martedì 13 settembre 2016

Il grande semplice


Dopo aver girato mezzo mondo, attraversato ogni genere di esperienza, errore  e sofferenza  non ho mai smesso di  cercare una risposta alla mia esistenza.  La mia domanda è sempre stata: Cosa devo capire?

Ebbene l’unica norma, nozione, conoscenza e saggezza che è alla base di ogni sofferenza e di ogni felicità è racchiusa nella nostra attitudine ad amare.  Dobbiamo solo capire questo. 
Una lettura unica e chiara, semplice, ma non facile. Senza emozioni la vita non è degna di essere vissuta e il sentimento più totalizzante è uno solo.

Tutto il grande mondo sembra una scuola dove è continuamente ripetuta la medesima lezione.

Non parlo solo dell’amore sentimentale che lega un uomo a una donna e viceversa  che spesso è il più banale e frainteso, poiché ognuno lo colora con le più fantasiose aspettative. Parlo dell’amore generalizzato per ogni cosa che compone  la realtà, e per quanto è possibile alla nostra limitata struttura umana, verso il maggior numero di esseri biologici.

L’amore non come espressione di volontà, di sentimentalismo, di precetto religioso o di morale, ma come naturale conseguenza alla percezione di non separazione, di collegamento  o più esattamente come comprensione totale che tutto è manifestazione della medesima cosa in tutte le forme possibili.
Solo in una tale comunione è possibile trascendere la solitudine che a volte percepiamo fortissima e in altre in maniera indistinta, anche quando siamo circondanti dagli altri e che ci indica se ci siamo allontanati da questo abbraccio.

Amare nonostante tutto, direi.

Tanto è bello e tanto pare difficile.

