mercoledì 31 agosto 2011

Sights of life

Quando si avvera un desiderio lascia dietro di se sempre un sentore di malinconia.
Forse perchè sorge la constatazione che alla fine siamo sempre noi stessi, inseparabili compagni di una brama inesauribile che ci spinge, appena realizzato, verso un altro sogno. E' il prezzo che paghiamo alla nostra insoddisfazione.
L'esistenza si riassume in fotografie a colori e in bianco e nero conservate nella memoria che non sono altro che l'emblematica metafora del divenire.

La vita? Un fiume di cui ci è dato conoscere solo una sponda, l'altro margine è invece avvolto nelle tenebre di una foresta dai contorni incerti. La strada lungo questa via resta ancora da essere percorsa. Ne possiamo vedere solo una porzione. ll particolare diviene così per il viandante orizzonte finito.

La nostra soggettività ci concede giusto un fotogramma del reale imprigionandoci nel limite di un’istantanea.

Che dire della luce? E’ un epigrafico riferimento al Divino che illumina, ma non interferisce nel moto apparente delle cose di questo mondo; Egli getta il suo bagliore sull’esistenza, lasciando a noi poveri cechi l'incombenza di vedere, se mai un giorno avremo il coraggio di aprire gli occhi.

In una visione più ampia, però tutto è profonda armonia.

L'amore non è forse la musica del cuore? La bellezza non è il canto degli occhi? La verità non è forse l'assonanza dell'anima con il Tutto?

La saggezza infine? Null'altro che l'accordo perfetto fra conoscenza e poesia nel concerto della vita, mentre esegue il suo misterioso spartito.

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lunedì 29 agosto 2011

The Ultimate Highway

Quando sarà, voglio andare in cielo con la mia Kawasaki e a tutta velocità.
In maglietta e coi miei jeans preferiti, però.
Mentre l’aria fredda mi morde le braccia e la musica degli AC/DC mi inonda i timpani con Highway To Hell.
Fendere velocissimo le nuvole rombando e arrivare al cospetto di Dio mentre freno in derapata.
Poi, mi toglierò il casco e lo guarderò per un attimo dritto negli occhi.
Gli dirò, chinando il capo: “Signore, E’ vero, sono uno stronzo, ne ho fatte di tutti i colori. Non sono stato un angelo né un genio, non ho certo compreso la vita, ma cazzo se ci ho provato!
“Almeno una cosa buona l’hai capita?”, mi domanderà con la sua bella voce.
“Si, solo una: so cos’è l’Amore”
“Va bene…può bastare per questa volta. Resta qui per un po’ se ti va”.
"Posso tenermi la Z750?"
“Ok, puoi farti anche un giro, ma non farti vedere da Jesus che altrimenti la vuole anche lui. Questo è stato sino ad ora un posto tranquillo, un paradiso diciamo”
“Signore, posso anche andare a vedere come si sta giù?”
“Giù?”
“Si, insomma…L’Inferno”
“Ma se ci sei andato via ora”
“Eh già! Che pirla”
http://www.youtube.com/watch?v=fsDpznl8eIs

giovedì 18 agosto 2011

Quid pro Quark

L'olfatto, celebrato in quel bel libro di Suskind "Il profumo" è direttamente collegato con la parte limbica del cervello, il cosiddetto “cervello rettile” che è il retaggio della parte primitiva nella formazione di questo apparato di elaborazione sensoriale che risulta essere l'encefalo con il sistema nervoso connesso. Uno strumento incredibile che ci ha dato tra le altre cose una certa supremazia sulle altre specie viventi e il telegiornale con Emilio Fede.
Studi recenti hanno dimostrato che le scelte più importanti nella vita le facciamo con quella porzione antica del nostro sistema cerebrale.
Dunque si è appreso oltre ogni ragionevole dubbio che le parti costituitesi intorno a questo primitivo cervello e cioè i lobi frontali, parietali e la materia grigia (responsabili del pensiero astratto, della logica e del linguaggio) incidono solo lievemente nelle nostre scelte fondamentali. Scegliamo il compagno di vita, il modello dell'automobile, le relazioni sociali significative con questa parte istintiva.

