giovedì 7 settembre 2017

Il consulto



Dopo una lunga attesa, finalmente il suo turno.
L'ampio studio del Professore era sobrio e funzionale, quasi minimale. Stranamente non aveva odore.


Egli lo guardò acutamente, solo per qualche secondo abbassando gli occhiali dal grande naso ma non disse nulla.

“Buon giorno Professore” disse lui invece come per stemperare quel silenzio un po così.
“Buon giorno a lei, si accomodi, mi dica” La voce del clinico era autorevole, calma, profonda quasi baritonale. 
Cominciò a sentirsi subito a proprio agio.
"Le devo parlare della malattia?"
"Non subito, mi racconti cosa è successo prima, un po' prima"

“Beh! Tutto è cominciato dopo che ho avuto un po’ di problemi con la mia vita privata, ho lasciato il lavoro che non sopportavo più, e  mia moglie invece di sostenermi, mi ha abbandonato anche se andavamo  d’accordo, almeno a me pareva così, ma credo che avesse perso interesse per me non avendo più la possibilità di portare a casa il -fine mese-.  Dopo un po’ per vivere ho dovuto mettere a frutto la mia passione musicale , ora suono  in un locale la sera, mi guadagno così da vivere, ma i problemi  non sono migliorati.”

“Quali problemi?” chiese il medico, sollevando lo sguardo dal suo blocco di appunti.

“Dico sempre quello che penso, e vedo il mondo con occhi diversi da quelli degli altri. Ho cominciato a considerare la vita con una visione diciamo -più obiettiva- ed è stato devastante. Le relazioni umane mi sono apparse subito false, dominate dall’interesse oppure dalla soddisfazione momentanea, senza profondità. Senza un reale valore significativo.  Il quadro che avevo dipinto per tutta la mia vita pareva sciogliersi davanti a me. La società mi è cominciata a sembrare  delirante con le sue regole incoerenti e ipocrite. In poche parole non mi capisce nessuno, mentre io purtroppo capisco gli altri molto bene, ma quello che capisco non mi piace. E nonostante questo non posso fare a meno di vederlo e di commentarlo, e questo genera un sacco di problemi con gli altri, si offendono della mia sincerità. C’è una cura? Un mio amico mi ha detto che Lei è un medico bravissimo, anche se contestato per le sue teorie originali, questo però l’ha detto un altro medico che ho visto prima di lei, ma che non mi riusciva a diagnosticare nulla. Vede, non posso fare a meno di essere sincero ”

“Non si preoccupi, in ogni caso il miglior medico  è la Natura, guarisce quasi tutti i mali e non parla male dei colleghi, c’è altro?”

“Ho un irrefrenabile desiderio di verità e di libertà”

“Umm! Questo può essere grave, mi faccia vedere” si alzò dalla grande poltrona, passò oltre la scrivania e  si avvicinò con passi lenti, quasi calcolati.
Le mani forti e calde gli sfiorarono il volto. Erano perfettamente asciutte e avvolgenti.

“Apra la bocca, dica: A”
“AAAAAAAAAAAA”
“Bene, bene, ora chiuda la bocca e guardi verso il soffitto” Gli appoggiò le dita appena sopra gli zigomi e con delicatezza aprì ulteriormente il globo oculare.
“Ah! Ecco,  è come pensavo”
“?”

Il professore tornò a sedersi e ristette pensoso un po' di tre quarti. Guardava il bordo della scrivania con il braccio sinistro appoggiato sull'addome e l'altro piegato, con la mano che gli sosteneva il mento, le dita piegate anch'esse, mentre l’indice gli fasciava la guancia come se indicasse il soffitto o il Cielo.

“E’ grave? La prego sono molto preoccupato”
“Ho due notizie per lei. Una buona e ovviamente una cattiva, quale vuole sentire per prima?”
“La brutta, la realtà ha sempre la precedenza”
“Bene, allora le dirò che lei soffre non di una, ma di due patologie rare e purtroppo incurabili. Ha sviluppato un problema della vista la Distopia; Questa patologia oculare le fa vedere il mondo, le persone, i fatti per quello che sono e non per quello che vorrebbe che fossero. Inoltre ha una conclamata sindrome del cavo orale, anch’essa rara e come le ho detto incurabile, la -faringite veritiera-".

“Accidenti ma guarda che sfiga, e quale sarebbe la notizia buona che morirò presto?”

“Su, su non faccia così che si può convivere con queste malattie. Certo non sono piacevoli, la rendono spesso malinconico, ma in fondo lei conosce una persona veramente soddisfatta e felice in questo mondo anche se si crede sana?”
“No, dottore”
“Ecco, vede…Però, preferisco Professore”
"Oh! scusi Professore"

“E posso sapere la buona notizia?”
“La buona notizia per lei è che ho scoperto il suo problema, e ho una cura che anche se non le garantirà la guarigione, le toglierà i sintomi fastidiosi. In poche parole le darò quello che offre la medicina moderna oggigiorno, e soprattutto quello che vogliono le persone comuni, non avere fastidi fisici e rimanere quello che sono, cioè la medesima persona che li ha fatti ammalare. Procrastinando così il malessere di vivere derivante del fatto di non avere una vera vita, sino a quando giungerà la fine della loro pseudo esistenza.”

“E’ quello che penso e vedo anch'io ma lei è fantastico, come mi capisce. E la cura?”

“Allora siamo d'accordo. Per la faringite veritiera, dovrà parlare pochissimo, dovrà limitarsi alle constatazioni, alle richieste di ordine materiale -passami quello, posso avere questo, come va? Ecc. ecc.- frasi semplici. Non affatichi assolutamente in cervello, il mio consiglio perciò è che vada spesso in Chiesa. Impari dalla maggioranza ad usare la testa solo per separare le orecchie.
Eviti ogni riflessione e approfondimento. Quando sente il bisogno irrefrenabile di dire come la pensa o sente che il suo ragionamento analitico si innesca…Allora parli di calcio, del tempo, del governo ladro. Eviti accuratamente tutto quello che non è ovvio. Avrà così  moltissimi amici e un certo successo con l’altro sesso. A proposito, Lei è eterosessuale?”

“Certamente”
Il medico lo trascrisse neigli appunti.

“E’ importante?”
“No affatto, ma oggigiorno è un po’ raro”

“Mi scusi  ancora e per la realtà che vedo con disincanto?”
“Per la distopia, dice? E' un po' più complesso, ma per sua fortuna ho inventato un collirio lisergico”

“Con LSD?”

“Esatto. Proprio quello, ma con una percentuale ridotta del principio attivo. E' una panacea. L’aiuterà con piccole allucinazioni a vedere il mondo come la maggioranza, però guidarà l’automobile con riflessi un po' rallentati e difficoltà nelle manovre di parcheggio ma non si spaventi non sarà il sintomo che sta cambiando sesso e solo un effetto collaterale. Non potrà invece svolgere attività creative né innovative, dovrà accontentarsi della routine”

“Cavolo e la musica?”
“Quella se la deve scordare, almeno se è un musicista di valore, se fa invece musica di successo non ci sono grossi problemi, mal che vada potrà riprendere il suo vecchio lavoro, quello che detestava, e scoprirà che non le darà più fastidio”

“Non c’è un altro rimedio?”
“Ci sarebbe un rimedio naturale, ma poco praticato perché un po' pericoloso e può procurarle dolore acuto anche se saltuariamente”
“Qual'è il rimedio naturale?”

“L’amore che altro..." un sottile velo appannò gli occhi del grande discendente di Ippocrate, ma fu giusto un attimo, poi aggiunse

"Ma solo quello vero, mi raccomando. Le imitazioni fanno peggio. L'amore vero non la guarirà completamente dalla distopia, ma l’aiuterà ad andare avanti. Tenga conto che le potrebbe costare tantissimo e non parlo di soldi”

“E se non trovassi il vero amore?”
"Non sia così pessimista, c'è tanto amore nel mondo" 
"Ah si? Non me ne sono mai accorto, ma se non capiasse?"

“Beh! Allora le resta solo la figa, e anche compatibile con il mio farmaco”
“Eh già! "

“Caro ragazzo, però adesso devo proprio salutarla. Lasci cinquecento euro all'infemiera uscendo. Fattura?"
"Ma no, si figuri...Grazie mille Professore, mi sento già meglio"

"Me scusi, Professor devo far entrar un altro pasiente?" Parlò dall'interfono la giovane infermiera con l'accento trevisano.
"No, cara fai aspettare. Dopo il pagamento del paziente che sta uscendo, dagli un flacone di Lisergimax, poi ho bisogno di te. Quando entri non scordarti di chiudere la porta dello studio, piccina” 
"Sertamente, professor" Rispose lei, colorando la voce di una nota giuliva ma sottomessa.

