mercoledì 17 settembre 2008

Pin-Nao alla corte del Sultano -Parte IV-


Sotto l’occhio indagatore dell’eunuco De Pretis si tesse l’ordito di questa notte che segnò in maniera indelebile la memoria del Maestro Pin-Nao e del suo allievo Pi-Nin.

In cerca di un poco di intimità Sherazade li accompagnò entrambi dietro un piccolo paravento e con voce carezzevole e dolcissima, disse: “Glande Maestro, le vostre doti sono giunte fino a questo Harem inviolabile nel palazzo delle Mille e una Notte. In questa tarda serata io e le mie compagne non riusciamo a dormire, intratteneteci ve ne prego con un gioco”.

Pin-Nao la guardò negli occhi e per un attimo si perse nel loro blu profondo come il mar della Cina prima della tempesta. Poi parlò come suo costume risoluto: “Mi è impossibile esprimermi liberamente con il perfido eunuco che ci sorveglia, o diletta principessa”.
Dopo una pausa sapiente continuò: “Se volete posso eliminare l’incomodo e dar vita al giuoco, aspetto un vostro cenno, mia Dea fatata”.
Sherazade batte le mani per la gioia: "Volesse il destino che fossimo tutte liberate per una notte dal sordido eunuco. Egli ci scruta anche nell’intimità dei bagni, pensate o saggio, quando siamo tutte nude…Avete il mio permesso, bel cavaliere dagli occhi a mandorla”

Ratto Pin-Nao si voltò verso il nipote e parlò: “Pi-Nin, hai con te le freccette e la "Fukumibari", la cerbottana ninja che ti diedi prima di partire?”
“Certo Maestro”, disse Pi-Nin esibendosi in un salto mortale assolutamente inutile, ma di grande pregnanza scenica.
“Le porto meco sempre, anche durante l’evacuazione quotidiana mio signore. La canna mi sostiene e le freccette avvelenate mi fanno la giusta paura che favorisce la mia regolarità”, concluse Pi-Nin inchinandosi.
“Umpf!”, Brontolò il sommo, “Colpisci l’eunuco con un dardo, mentre lo distraggo. Mi raccomando! Faccio affidamento sulla tua mira impareggiabile”.
“Yawoll!” disse Pi-Nin che masticava un poco di tedesco.

Appostatosi a distanza di 20 passi, lo scimmiesco allievo si inerpicò su una colonna lignea fin quasi al soffitto, e da quella posizione attese il cenno convenuto per scagliare il proietto soporifero, imbevuto di curaro cinese misto alla polvere del temibile fungo Fugurai che obnubilava la memoria.
Con la sua abituale calma Pin-Nao si avvicinò al grasso eunuco e lo distrasse con un'ardita conversazione ricca di aneddoti relativa alla migrazione delle cavallette.
Nel contempo, non visto, si accarezzò la folta chioma come segnale per Pi-Nin, ma quel anima bonsai come suo solito era distratto. Dalla sua posizione sopraelevata scrutava i “decolté” delle procaci donzelle dell’harem invece di tener d’occhio Pin-Nao che dovette ripetere molte volte il gesto, suscitando il sospetto nel guardiano che l’apostrofò malevolo: “Oh grullo! O’che tu c’hai li pitocchi?”.

Proprio in quel momento Pi-Nin soffio nella cerbottana e scagliò rapido come un rutto di Drago il proietto avvelenato. Forse a causa dell’erezione che lo distanziava ritmicamente dalla colonna il tapino sbagliò bersaglio.
La freccia si conficcò nella fronte del Maestro che, solitamente imperturbabile, si abbandonò in quel frangente ad ogni genere di maledizione in tutte le lingue parlate e in quelle morte all'indirizzo del ritardato allievo.

