibile essere felice per il solo fatto di vivere.
Una volta adagiato nell'interiorità sorgerà spontanea la felicità e non ci sarà bisogno di tutte quelle cose che dicono gli altri la producono.
Si potrebbe anche trovare la felicità donandola agli altri?
Certamente, ma anche la gratitudine è produttrice di una tale condizione.
Come ripeto sempre: Solo un cuore grato ti può rendere felice.
Non è dunque come dicono di solito le persone, che sembrano e vogliono apparire felici, ma i loro occhi esprimono solo disperazione.
Come potrebbe essere diverso se la cercano nel posto sbagliato?
Come potrebbero godere di se stessi se non se ne occupano? Pensano a tutto meno a chi sono, di cosa sono fatti, cosa è transitorio e cosa invece abbia reale valore.
Per tanti pensare a se stesso è occuparsi della carriera, oppure andare in palestra, figuriamoci!
Ogni cosa, relazione o persona è destinata a perdersi, a terminare, oppure a deludere, che senso ha investire in esse le aspettative?
Tutto alla fine ci sarà tolto.
Non ci appartiene nulla definitivamente.
Tutto quello che abbiamo dovremo lasciarlo prima o dopo. Questo dovrebbe riproporzionare il nostro impegno e interesse.
Gli oggetti non possono renderti felice, perché non ti possono amare, e non ha senso amarli.
Una semplice realizzazione, direi ovvia, che però nessuno fa.
Gli altri ti rendono felice?
A volte, ma non lo si può pretendere, accade.
I familiari, gli amici, la moglie, il marito e le persone in generale, neppure loro possono darti una felicità stabile, perché è comunque legata alla relazione, ha una inter dipendenza: ti do, mi dai.
Neanche se volessero potrebbero darti uno stato di felicità incondizionata, e poi perché dovrebbero?
Hai già la tua, perché mai dovresti volere quella degli altri o dagli altri?
E' l'avidità che spegne il nostro fuoco di gioia che è nel cuore.
La felicità è invece autoprodotta, ma si scambiano le occasioni che la risvegliano come fossero loro a crearla.
Sono cose molto diverse.
La maggioranza delle persone pensano come i pazzi.
Domandano dov'è l'albero?
E sono in una foresta.
Hai voglia a dirgli: guarda che sei in una foresta.
Loro continueranno a chiederti: ma dov'è l'albero? Vedo solo la foresta; Voglio l'albero! Ecco, perché dico che sono come folli.
Ho letto molto tempo fa in un libro: "Le persone sono come mendicanti, domandano una moneta, invece non sanno che sono già milionari".
Ci ho messo vent'anni per comprendere una frase così semplice.
A volte fa ridere questa matta condizione diffusa, altre volte invece è un riso amaro.
Dispiace assistere a tanta sofferenza negli esseri umani prodotta da se stessi.
La mente deve essere libera, tranquilla e solo così puoi trovare la strada.
Le mappe sono un inganno, i sentieri indicati dagli altri non possono aiutarti, perché ognuno è destinato a un luogo diverso.
Questo affannarsi fuori nel transitorio Mondo è una perdita di tempo.
Lo ripeto: l'elisir è dentro di te.
Non trascurare di cercarlo e lo troverai.
Va comunque bene così.

lunedì 13 maggio 2024

Amaro Tango



Niente è bello e struggente come il Tango.

E' passione e sentimento.

La musica è malinconica, ma la testa rimane ritta ed eretta.

Come nella vita; Si mantiene la dignità con l'orgoglio, ma si soffre ugualmente.

Nel ballo ci si desidera l'un l'altro girandosi intorno, ma senza sorrisi.
La seduzione è un duello. Non c'è alcuna pietà per il perdente.
Nella danza pare che ci si ignori, eppure ci si abbraccia in un vortice.
E' come un amore che non può più essere di nuovo.
Sembra che sia accanto col ricordo, ma invece è assente.
Pare un noi e invece è una solitudine.

"Quanti disinganni, per un colpo di testa!
Ho giurato mille volte che non sarei tornato indietro con la memoria ad insistere,
ma se lo sguardo mi colpisce al suo passare,
torno ancora a desiderare di baciare le sue labbra di fuoco".
Così recita una famosa canzone spagnola.

Il mio Tango è diverso.
Alcuni lo chiamarono amore, ma se lo chiedo a me stesso é una cicatrice.
E' un non so che mi ha scavato dentro come una certezza.

Lungo la strada per le cose vere.

Tempi violenti rubano l'anima.
Struggente malinconia come un indistinto presagio, aleggia.
Un grido che non pare più una voce.
Questa eco non può guidarti in nessuna direzione, perché
la purezza si perde lungo il sentiero.
Credendo di possedere si lascia ciò che era all'origine.
Tutto è già scritto, ma il libro non si trova e semmai si incontra
si è dimenticato il modo di leggerlo.
E' un ricordo che si ravviva in ogni istante quest'oblio.
Quanto lontana sembra la meta quando essa è già qui.
Assurda pare la vita eppure ha una sua bellezza questa follia, perché è la strada per l'Inferno che porta in Paradiso.
Giunti al luogo dove paura e sofferenza non esisteranno più, perché non avranno più ragione di esistere.
Così ha detto il vento.
E' vero! Ha aggiunto la montagna.
Le stelle enigmatiche invece hanno solo sorriso.
ni:

martedì 7 maggio 2024

Era un genio però è morto lo stesso



Ero a un concerto di musica classica e alla fine della rappresentazione si sono sprecate le lodi.

Senza nulla togliere alla "genialità" di certi concertisti, cosa dovremmo dire del compositore che ha creato le opere che il pianista esegue bene, anzi benissimo? 

Era un Super Genio? 

Un Mega Genio Galattico? 

Un buon esecutore non ha in se la genialità mi pare, ma la capacità. 

In quanto la presunta eccezionalità di alcune persone, i geni come sono chiamati di solito, si esprimono come pionieri cioè arrivano prima di altri a delle scoperte e a realizzare delle cose che gli altri non sanno ancora fare. 

In generale i simili del genio, cioè le persone comuni sue contemporanee, lo criticano, lo incarcerano, lo perseguitano oppure lo bruciano come eretico, ma se gli va bene lo ignorano per qualche centinaio d'anni, per poi celebrarlo. 

A me pare che questa attribuzione di superiorità intellettiva o creativa, spesso tardiva, sia più che altro determinata dal caso, dalle circostanze e dalle opportunità che si realizzano a volte in maniera inaspettata e fortuita. 

Emily Dickinson, non pubblicò mai una poesia in vita sua, se non forse una attribuitagli su un giornaletto di provincia. Non uscì mai di casa. Viveva nella sua stanza, terrorizzata oppure solamente annoiata dal Mondo. 

La sorella alla sua morte trovò le sue opere abbandonate in un cassetto e le fece pubblicare. Lei invece aveva chiesto di bruciarle. Così è divenuta (postuma) la più grande poetessa americana del 900'. 

Un "genio" anche lei, secondo l'opinione di tanti altri. Secondo me invece è un po' folle questo modo di considerare la vita delle persone, perché questa genialità presunta e assegnata dai mediocri ad altri considerati dopo molto tempo meno mediocri di loro, è una valutazione incoerente. 

Come si esprime realmente la vita di un individuo? 

Una persona fa quel che può, e poi lascia che il suo Destino si riveli. Qualunque esso sia. 

Questa è la vita degli esseri umani, almeno secondo me. In questo non vedo nessuna stranezza o supremazia di alcuni sugli altri, non vedo in questo nessuna genialità. 

