martedì 8 giugno 2021

Funny Poem

Si amano i fiori anche se un giorno appassiranno.

I desideri accecano.

Non c'è un davanti né un dietro nell'acqua limpida.

Ciò che resta è vuoto e solitudine.

Come percorrere la Via se è sempre nascosta?

Si rivela passo a passo, dice il vento.

"Grande Guerriero" dice la montagna, mentre ride di me.


L'Inferno perduto

Nel paradiso della probabilità, la mia vita sembra diversa.

Infiniti scambi lungo un unico binario.

Tanti me stesso in circostanze diverse.

Eppure il medesimo uomo abita tutte queste stanze

senza chiamarle casa..

martedì 4 maggio 2021

Papaveri senza papere


Dal papavero si produce l'oppio e i suoi derivati: Morfina, Laudano, Codeina  e altri; Questi prodotti non sono e non furono una prerogativa edonistica dell'aristocrazia orentale e di molte rock-star in tempi recenti, ma realizzarono un salto epocale per la chirurgia del 800'. 

Prima di loro non esistevano gli anestetici, a parte il cloridrato di cocaina, ma che avevano costi e risultati meno convenienti. Prima degli anestetici oppioidi molti pazienti morivano d'infarto già durante un'operazione a causa del dolore, e l'abilità di un chirurgo si misurava, agli inizi del XIX secolo, con la velocità con cui operava oppure amputava un arto. 

Vi fu perfino una guerra, la cosiddetta guerra dell'oppio, svoltasi in due fasi che devastò la Cina e costituì successivamente il protettorato inglese a Hong Kong per garantire alle potenze europee la materia prima da cui estrarre la morfina, che sarebbe servita ai feriti per le guerre mondiali ancora da combattere. La produzione di oppio venne diversificata in altre aree dalla Compagnia delle Indie Orientali, coinvolgendo il Golfo del Bengala estendendosi sino in Birmania e innondando successivamente la Cina con un prodotto a più basso costo.

Il produttore principare di Oppio (90%) non è però il sud est asiatico né l'India, ma l'Afganistan e questo se non proprio spiega, almeno indica il motivo dell'interesse delle grandi potenze per una nazione che non ha nulla d'altro da offrire a parte capre e sassi. 

L'Eroina, anch'essa derivata dal medesimo componente estratto dal Papavero fu creata dalla Bayer tedesca, tra l'altro dallo stesso ricercatore che inventò la più innocente Aspirina, e fu considerata (L'Eroina) per molti anni un ottimo sedativo sino a che se ne compresero i terribili effetti collaterali, ancora peggiori e più devastanti della Morfina, dovuti alla forte dipendenza e alle crisi d'astinenza. Si racconta, ma non ho idea se sia vero, che il suo nome fu ideato perché si riteneva fosse una sorta di panacea per i dolori e rendeva "eroici" i sofferenti, anestetizzandoli. Quelli che ne facevano e ne fanno abuso in realtà non furono né sono affatto "eroici". 

Le guerre e le droghe hanno sempre avuto uno strano e scellerato connubio. 

Anche nella guerra del Vietnam (guerra di liberazione americana così la chiamano i vietnamiti) i soldati USA erano manipolati, grazie proprio all'uso dell'eroina che gli era somministrata fino a renderli tossicodipendenti e poi,  ceduta ad ogni missione, certamente non se ne parla, ma fu così che andarono le cose. 

E' il modo, poco epico, in cui si manda la gente al macello e a diventare essi stessi dei macellai. Senza questi espedienti si rischierebbe una rivolta. Molti non sanno che durante un conflitto circa un terzo dei soldati al fronte impazzisce. Senza droga le grandi battaglie non si compiono. 

Non stupisce allora che quei buoni soldati americani, difensori della libertà, commisero atti scellerati e violenze ingiustificate di ogni sorta, omicidi efferati spesso ai danni delle popolazioni inermi, bambini trucidati e donne, prima violentate e poi uccise, senza il minimo scrupolo. La guerra è sempre stata così, non solo sorda malvagità, ma piuttosto spietata realtà sulla natura umana che affiora quando nessuno la guarda e quando non ci sono più leggi o morale a frenarla. Già nel secondo conflitto mondiale si usarono i farmaci psicoattivi, da entrambi gli schieramenti non vi fu solo il Pervitin nazista, mentre nella prima guerra mondiale si usava solamente l'alcool. 

