giovedì 7 settembre 2017

Il consulto



Dopo una lunga attesa, finalmente il suo turno.
L'ampio studio del Professore era sobrio e funzionale, quasi minimale. Stranamente non aveva odore.


Egli lo guardò acutamente, solo per qualche secondo abbassando gli occhiali dal grande naso ma non disse nulla.

“Buon giorno Professore” disse lui invece come per stemperare quel silenzio un po così.
“Buon giorno a lei, si accomodi, mi dica” La voce del clinico era autorevole, calma, profonda quasi baritonale. 
Cominciò a sentirsi subito a proprio agio.
"Le devo parlare della malattia?"
"Non subito, mi racconti cosa è successo prima, un po' prima"

“Beh! Tutto è cominciato dopo che ho avuto un po’ di problemi con la mia vita privata, ho lasciato il lavoro che non sopportavo più, e  mia moglie invece di sostenermi, mi ha abbandonato anche se andavamo  d’accordo, almeno a me pareva così, ma credo che avesse perso interesse per me non avendo più la possibilità di portare a casa il -fine mese-.  Dopo un po’ per vivere ho dovuto mettere a frutto la mia passione musicale , ora suono  in un locale la sera, mi guadagno così da vivere, ma i problemi  non sono migliorati.”

“Quali problemi?” chiese il medico, sollevando lo sguardo dal suo blocco di appunti.

“Dico sempre quello che penso, e vedo il mondo con occhi diversi da quelli degli altri. Ho cominciato a considerare la vita con una visione diciamo -più obiettiva- ed è stato devastante. Le relazioni umane mi sono apparse subito false, dominate dall’interesse oppure dalla soddisfazione momentanea, senza profondità. Senza un reale valore significativo.  Il quadro che avevo dipinto per tutta la mia vita pareva sciogliersi davanti a me. La società mi è cominciata a sembrare  delirante con le sue regole incoerenti e ipocrite. In poche parole non mi capisce nessuno, mentre io purtroppo capisco gli altri molto bene, ma quello che capisco non mi piace. E nonostante questo non posso fare a meno di vederlo e di commentarlo, e questo genera un sacco di problemi con gli altri, si offendono della mia sincerità. C’è una cura? Un mio amico mi ha detto che Lei è un medico bravissimo, anche se contestato per le sue teorie originali, questo però l’ha detto un altro medico che ho visto prima di lei, ma che non mi riusciva a diagnosticare nulla. Vede, non posso fare a meno di essere sincero ”

“Non si preoccupi, in ogni caso il miglior medico  è la Natura, guarisce quasi tutti i mali e non parla male dei colleghi, c’è altro?”

“Ho un irrefrenabile desiderio di verità e di libertà”

“Umm! Questo può essere grave, mi faccia vedere” si alzò dalla grande poltrona, passò oltre la scrivania e  si avvicinò con passi lenti, quasi calcolati.
Le mani forti e calde gli sfiorarono il volto. Erano perfettamente asciutte e avvolgenti.

“Apra la bocca, dica: A”
“AAAAAAAAAAAA”
“Bene, bene, ora chiuda la bocca e guardi verso il soffitto” Gli appoggiò le dita appena sopra gli zigomi e con delicatezza aprì ulteriormente il globo oculare.
“Ah! Ecco,  è come pensavo”
“?”

Il professore tornò a sedersi e ristette pensoso un po' di tre quarti. Guardava il bordo della scrivania con il braccio sinistro appoggiato sull'addome e l'altro piegato, con la mano che gli sosteneva il mento, le dita piegate anch'esse, mentre l’indice gli fasciava la guancia come se indicasse il soffitto o il Cielo.

