lunedì 30 gennaio 2017

Mahabharata e dintorni

Nella mia adolescenza lessi e rilessi più volte -Il Mahabharata- il grande poema epico indiano (questo forse spiega certi miei disagi mentali, anche se ahimè non li giustifica). 
Mi confrontai allora, senza saperlo, non solo con la più grande opera monumentale scritta indiana, ma addirittura mondiale. 
In questo libro antico, si narra della guerra tra due famiglie.
Il campo di battaglia è il mondo. 
Gli alleati sono gli Dei che parteggiano ora per uno, ora per l'altro schieramento. A volte per entrambi. 
Le armi usate sembrano di attualità per la loro distruttività di massa. 
E' in definitiva una metafora sulla vita esprssa nell'eterna lotta dialettica tra gli opposti, fra Caos e Ordine. 

Per alcuni è il racconto della distruzione di Atlantide e del continente Mu, in seguito a una guerra forse nucleare fra queste due civiltà che avevano sviluppato prima della nostra una tecnologia avanzatissima, per altri un libro profetico della fine invece del nostro mondo.

Al di là delle speculazioni, la saggezza contenuta in questo libro è grandissima. 

Racchiuse nelle sue strofe in sanscrito vi è il segreto capace di trasformare l'agire umano da fonte di insolubile legame con la sofferenza a strumento di emancipazione dal disagio del divenire.

"Sti cazzi!" direbbe il mio amico di Roma.

A parte i commenti capitollini, nel libro c'è un intressante confronto; A un certo punto della narrazione, Arjuna (il protagonista diciamo) prima di schierarsi e di impugnare le armi per combattere i nemici della sua famiglia, chiede al Dio Krishna, un consiglio.


"Se combatto, produrrò Karma (legge di causa ed effetto) negativo, ma se non combatto, la mia famiglia sarà uccisa e sarò comunque responsabile."

Che fare dunque? 
Un bel dilemma per Arjuna. 


Anche noi, spesso se non sempre, nella vita di tutti i giorni, siamo chiamati a questa riflessione, a prendere una decisione per superare questo stallo, certamente su argomenti meno drammatici, ma che comunque portano sempre al senso di responsabilità delle proprie azioni e che si scontrano con i dubbi della morale, le contraddizioni delle leggi, l'etica della nostra coscienza personale.
In definitiva siamo chiamati a considerare il nostro egoismo in relazione all'egoismo degli altri, e tutti in rapporto all'egoismo stesso della società in cui viviamo.
L'egoismo è stranamente  visto come un difetto, ma pochi riflettono che senza egoismo non arriveremmo nemmeno a domani. 
Se gli altri fossero più importanti di noi non avremmo nulla, nemmeno da mangiare. Quindi vi è un'intima relazione fra egoismo e conservazione; una delle tre forze di questa dimensione che agisce in concomitanza con la creazione e la distruzione. 
Allora, si potrebbe dire che un "certo" grado di egoismo è giusto, e un altro è sbagliato, ma anche qui si potrebbe obiettare che questo "confine" è un limite personale, opinabile e corrispondente alle circostanze; Quindi non un valore assoluto ma relativo. 
Come poi un valore possa essere "buono" se considerato in percentuale e non in sé, nella sua totalità, questo mi risulta oscuro. 
E' allora solamente nel rapporto tra il nostro egoismo e quello degli altri la misura del giusto? 

In un'ottica più profonda azzarderei un'altra risposta: "Siamo chiamati a dar conto dell'intento delle nostre azioni, non del prodotto delle stesse." 
Il bene per noi dovrebbe essere anche il bene di tutti e di ciascuno, viceversa non sarebbe un vero bene.
Una valutazione complessa che pare difficilmente applicabile senza una riflessione acuta, un'esperienza ampia e soprattutto una saggezza profonda.
Una saggezza non certamente patrimonio comune di tutti gli uomini.
Sebbene la Verità sia versata in ognuna di quelle fragili anfore di terracotta che chiamiamo umanità; Essa però deve essere conservata, esaltata e separata dalla menzogna con cui non riconosciamo il nostro egoismo e il mondo per quello che è. 
E' invece necessario comprenderlo per trascenderlo.