Mio bisnonno, reduce dalla "grande guerra", decorato perfino con una croce di bronzo e una medaglia d'oro (L'ho avuta per la fortuna non per il coraggio, diceva) quando ero piccolo mi raccontava delle trincee.  Aveva ancora una stretta allo stomaco tutte le volte che vedeva una bottiglia di liquore, perché gli ricordava le botti di grappa che arrivavano sui carri alla prima linea del fronte, e questo significava che a breve ci sarebbe stato l'assalto. La morte per loro aveva il sapore del cordiale. 

Nella seconda guerra invece furono predilette le meta-anfetamine (invenzione giapponese) creando dei veri e propri "mostri" militari in grado di compiere ogni efferatezza. Una pratica tutt'ora in uso, perfino nei cosiddetti eserciti delle nazioni civili, da ultimo i soldati USA "nella guerra di invasione dell'Iraq, dove l'utilizzo di meta-anfetamine per "aiutare"i soldati in battaglia è giustificato come farmaco necessario contro la stanchezza, ma anche contro ogni scrupolo, è dunque pratica comune e diffusa.; Perché ovviamente non è molto facile uccidere uno sconosciuto che non ti ha fatto nulla di male, in nome di ideali o di politiche molto distanti dal campo di battaglia. 

Così con un simpatico-mimetico si risolvono tutti i problemi di coscienza. 

Tornando all'oppio, mi ricordo che lo incontrai in un viaggio che feci in Birmania, lambendo il  cosiddetto Triangolo d'Oro, dove vivono alcune popolazioni che da tempi antichi sono dedite a fumarlo con delle caratteristiche grandi pipe ad acqua dette "shisha". Ne vidi coltivazioni a perdita d'occhio. In quei luoghi e per quella gente non ne è vietato l'uso, perché considerato una tradizione ancestrale. Uomini e donne (queste ultime però non usano la pipa) lo fumano dopo il lavoro nei campi per lenire le condizioni di vita assai dure. 

All'interno della giungla invece, lungo il confine laotiano e thailandese, ci sono le coltivazioni "industriali" gestite da unità paramilitari, dove non è proprio il caso d'avventurarsi. 

Invece in quei modesti villaggi di povera e semplice gente la coltivazione è limitata all'utilizzo degli abitati, generalmente di etnia cinese o birmano-tibetana. 

Queste persone vivono in un mondo al di là del tempo, del nostro tempo, e lontanissime dalle nostre consuetudini e latitudini. È veramente un mondo a parte. Attraversai quei luoghi in motocicletta in una sorta di spedizione, visto che le strade erano impraticabili tranne per i camion e per le motociclette fuoristrada appunto, e non esisteva alcun servizio pubblico. 

Un luogo selvaggio a tratti desolato e in altri lussureggiante; Un forte contrasto di indescrivibile fascino. Mi ricordo che nella nebbia del mattino si vedevano le file di contadini dirette ai loro poderi e dall'altra parte pervenivano i monaci buddisti dal monastero per la questua alimentare giornaliera. 

Erano linee umane diverse, multicolore da un lato, scarlatta dall'altro; Imbevute entrambe di un silenzio irreale, mentre gli uni sparivano nella nebbia, gli altri ne sorgevano. 

E' come la contraddizione di questo fiore con la sua innocente bellezza e il suo estratto, utile e terribile, nel medesimo tempo. 

Vite con e come il Papavero: una conciliazione di opposti in un unico delicato fiore...

martedì 20 aprile 2021

We're caught in a trap


Bisogna avere il coraggio almeno di dirlo.

Non è possibile realisticamente amare un altro essere umano.
Siamo troppo meschini e quando non lo siamo: siamo patetici.
Certamente abbiamo alcune qualità, ma sono sporadiche; Spesso dissimuliamo dei difetti con false virtù e così mentiamo a noi stessi. E molto sottile l'inganno che ci rifiliamo.
Se dovessi fare il computo dei tanti "Amori" scritti sulla mia linea del cuore, cioè tutte le donne che ho "amato" e da cui sono stato "amato" piuttosto che un vita sentimentale mi sembrerebbe un bollettino di guerra, una guerriglia senza tregua, con imboscate da parte di entrambe le fazioni.
Senza quartiere né pietà, tranne ovviamente nelle momentanee tregue che preparano solo nuovi "colpi di mano" atti a guadagnare un vantaggio.
Ci si estorcono l'un l'altro vicendevoli ricatti e mi stupisce che nel frattempo si riesca anche a essere così felici e contenti.
E' questo il gioco che si gioca, non c'è critica è solo una mera constatazione.
Ed è bello così.
Con un pizzico d'ironia intitolerei questo ipotetico libro rosa: "A letto col nemico".

