mercoledì 25 marzo 2026

Il passo della Passera



Questo è il passo della Passera.

La Passera quando passa va presa o non ripasserà. 

Non lo dico io, l'ha detto un vecchio che passava mentre recitava il passo della Passera che quando passa va presa o non ripasserà.

Le donne non lo dicono, i giovani non lo sanno, tutti un giorno lo conosceranno. 

E' il passo della Passera che quando passa va presa o non ripasserà.

Non è un esame che lo passa chi ripassa, non è verità.

Non lo dico io, l'ha detto un vecchio che passava, mentre recitava il passo della Passera che quando passa va presa o non ripasserà.

Questo è il passo della Passera. 

Un'unica perla fiammeggiante


Fare finta che la disgrazia non ci abbia colpito non è possibile.

Non la rende digeribile.
Invece far si che questo evento magari infausto porti con se delle novità è in definitiva una trasformazione che ci renderà diversi, forse migliori, è un atteggiamento corretto per vivere la realtà con una nuova prospettiva più ampia.
Questo è il modo di seguire il corso delle cose.
Non opporsi a nulla permettendo che i fatti ci cambino.
Tutto è in trasformazione, perché secondo me non esiste propriamente il Tempo, esiste solo il cambiamento.
Il dolore e la sofferenza provengono da questa opposizione al cambiamento, dal non aderire ad esso qualunque cosa porti con se; Mettendo uno status quo confortevole come valore auspicabile e positivo, mentre il disagio che è invece adattamento al nuovo come negativo.
Non è facile vivere il cambiamento come la vera realtà dell'esistenza, forse l'unica realtà, perché l'essere umano è a proprio agio nella certezza.
Ma la certezza non esiste.
E' un'illusione calmierante, sedativa quasi lisergica. 
La certezza è per sua natura statica, immobile, immodificabile dunque morta. 
La Vita è invece nel moto, nell'armonia di elementi opposti che coesistono e primeggiano momentaneamente alternandosi in questa espressione visibile di un costante movimento.
Vivere dunque la trasformazione propria della vita è seguire il corso naturale delle cose, è la spontanea adesione al divenire.
Nell'induismo esistono tre forze universali, la cosiddetta Trimurti. 
La prima forza è creativa rappresentata dal Dio Brama, la seconda è conservativa cioè operata dalla Divinità Visnù, e infine quella distruttiva: affare del Dio Shiva. 
La distruzione che generalmente è vista in maniera negativa, invece permette il rinnovamento: essere altro. 
Nel Buddismo queste tre forze sono definite come il "Triplice Gioiello" cioè il Buddha, il Sangha e il Dharma. 
Tre forze nel senso di tre moti che permettono di percorrere la Via.
Una Via che i saggi ci dicono non sia una retta ma un cerchio, perché è un'apparente percorrenza che torna all'origine.  
"Ogni cosa è già illuminata" questo per chiarirlo con le parole del Buddha stesso.
Il significato del Triplice Gioiello è molto profondo e non è certo comprensibile con una semplice spiegazione intellettuale, è certamente diverso rispetto ai concetti del induismo pur profondissimi anch'essi, ma in ogni caso l'accento del mio scrivere si pone sulla triplicità di forze che convivono insieme e ricorrono in molte fedi.
E' presente anche nel Cristianesimo con la Trinità.
Nell'Islam con Allah, Maometto e il Corano i tre pilastri della fede mussulmana.

Due parole ancora che pronuncio dichiarando la mia ignoranza nella realizzazione del Triplice Gioiello che avviene e questo lo dicono i testi buddisti, tramite L'ottuplice sentiero, esso richiama (almeno nel numero) alle otto forze di espansione e circolazione dell'Energia nel Qi Gong, le cosiddette otto perle, che si trovano in quella pratica di salute cinese come porte alla circolazione dell'Energia.
Sono otto i trigrammi del I Ching (Il Libro dei Mutamenti) taoista e fanno riferimento ancora a questo particolare numero.