Ebbene, cosa rispose Krishna nel libro? 
Usò poche parole: "Fa quello che devi e non ti preoccupare del Karma".
Beh! Questo risolvere tutto, se non lo complicasse ulteriormente. 
Perché capire quello che "devi" fare non è così scontato.

E' certo vero che il primo dovere di una persona è nei confronti di se stessa, ma invece paradossalmente ci mettiamo spesso in secondo piano, per non dire per ultimi, aderendo facilmente e acriticamente ai doveri che ci sono imposti, alle regole e agli usi generati dalla consuetudine. 
Non siamo più noi a decidere, sono le regole o meglio la loro interpretazione comune.
Si fa quasi sempre ciò che gli altri si aspettano da noi. 
Compiamo quello che ci dice il precetto, il solito, il condiviso. 
Non così spesso rivolgiamo l’attenzione alla nostra interiorità per rispondere a semplici domande fondamentali come: Lo voglio veramente? E’ giusto per me? Questa scelta mi rappresenta?
L'apertura che spalanca Krishna alla nostra visione non è mai banale, anzi al contrario; Piuttosto che la mera adesione ad un facile conformismo, Krishna ci spinge a guardare dentro noi stessi, per vedere se questa legge cui ubbidiamo è scritta anche in noi. 
Soprattutto in noi. 


Il Dio ci suggerisce di domandarci cosa percepiamo vero, giusto e importante, ma anche cosa è, come già detto, buono per tutti e per ciascuno. 
Solo attraverso questo sguardo profondo ma allargato e possibile vedere il nostro reale dovere.
E’ rimanendo fedeli a questo dovere come espressione del nostro vero modo di essere che il Karma non si produrrà, anche se l'azione potrebbe essere terribile.

Il monito sottinteso dal Dio è che il peccato è sempre e solo uno: l'incoscienza.



mercoledì 18 gennaio 2017

Underground












Il mio più grande interesse è capire come sono fatto e come sono fatti gli altri. Sono attratto da una visione oggettiva dell'esistenza.

Una domanda che purtroppo mi vede quasi sempre solo in questa riflessione continua.
A volte penso di essere caduto per sbaglio su questo pianeta di bipedi folli, in altre invece ne sono proprio sicuro.
A parte queste considerazioni personali, trovo divertentissimo vedere come gli altri si raccontino un sacco di palle a proposito di se stessi, proprio perché non si osservano con la dovuta attenzione e disincanto.
Come funzioniamo dunque?

E' molto semplice capirlo, basta scendere in metropolitana e guardare la piantina della sua rete. La mappa della metropolitana milanese è esemplificativa di quanto sto dicendo; Essa usa lo stesso schema della mappa della metropolitana di Londra (inventata da Beck nel 1932). E' disegnata in maniera chiara, ma non reale.
La distanza tra una stazione e la successiva è sempre uguale, lo avete mai notato?
I cambi di direzione sono solo di due tipi 45° e 90° quando in realtà sono di angoli sempre diversi. Il mondo circostante cioè le piazze, i parchi e i monumenti non esistono.
Questo è un modello funzionale e comprensibile, in quelli precedenti realistici la gente si perdeva continuamente .
Una rappresentazione reale è in definitiva confusionaria e inintelligibile per le persone.
Questo cosa dice?

Che l'essere umano per comprendere la realtà deve non solo semplificarla, ma mistificarla.
Deve creare una rappresentazione falsa, ma funzionale del mondo per viverci.
Estendendo questa intuizione si capirà facilmente come la menzogna sia un dato caratteristico della nostra specie. Non è un giudizio morale, non mi interessa, ma una semplice presa d'atto.
Siamo fatti così per sopravvivere. Mentiamo dunque a noi stessi e agli altri per comprendere quello che ci serve dei fatti e delle persone e realizzare i nostri desideri che sono l'unica cosa di cui ci importa; Tramite essi godere la soddisfazione o più realisticamente: il piacere.
Utilizziamo così svariate strategie, a volte molto sofisticate, ma in definitiva sono artifici, funzionali a qualche cosa che vogliamo.
Perciò quando si parla di sincerità scoppio veramente a ridere.

C'è da considerare inoltre che si mente (sempre) quando si desidera ottenere qualcosa, ma poi, e qui viene il bello, una volta ottenutolo ci si stufa di averlo, e non sapendo più cosa farsene si sposta l'interesse su un nuovo oggetto, situazione, persona.
In una continua corsa senza mai un vero traguardo.
La chiamo poeticamente  "La corsa immobile".