In quanto agli altri? Alle persone di questo pianeta, onestamente?
"No comment" è la mia dichiarazione affettata, esattamente come quella di chi non vuol offendere e rovinarsi con le sue stesse parole.
Allora, credo che amare veramente sia possibile solo attraverso Dio.
Parlo dell'Amore con la A maiuscola cioè quello incondizionato, quello a cui non serve aggiungere una bella scopata, quello che è gioia solo per il fatto di provarlo, non ha bisogno di ricevere nulla.
E' una luce senz'ombra. Solo luce.
Dunque utopistico, ecco perché solo attraverso il trascendente è possibile ospitarlo.
Non possederlo, ma almeno viverlo.
Senza Dio non possiamo nemmeno amare veramente noi stessi.
Dio, non credo sia certo un anziano signore con la barba che ci guarda dall'alto dei cieli e ci giudica né quello indicato dalle religioni che a ben vedere si assomigliano un po' tutte e non hanno risolto mai nulla se non inasprire i conflitti con le differenze.
Si dice che Dio sia amore, ma di che tipo? Non certo quello umano.
Più che altro il nostro cosiddetto amore, l'amore sentimentale e quello degli affetti, è prendersi cura di qualcuno, badando bene ai costi e ai ricavi per questo impegno misurato.
Si ama a volte come in un Supermarket, si entra nella vita dell'altro, si prende quello che serve e poi se ne esce senza salutare.
Ma l'amore che ha questa misura non è amore.
Ecco perché dico che senza quel "Qualcosa" che talvolta è come un'indistinta grandezza, non si evade da questa gabbia illusoria, dall'auto-inganno che ci fa essere dei mercanti: ti do, mi dai.
Un comportamento utile, ma piccolo che restringe sempre più la vita sino quasi a soffocarci.

Secondo il mio sentire, Dio non ha questa natura, non è un mercante né un'idea, ma semmai per l'essere umano: una percezione.
Inoltre il suo Regno non è in questo mondo, così fu detto, e appare evidente dalla sofferenza che ci circonda.
L'eternità che Lo contraddistingue non è presente in questo universo materiale, sempre in divenire, un continuo ciclo di nascita, morte e cambiamento, sino alla terminale dissoluzione.
Il Caos è inarrestabile e alla fine vincerà su tutto nella dimensione dello spazio/tempo.
La condizione divina è però al di là del Tempo, quindi inconcepibile per l'essere umano.
Ed è pazzesco perché razionalmente io non credo alla divinità, il mio cervello si rifiuta di concepirla, eppure....
Se dovessi descrivere come Lo percepisco qualche volta e con la dovuta soggezione che non so perché mi incute, semplicemente direi che mi scende un silenzio nel cuore, mi apro senza alcuna richiesta, solo il piacere di sentire il suo sorriso che mi arriva, poi ricambio con una strizzatina d'occhio...E continuo la mia vita di merda come nulla fosse.
Non è una regola, ma qualche volta accade.
Non è un vero incontro, questo va ben inteso, voci tonanti e apparizioni non mi appartengono, visto la nullità quale sono, più che altro è una sorta di pacca sulla spalla che sembra voler dire: "Dai muoviti, la strada e lunga, vai vai!".

E' una situazione paradossale.
Forse sbaglio di poco se parlo un po' per tutti dicendo che viviamo in un universo dove non è possibile che esista questo "Regno" ma ne percepiamo comunque il richiamo.
E' compito dell'essere umano edificare il "Paradiso" in Terra?
Se così fosse non avremmo dovuto avere in dotazione maggiori mezzi per una costruzione tanto ardua?
Se dovessimo costruire realmente un mondo perfetto, perché mai saremmo nati con tanti difetti?
I fatti si incaricano di dirci che la strada verso tale traguardo non è stata ancora percorsa, anzi questa strada non è stata nemmeno costruita, forse è stata appena immaginata e descritta con qualche parola a riguardo.
Abbiamo avuto notizia del progetto, ma senza averne i mezzi per realizzarlo.
Siamo condannati al fallimento? Non credo.
L'esistenza piuttosto che un Paradiso prossimo venturo è secondo la mia opinione, una trappola ben congenita per la riflessione.
Il mondo pare essere stato fatto solo per capire che facendo esperienza dei limiti della Vita si aprirà la porta per il contatto con questo Mistero, così chiamo Dio, perché il suo nome convenzionale è troppo frainteso. Inoltre meglio definisce la sua natura sconosciuta e forse inconoscibile.
Un Mistero che è sinonimo di libertà, ma la libertà deve essere voluta, non può essere solamente ricevuta.
Questa libertà con cui intendo il soprannaturale per essere vissuta va meritata.
Meritata non secondo una sorta di codice etico o supino rispetto di leggi pseudo-divine, una sorta di puerile retribuzione per prestazioni rese, pensare in tal modo è infantile; Piuttosto una forma di svincolo dal mercato di cui scrivevo prima.