Nel pensiero degli antichi possiamo trovare spunti di saggezza molto interessanti. 
Questo per significare che esistono delle corrispondenze di numeri e principi che si riscontrano in filosofie, religioni e sistemi tra loro diversi.
Gli antichi filosofi greci per esempio, avevano più o meno la stessa visione delle tre forze induiste, la creazione e la distruzione erano opera delle divinità, mentre la conservazione era una necessità umana che grazie alla razionalità e al ragionamento saggio realizzava la conservazione. In buona sostanza i greci antichi dicevano: "Oggi metto da parte ciò che mangerò domani e questo mi permetterà, agli Dei piacendo, di vivere un giorno in più senza patire la fame". Fatto salvo che la morte è certa per tutti ed essa pone il limite ad ogni questione e soprattutto a ogni umana presunzione.
Questo è banalizzando sino all'esasperazione il pensiero greco in sostanza.
Nell'antica Grecia inoltre si pregavano gli Dei non tanto per esaudire i desideri delle persone, perché la realizzazione di quei desideri erano affare dell'uomo, ma per tenere lontano gli Dei dal Mondo materiale. Infatti quando le Divinità scendevano dal Monte Olimpo sulla Terra era il caos, nel senso che gli Dei erano liberi da qualunque vincolo e Legge e così portavano scompiglio nell'ordine cui l'essere umano faceva riferimento per vivere.

Anche nella pratica delle Arti Marziali questa triplicità di forze consente di accedere al Potere cioè alla forza detta: Qi. 
L'espansione e la concentrazione interna favoriscono e attuano l'applicazione, grazie a tre linee di forza con direttrici opposte eppure che si esprimono nel movimento efficace. 
Questo si vede nel Kung Fu migliore, il cui significato tradotto vuole dire: cosa fatta bene. 

Sono moltissimi gli spunti di riflessione che ci mostrano come la percezione umana allargata sia iconoclasta rispetto alle concezioni comuni che distinguono e separano la realtà secondo l'utilità; Ma la Natura è più grande e più saggia dell'Uomo, poiché anche l'essere umano sebbene non lo ritenga, è strumento della Natura.
La Natura è non solo maestra di Vita, ma Vita stessa. 
Noi come specie non solo siamo parte di essa, ma servi di essa, anche se ci riteniamo padroni e questo lo crediamo grazie alla presunzione che acceca l'uomo rendendolo un idiota. 
Vivere il cambiamento anche se è difficile è aprire la porta alla trasformazione che sarà comunque buona e giusta, perché appartiene a forze che ci superano e ispirate da una saggezza superiore (la Natura) che mantiene vivo il nostro pianeta da milioni di anni. 
Alcuni definiscono questa saggezza e questa potenza: Dio; Altri la diversificano in molteplici Divinità, altri ancora la unificano nel cosiddetto Tao, oppure la colgono tramiti gli Spiriti e attraverso forze primordiali e ancestrali.
 
Anche nella scienza Fisica si riscontra che sono tre le forze che generano il moto circolare.
Il tre è un numero che chi ha una propensione per la magia definirebbe magico appunto.
Come il sette. Mentre l'otto esprime espansione e grandezza.
Il Dieci talvolta è considerato il numero di Dio e si evince come forma di perfezione nella piramide pitagorica composta da dieci punti. Sebbene l'idea di perfezione è solo umana è comunque intimamente legata alla Divinità.
Trovo interessante notare che il cerchio è sin dai primordi dell'umanità rappresentativo di un principio universale come di fatto lo è la spirale reperibile nei più antichi glifi rupestri. 
Il Mistero parla con numeri e geometrie.
Sin dai primi giorni dell'umanità vi è stata un'attrazione quasi ossessiva dell'essere umano verso il cerchio, la spirale e la sfera. Sono forme che ispirano la ciclicità e paiono indicare una sorta di moto perpetuo.
Nel cerchio i punti lungo la sua circonferenza sono equidistanti dal centro e come tutti sappiamo il rapporto tra la circonferenza e il raggio determina un numero particolarissimo: il Pi Greco.
Si trova negli antichi racconti che la Tavola Rotonda tanto per fare un altro esempio, dove sedevano i Cavalieri, cioè uomini pari tra loro, aveva e rappresentava questo significato di eguaglianza.
Nel cerchio sembra esistere una sorta di moto armonico conchiuso in sé che basta a sé stesso. Ha una completezza unica.
In alcune culture la forma dell'anima è quella di un uovo, quasi una sfera cioè un cerchio in tre dimensioni, ed è la forma più vicina all'ossessione umana della perfezione (semmai esiste) una cosa che trovo divertentissima, perché l'essere umano parla spesso di perfezione, nonostante siamo tutti pieni di difetti. Dovrebbe dedicare invece il suo tempo a correggerli, senza immischiarsi mani e piedi in questioni "Divine".
I concetti cui ho fatto riferimento sono molto simili tra loro, i nomi cambiano, certamente, ma non la sostanza delle cose. 