Una volta solo, il taumaturgo trasse dal camice un flaconcino, mise due gocce di collirio negli occhi e attese quello schianto di infermiera. 

.



mercoledì 6 settembre 2017

Anfesibena umana





Non possiamo che essere poveri. 
Se guardiamo al mondo, al mondo umano, vediamo due opposti che si fronteggiano, si sostengono e si compenetrano; A volte lambendosi, ma senza mai potersi dividere.

Da una parte abbiamo società povere di mezzi materiali, dove sopravvive ancora un certo calore umano, sentimenti comunitari e un reale desiderio di stare insieme (principalmente determinato dal bisogno); Dall'altra parte delle società ricche di sprechi dove il benessere, sebbene non equamente distribuito, raggiunge quasi ogni uomo che la abita, e lo liberà almeno dalle necessità primarie, però lo deruba dalla sua umanità e gli dona in cambio una desertica solitudine. 

Abbiamo così persone povere di mezzi e altre povere di reali sentimenti. 
A volte mi fingo, grazie a un'immaginazione banale, una vita in un posto selvaggio, ma con una certa disponibilità di mezzi per gordermi come si dice "capra e cavoli", vivendo con persone vere e buone, ma questa apologia del "buon selvaggio" non esiste, perché in quelle società ancora non completamente sviluppate economicamente, le qualità umane sono determinate non dalla scelta personale ma dalla necessità di sopravvivere. 
La coesione sociale è mantenuta per sostenersi non per comprendersi.

Non c'è dunque merito nel praticare il "bene" se non si conosce il "male"; Se non si è nella condizione di scegliere fra questi due apparenti opposti, guidati da altro che la propria libertà, allora non c'è alcuna libertà.  
Pare dunque che l'essere umano appena si eleva da una condizione di ingnoranza, e la sua mente comincia a diventare acuta e tagliente, non può fare a meno principalmente di ferire e offendere; Pare anche che appena non sia perseguitato dalla fame, dalle malattie e dalla povertà, nasca in lui la convinzione di non aver più bisogno degli altri e se ne disinteressa. 
Con simili presupposti mi chiedo ragionevolmente se c'è una via d'uscita percorriblie nella ricerca di una vita degna di essere vissuta cioè gustata su tutti i livelli dell'essere e della materia? 

La mia esperienza umana non può che essere pessimista sull'edificazione di un reale Eldorado, dove l'umanità ritrovi un Eden da cui per altro è stata cacciata e anche a buon ragione, pare; Perché nelle persone ordinarie se troviamo delle qualità umane, queste sono legate alla semplicità, ma lo sviluppo materiale e intellettuale è connesso invece alla complessità. 
Una volta perso l'innocenza, l'uomo non ha più possibilità di averla indietro. 

La strada per l'emancipazione da questi due modi di essere che determinano due diversi modelli di società, entrambe destinate al fallimento, è purtroppo una trappola anch'essa; Questa emancipazione infatti non è socialmente praticabile, almeno non in rapporto a quel paradosso senza soluzione che chiamiamo: Uomo. 
Se mai esiste una strada percorribile al di fuori di questi due vicoli ciechi, essa non è un percorso democratico cioè per tutti, perché il sentiero di una persona per essere libera e forse anche addirittura felice (felicità non intesa come la bionda ventenne che ti aspetta sul cofano della macchina sportiva parcheggiata sotto il tuo attico in centro città) è una via elitaria, personale e senza garanzie di riuscita né istruzioni per l'uso. 

Ho sentito spesso parlare di "quest'uomo libero", però non l'ho mai incontrato, se non in sporadici attimi in alcune persone un po' speciali e talvolta perfino in altrettanti sporadici momenti in me stesso, ma mai stabilmente. 

Dunque sono pervenuto alla convinzione che il mondo oggettivo è determinato dal mondo soggettivo cioè dal personale modo di essere di ognuno, così cedo che il reale problema sia la coscienza che è, come dico sempre, una gabbia in cui tutti ci rinchiudiamo per sentirci liberi.

martedì 1 agosto 2017

Sprazzi di saggezza Vol. 1


Il Saggio Malamat era assiso nel dolce far nulla, quando il giovane domandò: "Grande Muftì, come realizzare i propri scopi, come vincere?" 
Lui rimase in silenzio per un po' e quindi rispose: "Ero amico di un grosso cane, velocissimo e terribile. Non aveva rivali. Un giorno lo vidi rincorrere un gatto, vecchio e spelacchiato. Il gatto saltava una staccionata e il cane pure, poi entrava in una pozzanghera e il cane scivolando gli era comunque dietro; Su e giù, sopra e sotto, per tutto il villaggio. Alla fine il cane stremato si distese a terra con il respiro affannato e rapidissimo. 
Quando si riprese, gli domandai. -Com'è che non sei riuscito a prendere il vecchio gatto?- 
E lui: -Beh! Io correvo solo per un pasto, ma quello correva per la sua vita-
Ecco il modo.

Racconto romantico Vol. 3



"Proprio a Hong Kong dovevo sentirmi male" pensò, mentre l’ambulanza procedeva lenta nel traffico caotico della metropoli cinese.
"Sarà stato il Sui Tzu? Me ne sono scofanato due ciotole, forse ho esagerato. Magari l’aria condizionata del ristorante?"
Non fece in tempo a darsi una risposta, perché era già in una stanzetta del HK General Hospital.
La piccola infermiera cantonese entrò: “Dottole impegnato, si spogli, tu aspetta” Poi, andò via.
Ne approfittò per andare in bagno per una fase creativa che aveva in canna, e dopo stette subito meglio.
Quando tornò la ragazza, era nudo come un verme.
Lei gli dava le spalle per compilare la cartella clinica mostrando un didietro perfetto che riempiva la divisa verde acqua; Quando si voltò gli si dipinse lo stupore sul viso. “Signole! Tu glosso ploblema” disse, sgranando gli occhi con un leggero strabismo di venere. “Faccio subito plelievo ciomp-ciomp, no  apettale dottole”
“Cosè il prelievo ciomp….?" Non finì la frase che la sanitaria era già in ginocchio.
“Caspita che roba” disse l'uomo, colto da gaiezza improvvisa.
“Cinesina piace lavolale” rispose l'infermierina fra un ciomp e l’altro.
Presto, forse troppo presto lui spalancò la bocca in un urlo silenzioso.
“Ola quasi nolmale, plelievo abbondante ma liuscito bene” aggiunse l’infermiera, passandosi la manina candida sulle labbra candide.
Lei si mise alla scrivania e scrisse l’esito sul modulo di dimissione, si  voltò appena, e con una somorfietta snob aggiunse “Secondo filosofia Buddista tu leincalnazione di asinello cambogiano, eh?!”
“E tu?” chiese l’uomo svuotato da ogni altra domanda.
Lei guardò il soffitto pensona e tamburellando la penna sul mento,  rispose: “Sanguisuga, folse”.


Racconto romantico Vol. 2


Il colonnello Kurtz, ultimo sopravvissuto alla sporca guerra, era finalmente giunto al villaggio Vietnamita Ndo-We, alle estreme propaggini del fiume Mekong, la dove osano le Pantegane. 



Con i suoi anfibi infradito e la mimetica Prada, osservava il silenzio e contemplava l'infinito ascoltandone il suono.
Si udirono appena i passi scalzi di una piccola Vietcong che si avvicinava tra le capanne, Lei, lo colse un po' di sorpresa, proprio mentre emetteva una flatulenza istintiva di magnitudo 7.0.
Alta poco più di un metro e un barattolo (ma di involtini primavera) era di forma acerbamente procace et sinuosa.
La bimba (Barely legal) disse. "Polca Paletta che tuono! Sta pel piovele celtamente. Glande Colionello può indicarmi la via pel Hanoi? Mi aspetta fidanzatino?"
Nel vecchio soldato si fece largo un tenero sorriso tra le cicatrici del volto: "Certo, piccina ti accompagnerò per un poco, aprirò la strada al fidanzatin".
Insieme si inoltrarono nella giungla.
Il gigantesco uomo d'armi con la piccola comunista dagli occhi a mandorla e dai capelli color notte asiatica.

Un immagine di riappacificazione li avvolse, ma dopo poco la foresta si animò.

Si udirono acuti squittii in lingua Bonsai "Hai-no, hai-no, io pelò detto Hanoi. Lei ha equivocato Colionello, che mal... alle spalle, poi"
Di rimando, invece di un’educata risposta la sovrastarono i grugniti da Gorilla del Colonnello che riempirono impietosi la giungla, e non solo, poi un ultimo ruggito... E fu silenzio, ma giusto per il tempo refrattario.
“La guella e guella” sentenziò soddisfatta la piccina, accendendosi insieme a lui una Lucky Strike senza filtro.

