mercoledì 12 giugno 2024

Tempo, Arte, Bimbi e Primitivi


La vita assomiglia a un cerchio.

Si nasce piccoli e bisognosi di cure, poi le esperienze ci maturano grazie al corpo che si rinforza e diventa sempre più autonomo, invecchiando si torna bisognosi di cure e deboli. E infine si fa ritorno da dove siamo pervenuti.
All'Infinito se vogliamo dirlo in poesia.
Questo è quasi ovvio.
Come dico sempre: Bisogna guardare ai bambini come Maestri.
E' -essere baby- così lo chiamo io, ma non è fare i capricci, sbattere i piedi a terra, oppure giocare senza curarsi di nulla facendosi la cacca addosso.
Un piccolo preambolo più volte ripetuto nel mio scrivere: E' il rapporto con il Tempo che ci determina come essere umano e che realizza il tipo di persona che siamo.
Nel mondo moderno le persone sono proiettate sempre più verso un futuro (incerto) cercando di pianificarlo, questo genera ansia. Altre si orientano verso il passato dei ricordi, determinando malinconia. Entrambi questi tempi non esistono nella realtà.
Allora si dirà: -Vivi nel Presente!-
Non si dice così?
Ma vivere il Presente è ugualmente impossibile, perché la Mente, grazie ai sensi, coglie il fatto sempre in ritardo, magari un millesimo di secondo dopo che è avvenuto, ma non è propriamente ed esattamente nell'adesso.
Il bambino, nella sua condizione più autentica cioè quando è molto piccolo e meno strutturato dall'educazione, non vive il Presente (che è impossibile) ma vive l'Atemporalità. Una cosa diversa.
Il bambino vive l'assenza del Tempo.
Un esempio. Un bimbo chiede alla Madre: Mi compri il gelato? -Dopo!- Risponde la Mamma. Trenta secondi e di nuovo il bambino incalza: Compriamo il gelato? Ti ho detto dopo!
E via così per mezz'ora, continuerà a chiedere.
Non sta insistendo, ma come si intuisce, il concetto di "dopo" per lui è estremamente vago. Non ha idea quando accadrà, così continua a domandarlo.
In un bambino ancora più piccolo il "dopo" sarà completamente assente, infatti, appena nato se la Mamma esce dalla stanza comincia a piangere, per lui è semplicemente sparita, infatti esiste solo quello che può vedere o toccare cioè relazionarsi alle cose e alle persone le fa vivere.
Immaginare che la Madre uscita possa fare ritorno non è qualcosa che comprende, la consequenzialità non ha senso, in quanto nel neonato il concetto di Tempo non si è ancora formato.
Questo ci fa intendere che sebbene utile, il Tempo è una costruzione accessoria e propriamente nella interiorità umana non esiste. E' una specie di orologio costruito dalla mente. E' creato dopo la nascita ed è creato per poter crescere, ovvero per poter sopravvivere.
L'estensione di questo strumento/concetto però può diventare una malattia, una maledizione, cioè la dimensione temporale in cui gli eventi si incasellano nella memoria per darne un senso in uno scorrere lineare, determina una sorta di prigione in cui l'essere umano è rinchiuso.
La capacità previsionale, giunta ormai all'esasperazione del tempo che non basta mai, nel uomo civilizzato lo rende ansioso e nevrotico, quasi in uno stato di follia.
L'Uomo perde il contatto con se stesso traslando il proprio sé nel tempo.
Non è mai dov'è, e sempre da un'altra parte. Praticamente diviene schizofrenico.
L'uomo primitivo è più sano, ne sopravvivono ancora pochi in aree remote.
A me è capitato d'incontrarli in Congo non troppo vicino al vulcano Nyragongo in un villaggio sperduto ai piedi dei Monti Virunga, poi in Birmania (tribù antropofaga rituale), nelle Filippine (Ifugao in foto) e nella foresta Amazzonica Colombiana.

Entrambi, cioè primitivi e bambini molto piccoli, si assomigliano.
Non sono propriamente buoni, ma neppure cattivi, sono solo sinceri e spontanei.
Un selvaggio, oggi si dice più propriamente "nativo" magari divide amichevolmente il poco cibo a disposizione con te e può capitare per cause ignote, ma con il medesimo candore, che ti taglia la testa dal collo.
Il senso di colpa non ha ragione di essere se non si conosce il Tempo.
Non esiste un "poi" dove qualcuno autore di un presunto misfatto sarà punito, è tutto un eterno "ora".
Se qualcosa accade di malvagio, secondo il loro sentire, si esorcizza con un rito. E tutto finisce lì.
Evento e trascendimento grazie alla ritualità è quasi concomitante.
Così si va avanti senza la memoria di un prima.
Non tutte le tribù hanno lo stesso grado di primitività, ma in generale questo modo è abbastanza riscontrabile.

Qualcuno potrebbe pensare che il contatto con questa realtà selvaggia sia estremamente pericoloso.
Personalmente visto che sono sempre tornato a casa sano e salvo non lo è stato.
Però non garantisco per gli altri.