L'azione libera dal ricavo rende puro l'agire.
L'Intento buono rende buono il fare anche se i risultati a volte non lo sono.
Non possiamo staccarci completamente dai desideri, essi ci legano e dominano, possiamo solamente alleggerirli della nostra energia. Affinché questo meccanismo, questa "trappola" possa perdere di slancio e l'essenza possa liberarsi, grazie alla saggezza di questa realizzazione.
E poi? Personalmente auspico finalmente la fine della sofferenza, in quanto inutile, non perché mi faccia paura.
Comunque credo che tutti su questo pianeta abbiano una certo coraggio, anche se non sembra.
Chi sceglierebbe di viverci se non lo avesse?
Tanto bello e tanto difficile pare essere l'esistere e di più lo è svincolarsene.

Come accennato in altri scritti, personalmente trovo d'aiuto una percezione più ampia che si realizza attraverso il sogno, uno stato che considero reale come la realtà della veglia.
Il sonno profondo è preceduto da una condizione di dormi-veglia con immagini e situazioni assurde che ci prepara a un diverso alfabeto.
Segue il riposo, poi cominciano i sogni e ve ne sono di diversi tipi. Ci sono i sogni ordinari atti a mettere ordine nella vita del sub-cosciente, altri riversano le personali esperienze in una sorta di mente collettiva che credo esista e ci mettono in contatto con le esperienze proprie di tutta l'umanità. In questa fase mi capita di fare esperienze di altre vite, vivendo come fossi un'altro. Talvota mi capita perfino di vedermi allo specchio senza riconoscermi per quello che sono eppure percependomi distintamente.
Altri sogni invece sono veri e propri viaggi in dimensioni sconosciute e strane.
Certe volte arriva "il sogno che parla" e quando accade è sempre sconvolgente.
Sono momenti in cui entro in contatto con qualcosa che è semplicemente oltre. E' indefinibile la qualità di quei momenti.
Non né ho mai scritto, ma ora posso raccontarlo.

Proprio ieri notte in un sogno particolarmente vivido, viaggiavo a pelo d'acqua lungo un lago azzurro appena increspato dalle onde. Giunsi vicino a una piccola barca di legno, occupata da una persona che parlava a dei bambini seduti su un molo anch'esso di legno.
Questo personaggio spiegava ed esemplificava.
Così galleggiando sull'acqua mi fermai ad ascoltarlo.
Nella fase onirica non si è legati alla razionalità e ai limiti della Fisica sebbene abbia notato che a volte i temi che vengono espressi hanno una sorprendente proprietà di linguaggio e una logica profonda.
Vi è come uno "spirito intelligente" che mi supera e mi sovrasta.
Ebbene, quella persona nel sogno diceva: "All'inizio fu il verbo" credo intendendo "l'inizio" come l'inizio del Tempo cioè come opera di quel "qualcosa" che ha dato il via al Tutto.
E su questo non vi è gran novità, perché è scritto nella Genesi, ma il modo di interpretarlo e darne spiegazione fu sorprendente nella sua semplicità.
In questa originale comunione del trascendente con la parola, il verbo (il linguaggio) definisce meglio ciò che non può essere definito né contenuto.
Dio è nel linguaggio? Questo pareva esprimere il sogno.

Continuando con la mia storia onirica, questo personaggio spiegava ancora: "Prendiamo il verbo -baciare- esso è infinito, ma non solo come definizione grammaticale, esso contiene tutti i modi di baciare soggettivi, perché ognuno bacia a suo modo.
L'insieme di tutti i modi di baciare, l'insieme di tutte le soggettività, in tutti i tempi e i modi possibili sono contenuti nell'infinito, la caratteristica propria del Mistero.
Egli (?) è così la medesima cosa in tutti i modi d'essere possibili, nello stesso eterno momento nonostante tutti i tempi in cui l'esssere umano fraziona illusoriamente l'esistere: passato-presente-futuro.
Questo è comprensibile, sebbene particolare, ma poi ha aggiunto una frase che in quel momento aveva senso, ma al mio risveglio l'ha perso: "La prugna e l'uva hanno lo stesso colore, ma il loro effetto è diverso".
Cosa significa?
Onestamente non lo so più, però mi sono svegliato di soprassalto molto colpito se non proprio spaventato.
Ecco un esempio di come il mondo interiore comunica lambendo la frangia dell'intangibile e comunicando con esso. Non è solo una comunicazione inconscia è qualcosa di diverso secondo la mia intuizione.
E' una comunicazione a volte ardita, arguta, spesso paradossale, mentre altre volte è fatta di immagini ed emozioni, ma ha una particolare luce, un'intensità che va oltre i fatti narrati, un contatto con una realtà diversa, ma che è parte integrante di quella di cui abbiamo normalmente percezione.