E non c'è alcuna genialità a questo mondo, perché quello che ignoriamo è infinitamente più grande del pochissimo che conosciamo. 

Se si analizzano le vite dei "grandi" o come si dice usualmente dei "geni" la maggioranza di loro ha fatto una vita infame, tutt'altro che geniale. A volte divorata dall'invidia e dalla frustrazione, altre volte perseguitata, altre volte incompresa. Umanamente la maggior parte di questi "ottimi" ha condotto una vita infelice, da disadattati. Spesso anaffettivi e con gravi turbe. Molti di loro erano disgustati dagli altri da cui si sentivano incompresi. 

Cosa ci sia di geniale in questo a me sfugge. Si guarda al prodotto ma si trascura il produttore. Anzi si assegna le qualità dell'uno all'altro. 

Bisognerebbe analizzare invece al di là delle applicazioni artistiche e pratiche cosa sia sintomo di vera intelligenza. 

Una vita serena, in armonia con gli altri e con la Natura, addirittura un'esistenza quasi felice, io la trovo immensamente "geniale". 

Liberarsi dalla sofferenza in cui tutti siamo immersi è la vera intelligenza. Non quello che dice la maggioranza. 

Se vivi in una prigione non ha senso abbellire la cella né ingannare il tempo che si trascorre da prigionieri ascoltando della buona musica, meglio evadere. 

il "genio" inventa la televisione e poi che si fa? 

La si  riempie di programmi insulsi intervallati da un'asfissiante pubblicità.  

Che senso ha?

Si creano dei "social" di condivisione e alla fine non si ci si incontra personalmente per far due chiacchiere davanti a un aperitivo. Tutti persi nelle cose da fare e mai dedicando tempo alle cose per essere. Si pubblicano gattini parlanti e stupidate prese qua e là. 

In realtà non c'è nulla da condividere, perché nessuno mette nulla di se stesso nella comunicazione. 

Si vive una vita un pochino ignobile e non solo la vivono i fruitori del prodotto "geniale", ma anche il suo inventore. 

Perché in realtà ci si arrabatta, si tira a vanti, tra meschinità e piccole soddisfazioni; Questo lo facciamo tutti, ma forse è troppo duro ammetterlo con franchezza. 

Dovremmo invece, compreso i "geni", essere un pochino più umili. 

Se non altro un poco più onesti di fronte alla nostra comune insignificanza, invece di farci i pompini a vicenda con queste attribuzioni di grandezza. 

Gli artisti poi si fanno sempre grandi complimenti tra loro, però nel loro ambiente tutti criticano tutti (anche negli altri ambienti per l'esattezza). 

Schiattano d'invidia e attribuiscono i successi degli altri solo alla fortuna e alle amicizie influenti, mentre i propri  alla bravura. 

Gli artisti sono tutti innamorati di se stessi. Allora auguri e figli maschi per la loro partenogenesi. 

Sarebbe più onesto, secondo il mio modesto parere, ammettere che ognuno è solo un personaggio in cerca di un'uscita dalla disperazione. 

La dimensione tragica del vivere ci accomuna tutti e purtroppo nessun "genio" ha ancora trovato una soluzione onnicomprensiva e che vada bene a tutti. 

Ha solo realizzato qualche comodità con la tecnologia, oppure qualcosa che gli altri reputano bello. Non molto di più. 

Questa è purtroppo la verità.

Alcuni pensano e credono che i Messia cioè le persone cui Dio ha parlato direttamente abbiano indicato la via della salvezza. Tralascio il contesto scenografico in cui si è realizzata questa presunta comunicazione. Rovi incandescenti, voci tonanti, apparizioni di esseri alati, lampi, tuoni, divaricazione salvifica del mare e colombe portatrici di rami d'ulivo. Insomma un Circo di stranezze che fa da contorno a queste rivelazioni. A me questi racconti fanno tenerezza.

Si sono invece fondate serissime religioni, seguite da miliardi di persone adoranti e oblanti che però all'atto pratico non hanno cambiato di una virgola il comportamento umano generale; Infatti si osserva curiosamente che gli atei si comportano più o meno come  i cosiddetti credenti, fatto salvo che non combattono guerre religiose. 

I grandi Maestri dell'umanità potrebbero essere considerati geniali da qualcuno, ma a ben vedere questi Profeti si sono dichiarati solo semplici portavoce.  

Non è il caso allora di tirare in ballo Dio, Gesù e i Santi del Paradiso. Le risposte lasciamole a chi non ha reali domande. 

Ho scritto della vita degli esseri umani, se volessi una rappresentazione fantasiosa con degli effetti speciali andrei al cinema a vedere un film di fantascienza. 

Scomodare la Divinità ogni piè sospinto è proprio di chi vuole risolvere tutte le domande con un ente a ben vedere inconoscibile. Questa semplice e ovvia constatazione metterebbe fine a tutte le religioni. La si ignora invece.

Esistono in Teologia due approcci differenti, uno considerato negativo detto apofatico e l'altro possibilista detto catafatico, riferiti alla questione divina. 

Dio è possibile concepirlo e comprenderlo, oppure la Sua natura è inconoscibile e l'unica risposta a riguardo è il silenzio? 

La vicenda è dibattuta da secoli senza una risposta esaustiva. 

Di fatto la risposta è sotto gli occhi di tutti: se nessuno può prevedere l'azione di Dio, allora non lo comprende. 

Al momento cioè nel discorso in argomento, è utile non tirare in ballo elementi trascendenti.  

La valutazione umana è estremamente opinabile, questo è un dato di fatto. 

Diamo valore a quello che possiamo comprare e vendere. L'utile è spesso considerato giusto. Qualsiasi concetto umano è legato al proprio interesse, compreso la Giustizia e anche come bisogno psicologico ispiratore delle proprie convinzioni; E' imprescindibile da esso direi. Una filosofia del genere ci mostra tutti i suoi limiti nella realtà della vita. 

Dunque, parlare di genialità in un contesto umano non ha proprio senso. 

Einstein faceva il piagnone umanista, però quando presentò al Mondo la sua teoria che avrebbe dato il via alle  scoperte della pericolosissima era atomica, ben immaginava che fine avrebbero fatto la questione. Lo aveva capito anche Maiorana, appena pubblicate la teoria della Relatività ristretta; Preferì nascondersi per sempre in un convento, piuttosto che collaborare con questi mostri e servire il "distruttore di mondi" come con una certa ipocrisia si definì Oppenheimer. Non è credibile che non lo avesse intuito il suo scopritore. 

Tutto il suo pacifismo e amore non raggiunsero mai il figlio avuto dalla prima moglie che aveva un grave ritardo mentale. Non gli fece mai visita nell'istituto dove lo aveva rinchiuso. Non lo nominò mai nelle sue argute conversazioni e quasi nessuno conosce questa squallida vicenda del "grande  genio". Alla faccia del senso d'umanità. Se questa è l'etica e il comportamento di tali menti eccelse allora sono meglio i cretini. 

Personalmente non considero nessuno meglio o peggio di me stesso, perché sono affetto da un "complesso di parità" e questa patologia determina le mie valutazioni, sebbene sembra che critichi la società e l'uomo in realtà ne constato solamente le contraddizioni. In definitiva sono affascinato dall'essere umano e non lo giudico: lo osservo; A volte in maniera troppo attenta.