“E’ grave? La prego sono molto preoccupato”
“Ho due notizie per lei. Una buona e ovviamente una cattiva, quale vuole sentire per prima?”
“La brutta, la realtà ha sempre la precedenza”
“Bene, allora le dirò che lei soffre non di una, ma di due patologie rare e purtroppo incurabili. Ha sviluppato un problema della vista la Distopia; Questa patologia oculare le fa vedere il mondo, le persone, i fatti per quello che sono e non per quello che vorrebbe che fossero. Inoltre ha una conclamata sindrome del cavo orale, anch’essa rara e come le ho detto incurabile, la -faringite veritiera-".

“Accidenti ma guarda che sfiga, e quale sarebbe la notizia buona che morirò presto?”

“Su, su non faccia così che si può convivere con queste malattie. Certo non sono piacevoli, la rendono spesso malinconico, ma in fondo lei conosce una persona veramente soddisfatta e felice in questo mondo anche se si crede sana?”
“No, dottore”
“Ecco, vede…Però, preferisco Professore”
"Oh! scusi Professore"

“E posso sapere la buona notizia?”
“La buona notizia per lei è che ho scoperto il suo problema, e ho una cura che anche se non le garantirà la guarigione, le toglierà i sintomi fastidiosi. In poche parole le darò quello che offre la medicina moderna oggigiorno, e soprattutto quello che vogliono le persone comuni, non avere fastidi fisici e rimanere quello che sono, cioè la medesima persona che li ha fatti ammalare. Procrastinando così il malessere di vivere derivante del fatto di non avere una vera vita, sino a quando giungerà la fine della loro pseudo esistenza.”

“E’ quello che penso e vedo anch'io ma lei è fantastico, come mi capisce. E la cura?”

“Allora siamo d'accordo. Per la faringite veritiera, dovrà parlare pochissimo, dovrà limitarsi alle constatazioni, alle richieste di ordine materiale -passami quello, posso avere questo, come va? Ecc. ecc.- frasi semplici. Non affatichi assolutamente in cervello, il mio consiglio perciò è che vada spesso in Chiesa. Impari dalla maggioranza ad usare la testa solo per separare le orecchie.
Eviti ogni riflessione e approfondimento. Quando sente il bisogno irrefrenabile di dire come la pensa o sente che il suo ragionamento analitico si innesca…Allora parli di calcio, del tempo, del governo ladro. Eviti accuratamente tutto quello che non è ovvio. Avrà così  moltissimi amici e un certo successo con l’altro sesso. A proposito, Lei è eterosessuale?”

“Certamente”
Il medico lo trascrisse neigli appunti.

“E’ importante?”
“No affatto, ma oggigiorno è un po’ raro”

“Mi scusi  ancora e per la realtà che vedo con disincanto?”
“Per la distopia, dice? E' un po' più complesso, ma per sua fortuna ho inventato un collirio lisergico”

“Con LSD?”

“Esatto. Proprio quello, ma con una percentuale ridotta del principio attivo. E' una panacea. L’aiuterà con piccole allucinazioni a vedere il mondo come la maggioranza, però guidarà l’automobile con riflessi un po' rallentati e difficoltà nelle manovre di parcheggio ma non si spaventi non sarà il sintomo che sta cambiando sesso e solo un effetto collaterale. Non potrà invece svolgere attività creative né innovative, dovrà accontentarsi della routine”

“Cavolo e la musica?”
“Quella se la deve scordare, almeno se è un musicista di valore, se fa invece musica di successo non ci sono grossi problemi, mal che vada potrà riprendere il suo vecchio lavoro, quello che detestava, e scoprirà che non le darà più fastidio”

“Non c’è un altro rimedio?”
“Ci sarebbe un rimedio naturale, ma poco praticato perché un po' pericoloso e può procurarle dolore acuto anche se saltuariamente”
“Qual'è il rimedio naturale?”