Il "Futuro" per questi primitivi è di fatto un quasi-presente, il domani è qualcosa che non sanno bene cosa sia, il passato invece non esiste proprio più.
Sono completamente immersi in quello che c'è loro intorno.
Questa condizione per noi uomini civilizzati è bizzarra, inconcepibile, uno stato dell'essere incompleto; E' invece naturale.
Noi individui tecnologici siamo oramai tante cose, ma non siamo più istintivi, abbiamo perso questa primitività e non percepiamo più ciò che ci sta intorno e così perfino il concetto di "Sacro" che è una medicina per l'Uomo, non può più esistere propriamente.
Viviamo in un mondo ridondante di oggetti, dati, convenzioni, leggi e parole; La relazione con qualcosa che riguarda le percezioni e le sensazioni profonde in rapporto alla grandezza misteriosa della Vita e della Natura per la maggioranza è solamente un concetto, non un fatto.
L'essere umano modernizzato è impegnato tutto il giorno a fare cose sempre meno tangibili e reali, immedesimandosi in astrazioni che per lui divengono invece realtà.
L'Uomo è ipnotizzato per ore davanti alla televisione oppure con altre diavolerie digitali, identificandosi in enti arbitrari, processando byte computerizzati, quando in definitiva è avulso dalla realtà, proprio a causa di quegli strumenti e da quei dati.
La pace e il furore di un bambino molto piccolo, oppure quella di un primitivo (a me è capitato di vederlo) sono totali.
Inconcepibili per un uomo civilizzato, la cui forza e spinta vitale è quasi sempre sedata dalla comodità e dall'educazione, per non parlare del conformismo acritico che fa assomigliare quasi tutti agli stessi modelli come fossero copie di altre copie senza alcuna originalità.
Si constata che i bambini della nostra società, appena cominciano a crescere, sono pieni di problemi. Divengono egocentrici, capricciosi e sviluppano ogni genere di idiosincrasia; A volte sono affetti da veri e propri disagi psichici, forse perché sono educati dai genitori anch'essi problematici.
I ragazzi e gli adulti in questo Mondo moderno dove sono?
Sono irrimediabilmente persi dentro uno smartphone!
Sono diventati essi stessi un cellulare.
Qualche giorno fa ero in un fast food e vicino a me c'era un gruppo di adolescenti tra i tredici e i quattordici anni.
Gridavano come posseduti dai Demoni tutti insieme, parevano matti, ma a me facevano contentezza.
Almeno ridevano.
Avevano un linguaggio che definire osceno è riduttivo, forse volevano scandalizzare gli adulti intorno, credendo così di esserlo a loro volta.
Venivano rimproverati dal responsabile del locale, si zittivano qualche attimo e poi riprendevano questa sorta di cacofonia.
Nessuno li sopportava, invece a me incuriosivano. Improvvisamente, uno di loro ha preso il cellulare di una ragazzina del gruppo, e tra urla e strepiti degni di un branco di scimmie urlatrici sono usciti tutti dal locale, tutti insieme senza più fare ritorno.
Improvvisamente è calato il silenzio.
Al loro posto subito dopo è giunto un altro gruppo composto da anziani che si lamentavano di tutto però a bassa voce.
In un secondo o visto quelli che erano andati come diventeranno.
Entrambe le generazioni distanti sessanta anni eppure non si sono mosse di un palmo, ugualmente distaccate irrimediabilmente dal mondo che vivono.
Ho ringraziato non so chi che la Vita mi ha reso diverso e mi è dispiaciuto un pochino per tutti loro.
E' talmente forte la finzione cui si assuefanno le persone oggigiorno che la realtà li stranisce e li atterrisce.
Comunque va bene così.

Cos'è invece la felicità per le persone primitive e semplici?
E' sentire; Sentire significa essenzialmente percepire l'amicizia di tutte le cose e di tutti gli esseri intorno.
Fondendosi in questo paesaggio fatto di Natura e di esseri viventi la gioia sorge spontanea, grazie a questo senso di comunione che loro chiamano appunto: amicizia.
Questo non gli impedisce di scannarsi in caso di contrasti con altre tribù o con l'uomo bianco quando si comporta da invasore.
Se non ci sono ragioni di lotta, di caccia o altri problemi legati alla sopravvivenza, questo stato di quiete naturale e di felicità serena li accompagna sempre ed è determinato non dalle cose, ma dalla relazione.
Questo è sostanzialmente la differenza con l'uomo civilizzato.

In una società tribale inoltre, l'educazione dei bambini da parte dei genitori è quasi assente.
Loro imparano principalmente da altri bambini con cui stanno sempre insieme, perché si conoscono tutti dalla nascita; Giocano alla caccia, con la palla o fanno altre cose, ma sempre insieme e così la loro psiche si armonizza con quella degli altri in maniera semplice e spontanea.
La loro vita si svolge anche a contatto con gli adulti che di fatto sono come parenti.
Le regole (poche) sono apprese grazie all'osservazione e ispirate da tutti i membri del gruppo tribale, piuttosto che inculcate a forza di urla dai genitori.
I pericoli in un Mondo selvaggio ci sono e sono molti, ma i bambini e i giovani imparano subito a riconoscerli e proteggendosi a vicenda, sviluppano non solo una forte coesione, ma la loro stessa identità.

Mi ricordo una volta nelle Filippine lungo una strada, un po' perso nel nord della grande isola di Bohol, vi trovai un gruppetto di bambini che giocava a ridosso di una carreggiata sommariamente asfaltata, dove passavano molti camion a forte velocità. Il marciapiede non esisteva e vidi un bambino di tre anni che accucciato giocava con un altro poco più grande a venti centimetri dal bordo della strada.
I grandi camion sfrecciavano e lo spostamento d'aria quasi mi faceva dondolare, mentre loro ridevano e giocavano a pochi centimetri dalla Morte, sorvegliati neanche troppo, da una sorellina che avrà avuto dieci anni.
Forse è da irresponsabili un'educazione così?
Oppure prepara in un modo migliore a un Mondo che sebbene bellissimo non è sempre ospitale, a volte perfino profondamente ostile?
Onestamente non ho una risposta.
Arrivò poi dalla foresta la madre, probabilmente dopo il lavoro nei campi, li chiamò con poche parole e senza girarsi si inerpicò lungo un pendio nella giungla, verso la loro baracca che chissà dov'era.
I piccoli come le papere di Lorenz, smisero di giocare e all'unisono la seguirono.
Si persero tutti nel verde.
Un bambino delle nostre città in quel contesto non sopravvivrebbe quindici minuti, i nostri figli sono sempre arrabbiati per qualcosa, invece loro erano calmi, sereni, disciplinati in maniera quasi istintiva, non si sentivano persi, perché legati l'uno all'altro come fossero una cosa sola.
In un contesto naturale l'identità è connessa e in relazione agli altri e non distinta e in competizione come avviene nella società moderna.