mercoledì 31 agosto 2016

Ombra e Luce


Fin dagli anni 40' gli USA hanno lavorato, anche attraverso i propri servizi segreti, per favorire la nascita e l'affermazione dell'Unione Europea intesa come governo sovranazionale.
Questo in linea con una strategia di controllo per manipolare meglio i paesi d'Europa. E' notizia dell'anno scorso, ma passata in sordina che la CIA spiava e sorvegliava le commissioni europee perfino durante le riunioni riservate.
Appare evidente che l'interesse Americano è finalizzato non certamente alla pura curiosità, ma a indebolire la struttura politica e l'economia concorrenziale europea, adottando azioni mirate che contraddistinguono generalmente i suoi piani operativi di ingerenza.
Di solito le linee d’intervento aggressivo statunitense sono tre: destabilizzazione sociale, pressione economica e azione militare, preceduta e promossa dai cosiddetti agenti provocatori. Non a caso la Gran Bretagna non ha aderito all'euro e non è più in Europa. La sincornicità della visita del futuro presidente americano Trump, alla vigilia del voto referendario inlglese appare evidente come segnale ai referenti di qusta strategia.
Nel piano operativo di destabilizzazione gli USA favoriscono tra le altre azioni, un'immigrazione incontrollata direttamente in Europa. Usano e veicolano poi il terrorismo con agenti infiltrati (per esempio è noto che il mullah Omar numero due di Al Qaeda fu per anni un collaboratore CIA) e in maniera indiretta con il boicottaggio delle informazioni, avverso i servizi di Intelligence europea. Favoriscono e coprono le loro manovre tramite la manipolazione dell'informazione che sostiene la tesi abbracciata dai cosiddetti intelletuali che i flussi migratori sono da agevolare per motivi umanitari. quando invece dimenticano che sono conseguenti ai conflitti militari generati proprio dall'ingerenza USA negli stati arabi e africani. Così spesiamo le conseguenze dei conflitti promossi e combattuti dagli USA, addirittura con un sostegno militare che allo Stato Italiano costeranno l'anno prossimo 102 miliardi di euro per gli interventi militari all'estero.
Una strategia subdola ma vincente, quella dei flussi migratori dei cosiddetti "profughi" già usata con successo dagli israeliani nei primi anni 80'  che spinsero via i palestinesi dai territori occupati militarmente dai soldati con la stella di David, mandandoli in Libano.
Innescando il conflitto grazie allo spostametno della delicata bilancia sociale, in favore dei mussulmani (poveri) contro la minoranza cristiano maronita che con la propria ricchezza stava creando  lo sviluppo economico del paese e un pericoloso polo bancario alternativo alla lobby ebrea. 
Il Libano da quel momento è stato annientato, e si son generati i prodromi delle future organizzazioni terroristiche con la nascita delle prime formazioni islamiche combattenti: le milizie Hezbollah. Infatti prima degli anni 70' il terrorismo era sconociuto con gli USA impegnati  sino ad allora nella guerra di occupazione del Vietnam, un paese composto da brave persone che avevano l'unica colpa di voler vivere secondo la loro filosofia politica. 
Sono stati uccisi un milione e mezzo di vietnamiti su una popolazione totale che non arrivava a 20 milioni di persone alla fine degli anni 60'. Praticamente gli USA hanno distrutto un'intera generazione di giovani uomini, uccidendo civili invermi, violentando sistematicamente donne adolescenti nei villaggi del nord (il caso della strage di  My Lai non fu certo una'eccezione ma la regola), utilizzando gas e defoglianti (Orange) che hanno prodottio generazioni successive con gravissime deformità genetiche, non contenti hanno sganciato dagli aerei milioni di mine anti uomo ancora attive sulla Cambogia e il Laos che erano Stati non belligeranti .
Una storia che si ripete continuamente e vede sempre, guarda caso, gli americani presenti, favorendo i propri interessi e quelli israeliani e generando così le cellule terroristiche che giustificano ulteriori misure di intervento altrimenti improponibili all'opinione pubblica; Sino ad arrivare alle più recenti organizzazioni terroristiche partorite dai conflitti promossi oppure combattuti direttatmente dagli USA e cioè in Somalia, Libia, Afganistan, Kuwait, Iraq, tanto per citare gli ultimi coflitti.
Tralascio volutamente lo scenario del Sud America, perché non pertinente a questa riflessione, ma lo lambisco perché emblematico della spietatezza "made in USA" con lo scandalo "Contras" ovvero armi ai guerriglieri del Nicaragua finanziati da Cocaina venduta nei ghetti afroamericani per mezzo della CIA. Sembra un' iperbole affermare che il più grande spacciatore di droga e venditore di armi al mondo è il Governo statunitense, se questo non fosse supportato dai fatti che trapelano tra  le notizie di cronaca. 
A chi si domandasse il senso di una tale impegno nel determinare conflitti e sofferenze ad un'umanità già tormentata dalla povertà e dalle difficoltà, non risponderei con le parole, ma con i numeri. 
572 miliardi di dollari è il budget annuale per la difesa stanziato dal Congresso USA.
Una cifra enorme ma che non è che un misero dieci per cento del volume d’affari dell'industria statunitense delle armi.
E' noto che i produttori di armi sono i maggiori finanziatori (diretti o indiretti) della politica americana, ed è per questo che nessun Presidente americano si è mai azzardato a fare una legge contro la libera vendita delle armi da fuoco negli USA, almeno se vuole vivere abbastanza o avere ancora un lavoro.
A questo mostruoso fiume di denaro si aggiungono i costi della Homeland Security ovvero di quelle agenzie che operano nel Intelligence dentro e fuori dai confini americani i cui stanziamenti sono però segretati. 

Ci sono inoltre  i costi degli studi e della sperimentazione e poi dello stoccaggio delle armi batteriologiche, chimiche e nucleari. 
Esistono teorie complottistiche che guardo alla luce del dubbio che sostengono che il modello multirazziale o multietnico (come più politically correct è detto) sia la copia  esportabile della società statunitense. Una società che giustifica il proprio forte potere alimentando i conflitti interni, derivanti dalla coabitazioni di etnie inconciliabili poiché culturalmente ed economicamente diverse. Se fosse un modello vincente gli Stati Uniti non avrebbero il maggior numero di detenuti al mondo, ma questo non ha importanza per  chi ha il potere anzi è funzionale al suo esercizio discrezionale. 
Di fatto una società priva di conflitti sociali porta inevitabilmente ad un suo sviluppo e a una struttura politica realmente democratica, mite ed efficiente, poiché la democrazia funziona bene solo se le persone che la decidono e la vivono sono evolute ed economicamente benestanti da poter prendere decisoni sagge e indipendenti. E' ovvio che la democrazia in Brasile non è la stessa democrazia della Svezia , il modello è simile ma non lo sono le persone.
Pare allora che gli Stati Uniti o perlomeno il suo Governo, abbia preso a motto ispiratore della propria politica il titolo di un film italiano: "Fin che c'è guerra c'è speranza".