E si vede! Direbbe qualche cinico, ma tant'è.
In ogni caso le istintive reazioni di fuga o di attacco che portano tutte le specie viventi alla sopravvivenza nell’uomo sono fortemente mediate da quella struttura cerebrale successivamente evolutasi che viene detta "nobile". In particolare nel momento che si vive con i propri simili la parte del leone viene lasciata alle aree logico-linguistiche; Infatti il nostro sviluppo cerebrale si è evoluto, ingrandito e diversificato di pari passo con la complessità della società umana. Obbedendo alla necessità prioritaria di creare una struttura sociale ed un linguaggio per costituire un gruppo sempre più complesso ed esteso, quindi in definitiva più forte.
La parte dell'encefalo "evoluta" ha anche una caratteristica peculiare: è programmabile. Il sistema nervoso centrale ha anche un'altra caratteristica interssante: crea delle pre risposte; Ossia crea delle risposte prima che gli stimoli siano veramente percepiti.


Se non avessimo questa struttura programmabile e quindi condizionabile allocata in queste parti deduttive, immaginative e mnemoniche la nostra naturale reazione ad una persona estranea che, seduta al ristorante vicino a noi, alzasse il bicchiere per bere sarebbe di immediato allarme; Vivremmo questo gesto come un possibile attacco, invece che come un semplice gesto convenzionale.
Dunque questo apparato cerebrale incredibile che effettua miliardi di operazioni al secondo fa un considerevole investimento a sostegno di questa struttura programmabile che tra le altre cose è un freno alla nostra natura profonda e primitiva. Un controllo cui l'essere umano da il più delle volte nomi pittoreschi come ad esempio: educazione, carattere, moralità, etica, capacità previsionale, ecc. ecc.
E' invece semplicemente una struttura di elaborazione e controllo che ci permette di adattarci alle situazioni molto complesse che derivano dalla vita insieme cioè opera come limitatore sulla manopola del gas che guida la nostra corsa nell'esistenza.
Una sorta di freno, quasi sempre tirato per poter viaggiare tutti assieme.

Detto così non fa molto figo per l'uomo, ma pare comunque vero.


Va considerato inoltre che spesso un animale forte è solitario. Le formiche hanno una struttura sociale non perché sono buone e care, ma perché sono piccole e coordinandosi insieme divengono più forti. 
Un T-Rex non aveva bisogno di nessuno, poi però si è estinto ma questo è un altro discorso.

Se si analizza la struttura tentacolare del nostro mondo umano le conclusioni cui si perviene spezzano molti preconcetti sul vero motivo per cui siamo "animali sociali" e sulla presunta forza di questo "trionfo dell'evoluzione" che dovrebbe essere rappresentato dall'uomo.
Molte convinzioni (immaginate, dette e sostenute guarda caso dall'uomo stesso) che ci nobilitano ma ci forviano, però da un’analisi obiettiva “del perché e del per come” ci comportiamo come ci comportiamo.


Fatta salva la peculiare capacità umana (unica nel genere animale) da tenere costantemente presente, cioè la sua attitudine alla menzogna che riversa a piene mani ai suoi simili e ancora con più generosità a se stesso.
Se si guarda alla Natura e si usa lo strumento della similitudine (non dell'eguaglianza che non esiste) si capisce da soli come siamo fatti, non abbiamo bisogno degli scienziati, dei Papi, dei Profeti, neanche di Dio; Che probabilmente esiste ma non è come ce lo aspettiamo.
Un aneddoto. Un po' di tempo fa un mio amico tornato dall'India mi ha raccontato di aver visto Dio. Naturalmente gli ho domandato: “Com'è?”. Lui mi ha risposto: “Mah! Lo credevo più alto”.
Forse fa sorridere questa risposta, ma è proprio così che ragioniamo. Il pelo nell'uovo è per noi un dato di fatto.