Un'altra chiosa di vita vissuta.
L'essere umano nel suo ricongiungersi alla propria istintività trova un contatto con la terra e perfino con gli animali.
Personalmente non ho un rapporto particolare con gli animali domestici, non stimo molto chi non si conquista il proprio cibo o non se lo guadagna con il proprio lavoro, ma comunque mi piacciono i cani e i gatti e mi si avvicinano incuriositi anche se non ho una vera comunicazione con loro.
Invece, una volta mi accadde un fatto stranissimo.
Ero in un villaggio sul Lago Inle in Birmania, quando una sera cercando la casa di una signora che mi preparava da mangiare (molto bene) incrociai un Bufalo asiatico.
Non lo avevo visto, perché non c'era illuminazione artificiale, si vedeva solo grazie al lucore della Luna.
Così mi ritrovai faccia a faccia con questa creatura enorme che vagava apparentemente libera.
Fu un istante molto lungo in cui ci guardammo entrambi.
Il Bufalo emise un grugnito forte e inequivocabile: -Spostati!- Mi fece intendere con quel muggito.
Ovviamente mi feci da parte e lo lasciai scorrere lungo il mio fianco sinistro, lo rivedo come accadesse ora. Ero completamente attento. Assorbito totalmente da quel evento inaspettato; Paura e stupore si contendevano la supremazia dell'emozione che provavo. Sentii inoltre distintamente l'odore particolare e pungente di quell'animale vicinissimo.
Era gigantesco, imponente, quasi spaventevole.
Subito dopo, trotterellando, sopraggiunse un minuscolo omino, il proprietario dell'animale e lo rimproverò, battendolo con una canna sul dorso.
Per il Bufalo erano come carezze quei colpi. L'uomo si scusò con me, ma io gli dissi: "E' colpa mia, non l'avevo proprio visto".
Il Bufalo placido, dopo qualche metro si fermò è non volle più muoversi, anzi si girò a guardarmi con insistenza.
Fu una scena surreale.
L'uomo che lo accompagnava e che certamente amava, riamato il Bufalo, mi disse: "Tu simpatico, lui vuole salutarti".
Così un po' titubante mi avvicinai a quella strana coppia e misi le mani sotto il muso gigantesco del Bufalo e pensai: "Grazie, ma purtroppo non ho cibo da offrirti per ricambiare la tua simpatia".
L'uomo commentò: "Ah! Anche tu parli con lui".
A me non pareva, infatti non avevo detto una parola, ma lui ne era invece convinto; Anzi, aggiunse che il Bufalo mi voleva invitare a mangiare con loro, perché ero solo e affamato.
Certamente fu un evento che a descriverlo appare delirante, ma in quel contesto era perfettamente naturale, era bellissimo.
Rifiutai comunque, perché avevo un appuntamento.
Dissi mentalmente:
-"Apprezzo l'invito, ma non posso. Che bella la tua forza e la tua calma"-.
E il bufalo rispose come fosse una voce telepatica:
-"Quale forza? Nulla resta com'è"-.
-"E' vero! La Morte porta via tutto e tutti"- pensai.
-"Cos'è la Morte?"- Mi domandò il Bufalo come se il quesito si scrivesse nel mio cervello.
-"La fine"- risposi.
-"La fine? Non capisco"- concluse quest'animale saggio.
Il Tempo non esisteva per quel Bufalo?
Non c'era uno "ieri" dove qualcosa poteva finire in un "domani". Esisteva per quel animale solo il cambiamento senza Tempo?
Pare contradditorio, infatti si assegna una relazione tra cambiamento e Tempo e Il Tempo è legato allo spazio, nell'immobilità nulla può cambiare e il Tempo non può esistere.
Questi sono i concetti ordinari, umani diciamo, cui diamo un senso per comprendere la realtà.
Invece non era così secondo il Bufalo, cioè non esisteva il Tempo, ma solo il cambiamento.
Solo la trasformazione è reale, non l'idea temporale connessa. Non esisteva dunque una fine, ma solo una modificazione.
Non ricevetti certamente una spiegazione così dettagliata, estesa e precisa. E' il senso che riesco a darne oggi a quel evento incredibile.
Una spiegazione personale alla sintesi estrema ricevuta da quella comunicazione atipica, tra l'altro con un Bufalo!
A scriverlo mi pare non solo impossibile, ma proprio inconcepibile.
Eppure l'ho vissuto; Come fossi stato catapultato in un sogno.
Fu un incontro talmente semplice, diretto e mai sperimentato prima che al momento mi sembrò del tutto naturale.
Rielaborato con il ragionamento fu ed è ancora sconvolgente.

A ogni modo come erano venuti, quel uomo e quel Bufalo come fossero quasi uno se ne andarono; Le loro ombre si mischiarono e si aggiunsero al buio diventando notte.
Erano mai esistiti?
Me lo sono chiesto mille volte.
Erano solamente ciò che sembravano?
Si dice che in quel particolare paese d'Oriente camminino ancora gli antichi Dei, che i Buddha vissuti sulla Terra vi appaiono qualche volta; Perfino gli Avatar o gli Arhat vi discendono, ogni tanto, a visitarla e assumendo forme di uomini o d'animali, oppure manifestandosi con strani eventi della Natura.
Così raccontano i Birmani.
Chissà!?
Oggi però quando sento qualcuno che dice che "parla" con il suo cane gli credo. Almeno so che è possibile.
La magia a volte accade nei modi più bizzarri. Se non altro a me piace pensarlo.

Tornando al mio discorsetto sugli esseri umani, emergono nel contesto selvaggio le regole di convivenza da quelle di buon senso e non da un'educazione astratta.
E' qualcosa di molto concreto la socialità che vivono i Nativi ed è legata alla sopravvivenza, una voce silenziosa li unisce ed è come se dicesse: "Noi forti insieme".
Standogli vicino si ode chiaramente.
La felicità è quasi sempre condivisa come la sofferenza. Perfino i lutti sono vissuti equamente da ogni membro della tribù. Sopportano insieme lo stesso peso di vivere.
Per loro (giustamente aggiungo) non esiste un IO senza un NOI.
In quanto sopravvivere è la questione primaria.
Hanno anche dei limiti, a volte convivono in loro aspetti che potremmo definire crudeli. Aderiscono magari a superstizioni e costumi inconcepibili, insomma sono comunque esseri umani con i loro pregi e difetti.
Vivono in ogni caso con umiltà e rispetto nei confronti dei membri del loro gruppo e dell'ambiente, e queste qualità si sviluppano non aderendo a un'etica o a una morale, ma perché dove e con chi vivono sono necessari.
Il bisogno li emenda dalla presunzione.