Non esagero dicendo che se tutto il denaro usato per combattere  fosse usato per risolvere i conflitti che sono alla base del disagio che detemina le situazioni belliche, ovvero povertà e ignoranza, il mondo non avrebbe più bisogno di eserciti così agguerriti e costosi.
I generali promettono ai soldati che sarà sempre l'ultima battaglia e l'umanità non comprende che i conflitti non uccideranno mai la guerra, a morire saranno solo gli uomini. 
E' curioso che proprio l'asso dell'aviazione tedesca della prima guerra mondiale il famoso "Barone Rosso" una volta ha detto: "Anche se giustificato dalla guerra, l'uccisione di un altro essere umano sarà sempre e comunque un omicidio". 

Dunque,  lasciando da parte i miei pensieri idealistici su un'irrealizzabile umanità senza crudeltà, l'America si permette di fare tutto, ma si giustifica di solito sostenendo di garantire e proteggere la democrazia nel mondo. Di fatto invadendo per esempio l'Iraq (falsificando le prove di presunte armi di distruzione di massa) e generando poi l'ISIS e dimostrando solo che essa è la causa dei problemi che ipocritamente dice di voler risolvere. 
Nella realtà storica passata gli USA sono stati coinvolti in scandalose ingerenze in tutti i paesi che hanno una rilevanza strategica o economica, Hanno persino i bombardieri nucleari in Italia nella base ad Aviano, e dicono che siamo alleati!  Non si costuiscono centrali nucleari relativamente sicure e manteniamo nei depositi di casa nostra delle bombe atomiche all'idrogeno a disposizione di bombardieri intercontinentali senza poter neppure sottoporli a controlli di sicurezza da parte del nostro paese. Se non è follia questa...
E' ovvio che la difesa della democrazia da parte USA è una colossale menzogna. Tutti hanno visto cosa è successo in Libia (maggior produttore petrolifero dell'Africa) in buoni rapporti con l'Italia e con l'Europa, ma in conflitto con gli Stati Uniti, dove si è prima favorito il disagio interno e successivamente bombardato i libici della fazione governativa, colpendo anche civili innocenti nonostante il "No Flight" dell'ONU. Tutto ciò per operare una svolta politica che lasciasse spazio agli Stati Uniti.

Non è fantasioso immaginare uno scenario dove la strategia militare americana utilizzi l'ingresso migratorio di uomini giovani (e abili alla guerra) di religione mussulmana e di etnia arabo/africana per preparare un conflitto futuro direttamente nei nostri confini; Eliminando così l'unico vantaggio tattico dell'Europa cioè la supremazia aerea. Spostando la guerra d'Europa da un fronte difendibile in una guerriglia civile interna, estesa e incontrollabile.
Una strategia più congeniale ai mezzi e alle tecniche dei popoli arabi e africani di religione islamica. 
Tutto ciò potrebbe garantire inimmaginabili opportunità per l'industria pesante americana (la prima produttrice di armi al mondo) e notevoli occasioni per la loro industria civile senza più concorrenti occidentali. L'ingresso incontrollato di queste etnie aventi cultura diversissima, religione incompatibile e usi inconciliabili, rispetto a quelli europei non è affatto un problema umanitario, ma sono elementi strategici che innescheranno molto probabilmente un conflitto durevole permettendo agli USA di avvantaggiarsene stabilmente.
 