A proposito del nostro modello biologico e di come ci adattiamo al mondo circostante va precisato che il salto di qualità dalla forma vegetale a quella animale cui apparteniamo è stata, a mio modesto parere, nella costituzione della bocca e del relativo apparato digerente.
Pare stano ma alla fine siamo tutti delle bocche. Il resto è accessorio. Infatti, nel nostro corpo la preponderanza di sensori propecettivi è nella mandibola dove sono presenti anche i muscoli più forti di tutto il corpo.
Se comprendiamo che siamo bocche che hanno avuto nei millenni la necessità di spostarsi ed hanno costruito per tentativi il nostro apparato locomotore si può capire che la “predazione” non solo è la parte fondamentale di cui siamo fatti ma anche la ragione che ha dato seguito a tutto il resto di questo bordello che chiamiamo Esistenza.
Non si sbaglia di molto e diventa immediatamente chiaro, se si è onesti con se stessi, che ogni nostra azione in questo mondo finito è determinata da rapporti di forza e di opportunità.
Non siamo diversi dall'Universo o dalla Natura in cui viviamo che aderisce alla stessa fondamentale regola per mantenere in armonia il Tutto.
L'organizzazione sociale, l’educazione scolastica e familiare, le religioni, la scienza che ci vendono costantemente una marea di stupidate a proposito di noi stessi, non sono affatto funzionali alla nostra indipendenza. In definitiva alla nostra libertà. Perché una libertà personale incondizionata non può sopravvivere senza conflitti in una struttura sociale. Lo scopo di questo tipo di sistemi educativi e culturali è solo l'adattamento dell'individuo alle regole di una società. Anche le scienze che si occupano più da vicino dell'uomo come la medicina e la psicologia non ricercano né lavorano veramente per la salute dell'individuo, ma per la sua standardizzazione. I parametri per cui una persona viene definita sana sono il più delle volte svincolati dalla singolarità della persona e dal suo reale stato di salute; Infatti le medicine usate per curare i sintomi (e solo quelli) o normalizzare i valori hanno un percentuale di successo che varia dal 40 al 70%, cioè funzionano per molti, ma non per tutti; Semplicemente perché non siamo tutti uguali né siamo sempre gli stessi. Così è anche per la psicologia che non ha come scopo la felicità e la fioritura dell'individuo, ma la sua integrazione e l'adattamento nell'organizzazione comunitaria.
Anche alla Natura non interessa se diveniamo consapevoli, gli basta che ci sviluppiamo e riproduciamo e poi, quando non siamo più necessari ai suoi scopi, ci leviamo di torno.


In poche parole siamo soli nel nostro percorso verso la felicità o come si usa dire nella propria realizzazione, intesa come conoscenza e libera espressione di se stessi (ammesso che ci sia un reale se stesso da esprimere). Un percorso comunque personale ed arduo proprio perché "innaturale" .

Se non si comprende allora che in ogni istante della nostra vita il cosiddetto "cervello rettile" opera con scelte di impulso attivatore e quello della corteccia cerebrale come freno determinato dal condizionamento, non si può in alcun modo trascendere questo meccanismo che ci rende solo macchine biologiche prevedibili e programmabili. Macchine lo ribadisco nulla di più. Ad un determinato stimolo si ha una determinata reazione, è in questo senso che siamo macchine non c’è affatto una connotazione morale in questo pensiero o un giudizio di merito sulla Fiat.


E la libertà di scelta? Il libero arbitrio? Come si può, mi domando, divenire liberi se ci si crede (senza esserlo) già liberi? La condizione di autodeterminazione è un punto di arrivo non di partenza per l'individuo.

I messaggi che pervengono all'uomo della strada sono essenzialmente rassicuranti, come gli avvisi del capitano del Titanic ai passeggeri, mentre affondava la nave. Si continuava a suonare e ballare per dare l'impressione che tutto va bene.


"Hai un'anima unica, eterna, perfetta, divina addirittura. Ti basta fare come diciamo noi e continuare a darci il tuo oggi in cambio della promessa di un domani", recita la religione. 

"Sei un cittadino libero e i giusti diritti sanciti dalla democrazia forte e sicura", ci racconta il politico con un sorriso di plastica, mentre ti sfila dalle tasche i soldi e sgomma sulla sua auto blu circondato da guardie del corpo.

"Sei la corona dell'evoluzione", ci dimostra lo scienziato, mentre la società opera scelte assurde e stupide che in confronto fanno sembrare il calcio negli stadi un'attività intelligente.

"Abbiamo ogni risorsa per darti una vita lunga, piena e sana", racconta il medico, mentre dietro di lui passa la barella di quello che è andato in ospedale per una tonsillite ed ora ne esce con i piedi in avanti dall'Obitorio.

Se veramente fossero vere tutte queste belle affermazioni, mi domando come è che si vede in giro un sacco di gente disperata? Non solo i poveri e gli ignoranti che non hanno quasi nulla, ma anche quelli che hanno quasi tutto. Anche le persone con le migliori possibilità di studiare e che sono economicamente dei privilegiati, anche loro, manifestano ogni genere di fobia, ansia e depressione nervosa.

