giovedì 18 settembre 2008

Premessa

Durante la mia adolescenza seguii la mia famiglia emigrata per un certo periodo in Cina.
Le malelingue dicono che il motivo è da ricercarsi nel fatto che il mio onorevole padre avesse dei malintesi con il fisco italiano, ma io non vi ho mai creduto.
Mi ritrovai così catapultato in un mondo orientale sconosciuto, ma ricco di saggezza e meraviglie.

Vivevamo in un remoto villaggio del nord dove i miei genitori avevano aperto un ristorante cinese...A mio padre piacevano le sfide.
Io invece ero libero dagli impegni scolastici. Così gironzolando per le campagne feci amicizia casualmente con un monaco taoista, il suo nome era: Pai-Mei.

Questo ieratico personaggio di età indefinita era il depositario di una sapienza antica. Egli mi prese a ben volere e mi istruì ai segreti della temibile setta del Loto Bianco alla quale apparteneva.
Mi addestrò con severità inflessibile alle arti mortali del combattimento e sopra ogni cosa alla conoscenza della mente e del respiro.
Ahimè! Con scarsi risultati a causa della mia indolenza, ma questa è un'altra storia.

Una volta gli chiesi il senso della pratica marziale ed egli mi disse: "Essere più tranquilli per saper morire".
Questa frase mi piacque molto. E' da allora che non ho mai trascurato la disciplina del corpo e della mente, lottando con i miei demoni ed a volte riuscendo a diventarne amico.

Il mio Maestro spesso mi parlava di una figura mitica: il maestro Pin-Nao.
Questo sublime cultore della Via era vissuto in tempo molto remoto conducendo una vita straordinaria come monaco errante ed aveva lasciato una preziosa eredità: un libro segreto.
Quando tornai in Europa, dopo molti anni, Pai-Mei, con grande generosità me ne fece dono, ora lo conservo come una reliquia vicino al videoregistratore in sala.

Il libro è solo parzialmente leggibile, scritto su carta di riso.

E' naturalmente una copia di una copia, di una copia, ma la linea di trasmissione è rimasta pura, almeno così mi disse Pai-Mei.
In questa raccolta di aforismi e di avventure del grande saggio e del suo allievo/nipote Pi-Nin, vi è una saggezza che va colta oltre le situazioni e le parole.
Immeritatamente mi appresto a tradurlo dal Manciù arcaico in italiano e pubblicarlo da principiante quale sono.

Per il lettore ho un'inidicazione: la presentazione delle storie in più capitoli vanno lette come una pergamena dall'alto verso il basso, mentre le traduzioni successive come normali post che sono usualmente pubblicati in ordine temporale.

Mi scuso anticipatamente per gli errori di traslitterazione.

9 commenti:

Haemo Royd ha detto...

A volte un ricordo ne genera altri, in una successione senza fine, leggendoti ho ricordato di aver posseduto un libro in carta di riso, la copertina era di gamberetti.
L'ho mangiato :-(

Visir ha detto...

Lei è veramente un iconoclasta.

Io, che non ho il dono della sintesi come lei, avrei detto: "Era talmente bello da leggere che l'ho divorato in una notte".

Porporina ha detto...

Che sera sarà quella sera......

Octuagenario ha detto...

E' triste constatare che i pensieri del saggio ieratico scritti su carta di riso abbiano come termine ultimo la fogna cittadina.

Jean du Yacht ha detto...

Dr. Royd consto con amarezza che con lei è impossibile una chiave di lettura seria, comunque quel libro glielo donai io, ricordo perfettamente le pagine color zafferano da personalmente tinteggiate a mano.

Sir VI se il libro non è giunto a lei integro è perchè forse il riso non era integrale.

Pipoca ha detto...

Attendo con ardore la traNslitterazione.

Abbia la benevolenza, Sir Vi di indicarmi quale abbigliamento e quale rito siano da usare durante la lettura, assolvendomi in anticipo, dato il mio recente ingresso in questo atavico mondo che sfugge ogni logica occidentale, ma da cui Io mi sento personalmente attratta.
Ho pertanto acquistato una colonna greca, sulla quale posizionarmi nell'atto della lettura, ma le foglie di acanto mi sembrano troppo volgari per tale missione.
Crede sia preferibile un obelisco o un dolmen?

Visir ha detto...

Una mente vuota può bastare. :D

Octuagenario ha detto...

A una mente vuota preferei un intestino vuoto.
Ma dipende dal proprio punto di vista filosofico, s'intende.

Visir ha detto...

Dicono che l'intstino sia il cervello del corpo.
Ogni intuizione una scoreggina...Che si perde nel vento oltre le montagne.