L'essere umano civilizzato invece si crede al di sopra del Destino, pensa di non aver bisogno d'altro che dei soldi, e questo funziona finché non gli arriva una "tremenda sfiga" e si ritrova disperatamente solo, anche se supplicherà inutilmente tra l'indifferenza generale un aiuto che tra l'altro, egli stesso non ha mai riservato a nessuno.
Dimentica, questo essere avido che la persona che cade è la medesima che la solleva, è la stessa cosa solamente in due corpi diversi.
E tutti prima o poi cadremo, quindi rendersi utili e dare una mano al prossimo è secondo me una cosa non solo buona e necessaria, ma intelligente.
Cosa c'entra questo discorso con l'arte nominata in titolo?
C'entra nelle Arti Marziali, cui faccio riferimento nei miei interessi.
E' importante cioè la condizione di atemporalità che è voluta, cercata e attuata nell'essenza del combattimento e della pratica marziale.
In particolare nel combattimento reale la percezione del Tempo non esiste più.
Ci si muove velocemente all'inizio e alla fine, ma in mezzo non si ha fretta. Il corpo è più veloce della Mente, si constata l'azione piuttosto che eseguirla. Più l'interiorità è quieta, meglio accade. Non saprei descriverlo meglio.

Va detto inoltre che chi vuole veramente vincere in un combattimento moderno usa le armi, chi realmente ti vuole aggredire e fare del male se le porta dietro e le usa a debita distanza.
Uccidere una persona a mani nude non è proprio facile né esente da reazioni. Inoltre è molto più scioccante, rispetto che sparare a un altro essere umano a distanza e ridurlo a un cumulo di stracci sanguinolento.
E' curioso che la prima sensazione che si prova non è paura o rimorso, ma stupore. L'ho fatto proprio io?
Il ragionamento viene dopo.
Questo però lo scrivo solo come esercizio di fantasia.
È invece facilissimo morire cadendo e picchiando la nuca.
I cinesi chiamano poeticamente, ma forse un po' cinicamente, la parte occipitale: "Il grande Cielo".
Infatti, un colpo lì ti manda di là.
Dunque, l'Arte Marziale in un contesto reale e moderno ha poco senso pratico.
Anche il migliore dei Maestri in splendida forma fisica di fronte a un rimbambito con la panza, ma con un AK 47, farà una bruttissima fine.
L'Arte Marziale nella sua accezione più profonda, invece è un modo per far ritorno a una condizione "naturale" che esprime la massima potenzialità dell'essere umano.
Questo è il fine di tale ricerca.
La primitività come conclusione naturale lungo il cerchio ideale dell'esistenza. Un percorso lungo lo sviluppo umano e culturale più raffinato sino a far ritorno alla semplicità.
Che bello!
La suprema ignoranza nella perfetta saggezza.
E' dunque la ricerca dell'Energia e del suo impiego migliore, quello che si fa per esempio nel Kung Fu (cosa fatta bene) o in altre arti e metodi, perché l'Energia è l'elemento fondamentale. Costitutivo, direi.
Senza Energia interiore (Qi) i movimenti sono vuoti.
Senza la sua percezione fattiva anche la vita è vuota.
Potrei scrivere ore su questo argomento.
Sin da bambino ho praticato l'arte marziale attraverso vari stili e ne sono rimasto stregato.
Sono stato molto fortunato, perché oltre a sopravvivere a varie disavventure e patire ogni genere di sofferenza, ho trovato un vero Maestro, cui a mani giunte va il mio più bruciante ringraziamento.
Da vita in vita ho dovuto correre per raggiungerlo.
Così la mia vera esistenza presente è iniziata grazie a lui.
Nel miglior modo ci si immerge in un'altra condizione d'essere, caratterizzata proprio da quella Atemporalità e da quell'Energia che hanno un modo diverso di esprimersi rispetto al ragionare e al fare comune.
Una condizione di cui si parla poco e si vede ancora meno, ma fondamentale per comprendere che questa "Atemporalità" e questa "Energia" cambia non solo l'Arte Marziale, ma la vita stessa di una persona, perché l'Energia distrugge il falso.

E poi che fare?
Beh! Trovato un Tesoro, saprai anche come spenderlo, no?

martedì 21 maggio 2024

Ridere bene, questa è la prima cosa.



Ogni cosa è sostenuta ed è complementare al suo opposto.