Un famoso psicologo sosteneva che se conoscessimo di una persona l'intero passato e i suoi pensieri a riguardo si potrebbe prevedere esattamente ogni sua scelta futura. Pare plausibile, ma è una prospettiva agghiacciante. Magari perché non ci conforta sapere che ogni Uomo ha ancora molto da fare prima di chiamarsi tale.
Ecco che allora il danno mostruoso operato sulla creazione di una coscienza personale libera dalla collettività è stato necessariamente e volutamente determinato dal tentativo di dare una soluzione al problema dell’organizzazione sociale che è una necessita prioritaria in senso biologico.
Il cosiddetto "problema" è che l'uomo ha sviluppato un ego proprio grazie a quella corteccia con capacità di elaborazione che gli serviva per superare la sua condizione di inferiorità rispetto a quasi tutti gli animali. L’ego umano è certamente un ostacolo alla vita gregaria, perché tende a separarlo, considerandosi una entità scissa e a se stante. Egli sente di dover affermare necessariamente la propria autonomia e singolarità in maniera molto più articolata rispetto chessò ad un Criceto.
Se osserviamo per esempio una società di api o di formiche si nota come sia splendidamente organizzata.
Niente reati, niente conflitti. E' una struttura funzionante senza disagi né soprusi. Non è che ad un certo punto una formica si mette a mangiare una briciola per conto suo e si dimentica di portarla al nido.
Un Hitler o un Mao Tze Tung non avrebbero ragione di esistere ne avrebbero alcun seguito in queste società animali perfette.
La nostra società invece è in costante fermento e vive un conflitto insanabile fra la necessità di organizzazione e la repressione o comunque i divieti e gli obblighi connessi al funzionamento di questa organizzazione.
Come mai allora l'umanità vive in una società iniqua e pericolosa senza poterla cambiare? L'Uomo ci prova da quarantamila anni ma continua a metterselo nel culo a vicenda appena ne ha l'occasione; Penso sia per via della sua struttura, che lo differenzia, cioè sempre quella struttura egoica che l'ape o la formica non ha, ma che non ha nessun animale in una forma così esasperata.
Un cane per esempio quando trova un altro cane più forte si sottomette, ma non è che diventa triste o si sente sconfitto e si giudica un vigliacco o magari un incapace. Vive quella condizione sino a quando c’è.
Poi trova uno più debole e lo sottomette a sua volta e tutto finisce lì.

Ecco che la struttura dell’ego è il "danno collaterale" dello sviluppo di quella parte di cervello che abbiamo nominato e che gli altri animali non hanno o hanno solo in forma meno sviluppata. Difatti gli animali con un cervello più elaborato sono anche quelli addomesticabili o che presentano degli aspetti caratteriali dovuti al condizionamento esperienziale. Un cane può avere un abbozzo di carattere ma non un serpente o uno scarafaggio.
Pare strano è poco affascinante che siamo così meschini? Forse perché non tiro in ballo lo Spirito Santo e la Vergine Maria? Mi spiace ma questa è una riflessione onesta, se una persona cerca una storia piena di effetti speciali deve andare al cinema o in qualche chiesa durante la predica.

Un piccolo esempio personale di cosa avviene durante la vita normale.
Un calo delle mia reattività richiede un neuro stimolante cui diamo il nome convenzionale di caffè. Attraverso l'area pedonale che mi porta al Bar, e così incrocio una bicicletta guidata da una signora. Mi vede, ma non cambia la sua trattoria che punta su di me. Probabilmente la conducente si sente forte del mezzo e della velocità, magari valuta che la sua superiorità rispetto alla mia posizione gli consente di fare quello che gli pare.
La mia parte -rettile- in un nanosecondo percepisce la minaccia, valuta l'antagonista, produce adrenalina per prepararmi alla lotta. Considero inoltre la possibilità di spostarmi e dargli un bello spintone eliminando quel velocipede dalla mia area vitale e schiantare a terra quella stronza. In fondo la sua stazza fisica e la sua età non rappresentano un pericolo per me ed inoltre non la rendono apprezzabile per la riproduzione.
Poi, subentra la parte elaborativa che valuta l'opportunità, il rischio di conseguenze (anche legali), la disapprovazione sociale. Il meccanismo di condizionamento dell'educazione agisce potentemente e mi farebbe sentire un asociale, un pazzo, un delinquente se non rispettassi le regole apprese in anni di ammaestramento. Tutti questi stimoli e pensieri corrono rapidissimi e sono valutati in un quinto di secondo, cioè il tempo di reazione umana in un soggetto in buone condizioni fisiche.
Il risultato? Mi sposto un poco e...Lascio passare.
L'adrenalina è dispersa nel mio organismo con una sensazione di stress e disappunto.
Posso continuare in questa breve narrazione di vita vissuta?
Arrivo al Bar, c'è fila. Avanti a me una ragazza carina che attira la mia attenzione. I ferormoni liberati dalla sua pelle sono valutati dal mio olfatto e danno il via libera alla possibilità di un accoppiamento compatibile. La forma del suo apparato locomotore non presenta anomalie evidenti che possono denotare difetti genetici per la prole. E’ quindi una possibilità valida per la riproduzione.
Per un attimo il mio corpo si predispone a questo tipo di incontro, una sensazione di leggera euforia e di benessere è prodotta dalle endorfine liberate dal sistema nervoso centrale che favorisce ed incentiva la mia entità biologica alla riproduzione; Questi neurotrasmettitori mi fanno dilatare le pupille, il mio stomaco rientra lievemente, la mia postura assume maggiore tonicità. Una leggera vasodilatazione predispone per quello che serve in questi casi…Non serve scendere nei particolari.
Non ricevo, però una risposta di invito da parte di questa giovane femmina. Vengo ignorato e le convenzioni sociali mi impediscono di saltarle addosso fra i tavolini del bar creando forse un certo stupore fra i clienti.