Racconto romantico Vol. 1


La splendida ragazza in tacco 12 disse. “Ma come mi vuoi sposare? Ci siamo appena conosciuti.; Che garanzie mi dai?”
Lui,: “Mi hanno sparato, hanno tentato di accoltellarmi, di farmi esplodere e bruciare. Praticamente non c’è nulla che possa stupirmi, a parte il male che gli esseri umani si possono fare gli uni con gli altri. Ho una memoria fotografica, una laurea in medicina e una in sociologia, parlo correntemente cinque lingue, ho insegnato karatè a Okinawa, Kung-fu a Hong Kong, un Q.I di 180, ma a te basterà sapere che me la so cavare...Ah! Poi tengo na minchia tanta”.

Lo sguardo di lei si sollevò timidamente, e si illuminò “Mi hai convinta...Specie con l’ultima”.

lunedì 24 luglio 2017

Vox clamantis in deserto Part. 2



Un uomo onesto, intendendolo come un idividuo conforme alle leggi, ai regolamenti e alla morale corrente, in questa società è un uomo povero, povero in tutti i sensi.

Se ad esempio, giusto  per semplicità nel discorso, si analizza la parte materiale dell'esitenza umana cioè se si considera un cittadino che ambisce al benessere economico, addirittura alla ricchezza, si comprenderà facilmente che egli dovrà essere per forza di cose disonesto. 
La proporzione del suo benessere materiale sarà proporzionale alla sua disobbedienza a quanto stabilito dalla società. Ovviamente ci sono delle eccezioni ma se si guarda ad un modello generale la conclusione non potrà che essere quella esposta. 
E' casuale questo paradosso? E' merito delle circostanze che il sistema promulghi delle leggi che se rispettate pedissequamente non daranno al suo seguace quei comfort e quell'indipendenza economica che invece meriterebbe? 


La contraddizione secondo la mia opinione è voluta, perché un uomo onesto può chiedere onestà e pretenderla dai suoi simili e dalle leggi che dovrà rispettare. Invece, una persona con una percentuale variabile di onestà, sarà ricattabile, gestibile, accomodante nei confronti della disonestà e della diseguaglianza propria della società in cui viviamo. Dunquel "il Sistema non sistema", semmai complica la vita di un uomo

A ulteriore riprova si osserva che la disonestà nel mondo è mantenuta in un percentile gestibile e funzionale alla società stessa, grazie agli organi di polizia, all'apparato giudiziario e all'organizzaione dello Stato. 
Gli strumenti repressivi a disposizione dell'ordinamento costituito sono utili sino a un certo punto nel mantenimento della legalità, quando toccano interessi più grandi, sono destituiti della loro autorità. Nel caso di individui che appartengono a questi apparati e sono recalcitranti a piegarsi a questa discrezionalità, sono semplicemente eliminati.

A una visione disincantata ci si renderà conto che la nostra società premia l'onestà con la povertà, l'integrità con l'isolamento e le iniziative per rendere questo mondo più onesto e integro con la morte, fisica o sociale.
La soluzione?

Non è possibile con mezzi ordinari, perché cambiare una società con gli strumenti democratici come i referendum o con le elezioni, è inefficace, 
Infatti ogni sistema sociale è creato per conservare se stesso e mantenere la sua leadership al potere.

Si permette e si usa la contestazione non per cambiare il mondo, ma come un vaccino contro tale cambiamento, perché la storia ha insegnato che se non si convogliano le proteste in una speranza di libertà, per altro quasi sempre disattesa, il malcontento può sfociare in una vera rivoluzione che è l’unico modo  con cui si può realizzare un sovvertimento radicale.
Questa rivoluzione per forza di cose sarà una rivoluzione armata, violenta con tutti i problemi ad essa connessa. Poi nel tempo si trasformerà nuovamente in un ordinamento che riprodurrà più o meno, le medesime problematiche precedenti. 
Cambieranno così i suonatori, ma la musica resterà sempre la stessa.
Si consente un certo grado di disobbedienza per mantenere l'obbedienza, un certo grado di illegalità, in particolare per i privilegiati, per mantenere una legalità diffusa che è generalmente pretesa principalmente verso i morti di fame, o giù di lì. 
Non voglio fare l'apologia dell'insurrezione eversiva o del comunismo anzi, ma questo è quello che insegna il nostro passato e purtroppo anche il nostro odierno. 
La differenza di classe esiste e non solo in India con le caste, ma anche al Gimbellino, solo che questa divisione è meno palese.

Le contromisure adottate dallo "status quo" contro dei significativi cambiamenti, sono molto sofisticate oggigiorno, perché forte dell'esperienze del passato che ha visto qualche volta il popolo diventare protagonista di se stesso, una condizione che la classe privilegiata non può assulutamente permettere se vuole perpetrarsi. 
La Storia,  ci insegna inoltre che poco o nulla è cambiato veramente.
Il vero ostacolo al cambiamento dell'umanità è purtroppo l'uomo stesso.

Quindi? Per quanto sbagliata possa essere la società in cui viviamo è l'espressione degli sbagli insiti negli uomini che la compongono. Le sue contraddizioni sono le stesse degli uomini che l'abitano, così le violenze e  i sopprusi.
Lo sfruttamento generato dall'avidità umana cui assistiamo accompagnato dal puerile sentimento di sopraffare gli altri, non sono che la parte tangibile della  meschinità dei cittadini di questa organizzazione complessa che chiamiamo mondo.
Tutto ciò che compie l'uomo è l'espressione macroscopica del suo microcosmo interiore, e questo vale per ogni essere umano su questo pianeta di disperati.

Come mai si perpetuano sempre gli stessi errori ad ogni generazione? Per diverse ragioni.
La prima, è biologica. Gli esseri umani possiedono una limitata conoscenza biologica che gli studiosi chiamano: Istinto. 
Rispetto a un castoro che, tanto per fare un esempio, una volta adulto costruisce una diga senza fare gli esami da geometra, l’essere umano deve imparare quasi tutto. 

Questo ci porta al secondo problema: La conoscenza umana. Intesa come sapere e come esperienza; Essa di fatto si fonda sulla comunicazione. 
Il linguaggio è un sistema molto più rapido della memoria biologica trasmessa per selezione  e incisa nel DNA delle diverse specie. 
L'essere umano è per così dire una "beta-version" dell’evoluzione per trasmettere la Vita cioè l'informazione in maniera diversa, meno indelebile ma molto più rapida, e fornisce un modello più duttile, rispetto all'adattamento biologico, grazie allo sviluppo della scienza e della tecnologia. L'essere umano non ha bisogno di due milioni di anni per farsi crescere le branchie e andare sottacqua, gli basta inventare il sottomarino.

Sono convinto, ma senza nessuna prova a sostegno di questa mia convinzione, che l'essere umano è il modo che ha il DNA di espandersi oltre questo pianeta. 

Ecco che il retaggio di informazioni, esperienze e conoscenze che una generazione lascia alla successiva è determinante nel forgiarne il destino. 
Su questo tesoro, patrimonio di tutti gli umani, però ci hanno messo le mani l’élite che ne governa la società, favorendo od ostacolando ciò che è funzionale al loro benessere, a scapito ovviamente di quello degli altri. Per mantenere le proprie ricchezze al sicuro  si è  evitato di prendere delle decisioni impopolari ma necessarie. Si mantengono invece sistemi sociali non equitari che diversamente non gioverebbero alla conservazione dei privilegi.

Questa avidità del Ghota di persone che decidono per gli altri, in cosa trova motivo? 
Visto che sarebbe più ragionevole una maggiore condivisione della cultura e del benessere, evitando le disparità che creano i conflitti, riducendo il numero della popolazione mondiale e con essa il numero dei problemi, adottando non solo un reale controllo delle nascite ma una selezione genetica per un’umanità più sana, sia fisicamente che psicologicamente. 
Non sarebbe un mondo più bello se libero dalle malattie genetiche e psichiche? 
Sicuramente meno affolato e dunque già solo per questo più felice. 
Perché allora non lo si fa? 
Qual'è il senso di una ricchezza che ti costringe a vivere in una prigione, circondato da muri, allarmi e guardie, perché il mondo fuori è pieno di ladri affamati? 
La prima ragione è che principalmente chi ha il potere, non ha fiducia in chi questo potere non l'ha, perché conoscendo i propri peccati e le meschinità del cuore umano, questa classe dominante proietta l'ombra scura, della loro anima ancora più oscura, su tutti gli altri. 
Non rischiano certamente di mollare il certo per l'incerto. 
"Se divento buono e poi me ne pento?" Pare questo il loro scrupolo o almeno a me piace pensarlo ma solo per sorridere.
La seconda ragione è invece più banale, si chiama: paura. E' la paura che determina l'avidità, non è l'egoismo come generalmente si crede.