Poi cominciò a sbadigliare.
Il Sommo aveva solo pochi secondi per bere l’antidoto, constante in una miscela segreta di salsa di soya, ginseng e campari soda.
Lo tracannò lesto dalla fiaschetta che portava in tasca e si riprese dal mancamento dopo qualche attimo.
Al secondo tentativo Pi-Nin colpì invece un’odalisca che passava vicino ai due conversatori con un vassoio di frutta secca, la quale stramazzo a terra come un leopardo narcolessico.
De Pretis insospettendosi sempre di più cominciava a dar segni di nervosismo. Avrebbe chiamato certamente le guardie se al terzo tentativo la freccia di Pi-Nin non fosse giunta finalmente a segno.
E così fu. L’eunuco, dopo pochi istanti, cadde a terra emanando una flatulenza da ippopotamo che modificò il microclima circostante per circa otto minuti.

Sceso dalla colonna con un salto Pi-Nin si gettò a terra ai piedi del suo ieratico Maestro.
“Chiedo scusa, divino, ma la natura mi ha impedito di giunger subito a segno”.
“Non preoccuparti, figliolo” proferì benevolo il Saggio con voce rassicurante e lo aiutò a rialzarsi.
“Grazie!” disse l’allievo incredulo e così facendo abbassò la guardia.
Si avvide troppo tardi della terribile botta elargita dal grande Monaco.
Il colpo, detto “il pugno tonante della scrofa grufolante”, lo raggiunse al petto rompendogli almeno tre chackra.
Rianimatosi dopo una secchiata di acqua gelida il nipote poté comunque partecipare al gioco con i rimanenti chackra ancora funzionanti, specie i due più importanti detti “I kiwi del paradiso”.

“Il più è fatto ora comincia il divertimento”, affermò sfregandosi le mani Pin-Nao e con continuità spiegò le regole del gioco.
“Questo gioco cinese si chiama: il salto della quaglia. Le ragazze si spoglino e si mettano carponi, io e Pi-Nin vi salteremo sopra, se si sbaglia il salto infilzando la compagna di gioco si paga pegno”, così dicendo Pin-Nao si liberò in un attimo dei vestiti lasciando gli astanti stupificati alla vista del drago dall’occhio solo già perfettamente totemizzato.
“Evviva” dissero in coro le giovani liberandosi a loro volta dei veli e ponendosi nella posizione prescritta, detta anche: "alla traditora".

Fu un’apoteosi.
Pin-Nao salmodiava un mantra segreto: “Son di Salò sul più bello me ne vò”, così recitando saltava e montava come un bufalo cafro infoiato.
Pi-Nin dal canto suo, dopo un po’, ebbe i primi segni di cedimento e riuscì a fare quello che poteva per star dietro al maestro con i suoi due chakra ormai sgonfi.
Anche Sherazade partecipò giuliva approfittando contemporaneamente del vigoroso Monaco e del molliccio assistente, quest'ultimo canticchiava nel mentre: “Con la lingua e con il dito, non son ancor finito”.

Giunta l’alba i due si ritirarono in buon ordine nella loro stanza.
De Pretis invece si svegliò con un tremendo mal di testa, dimentico dell’accaduto, ma con un fastidioso bruciore alle terga.

Prima di addormentarsi Pin-Nao si rivolse al nipote: “Pi-Nin, l’eunuco potevi evitarlo”.
“Scusi maestro”, disse il protoumano, “Nella foga del gioco ho fatto pagar pegno anche al guardiano…”
Il buffetto lezioso di Pin-Nao mise fine al rimbrotto: “Ora dormi, ominide, e non peccare più. Domani si torna a casa, appresta i bagagli di buona ora e svegliami alla mezza”.
“Oui, Maitré!”, disse Pi-Nin che masticava anche un po’ di francese.

Nella stanza calò il sipario pesante di un sonno soddisfatto.

Il destino aveva seguito il suo svolgersi così come è scritto nel Tao Te King: “Compiuto il compito ritirarsi, questa è la Via del Cielo”.

Tratto da: I viaggi di Pin-Nao con suo nipote (IV sec. A.C.)

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