“L’amore che altro..." un sottile velo appannò gli occhi del grande discendente di Ippocrate, ma fu giusto un attimo, poi aggiunse

"Ma solo quello vero, mi raccomando. Le imitazioni fanno peggio. L'amore vero non la guarirà completamente dalla distopia, ma l’aiuterà ad andare avanti. Tenga conto che le potrebbe costare tantissimo e non parlo di soldi”

“E se non trovassi il vero amore?”
"Non sia così pessimista, c'è tanto amore nel mondo" 
"Ah si? Non me ne sono mai accorto, ma se non capiasse?"

“Beh! Allora le resta solo la figa, e anche compatibile con il mio farmaco”
“Eh già! "

“Caro ragazzo, però adesso devo proprio salutarla. Lasci cinquecento euro all'infemiera uscendo. Fattura?"
"Ma no, si figuri...Grazie mille Professore, mi sento già meglio"

"Me scusi, Professor devo far entrar un altro pasiente?" Parlò dall'interfono la giovane infermiera con l'accento trevisano.
"No, cara fai aspettare. Dopo il pagamento del paziente che sta uscendo, dagli un flacone di Lisergimax, poi ho bisogno di te. Quando entri non scordarti di chiudere la porta dello studio, piccina” 
"Sertamente, professor" Rispose lei, colorando la voce di una nota giuliva ma sottomessa.

Una volta solo, il taumaturgo trasse dal camice un flaconcino, mise due gocce di collirio negli occhi e attese quello schianto di infermiera. 

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mercoledì 6 settembre 2017

Anfesibena umana





Non possiamo che essere poveri. 
Se guardiamo al mondo, al mondo umano, vediamo due opposti che si fronteggiano, si sostengono e si compenetrano; A volte lambendosi, ma senza mai potersi dividere.

Da una parte abbiamo società povere di mezzi materiali, dove sopravvive ancora un certo calore umano, sentimenti comunitari e un reale desiderio di stare insieme (principalmente determinato dal bisogno); Dall'altra parte delle società ricche di sprechi dove il benessere, sebbene non equamente distribuito, raggiunge quasi ogni uomo che la abita, e lo liberà almeno dalle necessità primarie, però lo deruba dalla sua umanità e gli dona in cambio una desertica solitudine. 

Abbiamo così persone povere di mezzi e altre povere di reali sentimenti. 
A volte mi fingo, grazie a un'immaginazione banale, una vita in un posto selvaggio, ma con una certa disponibilità di mezzi per gordermi come si dice "capra e cavoli", vivendo con persone vere e buone, ma questa apologia del "buon selvaggio" non esiste, perché in quelle società ancora non completamente sviluppate economicamente, le qualità umane sono determinate non dalla scelta personale ma dalla necessità di sopravvivere. 
La coesione sociale è mantenuta per sostenersi non per comprendersi.

Non c'è dunque merito nel praticare il "bene" se non si conosce il "male"; Se non si è nella condizione di scegliere fra questi due apparenti opposti, guidati da altro che la propria libertà, allora non c'è alcuna libertà.  
Pare dunque che l'essere umano appena si eleva da una condizione di ingnoranza, e la sua mente comincia a diventare acuta e tagliente, non può fare a meno principalmente di ferire e offendere; Pare anche che appena non sia perseguitato dalla fame, dalle malattie e dalla povertà, nasca in lui la convinzione di non aver più bisogno degli altri e se ne disinteressa. 
Con simili presupposti mi chiedo ragionevolmente se c'è una via d'uscita percorriblie nella ricerca di una vita degna di essere vissuta cioè gustata su tutti i livelli dell'essere e della materia? 

La mia esperienza umana non può che essere pessimista sull'edificazione di un reale Eldorado, dove l'umanità ritrovi un Eden da cui per altro è stata cacciata e anche a buon ragione, pare; Perché nelle persone ordinarie se troviamo delle qualità umane, queste sono legate alla semplicità, ma lo sviluppo materiale e intellettuale è connesso invece alla complessità. 
Una volta perso l'innocenza, l'uomo non ha più possibilità di averla indietro. 