A ben guardare è proprio il giudizio una delle fonti della sofferenza. Giudichiamo continuamente e pare impossibile viverne senza, ma nel momento che si osservano gli animali, gli altri animali, poiché anche l'Uomo è un animale, si noterà che la loro vita è più felice di quella del uomo, certamente più serena, perché mancante da tale giudizio. 

Ecco che nel processo di valutazione è implicito una trappola che ci porta a considerare noi stessi e gli altri secondo una classifica che si assegna arbitrariamente l'uomo da se stesso, dove inevitabilmente sarà presente la frustrazione nel sentirsi inferiore o l'arroganza nel sentirsi superiore. 

Nessuno è tranquillo quando è sottoposto al giudizio altrui, ma contraddittoriamente tutti giudichiamo. Non deve stupire che per strada i sorrisi sinceri siano diventati rari. 

La nostra società, formata dalle persone che vi appartengono, pesa ogni individuo e ogni sua azione, giudicandola giusta o sbagliata, appropriata oppure inadeguata; E lo fa secondo le regole che però sono diverse nelle diverse parti del mondo, dunque pare ardito affermare, ma è ragionevole crederlo che quello che riteniamo giusto è determinato dal caso. 

Cuciamo addosso a noi stessi e agli altri un vestito talmente stretto che poi toglierà il fiato e impedirà di muoversi liberamente.

Il criterio di valutazione è costruito in base alle performance e agli interessi e crea nella vita di tutti i giorni una gerarchia di "persone più" e di "persone meno". Gli effetti di una tale ripartizione sono sotto gli occhi di ciascuno.  

Dimenticando però che ogni superiorità è un esilio; Così lo è per ogni presunta inferiorità. 

Certamente se una persona è alta un metro e mezzo non può certamente credersi un gigante. Questo però è una considerazione oggettiva e funzionale, non può essere una valutazione sulla persona in sé, e se mai questo giudizio comparativo nasce è sollecitato dalla cultura e dai canoni estetici della società che se ritenuti mancanti, secondo la valutazione comune, degenererà inevitabilmente in un'afflizione per quel piccoletto nominato in questo esempio.  

Un cane di taglia piccola invece non  si sente inadeguato di fronte a un altro cane della medesima razza, ma di taglia grande. Scodinzola ugualmente. 

I Maya per esempio consideravano come attributo estremamente attraente lo strabismo. Gli occhi storti per loro erano ammalianti. 

I canoni estetici  oggi sono diversissimi rispetto al passato e lo sono maggiormente nelle diverse aree geografiche, eppure si considerano criteri inattaccabili dal tempo come fossero sempre esistiti. Anzi si considerano i nostri gusti come personali; Sono invece un condizionamento, ma si pensano siano espressione della propria  individualità. 

Se si guardano ad esempio le foto delle concubine di un Harem turco dei primi del secolo scorso, che erano considerate le donne più desiderabili e belle d'Oriente, ebbene se oggi al mondo esistessero solo donne così credo che ogni uomo preferirebbe farsi frocio.

Questo per significare che anche una percezione così semplice e istintiva come ciò che si ritiene bello e sentiamo così vicino e personale, in realtà non ci appartiene propriamente, ma è una suggestione culturale. 

I canoni estetici comuni all'umanità corrispondono a certe proporzioni matematiche e nel caso della valutazione della bellezza dei propri simili, nella mancanza di patologie e disfunzioni invalidanti che potrebbero essere trasmesse alla prole. Quest'ultimo elemento è mediato dal condizionamento sociale che stabilisce che alcuni tratti fisici dismorfici siano accettabili o addirittura auspicabili, sancendo cosa è bello e cosa non lo è.  

Il dismorfismo corporeo è invece una malattia mentale che fa occupare un soggetto in maniera ossessiva del proprio corpo, seppur detestandolo sebbene sia considerabile normale. Questa patologia psichica è quasi endemica nella società moderna edonistica.

Le labbra a canotto e gli zigomi gonfi come parabordi che fanno mostra di sé come modelli di bellezza nel circuito mediatico e contribuiscono alla fortuna di tanti chirurghi estetici, non rendono le donne e gli uomini più belli; li fanno assomigliare solamente tutti quanti a Joker, il nemico giurato di Batman. 

Una persona sana in un corpo armonico è secondo la mia opinione: bellezza. 

Un elemento a volte trascurato, ma rivelatore della bellezza interiore è la voce. 

In essa è contenuto anche il nostro stato di salute, il nostro carattere, le più belle qualità e i peggiori difetti. E' nella vibrazione della voce che risuona e si manifesta il nostro più profondo essere. Se vuoi capire com'è una persona ascolta la sua voce, il timbro e l'accento che mette nelle parole che dice e che dovrebbe scegliere con cura. Valuta altresì cosa ti resta addosso dopo il suo dire, come fosse il riverbero di un profumo.  L'effetto che crea su di te la sua intonazione, piuttosto che il senso compiuto delle parole. Questi sono buoni suggerimenti.

Una persona con la gobba invece, con l'alluce valgo o una displasia dell'anca che lo fa zoppicare vistosamente, non suscitano istintivamente brividi di passione. Non che la dobbiamo mettere in una camera a gas, sia chiaro, ma è solamente per capire come funzioniamo.

Probabilmente queste caratteristiche le consideriamo poco attraenti, perché geneticamente inficiano le funzionalità di una eventuale prole e discendenza, quindi non sono considerate utili alla sopravvivenza. Al di là dunque degli elementi invalidanti o malattie geneticamente trasmissibili che percepiamo invece attraverso l'olfatto, ciò che riteniamo bello e amabile è un'idea decisa dagli altri. 

Non possediamo nemmeno i nostri desideri. Lo trovo estremamente comico.  

Dovremmo invece solamente valutare le qualità di un soggetto e la qualità di certe situazioni secondo opportunità, momento per momento; Non in maniera assoluta.  

E' comunque vero che per un uomo comune, una giovane ragazza carina che prende il sole in costume da bagno, sarà sempre più affascinante del più bello e del più rosso dei tramonti. A parte la semplicità  disarmante del maschio medio è importante non credere ai valori assoluti. 

I valori assoluti infatti non esistono e questo ce lo insegna proprio la Divinità che fa quello che gli pare. 

Secondo me dovremmo per somigliargli compiutamente e realizzandoci in tal modo conformemente all'affermazione biblica contenuta nella Genesi cioè "a Sua immagine e somiglianza"  cominciare  a comportarci nel medesimo modo. Oppure ammettere che siamo quello che siamo e la comparizione contenuta nella Genesi è ridicola. 

Come dico sempre: Egli salva il malvagio e punisce l'innocente. Oppure viceversa, o magari fa entrambe le cose. Insomma fa quel cazzo che gli pare. 

Perché? 

Nessuno lo sa. 

Sebbene lievemente blasfema la precedente  constatazione/comparazione che è  assolutamente vergognosa (me ne rendo conto), verrebbe ulteriormente da domandarsi a ulteriore blasfemia, cosa possa servire un essere onnipotente così incredibilmente indeterminabile? 

Pare inutile un Dio completamente imprevedibile, però nel affermarlo si rischia di venire fulminati da una saetta. 

Per questo forse in Teologia a riguardo del Creatore è consigliato prudentemente il silenzio. Come al solito mi contraddico, infatti non volevo parlare di elementi trascendenti e così li ho scirtti.

Il senso di questo mio discorso lo esemplifico in una barzelletta.

Una tizio trova un cartello dove si vende un cane parlante.

Giunto dove indicato trova un cane appunto. Gli chiede: 

-Sei tu il cane parlante?-

-Certo!- fa il cane. 