Di fatto è una trappola la cui esca è la felicità, la soddisfazione, la gratificazione, il benessere. Un'esca che nasconde, invece l'amo appuntito della frustrazione, della delusione e dell'insoddisfazione.
Test di psicologia infantile dimostrano che già a tre/quattro anni i bambini interpretano la realtà cercando di dargli un senso, uno scopo.
Questo non è, in linea di principio, sbagliato ma la vera domanda è: che tipo di senso gli danno?
Non certo un senso oggettivo ma personale.
Al quesito: "Perché le rocce sono appuntite?" Alle cavie sono  suggerite due risposte.
“Sono appuntite grazie all'erosione del vento, oppure: perché così gli animali possono grattarsi?”
Tutti i piccoli rispondono: “Perché gli animali possono grattarsi.”

Ciò dimostra, se mai ce ne fosse ancora bisogno, come è fatta la macchina umana.
Sembrerebbe proprio che nell'uomo sia impiantato una sorta di meccanismo di distorsione della realtà, probabilmente a causa dell'ego. Pare allora che un simile essere biologico sia affetto da una tara così invalidante che non vi sia per lui possibilità di nessuna comprensione oggettiva del mondo, tanto meno dei suoi simili.

Questo è il grande inganno che costruiamo con la menzogna con cui interpretiamo la vita, e come potrebbe essere diverso?  Come potremmo vedere la verità se usiamo gli occhi di una bugia plausibile?

Tutto di solito va avanti così nell'esistenza, finché a un certo punto si schiatta...ovviamente.  
Non fa ridere?

lunedì 2 gennaio 2017

2017

L'unica primavera che conta è quella degli anni. 
L'unica ricchezza è la gioventù e la bellezza ad essa connessa, entrambe però effimere

Il resto sono menzogne che ci raccontiamo molto bene. 
L'esperienza? Una collezione di polverosi dati presunti.
La saggezza? L'ultimo rifugio della nostra ignoranza.

Quello che ha valore c'è solo prestato e dovremo restituirlo; Ecco la ragione dell'assurdo rimpianto che man mano si fa più evidente nella vita. 

A mani vuote tutti lasceremo questo palcoscenico di ombre. 

Non c'è altro, perché in definitiva non vi è nulla che possiamo reclamare come nostro.

Ah! Ovviamente: Buon Anno.

martedì 29 novembre 2016

Introspezione ahia!


La teoria della coscienza bicamerale ipotizza un doppio cervello nell'uomo, in particolare nell'uomo primitivo che percepiva il soliloquio interiore (pensieri) come la voce degli Dei. 
E' curioso che il concetto di responsabilità personale, inteso come libero arbitrio sia in realtà un concetto relativamente recente nella storia umana. Per un uomo moderno è un fatto accettato, direi scontato. Nell'antichità invece, cioè sino al tempo della Grecia antica, la psicologia era completamente ignorata. L'uomo non era responsabile delle proprie azioni, perché egli obbediva al volere degli Dei che parlavano dentro di lui. 

Se si legge Omero questo risulta evidente. 
Nella modernità il significato di coscienza assume valori diversi secondo la scienza che la indaga. in neurologia, è lo stato di vigilanza della mente contrapposta al coma. 
In psicologia, è lo stato o l'atto di essere consci, contrapposta all'inconscio: esperienza soggettiva di eventi o di sensazioni.

In psichiatria, come funzione psichica capace di intendere, definire e separare l'io dal mondo esterno.

Nell'etica, come capacità di distinguere il bene e il male per comportarsi di conseguenza, contrapposta all'incoscienza.

In filosofia, acquista un valore teoretico in quegli autori che intendono la coscienza come interiorità e fanno del ritorno alla coscienza del raccoglimento in sé stessi, lo strumento privilegiato per cogliere verità fondamentali, altrimenti inaccessibili. Nel corso della storia della filosofia ha assunto significati particolari e specifici distinguendosi dal termine generico di consapevolezza, attività con la quale il soggetto entra in possesso di un sapere. 

Al di là delle definizioni c'è una particolare teoria, quella suggerita dal fisico Roger Penrose che la indaga attraverso la teoria quantistica che trovo interessantissima anche se ostica.