La strada per l'emancipazione da questi due modi di essere che determinano due diversi modelli di società, entrambe destinate al fallimento, è purtroppo una trappola anch'essa; Questa emancipazione infatti non è socialmente praticabile, almeno non in rapporto a quel paradosso senza soluzione che chiamiamo: Uomo. 
Se mai esiste una strada percorribile al di fuori di questi due vicoli ciechi, essa non è un percorso democratico cioè per tutti, perché il sentiero di una persona per essere libera e forse anche addirittura felice (felicità non intesa come la bionda ventenne che ti aspetta sul cofano della macchina sportiva parcheggiata sotto il tuo attico in centro città) è una via elitaria, personale e senza garanzie di riuscita né istruzioni per l'uso. 

Ho sentito spesso parlare di "quest'uomo libero", però non l'ho mai incontrato, se non in sporadici attimi in alcune persone un po' speciali e talvolta perfino in altrettanti sporadici momenti in me stesso, ma mai stabilmente. 

Dunque sono pervenuto alla convinzione che il mondo oggettivo è determinato dal mondo soggettivo cioè dal personale modo di essere di ognuno, così cedo che il reale problema sia la coscienza che è, come dico sempre, una gabbia in cui tutti ci rinchiudiamo per sentirci liberi.

martedì 1 agosto 2017

Sprazzi di saggezza Vol. 1


Il Saggio Malamat era assiso nel dolce far nulla, quando il giovane domandò: "Grande Muftì, come realizzare i propri scopi, come vincere?" 
Lui rimase in silenzio per un po' e quindi rispose: "Ero amico di un grosso cane, velocissimo e terribile. Non aveva rivali. Un giorno lo vidi rincorrere un gatto, vecchio e spelacchiato. Il gatto saltava una staccionata e il cane pure, poi entrava in una pozzanghera e il cane scivolando gli era comunque dietro; Su e giù, sopra e sotto, per tutto il villaggio. Alla fine il cane stremato si distese a terra con il respiro affannato e rapidissimo. 
Quando si riprese, gli domandai. -Com'è che non sei riuscito a prendere il vecchio gatto?- 
E lui: -Beh! Io correvo solo per un pasto, ma quello correva per la sua vita-
Ecco il modo.

Racconto romantico Vol. 3



"Proprio a Hong Kong dovevo sentirmi male" pensò, mentre l’ambulanza procedeva lenta nel traffico caotico della metropoli cinese.
"Sarà stato il Sui Tzu? Me ne sono scofanato due ciotole, forse ho esagerato. Magari l’aria condizionata del ristorante?"
Non fece in tempo a darsi una risposta, perché era già in una stanzetta del HK General Hospital.
La piccola infermiera cantonese entrò: “Dottole impegnato, si spogli, tu aspetta” Poi, andò via.
Ne approfittò per andare in bagno per una fase creativa che aveva in canna, e dopo stette subito meglio.
Quando tornò la ragazza, era nudo come un verme.
Lei gli dava le spalle per compilare la cartella clinica mostrando un didietro perfetto che riempiva la divisa verde acqua; Quando si voltò gli si dipinse lo stupore sul viso. “Signole! Tu glosso ploblema” disse, sgranando gli occhi con un leggero strabismo di venere. “Faccio subito plelievo ciomp-ciomp, no  apettale dottole”
“Cosè il prelievo ciomp….?" Non finì la frase che la sanitaria era già in ginocchio.
“Caspita che roba” disse l'uomo, colto da gaiezza improvvisa.
“Cinesina piace lavolale” rispose l'infermierina fra un ciomp e l’altro.
Presto, forse troppo presto lui spalancò la bocca in un urlo silenzioso.
“Ola quasi nolmale, plelievo abbondante ma liuscito bene” aggiunse l’infermiera, passandosi la manina candida sulle labbra candide.
Lei si mise alla scrivania e scrisse l’esito sul modulo di dimissione, si  voltò appena, e con una somorfietta snob aggiunse “Secondo filosofia Buddista tu leincalnazione di asinello cambogiano, eh?!”
“E tu?” chiese l’uomo svuotato da ogni altra domanda.
Lei guardò il soffitto pensona e tamburellando la penna sul mento,  rispose: “Sanguisuga, folse”.


