venerdì 11 aprile 2008

Parte XI Se...


Il suo momento di perfetta spiritualità fu interrotto dall’interfono dell’aeromobile.
“Signore e signori sono previsti vuoti d’aria, si prega di allacciare le cinture” Avvertì il comandante dell’aereo, ripetendo l’annuncio in diverse lingue. Dopo pochi secondi una lieve scossa attraversò rapida la struttura dalla carlinga alla coda.

L’ inquietudine si diffuse nei passeggeri, mentre si serravano ai propri sedili come naufraghi ad un tronco di legno. Il nostro trasvolatore, incrociò lo sguardo preoccupato del suo vicino arabo e proferì sereno il suo motto latino preferito: “In omnia pericula tasta testicula” e fece seguire il gesto alla parola.
L’hostess indaffarata e caracollante fra i sussulti che andavano crescendo controllava che tutti fossero imbracati alla cintura offrendo con il suo sorriso un momentaneo senso di sicurezza di fronte all’ignoto.
Un breve annuncio seguì i momenti di palpabile tensione: “E’ richiesta in cabina di pilotaggio la presenza di un esperto informatico per problemi al computer di bordo”.

Il nostro eroe, senza por tempo in mezzo, si liberò del vincolo e con agilità marinara procedette dove la sua opera era evocata.
“Buona sera comandante, sono l’esperto informatico che avete richiesto, qual è il problema?” chiese con la sua voce modulata entrando nell’angusto abitacolo tappezzato di pulsanti e di leve.
“Abbiamo un problema, i vuoti d’aria e una tempesta elettromagnetica interferiscono con il nostro computer, può fare qualche cosa?”
“Certamente” disse, e il supertecnico già stava smontando con un cacciavite trovato sulla console un congegno.
“Guardi che quello è il meccanismo eiettore dei nostri sedili”, disse lievemente preoccupato il copilota.
“Lo sapevo naturalmente, espletavo un controllo di default”, risopose piccato il guru del mainframe e con continuità si mise alla tastiera del computer digitando rapido; sembrava Rubinstein al pianoforte.
In pochi minuti reimpostò completamente il sistema operativo, poi tolse alcuni hardwere inutili e riavviò.
“Et-voilà”, proferì con lieve accento francese, “Problema risolto”.
.
I due piloti non stavano più nella pelle, era tutto “ready”.
Il grande ayatollah informatico approfittò della connessione internet gratuita per controllare la sua casella di posta e impostare come pagina predefinita ed indelebile, il portale di vini “Morellino di Scansano”, di cui godeva una percentuale sulle vendite online, ma questo era solo un piccolo peccato veniale, rispetto all’opera salvifica che aveva appena compiuto.

Tornando verso il proprio posto lo accolse un’ovazione dei passeggeri e lui, aduso al plauso, abbassò lievemente il capo irsuto e grigio mostrando i palmi in un gesto inequivocabile di modestia da Paracleto.

Era a quasi a metà del corridoio che un vuoto d’aria terribile lo colse impreparato.
Entrò in risonanza con i sobbalzi violentissimi del velivolo e dovette reggersi alle poltrone poste ai suoi lati per non cadere, pareva Sansone tra le colonne del tempio filisteo.

Pervaso e percorso da questo incredibile traballio subì un processo di spogliamento inarrestabile. Esplosero lontani i bottoni dei suoi jeans 501 e i pantaloni caddero a terra lasciandolo completamente nudo.
"Poco male", pensò, consapevole della sua statuaria bellezza, ma non fu che l’inizio.
Le viti numerate cominciarono, in perfetto sincrono con le vibrazioni, a svolgersi e la sua protesi dentaria tracimò.
Ad uno ad uno, i suoi bianchissimi denti fuoriuscirono dalla bocca rotolando a terra al modo di perle sul linoleum, tintinnavano come a piangere di fronte al destino avverso che li strappava dalla paterna bocca.
Egli ristette attonito a mirar i caduti come Tito Andronico i corpi dei suoi 32 figli, morti per la gloria di Roma.
Poi giunse la calma.
Quella calma che solo l’accettazione del proprio destino poteva donare, egli era ormai libero da ogni protesi, da ogni abbigliamento, da ogni convenzione.
Si sedette pensoso gustando il sapore agrodolce della realtà.