La terza è costituzionale, ovvero di come è fatto l'uomo, non la maggioranza ma tutti: ricchi e poveri, belli e brutti, intelligenti e idioti, bianchi, neri, rossi, gialli e pure gli arancioni di Osho.
La condizione dell'essere umano è quella di un malato, questo è il suo stato naturale, e lo sarà finché si crederà sano. 
Egli è affetto da una malattia psicihica così profonda che si potrebbe equiparare alla follia, perché non riesce a vedere il mondo per quello che è. 
Nel momento che prenderà coscienza di essere malato, solo allora comincerà a guarire e a diventare sano. Si svilupperà allora, un modo non distorto di ragionare,  e imparerà a valutare gli effetti delle proprie azioni e di quelle degli altri, comprendendo la catena degli eventi, oltre il mero fatto come ora che valuta a malapena l'ultima concatenazione di causa-effetto. Svilupperà una visone profonda, non emotiva e deidentificata. 
Tutti i componenti dell'umanità dovrebbero incentivare la riflessione critica non solo sui fatti, ma soprattutto ognuno su se stesso e così cominciare ad occuparsi seriamente della propria guarigione; Invece di perdere tempo e guardare lo sport allo stadio o in televisone, dovrebbero smettere di rincorrere le assurde passioni che occupano la loro breve vita. Sarebbe necessario anche liberarsi dalle superstizioni che chiamano religioni e che li forviano dalla ricerca della verità; Una verità che è sempre nascosta in piena vista, e che non ha biosogno di nessun mediatore, tranne dell'unica entità soprannaturale che può dare un senso alla vita di un uomo. cioè se medesimo. 
L'essere umano dovrebbe dedicarsi anima e corpo a questo rinnovamento, procedere alla costruzione in se di una coscienza oggettiva che ahimè non possiede, proprio perché crede di averla.

In definitiva l'errore monumentale che commette questo bipede assai presuntuoso, cioè la madre di ogni sua sofferenza, è intendere gli altri diversi da se stesso, la Natura e la Terra qualcosa di separato da se. Questo non significa massificazione o appiattimento delle diversità perché se è vero che siamo "Uno" è anche vero che non siamo tutti la stessa cosa. 
In definitiva l'umanità è composta da sette miliardi e mezzo di persone, irrimedabilmente sole che si distraggono per non cogliere questa realtà la quale sarebbe il punto di partenza per una reale connessione.
Questa percezione di comunione degli uni con gli altri e poi tutti insieme con la realtà è la sola che possa dare una direzione a questa moltitudine di esseri persi, però tale realizzazione può arrivare solo da una mente sana. Invece nell'uomo c'è una separazione, una sorta di frattura fra se e la realtà che gli spalanca le porte dell'inferno, e genera una miriade di problemi, malattie e conflitti.

Ecco che se mai c'è ancora una speranza per l'uomo, questa non è nelle leggi, nella politica o nella demagogia con cui si muovono le masse, ma nella coscienza. 
Questo a molti sembra già un'utopia distante, ma non è neanche paragonabile a quanto ci sarebbe ancora da realizzare, èssa sebbene distante è  solo un primo piccolissimo passo. 
Solo la nascita di una coscienza oggetiva prima, e collettiva poi, al posto di quella individuale ora presente nelle persone (considerata e incentivata come una virtù), darà alla vita umana un senso e soprattutto un futuro. 
Questo potrà avvenire solo con un drastico cambiamento sociale e con la condivisione e la trasmissione di una cultura vera, una saggezza cioè non mistificata dal potere. Questa conoscenza insieme con un metodo didattico corretto svilupparà la percettività, una qualità, oggi presente solo come potenziale nel genotipo umano che per tradursi nel fenotipo necessario, richiederà un'attivazione ambientale, chimica e a livello più profondo energetica, però non nel modo che generalmente è inteso quando si parla di questo, e parlare di questi argomenti richiederebbe un discorso a parte, se mai fosse consentito farlo.

Auspico la venuta di donne e uomini con tale coscienza, prima che questo pianeta vada a ramengo, e una società che ne permetta lo sviluppo.


Un Uomo Nuovo direi, ben sapendo che esso non sarà il salvatore dell'umanità com'è intesa oggi, ma il suo assassino.

martedì 16 maggio 2017

Oriente e dintorni


I rapporti sociali nel Sud Est Asiatico sono un po' diversi da quelli occidentali ed europei. 
Almeno, se posso azzardare un'analisi personale sulla base della mia esperienza in molti viaggi in tutta l'Asia, e da un numero imprecisato di incontri con il gentil sesso e con uomini conosciuti grazie a rapporti di amicizia.

Apparentemente le relazioni sembrano più facili, ma non è così per gli incontri significativi. 

Cominciando a parlare per cavalleria delle donne con gli occhi a mandorla, ho notato che in generale le ragazze asiatiche non sopportano i consigli, neppure i suggerimenti e meno che meno i rimproveri (specialmente se fatti a ragione) perché esiste una forte identificazione nella loro cultura tra sbaglio e valore della persona in sé; Questo si può dire anche per il nostro contesto sociale, ma in oriente questa identificazione è molto più forte.  
In ciò si spiega un modo di fare diverso che noi occidentali spesso fraintendiamo. 
A volte scambiamo la gentilezza, l'arrendevolezza e la loro comprensiva pazienza per disponibilità, quando non è proprio così. 
Per gli occidentali è un po' meno offensivo il senso che danno alle critiche che comunque infastidiscono come i consigli non richiesti, ma se si trascura questa diversità, essa può dar vita a ogni genere di malinteso.
L'insofferenza alle critiche non vale solo per le donne, ovviamente ma anche per gli uomini orientali, però con questi ho avuto delle frequentazioni meno confidenziali.

Un altro elemento da tenere presente è che la società asiatica è molto più classista della nostra. 
Le differenze economiche sono considerate un vero muro invalicabile, separando le classi sociali in maniera a noi sconosciuta e incomprensibile; Non certo perché noi siamo più buoni, più evoluti e democratici come ci raccontiamo da noi stessi, ma solamente perché le gabbie che ci separano nel nostro quotidiano sono solo più trasparenti.  
Questa diversità di classe in oriente si esprime nel comportamento adottato da chi ha una posizione di privilegio, in un modo che secondo i nostri canoni, potremmo definire come sgarbato. 
Farsi vedere dagli altri trattare male un povero o un inferiore è considerato moralmente sbagliato nella nostra società, forse per la dottrina religiosa, e dunque lo si fa in maniera meno evidente, più subdola, oppure con altri metodi meno plateali, mentre per gli orientali è quasi normale manifestarlo.

L'apparente dolcezza delle persone asiatiche si evidenzia principalmente con gli occidentali, perché chi ha una frequentazione con gli stranieri è in generale in una posizione subordinata. 
La loro remissività e il modo educato di relazionarsi, forse un po' affettato, non ha lo stesso valore che gli diamo noi europei. 
Le classi agiate generalmente non si mischiano con i bianchi, e non si comportano assolutamente come le persone comuni che si possono incontrare in una vacanza esotica.
Per non parlare della spiritualità, e della religione che non sono affatto come si vede nei film. 
Certamente si trovano persone sagge e aperte anche in oriente, ma la caratteristica che ci accomuna è che questa profondità è rarissima in entrambi gli emisferi. 
Quello che intendo è che l'educazione in oriente, è innanzitutto un modo per tenersi alla larga dai guai ed evitare di far incazzare il prossimo, mettendo il naso nella sua vita, perché lo ribadisco, per loro questa particolare privacy ha un valore molto forte equiparandola alla stima di se. E' dunque necessario evitare spesso di indicare a un'altra persona un errore o peggio coglierlo sul fatto, in generale è utile a volte far finta di niente e riservarsi il biasimo con altri sistemi. 
La disapprovazione infatti, tra loro si esprime in maniera diversa, più fisica, ma non alzando quasi mai la voce come un capoufficio, che è considerato un comportamento molto aggressivo, quasi come mettere le mani addosso a un’altra persona. 
Quindi, queste simpatiche anime semplici sono simili a noi, ma urlano e si incazzano solo in casi estremi. Non è che sono più buoni, affatto, perché fanno cattiverie inaudite, ma solo con meno rumore.

L'educazione e i rapporti formali sono principalmente un modo di stabilire una gerarchia tra di loro, una gerarchia che ha un grande importanza, perché altrimenti vanno in panico non sapendo più come comportarsi; Perché come detto la classe sociale una volta identificata, implica una serie di comportamenti codificati e accettati. E' un sistema più semplice che sembra solo più complicato.  
Naturalmente ci sono diverse e variegate sfumature a secondo del paese asiatico.