-E' incredibile! Qual è la tua storia?-

-Ho lavorato per i servizi segreti, sai un cane non insospettisce nessuno e così potevo ascoltare le conversazioni nelle ambasciate e carpire molti dati riservati, poi ho lavorato in Dogana con suppergiù la medesima funzione e ora finalmente sono in pensione.-

-Fantastico- Commenta l'uomo.

Giunge sul posto un'altra persona.

Il tipo chiede ancora: -E lei che vende questo cane parlante? 

-Si lo vendo.

-Quanto costa?-

-Venti euro.-

-Come mai così poco? Ma è un cane parlante!-

-E' vero parla, ma dice solo bugie.-

A volte le doti eccezionali non hanno un reale valore se non sono utilizzate con saggezza e sincerità d'intenti. L'essere umano invece banalizza ogni cosa, anche la cosa più bella, appena ci mette mano la guasta. 

Se non lo si crede basta constatare lo scempio che l'essere umano fa della Natura che è la più grande artista di questo Pianeta. Porta poca bellezza a questo mondo, anzi spesso è vero il contrario, perché il suo obiettivo è l'interesse, la comodità; Cerca un'abbondanza talmente ridondante cui il risultato è lo spreco e questo non è ricchezza, ma follia. 

Dio è comunque e per fortuna oltre l'essere umano, dunque ha poco senso interrogarsi su di Lui e del Suo decidere completamente anarchico. 

Meglio considerare la nostra effettiva responsabilità nei confronti di noi stessi cioè nei valori personali che ci rendono persone migliori e più felici, soprattutto più in armonia con chi e cosa ci circonda, perché questo aumenta il livello di comunicazione (informazione) che possiamo esperire.

Lascerei perdere allora l'aggettivo "geniale" in merito all'attività umana, sebbene qualcuno sia più brillante di altri, nessuno supera la misura del Uomo che è assai ridotta. 

Se mai è esistito un vero genio in questo Mondo, nessuno lo ha capito e tantomeno considerato, perché una tale saggezza per l'essere umano ha sempre avuto un sentore di follia; Non distingue bene tra una cosa e l'altra. 

In realtà l'essere umano vede solo se stesso e in questo modo non vede proprio niente. 

giovedì 18 aprile 2024

La tribù del teschio d'Alce


L'apologia del buon selvaggio cioè nel caso particolare degli Indiani d'America non è propriamente esatta, va corretta.

La storia ci insegna che non sono gli uomini che confliggono gli uni con gli altri, ma gli interessi.
Gli interessi sono l'espressione di un'economia che si occupa di realizzare i valori di una società.
Questo è mediato dalla politica. Tutto è politica, perché tutto in un mondo economico è compromesso.