Questo intendono i poeti.
La vera felicità cioè quella serenità contenta che è propria dell'essere umano sano, però trascende gli opposti.
Si è o si dovrebbe, meglio dire si potrebbe essere felici a prescindere dalle cause e dagli eventi.
Questo avviene poco o mai, perché le persone cercano la soddisfazione e in essa trovano quella felicità povera che perviene dai soldi, dagli oggetti posseduti, perfino dalle persone che si ritiene di avere.
E' comunque una felicità momentanea questa presunta felicità e anche foriera di frustrazione, sofferenza, rabbia e disappunto nel momento che questi enti ci sono tolti o vengono a mancare.
Una tale condizione di subordinazione a ciò che non ci appartiene mostra tutto il suo limite.
Questo perché, come si sa ma non si fa, la felicità è cercata fuori da se stessi e non dentro di sé.
Cosa vuol dire e come si può realizzare?
Personalmente non ho questo problema, perché l'ho risolto, in quanto l'ho trovata veramente in me stesso.
Se il corpo non ha esigenze particolari o dolori, liberata la mente dagli impicci di tutti i giorni, la realizzo facilmente.
Il mio respiro è la porta, l'attenzione è la chiave.
Mi concentro sulla mia respirazione proprio sotto il naso e poi dirigo il respiro e l'intenzione dentro di me, verso il cuore. Creo una sorta di perla fiammeggiante sotto il naso e la indirizzo al centro verde del mio petto. E' come ravvivare un piccolo falò con il soffio, questa gioia si diffonderà in tutto il corpo come un fuoco interiore.
E' la piccola scintilla che fa il grande incendio.
Così è possibile essere felice per il solo fatto di vivere.
Una volta adagiato nell'interiorità sorgerà spontanea la felicità e non ci sarà bisogno di tutte quelle cose che dicono gli altri la producono.
Si potrebbe anche trovare la felicità donandola agli altri?
Certamente, ma anche la gratitudine è produttrice di una tale condizione.
Come ripeto sempre: Solo un cuore grato ti può rendere felice.
Non è dunque come dicono di solito le persone, che sembrano e vogliono apparire felici, ma i loro occhi esprimono solo disperazione.
Come potrebbe essere diverso se la cercano nel posto sbagliato?
Come potrebbero godere di se stessi se non se ne occupano? Pensano a tutto meno a chi sono, di cosa sono fatti, cosa è transitorio e cosa invece abbia reale valore.
Per tanti pensare a se stesso è occuparsi della carriera, oppure andare in palestra, figuriamoci!
Ogni cosa, relazione o persona è destinata a perdersi, a terminare, oppure a deludere, che senso ha investire in esse le aspettative?
Tutto alla fine ci sarà tolto.
Non ci appartiene nulla definitivamente.
Tutto quello che abbiamo dovremo lasciarlo prima o dopo. Questo dovrebbe riproporzionare il nostro impegno e interesse.
Gli oggetti non possono renderti felice, perché non ti possono amare, e non ha senso amarli.
Una semplice realizzazione, direi ovvia, che però nessuno fa.
Gli altri ti rendono felice?
A volte, ma non lo si può pretendere, accade.
I familiari, gli amici, la moglie, il marito e le persone in generale, neppure loro possono darti una felicità stabile, perché è comunque legata alla relazione, ha una inter dipendenza: ti do, mi dai.
Neanche se volessero potrebbero darti uno stato di felicità incondizionata, e poi perché dovrebbero?
Hai già la tua, perché mai dovresti volere quella degli altri o dagli altri?
E' l'avidità che spegne il nostro fuoco di gioia che è nel cuore.
La felicità è invece autoprodotta, ma si scambiano le occasioni che la risvegliano come fossero loro a crearla.
Sono cose molto diverse.
La maggioranza delle persone pensano come i pazzi.
Domandano dov'è l'albero?
E sono in una foresta.
Hai voglia a dirgli: guarda che sei in una foresta.
Loro continueranno a chiederti: ma dov'è l'albero? Vedo solo la foresta; Voglio l'albero! Ecco, perché dico che sono come folli.
Ho letto molto tempo fa in un libro: "Le persone sono come mendicanti, domandano una moneta, invece non sanno che sono già milionari".
Ci ho messo vent'anni per comprendere una frase così semplice.
A volte fa ridere questa matta condizione diffusa, altre volte invece è un riso amaro.
Dispiace assistere a tanta sofferenza negli esseri umani prodotta da se stessi.
La mente deve essere libera, tranquilla e solo così puoi trovare la strada.
Le mappe sono un inganno, i sentieri indicati dagli altri non possono aiutarti, perché ognuno è destinato a un luogo diverso.
Questo affannarsi fuori nel transitorio Mondo è una perdita di tempo.
Lo ripeto: l'elisir è dentro di te.
Non trascurare di cercarlo e lo troverai.
Va comunque bene così.

lunedì 13 maggio 2024

Amaro Tango



Niente è bello e struggente come il Tango.

E' passione e sentimento.

La musica è malinconica, ma la testa rimane ritta ed eretta.

Come nella vita; Si mantiene la dignità con l'orgoglio, ma si soffre ugualmente.

Nel ballo ci si desidera l'un l'altro girandosi intorno, ma senza sorrisi.
La seduzione è un duello. Non c'è alcuna pietà per il perdente.
Nella danza pare che ci si ignori, eppure ci si abbraccia in un vortice.
E' come un amore che non può più essere di nuovo.
Sembra che sia accanto col ricordo, ma invece è assente.
Pare un noi e invece è una solitudine.

"Quanti disinganni, per un colpo di testa!
Ho giurato mille volte che non sarei tornato indietro con la memoria ad insistere,
ma se lo sguardo mi colpisce al suo passare,
torno ancora a desiderare di baciare le sue labbra di fuoco".
Così recita una famosa canzone spagnola.

Il mio Tango è diverso.
Alcuni lo chiamarono amore, ma se lo chiedo a me stesso é una cicatrice.
E' un non so che mi ha scavato dentro come una certezza.

Lungo la strada per le cose vere.

Tempi violenti rubano l'anima.
Struggente malinconia come un indistinto presagio, aleggia.
Un grido che non pare più una voce.
Questa eco non può guidarti in nessuna direzione, perché
la purezza si perde lungo il sentiero.
Credendo di possedere si lascia ciò che era all'origine.
Tutto è già scritto, ma il libro non si trova e semmai si incontra
si è dimenticato il modo di leggerlo.
E' un ricordo che si ravviva in ogni istante quest'oblio.
Quanto lontana sembra la meta quando essa è già qui.
Assurda pare la vita eppure ha una sua bellezza questa follia, perché è la strada per l'Inferno che porta in Paradiso.
Giunti al luogo dove paura e sofferenza non esisteranno più, perché non avranno più ragione di esistere.
Così ha detto il vento.
E' vero! Ha aggiunto la montagna.
Le stelle enigmatiche invece hanno solo sorriso.
ni:

martedì 7 maggio 2024

Era un genio però è morto lo stesso



Ero a un concerto di musica classica e alla fine della rappresentazione si sono sprecate le lodi.

Senza nulla togliere alla "genialità" di certi concertisti, cosa dovremmo dire del compositore che ha creato le opere che il pianista esegue bene, anzi benissimo? 

Era un Super Genio? 

Un Mega Genio Galattico? 

Un buon esecutore non ha in se la genialità mi pare, ma la capacità. 

In quanto la presunta eccezionalità di alcune persone, i geni come sono chiamati di solito, si esprimono come pionieri cioè arrivano prima di altri a delle scoperte e a realizzare delle cose che gli altri non sanno ancora fare. 

In generale i simili del genio, cioè le persone comuni sue contemporanee, lo criticano, lo incarcerano, lo perseguitano oppure lo bruciano come eretico, ma se gli va bene lo ignorano per qualche centinaio d'anni, per poi celebrarlo. 