Cosa resta?
A mio modesto modo di vedere?
Faccio posto dentro le mie umane miserie e aspetto...Che qualcosa entri in me e forse mi liberi dalla prigione del mio egoismo.
Sino ad allora cambio solamente cella, lasciandone una che non sopporto più per un'altra che non conosco ancora, ma che imparerò a detestare.
E stranamente in questo pellegrinaggio di vita in vita, nei molti secoli attraversati, tutti apparentemente desolati, sono felice.
Perché se un giorno tornerò a casa, allora non mi sono mai perso.

mercoledì 31 marzo 2021

Non ci resta che piangere?


La senescenza è un fatto oggettivo che spesso si vive come un problema quando giunge.

Accettare di rendere i prestiti della Natura non è facile, perché li consideriamo regali.
Forza, bellezza, entusiasmo sono qualità proprie della gioventù, mantenerle in età avanzata è per pochi se non per pochissimi.
Anche l'uomo più fortunato con gli anni diverrà come tutti gli altri sfortunati, non è carino ricordarlo ma è comunque vero.
Accettare il tempo che passa con i suoi cambiamenti è una qualità rara che è molto difficile coltivare.
Chi conta su valori transitori e talvolta effimeri sarà destinato alla delusione. Questo è quanto.
La nostra attitudine al cambiamento appare così assai limitata.
Ci attacchiamo con insistenza al passato quando questo è pieno di cose buone, pare normale ma non è saggio.
La vita è paradossale, ma possiede una sorta di strana contabilità, alla fine tutto si pareggia. Si perde la bellezza, utile a sedurre, ma anche il desiderio sotteso alla seduzione.
Il corpo si indebolisce, ma diminuirà anche la voglia di fare, viaggiare ed edificare un futuro.
Tutto si compensa, ma solo ad una visione attenta.
Sebbene una certa presbiopia sia naturale con gli anni, la visione di chi l'abbia esercitata lungo la vita, aumenterà in profondità.
Alla fine si comprenderà che resterà solo ciò che è proprio, quello che una persona ha costruito con le sue forze; E non parlo del conto in banca.
Spiritualmente ognuno dormirà nel letto che si è fatto.

Questo ha un particolare senso di equità che la vita umana materiale con le sue regole arbitrarie e le convenzioni condivise come fossero verità, non possiede.
La Natura dunque ha una saggezza che supera spesso la comprensione dell'essere umano.
Alla fine restituiremo tutto, corpo compreso, e solo l'anima non è presente in questo inventario.
Viene da chiedersi: è mai esistita?
Il nostro senso di essere si identifica con il carattere e con il personale rapporto dialettico con la realtà percepita, ma secondo me è banale considerarsi così semplicemente.
Il mistero di cosa siamo ci accompagnerà sino all'ultimo passo.
Per quanto grandi siamo stati troveremo tutti posto in una cassa della medesima misura, e questo la dice lunga sulla nostra presunzione.
Come in un film comico le domande esistenziali alla fine si riassumono in : Chi siete? Cosa fate? Dove andate? Si, ma quanti siete?
Un fiorino.

martedì 19 gennaio 2021

Poesia del Sole e della Luna



Se le parole perdono di significato, allora riempirò con il vuoto le mie mani.

E quando sarà..pagherò tutti i miei debiti con un unico sorriso.

martedì 5 gennaio 2021

L'Uomo che non dorme -Capitolo 2-

 


Ogni tanto mi capita di non dormire. 

Lavoro, mangio, vado in giro, sbrigo le mie faccende e invece di  andare a letto come al solito resto sveglio. 

Non mi annoio né mi dispero. Però non guardo la TV, rispolvero vecchie foto, leggo, metto a posto la casa. 