I miei pensieri a riguardo, il mio carattere e la mia educazione inibiscono un successivo approccio più esplicito. Un vago sentore di scontentezza fa seguito all'attivazione del meccanismo inibitivo mentre, la mia parte elaborativa mi mente raccontandomi una storia plausibile, cioè -alla fine la ragazza non è poi così carina- e comunque ho un sacco di cose da fare più urgenti.
Non è finito il racconto di dieci minuti di vita.
Subito dopo lascio passare un sorta di culturista con la faccia da ergastolano rispettando "educatamente" il fatto che è prima di me per la fila alla cassa, reprimo così la mia impazienza sollecitata dalla mia voglia di bere.
Quando esce dalla fila questo energumeno mi urta il piede con il suo, ma non do seguito a quella che potrebbe essere intesa come una provocazione. In fondo non mi comporterebbe alcun vantaggio né mi darebbe una certezza di facile vittoria vista la disparità fisica tanto evidente .
Termino così il racconto di pochi momenti di vita “normale”. Pare strana? E' invece tanto simile all'esistenza, magari un po' sedata, di tutti. Questa è in definitiva la nostra vita, una monotona sinfonia con due sole note abbellita da solfeggi.


E' un costante impulso a prendere (predare)  ed a soddisfare le priorità biologiche con una altalenante percezione di gratificazione/frustrazione a secondo del successo o del fallimento che ne ricaviamo, giustificandoci in entrambi i casi con falsità plausibili in ossequio al condizionamento sociale.
Un po’ più elaborate sono le menzogne che usiamo (e ci raccontiamo) per i rapporti più complessi, cioè con i familiari e gli amici con cui abbiamo stretto patti di alleanza o di reciproco aiuto ed interesse.

Non parlo del matrimonio che, come si sa, si basa sul reciproco fraintendimento tra due sconosciuti quasi sempre ostili.

Per tutti quindi la vita è solo una costante elaborazione e compromesso nei rapporti di forza e di opportunità funzionali alla sopravvivenza, ma questo meccanismo di spietato opportunismo è abilmente camuffato come ho già detto, dalle bugie che costantemente ci raccontiamo in ottemperanza al condizionamento più o meno profondo subito che ci vuole come persone civili non certo bestie gregarie, opportuniste e feroci.


Peccato che basti una carestia, un disastro naturale o una guerra e l'uomo si mostri per quello che è.
Invece in tempi "normali" ogni impulso e pensiero reale è quasi costantemente sottoposto alla censura creatasi nella parte "nobile" del nostro cervello. Una struttura che aderisce così strettamente alla nostra primitiva natura da soffocarla il più delle volte; che ci guida da quando siamo nati, spesso verso un labirinto.


Se si osservano, tanto per fare un altro esempio, le strategie adottate dal neonato (creatura innocente si dice) per carpire l'attenzione e le cure dai genitori esse sono un manuale di tattica che farebbe impallidire Sun-Tzu e il suo libro “L’arte della Guerra”.
Come già detto vi è un grande sforzo da parte del nostro cervello "evoluto" per connotare ogni evento di risposta stereotipata alla vita nei modi più fantasiosi; Dandogli nomi come “educazione”, “rispetto”, “amore”, “altruismo”, “spiritualità”, “dovere” e via all'infinito. E' il tentativo di adeguarsi, giustificare ed adattare all'ambiente quel simulacro irreale di identità personale cui diamo il valore di “me stesso”. Tuttavia va detto per amore di verità che se non fossimo egoisti non resteremmo vivi per molto, ma spesso è proprio questo servitore che divenuto padrone ci porta a una vita desolante.
Pare triste? Forse perché non siamo su questo pianeta per essere felici, ma per servire la vita. Chissà se ce ne siamo mai accorti?