A me pare che questa attribuzione di superiorità intellettiva o creativa, spesso tardiva, sia più che altro determinata dal caso, dalle circostanze e dalle opportunità che si realizzano a volte in maniera inaspettata e fortuita. 

Emily Dickinson, non pubblicò mai una poesia in vita sua, se non forse una attribuitagli su un giornaletto di provincia. Non uscì mai di casa. Viveva nella sua stanza, terrorizzata oppure solamente annoiata dal Mondo. 

La sorella alla sua morte trovò le sue opere abbandonate in un cassetto e le fece pubblicare. Lei invece aveva chiesto di bruciarle. Così è divenuta (postuma) la più grande poetessa americana del 900'. 

Un "genio" anche lei, secondo l'opinione di tanti altri. Secondo me invece è un po' folle questo modo di considerare la vita delle persone, perché questa genialità presunta e assegnata dai mediocri ad altri considerati dopo molto tempo meno mediocri di loro, è una valutazione incoerente. 

Come si esprime realmente la vita di un individuo? 

Una persona fa quel che può, e poi lascia che il suo Destino si riveli. Qualunque esso sia. 

Questa è la vita degli esseri umani, almeno secondo me. In questo non vedo nessuna stranezza o supremazia di alcuni sugli altri, non vedo in questo nessuna genialità. 

E non c'è alcuna genialità a questo mondo, perché quello che ignoriamo è infinitamente più grande del pochissimo che conosciamo. 

Se si analizzano le vite dei "grandi" o come si dice usualmente dei "geni" la maggioranza di loro ha fatto una vita infame, tutt'altro che geniale. A volte divorata dall'invidia e dalla frustrazione, altre volte perseguitata, altre volte incompresa. Umanamente la maggior parte di questi "ottimi" ha condotto una vita infelice, da disadattati. Spesso anaffettivi e con gravi turbe. Molti di loro erano disgustati dagli altri da cui si sentivano incompresi. 

Cosa ci sia di geniale in questo a me sfugge. Si guarda al prodotto ma si trascura il produttore. Anzi si assegna le qualità dell'uno all'altro. 

Bisognerebbe analizzare invece al di là delle applicazioni artistiche e pratiche cosa sia sintomo di vera intelligenza. 

Una vita serena, in armonia con gli altri e con la Natura, addirittura un'esistenza quasi felice, io la trovo immensamente "geniale". 

Liberarsi dalla sofferenza in cui tutti siamo immersi è la vera intelligenza. Non quello che dice la maggioranza. 

Se vivi in una prigione non ha senso abbellire la cella né ingannare il tempo che si trascorre da prigionieri ascoltando della buona musica, meglio evadere. 

il "genio" inventa la televisione e poi che si fa? 

La si  riempie di programmi insulsi intervallati da un'asfissiante pubblicità.  

Che senso ha?

Si creano dei "social" di condivisione e alla fine non si ci si incontra personalmente per far due chiacchiere davanti a un aperitivo. Tutti persi nelle cose da fare e mai dedicando tempo alle cose per essere. Si pubblicano gattini parlanti e stupidate prese qua e là. 

In realtà non c'è nulla da condividere, perché nessuno mette nulla di se stesso nella comunicazione. 

Si vive una vita un pochino ignobile e non solo la vivono i fruitori del prodotto "geniale", ma anche il suo inventore. 

Perché in realtà ci si arrabatta, si tira a vanti, tra meschinità e piccole soddisfazioni; Questo lo facciamo tutti, ma forse è troppo duro ammetterlo con franchezza. 

Dovremmo invece, compreso i "geni", essere un pochino più umili. 

Se non altro un poco più onesti di fronte alla nostra comune insignificanza, invece di farci i pompini a vicenda con queste attribuzioni di grandezza. 

Gli artisti poi si fanno sempre grandi complimenti tra loro, però nel loro ambiente tutti criticano tutti (anche negli altri ambienti per l'esattezza). 

Schiattano d'invidia e attribuiscono i successi degli altri solo alla fortuna e alle amicizie influenti, mentre i propri  alla bravura. 

Gli artisti sono tutti innamorati di se stessi. Allora auguri e figli maschi per la loro partenogenesi. 

Sarebbe più onesto, secondo il mio modesto parere, ammettere che ognuno è solo un personaggio in cerca di un'uscita dalla disperazione. 

La dimensione tragica del vivere ci accomuna tutti e purtroppo nessun "genio" ha ancora trovato una soluzione onnicomprensiva e che vada bene a tutti. 

Ha solo realizzato qualche comodità con la tecnologia, oppure qualcosa che gli altri reputano bello. Non molto di più. 

Questa è purtroppo la verità.

Alcuni pensano e credono che i Messia cioè le persone cui Dio ha parlato direttamente abbiano indicato la via della salvezza. Tralascio il contesto scenografico in cui si è realizzata questa presunta comunicazione. Rovi incandescenti, voci tonanti, apparizioni di esseri alati, lampi, tuoni, divaricazione salvifica del mare e colombe portatrici di rami d'ulivo. Insomma un Circo di stranezze che fa da contorno a queste rivelazioni. A me questi racconti fanno tenerezza.

Si sono invece fondate serissime religioni, seguite da miliardi di persone adoranti e oblanti che però all'atto pratico non hanno cambiato di una virgola il comportamento umano generale; Infatti si osserva curiosamente che gli atei si comportano più o meno come  i cosiddetti credenti, fatto salvo che non combattono guerre religiose. 

I grandi Maestri dell'umanità potrebbero essere considerati geniali da qualcuno, ma a ben vedere questi Profeti si sono dichiarati solo semplici portavoce.  

Non è il caso allora di tirare in ballo Dio, Gesù e i Santi del Paradiso. Le risposte lasciamole a chi non ha reali domande. 

Ho scritto della vita degli esseri umani, se volessi una rappresentazione fantasiosa con degli effetti speciali andrei al cinema a vedere un film di fantascienza. 

Scomodare la Divinità ogni piè sospinto è proprio di chi vuole risolvere tutte le domande con un ente a ben vedere inconoscibile. Questa semplice e ovvia constatazione metterebbe fine a tutte le religioni. La si ignora invece.