All'interno della famiglia vige la medesima regola e non bisogna credere troppo allo stereotipo delle donne asiatiche succubi dell'uomo, non è proprio sempre esatto, perché invece in molti paesi la società è addirittura matriarcale ed è più una pubblicità ingannevole verso gli altri questo modo di apparire, più che una realtà.
Non è facile spiegarlo, ma dipende in generale da chi porta i soldi a casa, permettersi di trattare male il compagno di vita o i parenti subordinati. 
Dunque può capitare all'uomo, oppure alla donna, dipende un po' da chi ha questa esigenza di sentirsi un po' superiore che comporta comunque anche delle responsabilità, conterà il lavoro che si svolge, ma soprattutto contano i soldi che si guadagnano e che si metteranno poi a disposizione della famiglia.

Se uno dei due, in una coppia, non fa un cazzo e vuole farsi mantenere, dovrà abbozzare sui maltrattamenti che gli arriveranno, sicuri come le tasse, dal partner che sgobba invece tutto il santo giorno. Il quale, lo potrà maltrattare ma non criticare. 
E' da ridere, perché noi principalmente ci comportiamo all'opposto.

Di fatto, la maggior parte degli stranieri atteggiandosi come finti "amiconi" con i locali, crea dei fraintendimenti e non chiarisce bene la gerarchia. Gli lascia un po' intendere che siamo loro pari o addirittura che loro sono superiori, il che li autorizzerà a rifilare qualche fregatura al malcapitato turista che si stupirà che il suo atteggiamento così democratico sia stato poi sfruttato oltre che non essere apprezzato, perché il comportamento nella società asiatica è in rapporto alla gerarchia oltre che alla morale, cioè non è propriamente e solamente in relazione ai precetti. 
Le regole di onestà sono simili, ma la loro applicazione è anche subordinata al rapporto gerarchico creatosi, questo è sicuramente vero nei rapporti occasionali, mentre in quelli più profondi questi modi saranno più sfumati e in ogni caso un rapporto di amicizia per la sua maturazione, richiederà una componente che è difficile reperire durante una vacanza di un paio di settimane cioè come nella nostra società sarà necessario il tempo perché si  sviluppi.
Quindi, è eticamente corretto per molti asiatici comportarsi "bene" con il superiore, e "male" con l'inferiore. 

Eviteranno tutti però il più possibile le critiche che come detto si esprimeranno in maniera non verbale, ovvero saranno implicite nel comportamento, e nell'atteggiamento corporeo che diverrà man mano più sprezzante maggiormente vi è la necessità di correggere.
Così è possibile assistere a curiose espressioni tra di loro che rasentano le comiche ai nostri occhi, e non comprendiamo le smorfie che ci sembrano ridicole, magari fatte a bocca storta o dondolando il capo, esse invece hanno un preciso messaggio.
Le discussioni tra di loro avvengo generalmente senza alzare troppo la voce e senza guardare troppo negli occhi l'interlocutore, che in generale è un modo non gradito in oriente; Un po' come con i cani se mi è permesso il paragone etologico. 
Di fatto loro guardano, e anche molto, ma di sguincio, di lato mentre a noi sembra invece che non guardano,  o che guardano per terra, ma solo perché hanno gli occhi con un taglio stretto e non lo notiamo facilmente. 
Sono pochi gli occidentali che se ne accorgono, ma fanno così.
E' il loro codice con cui comunicano e si intendono benissimo, questo è fondamentale comprenderlo.
Non è necessario andare in Asia per vederlo, basterà  entrare in un bar o in un ristorante cinese e identificare il "capo" che è sempre alla cassa o comunque dove arrivano i soldi, e osservare come con il viso serio e il modo di muoversi altero, terrà sotto tiro i subalterni che gli girano intorno, e lo guardano di sottecchi per adeguarsi ai suoi ordini. 

E' curioso, tanto per raccontare, che in Vietnam si rimproveri bonariamente i familiari, più giovani o inferiori nell'organigramma familiare, durante la festa di capodanno che è detto "Tet" e si svolge in febbraio per una decina di giorni. 
Avviene in famiglia una sorta di piccolo rito, davanti a tutti, dove il rimproverante sorridendo (ma non troppo) appoggia una mano sulla spalla del rimproverato che resta a testa bassa e annuisce con piccoli inchini. Alla fine del rimbrotto gli sono consegnati dei soldi in una particolare busta. 
Talvolta, in questa sorta di "cerimonia del "consiglio/rimprovero" l'officiante di turno per così dire, mette addirittura una mano sulla testa che in Vietnam si può fare (è da evitare invece in Thailandia dove è assolutamente scortese toccare il capo delle persone e dei bambini). 
I vietnamiti che sono generalmente delle brave persone, ma un po' dei "grezzoni" hanno poi una sorta di lotteria familiare sempre a capodanno che avviene con l'estrazione delle medesime buste portafortuna, in tal caso la busta ha un valore simbolico diverso ed è aperta davanti ai familiari. I soldi "vinti" posso essere di importi sensibilmente diversi, e sono esibiti ai parenti più sfortunati senza il minimo pudore, anzi con una notevole presa per il culo.  

Ci sono così tanti e diversi modi per rimarcare la gerarchia all'interno della famiglia che in Vietnam è allargata a un'infinità di parenti che vivono tutti vicini, manco fossero in un campo Rom. 
Se mai potesse raggiungerli la minaccia di certi delinquenti albanesi "spacco bottiglia, ti ammazzo famiglia" con loro non avrebbe possibilità di compiersi, perché sono decisamente in troppi.

A parte il mio gusto per l'assurdo, ci sono alcuni comportamenti per noi stranissimi. 
Una volta mi capitò gironzolando in scooter tra le risaie cambogiane, un po' da temerario, visto i bufali liberi e i serpenti velenosi, per non parlare delle mine antiuomo inesplose e purtroppo ancora funzionanti, lanciate dagli aerei U.S.A. del "buon" Nixon, durante il conflitto vietnamita e "regalate" a Laos e Cambogia, solo perché confinanti e mai più sminate da questi opinabili difensori della libertà a stelle e strisce, di finire per caso in un paesino dove c'era una bella festa. 
Chiesi a una ragazza che cantava contenta con gli amici il motivo di tanta gioia e mi confessò candidamente che si celebrava il funerale del suo amato padre. 
Non avevo notato il ritratto del defunto su una specie di altare ricoperto dai fiori bianchi, il bianco infatti è  il colore del lutto in tutto l'oriente. 

Parlando invece della sicurezza sociale del Sud Est Asiatico è da tenere presente che i cosiddetti "diritti umani" in molti di questi paesi non esistono, tranne in quelli più ricchi, e anche in quelli, sono un po' discutibili per  i nostri standard occidentali. 
Ribadendo la constatazione universale che Rolex e vicoli bui non sono mai andati d'accordo, bisogna sapersi muovere nel modo giusto per fare un viaggio in relativa sicurezza. 
Evitare di comprare o usare droghe,  rispettare le leggi del paese, non sono solamente comportamenti moralmente e legalmente corretti, ma anche necessari ai fini della propria incolumità. 

La maggioranza di questi paesi hanno regimi polizieschi violenti, e talvolta ci sono dittature militari, quindi non bisogna mettersi mai in situazioni dove questi poteri forti possono veramente fare di uno straniero quello che vogliono. 
Non esiste proprio l'Ambasciata Italiana da chiamare in soccorso come fosse la mamma, perché semplicemente la Polizia ti fa sparire e basta. 
Se fai qualche cazzata grossa ti portano nella Giungla e cosa succede dopo lo si può solo immaginare, perché non è mai tornato nessuno a raccontarlo.

Onestamente, però bisogna dire che se uno straniero si comporta correttamente, saluta con cortesia, ma senza troppi salamelecchi, ubbidisce agli ordini durante un eventuale controllo di polizia, senza mostrare nessuna sfumatura di arroganza o insofferenza, e con paziente dignità manifesta comprensione per il loro incarico, le forze dell'ordine e perfino i militari, non danno alcun fastidio, e tollerano la presenza dello straniero con  malcelata sufficienza, ma permettendogli di continuare il viaggio senza disagi. 
Suggerisco di evitare i comportamenti polemici che si hanno generalmente con gli agenti in divisa in Italia, perché se va bene (ma bene veramente) se si litiga con la polizia in quei luoghi ti gonfiano di manganellate che non ti alzi prima di una settimana dal letto. 
Posso affermarlo perché l'ho visto, ma per equità devo dire che a quello cui è successo se l'era cercata. 