Questa visone cioè dei valori che si realizzano in interessi, determina le realtà sociali, le guerre, i grandi sviluppi economici e le tragedie che accompagnano la storia umana.
Di fatto gli americani hanno compiuto un genocidio, non lo si dice, ma resta vero.
L'inizio della colonizzazione dell'America del nord risale al XVI secolo cui concorrono spagnoli, inglesi, francesi e olandesi.
Il risultato in meno di quattro secoli fu di 110 milioni di morti ammazzati ai danni delle tribù autoctone con le pallottole, le malattie, la fame.
Tale strage si realizzò compiutamente dopo che i coloni principalmente inglesi (invasori ed ex deportati della Giorgia) si svincolarono dalla Corona Britannica per diventare "liberi" grazie alla guerra d'indipendenza, terminata nel 1776, ma continuando però a schiavizzare gli africani e a sterminare le tribù indiane.
Non certo migliori i loro omologhi spagnoli con ben 50 milioni di morti ai danni degli indio nell'America del sud.
Nonostante la tanto esaltata propaganda western gli Stati Uniti formatosi quasi come oggi li conosciamo dopo la Guerra di Secessione (1861-1865) detta propriamente guerra civile americana, assurgono al primo posto nella discutibile hit-parade degli autori dei fatti più scellerati perpetrati ai danni di altri popoli, realizzando il discutibile primato di soli quattro anni di pace in tutta la loro storia.
Non sono praticamente mai statti senza combattere negli ultimi 248 anni.
Hitler o Stalin in confronto furono dei dilettanti.
Gli indiani o come si dice adesso i Nativi erano forse bravi, buoni e perfino green?
Insomma, erano come tutti gli altri esseri umani, ma la loro società e i loro principi e anche la loro tecnologia li rendeva diversi.
Senza frigorifero non ha senso cacciare più di quanto puoi mangiare in una giornata.
Non è essere animalisti ma pratici.
Dunque non conoscendo il denaro, non avendo altre leggi che quelle della propria tribù che di fatto era una famiglia allargata non aveva senso rubare o truffare.
Dove nascondi una cosa rubata se si vive tutti insieme sotto la tenda?
E' evidente che è il tipo di vita che fa l'uomo non viceversa.
Le grandi estinzioni umane inoltre ci insegnano che il vantaggio materiale vince su tutto, perfino sul sacro che dovrebbe mettere un freno e che è una medicina per l'uomo.
Stando così le cose quest'apologia trova poco senso.
Oggi i discendenti di quei Nativi gestiscono i Casinò dove i "gringos" vanno a spendere i loro dollari. Il Grande Spirito non può più vivere con loro.
Questa è la vera perdita umana.
Quando il tamburo sacro smetterà di battere per l'uomo la vita non avrà più senso e nemmeno avrà più ragione di esistere.
Ho ricordi antichi della vita in una tribù, sebbene allora si vivesse in uno stato di comunione inconcepibile per un uomo civilizzato le contraddizioni e i conflitti c'erano comunque.
Il modo di mantenere vivo questo "sacro" è invece la vera opera prima e più importante di ogni essere umano.
Dopo viene semmai il resto.
Perso lo Spirito non ha senso vivere, tutto è perso.
Ogni essere umano nasce con uno Spirito in se, ma rischia di perderlo vivendo.
Non è una proprietà inalienabile questa energia che ci anima, la si può anche perdere, pervertire e tradire.
Il rispetto di questa forza interiore è la dignità che si percepisce in alcuni.
Ridotto il limite di questa energia, barattato per interesse o per paura, il nuovo confine più ristretto sarà determinato da questo tradimento.
Non è Dio che punisce l'uomo, è l'Uomo che si confina in uno spazio più piccolo come i Nativi in una Riserva, e alla fine non si ha più spazio né energia, dunque si diventerà come involucri senza spirito. Il mondo è pieno di gente così.
Non dipende dalla razza o dalle circostanze, dipende da te.
E' molto banale idealizzare i fatti.
L'Uomo è l'uomo, a qualunque latitudine, solo ha occasioni diverse per manifestare certi aspetti del proprio ego.
Non è la distruzione dell'Ego il fine della religione o più propriamente della spiritualità, ma la sua trascendenza.
Senza ego non si può vivere, questo i Guru si dimenticano di dirlo.
E' uno strumento, ma non deve diventare un padrone.
Questo è il problema dell'animale uomo.
Questa ripartizione saggia di io e Dio ci aiuta a giungere a una certa saggezza, ben sapendo che il Creatore è oltre tale saggezza, perché è Libertà totale, anche dai comandamenti, dalle leggi e dai buoni sentimenti.
E' oltre tutto. Una condizione inconcepibile per l'essere umano.
L'Uomo invece non deve perdere il contatto con se stesso e le cose buone che lo guariscono dalla brama, dall'avidità: il solo e unico peccato umano, perché mangia l'anima.
Cos'è l'avidità?
E' avere oltre il necessario, prendere agli altri il loro giusto per avere il tuo superfluo.
Il primitivo quando cacciava un animale, pregava: "Dammelo, ne ho bisogno".
Pregava l'animale totemico padre e antenato di quella specie. Anche l'uomo si considerava egli stesso un animale cui restituire il proprio corpo alla Natura una volta esaurito il tempo della vita.
Fuori dalla sua capanna metteva i teschi delle prede cacciate non per vanto, ma per onorare la specie cacciata, indirizzando il trofeo al Totem Animale corrispondente per ringraziarlo.
Noi, uomini moderni, consideriamo questo come bizzarre tradizioni ancestrali.
Nei miei personali studi antropologici e in alcuni viaggi in zone primitive, questo dato si è rivelato molto concreto cioè come un modo sano e umile di vivere pienamente il Sacro Ancestrale.
Donando all'uomo una vita in simbiosi con la grande Madre Terra fonte di prosperità e vita.
Concetti desueti nel nostro vivere ordinario.
Ecco perché l'essere umano civilizzato è mancante.
Prende senza domandare, perché si sente padrone di quello che è messo a disposizione con generosità.
Ma senza essere grato come può essere felice?
Senza comprensione, riconoscenza e umiltà di quanto ricevuto come potrà l'Uomo trarne la saggezza necessaria per usarlo bene e domandarne ancora con misura?
A un certo punto lungo il sentiero umano vi è stato un distacco da tale connessione con la Natura; Poiché la Natura è maestra di vita, in quanto è Vita essa stessa.
Questo antico sentiero dovrà necessariamente ricongiungersi in qualche modo alla via moderna, e formarne una terza via, ancora più nuova e credo migliore.
Entrambi i percorsi fin a ora presi, quello del uomo primitivo e quello del uomo civilizzato, sono destinati a concludersi; Ecco perché auspico un ulteriore e migliore passaggio.
Viceversa non c'è prosecuzione, ci affrettiamo nel processo di civilizzazione lungo una strada interrotta.
Non solo l'Uomo rischia di estinguersi, che a guardar bene è un evento naturale, quasi certo come insegna la storia del Pianeta; Non è dunque un'ipotesi millenarista l'estinzione della specie umana, ma un dato probabile se riferito a un arco sufficientemente lungo di tempo.
In una considerazione nichilista con la fine della propria vita di fatto si estingue tutto il Mondo che questa esistenza conosce. Quindi, quando una persona muore, dal suo punto di vista, morirà insieme a lui tutta l'umanità.
Il problema semmai non è l'estinzione umana, ma fallire la "missione" umana come animale razionale.
Un compito determinato dalla Vita, non propriamente da un Dio come generalmente è idealizzato e non rientra propriamente nella possibilità di comprendere ciò che resta da fare, ma invece è più facilmente intuibile da un qualcosa di molto tangibile, concreto e percepibile: l'Esistenza.
Di tale Potere immenso, noi come specie umana non possiamo comprenderne la natura intrinseca, ma possiamo osservarne gli effetti come manifestazione materiale e vivendo conformemente a questi realizzare dei principi e delle azioni migliori.
Questo contatto con la Realtà e con le sue implicazioni, nei primitivi era ed è fortissimo e naturale, essi però erano e sono mancanti della parte razionale più elaborata e astratta che consente uno sviluppo tecnologico, necessario non tanto alla comodità degli individui, ma a realizzare quell'espansione e diversificazione voluta della Vita. Come si evince questa volontà?
Bisogna domandarsi: Perché esistiamo?
Qualcuno se lo chiede seriamente?
Ebbene pare un quesito difficile, ma basta guardare il Mondo per avere una risposta. Viviamo per espanderci, è evidente dai fatti.
Da bambini cresciamo e vogliamo esplorare il mondo per abitarlo.
Le domande che sorgono, il più delle volte senza risposta a cosa servono?
Ad allargarci, ad ampliare noi stessi in un quesito che ci rende attenti o meglio che ci dovrebbe rendere attenti.
Da quel poco che capisco credo che Dio grazie alla Vita più volentieri parla con i fatti; Non usa le parole che sono contenitori di idee, si spiega a gesti cioè con i fatti appunto.
In quanto la natura dell'Essenza delle cose comunica con le forme non con le parole.
Tale natura è presente anche nel nostro sub conscio, quella parte profonda che è oltre il concetto illusorio di personalità; Illusorio non perché non esista e non abbia effetti nella vita di ognuno, ma illusorio perché priva di realtà ultima.
La personalità ha ben vedere è composta da aggregati che mutano secondo gli stimoli esterni o interni.
Un uomo pacifico, messo in una situazione estrema, magari rivelerà parti di se violente, aggressive, irrazionali che nemmeno credeva esistessero, cioè cambierà la sua personalità, e lo farà proprio perché essa non è qualcosa di definito, immodificabile, fisso, ma qualcosa di dinamico e composto da elementi diversi influenzabili che sono in relazione al principio universale che regola tutte le cose ovvero il principio di causa ed effetto.
Così è al Mondo che bisogna guardare con disincanto per avere le risposte che auspichiamo dalla Divinità.
Dio se mai usa le parole, parla attraverso gli altri, utilizza le persone per esprimere semplici concetti comprensibili, attraverso quello strumento inadeguato che è il linguaggio umano.
E se le persone dicono cazzate?
Ci insega attraverso l'errore dei falsi concetti cosa è giusto e cosa è sbagliato per noi, non in senso assoluto, ma proprio per noi e in quel particolare momento. Questo concetto relativistico del "giusto" è difficile da concepire per l'essere umano, perché vuole le certezze e in esse trova i limiti per definirsi, ma questi confini rinchiudono la realtà e non sono conformi all'espansione.

E' abbastanza semplice comprendere questa difficoltà con un esempio.
Immaginiamo che l'essere umano non distingua i colori nemmeno il bianco e il nero, vede solamente un grigio indistinto. Quando qualcuno che vede i colori cercherà di spiegargli un cosa semplice: il gioco degli scacchi, gli risulterà impossibile, perché l'altro vedrà tute le caselle uguali nella scacchiera e anche uguali gli sembreranno i pezzi dei due schieramenti.
Senza distinzione non avrà comprensione della partita e della complementarità degli opposti che vanno a formare un unico gioco.
Il gioco così diventerà incoerente, incomprensibile, caotico. Allora creerà da se stesso delle regole arbitrarie che a volte anticipano e spiegano il movimento dei pezzi sulla scacchiera, altre volte questi risultati e anticipazioni li mancherà clamorosamente.
Questi tentativi si chiamano religioni, filosofie, dogmi.
In realtà l'unica cosa da fare sarebbe cominciare a vedere i colori e così la partita presenterebbe da sola le regole del gioco.
La realtà si mostra da se stessa cioè senza mediazioni.
Quello che proprio non capiscono i miei simili è che pensano che la vita debba avere uno scopo, cioè lo scopo della propria vita.
Non indagano gli elementi di questa domanda.
Io-Vita-Scopo; Esistono?
Prima di trovare delle correlazioni è necessario distinguere gli elementi da correlare. No?
Altrimenti che cazzo cerchi.
Il fine della Vita secondo me è la bellezza cioè goderne e l'espansione di tale esperienza, ovvero: vivere la stessa cosa in tutte le dimensioni, in tutti i modi possibili, in tutti i tempi e in ogni direzione e profondità.
L'essere umano come ho descritto nell'esempio, vede solo una parte della Realtà, perché sebbene distingue e separa (arbitrariamente ed egoisticamente), poi ovviamente preferisce quello che più gli conviene.
La preferenza esclude gli opposti e la realtà non è più percepita come complementarietà di tali opposti che sono anche giudicati come positivo o negativo. Rientrano nella dualità su cui si fonda la tecnologia, ma non la filosofia.
In questo modo l'Uomo non può godere né comprendere bene questo gioco che chiamiamo esistenza, sfuggendogli come già detto la complementarietà degli elementi opposti.

