giovedì 10 aprile 2008

Conquistare se stessi.


Il simbolo dello spirito guerriero nella antica Roma era rappresentato dall'Aquila rapace.

Ogni legione, aveva la sua Aquila, che ne era dunque lo spirito di Roma, nella persona dei suoi legionari, dei suoi centurioni, del censore o del tribuno che li comandava.
Questo simbolo sacro non doveva MAI cadere in mani nemiche.

La storia ci narra, e qualche volta successe, che quando in battaglia tutto sembrava perduto e la stanchezza e lo scoramento degli uomini parevano cedere di fronte al barbaro nemico, la situazione venisse capovolta da un'azione inattesa di un uomo solo.

Il tribuno, o se era già morto in sua vece il centurione anziano (primo pilus) afferrava l'Aquila, e si scagliava nel centro della mischia, proprio dove la battaglia infuriava più dura.
Con un urlo belluino, gli occhi di fuoco e lo stendardo alzato il comandante si buttava, solo e rabbioso contro la moltitudine ostile.
C'è chi ha raccontato che ad uomini così di morire pareva non gli importasse.

Si dice anche che lo sguardo di ogni soldato, come in una magia, non poteva fare a meno di vedere questa azione.
Perdere l'aquila era inimmaginabile per ognuno di loro, era perdere più della vita, della famiglia, della patria... era perdere la propria anima.

Allora, ogni legionario facendo appello a tutto ciò che gli rimaneva si scagliava nell'assalto. Anche i feriti si levavano in piedi a combattere mettendo nel proprio gladio l’ultima stilla di energia. Tutti lì, dove l'Aquila campeggiava luminosa sopra le urla straziate, nel fango e nel sangue.
Era un attacco disperato che non ammetteva futuro.

Molte battaglie già perse vennero vinte così.

1 commento:

. ha detto...

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