La Coscienza nella sua espressione più significativa e nella sua comprensione più profonda è, e resterà, un mistero, perché la coscienza è irreale. 

Essa è l'impalcatura illusoria su cui si sostiene un ego altrettanto illusorio. 
Ad una osservazione disincantata apparirà come il presunto "libero arbitrio"  ovvero l'espressione della volontà dell'ego, in definitiva non esiste se non nel puerile tentativo di controllare la propria esistenza e la realtà. 
A ben vedere le nostre vite si sviluppano in cicli, in cerchi, spesso simili e ripetitivi. 

In definitiva la vita è un'attesa... Che qualcosa o qualcuno ci dica cosa fare.

giovedì 13 ottobre 2016

La strada più breve è l'arabesco



E' il nostro rapporto con il tempo che determina la nostra natura.

C'è da considerare che la conoscenza è un elemento esperienziale non solo intellettuale. 
Mi domando quante delle teorie, principi e opinioni che reputiamo validi e reali si basano realmente sulla nostra esperienza?
La nostra esperienza infatti si fonda sulla percezione, ma allora per un essere umano è impossibile come sostenuto dalle teorie della fisica quantistica e da alcune filosofie mistiche concepire un tempo simultaneo o circolare (secondo altre teorie) quando le sue sensazioni e successive percezioni si formano in un tempo lineare; Se mai ci può essere una modifica così profonda, essa avverrà solo se le percezioni si espandono, viceversa sarà solo uno strumento intellettuale, un modello di pensiero e in definitiva una opinione, non una realtà.

Sono perplesso anche sulle cosiddette vite passate anch'esse ipotizzate da alcune religioni e da alcuni movimenti spirituali. Se consideriamo che non siamo l'unica forma di vita su questo pianeta ed è plausibile che non lo siamo nemmeno nell'universo, mi domando, perché in questi "ricordi" si vive sempre un'esistenza umana e non per esempio aliena o animale? 
Amerei invece conoscere la reminiscenza delle avventure erotiche di un Astice, le grandi passioni di un Pollo, gli amori disattesi dello Zibetto delle Palme. insomma cose così.

Se inoltre consideriamo come realistico l'inconscio collettivo è presumibile anche che esso possa essere l'espressione di un'Anima collettiva; allora quest'Anima vivrà tutte le esistenze possibili, in tutti i modi possibili, in tutti i tempi possibili, nello stesso eterno momento simultaneo. 
Perpetuandosi continuamente in un concomitante passato, presente e futuro che coesistono nel medesimo spazio/tempo ma su piani diversi e infiniti. 
Se tutto è Uno allora qual'è il senso del Karma cioè della legge di causa ed effetto? Questo Uno in definitiva se la canta e se la suona tutta da solo. 
Chi o cosa poi terrà questa contabilità di opere e omissioni? Il computo di ogni azione si limiterà solo agli uomini o anche agli animali? E i virus e i batteri che ammazzano tanta gente? 
Miliardi di addizioni e sottrazioni ogni secondo, altro che lavoro da Dio sembra l'incubo di un ragioniere questo insulso bilancio.

Ogni filosofia portata al suo estremo lambisce così il grottesco.

C'è da perderci la testa dietro a questi ragionamenti se non si temesse di perderci anche l'anima.

Questo per dire che le ragioni, e le idee a sostegno di queste, sono moltissime, affascinanti, accattivanti direi, ma in definitiva nessuno può affermare nulla di certo. 
Uomini molto migliori di me non hanno mai avuto la sicurezza di parlare di una verità assoluta, qualcuno con pudore ha provato a indicarla solamente. 
Solo i Profeti hanno palesato una tale sicumera, ma quelli sentivano le voci...

Forse è vero che "Quando si smette di parlare si può cominciare a comprendere" e a titolo personale aggiungerei: "Quando si smette anche di scrivere". Comunque questa comprensione sarà in ogni caso non trasmissibile. 
E' un paradosso divertentissimo che chi conosce la Verità (ammesso che esista) non possa dire nulla a riguardo della propria conoscenza, perché il percorso per giungere a tale conoscenza (ammesso che esista un percorso) può essere solo unico, individuale, personale e nuovo. 

La Vita dunque cuce per noi un solo abito su misura.