Lambisco un dato fondamentale: L'Infinito.
Alcuni lo chiamano Dio. Esso è Tutto e Uno, giusto?
Ma come può distinguersi se tutti i suoi elementi sono insieme?
Dio è come fosse un immenso garage incasinato.
C'è tutto, ma non si trova niente, perché è in disordine in quanto indistinguibile.
L'Infinito ha così una sola "domanda" non tanto come conoscersi, quello è conseguente, ma come distinguersi?
Tutti sappiamo che avendo un punto su un piano non possiamo determinare nulla.
Abbiamo bisogno di due punti (coordinate in questo caso) per determinare un eventuale terzo punto e così via per trovare tutti i successivi punti del piano e identificarlo, caratterizzarlo, distinguerlo.
L'infinito è tutto, ma anche uno e lo abbiamo convenuto.
Un bel problema allora determinare qualsiasi cosa se tutto è uno.
Basta invece determinare un secondo punto (punto riflesso) e conosciutolo trovare poi tutti gli altri.
Questo punto riflesso per non essere arbitrario e dunque incoerente e inutile, dovrà avere una caratteristica peculiare cioè dovrà riflettere effettivamente questo Infinito.
Ecco perché esiste la materialità.
Ricordandosi però che un riflesso inverte l'immagine come nello specchio la sinistra diventa destra.
Com'è l'Infinito (Dio)?
Senza tempo, dunque nel riflesso (L'universo materiale e noi compresi) dovrà esistere il Tempo.
Dio è senza limiti; In questo Universo invece troviamo tutte le leggi fisiche e il finito in ogni cosa.
Dio è libero e qui non esiste alcuna libertà.
Dio è fisso, immobile, perché senza tempo non è possibile alcun movimento né creazione, mentre nell'universo materiale tutto è creato e nella sua essenza sono contenuti gli opposti dello stesso elemento di cui uno primeggia, grazie all'osservazione di un osservatore. l'Universo è dunque inconsapevole e in moto di espansione costante, e questa dinamicità avviene grazie alla dualità, perché è composto da elementi separati e distinti in un apparente conflitto/opposizione e interdipendenza che generano il moto
.
L'esistenza biologica umana ha in se una parte riflettente ed è la sua mente, infatti si dice con acutezza che la mente "riflette" e inoltre che la mente è "infinita" perché può contenere ogni cosa.
La mente umana è dunque uno specchio dell'Infinito avendone le medesime caratteristiche.
E' anche uno strumento di distinzione (separazione) forse per conto di Dio stesso, che ci usa e usa questa forma/strumento/struttura che produce l'illusione per determinare la realtà di tutti gli elementi che sono stati "inseriti" e la costituiscono. Si esperisce così in tutti i modi possibili quel particolare tipo di realtà (umana) cioè nella varietà e diversità apparente delle persone e nella conseguente crescita dell'informazione (entropia) chiamandola sommariamente: Vita.
Essa è una sorta di trasformatore del Caos verso un Ordine e questo permette all'Infinito di poter utilizzare tutti gli elementi per un'ulteriore espansione.
Però la Scienza ci dice che l'Universo procede verso il Caos cioè l'indifferenziato. Il processo entropico è inevitabilmente diretto verso la degradazione dell'Energia.
E allora?
Se qui (materialità) procede il Caos, dato che siamo un riflesso speculare, dall'altra parte (diciamo così) si compie l'Ordine.
I saggi cosa dicono?
Dio è creazione.
Si, ma tale creazione non può essere confinata solo in questa dimensione, ci sono altre dimensioni cioè piani materiali ed esistenziali diversi perché in tal modo si realizzano le possibilità di tutte le probabilità connesse ad un evento che in questa particolare dimensione è accaduto. Queste possibilità si esauriscono nei cosiddetti universi paralleli; In essi si realizzano tutti gli eventi possibili e probabili che diventano inevitabili.
In questa dimensione per esempio, perdo alla roulette, in un'altra il medesimo me stesso vince, in un'altra ancora non gioca e via così.
Questo esaurimento di tutte le probabilità non solo è conforme all'espansione (esperendo tutte le possibili esperienze di un dato evento) ma determina matematicamente nel suo computo: zero, il vuoto, il nulla da cui trae origine il tutto.
Come la Fisica, utilizzando la moderna teoria quantistica ha evidenziato e scoperto.
I misteri relativi poi all'energia oscura e alla materia oscura che si definiscono in questo modo un po' inesatto, ma in realtà sono effetti opposti gravitazionali, dove il primo favorisce l'espansione universale, mentre l'altro la rallenta, ebbene queste forze opposte rappresentano la maggior quantità di energia nell'universo visibile, queste due forze non riflettono, a differenza della materia ordinaria, alcuna radiazione, per cui non si conosce nulla della loro struttura; In definitiva si potrebbero intendere nella mia ipotesi come effetti gravitazionali di universi contigui e paralleli.
In tali universi di cui va detto per onestà non abbiamo conto scientifico, ma che sono esperibili dalla mente umana in modo "spirituale" cioè attraverso il sogno. Non è certo una prova scientifica, ma nondimeno è un'esperienza soggettiva non trascurabile per chi la vive. In questi "mondi" vigono altre leggi e altri modi di espressione che non sono altro che un processo creativo infinito, dell'Infinito.
Detto in poesia, Caos e Ordine sono due innamorati che si inseguono da sempre attraversando infiniti universi, ogni volta creano e distruggono, seguendo un moto d'amore lungo un non-tempo che noi piccole fiaccole nell'oscurità chiamiamo eternità.

Dunque se accettiamo e facciamo esperienza di questo (?) l'anima e l'IO sono evidentemente falsi. Non esiste propriamente un "qualcuno" che fa esperienza di questo, piuttosto un "qualcosa". Il concetto di singolo o protagonista di questa odissea universale è secondo la mia opinione riduttivo.

Pare difficile comprenderlo oppure accettarlo?
Non mi sembra, le basi di ragionamento, l'osservazione e la Scienza lo sottendono.
Visto però che oltre un miliardo di persone è convinta che raccontando i fatti propri in una confessione, andrà poi in Paradiso, invece se la realtà metafisica è spiegata seguendo una personale esperienza, una certa logica e dei dati scientifici ragionevoli, risulta poco credibile.
Un altro miliardo e mezzo pensa che se promuoverà l'Islam con un'autobomba allegata, avrà a disposizione settantadue vergini e berrà latte e miele per sempre.
Un altro miliardo che si definiscono Indù crede che se una persona nasce povera e ignorante (nasciamo tutti così) lo dovrà rimanere per tutta la vita, perché quella è la sua casta. Nulla potrà per via del suo Karma di cui però non si capisce bene chi ne tiene il conto; Allora è evidente che se credere a queste cose è semplice e lo si fa senza problemi, invece quando si esprimono concetti ragionati l'essere umano diventa subito scettico e sospettoso, perché forse gli piacciono le favole a lieto fine e la superstizione gli da una certa ebrezza esoterica e l'illusione di essere qualcuno e di poter gestire il proprio Destino.