Con una nota del mio inguaribile ottimismo penso anche che sia possibile probabilmente un percorso diverso e reale verso la nostra anima se solo riuscissimo a sollevare questo velo di illusione.
Come ho scritto fino alla nausea, una volta visto quello che siamo potremmo decidere di percorrere a ritroso la strada del pensiero nel nostro cervello sino alla fonte della vita e darne un senso personale che altrimenti non avrebbe.
Se provassimo a percepire liberamente questi processi in noi stessi forse potremmo trascenderli, per trovare non solo una libertà vera, cioè libera dai preconcetti, ma anche una percezione autentica del mondo e un’emancipazione nelle nostre scelte.

Forse solo quando l’uomo smetterà di permettersi l’incredibile lusso di credersi eterno e di vivere così fra enormi contraddizioni ed infinito egoismo, solo allora, parole come “Amore” e “Spiritualità” potranno divenire qualche cosa di autentico.

E’ una fatica immane che non auguro al peggior nemico risalire la china della vita. 
Non c’è di meglio da fare visto quello che si vede in televisione e si incontra per strada anche il sabato sera.

venerdì 5 agosto 2011

Stupore

La notizia che rimbalza sui mezzi di comunicazione è il vile attentato che ha colpito la Danimarca e sconvolto il resto del mondo per opera di uno squilibrato.
Al di là del pensiero comune mi viene da ragionare con un diverso sistema di valutazione dei fatti. Un semplice strumento per vedere da un'altra angolazione le cose, nulla di più.

Un piccolo doveroso preambolo. Alcune specie animali quando raggiungono la sovrappopolazione cominciano ad uccidersi; A volte prima sopprimono la prole.
I Capibara (una sorta di topone che vive in sud America) sono capaci, quando il loro numero diventa eccessivo, di suicidarsi in massa. Prendono una rincorsa pazzesca e si sfondano la testa contro un masso.
Sti cazzi! Direbbe un mio amico maestro di Bon Ton.

La Natura non è certo una ragazza timida e gentile, penso che ce ne siamo accorti un po’ tutti.

Curiosamente noi esseri umani ci crediamo migliori, unici, diversi e irripetibili. Ci sentiamo avulsi da quei meccanismi che funzionano da sempre e sono sotto i nostri occhi, ahimè! Quasi sempre chiusi.

L'Uomo non vuole o non può constatare che se il mondo che ci circonda ha dei meccanismi spietati, perché mai Egli (regaliamogli la maiuscola) dovremmo essere diverso? Considerando poi che siamo in questo mondo e siamo fatti di questo mondo.

E' noto che il processo di decomposizione è la base della vita. Siamo dunque organismi che lentamente si disintegrano su un pianeta di letame in disgregazione anch'esso.
Non è romantico ricordarlo a cena alla ragazza che magari si cerca di portare a letto, ma è comunque così.
"Siamo la merda danzante e canticchiante di questo pianeta in decomposizione", mi ricorda , ancora il mio simpaticissimo amico.


In merito invece a questo disatro raccontato con dovizia di particolari dalla cronaca nera, devo dire che umanamente mi dispiace molto per le entità biologiche della mia specie che sono state svincolate dall'universo fenomenico che conosciamo e che percepiamo. Non sembra un grande epitaffio letto così ma lo è. La loro coscienza, secondo me, limitata e chiusa in un corpo è ora libera di muoversi in una dimensione nuova; Essa attua finalmente la realtà ultima dell'indiffernziato da cui proveniamo e al quale ritorniamo, cioè lo stato di non-separazione dall'Energia primigenia. La fine esaustiva della vita di contribuenti sempre in coda per pagare qualche cosa. Tutti così, prima o poi, vivremo nella luce senza, però bollette e mora da saldare all'Enel.
Questo evento violento che ha tolto la vita a questo gruppo di disgraziati è stato determinato dal gesto folle di una persona che non aveva un odio particolare per loro, ma provava "semplicemente" odio per un gruppo che rappresentava delle idee diverse dalle sue. Infatti ha ucciso degli sconosciuti, mentre ha lasciato in vita tanti altri che magari sono dei rompicazzo galattici. Ha usato il sistema del "chi tocca-tocca" come da bambini quando si faceva la conta per la penitenza.