Tra tutti questi elementi destabilizzanti, lo ribadisco, quello dell'immigrazione incontrollata è il più pericoloso, non solo socialmente ma militarmente.
Invece, secondo molte persone che evidentemente non hanno una coscienza nazionale né lungimiranza previsionale e non hanno nemmeno voglia di informarsi del quadro politico generale, un po' oltre quello che gli dicono i telegiornali (che sono complici di questa strategia), l'immigrazione è una specie di benedizione. Questi uomini (principalmente maschi adulti e sani) dovrebbero integrarsi invece "magicamente" grazie ad un pluralismo che non si è mai visto in tutta la Storia dell'umanità; Arricchendo i paesi europei di non si sa bene che cosa, visto che anche al loro paese non hanno mai realizzato nei secoli un minimo di benessere economico e ci sono disparità sociali profondissime perfino tra uomini e donne della stessa nazione. Ci si domanda se è di questa ingiustizia sociale che abbiamo bisogno?
Credere allora in una società priva d'identità etnica, culturale e religiosa che si costituisca in una sorta di miscuglio, perdendo ogni peculiarità e confondendosi con etnie arabe/asiatiche/africane di importazione, sostenute da un traballante legame dissonante di religioni diverse, cioè in altre parole credere di poter vivere in una nazione composta da popoli diversi è un'idiozia.
Quando mai in tutta la storia del genere umano si è avuto una convivenza pacifica fra popoli diversi nello stesso luogo?
E' la natura umana e la sua Storia che è negata dai sostenitori dell'immigrazione senza controllo che dovrebbe invece secondo i criteri della scienza sociale, non superare il 5% della popolazione autoctona e con normative d'ingresso rigorose,  atte a garantirne la coabitazione pacifica con i residenti ed esigendo perciò il rispetto del modello sociale dello Stato che li ospita e non imponendo il proprio che fra l'altro ha determinato il loro esodo.
E' un gravissimo pericolo che bussa alle frontiere e credo in un decennio anche alle porte di casa di ogni europeo non di lingua inglese. 
Purtroppo suppongo ma a ragion veduta che questo quadro sarà non solo pensato ma anche dipinto in favore degli USA.
E' per questo motivo che i nostri uomini politici non vogliono dire di no all'America e di conseguenza sono complici di questo stato di cose. Se mai è possibile giustificare l'avidità di un altro paese non c'è scusa per chi volta le spalle per interesse al suo stesso popolo con l'aggravane di rappresentarlo grazie alla fiducia degli elettori. 



lunedì 29 agosto 2016

Aborigeno sarà Lei





Se volessimo capire cosa siamo con onestà, dovremmo guardare all'essere umano nella sua dimensione più semplice e meno civilizzata; Agli Aborigeni e ai primitivi che ormai sono quasi completamente estinti. Essi sono uomini liberi (o meglio più liberi) dai condizionamenti della Società civile, vivendo in una struttura sociale molto più semplice.

In tale dimensione primitiva essi non conoscono menzogna, invidia, gelosia e soprattutto possesso. In definitiva non conoscono il peccato. Non sono necessariamente "buoni" almeno nell’accezione morale del termine e nemmeno migliori, ma semplicemente sono quello che sono senza sovrastrutture.
In cosa sono diversi? Sono diversi nella mente, o meglio è diversa perché non si occupa del futuro.
E' il rapporto con il tempo che cambia la nostra natura intrinseca.

L'uomo moderno investe quasi totalmente l'energia della propria coscienza e le proprie fatiche nella capacità di previsione, e nella preoccupazione di edificare il -dopo-.
Un atteggiamento ragionevole, ma che esasperato diviene "innaturale" e lo porta necessariamente a vivere in una dimensione non umana, di accumulo, di sfruttamento e di paura, e anche di profondo smarrimento. La maggior parte delle persone in questo mondo "evoluto" non sono più esseri umani a causa del rapporto che hanno con il Tempo.
Probabilmente anche io non sono più nemmeno umano, costretto a convivere con questa follia da troppo tempo oramai. E' triste, ma è così.
Si è perso il contatto con la realtà, e in altre parole con la propria vita, perché essa s’incontra solo nel Presente.

E' anche importante capire cosa ci muove. Il piacere spinge tutte le nostre azioni, ma molti ipocritamente lo chiamano: felicità, Si giustifica questa pulsione naturale con i sentimenti, si mistificano le proprie azioni con una distorsione dell'obiettività per aderire ai canoni morali e religiosi che non corrispondono alla natura umana, perché funzionali alla società, non alla persona in se.

L'essere umano può essere a suo agio solo nel trovare la semplicità e la bellezza di ciò che è, nell'unico tempo che ha a disposizione per coglierlo: l'Adesso. Un tempo reale che ormai è quasi completamente assorbito da un futuro che ancora non esiste.
Quasi tutti siamo così trascinati in un non-luogo che chiamiamo passato e futuro. Maggiore è la nostra capacità di organizzazione del futuro e maggiore sarà la nostra integrazione nella società; Questo atteggiamento è elevato, dall'opinione condivisa, a virtù. Una virtù che però è tale solo perché è accettata acriticamente. In definitiva è invece una perversione che ci rende profondamente infelici e insoddisfatti, ma in maniera subdola, dandoci solo un'illusione di un piacere, nel voler cogliere gli obiettivi che ci sono proposti senza mai domandarci  se ci appartengono come libera espressione della nostra volontà.