E' così estremamente difficile per chi sia interessato alla comprensione del vero separare l'orzo dal grano, ovvero i dati oggettivi dalle speculazioni. I fatti dai preconcetti; Le percezioni dal limite della mente che le processa. I risultati dalle speranze.

Quello che posso dire è che la conoscenza è in definitiva una ricerca della libertà; Una libertà però che non si identifica nella mente umana o per dirla più semplice nel come le persone intendono la libertà. 
Infatti, la nostra coscienza vede la felicità e la libertà come la conseguenza del soddisfacimento di un desiderio o di tutti i desideri, e nella possibilità di questa coscienza di contemplare e realizzare tutto quello che immagina, desidera, vuole. 

Di fatto le persone per adeguarsi alle esigenze connesse alla realizzazione di tali desideri, diventano schiave della propria libertà.

E' invece l'emancipazione dalla coscienza la chiave per un'evasione da questo grande inganno. 
Essa è la trappola, la gabbia e la prigione dove ci richiudiamo per sentirci liberi; Quando in definitiva lo siamo già. 

L'esca usata per portarci in questo penitenziario a misura singola è la felicità, il desiderio. Un amo cui abbocchiamo senza discernimento che paradossalmente ci conduce inevitabilmente al suo opposto cioè alla sofferenza, perché ogni cosa in questo mondo è transitoria e destinata inevitabilmente alla distruzione. 

Su cosa dunque costruiamo la nostra coscienza personale se il tempo vincerà sui nostri sogni e perfino sui nostri peccati? 
Senza sofferenza e senza ricordi non avremmo idea di chi siamo in questo breve tragitto che chiamiamo vivere. 
Una strada di cui presuntuosamente ci sentiamo i padroni. 
Ma questo mondo non appartiene a chi è passato come non appartiene a chi ora vi cammina sopra, forse apparterà a chi verrà dopo, ma solo se questo essere sarà immortale. 
Solo questa peculiarità con il Tempo gli potrà dare il diritto per reclamare questa proprietà.

Personalmente sono convinto che è fuori dalla mia coscienza umana che è possibile reclamare la libertà; E' solo in questo non-luogo nascosto in piena vista, che potrò forse comprendere il mondo per quello che è, conoscere la verità da me stesso e nessuno e niente potrà più ingannarmi.

Se mai mi sbagliassi, mal che vada, in questo non -luogo ci farò due spaghetti aglio, olio e peperoncino...Che te devo dì.



martedì 13 settembre 2016

Il grande semplice


Dopo aver girato mezzo mondo, attraversato ogni genere di esperienza, errore  e sofferenza  non ho mai smesso di  cercare una risposta alla mia esistenza.  La mia domanda è sempre stata: Cosa devo capire?

Ebbene l’unica norma, nozione, conoscenza e saggezza che è alla base di ogni sofferenza e di ogni felicità è racchiusa nella nostra attitudine ad amare.  Dobbiamo solo capire questo. 
Una lettura unica e chiara, semplice, ma non facile. Senza emozioni la vita non è degna di essere vissuta e il sentimento più totalizzante è uno solo.

Tutto il grande mondo sembra una scuola dove è continuamente ripetuta la medesima lezione.

Non parlo solo dell’amore sentimentale che lega un uomo a una donna e viceversa  che spesso è il più banale e frainteso, poiché ognuno lo colora con le più fantasiose aspettative. Parlo dell’amore generalizzato per ogni cosa che compone  la realtà, e per quanto è possibile alla nostra limitata struttura umana, verso il maggior numero di esseri biologici ma addirittura anche verso la materia.

L’amore non come espressione di volontà, di sentimentalismo, di precetto religioso o di morale, ma come naturale conseguenza alla percezione di non separazione, di collegamento  o più esattamente come comprensione totale che tutto è manifestazione della medesima cosa in tutte le forme possibili.
Solo in una tale comunione è possibile trascendere la solitudine che a volte percepiamo fortissima e in altre in maniera indistinta, anche quando siamo circondanti dagli altri e che ci indica se ci siamo allontanati da questo abbraccio. Ho letto una volta: "L'abbraccio non è fatto per allargare le braccia intorno ad un'altra persona, ma per avvicinare due cuori."

Allora: Se vuoi essere felice, ama. Se soffri, ama di più. 
Soprattutto: Amare nonostante tutto, direi.