Racconto romantico Vol. 2


Il colonnello Kurtz, ultimo sopravvissuto alla sporca guerra, era finalmente giunto al villaggio Vietnamita Ndo-We, alle estreme propaggini del fiume Mekong, la dove osano le Pantegane. 



Con i suoi anfibi infradito e la mimetica Prada, osservava il silenzio e contemplava l'infinito ascoltandone il suono.
Si udirono appena i passi scalzi di una piccola Vietcong che si avvicinava tra le capanne, Lei, lo colse un po' di sorpresa, proprio mentre emetteva una flatulenza istintiva di magnitudo 7.0.
Alta poco più di un metro e un barattolo (ma di involtini primavera) era di forma acerbamente procace et sinuosa.
La bimba (Barely legal) disse. "Polca Paletta che tuono! Sta pel piovele celtamente. Glande Colionello può indicarmi la via pel Hanoi? Mi aspetta fidanzatino?"
Nel vecchio soldato si fece largo un tenero sorriso tra le cicatrici del volto: "Certo, piccina ti accompagnerò per un poco, aprirò la strada al fidanzatin".
Insieme si inoltrarono nella giungla.
Il gigantesco uomo d'armi con la piccola comunista dagli occhi a mandorla e dai capelli color notte asiatica.

Un immagine di riappacificazione li avvolse, ma dopo poco la foresta si animò.

Si udirono acuti squittii in lingua Bonsai "Hai-no, hai-no, io pelò detto Hanoi. Lei ha equivocato Colionello, che mal... alle spalle, poi"
Di rimando, invece di un’educata risposta la sovrastarono i grugniti da Gorilla del Colonnello che riempirono impietosi la giungla, e non solo, poi un ultimo ruggito... E fu silenzio, ma giusto per il tempo refrattario.
“La guella e guella” sentenziò soddisfatta la piccina, accendendosi insieme a lui una Lucky Strike senza filtro.

Racconto romantico Vol. 1


La splendida ragazza in tacco 12 disse. “Ma come mi vuoi sposare? Ci siamo appena conosciuti.; Che garanzie mi dai?”
Lui,: “Mi hanno sparato, hanno tentato di accoltellarmi, di farmi esplodere e bruciare. Praticamente non c’è nulla che possa stupirmi, a parte il male che gli esseri umani si possono fare gli uni con gli altri. Ho una memoria fotografica, una laurea in medicina e una in sociologia, parlo correntemente cinque lingue, ho insegnato karatè a Okinawa, Kung-fu a Hong Kong, un Q.I di 180, ma a te basterà sapere che me la so cavare...Ah! Poi tengo na minchia tanta”.

Lo sguardo di lei si sollevò timidamente, e si illuminò “Mi hai convinta...Specie con l’ultima”.

lunedì 24 luglio 2017

Vox clamantis in deserto Part. 2



Un uomo onesto, intendendolo come un idividuo conforme alle leggi, ai regolamenti e alla morale corrente, in questa società è un uomo povero, povero in tutti i sensi.

Se ad esempio, giusto  per semplicità nel discorso, si analizza la parte materiale dell'esitenza umana cioè se si considera un cittadino che ambisce al benessere economico, addirittura alla ricchezza, si comprenderà facilmente che egli dovrà essere per forza di cose disonesto. 
La proporzione del suo benessere materiale sarà proporzionale alla sua disobbedienza a quanto stabilito dalla società. Ovviamente ci sono delle eccezioni ma se si guarda ad un modello generale la conclusione non potrà che essere quella esposta. 
E' casuale questo paradosso? E' merito delle circostanze che il sistema promulghi delle leggi che se rispettate pedissequamente non daranno al suo seguace quei comfort e quell'indipendenza economica che invece meriterebbe? 