Ecco che una differenza impercettibile ad occhio nudo, come quella di un pensiero, un piccolo leggerissimo pensiero diverso che si è insinuato nella mente di una persona ha determinato un cambiamento radicale in così tante esistenze a lui prima estanee.

Se ci si fa caso, però è la storia dell'Umanità. Dove milioni di esseri umani hanno quasi sempre trovano una morte prematura, una sofferenza che non gli toccava e un sacrificio insopportabile aderendo ad un pensiero...Un pensiero di qualche altro, però. Morire per un'entità astratta come un pensiero fa già girare pesantemente le palle, ma morire per quello di un altro pare proprio una beffa. Questo mi ricorda una frase di Napoleone che si vantava di poter mandare a morire un uomo in battaglia per un nastrino sul petto.
L'idealismo come si vede porta sempre a gesti estremi. Valutati poi, secondo le opportunità, come positivi o negativi.

Non dovrebbe essere una grande sorpresa per l'uomo se si ferma a riflettere che è sempre e solo -l'idea- che genera la realtà oggettiva, determinandola, e quella soggettiva influenzando le risposte personali alle percezioni. Ciò che viene realizzato e valutato dall'uomo in seguito allo stimolo delle sensazioni dunque è sempre prima pensato per diveniere sensibile alla coscienza. In effetti tra gli organi di senso in Oriente è considerato anche la mente.

E' scritto anche nella Genesi, dove il Grande Architetto crea il Tutto grazie al verbo. Cosa è in definitiva "il verbo" se non un contenitore dell'Idea. Se il processo creativo ha funzionato per Dio che ha fatto questo meravigloso Cosmo, allora come mai non funziona per me quando cerco un parcheggio all'automobile?


In fondo sono fatto a sua immagine e somiglianza.


Invece questo potere mi è precluso forse perchè non ho l'ambizione né il coraggio di assumermi completamente la responsabilità della mia vita, ovvero l'onere di determinare il mio destino senza scuse nè ripensamenti. Magari è solo perchè il mio corpo-mente non è in grado ancora di gestire una sufficiente quantità di Energia per la creazione di tre metri quadri di spazio senza divieto di sosta, oppure c'è veramente troppo traffico in città.
Pervengo anche alla conclusione che una persona con un "sano egoismo" cioè che si sforza di pensare con la propria testa, parlare secondo i propri pensieri autodeterminati e che agisce in conformità ad essi, assumendosene in pieno la responsabilità, non sarà mai un vero problema per gli altri.


Magari apparirà un tizio un po' strano e con un pessimo carattere, ma solo perchè esprime una sanità mentale in questa società dove, mi pare banale scriverlo, regna e prospera la follia.

Questa "verità" risulta ancora più evidente da un'analisi oggettiva degli eventi quotidiani e storici. Se proviamo a paragonare questo essere "normale" appena descritto e la leggerezza con cui vive con i presunti Benefattori dell'umanità quali: Messia, Papi, Indovini, Guru, Profeti, Statisti e Riformatori sociali; Cioè quella pletora di personaggi affascinanti ed affabulatori che segnano solchi profondi nel mondo e promettono sempre un domani migliore per tutti e si riservano invece (per loro e solo per loro) un presente di privilegio, ecco che il confronto palesa come questi -grandi uomini- hanno fatto in definitiva solo disatri. Casini immani che perdurano, purtroppo, anche dopo la loro scomparsa lasciandoci in eredità guerre sante in nome di questa o quella religione, odi razziali per torti subiti, disparità economiche determinate dalla cupidigia e dall'avidità e ogni sorta di problema ecologico, manco avessimo un altro pianeta da cambiare quando questo si guasterà.

Tornando però alla vicenda pare che questo criminale sia, libero da ogni tipo di vincolo morale, ma non dall'idealismo anche se porta avanti un ideale difficilmente condivisibile.

Questo bombarolo sembra svincolato da quella moralità che accomuna la maggioranza delle cosiddette brave persone.

In un certo senso è un uomo affrancato dai limiti. Sollevato dai fardelli del pentimento, del peccato, dei sensi di colpa e nell'investimento che facciamo tutti nelle relazioni interpersonali e nei comportamenti, nella convinzione -dura a morire- che la Vita abbia delle regole morali. Ci si aspetta sempre una retribuzione alle nostre azioni, lamentandoci se l'Esistenza se ne sbatte altamente delle nostre aspettative.