Esistono in Teologia due approcci differenti, uno considerato negativo detto apofatico e l'altro possibilista detto catafatico, riferiti alla questione divina. 

Dio è possibile concepirlo e comprenderlo, oppure la Sua natura è inconoscibile e l'unica risposta a riguardo è il silenzio? 

La vicenda è dibattuta da secoli senza una risposta esaustiva. 

Di fatto la risposta è sotto gli occhi di tutti: se nessuno può prevedere l'azione di Dio, allora non lo comprende. 

Al momento cioè nel discorso in argomento, è utile non tirare in ballo elementi trascendenti.  

La valutazione umana è estremamente opinabile, questo è un dato di fatto. 

Diamo valore a quello che possiamo comprare e vendere. L'utile è spesso considerato giusto. Qualsiasi concetto umano è legato al proprio interesse, compreso la Giustizia e anche come bisogno psicologico ispiratore delle proprie convinzioni; E' imprescindibile da esso direi. Una filosofia del genere ci mostra tutti i suoi limiti nella realtà della vita. 

Dunque, parlare di genialità in un contesto umano non ha proprio senso. 

Einstein faceva il piagnone umanista, però quando presentò al Mondo la sua teoria che avrebbe dato il via alle  scoperte della pericolosissima era atomica, ben immaginava che fine avrebbero fatto la questione. Lo aveva capito anche Maiorana, appena pubblicate la teoria della Relatività ristretta; Preferì nascondersi per sempre in un convento, piuttosto che collaborare con questi mostri e servire il "distruttore di mondi" come con una certa ipocrisia si definì Oppenheimer. Non è credibile che non lo avesse intuito il suo scopritore. 

Tutto il suo pacifismo e amore non raggiunsero mai il figlio avuto dalla prima moglie che aveva un grave ritardo mentale. Non gli fece mai visita nell'istituto dove lo aveva rinchiuso. Non lo nominò mai nelle sue argute conversazioni e quasi nessuno conosce questa squallida vicenda del "grande  genio". Alla faccia del senso d'umanità. Se questa è l'etica e il comportamento di tali menti eccelse allora sono meglio i cretini. 

Personalmente non considero nessuno meglio o peggio di me stesso, perché sono affetto da un "complesso di parità" e questa patologia determina le mie valutazioni, sebbene sembra che critichi la società e l'uomo in realtà ne constato solamente le contraddizioni. In definitiva sono affascinato dall'essere umano e non lo giudico: lo osservo; A volte in maniera troppo attenta.

A ben guardare è proprio il giudizio una delle fonti della sofferenza. Giudichiamo continuamente e pare impossibile viverne senza, ma nel momento che si osservano gli animali, gli altri animali, poiché anche l'Uomo è un animale, si noterà che la loro vita è più felice di quella del uomo, certamente più serena, perché mancante da tale giudizio. 

Ecco che nel processo di valutazione è implicito una trappola che ci porta a considerare noi stessi e gli altri secondo una classifica che si assegna arbitrariamente l'uomo da se stesso, dove inevitabilmente sarà presente la frustrazione nel sentirsi inferiore o l'arroganza nel sentirsi superiore. 

Nessuno è tranquillo quando è sottoposto al giudizio altrui, ma contraddittoriamente tutti giudichiamo. Non deve stupire che per strada i sorrisi sinceri siano diventati rari. 

La nostra società, formata dalle persone che vi appartengono, pesa ogni individuo e ogni sua azione, giudicandola giusta o sbagliata, appropriata oppure inadeguata; E lo fa secondo le regole che però sono diverse nelle diverse parti del mondo, dunque pare ardito affermare, ma è ragionevole crederlo che quello che riteniamo giusto è determinato dal caso. 

Cuciamo addosso a noi stessi e agli altri un vestito talmente stretto che poi toglierà il fiato e impedirà di muoversi liberamente.

Il criterio di valutazione è costruito in base alle performance e agli interessi e crea nella vita di tutti i giorni una gerarchia di "persone più" e di "persone meno". Gli effetti di una tale ripartizione sono sotto gli occhi di ciascuno.  

Dimenticando però che ogni superiorità è un esilio; Così lo è per ogni presunta inferiorità. 

Certamente se una persona è alta un metro e mezzo non può certamente credersi un gigante. Questo però è una considerazione oggettiva e funzionale, non può essere una valutazione sulla persona in sé, e se mai questo giudizio comparativo nasce è sollecitato dalla cultura e dai canoni estetici della società che se ritenuti mancanti, secondo la valutazione comune, degenererà inevitabilmente in un'afflizione per quel piccoletto nominato in questo esempio.  

Un cane di taglia piccola invece non  si sente inadeguato di fronte a un altro cane della medesima razza, ma di taglia grande. Scodinzola ugualmente. 

I Maya per esempio consideravano come attributo estremamente attraente lo strabismo. Gli occhi storti per loro erano ammalianti. 

I canoni estetici  oggi sono diversissimi rispetto al passato e lo sono maggiormente nelle diverse aree geografiche, eppure si considerano criteri inattaccabili dal tempo come fossero sempre esistiti. Anzi si considerano i nostri gusti come personali; Sono invece un condizionamento, ma si pensano siano espressione della propria  individualità. 

Se si guardano ad esempio le foto delle concubine di un Harem turco dei primi del secolo scorso, che erano considerate le donne più desiderabili e belle d'Oriente, ebbene se oggi al mondo esistessero solo donne così credo che ogni uomo preferirebbe farsi frocio.

Questo per significare che anche una percezione così semplice e istintiva come ciò che si ritiene bello e sentiamo così vicino e personale, in realtà non ci appartiene propriamente, ma è una suggestione culturale. 

I canoni estetici comuni all'umanità corrispondono a certe proporzioni matematiche e nel caso della valutazione della bellezza dei propri simili, nella mancanza di patologie e disfunzioni invalidanti che potrebbero essere trasmesse alla prole. Quest'ultimo elemento è mediato dal condizionamento sociale che stabilisce che alcuni tratti fisici dismorfici siano accettabili o addirittura auspicabili, sancendo cosa è bello e cosa non lo è.  