La contraddizione secondo la mia opinione è voluta, perché un uomo onesto può chiedere onestà e pretenderla dai suoi simili e dalle leggi che dovrà rispettare. Invece, una persona con una percentuale variabile di onestà, sarà ricattabile, gestibile, accomodante nei confronti della disonestà e della diseguaglianza propria della società in cui viviamo. Dunquel "il Sistema non sistema", semmai complica la vita di un uomo

A ulteriore riprova si osserva che la disonestà nel mondo è mantenuta in un percentile gestibile e funzionale alla società stessa, grazie agli organi di polizia, all'apparato giudiziario e all'organizzaione dello Stato. 
Gli strumenti repressivi a disposizione dell'ordinamento costituito sono utili sino a un certo punto nel mantenimento della legalità, quando toccano interessi più grandi, sono destituiti della loro autorità. Nel caso di individui che appartengono a questi apparati e sono recalcitranti a piegarsi a questa discrezionalità, sono semplicemente eliminati.

A una visione disincantata ci si renderà conto che la nostra società premia l'onestà con la povertà, l'integrità con l'isolamento e le iniziative per rendere questo mondo più onesto e integro con la morte, fisica o sociale.
La soluzione?

Non è possibile con mezzi ordinari, perché cambiare una società con gli strumenti democratici come i referendum o con le elezioni, è inefficace, 
Infatti ogni sistema sociale è creato per conservare se stesso e mantenere la sua leadership al potere.

Si permette e si usa la contestazione non per cambiare il mondo, ma come un vaccino contro tale cambiamento, perché la storia ha insegnato che se non si convogliano le proteste in una speranza di libertà, per altro quasi sempre disattesa, il malcontento può sfociare in una vera rivoluzione che è l’unico modo  con cui si può realizzare un sovvertimento radicale.
Questa rivoluzione per forza di cose sarà una rivoluzione armata, violenta con tutti i problemi ad essa connessa. Poi nel tempo si trasformerà nuovamente in un ordinamento che riprodurrà più o meno, le medesime problematiche precedenti. 
Cambieranno così i suonatori, ma la musica resterà sempre la stessa.
Si consente un certo grado di disobbedienza per mantenere l'obbedienza, un certo grado di illegalità, in particolare per i privilegiati, per mantenere una legalità diffusa che è generalmente pretesa principalmente verso i morti di fame, o giù di lì. 
Non voglio fare l'apologia dell'insurrezione eversiva o del comunismo anzi, ma questo è quello che insegna il nostro passato e purtroppo anche il nostro odierno. 
La differenza di classe esiste e non solo in India con le caste, ma anche al Gimbellino, solo che questa divisione è meno palese.

Le contromisure adottate dallo "status quo" contro dei significativi cambiamenti, sono molto sofisticate oggigiorno, perché forte dell'esperienze del passato che ha visto qualche volta il popolo diventare protagonista di se stesso, una condizione che la classe privilegiata non può assulutamente permettere se vuole perpetrarsi. 
La Storia,  ci insegna inoltre che poco o nulla è cambiato veramente.
Il vero ostacolo al cambiamento dell'umanità è purtroppo l'uomo stesso.

Quindi? Per quanto sbagliata possa essere la società in cui viviamo è l'espressione degli sbagli insiti negli uomini che la compongono. Le sue contraddizioni sono le stesse degli uomini che l'abitano, così le violenze e  i sopprusi.
Lo sfruttamento generato dall'avidità umana cui assistiamo accompagnato dal puerile sentimento di sopraffare gli altri, non sono che la parte tangibile della  meschinità dei cittadini di questa organizzazione complessa che chiamiamo mondo.
Tutto ciò che compie l'uomo è l'espressione macroscopica del suo microcosmo interiore, e questo vale per ogni essere umano su questo pianeta di disperati.