E' emblematico lo stimolo, anzi la pulsione ad avere cose: Spesso inutili sacrificando noi stessi; Quando dovremmo essere invece “noi” la cosa più importante di cui occuparci.
Tali desideri sono indotti, infatti, appena raggiunti evaporano e si spostano più avanti, in nuovi e diversi
E' un'eterna corsa senza nessun traguardo. 
Tutto ciò lo chiamiamo assurdamente: normalità. 
Si è così abituati e assuefatti a questo stato di cose che non se ne percepisce più la follia.

Forse andare via dal mondo potrebbe essere un modo per ritrovarci se mai è ancora possibile.
Non lo so.
Temo che la semplicità, una volta persa, non sia più possibile averla indietro. 
Il "soddisfatto o rimborsato" non pare essere previsto dalla Vita.

Anche perché a differenza di come si è abituati dal nostro sistema di vivere, in una dimensione più vera, si avrà in conformità a quanto si è disposti a perdere.

mercoledì 24 agosto 2016

Arte, sport e frivolezze

E’ l’uomo che fa l’arte o viceversa?

Tutti possiamo dipingere, ma un quadro di Caravaggio è un’altra cosa.
Michelangelo Merisi è diventato “il Caravaggio” grazie all'arte della pittura che ha imparato, ma in seguito ha portato quello che aveva appreso oltre, grazie a se stesso.
La vetta si tocca avendone il talento, ma il talento si scopre grazie al mezzo che lo esprime. Vi è dunque un collegamento inscindibile tra le due cose.
Le peculiarità e le doti contano, ma anche il carattere personale, perché l'abilità da sola non permette di essere tra i migliori.

Penso però che è' necessario qualcosa di più, perché l'arte possa chiamarsi “Vera Arte” cioè vi è la necessità di esprimere attraverso di essa un "principio universale" che nell'arte figurativa può essere: la Bellezza.
Una bellezza diversa dalla rappresentazione di quel semplice piacere dell’occhio che subisce il decadimento delle novità e il capriccio del gusto.
Per essere Vera Arte, la Bellezza espressa in un opera dovrà essere una bellezza universale cioè non corrotta come accennato prima dal senso personale del bello né dalla moda, né dal tempo.

La definizione di “principio universale” non è affatto semplice da chiarire, visto che ogni verità è soggettiva.
Parlare di universalità appare presuntuoso, oltre che quasi sempre sbagliato.
Potrei però azzardare affermando che è comunque possibile averne la misura se lo definiamo “quel qualcosa” che può essere percepito da tutti, anche se -non da tutti- può essere compreso.

Infatti, se è vero che siamo tutti diversi e che tutti siamo influenzati dalle interpretazioni e non immuni ai fraintendimenti personali e agli errori; Quando “quel qualcosa” supera tutti questi ostacoli e ci tocca oltre la parzialità della nostra soggettività, allora entriamo in una dimensione diversa dall'ordinario e bisogna domandarsi se siamo di fronte a qualcosa di speciale.
Quindi la risposta personale alla "Vera Arte” sarà certamente diversa per ognuno, ma tutti ne saranno comunque colpiti profondamente e in qualche modo da essa trasformati.
Un’influenza che in alcuni sarà un piacere nuovo, in altri una sorpresa che conferma quanto immaginato, in altri magari solo uno stupore profondo o una sensazione indistinta che lascerà un segno vago ma persistente.
Si avrà così la prova che si è di fronte a qualche cosa di diverso rispetto al semplice bello.

Similmente, ma con le dovute proporzioni rispetto alle arti canoniche c'è la pratica dell’arte marziale che solo nella sua dimensione più completa può definirsi tale.
I sistemi di combattimento sono molti e diversi, ma hanno tutti avuto origine dal fango del conflitto umano, hanno però, prodotto in alcuni casi, un fiore che ha favorito lo sviluppo delle capacità e dello spirito dell’uomo grazie alla trasformazione, cioè passando da un mero metodo di combattimento a qualche cosa di diverso, più profondo e meno legato allo scopo primario, trascendendolo.
Nel nostro tempo, dove qualunque colpo di pistola è più veloce del più rapido pugno, è evidente che risulta anacronistico pensare ancora a questi sistemi con lo scopo che avevano, ovvero come mezzo di combattimento e di sopravvivenza per sopraffare un soggetto ostile.