Certi quartieri malfamati, anche in città internazionali, come ad esempio Bangkok, Hanoi, Phnom Penh, perfino Hong Kong e Singapore è meglio evitarli se non si è accompagnati da una persona del luogo di cui si è sicuri della sua amicizia e magari gode di una certa familiarità con il sottobosco urbano. Se proprio si finisce in qualche situazione pericolosa e capitasse come è capitato a me di trovarsi in situazioni a "rischio" è meglio palesare una certa sicurezza e un comportamento risoluto che i benpensanti aborrirebbero, giudicandolo da -bianco bastardo razzista- ma invece farà la differenza fra tornare a casa o non tornare, finire a pezzi oppure rimanere intero. 
Nel caso applicare ma con attento discernimento, la regola aurea "Chi picchia per primo, picchia due volte" che è una risorsa che vale più di tante chiacchiere.
E' sempre meglio però avere un piano B, da attuare in caso di emergenza, una sorta di "escape road". 
Questo forse può sembrare eccessivo, ma sarà di grande importanza se ci si avventura fuori dai soliti recinti per turisti.
Quindi suggerisco un comportamento rispettoso, asciutto, deciso, meglio se un po' scostante, ma comunque pronto anche alla simpatia. 
Questo eviterà una marea di problemi, rendendoci poco appetibili alle aggressioni, ma anche educati e ben accetti ai loro occhi, perché è ragionevole piuttosto che rimanere se stessi in un contesto completamente diverso, adottare delle strategie funzionali in rapporto a dove ci si trova e così evitare di passare grossi guai.

Per un uomo è più semplice viaggiare, meglio ancora se quest'uomo è alto, robusto e con l'occhio sveglio. 
Ho visto però anche coppie di ragazze con gli zaini in spalla girare da sole in lungo e in largo per l'oriente, ma non ho idea se in me sia sorto maggiormente, ammirazione per il loro coraggio o perplessità per la loro incoscienza. 
  
In generale, secondo la mia opinione bisogna essere versatili e adottare il più possibile gli usi e costumi del posto.
Mi fa sorridere un ricordo sicuramente banale ma che non posso dimenticare proprio per questo, di un mio caro amico italiano che voleva un piatto di spaghetti all'arrabbiata in un ristorante in Birmania in  un posto selvaggio nel Golfo del Bengala.
La sua delusione nel mangiare qualcosa che non era affatto quello che si aspettava, era per me il naturale risultato di volere una cosa che non apparteneva a quel posto. 

Semmai avessi bisogno di chiarire a me stesso, quanto sono un po' diverso dal comune "turista" dovrei descrivere la mia faccia di commiserazione al suo tentativo di spiegarsi per avere quella pietanza e che ovviamente non riuscì a mangiare nemmeno due forchettate di quel piatto, mentre io mangiai benissimo i loro piatti squisiti. 
Il suo comportamento secondo me fu fuori luogo.

Dunque, bisogna prendere quello che hanno, che è molto, e lasciare le abitudini di casa, a casa appunto. 
Giusto per far capire racconto alcuni aneddoti dei paesi che ho visitato e qualche istantanea di vita vissuta.

In Giappone che fra i paesi asiatici è il più ricco e più strutturato, vi sono alcune regole assolutamente arbitrarie come ad esempio il divieto sociale di soffiarsi il naso davanti ad altri, se lo si fa poi a tavola si è quasi sicuri di continuare il resto del pranzo da soli, e si riceverà comunque una brutta reazione; Ci sono altri usi invece che secondo la mia opinione, possono avere un senso come la busta con i soldi che si usa in molte occasioni, ma diverse dal Vietnam, anche con gli amici ma non quelli troppo stretti. 

Quando ad esempio si riceve ospitalità e la classe sociale e la disponibilità economica di chi ospita è inferiore a quella dell’ospitato, si usa consegnare del denaro (rigorosamente pulito e stirato) in una bella busta. 
La persona che la riceverà è esentato dal ringraziare o farà solo un piccolissimo inchino, naturalmente senza guardarci dentro, dovrà mettere questa busta in bella mostra da qualche parte, magari sul comodino però come se nulla fosse. 
Tutti in quella casa vedranno che il gesto sociale è compiuto, ma senza enfatizzarlo. 
Sempre nella società giapponese c'è un rapporto molto più stretto che negli altri paesi orientali con il “debito” che noi definiremmo "favore" che comunque è un cardine molto importante della loro società ed è importantissimo per loro.
Nel paese del Sol Levante questo concetto di "debito" rasenta l'ossessione. 
Si contrae un debito per un nonnulla, anche per piccole cose che per noi sono scontate come per esempio solo chiedere un’informazione stradale, perché "obbliga" il malcapitato a rispondere e dare l'informazione e assicurarsi che l'interlocutore sia soddisfatto della risposta ricevuta,  questo porterà via del tempo e magari quel poveretto perderà il treno o arriverà tardi al lavoro. 
Noi occidentali non capiamo l'imbarazzo che spesso creiamo con alcuni comportamenti da faciloni. 
Infatti, se si fa caso ai piccoli gruppi di giapponesi che visitano il nostro paese li si vedrà sempre con una cartina in mano e cercheranno, nel limite del possibile, di arrangiarsi per trovare le vie, i monumenti e i ristoranti in maniera autonoma, senza rompere "i cosiddetti" al prossimo.

Si costruisce, nei rapporti nipponici, man mano una contabilità di favori e debiti molto elaborata che per noi sarebbe difficile mantenere aggiornata. 
Figuriamoci in questa ottica debitoria confrontare il nostro modo di rapportarci in famiglia con il loro. Ad esempio come si comportano certi figli nelle nostre famiglie, a volte un po' arroganti e irriconoscenti che vedo rivolgersi ai genitori con sufficienza. Un tale comportamento sarebbe inconcepibile nel rapporto familiare orientale. 
I figli asiatici, magari hanno un senso un po' forzato di riconoscenza, ma comunque sincero e fortissimo per la vita ricevuta dai genitori. 
Essi, considerano il mantenimento finanziario, la protezione sino all'età adulta e gli strumenti donati per il loro futuro come un dono sacro.
Per i figli europei queste sono solamente attenzioni dovute, mentre per i figli orientali sono un prestito da restituire. 

Su questo atteggiamento di umiltà e rispetto familiare, ma anche di riconoscenza nel comprendere la connessione profonda tra la nostra felicità e il sacrificio di altri, metto un'accento particolare; Perché è importantissimo per lo sviluppo di una persona di valore.

Come può nascere la saggezza in un essere umano senza la riconoscenza? 
Come si può essere felici e realmente umili senza un cuore grato? 

Devo dire che l'occidente avrebbe solo da imparare a testa bassa da questo insegnamento orientale.
E' un debito inestinguibile quello con la famiglia in particolare per un giapponese che talvolta giustifica perfino il suicidio. Nel loro paese non è disapprovato, anzi è quasi una forma di altruismo, è perfino pagato dalla polizza assicurativa sulla vita, ed è un caso unico in tutto il mondo.
In generale credo che queste prospettive non  le potremmo mai capire completamente,  nemmeno vivessimo mille anni. 
Forse le potremmo intuire o per meglio dire solo intravvedere.

Perché fanno così? Perché così funziona tra di loro. 
Non c'è una buona risposta, sono strategie sociali createsi e consolidatesi nel tempo. 
Si devono però vedere come semplici fatti senza giudicare con la nostra mentalità, altrimenti sarà difficile comprenderli.

Tornando invece alle donne, direi che questi problemi non affiorano quasi mai nei cosiddetti “summer love” o “fast love” come dir si voglia, dove la ragazza asiatica, incontrata in un bar o per strada che accetterà la compagnia di un corteggiatore straniero, penserà solo a far felice il maschio che le paga da bere, le offre la cena, le da un regalo o addirittura che gli allunga dei soldi, senza che essa possa considerarsi propriamente una prostituta. 
Nella mente femminile orientale è naturale ricevere i soldi di un uomo, perché fa parte del loro sillogismo per cui: I soldi sono la cosa più importante per un uomo, dunque se li regala a una donna, significa  che tiene a lei. 
I problemi salteranno fuori se si ha una relazione seria e continuativa, e se persisterà questo atteggiamento che è inconciliabile nel dare un valore profondo, libero e vero allo stare insieme, perché i soldi sostituiscono i sentimenti, e dunque si usano solo se si preferisce avere una relazione commerciale invece di una sentimentale che secondo me è molto più bella e gratificante. 
Il denaro è comunque uno strumento che va capito e sapere come funziona. 
Non è proprio sbagliato in se come sistema di scambio; Inoltre se se non esistessero i soldi come una barriera tra noi e gli altri ci scanneremmo per una bistecca. Ha dunque una certa valenza e utilità. 
Il denaro è una sorta di muro che protegge, ma anche imprigiona. Questo è bene considerarlo sempre.
Con i mattoni di questo muro, penso che sia possibile costruire anche un acquedotto, una strada, qualsiasi cosa possa essere utile a tutti e a cuscino, perché no?  
Comunque, queste sono le mie utopie personali, non molto condivise dalla maggioranza.