Come mai si perpetuano sempre gli stessi errori ad ogni generazione? Per diverse ragioni.
La prima, è biologica. Gli esseri umani possiedono una limitata conoscenza biologica che gli studiosi chiamano: Istinto. 
Rispetto a un castoro che, tanto per fare un esempio, una volta adulto costruisce una diga senza fare gli esami da geometra, l’essere umano deve imparare quasi tutto. 

Questo ci porta al secondo problema: La conoscenza umana. Intesa come sapere e come esperienza; Essa di fatto si fonda sulla comunicazione. 
Il linguaggio è un sistema molto più rapido della memoria biologica trasmessa per selezione  e incisa nel DNA delle diverse specie. 
L'essere umano è per così dire una "beta-version" dell’evoluzione per trasmettere la Vita cioè l'informazione in maniera diversa, meno indelebile ma molto più rapida, e fornisce un modello più duttile, rispetto all'adattamento biologico, grazie allo sviluppo della scienza e della tecnologia. L'essere umano non ha bisogno di due milioni di anni per farsi crescere le branchie e andare sottacqua, gli basta inventare il sottomarino.

Sono convinto, ma senza nessuna prova a sostegno di questa mia convinzione, che l'essere umano è il modo che ha il DNA di espandersi oltre questo pianeta. 

Ecco che il retaggio di informazioni, esperienze e conoscenze che una generazione lascia alla successiva è determinante nel forgiarne il destino. 
Su questo tesoro, patrimonio di tutti gli umani, però ci hanno messo le mani l’élite che ne governa la società, favorendo od ostacolando ciò che è funzionale al loro benessere, a scapito ovviamente di quello degli altri. Per mantenere le proprie ricchezze al sicuro  si è  evitato di prendere delle decisioni impopolari ma necessarie. Si mantengono invece sistemi sociali non equitari che diversamente non gioverebbero alla conservazione dei privilegi.

Questa avidità del Ghota di persone che decidono per gli altri, in cosa trova motivo? 
Visto che sarebbe più ragionevole una maggiore condivisione della cultura e del benessere, evitando le disparità che creano i conflitti, riducendo il numero della popolazione mondiale e con essa il numero dei problemi, adottando non solo un reale controllo delle nascite ma una selezione genetica per un’umanità più sana, sia fisicamente che psicologicamente. 
Non sarebbe un mondo più bello se libero dalle malattie genetiche e psichiche? 
Sicuramente meno affolato e dunque già solo per questo più felice. 
Perché allora non lo si fa? 
Qual'è il senso di una ricchezza che ti costringe a vivere in una prigione, circondato da muri, allarmi e guardie, perché il mondo fuori è pieno di ladri affamati? 
La prima ragione è che principalmente chi ha il potere, non ha fiducia in chi questo potere non l'ha, perché conoscendo i propri peccati e le meschinità del cuore umano, questa classe dominante proietta l'ombra scura, della loro anima ancora più oscura, su tutti gli altri. 
Non rischiano certamente di mollare il certo per l'incerto. 
"Se divento buono e poi me ne pento?" Pare questo il loro scrupolo o almeno a me piace pensarlo ma solo per sorridere.
La seconda ragione è invece più banale, si chiama: paura. E' la paura che determina l'avidità, non è l'egoismo come generalmente si crede.