Tuttavia, visto che è nella mia esperienza, ho notato che il confronto reale o realistico di un combattimento e perfino un combattimento sportivo, possono insegnare molto, mi sono interessato ad approfondire questa esperienza.
Fermo restando che l’agonismo è un punto di passaggio e non di arrivo nella crescita personale di un atleta marziale che vuole completarsi come uomo, attraverso questa pratica.
Il problema è così di scelte e di prospettive.

Schematizzando direi che usato come metodo di combattimento non è efficace quando l’uso delle armi contro un nemico; Se invece diventa solo uno sport risulta essere forviato rispetto al suo primitivo spirito di sopravvivenza, adeguandosi necessariamente ai regolamenti che trasformano un metodo di combattimento in un qualcosa di regolamentato e con esigenze di spettacolo, facendolo diventare inefficace e spesso addirittura volgare, come accade speso agli sport che con tutti i maneggi e gli interessi economici si corrompono.
Dunque a cosa può servire questa pratica quando è autentica? Di cosa deve essere peculiare per diventare Arte?

Penso che l’aspetto originale dell’arte marziale, ma direi di ogni Arte che si possa definire “Vera Arte” è nella sua componente educativa che si realizza come orizzonte al quale tendere, cioè come evoluzione dello scopo primario liberandolo dal suo mero utilizzo applicativo è considerando l’azione (artistica) nella sua accezione più ampia, ovvero libera dal risultato; Trasformandola in espressione come detto di un principio universale che nel caso particolare dei metodi marziali è il principio che permette di usare nel modo migliore l’energia del corpo e della mente in situazioni estreme.

Ho appena introdotto una nuova parola -Energia- che potrebbe essere fraintesa e sarà dunque utile provare a chiarirla.

L’Energia non é un concetto astratto, ma reale.
Essa permea, collega e costituisce ogni cosa ed è possibile utilizzarla attraverso la nostra soggettività biologica comprendendone iil modo e le forme in cui si esprime.
Il suo utilizzo è perfettibile da parte dell’uomo e in questo ha senso la disciplina continua cui si sottopone il ricercatore, ma la sua forma in sostanza è perfetta.

L’utilizzo dell’Energia che è dentro ad ogni persona e intorno ad ognuno, nella sua forma più dirompente, libera e non convenzionale è paradossalmente educativa, perché formativa di una coscienza spirituale che allarga la percezione del Mondo in maniera assolutamente inaspettata.
Aumentando le percezioni, si aumenterà di conseguenza anche il Mondo stesso in cui si vive, e la nostra capacità di agire in quel Mondo. Ampliando i confini si avrà di conseguenza un ampliamento della nostra capacità espressiva e dunque artistica.
In questa dimensione più alta e grande è possibile raggiunge un particolare stato che potremmo definire “d'arte” perché svincola l’azione dalla meschinità degli scopi, travalica il tempo che fa divenire obsoleta ogni cosa e ci si emenda dalla logica del profitto che appiattisce ogni intuizione, tutti quegli elementi che sono distintivi e costitutivi di una universalità che resta comunque oltre le definizioni.

E’ una maturazione che per giungere al suo apice abbisogna di tempo e va di pari passo con la crescita personale del praticante.
A differenza però delle creazioni artistiche, l’opera marziale si trasforma insieme al suo creatore che diventa una sorta di Performer.
Produttore e produzione sono indissolubilmente legati, interdipendenti e in armonia dinamica nel tempo.

Si dice che le persone intelligenti si riconoscono non tanto dalle risposte, ma dalle loro domande; Allora è la domanda di chi pratica l’arte marziale che conta.
In particolare nel rapporto dialettico con un Maestro.
E’ importante questa domanda per un eventuale allievo e conta anche per un eventuale Maestro.
Il vero Maestro sarà poi colui che susciterà e incoraggerà la domanda giusta, ma non fornirà una risposta stereotipata, ma la adatterà al momento e alla persona che la pone, sottolineando senza dirlo che l’unica risposta autentica è quella che una persona si dà da se stesso.
Purché gli strumenti con cui si procede siano corretti.
In questo è tra le altre la funzione del Maestro.
Il punto d’arrivo per l’allievo, ma direi più giustamente “il suo punto di inizio” sarà nella comprensione che il Maestro non serve se non per fargli capire che non servono maestri.

L’insegnamento non è dunque per imparare, ma per imparare a imparare da se stesso.