Quando arriva quasi mattina il mio cervello inaspettatamente crea dei pensieri e riflessioni strane. Una voce interiore mi parla o meglio mi suggerisce.

Così stamane ho pensato: Tra qualche tempo, magari un po' di più, morirò, e ammettendo che esista una nuova vita (figa un'altra!), ho immaginato di avere il potere di sceglierla. Qualunque tipo di vita a mia disposizione, senza limiti. 

Mi sono creato bellissimo, affascinante, intelligentissimo, ricco insomma perfetto, cioè senza difetti fisici, mentali o materiali. Un destino benevolo, madre e padre meravigliosi e saggi, tantissimi amici, donne che solo che le guardo mi cadono ai piedi. Un lavoro utile all'umanità, riconoscimenti da parte delle persone importanti e anche di quelle semplici. Insomma una vita come quelle di cui si scrivono le biografie e che vendono anche tante copie. Trovare lungo questo cammino futuro una donna bella che mi ama, ma non è gelosa e sopratutto mi fa fare tutto quello che voglio. 

Una famiglia da creare con questa bellezza senza difetti, senza screzi, solo tanto amore e rispetto. 

Infine trascorsa questa vita futura, dolcemente addormentarsi per un nuovo breve sonno eterno. 

L'ho detto che non ci sono limiti alle richieste. 

Questo uomo ancora da venire possiede anche un buon carattere, è sensibile, empatico, si occupa con altruismo del suo prossimo. Insomma ci ho messo il meglio del meglio, non solo cose, ma anche sentimenti.  

Sono rimasto attonito dalle conseguenze implicite in questo fantastico essere umano che prendeva vita nella mia fantasia. Sono sorte immediatamente delle terribili contraddizioni in questo piano idilliaco. 

Un super figo così descritto mi è parso subito deprivato dell'umiltà, perché talmente superiore a chiunque che  evidentemente non poteva  che essere orgoglioso. 

Le donne ammaliata dal fascino di questo playboy? Una lista di ex lunga come un elenco telefonico. Diciamolo fuori dai denti, dopo un po' tutte le donne ti stufano, lo sanno quelli che ne hanno avute tante. Quante ne vuoi provare? Alla fine la quantità non è garanzia di significato.

L'amore romanticamente dipinto con la donna perfetta? Ammesso che esiste una tale donna, la scelta include solo le personali caratteristiche non quelle degli altri, è dunque un'incognita trovare una simile anima gemella se non proprio un miracolo. Insomma due cuori e un superattico è un progetto un po' banale. Lo pensano e lo desiderano tutti, nessuno lo realizza. Un motivo ci sarà.

Continuando l'analisi di questo tripudio di qualità e capacità in un solo uomo, ho chiesto a me stesso: Quanti amici aveva Einstein? Credo pochissimi. Certamente alcuni colleghi, ma amici secondo me non ne aveva. Di che cazzo parli con Einstein? 

Quanti amici veri ha un miliardario? Nessuno. 

Immagino anche un moderno Leonardo da Vinci però affascinante ed etero. Anche lui con chi parla e sopratutto chi lo capisce? Chi lo sopporta un genio, bello e facoltoso?

Ecco che sorvolando per brevità su tutte le contraddizioni che ho evidenziato in me stesso, sintetizzo: "Ogni superiorità è un'esilio". 

A riprova di ciò proprio ieri ho colto al volo un programma televisivo, ambientato nel napoletano, dove in una sorta di castello sono organizzate feste...Sfarzose ma un po' trash. 

Ho visto la celebrazione di un signore che tutti chiamavano Don oppure Boss. Un personaggio a suo modo anche simpatico con tantissimi parenti e amici che festeggiavano il suo anniversario di matrimonio. 

Mah! Personalmente mi vergognerei ad usare un titolo più adatto a un pregiudicato che a un padre di famiglia, ma quel tizio "il Boss" non pativa alcun imbarazzo; Sua moglie dopo quarant'anni di onorato servizio matrimoniale invece lo amava, anzi lo adorava. 

Così almeno sosteneva lei, anche se mi è parso eccessivo quel fervore. Ammetto che la mia perplessità è un po' prevenuta, perché sono sempre sospettoso a riguardo dell'ultima forma ancora accettata al mondo di schiavitù cioè il matrimonio e dei suoi sostenitori. 

In ogni caso tutti i partecipanti al party partenopeo erano felici, consanguinei, amici e pure i camerieri che dovevano lavorare. 

Per me non ci sono dubbi: qualcuno aveva messo nelle sfogliatelle della metanfetamina (l'unica cosa che i giapponesi hanno inventato senza copiarla dagli altri).   