Come in sogno scese dall’aereo all'arrivo e oltrepassò il “gate” di uscita senza che nussuno potesse fermarlo. Gli occhi stupiti della gente e del personale di terra non lo potevano raggiungere, egli era ormai oltre.

L’ora era quasi scoccata. Lei sarebbe arrivata a minuti.
Si sedette solingo su una poltroncina del grande atrio dell’aeroporto francese.
Stringeva nelle mani solo la pergamena, tutto era stato abbandonato poiché inutile e superfluo.
Casualmente raccolse dal tavolino una penna dimenticata e scrisse...Scrisse con la sua calligrafia elegante e precisa, cosa gli era accaduto in tutto questo giorno infinito.
Obbedì ad un gesto inconscio, ad un’irrefrenabile pulsione semantica, trasferendo sul retro dell’antico foglio il riassunto delle sue vicende in questo giorno straordinario.
In un momento di lirismo acuto poi concluse la sua narrazione componendo un epigramma, qui di seguito riportato integralmente:

Se…

Se riesci a mantenere il controllo, quando tutti intorno a te perdono il loro e riesci ad attribuirgli la colpa.
Se puoi confidare in te stesso, quando tutti dubitano di te pur tenendo conto che non conta nulla il loro dubitare.
Se sai aspettare senza stancarti di farlo per 3 secondi o essere circondato dalle tue stesse bugie senza darvi credito o essere adorato senza dar spazio all'adorazionee così sembrando troppo buono o troppo saggio.
Se puoi sognare - senza rendere i sogni polluzioni.
Se sai pensare - senza rendere i pensieri il tuo pensiero che pensa di pensare.
Se puoi incontrare il Trionfo e la Sconfitta e trattare questi due impostori alla stessa stregua, ma nel primo trovando, la conversazione più interessante.
Se puoi tollerare di udire la verità da te pronunciata stravolta da disonesti che intessono trappole per gli ingenui...Peggio per loro! O vedere le cose per le quali hai dato la vita distrutte e fermarti a costruirle di nuovo con strumenti logori...
Se sai raccogliere tutti soldi di qualcun altro e rischiarli con un lancio a testa o croce, perdere e ricominciare ancora dall'inizio, ma senza farti beccare e mai sussurrare una parola sulla sua perdita.
Se puoi sforzare il tuo cuore, nervi e muscoli per servire al tuo scopo ben al di là delle loro possibilità e così andare avanti nella copula quando più nulla in te tranne la Volontà dice "tieni duro!"
Se puoi parlare con le folle e mantenere il tuo valore o camminare con i re senza perdere di semplicità, e che ci vuole?.
Se né i nemici e neppure gli amici più cari possono ferirti perché sei sempre irraggiungibile al cellulare e comunque "chi picchia per primo picchia due volte".
Se tutti possono contare su di te, ma nessuno minimamente.
Se puoi riempire un inesorabile secondo con un viaggio lungo un attimo, ma in business class, tua è la terra e quanto vi è in essa e - cosa ancor più importante - sarai zerbino, figlio mio!

Kipling avrebbe nascosto il capo di fronte alla sublime bellezza di questi versi e alla saggezza che effondevano.

Poi finalmente la vide.

La piccola figura malese di inaudita grazia, delicata come cristallo di Boemia con un lieve bernoccolo sulla fronte (forse provocato da un mouse), procedeva verso di lui.
L’abbraccio che ricambiò era più caldo di una termocoperta, il bacio che li unì morbido come cachemire (la Sua lingua all’aloe aveva anche qualità taumaturgiche).
D’incanto il mondo si accese di una luce abbagliante.
Lei lo guardava dal basso verso l’altro con un’elasticità cervicale sinuosa forgiata dall’allenamento e disse: “Sempre in ritardo, sempre trasandato, sempre tu…ti amo”.
Che altro desidera un essere umano se non essere amato solo per se stesso?
Fu un’apoteosi di sentimenti che come un caleidoscopio cangiavano le emozioni in ondate stordenti.
Lei, con grande gusto estetico, appoggiò il suo soprabito sul membro turgido onde sottrarlo agli occhi indiscreti dei passanti.
Così si avviarono abbracciati, a passi lenti, preceduti da questo strano stendardo.