La terza è costituzionale, ovvero di come è fatto l'uomo, non la maggioranza ma tutti: ricchi e poveri, belli e brutti, intelligenti e idioti, bianchi, neri, rossi, gialli e pure gli arancioni di Osho.
La condizione dell'essere umano è quella di un malato, questo è il suo stato naturale, e lo sarà finché si crederà sano. 
Egli è affetto da una malattia psicihica così profonda che si potrebbe equiparare alla follia, perché non riesce a vedere il mondo per quello che è. 
Nel momento che prenderà coscienza di essere malato, solo allora comincerà a guarire e a diventare sano. Si svilupperà allora, un modo non distorto di ragionare,  e imparerà a valutare gli effetti delle proprie azioni e di quelle degli altri, comprendendo la catena degli eventi, oltre il mero fatto come ora che valuta a malapena l'ultima concatenazione di causa-effetto. Svilupperà una visone profonda, non emotiva e deidentificata. 
Tutti i componenti dell'umanità dovrebbero incentivare la riflessione critica non solo sui fatti, ma soprattutto ognuno su se stesso e così cominciare ad occuparsi seriamente della propria guarigione; Invece di perdere tempo e guardare lo sport allo stadio o in televisone, dovrebbero smettere di rincorrere le assurde passioni che occupano la loro breve vita. Sarebbe necessario anche liberarsi dalle superstizioni che chiamano religioni e che li forviano dalla ricerca della verità; Una verità che è sempre nascosta in piena vista, e che non ha biosogno di nessun mediatore, tranne dell'unica entità soprannaturale che può dare un senso alla vita di un uomo. cioè se medesimo. 
L'essere umano dovrebbe dedicarsi anima e corpo a questo rinnovamento, procedere alla costruzione in se di una coscienza oggettiva che ahimè non possiede, proprio perché crede di averla.

In definitiva l'errore monumentale che commette questo bipede assai presuntuoso, cioè la madre di ogni sua sofferenza, è intendere gli altri diversi da se stesso, la Natura e la Terra qualcosa di separato da se. Questo non significa massificazione o appiattimento delle diversità perché se è vero che siamo "Uno" è anche vero che non siamo tutti la stessa cosa. 
In definitiva l'umanità è composta da sette miliardi e mezzo di persone, irrimedabilmente sole che si distraggono per non cogliere questa realtà la quale sarebbe il punto di partenza per una reale connessione.
Questa percezione di comunione degli uni con gli altri e poi tutti insieme con la realtà è la sola che possa dare una direzione a questa moltitudine di esseri persi, però tale realizzazione può arrivare solo da una mente sana. Invece nell'uomo c'è una separazione, una sorta di frattura fra se e la realtà che gli spalanca le porte dell'inferno, e genera una miriade di problemi, malattie e conflitti.

Ecco che se mai c'è ancora una speranza per l'uomo, questa non è nelle leggi, nella politica o nella demagogia con cui si muovono le masse, ma nella coscienza. 
Questo a molti sembra già un'utopia distante, ma non è neanche paragonabile a quanto ci sarebbe ancora da realizzare, èssa sebbene distante è  solo un primo piccolissimo passo. 
Solo la nascita di una coscienza oggetiva prima, e collettiva poi, al posto di quella individuale ora presente nelle persone (considerata e incentivata come una virtù), darà alla vita umana un senso e soprattutto un futuro. 
Questo potrà avvenire solo con un drastico cambiamento sociale e con la condivisione e la trasmissione di una cultura vera, una saggezza cioè non mistificata dal potere. Questa conoscenza insieme con un metodo didattico corretto svilupparà la percettività, una qualità, oggi presente solo come potenziale nel genotipo umano che per tradursi nel fenotipo necessario, richiederà un'attivazione ambientale, chimica e a livello più profondo energetica, però non nel modo che generalmente è inteso quando si parla di questo, e parlare di questi argomenti richiederebbe un discorso a parte, se mai fosse consentito farlo.

Auspico la venuta di donne e uomini con tale coscienza, prima che questo pianeta vada a ramengo, e una società che ne permetta lo sviluppo.


Un Uomo Nuovo direi, ben sapendo che esso non sarà il salvatore dell'umanità com'è intesa oggi, ma il suo assassino.