Anche i parenti erano amichevoli. Dai! Nessuno ci può credere. Dunque erano sotto effetto di un simpaticomimetico. 

Poi c'era nel medesimo programma un ragazzo che festeggiava il compleanno, per l'esattezza i suoi diciotto anni. Indossava una giacca realizzata a copia di quella di un calciatore famoso durante non so quale manifestazione. A me quella giacca sembrava un Kandinskij con le tasche e i bottoni. 

Questo giovanotto aveva al seguito un centinaio di amici festanti. Un ragazzo non certo bello, non molto istruito (aveva difficoltà ad esprimersi in un italiano appena comprensibile) con un viso da primate che  Lombroso non avrebbe definito con magnanimità, insomma senza voler essere critici, era meno che ordinario.

Mi è sorto forse con un po' di invidia, un paragone. 

Quando ho compiuto diciotto anni non avevo questo stuolo di adoratori. C'erano solo mamma e papà, una torta neanche troppo grossa e un regalino e via andare...Eppure allora mi ritenevo un bel ragazzo, istruito, simpatico, allegro. 

L'illetterato con indosso il "tre bottoni" variopinto era invece  circondato da questi sostenitori esultanti. 

Cento amici? Umanamente è impossibile averli in una vita, figuriamoci a diciotto anni. Per non accorgersene che c'era qualcosa che non tornava doveva avere almeno un danno cerebrale, probabilmente da abuso di Paranza.

Ho realizzato così che il consenso spesso non è legato alle qualità intrinseche di chi lo gode. A volte, per non dire sempre, è il contrario. 

In poche parole una vita splendida, come quella che avevo pensato per la mia prossima incarnazione si è immediatamente palesata come una trappola per l'anima. Un'esistenza ad alto rischio di ipocrisia. 

Inoltre, la noia di un esistere tempestato di successi mi è parso subito un muro invalicabile a chi voglia conoscersi al di là degli effimeri traguardi che gli indicano come fosse vero: "Sei un grande, sei bravo, sei utile all'umanità intera". 

Insomma, tutte quelle certezze cedute dagli altri a chi onestamente non le può vantare, ovvero un essere umano con le sue irrinunciabili miserie, non sono credibili.

Ricordo da ultimo che invecchiando, anche il più fortunato diverrà una persona come le altre.

Finché le cose vanno bene nessuno riflette seriamente e onestamente sulla propria vita e su se stesso. Purtroppo la natura umana non lo permette. 

L'uomo avvia la riflessione solo quando qualcosa va storto. Finché tutto fila liscio non lo sfiora nessun pensiero né dubbio alcuno.

Allora ho ipotizzato: meglio una vita di sola sofferenza? 

Per favore! Il masochismo non è garanzia di valore. Quanta gente a questo mondo è diseredata e disperata? Quasi tutti, purtroppo ma non è certamente detto che sia più profonda o saggia dei più fortunati. Solo perché una persona ha lo stomaco vuoto o gli mancano le gambe non gli è garantito un posto numerato in Paradiso. 

La sfiga non nobilita nessuno, diciamo chiaramente.

Ecco che mi sono domandato alla fine cosa ha valore? 

Il linea di principio quasi nulla, infatti il concetto di "valore" è all'interno di una classifica estremamente opinabile e soggettiva. 

Esistono forse qualità auspicabili per tutti? 

Credo di si, ovvero tutte quelle doti che non solo ci fanno vivere bene, ma fanno vivere bene anche gli altri. 

Direi che una felicità, un benessere, un calore e una benevolenza tra simili, scambiata e allargata è una cosa buona. Non per amore della morale o bontà sostenuta dalla religione, ma è una semplice verità oggettiva. 

Una persona felice non può esserlo completamente se altri intorno piangono. La sensibilità che permette di cogliere la vera felicità è irrealizzabile senza compartecipazione dei nostri simili o più esattamente, quasi uguali. 

E' il motivo per cui i ricchi si isolano, stanno tra di loro. Come fai a mangiare quando gli altri muoiono di fame? Ti va tutto per traverso. 

Se invece una persona semina dolore, rancore, infelicità per suo tornaconto o per una sorta di malvagia invidia nei confronti dell'umanità, per odio verso gli altri, secondo me ha qualcosa che non va. Perché generalizzato questo  comportamento ed esteso al mondo intero, questo mondo diventerà  subito un Inferno, tipo quello in cui viviamo, tanto per intenderci.