C'è un detto in Oriente: "Il Mondo non è altro che un'unica perla fiammeggiante" e questa perla è tenuta nel palmo di un Drago che la contempla e la protegge con saggezza e forza insieme.
Il Drago simboleggia la potenza suprema al di là del Tempo ed è custode della trasformazione che invece avviene nel Tempo ed è essa stessa Tempo.
Come detto Tempo e Cambiamento sono sinonimi sebbene personalmente preferisco definirlo solamente cambiamento, perché la mia realtà è nelle percezioni. Cerco di evitare il più possibile enti astratti.
Il fuoco che arde tale perla rappresenta la distruzione creativa, un ossimoro che definisce però la rigenerazione, grazie al cambiamento a volte drammatico che accompagna il nuovo, mentre il Drago ne permette e ne custodisce la continuità nel divenire.
La Natura autentica delle cose è quello che definisco la realtà ultima.
Una realtà cui ogni essere dovrà conformarsi.
Perché la realtà vince sempre.

giovedì 19 febbraio 2026

Come finalmente smettere di migliorarsi



Il cervello è un calcolatore.

Un tesoriere che amministra il nostro corpo secondo tre direttive principali: efficienza, risparmio e comfort.
Generalmente le persone considerano la funzione del cervello quale pensare.
E' un errore.
Il cervello fa, non pensa. Esegue operazioni: controlla il battito del cuore, la peristalsi, il sistema endocrino. Il cosiddetto pensiero è una qualità della mente che utilizza le informazioni allocate nell'encefalo in particolare nella memoria.
Cosa sia esattamente la "Mente" non lo si sa, dipende dalla scienza che la indaga, dipende dal punto di vista che si adotta.
Non è un elemento fisiologico, ma esperienziale.
Gli scienziati la considerano però seriamente e dunque non è un dato che appartiene alla pseudoscienza.
Solamente è molto difficile definirla in maniera esaustiva. Certamente abbiamo alcuni dati su cui riflettere.
Più informazioni ha una persona a disposizione più la mente potrà accedervi, sebbene non sia garanzia di un pensiero più profondo e saggio.
I dati per essere utilizzati correttamente devono essere proporzionati all'essere cioè alla nostra esperienza.
Chi pensa più di quello che è entra in una area senza controllo, dove l'errore non è solo probabile, ma quasi inevitabile.
Ecco che nel nostro tempo dove c'è una ridondanza di informazioni e dove la tecnologia è spesso utilizzata senza conoscerne la natura, tutto questo diviene un male per l'essere umano.
La gente cammina e guarda solo il cellulare, parla e non ascolta, vede e non osserva né quasi mai contempla. Cammina spingendo un passeggino e ti passa sul piede e manco se ne accorge, oppure fa finta di non accorgersene.
Io cammino e guardo ciò che mi sta attorno, sento i miei piedi, se sono fermo non dondolo, cado semplicemtne in me stesso come sabbia che tracima.
Respiro e non penso a nulla. Percepisco ciò che è attorno a me e spengo il continuo soliloquio che proietta sullo schermo della mente sempre nuovi desideri, paure, ansie.