Invece, tornando a questo particolare ragionamento delle donne asiatiche, direi che è un po' opinabile ed è, in maniera più sfumata, presente un pochino anche in alcune donne con la pelle bianca che però lo mascherano pretendendo i cosiddetti "regali & attenzioni". 
Non saranno proprio come banconote, però sono comunque una specie di "love tax" di cui si fanno esattrici, e i cui proventi vanno sempre verso la direzione di chi apre le gambe come fosse uno sportello di un registratore di cassa; Mancherebbe solo il "din-din" del campanellino ad ogni spinta pelvica del maschio e questa situazione "un po' così" farebbe anche ridere. 
Aspirerei a una reale parità sessuale, ma è un po' romantico credere che possa realizzarsi finché le differenze economiche e sociali saranno così forti tra i maschi e "l'altra metà del cielo" come si usa dire con una bella espressione, da quelle parti, riferendosi alle donne.
Le femmine secondo la mia opinione non sono né più deboli né più forti dei maschi (chi sono io per dire chi è forte o non lo è?) Certamente, però hanno più strumenti a disposizione, anche se non sono spesso sfruttati.

Il "paradiso rosa" tra i fiori di loto così durerà con una ragazza asiatica che non abbia intenzione di sposarsi con il suo corteggiatore, giusto il tempo che vorrà lei, in base al suo guadagno e al suo divertimento. 

Questo lo si potrebbe dire per ogni donna su questo pianeta?  
Una risposta onesta, raramente è una risposta che piace. 
Diciamo che ogni uomo guarda, ci ragiona sopra, e tiene il commento per se...Al modo orientale.

In un involontario rigurgito misogino che di solito non mi appartiene, mi ricordo il detto cinese che recita: "Se sentite di un uomo che è innamorato di una bella ragazza e la sposa, sicuramente quest'uomo sarà molto giovane, e non immagina che la ragazza, parlerà sempre a sproposito tutti i giorni della sua vita, sino a che a novantanni finirà in una fossa".

C'è anche da aggiungere che nei rapporti sentimentali e matrimoniali, questo mercanteggio è meno evidente, ma il concetto di mantenimento/amore in Asia è molto forte per via delle difficoltà in cui molti vivono e che richiede un atteggiamento più concreto.

Diciamo che hanno meno il lusso dei sentimenti.

E’ anche importante capire che “No” per loro è in generale fonte di imbarazzo, allora piuttosto diranno "Si".  
Ovviamente poi, faranno come gli pare, perché mentire in questi casi per loro è quasi normale. 
E' necessario rimarcare a volte mote volte, l'importanza di quello che si chiede, ripetere la richiesta tre/quattro volte sarà una necessità per essere più sicuri che l’interlocutore comprenda che è importante e dovrà essere fatto e non sarà consentito dire accomodanti bugie.

Sembrerà a noi di parlare con un deficiente essere costretti a ripetersi, oppure che ci parlano come fossimo dei cretini,  invece è il modo che hanno per chiarire la differenza fra ciò che è importante, e quello su cui si può sorvolare senza problemi.

In merito a una certa "disponibilità" delle bellissime donne asiatiche non bisogna certo illudersi che se una ragazza sembra "affascinata" dal bianco turista di turno, è in realtà principalmente interessata al suo portafoglio. 
Lo trovo perfettamente normale, visto che ci sono grossi problemi di povertà e il turista, dopo qualche ora, giorno o settimana al massimo se ne tornerà a casa sua, mentre la ragazza dovrà vivere cercando di combattere questa povertà endemica e comunque vivendo in una società dove è molto più difficile cambiare status.

Su ciò un maschietto occidentale deve essere realista, anche se è una considerazione che riduce l'autostima, e oscura il fascino dell'oriente esotico, foriero di piaceri nascosti e inconfessabili, nonché opportunità come una sorta di  "Eldorado" per gli affari e per il cuore,  dove queste opportunità in realtà non esistono se non nella testa  bacata di tanti bianchi che fanno la pipì in piedi.

Perché, diciamolo con cruda onestà, non è che una persona cambiando emisfero, si trasforma come per magia in un "sex simbol" quando fino al giorno prima in patria era come un vetro per l'altro sesso...cioè trasparente. 
Questo gioco seduttivo adottato dalle femmine, non è moralmente sbagliato secondo loro, perché dividono in maniera drastica (o realistica) gli affari dai sentimenti e il sesso dalle relazioni amorose e matrimoniali. 
In quanto il sesso è visto più come un’esigenza naturale e personale che un fatto sentimentale legato all'amore e alla società; non dico che non esistono il sentimento e la passione, ma sovente sono un po' trascurati.

E' giusto approfittare di un'offerta del genere? 
Esagerando con il pragmatismo, direi che se si comprende che secondo questo costume -fare l'amore è un po' come mangiare- allora quando un uomo andrà in un "ristorante" perché ha fame dovrà sapere che sta comprando qualcosa, e non dovrà per qualche strano senso di colpa, sentirsi obbligato ad andare in cucina e riempire lo Chef di bacini sulla fronte per tutta la vita per dimostrargli la sua riconoscenza per il fatto che si è trovato bene e ha speso poco. 
Insomma, non so se mi sono spiegato, certe cose sono da guardare con disincanto e senza moralismi inutili.
Sotto un certo punto di vista sono un po' meno ipocriti di noi, ma questo è un mio giudizio personale.

E' anche difficile parlare in generale dell'Asia e della loro "cultura" perché ogni paese ha le sue caratteristiche particolari e vi sono delle enclave tradizionaliste dove c'è un moralismo esasperato. A volte sempre nello stesso villaggio si troveranno ragazze serissime e altre che sono dei "zoccoloni imperiali" e che nonostante abbiano un marito o un fidanzato si prostituiscono, magari ogni tanto oppure sempre; Addirittura certe poverette mantengono, e senza recriminare troppo, il compagno che passa le sue giornate al bar, se non è vero amore quello! 
Tutto è così molto mischiato nel paese delle Pagode, molto contraddittorio, e molto colorato direi, come i loro palazzi e le loro strade.

Un'altra cosa da capire bene è che per un orientale la comprensione del linguaggio è letterale.
Quindi, non intendono il nostro umorismo, le allegorie, le allusioni e men che meno le sfumature della comunicazione cui noi diamo invece molta importanza. 
Parlare in maniera lapidaria e inequivocabile all'interlocutore asiatico è utile, evitando i voli pindarici e le ardite metafore è preferibile secondo me, ma soprattutto non fa perdere tempo in frustranti incomprensioni. 

Il turismo e i viaggi per i nostri beniamini dalla pelle gialla sono una cosa rara, tranne che per i giapponesi e ora anche i cinesi, e forse un po' le ultime generazioni degli altri paesi, ma in generale per tutti loro non ha molto senso andare a visitare altri luoghi.
L'interesse per l'arte, i templi e i musei è riservata a pochi, amano più semplicemente la Natura. 
La conoscenza e la cultura è funzionale al lavoro, dunque al guadagno per poi provvedere alla famiglia. 
E' tutto molto semplice: la scala di valori coincide con le priorità. Punto.

Mi ricordo la faccia meravigliata di un tizio alto un metro e un barattolo che in Laos mi chiese perché attraversavo tra i pericoli il suo paese in motocicletta se non avevo affari da svolgere in altre città o parenti da andare a trovare. 
Naturalmente, lo spirito di un viaggiatore e la sua curiosità sono qualcosa di astratto per molti asiatici, in particolare per quelli che vivono nelle zone rurali che è un po' come spiegare a un cieco il senso della luce in un quadro di Caravaggio.

Però in alcuni momenti invidio la loro semplicità e concretezza, penso che magari sono più saggi di me, e sicuramente vivono più tranquilli e comodi, perché alla fine: in un paese fa caldo, in un'altro fa freddo, a volte un paese è umido, un'altro è molto esteso, in certi ci sono le piramidi a gradoni, invece in un altro le piramidi sono geometriche, ma ragazzi belli, il Mondo anche se continua a ruotare non si sposta poi di molto. 
Cambiano gli attori, la scenografia, i costumi, ma il copione della commedia è su per giù sempre lo stesso.

Sebbene mi piaccia andare in giro per il mondo non è che mi dimentico che questo pianeta non è che una lacrima salata nel grande universo, anche se, anche se...Qualche volta, potrei dire che il sorriso di "Ciò che non ha nome" arriva a me, e anche a questi bipedi contraddittori chiamati uomini.

Finché però non saranno disponibili i voli "low cost" intergalattici mi accontenterò di girare intorno a questo pianeta. 