Tanto è bello, e tanto è difficile.

mercoledì 31 agosto 2016

Ombra e Luce


Fin dagli anni 40' gli USA hanno lavorato, anche attraverso i propri servizi segreti, per favorire la nascita e l'affermazione dell'Unione Europea intesa come governo sovranazionale.
Questo in linea con una strategia di controllo per manipolare meglio i paesi d'Europa. E' notizia dell'anno scorso, ma passata in sordina che la CIA spiava e sorvegliava le commissioni europee perfino durante le riunioni riservate.
Appare evidente che l'interesse Americano è finalizzato non certamente alla pura curiosità, ma a indebolire la struttura politica e l'economia concorrenziale europea, adottando azioni mirate che contraddistinguono generalmente i suoi piani operativi di ingerenza.
Di solito le linee d’intervento aggressivo statunitense sono tre: destabilizzazione sociale, pressione economica e azione militare, preceduta e promossa dai cosiddetti agenti provocatori. Non a caso la Gran Bretagna non ha aderito all'euro e non è più in Europa. La sincornicità della visita del futuro presidente americano Trump, alla vigilia del voto referendario inlglese appare evidente come segnale ai referenti di qusta strategia.
Nel piano operativo di destabilizzazione gli USA favoriscono tra le altre azioni, un'immigrazione incontrollata direttamente in Europa. Usano e veicolano poi il terrorismo con agenti infiltrati (per esempio è noto che il mullah Omar numero due di Al Qaeda fu per anni un collaboratore CIA) e in maniera indiretta con il boicottaggio delle informazioni, avverso i servizi di Intelligence europea. Favoriscono e coprono le loro manovre tramite la manipolazione dell'informazione che sostiene la tesi abbracciata dai cosiddetti intelletuali che i flussi migratori sono da agevolare per motivi umanitari. quando invece dimenticano che sono conseguenti ai conflitti militari generati proprio dall'ingerenza USA negli stati arabi e africani. Così spesiamo le conseguenze dei conflitti promossi e combattuti dagli USA, addirittura con un sostegno militare che allo Stato Italiano costeranno l'anno prossimo 102 miliardi di euro per gli interventi militari all'estero.
Una strategia subdola ma vincente, quella dei flussi migratori dei cosiddetti "profughi" già usata con successo dagli israeliani nei primi anni 80'  che spinsero via i palestinesi dai territori occupati militarmente dai soldati con la stella di David, mandandoli in Libano.
Innescando il conflitto grazie allo spostametno della delicata bilancia sociale, in favore dei mussulmani (poveri) contro la minoranza cristiano maronita che con la propria ricchezza stava creando  lo sviluppo economico del paese e un pericoloso polo bancario alternativo alla lobby ebrea. 
Il Libano da quel momento è stato annientato, e si son generati i prodromi delle future organizzazioni terroristiche con la nascita delle prime formazioni islamiche combattenti: le milizie Hezbollah. Infatti prima degli anni 70' il terrorismo era sconociuto con gli USA impegnati  sino ad allora nella guerra di occupazione del Vietnam, un paese composto da brave persone che avevano l'unica colpa di voler vivere secondo la loro filosofia politica. 
Sono stati uccisi un milione e mezzo di vietnamiti su una popolazione totale che non arrivava a 20 milioni di persone alla fine degli anni 60'. Praticamente gli USA hanno distrutto un'intera generazione di giovani uomini, uccidendo civili invermi, violentando sistematicamente donne adolescenti nei villaggi del nord (il caso della strage di  My Lai non fu certo una'eccezione ma la regola), utilizzando gas e defoglianti (Orange) che hanno prodottio generazioni successive con gravissime deformità genetiche, non contenti hanno sganciato dagli aerei milioni di mine anti uomo ancora attive sulla Cambogia e il Laos che erano Stati non belligeranti .
Una storia che si ripete continuamente e vede sempre, guarda caso, gli americani presenti, favorendo i propri interessi e quelli israeliani e generando così le cellule terroristiche che giustificano ulteriori misure di intervento altrimenti improponibili all'opinione pubblica; Sino ad arrivare alle più recenti organizzazioni terroristiche partorite dai conflitti promossi oppure combattuti direttatmente dagli USA e cioè in Somalia, Libia, Afganistan, Kuwait, Iraq, tanto per citare gli ultimi coflitti.
Tralascio volutamente lo scenario del Sud America, perché non pertinente a questa riflessione, ma lo lambisco perché emblematico della spietatezza "made in USA" con lo scandalo "Contras" ovvero armi ai guerriglieri del Nicaragua finanziati da Cocaina venduta nei ghetti afroamericani per mezzo della CIA. Sembra un' iperbole affermare che il più grande spacciatore di droga e venditore di armi al mondo è il Governo statunitense, se questo non fosse supportato dai fatti che trapelano tra  le notizie di cronaca. 
A chi si domandasse il senso di una tale impegno nel determinare conflitti e sofferenze ad un'umanità già tormentata dalla povertà e dalle difficoltà, non risponderei con le parole, ma con i numeri. 
572 miliardi di dollari è il budget annuale per la difesa stanziato dal Congresso USA.
Una cifra enorme ma che non è che un misero dieci per cento del volume d’affari dell'industria statunitense delle armi.
E' noto che i produttori di armi sono i maggiori finanziatori (diretti o indiretti) della politica americana, ed è per questo che nessun Presidente americano si è mai azzardato a fare una legge contro la libera vendita delle armi da fuoco negli USA, almeno se vuole vivere abbastanza o avere ancora un lavoro.
A questo mostruoso fiume di denaro si aggiungono i costi della Homeland Security ovvero di quelle agenzie che operano nel Intelligence dentro e fuori dai confini americani i cui stanziamenti sono però segretati. 