Giunti all’aperto la notte parigina li accolse sotto un manto di stelle insolitamente luminose.
L’aria tiepida aveva quasi asciugato l’asfalto dalla pioggia del meriggio, ma ancora umido donava gli ultimi riflessi multicolori provenienti dalle insegne dei negozi, dalle luci delle vie, dalle auto che passavano veloci, combinandosi le sfumature parevano un meraviglioso Kandinsky metropolitano.
Camminavano verso il loro nido.

E' in quel preciso momento che li vidi.
Ero di fretta, il mio aereo sarebbe partito fra poco e nella testa avevo mille pensieri, ma fui catturato, ammaliato da questa scena, in meno di un secondo compresi che stavo vedendo allontanarsi in quella sera: l’Amore.
Queste due persone ad uno sguardo più attento mi parvero fondersi in una.
Mentre udivo, provenire da chissà dove una musica, una canzone di Frank Sinatra che intonava melodioso “That’s Life” in un crescendo di fiati.

Vidi anche che dalla mano di quell'uomo nudo si staccava un foglio, era l’ultimo retaggio del passato che, portato da un vento romantico, volò piroettando vicino a me.

Mi fermai, lo raccolsi, lessi tutto dimentico della mia fretta e li guardai di nuovo ormai lontanissimi. Avevo forse capito, certamente sapevo cosa avrei dovuto fare, sorrisi e mi avviai scuotendo un poco la testa.
"Che strano", pensai fra me e me, "ho incontrato Zerbinetor nel momento stesso della sua morte, nel momento stesso che nasceva al suo posto un uomo, incarnato in un amore, in un’unione".
Scacciai la malinconia di questo pensiero con la riflessione che mi era stato dato modo di sapere ciò che andava saputo.

Decisi tornato a casa di scrivere questa storia che ora è terminata.

Finalmente libero da questo tributo posso uscire sul balcone di casa ed immergermi in questa notte, tarda e buia, ma stranamente silente.
Respiro la brezza fresca e guardo le stelle e poi la pergamena che ha ispirato questa cronaca.
L'ultimo gesto è regalare questa prova all'oblio e così tenendola alta come in un rito le do fuoco con l’accendino.
Le fiamme salgono rapide, consumando l’antico testo segnato da questa storia contemporanea.
Da ultimo abbandono questo falò che vortica nell’aria e si libra come un fuoco fatuo.

Ho solo il tempo di pensare mentre il fuoco cade in spirale che, in questo grande mondo, la nostra vita ha lo stesso peso di questa fiamma.
Un nulla, la cui luce però, si irradia nella notte percorrendo velocissima tutto l’universo infinito.

2 commenti:

Visir ha detto...

Per amore della lingua dei nostri padri il corretto motto proferito da Z (nella parte XI)dovrebbe essere:"In periculis omnibus, testicula tastat" (come suggerito da Hal 9000).

Per dovere di cronaca ieri sera, commentando con Z la fine del componimento mi ha detto: "Chi doveva sapere ha saputo, chi voleva leggere ha letto, distruggi ogni copia, non conservare nulla.
Come un Mandala fatto con infinita pazienza e lavoro deve essere alla fine dissolto. Tutto è impermanente tranne forse l'eco dell'azione libera dallo scopo". Proferite tali parole levitò.
"Non ho cuore di farlo...Maestro" dissi meschino.
Lui sorrise, ma il suo sguardo severo mi perseguita ancora.

. ha detto...

Questa potrebbe essere un'altra soluzione: "ne ho stampata una copia caricando la cartuccia con succo di limone, sarà sufficiente scaldare i fogli e, per effetto dell'ossidazione dell acido citrico, i fogli da immacolati si trasformeranno come per magia in fittamente scritti....non sarà però facile per i posteri trovare i fogli giusti, visto che sono stati riposti casualmente nella risma di quelli vergini!"