Parlo e mi dimentico ciò che ho detto.
Quando guardo gli altri mi viene da sorridere, quando veramente voglio ridere però guardo solo me stesso.
Sono sicuramente matto, in un mondo di persone così ragionevoli.
La maggioranza forse si considera sapiente, perché sa usare il computer oppure altri strumenti, ma in realtà non lo è.
Utilizzare con abilità le cose non significa conoscere in profondità i fatti.
Si constata così che molte persone parlano diffusamente e con competenza di cose che non conoscono minimamente.
L'area sottesa tra ciò che conosciamo e ciò che crediamo di conoscere porta l'Uomo all'arroganza propria del errore.
Dunque è bene essere informati, ma tutto questo è necessario indagarlo con l'esperienza, altrimenti si mettono le Tigri in Africa come fece Salgari che non aveva mai viaggiato in vita sua.
Si dice in Oriente: "L'erudizione senza saggezza è un carico di libri messo sulla groppa di un asino".
La domanda da porsi è: cos'è la saggezza?
E' esperienza (certamente), ma anche comprendere che la vita è breve e il tempo che passa non può ripetersi, questo comporta la necessità di essere realisti.
Le informazioni devono essere verificate.
Causa ed effetto sono da considerare obiettivamente.
Le parole rispetto ai fatti spesso sono una mistificazione.
Bisogna realizzare che l'esistenza è dolore; Questa constatazione amara, ma vera per viverla con saggezza, richiede sensibilità ed empatia.
Qualità dell'intelligenza emotiva.
Senza di essa, senza empatia, la vita si stinge, perché sono i sentimenti più che le emozioni che danno un senso al nostro vivere. Senza sentimenti la vita è come un orologio senza orologiaio.
E' solo un meccanismo, un tic-tac senza alcun appuntamento cui essere puntuali.
Personalmente credo che la vita senza poesia sia una vita sprecata.
Senza umiltà, dove spesso si è troppo affezionati alle nostre qualità, la vita diventa un bilancio sterile di un ragioniere senz'anima.
L'amore, cioè il sentimento più grande e totalizzante che un individuo può sperimentare nell'esistere, non è generalmente quello che si crede che sia,
Non è passione, non è desiderio, non è necessità psicologica, non è un rimedio alla solitudine; Questo per dire che quando si considera la nostra vita emotiva non si è molto obiettivi.
Si crede di averla questa sensibilità, ma spesso è solo egoismo ben camuffato.
E' necessario essere spietato con se stesso e non sottrarsi a un'analisi de-identificata per vedersi per quello che si è; Per cosa si è.
Questo significa imparare da se stesso. Senza riferimenti è facile perdersi, dunque bisogna conoscere bene cosa siamo, senza questo punto fermo costantemente rinnovato non si va da nessuna parte.
Aiuta la sincerità con se stesso che ritengo fondamentale e utile anche con gli altri, sebbene sia poco apprezzata; Questo perché quando i nostri segreti saranno condivisi e non saranno più nostri, perderanno la presa che hanno su di noi.

Quando la neve si scioglie ci si accorge che non ha odore.