Ci sono inoltre  i costi degli studi e della sperimentazione e poi dello stoccaggio delle armi batteriologiche, chimiche e nucleari. 
Esistono teorie complottistiche che guardo alla luce del dubbio che sostengono che il modello multirazziale o multietnico (come più politically correct è detto) sia la copia  esportabile della società statunitense. Una società che giustifica il proprio forte potere alimentando i conflitti interni, derivanti dalla coabitazioni di etnie inconciliabili poiché culturalmente ed economicamente diverse. Se fosse un modello vincente gli Stati Uniti non avrebbero il maggior numero di detenuti al mondo, ma questo non ha importanza per  chi ha il potere anzi è funzionale al suo esercizio discrezionale. 
Di fatto una società priva di conflitti sociali porta inevitabilmente ad un suo sviluppo e a una struttura politica realmente democratica, mite ed efficiente, poiché la democrazia funziona bene solo se le persone che la decidono e la vivono sono evolute ed economicamente benestanti da poter prendere decisoni sagge e indipendenti. E' ovvio che la democrazia in Brasile non è la stessa democrazia della Svezia , il modello è simile ma non lo sono le persone.
Pare allora che gli Stati Uniti o perlomeno il suo Governo, abbia preso a motto ispiratore della propria politica il titolo di un film italiano: "Fin che c'è guerra c'è speranza".

Non esagero dicendo che se tutto il denaro usato per combattere  fosse usato per risolvere i conflitti che sono alla base del disagio che detemina le situazioni belliche, ovvero povertà e ignoranza, il mondo non avrebbe più bisogno di eserciti così agguerriti e costosi.
I generali promettono ai soldati che sarà sempre l'ultima battaglia e l'umanità non comprende che i conflitti non uccideranno mai la guerra, a morire saranno solo gli uomini. 
E' curioso che proprio l'asso dell'aviazione tedesca della prima guerra mondiale il famoso "Barone Rosso" una volta ha detto: "Anche se giustificato dalla guerra, l'uccisione di un altro essere umano sarà sempre e comunque un omicidio". 

Dunque,  lasciando da parte i miei pensieri idealistici su un'irrealizzabile umanità senza crudeltà, l'America si permette di fare tutto, ma si giustifica di solito sostenendo di garantire e proteggere la democrazia nel mondo. Di fatto invadendo per esempio l'Iraq (falsificando le prove di presunte armi di distruzione di massa) e generando poi l'ISIS e dimostrando solo che essa è la causa dei problemi che ipocritamente dice di voler risolvere. 
Nella realtà storica passata gli USA sono stati coinvolti in scandalose ingerenze in tutti i paesi che hanno una rilevanza strategica o economica, Hanno persino i bombardieri nucleari in Italia nella base ad Aviano, e dicono che siamo alleati!  Non si costuiscono centrali nucleari relativamente sicure e manteniamo nei depositi di casa nostra delle bombe atomiche all'idrogeno a disposizione di bombardieri intercontinentali senza poter neppure sottoporli a controlli di sicurezza da parte del nostro paese. Se non è follia questa...
E' ovvio che la difesa della democrazia da parte USA è una colossale menzogna. Tutti hanno visto cosa è successo in Libia (maggior produttore petrolifero dell'Africa) in buoni rapporti con l'Italia e con l'Europa, ma in conflitto con gli Stati Uniti, dove si è prima favorito il disagio interno e successivamente bombardato i libici della fazione governativa, colpendo anche civili innocenti nonostante il "No Flight" dell'ONU. Tutto ciò per operare una svolta politica che lasciasse spazio agli Stati Uniti.