E’ necessario però mantenere viva la continua ricerca di una visione autentica e un alto livello di critica, altrimenti si rischia che una giusta domanda sia forviata da strumenti sbagliati che non tengono conto della realtà oggettiva e non confrontano questa realtà con quanto trovato e sperimentato.
Senza questa “ancora” ci si perderebbe seguendo percorsi bizzarri e avulsi da un senso reale dei fatti. Oppure renderebbe banale la ricerca e si avrebbero risposte altrettanto banali, perse a loro volta nel buio dell’ignoranza e nell'errore che è il vero nemico di chi pratica qualsiasi tipo di Arte.
In altre parole bisogna imparare ad essere modesti nei confronti del Mistero.

E’ una ricerca difficile proprio perché percorre sentieri poco battuti. A volte inesplorati.

Per chi più semplicemente cerca onore, fama e soldi, grazie all'attività sportiva oppure artistica e rincorre il plauso e il divertimento dello spettatore curioso in cerca solo di "circenses" lo troverà più facilmente, ma rimanendo sempre se stesso e senza vivere l’esperienza trasformante di essere ciò che fa, agendo oltre lo scopo dell’azione intrapresa e in questa unione armonica, per un momento, far scaturire qualche cosa di bello, perché autentico e autentico, perché espressione della radice di tutte le cose.


mercoledì 10 agosto 2016

Alien Report

Le differenze tra gli esseri umani non è certamente il colore della pelle, la religione, la cultura e neppure il grado d'intelligenza o il ceto sociale.

L'unica differenza tra gli uomini è in ciò che desiderano, e nei modi di realizzare questo desiderio.

Tutte le persone usano altre persone per ottenere quello che vogliono. E’ un dato di fatto; Non necessariamente e sempre crudele e meschino, ma certamente non è un vanto.

Questo è in definitiva il vero modo di essere dello strano bipede che vive per un po' sul terzo pianeta del Sole.



lunedì 8 agosto 2016

E' un effimero Fandango


Se cerchi una ragione non la troverai.
I tuoi  occhi spalancati non possono vedere la  semplice verità, nuda e bellissima che si mostra senza vergogna; Essi potrebbero benissimo essere chiusi, perché sarebbero ciechi lo stesso.

Nessun Dio e nessun padrone se non il desidero che ti seduce, e la paura che dipinge nella mente i timori; Essi sono veri per te come i pericoli reali.   
Le ambizioni ti conducono per mano ad un tavolo da gioco dove le carte turbinano come in una tempesta, ma la  vittoria e la sconfitta non esistono.  
Dici parole che si perderanno nel vento insieme al fiato che le ha pronunciate. 

Un’ombra bianca ti accompagna anche nel sole più luminoso, ma tu guardi sempre altrove.
Oltre la spiaggia e il mare, mentre l’onda si infrange dici “ecco l’acqua” ma non c’è limite né confine.

Chiedi un drink, ma la vita ti porterà solo un vassoio.

Volteggi in questo frivolo Fandango, quando dovresti ignorarlo.
Lascia andare, e avrai. 
Non cercare, perché hai già tutto. 

Sorridi, perché stillato il vino della vita resterà di te solo e unicamente il sedimento a vanto della cantina. 

giovedì 21 luglio 2016

La corsa è finita

Avevo percorso velocissimo questa strada in mezzo al deserto, sotto il sole e poi dentro la pioggia.

C’erano tante candele lungo quel viale che vidi e così trovai il mio posto.
Un albergo con tante stanze.
Una era per sognare, un’altra per dimenticare. Una per far festa, una per amare.
Davvero un pel posto. Nella mia stanza c’era lo specchio sul soffitto e lo champagne ghiacciato nel secchio.
Magnifico posto, pensai.
Sentii le campane che suonavano, mi voltai e vidi me stesso.
“Cosa ci fai qui?”
Rispose: “Non l’hai ancora capito?”

Uscii di corsa e trovai tante persone. Alcune sconosciute, altre erano vecchi amici. Ballavano, bevevano, parlavano. La  musica era bellissima.
Chiesi: “Capitano, chi sono?”
Sorridendo mi disse: “Sono tutti prigionieri. Qui però c’è tutto quello che puoi desiderare”
“Ma non ho nulla con cui pagare”

“Non importa, salderai quando vorrai. Ricorda solo che da qui non te ne potrai andare mai più.