Giusto per continuare a saltare da palla in frasca, e dare con qualche pennellata sparsa un senso a questo quadro, è molto strano per loro ringraziare un cameriere che ti serve il pranzo o anche un solo caffè, cioè si è esentati dal saluto perché si paga un servizio, e non è molto sbagliato ma per noi è scortese.
Dunque  il rapporto con le regole sociali di educazione sono diverse e sono da intendersi in funzione di questa logica. 
Se per caso guidando la macchina in Cina (Dio ce né scampi e liberi) diamo la precedenza a un pedone cinese, questi non ci ringrazierà per la cortesia, perché nel momento che rinunciamo al nostro diritto di superiorità (l’autovettura è più grossa e fa più male se ti arriva addosso di un pedone) sarà normale per lui acquisire questo diritto senza l’obbligo di ringraziare che è in generale riservato a un vero favore.

Niente avrà senso ai nostri occhi occidentali.
Inoltre, quello che  scrivo non vuole spiegare la società asiatica, è solo un personale ragionamento messo nero su bianco. 
Un racconto della mia bizzarra esperienza in questa forma biologica a contatto con questi stravaganti miei simili tanto diversi; Non è certo un trattato di sociologia che già quello che ho scritto  fa venire "du palle".

Per alzare l'interesse, accennerò un po' al sesso, ma senza foto e filmati che non è fine, e poi sono un ragazzo timido, dunque non voglio vantarmi...
  
E' da considerare che in generale in Oriente il rapporto con qualunque scelta sessuale è visto con maggiore tolleranza e sempre nell'ottica di farsi i fatti propri cioè come un fatto personale e non sociale.
Ecco che non è inusuale trovare un travestito (Ladyboy) lavorare in un negozio, in un bar oppure in banca, certamente vestito da donna e naturalmente con il vocione. 
Anche l'omosessualità (molto diffusa) non è guardata con molto pregiudizio o nemmeno con discriminazione come succede ancora da noi.
In generale le ragazze hanno un ottimo rapporto con il proprio corpo, non hanno molte inibizioni nell'intimità, godono di una agilità articolare notevole e sono pulite. 
Al ristorante non mangiano molto bene, ma in tutto l'oriente il "bon ton" a tavola non è ancora arrivato e probabilmente si è perso per strada e non arriverà mai. 
Molti occidentali criticano questa promiscuità, ma per me la loro è solo invidia. 
Alcune donne poi sono estremamente critiche sul dongiovannesco atteggiamento di molti stranieri in alcuni paesi del sud est Asiatico. Personalmente lo guardo con un bonario distacco, perché prima di parlare e giudicare, dovrebbero provare a vivere un po' con un paio di palle che producono costantemente testosterone e  poi forse capirebbero certi comportamenti.

Secondo me il divertimento è sempre giusto, però nel rispetto della dignità umana, su questo sono severissimo, per primo con me stesso, perché è un valore inviolabile.

Alle femmine benpensanti che hanno una vita asciutta come la loro patata non rispondo, perché sono come quel sazio per cui la fame non esiste.

In Oriente, il rapporto con il sesso è vissuto in maniera diversa bisogna comprenderlo con un po' di apertura mentale ed è così anche per la fedeltà sessuale, forse per via delle religioni diverse, non saprei che dire, oppure semplicemente, perché così è più semplice vivere ed è anche più divertente. 

Tornando al mio piccolo documentario scritto, aggiungo che la cosa importante per gli asiatici è principalmente salvare le apparenze, portare a casa la pagnotta e poi fare quello che gli piace, che tanto tutti fanno finta di non sapere, senza chiedere troppo, un po’ come succede nel nostro meridione: tutti sanno, ma nessuno parla, almeno apertamente. 
Diversamente in quei luoghi esotici non è scortese informarsi sul patrimonio altrui che invece è necessario a loro per stabilire la gerarchia.

Detto ciò bisogna considerare che le persone di quei paesi non sono molto istruite, e neppure troppo intelligenti, forse è questo il motivo del loro spiccato conformismo.
La crescita ridotta dell’intelligenza è dovuto probabilmente al fatto che  il loro cervello è sottoposto a meno stimoli informativi durante lo sviluppo, o per meglio dire sviluppano un' intelligenza diversa da quella che noi occidentali valutiamo tale.
Hanno altre qualità che compensano questa carenza di pensiero astratto e sono: una spiccata furbizia, un pragmatismo notevole, una destrezza manuale acrobatica, una grande resistenza fisica e un buon rapporto con il corpo.
E' molto interessante invece un particolare approccio alla comprensione della realtà che ho trovato nei soggetti asiatici più evoluti e che si realizza nel costruire una logica basata più sulle similitudini, piuttosto di quella occidentale che è incentrata sulle eguaglianze come nella logica aristotelica.
E' un peculiare modo di ragionare che porta spesso a notevoli intuizioni e una semplificazione, che potrei definire, una sintesi intuitiva efficace; Essa ha sviluppato tra l'altro la Medicina Cinese con la sua particolare correlazione fra macrocosmo (mondo, stagioni, elementi) e microcosmo (uomo inteso come collegamento tra cielo e terra) in un rapporto simbiotico, sinergico e dialettico nel divenire che connette il Tutto con il singolo.
Per quanto riguarda le carenze cognitive nella maggioranza delle persone che è una vera pandemia che coinvolge ogni paese e la mancanza di alcuni tipi di ragionamento più raffinato non è colpa soltanto della persona in sé, ma anche della società e del sistema scolastico, però è bene saperlo che non ci sono, tranne qualche eccezione, in giro troppe "cime".
Non è certo una critica, ma solo un'analisi che cerca con un po' di presunzione, l'obiettività.

Esemplificando nel concreto il mio comportamento pragmatico quando viaggio, adotto la seguente regola commerciale, in tutti i paesi tranne in Giappone, sui prezzi e sui servizi  che devono essere sempre contrattati. 
Se il venditore o l’erogatore di qualche servizio, mostra contentezza, ahia!  E' certo che sto per essere fregato sul prezzo. 
Se invece è serio, significa che ho pagato un prezzo più alto del dovuto, ma ragionevole per il solo fatto che sono un occidentale ricco (che è sempre la condizione di "default" di un bianco ai loro occhi). 
Se invece il venditore mostra tristezza, afflizione e contrarietà, allora ho pagato come uno di loro. 
In generale vige la regola della "faccia leggermente incazzata" quando si deve contrattare su qualcosa che aiuta a ridurre i costi di almeno un 50% perché ho notato li mette in "sbattimento" e se hanno paura si comportano bene (ovviamente nel mio personalissimo modo di vedere il bene cioè principalmente il mio, e poi casomai allargato a chi mi sta intorno).
Non posso dimenticare la faccia basita dei miei occasionali compagni di viaggio italiani che non capiscono, il motivo di combattere come una tigre inferocita, il prezzo di oggetti anche inutili, trattando sino allo sfinimento anche per un dollaro o due. 
Ovviamente dei soldi non me ne frega molto, ma è una questione di valore e della mia dignità che voglio suscitare, perché gli orientali danno un gran peso al carattere e alla furbizia che si esprime anche nell'acquisto vantaggioso di qualcosa. 
Se si vuole costruire un simpatico rapporto di amicizia con loro per prima cosa non si dovrà fare al figura del "babbione". 
Questo ha una sua logica che rispetto, infatti chi mai vorrebbe avere un amico stupido?

Se per qualche oscuro motivo dell'anima una persona si sente in colpa con gli altri, deve farsi perdonare il fatto che non  guadagna onestamente il proprio denaro, potrà sorridere durante la trattazione, fare il gentile o addirittura il "buono" e il prezzo risultante arriverà almeno al doppio del suo valore -sicuro come la morte della felicità sessuale dopo il matrimonio- 

E' interessante per dare l'ultima esemplificazione, la teoria delle ragazze Thailandesi che può far capire quanto siamo diversi.

Essa si basa sul "SII HONG HUA JAI" che tradotto significa le “quattro stanze dei miei cuore”.

Nella prima stanza le ragazze mettono la loro famiglia d’appartenenza.
Nella seconda mettono i loro fratelli e sorelle.
Nella terza mettono loro stesse.
Nell'ultima c'è il fidanzato/marito/amante.

Confondere un rapporto personale con la priorità asiatica dei rapporti familiari prevalenti su ogni altro tipo di relazione, gli affari con il sesso, e quest'ultimo con l'amore, porterà a disastri per qualsiasi persona e in qualsiasi paese d'oriente; A maggior ragione per il malcapitato turista straniero che in generale non dovrebbe mai dimenticare: dov'è, con chi è, e il vero perché della situazione che sta vivendo.

Questo lo dico solo a monito. 
Poi, si sa che siamo tutti molto bravi a sbagliare anche da soli, senza bisogno dell'esperienza e dei consigli altrui. 
Figuriamoci dei miei, che sono appena trenta secoli che vivo su questo pianeta e ancora non ci capisco una mazza.