Il dismorfismo corporeo è invece una malattia mentale che fa occupare un soggetto in maniera ossessiva del proprio corpo, seppur detestandolo sebbene sia considerabile normale. Questa patologia psichica è quasi endemica nella società moderna edonistica.

Le labbra a canotto e gli zigomi gonfi come parabordi che fanno mostra di sé come modelli di bellezza nel circuito mediatico e contribuiscono alla fortuna di tanti chirurghi estetici, non rendono le donne e gli uomini più belli; li fanno assomigliare solamente tutti quanti a Joker, il nemico giurato di Batman. 

Una persona sana in un corpo armonico è secondo la mia opinione: bellezza. 

Un elemento a volte trascurato, ma rivelatore della bellezza interiore è la voce. 

In essa è contenuto anche il nostro stato di salute, il nostro carattere, le più belle qualità e i peggiori difetti. E' nella vibrazione della voce che risuona e si manifesta il nostro più profondo essere. Se vuoi capire com'è una persona ascolta la sua voce, il timbro e l'accento che mette nelle parole che dice e che dovrebbe scegliere con cura. Valuta altresì cosa ti resta addosso dopo il suo dire, come fosse il riverbero di un profumo.  L'effetto che crea su di te la sua intonazione, piuttosto che il senso compiuto delle parole. Questi sono buoni suggerimenti.

Una persona con la gobba invece, con l'alluce valgo o una displasia dell'anca che lo fa zoppicare vistosamente, non suscitano istintivamente brividi di passione. Non che la dobbiamo mettere in una camera a gas, sia chiaro, ma è solamente per capire come funzioniamo.

Probabilmente queste caratteristiche le consideriamo poco attraenti, perché geneticamente inficiano le funzionalità di una eventuale prole e discendenza, quindi non sono considerate utili alla sopravvivenza. Al di là dunque degli elementi invalidanti o malattie geneticamente trasmissibili che percepiamo invece attraverso l'olfatto, ciò che riteniamo bello e amabile è un'idea decisa dagli altri. 

Non possediamo nemmeno i nostri desideri. Lo trovo estremamente comico.  

Dovremmo invece solamente valutare le qualità di un soggetto e la qualità di certe situazioni secondo opportunità, momento per momento; Non in maniera assoluta.  

E' comunque vero che per un uomo comune, una giovane ragazza carina che prende il sole in costume da bagno, sarà sempre più affascinante del più bello e del più rosso dei tramonti. A parte la semplicità  disarmante del maschio medio è importante non credere ai valori assoluti. 

I valori assoluti infatti non esistono e questo ce lo insegna proprio la Divinità che fa quello che gli pare. 

Secondo me dovremmo per somigliargli compiutamente e realizzandoci in tal modo conformemente all'affermazione biblica contenuta nella Genesi cioè "a Sua immagine e somiglianza"  cominciare  a comportarci nel medesimo modo. Oppure ammettere che siamo quello che siamo e la comparizione contenuta nella Genesi è ridicola. 

Come dico sempre: Egli salva il malvagio e punisce l'innocente. Oppure viceversa, o magari fa entrambe le cose. Insomma fa quel cazzo che gli pare. 

Perché? 

Nessuno lo sa. 

Sebbene lievemente blasfema la precedente  constatazione/comparazione che è  assolutamente vergognosa (me ne rendo conto), verrebbe ulteriormente da domandarsi a ulteriore blasfemia, cosa possa servire un essere onnipotente così incredibilmente indeterminabile? 

Pare inutile un Dio completamente imprevedibile, però nel affermarlo si rischia di venire fulminati da una saetta. 

Per questo forse in Teologia a riguardo del Creatore è consigliato prudentemente il silenzio. Come al solito mi contraddico, infatti non volevo parlare di elementi trascendenti e così li ho scirtti.

Il senso di questo mio discorso lo esemplifico in una barzelletta.

Una tizio trova un cartello dove si vende un cane parlante.

Giunto dove indicato trova un cane appunto. Gli chiede: 

-Sei tu il cane parlante?-

-Certo!- fa il cane. 

-E' incredibile! Qual è la tua storia?-

-Ho lavorato per i servizi segreti, sai un cane non insospettisce nessuno e così potevo ascoltare le conversazioni nelle ambasciate e carpire molti dati riservati, poi ho lavorato in Dogana con suppergiù la medesima funzione e ora finalmente sono in pensione.-

-Fantastico- Commenta l'uomo.

Giunge sul posto un'altra persona.

Il tipo chiede ancora: -E lei che vende questo cane parlante? 

-Si lo vendo.

-Quanto costa?-

-Venti euro.-

-Come mai così poco? Ma è un cane parlante!-

-E' vero parla, ma dice solo bugie.-

A volte le doti eccezionali non hanno un reale valore se non sono utilizzate con saggezza e sincerità d'intenti. L'essere umano invece banalizza ogni cosa, anche la cosa più bella, appena ci mette mano la guasta. 

Se non lo si crede basta constatare lo scempio che l'essere umano fa della Natura che è la più grande artista di questo Pianeta. Porta poca bellezza a questo mondo, anzi spesso è vero il contrario, perché il suo obiettivo è l'interesse, la comodità; Cerca un'abbondanza talmente ridondante cui il risultato è lo spreco e questo non è ricchezza, ma follia. 

Dio è comunque e per fortuna oltre l'essere umano, dunque ha poco senso interrogarsi su di Lui e del Suo decidere completamente anarchico. 

Meglio considerare la nostra effettiva responsabilità nei confronti di noi stessi cioè nei valori personali che ci rendono persone migliori e più felici, soprattutto più in armonia con chi e cosa ci circonda, perché questo aumenta il livello di comunicazione (informazione) che possiamo esperire.

Lascerei perdere allora l'aggettivo "geniale" in merito all'attività umana, sebbene qualcuno sia più brillante di altri, nessuno supera la misura del Uomo che è assai ridotta. 

Se mai è esistito un vero genio in questo Mondo, nessuno lo ha capito e tantomeno considerato, perché una tale saggezza per l'essere umano ha sempre avuto un sentore di follia; Non distingue bene tra una cosa e l'altra. 

In realtà l'essere umano vede solo se stesso e in questo modo non vede proprio niente.