A un certo punto ho detto tra me "Non è facile scegliere la vita da vivere" anche avendo un potere quasi assoluto come nel mio sogno.  

Così ho ricordato la mia esistenza e quel  quadro composto dai molti colori fatti di gioie, illusioni e sofferenze si è leggermente chiarito.  Ho compreso meglio il tortuoso sentiero che attraverso e di cui praticamente ne scorgo a malapena un passo dopo un passo.

Ecco cosa alla fine ho realizzato. Tata! 

Rivelazione insonne in arrivo sul terzo binario del delirio, pregasi spostarsi.

Non bisogna focalizzarsi sulle "carte buone" da ricevere dal croupier, bisogna invece fare il punto su cosa manca. E' creare le occasioni per cogliere ciò che non hai, o meglio ciò che non vedi in te stesso, il vero obiettivo. Infatti sono convinto senza prova alcuna che nulla può essere aggiunto alla nostra natura ultima, ma solo riscoperto.

Se si considera transitoria l'esperienza di vivere, forse è duraturo il senso che se ne trae da tale esperienza, allora questo cambia prospettiva e ci obbliga a considerare i modi di colmare le presunte mancanze che in realtà non sono mancanze ma solo momentanee amnesie.

Il punto si fa oggi, adesso in questo esatto momento. 

Cosa non ho capito da questa vita che vivo? Quasi tutto, va bene, però qualcosa ho inteso. Ho da computare anche delle qualità? Beh! Quelle che ho visto scaturire inaspettatamente e anche quelle di cui sono carente o credo di esserlo. 

Esempio: la scrittura e il racconto.

Questo è qualcosa di pertinente, visto che ora batto sulla tastiera e compongo parole.

Come mai è difficile scrivere bene, ma lo è ancora di più farsi capire?

Una voce dal fondo del mio talamo (inteso come parte del cervello, visto che non dormo) grida: "No non è che ti esprimi male è proprio che stai sulle palle a tutti e non ti si fila più nessuno". Rido, anzi sorrido solamente.

Tornando un po' serio, azzardo una risposta per intendere più in generale quello che ho già accennato, forse ci sono tante cose che non si riconoscono, perché spaventano o più semplicemente non piacciono.

Personalmente trovo mancante in me stesso quell'umiltà intellettuale che mi permette di trasformare un messaggio e commisurarlo alla portata dell'interlocutore. 

Ho questa nobiltà inestirpabile per cui non mi abbasso quando mi esprimo. "Alzati tu se vuoi qualcosa di buono" è il mio modo istintivo di pormi, questo però è presuntuoso. Faccio ammenda pubblicamente. 

Dovrei necessariamente semplificare il mio discorso ed evitare di assegnargli un giudizio di valore, anzi rendere in essere la mera constatazione che si è solamente diversi. Se ci si vuole intendere, una strada bisogna pur trovarla.

Chi ha più strumenti da suonare è dunque tenuto ad usarli per creare la musica che anche un altra persona riconosca. 

Non hai mai sentito suonare un pianoforte? La musica è uguale anche se tu l'hai ascoltata sempre suonata da un piffero. 

Pare diversa, ti sembra che abbia accordi più complessi, ma il canto è il medesimo. 

Potrebbe però non essere riconosciuta. 

Cos'è questo rumore? Dice l'uomo udendo un organo a canne. In fondo, in vita sua ha solo sentito cornamuse. E' comprensibile, l'incomprensione.

Creare poi le condizioni affinché questo ardito piano di vita, possa realizzarsi pienamente è l'impegno che si dovrebbe promuovere. Ammesso di averne il potere.

Ecco che per me non sono importanti i mezzi (da cui parti o che ti vengono forniti man mano) ma gli obiettivi o per meglio dire la ricerca cui aspiri. 

Non è un traguardo cui giungere, ma qualcosa da compiere costantemente, eternamente azzarderei. 

Mi ha colpito una frase di un saggio inaspettato, Armani: "Ogni evento o soggetto è transitorio, solo la ricerca è eterna"

Questo è ciò che ha valore. 

E così in questa fantasiosa "sceneggiatura" di una vita prossima ventura ancora da realizzare, non sarà importante la scenografia, il finale e nemmeno il dialogo tra gli attori. Sono solo espedienti.  

E' cosa rimarrà alla fine del film, cosa sarà quel sentore indistinto che  trasforma lo spettatore, il vero capolavoro. 

Ciò che importa è il senso profondo che ne trarrà chi lo guarda. 

Quello spettatore sono io, ma lo sei anche tu della tua vita.