Spesso fa male questa autenticità, ma solo così è possibile essere e fare, perché fare senza essere non è fattibile in termini di realtà.
L'illusione è ovunque e lo rimarrà nell'individuo sinché la realtà non sarà scelta e voluta non perché più conveniente, ma perché vera.
Illusione e realtà coesistono nello stesso tempo, ma non sono la stessa cosa.
L'illusione è generalmente piacevole, seduttiva e confortante, La realtà è sempre cruda, diretta, direi lampante.
Meglio ancora sarebbe considerare questi opposti come una cosa sola, un'unità inscindibile che compone l'esistenza.
Qualunque cosa possa essere.
Questo sciocco parla del vivere, ma sa che non è possibile sapere veramente se la vita sia oppure non sia. Abbiate pazienza.
Questa obiettività di cui parlo richiede coraggio, una qualità che ai giorni nostri si vede poco. Meglio ancora è vivere la non-paura. Uno stato di quiete che accade quando non ci si oppone più a quello che viene.
Dunque leggere e studiare non è certo un male, ma senza quello che ho descritto come necessario, non serve a nulla.
L'uomo ordinario è come una prugna che maledice l'uomo affamato che la coglie e non il contadino che ha piantato il seme e l'albero che l'ha fatta crescere per essere mangiata.
A ben vedere se un bambino avesse la possibilità di sviluppare una mente sana, un ragionamento obiettivo e una visione lucida dell'esistenza, a dieci anni saprebbe già tutto quello che gli serve del mondo.
Nasciamo perfetti, ma mancanti solo di qualche informazione utile alla sopravvivenza, ma se vogliamo veramente crescere dobbiamo rimanere come se non fossimo mai cresciuti.
Io lo chiamo -essere baby-.
I bambini sono maestri, gli adulti invece pretendono di insegnagli, ma cosa gli insegnano?
La loro ipocrisia, le loro ansie, i desideri, l'inestinguibile brama che governa il mondo.
Infatti un bimbo da poco nato non giudica, pensa senza conoscere il linguaggio, ragione velocemente perché non vive il tempo, per lui tutto è un eterno presente. E' curioso, ma non saccente. Contende con un altro bambino un giocattolo totalmente, quasi ferocemente e un momento dopo lo lascia per correre dietro a una farfalla ridendo.
E' forte nonostante sia piccolo. La sua energia si muove libera in lui. E' totale. Parla al mondo, agli alberi, al vento, agli animali e loro lo capiscono e gli rispondono.
Non chiede a un altro bambino il nome, la professione o altro che: Giochiamo assieme?
Cos'è il gioco se non azione senza scopo?
Fare senza fare.
I saggi Taoisti cinesi lo chiamavano Wu-wei e ci dicono che questo è il punto.
Nel Buddismo è: "La dottrina del Vuoto" la suprema saggezza nella perfetta ignoranza recitata nel meraviglioso Sutra del Cuore.
Nel Cristianesimo è: "Fare Verità" evidenziata nelle parabole di Gesù.
Nell'Islam si trova nel Corano nella Sura della montagna: "Insciallah".
Ha molti nomi questa semplicità, questo abbandono.
Ha tanti riflessi questo diamante, ma questa conoscenza è sempre con noi.
La abbiamo già, ce ne siamo solo dimenticati.
Smettere di migliorarsi significa trovare ciò che siamo.
Non dobbiamo cioè imparare altro che a non perdere le qualità che abbiamo già alla nascita.
Passiamo invece la vita ad accumulare e a sovrapporre a quel diamante che siamo, strati e strati di cose.
Per far brillare questa pietra preziosa bisogna o bisognerebbe togliere e non aggiungere.
Questo i libri non lo possono insegnare, perché ce lo insegna la Vita.

giovedì 12 febbraio 2026

Frammenti di vita




La cruda verità dell'essere o del sembrare di essere.

Del vivere o del semplice esistere.
Del vero o del falso.
Dell'autenticità pagata a caro prezzo o dalla remunerativa menzogna così ben accetta dagli altri e dal Mondo; Un Mondo che diventa man mano una scenografia che abbellisce una recita che non diverte, mentre tutto intorno è Teatro cui molti danno nome: Realtà.
La nostra vita, fatta di altri, dei loro giudizi, della loro approvazione o del loro biasimo segna e scandisce i passi con cui ci inoltriamo nel divenire.
Gli altri, gli inconsapevoli altri, ci mettono addosso etichette mentre impersoniamo personaggi.
Uscire dal personaggio è pericoloso come disattendere le etichette che sono in definitiva pretese, aspettative, doveri.
Una prigione fatta di silenzi e di parole, di sguardi ora severi, ora compiaciuti.
Questa adesione al personaggio non solo ci definisce, ma ci imprigiona. E' un confortevole supplizio.
Uscire da tale confine è dolore e sofferenza, perché nel personaggio, buono o cattivo che sia, il Mondo ci riconosce, trova senso alle aspettative, ci addita grazie a definizioni calzanti.
Il vero se stesso, la natura autentica del nostro essere così non è voluta da nessuno e forse, per molti forse moltissimi, nemmeno da se stessi.
Agli altri non interessa se le tue reazioni sono vere oppure false, basta siano credibili.
E' un calvario quello che porta all'autenticità, un'autenticità che non è mai raggiunta, semmai rinnovata.
Momento dopo momento.
La pena comminata dal Mondo per una tale arrogante libertà?
La solita, credo.
La solitudine.