C'è purtroppo da rilevare parlando sempre di questo assassino che questa sua presunta libertà è priva completamente del senso di umanità, ed ha generato quel mostro che è sotto gli occhi di tutti, ma come si fa a conoscere cosa accade nella testa di un essere umano quando crollano le sovrastrutture della cosiddetta "normalità"? Certo è che in confronto ai massacri fatti dai -grandi uomini- celebrati della Storia egli appare un vero dilettante.

Tuttavia bisogna obiettivamente rilevare che il più delle volte i limiti imposti dalla società e dall'educazione, cui aderiamo quasi tutti in maniera acritica, sono gli stessi che ci rendono incapaci di realizzare una libertà di scelta totale che dovrebbe essere espressione di una mente incondizionata.


In senso più generale (non riferito certo a questa tragedia) mi domando senza rispondermi: "Uno schiavo può mai comprendere il gesto e il pensiero di un uomo libero?".
Mi pare evidente che una libertà senza un'etica sia pericolosissima per la società, ma se c'è bisogno di un'etica per contenere e regolare la libertà allora che razza di libertà è? Si potrebbe discutere che l'uomo può realizzare nel caso migliore una libertà condizionata, come quella che elargiscono talvolta ai carcerati, tanto per fare un esempio calzante con il quotidiano, ma si aprirebbe un discorso troppo ampio.
Se voglio invece continuare a discutere del fatto posso aggiungere che le vittime di questo attentato sono "solamente" ritornate agli elementi compostivi primari; I quali saranno comunque aggregati nuovamente dalla Natura per qualche altro scopo. Eh gia! Non si butta via nulla in questo Universo. E' come con il maiale.
Computando invece le perdite con l'ausilio dell'arida statistica sorge naturale la valutazione che il numero delle vittime non eguaglia nemmeno i decessi sulle autostrade nazionali per incidenti stradali durante un week end di esodo vacanziero. Queste vittime, però non riscuotono quasi nessuna solidarietà da parte dei mezzi di informazione. Schiattano e basta.

Nella mia personale ottica, forse un po' bislacca, le vittime dell'attentato hanno anticipato di qualche attimo (in proporzione al tempo dell’Universo) la fine certa cui erano, e siamo, destinati. Non certo per loro volontà è accaduto tutto ciò, ma chi mai è padrone della propria fine? Forse solo i Capibara.

Questi poveri cristi assasinati dunque non hanno potuto vivere a lungo, si dirà, ma avrebbero potuto comunque vivere come volevano (?), si potrebbe anche rispondere. Dovrebbe far riflettere che se non abbiamo il minimo potere sulla durata dell'esistenza ne abbiamo invece molto sulla sua qualità. Stranamente tutti si affannano nel tentativo di allungare la vita senza riuscirvi neanche di un secondo e pochi, pochissimi cercano di renderla seriamente migliore.

Mi consolo pensando che alle giovani vittime di questa furia omicida strappate prematuramente alla Vita almeno non è stato dato il tempo di conoscerne la futilità, ma forse questo ragionamento è troppo cinico anche per me.
In ogni caso "mi fa strano" trovare differenze sensibili tra morire in un incidente stradale magari domani, ammazzato in un vicolo -nel fiore degli anni- forse fra qualche mese o schiattare dolorante in una casa di riposo, tra qualche migliaio di giorni o poco più, con una miriade di cateteri conficcati nelle braccia e in altre parti del corpo (che non nomino per educazione) che mi faranno sembrare un bambolotto voodoo lamentoso.

Cosa cambia in definitiva per me? Poco o nulla; Probabilmente cambierà per quelli cui devo qualche cosa. Si sa che il modo di rimanere nella mente delle persone avide è avere con loro dei debiti, reali o presunti che siano. I vincoli d'amore e di amicizia, allora? Bah! Per il momento rispondo come un mio amico cieco: "vedremo".

E' davvero un mondo strano: Intere generazioni hanno svolto lavori che detestavano solo per comperare cose di cui non avevano veramente bisogno e tutto questo spreco di tempo in atti superlui la maggioranza lo chiama: "vivere". E' normale? E' da esseri intelligenti? Mi viene da dubitarlo.

Non si considera mai che se il “figliol prodigo” non fosse mai tornato a casa il vitello grasso sarebbe ancora vivo.

Naturalmente, buone vacanze a tutti.