Non è fantasioso immaginare uno scenario dove la strategia militare americana utilizzi l'ingresso migratorio di uomini giovani (e abili alla guerra) di religione mussulmana e di etnia arabo/africana per preparare un conflitto futuro direttamente nei nostri confini; Eliminando così l'unico vantaggio tattico dell'Europa cioè la supremazia aerea. Spostando la guerra d'Europa da un fronte difendibile in una guerriglia civile interna, estesa e incontrollabile.
Una strategia più congeniale ai mezzi e alle tecniche dei popoli arabi e africani di religione islamica. 
Tutto ciò potrebbe garantire inimmaginabili opportunità per l'industria pesante americana (la prima produttrice di armi al mondo) e notevoli occasioni per la loro industria civile senza più concorrenti occidentali. L'ingresso incontrollato di queste etnie aventi cultura diversissima, religione incompatibile e usi inconciliabili, rispetto a quelli europei non è affatto un problema umanitario, ma sono elementi strategici che innescheranno molto probabilmente un conflitto durevole permettendo agli USA di avvantaggiarsene stabilmente.
 
Tra tutti questi elementi destabilizzanti, lo ribadisco, quello dell'immigrazione incontrollata è il più pericoloso, non solo socialmente ma militarmente.
Invece, secondo molte persone che evidentemente non hanno una coscienza nazionale né lungimiranza previsionale e non hanno nemmeno voglia di informarsi del quadro politico generale, un po' oltre quello che gli dicono i telegiornali (che sono complici di questa strategia), l'immigrazione è una specie di benedizione. Questi uomini (principalmente maschi adulti e sani) dovrebbero integrarsi invece "magicamente" grazie ad un pluralismo che non si è mai visto in tutta la Storia dell'umanità; Arricchendo i paesi europei di non si sa bene che cosa, visto che anche al loro paese non hanno mai realizzato nei secoli un minimo di benessere economico e ci sono disparità sociali profondissime perfino tra uomini e donne della stessa nazione. Ci si domanda se è di questa ingiustizia sociale che abbiamo bisogno?
Credere allora in una società priva d'identità etnica, culturale e religiosa che si costituisca in una sorta di miscuglio, perdendo ogni peculiarità e confondendosi con etnie arabe/asiatiche/africane di importazione, sostenute da un traballante legame dissonante di religioni diverse, cioè in altre parole credere di poter vivere in una nazione composta da popoli diversi è un'idiozia.
Quando mai in tutta la storia del genere umano si è avuto una convivenza pacifica fra popoli diversi nello stesso luogo?
E' la natura umana e la sua Storia che è negata dai sostenitori dell'immigrazione senza controllo che dovrebbe invece secondo i criteri della scienza sociale, non superare il 5% della popolazione autoctona e con normative d'ingresso rigorose,  atte a garantirne la coabitazione pacifica con i residenti ed esigendo perciò il rispetto del modello sociale dello Stato che li ospita e non imponendo il proprio che fra l'altro ha determinato il loro esodo.
E' un gravissimo pericolo che bussa alle frontiere e credo in un decennio anche alle porte di casa di ogni europeo non di lingua inglese. 
Purtroppo suppongo ma a ragion veduta che questo quadro sarà non solo pensato ma anche dipinto in favore degli USA.
E' per questo motivo che i nostri uomini politici non vogliono dire di no all'America e di conseguenza sono complici di questo stato di cose. Se mai è possibile giustificare l'avidità di un altro paese non c'è scusa per chi volta le spalle per interesse al suo stesso popolo con l'aggravane di rappresentarlo grazie alla fiducia degli elettori.