Cos'è l'esistenza in realtà?
E' una parcellizzazione di infinite possibilità.
Ciò avviene tramite aggregati inconsistenti (non avendo natura propria) tramite una struttura materiale vuota che sperimenta tali possibilità, in un contesto creato apposta a evidenziare tali caratteristiche e possibilità.
Questo dato quasi ovvio pare difficilissimo da accettare per i miliardi di brave persone di questo mondo, dunque si dovrà continuare a sognare di bere latte e miele nell'aldilà, oppure ascoltare gli Angeli del Paradiso che suonano l'Arpa.
Che ci dobbiamo fare?
Ogni essere umano invece è Dio o almeno un'emanazione di Dio come del resto ogni cosa.

Ma come può esserlo se siamo così pieni di difetti?
In realtà l'essere umano è un riflesso parziale dell'Infinito, in un corpo materiale e le presunte qualità oppure difetti in verità sono solo caratteristiche, tra l'altro esse si presentano se riferite a un Ego e vanno a comporre una macchina biologica costituita da questi aggregati insostanziali e guidata da un ego appunto illusorio che serve solamente alla sopravvivenza per evidenziare le peculiarità da esperire.
E' tutto finto tranne ciò che si impara, detto proprio terra-terra.

Meglio le 72 vergini? Me ne rendo conto, però questo è.

E' facile da provare, perché scendendo in profondità in se stesso ognuno constaterà che non c'è nessuno.
Non c'è propriamente un "IO" si troverà solo una specie di osservatore, tra l'altro non coinvolto nella vita personale che non ci somiglia e a cui non frega nulla del cosiddetto "me stesso" che indaga e medita.
La Verità non può aver senso compiuto umano.
Questo Testimone guarda e non giudica, non preferisce, non impara, non ha memoria, non soffre e non gioisce, non gli importa di nulla eppure "guarda" ogni cosa. Nulla gli si può aggiungere e nulla gli si può togliere.
Chi o cosa cazzo è e perché lo fa?
Ognuno deve rispondersi da solo.
La mia risposta ce l'ho e l'ho condivisa, ma è solo valida per me, ognuno è un progetto diverso.
Quanto espresso non è il risultato di una mia overdose di mescalina, ma è un dato incontestabile, perché capiterà a tutti quelli che faranno questa esperienza introspettiva.
A volte è definito appunto come un Testimone e per chi fa esperienza di una tale meditazione profonda lo può constatare personalmente.
Non è difficile, perché non si deve capire nulla ne fare qualcosa; Non bisogna scaricare nessuna App. Niente piroette acrobatiche, basta non fare niente -niente- e guardare dentro di sé lasciando andare i pensieri cioè la produzione della mente dell'IO. Sorgerà spontanea questa constatazione.

La fondamentale realizzazione umana è messa a disposizione di tutti facilmente.

Non servono sacerdoti, Santi, Maestri, Illuminati.
E' infatti una strada unica, ma diversa per ognuno che conduce nello stesso posto, giusto per dirla con una metafora.

A quasi nessuno importa e va bene, ma questo è un altro discorso. Non vuol dire che non sia importante anzi fondamentale.
La mente è uno specchio che riflette l'Infinito da cui tutto trae origine.
Non dico nulla di nuovo, perché Anassimandro già tremila anni fa aveva capito molto bene questi concetti e li aveva espressi meglio di me e più sinteticamente.
"Tutte le cose traggono origine dall'Infinito e ad esso sono destinate, secondo l'ingiustizia delle circostanze e del Tempo" .
Bisogna intendere che cosa voleva significare Anassimandro con "ingiustizia".
Secondo la mia interpretazione del suo enunciato, egli fa riferimento alla caratteristica speculare propria del punto o piano riflesso (Universo materiale).
Se Dio è giusto come ci garantiscono i Messia e suoi promoter in Terra, nella sua creazione materiale sarà necessario che questa "giustizia" si manifesti completamente ingiusta. Anche se secondo me questa considerazione non ha senso.
Ecco perché seguendo questo modello non esiste alcuna Giustizia a questo mondo, perché esiste solamente grazie al punto di vista umano che è soggettivo e come può una parzialità essere "giusta"?
Per il cannibale è giusto mangiarsi l'esploratore, per l'esploratore è giusto portare il suo modo di vivere come fosse una verità indiscutibile al cannibale e magari tiragli qualche schioppettata con il fucile se non lo capisce in fretta.

Questa "Ingiustizia" nella dimensione dei viventi è secondo la mia interpretazione: pagare la vita con la morte.
Questo fatto per Anassimandro è ingiusto, in quanto non c'è ragione che ogni essere trovi distruzione se è stato creato non per sua volontà e dunque come può avere responsabilità? Perché condannarlo alla distruzione?
Queste sono le sue considerazioni "a latere" diciamo, l'enunciato è corretto, ma le considerazioni umane sulla vita breve e sofferta degli uomini ovviamente non lo sono mai. Anche le migliori intuizioni sono invalidate da "Io".
Senza visione allargata non è possibile alcuna saggezza, si resta imprigionati nella divisione che produce preferenza dunque parzialità.
Questo non significa non operare delle scelte, ma è la soddisfazione di tutti e di ciascun essere vivente, l'ispirazione e la realizzazione da compiersi. Questo non è possibile finché ogni essere umano non realizzerà la non sostanzialità del Io.
Ogni iniziativa senza questa basilare illuminazione sarà destinata a fallire.
Un concetto forse un po' difficile da spiegare, magari lo integrerò in un altro momento, perché mi sono stufato di parlare da Guru.
Tornando sulla Terra e chiacchierando di concetti più semplici, cioè visibili che si intendono guardando il Mondo con un po' di disincanto, è facile comprendere che la Vita ha scelto la forma umana per espandere se stessa oltre il Pianeta, tra le Stelle e nello Spazio.
Cosa sarebbe altrimenti quel richiamo indistinto che ogni persona sente guardando il firmamento?
L'Uomo moderno, però lungo la strada del suo sviluppo tecnologico ha perso parte del suo Spirito e dunque rischia di fallire.
Di questo parlo anche se apparentemente sembra fuori tema quando confronto la vita primitiva con quella civilizzata.
Le frasi riportate dai Nativi criticano i Bianchi invasori, ma criticano anche se stessi, la loro mancanza di risorse che non sapevano utilizzare.
A loro, a quelli di loro saggi, non mancava la visione che ho espresso nella necessità di un terzo tipo di uomo.
Altrimenti la fine di entrambi i modi e i mondi che diverranno superati è quasi certa, perché inutili alla Vita.
Dunque l'uomo sopravvissuto alla Natura selvaggia, grazie a un contesto tribale, deve ora sopravvivere a se stesso, superando il concetto di "Io" che ha concretizzato compiutamente nell'era moderna, per giungere nuovamente al concetto di "Noi" meglio espresso nel primitivo, ma in forma diversa cioè con uno sviluppo culturale e tecnologico inimmaginabile e questo per continuare così nel suo viaggio oltre i limiti di questa Terra, non solo sviluppando una tecnologia ancora più strepitosa, ma grazie anche alla coscienza allargata del ritrovato Noi, necessaria all'utilizzo di questi prodigi scientifici.
In una scala ideale di trasformazione abbiamo l'io, il noi e il Tutto.
Questo moto è lungo il medesimo cerchio, una sorta di tragitto di percorrenza.
Perveniamo dal Tutto e ci confrontiamo in un Noi e realizziamo così compiutamente un Io.

Questo avviene costantemente nel processo di trasformazione dell'Energia determinata dalla nostra Essenza, ma sviluppandosi su piani di esistenza diversi.
Per questo più che un cerchio è da intendersi come una spirale.
Ascendente o discendente ha poco senso domandarselo.
E' come nello spazio siderale, non esiste un sopra o un sotto. Non esiste un meglio o un peggio se non considerandolo in maniera relativa.
Così tutti un giorno faremo ritorno da dove proveniamo.
E' dunque come detto una spirale (cerchio apparente se visto dall'alto) sia la vita personale come quella dell'umanità intera. Percorrono entrambi lo stesso sentiero, sulla medesima linea ideale, perché sono la stessa cosa, però questo esula dal discorso in essere.
Inoltre a complicare ulteriormente le cose non è sempre così.

C'é un proverbio arabo che palesa questa sorta di ciclicità umana: "Tempi difficili educano uomini forti, uomini forti creano tempi confortevoli, tempi confortevoli determinano uomini deboli, uomini deboli lasciano spazio all'arrivo di tempi difficili."

Questa "espansione" in divenire hanno provato a spiegarla i grandi comunicatori spirituali che si sono rivolti alla gente comune senza mai essere compresi, sebbene abbiano sempre rivelato verità parziali, perché quel poco che sono riusciti a esprimere era necessariamente diretto a un certo tipo di mente dei loro interlocutori.
Semplificando al massimo (a livello di scuola materna) diciamo che un soggetto nasce piccolo, poi cresce e matura grazie alle esperienze, dunque invecchia tornando un po' bambino (rimbambito) poi tale manifestazione di esistere termina cioè più propriamente cambia in un non-apparire per manifestarsi in un altro piano esistenza ovvero ricongiungendosi all'Indifferenziato.
Questo è intuibile?

Detto però con parole vere, ma difficili da intendere per la struttura cognitiva umana, non è propriamente esatto il concetto di evoluzione sotteso da questo modello, implicando esso un giudizio di valore che non ha senso, è invece più corretto parlare di trasformazione: Essa avviene per essere la stessa cosa, in tutti i modi possibili, in tutti i piani di esistenza possibili, in tutti i tempi concomitanti cioè nella condizione reale di atemporalità.
La creazione del Tempo avviene grazie alla mente che è uno strumento particolare di una particolare unità biologica, quando l'Esistenza è in una condizione "non biologica" e non ha una mente di quel tipo, non esiste nemmeno il Tempo.

Il cammino lungo questa spirale descritta (espansione su tutti i piani di esistenza) avverrà per l'umanità se saprà cogliere il proprio senso.
Nella preistoria umana, prima degli albori della civiltà, il disegno della spirale era costantemente disegnato e ripetuto. Nei glifi antichissimi, essa è rappresentata a qualsiasi latitudine.
Il protoumano fattosi Sapiens, in maniera quasi ossessiva nel suo essere primordiale percepiva questa "strada" da compiersi; Essa era istintivamente incisa dentro la sua coscienza e di conseguenza la incideva a sua volta nella pietra così da essere rappresentata e manifestata.
Nel essere umano antico e meno strutturato, la forza di questi archetipi era potentissima; Egli non distingueva bene la realtà materiale dal sogno, entrambi questi stati di coscienza erano forme della vita, cioè era la medesima vita espressa in modi diversi.
Anche l'uomo moderno dovrà far ritorno a questa connessione con l'Astratto, grazie all'onirico cioè a piani diversi di esistenza.
Sono cose un po' difficili da spiegare, perché esulano dall'esperienza della maggioranza.
Quando l'essere umano rifiuta il Sogno e lo relega a mero adattamento dell'inconscio alla realtà oggettiva come avviene nella persona ordinaria in un contesto moderno, ecco che perde il suo contatto con il Sacro, con il Mistero, con l'Oltre. Il Sogno è ritenuto un adattamento un po' bislacco ai fatti "reali" accaduti, tuttalpiù è considerato una comunicazione figurata dell'inconscio.
In verità è molto, molto di più.
E' vita diversamente esperita, perché non solo viviamo molte esistenze, ma le viviamo nello stesso momento in moltissimi modi diversi.
In merito all'umanità nel suo complesso, si può invece provare a precisare in molti modi questa condizione umana collettiva in trasformazione, generalmente rappresentata all'interno di un sistema dinamico discreto e definito dalla iterazione, oppure da un'equazione differenziale che definisca il sistema dinamico continuo, ma il modello sociale umano rimane per alcuni versi imprevedibile, sebbene esso tenda sempre a uno stato di equilibrio che si mantenga nel tempo (stabilità).

L'Uomo non ha bisogno di nessuna Chiesa che lo amministri; La Divina Cattedrale, il Santuario è già dentro ognuno. Non deve edificare nulla, ma solo scoprirlo o meglio ancora: ricordarlo.

Gli scienziati oggigiorno guardano con orrore la fine annunciata degli ultimi primitivi ancora viventi, ma non realizzano in tale orrore la medesima fine del uomo civilizzato.
Sono punti di passaggio tragici, non vere e proprie disgrazie definitive.
I tempi sembrano lunghi millenni, ma incalzano gli obiettivi.
Essi devono essere comunque realizzati, altrimenti il progetto viene riscritto.
E si ricomincia tutto daccapo.
Un piccolo inciso personale.
Spesso mi accade che il solo pensiero di questi incalzanti punti di passaggio ancora da compiersi e tutto le reinscrizioni del medesimo "progetto" abortito, mi procurano una stretta allo stomaco, probabilmente una sorta di memoria cellulare di quanto è andato a ramengo. E' strano, perché la mia esistenza oltre a essere assolutamente insignificante e anche breve.
Quindi risulta contradditoria la mia preoccupazione. Inoltre come essere umano mi ritengo abbastanza modesto e dunque da dove mi vengono queste intuizioni così estese e precise?
Ho posto questa domanda al mio sogno ed esso mi ha risposto. E' stato uno scivolone.
Devo averla combinata grossa poi però, grazie all'infinita misericordia della Vita, ho potuto recuperare man mano quello distrutto così scioccamente.
Diciamo che mi sento così compartecipato o "comprecepitato" senza ragione di memoria in questo presente. Non mi piace parlare dei miei impicci.

Ritornando all'analisi generale, il primitivo ha fatto il suo tempo, realizzando il suo compito di genesi del uomo civilizzato, quest'ultimo sta esaurendo però la sua scorta di Entropia e deve necessariamente cambiare, coniugando i due modelli per andare a realizzare ciò che per lui è destinato.
Questo è di cui parlo.
Al di là delle esortazioni ambientaliste il problema più profondo è la coscienza umana che va necessariamente rielaborata per meglio adattarsi al futuro.

La poesia potrebbe essere d'aiuto, sebbene per molti sia inutile, ma solo perché hanno poca immaginazione. E' un ottimo strumento educativo. E' anche un meraviglioso sistema cognitivo, piuttosto che la mera razionalità che si fonda sulla divisione di insiemi scomposti per categoria, offre invece una universalità, una dolcezza, una sensibilità che sono i fattori costitutivi di una vita non solo che abbia valore, ma anche significato.
La poesia consente di conciliare gli opposti, di andare oltre il tangibile e ci espande, allarga il nostro orizzonte.
Così come vuole la Vita cioè conformemente ad essa.
Così ho visto, così ho compreso e così lo dichiaro.